venerdì 28 novembre 2008

non c'è rispetto per gli anziani

( .. )

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati ...
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero ...

(...)

Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini


Nei giorni scorsi cercando fra le varie scatole e scatoloni della sofitta l'atrezzo per arrostire le castagne ho trovato una vecchia foto con mio nonno paterno morto troppo presto ( ventuno anni fa )






( .. )

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati ...
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero ...

(...)

Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini


Nei giorni scorso cercando fra le varie scatole e scatoloni della sofitta l'atrezzo per arrostire le castagne ho trovato una vecchia foto con mio nonno paterno morto troppo presto ( ventuno anni fa )




( ringrazio gli amici\che del per avermi suggerito questo video) che qui non posto perchè non riesco a configurare lo scanner con linux . Questo ricordo nostalgico mi ha fatto ritornare in mente una scena a cui non vorrei mai assistere di come dei giovani giocando a spintonarsi hanno fatto cadere una persona anziana e poi anzi che interrompere i loro stupidi giochi infantili continuavano a ridere come se niente fosse e quando alcuni passanti gli hanno rimproverati , continuavano a ridere e poi una voltache hanno portato in ospedale i sudetti giovani hanno mandato in fncl quelli che gli rimproveravano .
Infatti molti d'essi che utilizzano il settimanale solo ed esclusivamente per gli Sms in cui si lanciano messaggi d'amore , d'insultio , sfotto ( prese in giro benevole o malevole ) e boiate varie di legersi attentamente questo editoriale di ( salvo ovviamente i corsivi in neretto che sono ovviamente delle mie aggiunte ) e di rifletterci sempre che non i reality e altre boiate simili non gli abbiano mandato il cervello in cassa integrazione .







L’ANTICRISI


Lo sguardo fiero di un uomo avvezzo a far fronte agli ostacoli della vita, diritto, limpido, pulito, la berritta ordinata e la lunga barba bianca e curata, simbolo di quella grande saggezza acquisita nel tempo. Ecco un anziano di Gallura, quando ancora gli anziani rappresentavano il punto di riferimento di tutte le società.
Cercate oggi questo sguardo negli occhi dei nostri anziani, umiliati da noi figli dell’usa e getta, contagiati dal mondo che esalta l’efficienza e dimentica e butta ciò che non conta più, ciò che è vecchio,superato. Dimentichiamo che non siamo di fronte a un rudere, ma a qualcuno che ama, piange, prega,ricorda, spera; che grazie a questi capelli bianchi e a quel viso devastato dagli anni possiamo fare rifornimento di pensieri e verità, rinnovarci, imparare, crescere. Anche se smemorato, anche se non produce più, anche se resta muto nel suo angolo, anche se non ha più potere perché abbandonato da tutti, anche se è sordo.
Un tempo era giovane, aveva il passo elastico, sfidava la bufera in montagna o nelle campagne ; oggi è curvo, teme una bava di vento che si insinua in una fessura. Un giorno, col suo lavoro manteneva una famiglia, oggi deve ricevere,
sopporta l’umiliazione di dover dipendere, dimenticato, come una moneta fuori corso. Come una ferita,ogni limitazione dovrebbe richiamare un bacio, e il rispetto per la sorgente nascosta in quel corpo stanco. Non abbiamo riguardo quando non consideriamo, quando abbiamo fretta, quando strattoniamo,quando rispondiamo in malo modo, rifiutando di ascoltare le solite storie; quando cambiamo posto agli oggetti che gli sono cari, quando offriamo motivo di rimpianti, quando non pensiamo alle sue feste, se non teniamo le confidenze; quando irridiamo, lo scoraggiamo, lo condanniamo; Non ha rispetto chi non gli riconosce il diritto delle sue scelte d’ogni giorno, chi non gli rivolge un saluto col titolo che era suo.
Crediamo di aver esaurito il nostro compito rassettando il letto, curando la sua igiene e pensando più ai mobili, alle cose sue che non a lui, quando basta avere un momento per ascoltarlo, fermarsi, una promessa di ritorno, una osservazione di speranza per dargli il premio che i ladri e le tarme e la rugginenon potranno mai rapire né la crisi impoverire.


Antonella Bonacossa



A chi mi dice che sono troppo nostalgico rispondo che : in tempi in cui SPOLLER << (..) è più conveniente buttare via piuttosto che riparare .. e non parlo solo dei giradischi , ma anche delle ide politiche ,delle amicizie e dele relazioni di coppia ....>> ( Dylan dog n 267 , foto sopra , pag 9 ) SPOLLER è meglio essere nostalgici che no avere niente ed essere vuoti dentro

giovedì 27 novembre 2008

Ombre in Veneto

Su campiture d'asfalto
sfilano in lenta armonia
avvolti dal serico tramonto
come lunghe carovane

Silenzio, intorno:
un rapido volo di rondini
solca i colori alpestri
e poderi, e proprietà
e orti e siepi
si perdono
in balaustre di sogni

Il loro sogno è fiamma
un incenso di preghiera
la luce nuziale
delle povere case,
il sorriso ricreato
di pittoreschi mercati

e grida, e suoni,
e fantasie verdeggianti,
e mantra di bellezza,
fanciulle stordite e serene
come corse nel fieno...

Ritornano, ligi,
dalle loro fatiche.
Ritornano, miti,
all'ovile straniero,
alla fugace quiete
d'una casa di vento

Beduini del Nordest,
ciottoli obliati,
nessuno pensa a voi
nel deserto di luna

Nessuno conosce
il vostro muto paradiso,
e affogate tardi
nelle plaghe irrorate
dalle vostre lacrime
di malinconica speranza

(23 novembre 2008)


mercoledì 26 novembre 2008

èietra tombale sulla scuola pubblica e rafforzamento di quella privata

la vignetta è suilla nuova di oggi 26\111\2008



Che strano si taglia sulle pubbliche

Ma stranamente la cosa vergognosa che doimostra come l'italia sia sempre staa schiava del vaticano si taglia sulla scuola pubblica . infatti

E intanto si promettono soldi alle scuole paritarieLe scuole crollano, due su tre sono insicure e il governo che fa? Spende soldi per le scuole paritarie, gli istituti privati (in maggioranza cattolici) riconosciuti dallo stato.Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, durante il “question time” alla Camera ha risposto ad una interrogazione dell’Udc che denunciava il rischio per la scuola paritaria, «già colpita in maniera pesante dal disegno di legge finanziaria per il 2009 attraverso tagli che ammontano a 133 milioni di euro sui 535 complessivamente erogati dallo Stato, di non vedere erogati neanche i finanziamenti stanziati dalla legge finanziaria per il 2008».
Rispondendo Vito ha voluto ricordare la circolare inviata dal ministero dell'Istruzione affinchè le scuole usassero le risorse accantonate. Risorse «pari a 100 milioni di euro, in applicazione della sentenza della Corte costituzionale 50 del 2008», che dichiarava l'illegittimità di una disposizione della Finanziaria del 2008.«Posso assicurare -spiega Vito- che il Ministero dell'Istruzione è in contatto con quello dell'Economia per ripristinare a breve l'intera somma», che per il 2008 era di 534 milioni di euro.L'impegno del governo per «destinare alle scuole paritarie le risorse che erano state previste negli anni precedenti è formale e sostanziale», ha sottolineato Vito, che ha poi ribadito «l'immediato utilizzo» delle risorse accantonate. Intervento che «certamente - sottolinea Vito - non supera la riduzione dei fondi ma sicuramente potrà contribuire nell'immediato a impedire la crisi che altrimenti dovrebbero affrontare le scuole paritarie».

unita. del 26.11.08

Pedofilia: parlano le vittime

Convegno a Vicenza – sabato 29 Novembre ore 14,30

«Per la prima volta in Italia, in un appuntamento di questo tipo, daremo voce alle vittime». La particolarità del primo congresso internazionale contro la pedofilia, in calendario per sabato prossimo 29 novembre all’auditorium Canneti (inizio alle 14.30) e organizzato dall’associazione Prometeo, è questa: sul palco ci saranno testimoni e vittime di abuso. Saranno loro a raccontare ciò che hanno vissuto. A tradurre le cifre, quelle che dicono che in Italia negli ultimi due anni i casi di abuso sono aumentati del 30 per cento e che il Veneto è una delle Regioni più colpite oppure che un sito a contenuto pedofilo “di buona qualità” produce un guadano giornaliero di 90.000 euro, in volti e voci e storie concrete. A Vicenza arriveranno i protagonisti di alcuni recenti casi di cronaca balzati alla ribalta nazionale e ci sarà anche Bill Nash, un cittadino americano che ha denunciato i presunti abusi di un sacerdote, per un periodo ospite in città presso l’istituto dei Saveriani. L’obiettivo del convegno? «Tenere alta l’attenzione su questa piaga orrenda che sta assumendo proporzioni sempre più incredibili». A dirlo è l’europarlamentare Sergio Berlato che ha patrocinato l’iniziativa, insieme al Parlamento Europeo, al Comune, alla Provincia ed alla Regione Veneto. Ed è la Prometeo, associazione che da circa dieci anni (da due presente anche a Vicenza) si occupa della lotta contro la pedofilia. Nelle parole del suo presidente e fondatore Massimiliano Frassi, seduto accanto alla responsabile vicentina di Prometeo Annamaria Zanchetta, a sottolineare: «Per la prima volta in Italia diamo voce alle vittime: vogliamo far raccontare cosa vuole dire aver vissuto sulla propria pelle il dramma della pedofilia. Anche perché troppo spesso accade che chi subisce abusi si deve nascondere, mentre chi compie questi atti viene addirittura accolto fuori dalle aule di tribunale come un eroe».


Al convegno parteciperanno anche alcuni rappresentati delle forze dell’ordine, i giornalisti Ferruccio Pinotti e Carlotta Zavattiero e Sergio Berlato, che in sede di parlamento europeo è stato promotore di una proposta di legge per abolire la giornata dell’orgoglio pedofilo. Per l’onorevole «è importante combattere questa battaglia di civiltà e tutte le forze politiche debbono impegnarsi in questo senso».


ASSOCIAZIONE PROMETEO Onlus "Lotta alla pedofilia"

Via T. Tasso - 8 Gorle (Bg).




DALLA PARTE DEI BAMBINI. SEMPRE!





martedì 25 novembre 2008

Nient'altro che donne...


Dopo la pubblicazione del mio post sulla giornata contro la violenza sulle donne (che oggi ricorre) ho ricevuto la seguente lettera:
Le osservazioni dell'assessore Cadeo e di padre d'Asta denotano che il tema del loro scandalo non è lo stupro, ma il fatto che al corpo di Gesù sia associato un corpo di donna.
Personalmente, come donna, se quel corpo mi manda un messaggio di stupro non riesco a vedere (come Cadeo e d'Asta), l'edonismo, la morbida sensualità delle carni e delle morbide lenzuola o l'insistenza di una scritta sul pube.
Per me che sono donna, da quelle carni parte un grido di dolore, di umiliazione, di sofferenza senza conforto: temo di non riuscire a notare tutta quella sensualità che scandalizza i suddetti uomini e la mia è certo una visione di parte. La parte di chi è vittima per il semplice fatto di nascere donna.
Sabato compio 38 anni, ma ricordo come se fosse ieri il catechismo della prima comunione in cui la suora spiegava a noi bambine che se fossimo state vittime di stupro avremmo dovuto resistere fino alla morte. Se non fossimo state uccise durante lo stupro, voleva dire che non ci eravamo difese abbastanza e che la colpa era anche nostra. Avevo 8 anni.
All'età di 11 anni sono stata adescata da un pedofilo, da cui per fortuna (forse erano più ingenui di adesso) sono riuscita a scappare correndo fino a quasi svenire da quanto il cuore mi scoppiava. Non ho avuto il coraggio di parlarne con i miei genitori e sono andata a parlarne col parroco... che mi ha detto di recitare 10 avemarie: evidentemente avevo qualcosa da scontare. Il giorno dell'adescamento avevo una gonna: sono passati 7 anni prima che trovassi la forza di rimetterne un'altra: per tutto il resto del tempo ho nascosto la sensualità delle mie carni sotto pantaloni e tute e quel pedofilo non mi aveva nemmeno toccata!
Per questo non riesco neppure ad immaginare come faccia a vivere una donna che conosco che 17 anni fa è stata stuprata dall'allora fidanzato e che mi ha detto che nonostante anni di terapia ancora, ogni giorno che Dio manda in terra, lei ripensa a quello stupro.
Be', sapete signori Cadeo e d'Asta? Se Gesù si è incarnato in un corpo di maschio ma a rappresentare tutta l'umanità, il corpo di Gesù è anche il mio. Anche se manco di pene e ho probabilmente delle mammelle più grandi delle sue e dei baffi meno folti.
Sono contenta di vedere che per voi ciò che scandalizza del manifesto non è il tema, ma l'uso di una donna bella e di un letto morbido: vuol dire che ha colpito nel segno. Che una donna che seduce è complice, che se la va a cercare. Ma, soprattutto, che per voi "stupro" è una parola con lo stesso significato emotivo di "lavatrice", che non avete neppure un'idea vaghissima di che cosa sia lo stupro e che cosa sia aspettarselo ogni giorno, inconsciamente, per il solo fatto di essere nate del sesso sottomesso e non di quello dominante.
Sara Manzoni
La scorsa settimana, un mio studente mi ha consegnato i riassunti di libri letti durante le vacanze estive. Uno di questi era Mille splendidi soli di Khaled Husseini, nel quale - fra l'altro - si narra d'uno stupro. Nel suo commento il ragazzo riconosceva che il romanzo era ben realizzato, ma che, raccontando una vicenda di "ragazze", non lo aveva coinvolto più di tanto. Roba di donne, anzi di femmine, che, quindi, ai maschi non interessa. Parole molto elogiative, invece, per un altro testo di Husseini, Il cacciatore di aquiloni.

Anche in quest'ultimo volume viene descritta una violenza sessuale. Solo che la vittima era un adolescente. Ed ecco che l'atto assumeva, agli occhi del mio studente, tutt'altro significato. Allora, e solo allora, gli pareva davvero grave.

Oh, lo so: avrei potuto soffermarmi su resoconti diversi - soprattutto femminili - di ben altro spessore; ma non è questione di bravura. Ho scelto questo elaborato perché estremamente significativo. Redatto da un cosiddetto "bravo ragazzo", diligente, educato, tranquillo, anche abbastanza valente a scuola. Non un marginale, non un teppistello, né tantomeno un violento; come "non-violenti", beneducati, paciosi sono, senza dubbio, Cadeo e D'Asta.
Eppure sono personaggi come loro che, malgrado le insistenze dell'insegnante, hanno infuso nella mente del mio allievo la perniciosa idea che lo stupro (femminile) è questione limitata, secondaria, di cui l'uomo non può né deve interessarsi. Sono le pudibonderie di assessori improvvidi ed educatori sbalestrati che impediscono, ancor oggi, di concepire uno dei più terribili crimini contro l'umanità come un problema universale. Proprio perché, per loro, la donna resta un essere inferiore, capace, al massimo, di rappresentare sé stessa. Non diciamo Dio: ma nemmeno l'uomo, inteso come entità globale.
La lettera di Sara, di cui ho evidenziato alcuni passaggi, non abbisogna di ulteriori chiose o riflessioni. La forza della testimonianza è più tremenda di qualunque apologia. Ma simili brani, permettono pure di capire le reali origini della violenza. La quale è senza sesso, ma si annida nella superbia delle gerarchie di genere. Si nutre delle nostre distrazioni, del punto d'onore, cresce in tiepide case, ammicca dai nostri teleschermi, ci sfiora nella prassi quotidiana, in quelle discriminazioni così leggere, cui non facciamo quasi più caso.
Qui a fianco ripropongo il manifesto "incriminato": per la cronaca, l'assessore Cadeo ha vinto la sua crociata, e l'immagine è stata censurata. La "tradizione religiosa" dei Milanesi (maschi) non verrà quindi più vituperata.

lunedì 24 novembre 2008

Non siamo spazzatura!


La lotta contro la "riforma" Gelmini non conosce sosta. Anche Bresso si mobilita contro i tagli alla scuola e domani sera 25 novembre, ore 21, Daniele Quattrocchi del Movimento Umanista e Sinistra Critica promuovono un incontro cittadino, aperto a tutti, in via Bologna n° 4.


Il primo approccio si è svolto il 19 c.m. al Centro Civico: hanno partecipato alla serata circa 150 persone. I due principali relatori, Gianni Gandola (Dirigente Scolastico, redattore di www.scuolaoggi.org) e Salvatore Leone (Dirigente Scolastico 2° Circolo - Bollate) hanno ben illustrato sopratttutto le caratteristiche dell'art. 64 della legge 133, promossa dal ministro dell'economia Tremonti, vero fautore della "riforma"scolastica. In questo articolo vengono definiti i tagli del personale, la riduzione dell'orario e la fine del tempo pieno previsti per i prossimi anni al fine di ridurre di circa 8 miliardi di euro gli investimenti per la scuola statale.

Galvanizzati dal successo dell'iniziativa, ed esasperati dall'ennesima "sparata" di Brunetta che, oltre a ingiuriare continuamente gli insegnanti, si è pure abbandonato a manzoniane analogie ("come la peste, la crisi è una scopa", con allusione ai "pesi morti" che verranno finalmente "spazzati via" dal posto di lavoro), i bressesi parteciperanno anche alla manifestazione nazionale di sabato 29 novembre promossa da Retescuole.

Gridiamoglielo, che non abbiamo nessuna intenzione di togliere il disturbo per rimediare alla loro inettitudine. E che se vogliono "spazzar via", comincino dai loro principeschi stipendi.

Per adesioni:

domenica 23 novembre 2008

non ho parole


neppure a scuola si è più sicuri ? lascio che a parlare siano la prima dell'unità di oggi 23.11.08 e la sua striscia rossa

e questo estratto dall'editoriale della De gregorio : << (... ) Mariastella Gelmini è andata a Rivoli e ha detto che quel che è accaduto le sembra “inspiegabile”. Bisognerà ora che
qualcuno si sieda accanto a lei e con pazienza glielo spieghi. (...) >>

giovedì 20 novembre 2008

Fanciulli


Rifiorite nell'attesa,
nel rintocco d'una pendola,
nello scandire delle ansie,
nel meriggio assente.

Vi si contempla in segreto,
e al rientro, nel buio,
il cuore si conforta.

E l'urna degli occhi
nasconde sogni fragranti,
arcobaleni imprevisti,
stupori primordiali.

Siete, e fuggite:
imprendibili meduse,
musicali aquiloni,

al filo tenue della vita
è legato
il nostro splendido domani.



mercoledì 19 novembre 2008

Auguri Topolino, splendido ottantenne


L’ANNIVERSARIO Topolino compie 80 anni: era il 18 novembre del 1928 quando al Colony heatre di New York Mickey Mouse fece la sua prima apparizione in bianco e nero nel cortometraggio «Streamboat Willie» insieme alla sua eterna fidanzata Minnie. Dieci anni dopo l'esordio nei cinema di «fantasia».

lunedì 17 novembre 2008

i politici e le gerarchie cattoliche non rispettano Eluana

Proprio mentre scrivo questo post mi torna in mente sia questo
inizio di canzone : << Non c'è più rispetto \ Neanche tra di noi \ Il silenzio è rotto >> ( Rispetto Zucchero ) sia questa frase : << Una delle ultime encicliche di Pio IX diceva che il primato della coscienza personale è dottrina certa nella nostra Chiesa. Perché questa violenza contro il padre di Eluana? Siamo molto vicini al fascismo >> tratta dall'intervista a Don Andrea Gallo sull'unita' ( Pag 6 ) di Oggi «
Riportavo sabato su questo blog il " adesso su Eluana per favore facciamo silenzio " della De gregorio in cui avevo salutato come un segnale di libertà la sentenza della Cassazione che stabilisce come «l’autodeterminazione terapeutica si debba estendere a tutte le fasi della vita». Si è liberi di stabilire come curarsi, se farlo e fino a quando. Liberi di disporre di sé. È un principio che – fino al limite del rispetto dell’altro, come accade nelle società democratiche – non credo possa essere materia di trattativa.
Ed in pieno accordo con quanto dice Lidia Ravera che mostrare le immagini di una giovane donna sorridente non aiuta a comprendere cosa ne sia di un corpo che giace esanime da 17 anni.Porta fuori strada, davvero.Infatti non metterò più foto nè di lei giovane e sorridente nè di lei ( se mai la famiglia autopizzerà , cosa che non mi sembra viste le fdichiarazioni del padre m Olivero Toscani a farne ) nè tanto meno ( dopo quesesto post ) del padre
.Sono pasati neanche unasettimana che Nessuno rispetta il silenzio Vescovi, politici, fiction tv: è un assalto contro la famiglia di Eluana Englaro . Ora mi chiedo ma la Chiesa ha dimenticato cosa sia il rispetto e il silenzio ?
Ho provato un griosso tromento \ indecisione come la De Gregorio nell'editoriale di Oggi : << (....) Abbiamo discusso a lungo,
ieri sera, se pubblicare in prima pagina lafoto di Giuseppe Englaro, il padre sotto assedio. Proprio perché avevamo chiesto silenzio: forse dobbiamo spegnere i riflettori noi per primi, ci siamo detti. Però poi ci è sembrato di dover dire che è un’indecenza accanirsi su una persona così addolorata, così tremendamente provata, così stanca e così sola.
Condurre una battaglia politica sulla pelle di un uomo e di sua figlia. «In nome del figlio», si intitola evangelicamente la fiction sui miracoli di RaiUno.

È dunque in nome del padre che vogliamo –per l’ultima volta - rispondere.Suo padre, un padre, nostro padre, padre nostro. >> . Adesso ritorno , spero di riuscirci al silenzio, chiudo il post d'oggi con il sottofondo la canzone Parole di Guggini qui il testo

P.s
poichè uso blogger da poco e non sono ancora causa forti problemi alla vista ad usarlo benen , trovate gli url sull'altro mio blog ( ce l'ho da 5 anni ) di splinder ne trovate l'url nel profilo o

domenica 16 novembre 2008

L'immagine della ragazza crocifissa sul letto, che Telefono Donna ha lanciato per la ricorrenza del 25 novembre, ha tolto il sonno all'assessore milanese Cadeo (Maurizio, non Cesare), di Alleanza nazionale. Secondo quest'ultimo, il ritratto offenderebbe la tradizione cristiana.
"Il seno è nudo - annota Stefano Rossi di "Repubblica" - la bella ragazza bruna è sdraiata sul letto..."; sul medesimo quotidiano don Andrea D'Asta, gesuita e critico d'arte, è più dettagliato: "C'è una donna bella e attraente che assume innegabilmente la posizione della croce ma che contemporaneamente ricorda la posa ammiccante della protagonista torbida del film American Beauty. Fotografata dall'alto, per insistere sul suo corpo. E' posta nuda su di un letto invitante, soffice, con cuscini collocati in modo da insistere sulla forma della croce. Ha i capelli scomposti, ma non le alterano il volto. Il richiamo alla croce è evidente, ma l'atteggiamento della donna è attraversato da una intensa sensualità, accentuata da un atteggiamento di resa invitante. La frase 'Chi paga i peccati dell'uomo?' è sovrapposta al pube".
Questa lunga citazione non manca di sorprendere, data la sua completa consonanza col giudizio ben più grossolano, ma senza infingimenti, dell'assessore Cadeo.
Non ci si attende, dall'assessore Cadeo, una conoscenza approfondita di Storia dell'arte. D'altro lato, giacché si proclama così ligio alla tradizione cristiana, si sarà pure accorto, anche distrattamente, anche sbadatamente, della presenza di numerose immagini licenziose nelle chiese, soprattutto antiche. Riguardo alla ragazza nuda l'accostamento con Guido Reni, rilevato da alcuni osservatori, pare evidente.
Anche Cristo era nudo; il Crocifisso di Santo Spirito, opera giovanile di Michelangelo, lo è poi totalmente. Privo persino di quel nubente e arioso panneggio che svela più di quanto vorrebbe celare e che si confonde con le tenere e lattee carni del Redentore. La casta virilità del Buonarroti non poteva accettare questi eufemismi pittorici: maschi o femmine, indistintamente, avevano per lui un'essenzialità spartana e sacrale. Via tutto, nel segno del definitivo incontro con Dio, di fronte al quale ognuno compare irrimediabilmente disadorno.
Nelle opere di Michelangelo si ravvisa sempre una perentorietà scultorea. Ben diversa da quello spirito balzano e ridente di Leonardo, dal cui San Giovanni trapelano fantasiose estasi ambigue, estri da soubrette, capricci di santi. E' il cielo, in fondo, a sfuggirci come un tinnulo monello. Per non parlare di San Sebastiano: presentissimo nelle pale d'altare, oggi dimenticato dai devoti (ma recuperato dalla cultura gay che ne ha fatto una sorta di icona: curiosando sul web ho trovato questa breve carrellata, piuttosto accurata anche se non vi compare un piccolo gioiello della cinematografia contemporanea, il Sebastiane di Derek Jarman).
Di fronte a questi Cristi in deshabillé, martiri discinti, profeti scollacciati la "tradizione cristiana" si è sempre devotamente genuflessa, compresi i principi della Chiesa che solo in uno dei momenti più bui della loro storia hanno pensato di ricorrere al "Braghettone" per cancellare, con la nudità dei corpi michelangioleschi, il proprio morboso tarlo.
Che l'assessore teocon, per nulla turbato dalla quotidiana esibizione di veline e ninfette da parte delle tv del suo potente alleato, lo ignori platealmente, non può meravigliare. Stupirebbe, semmai, che la sua "valutazione" sia sostanzialmente condivisa da uno stimato critico d'arte. In realtà, il paesaggio di formazione dei due è in fondo il medesimo.
Quanto a don D'Asta, solo un temperamento creativo, o, al contrario, molto occhiuto, poteva concepire associazioni di idee tanto ardite: la ragazza martirizzata ma bella (il prete ne preferiva una brutta, evidentemente), sul letto "soffice" (demoniaci languori, forse era meglio un rozzo tavolaccio), e, suprema empietà, quella frase "sovrapposta al pube": e a questo punto verrebbe da chiedere al padre molto reverendo dove l'avrebbe collocata, dato che si parla di stupro.
Il vero motivo di questa levata di scudi non è stato ravvisato, a mio parere, nemmeno dal pur ottimo Michele Serra, che preferisce soffermarsi sullo scandalo suscitato dalla Croce. Non che tale scandalo smetta di accecare: il guaio è che agli attuali farisei mancano persino gli occhi, e gli è rimasta solo la stoltezza. Quando la croce si reimpossessa del suo significato profondo è inevitabilmente legata al corpo, e al corpo nudo, straziato, certo, ma anche polposo, estenuato e serico come i quadri di Reni, perché anche in essi palpita il murmure dell'innocenza violata. La croce è sangue e terra, disfatta e rinascita della carne umana. Appartiene all'umanità, vi si identifica.
Ebbene. Cristo, san Sebastiano, san Giovanni e pure il re Davide (quello che danzava svestito davanti all'arca del Signore) erano spogliati, dolenti, languidi, ammiccanti, sanguigni o siderei, ma tuttavia maschi.
La donna crocifissa, dunque - peraltro non la prima in assoluto, un'immagine simile comparve sulla copertina dell'"Espresso" negli anni '70, in occasione del dibattito sull'aborto - traumatizza l'incolto Cadeo e l'erudito D'Asta perché essa stessa bestemmia. Scandalizza non la sua sensualità, ma il suo sesso.
E' chiaro: l'uomo, nudo o vestito che sia, è immagine di Dio. La donna, no. Malgrado tardive e ipocrite dichiarazioni di principio, Dio, secondo la tradizione cattolica, continua ad avere un sesso ben preciso e quel sesso è maschile: in un maschio Dio si è incarnato, un maschio celebra e benedice, in persona Christi, dall'altare. Il recente Sinodo dei vescovi, ignorando alteramente le richieste d'una maggior partecipazione delle donne alla vita della Chiesa, ha presentato come "novità" la concessione alle femmine d'accedere al lettorato e di distribuire la comunione: compiti che, in verità, esse svolgono da molti anni. In compenso è riaffiorata l'antica contrarietà papale alle chierichette, la cui presenza Ratzinger, da cardinale, combatté vigorosamente. Anche qui, per lo stesso motivo: la donna non è degna di rappresentare Dio.
A. Gentileschi, Susanna e i vecchioni, 1610 (Pommersfelden, Collezione Graf von Schönborn). L'artista, da giovane, subì violenza.
"Dio è certamente padre, ma è anche e soprattutto Madre": queste dolcissime parole, pronunciate dal dimenticato Giovanni Paolo I, riecheggiano in realtà numerosi passi biblici, in cui il Signore stesso si paragona a una donna incinta, a una chioccia, a una casalinga accorta. Ma Ratzinger, seguendo, in ciò, la linea del suo predecessore, ha ritenuto opportuno rimettere tutti (e tutte) in riga, decretando: “Madre non è un appellativo con cui rivolgersi a Dio”.
Se la donna non è in nessun modo accostabile a Dio, figurarsi il suo corpo, naturalmente peccaminoso e tentatore. Non per nulla il padre D'Asta puntualizza: "Paula Luttringer, fotografa argentina sequestrata ai tempi della dittatura militare, parla della violenza delle donne desaparecidas fotografando semplicemente dettagli delle carceri in cui avvenivano le sevizie. Queste immagini mostrano il grande pudore e discrezione di un'artista che denuncia, suggerendo 'frammenti' di un dolore sconvolgente".

Non dubitiamo della forza degli scatti della Luttringer, ma crediamo che il dolore sia necessariamente spudorato, altrimenti diventa a sua volta menzogna e violenza.
Negare Cristo nella donna comporta inevitabilmente negare il dolore totalizzante dello stupro, la sua universalità, la sua, direi, cittadinanza. Negare Cristo nella donna significa che la sofferenza di quest'ultima non ci riguarda, perché appartenente a una creatura altra o, peggio, a una "non-creatura". Ma il dolore crocifisso passa anche per un corpo concreto e visibile, grida dal suo pube, langue nelle sue viscere e sul suo petto martoriato. Anche se quel corpo è un parziale, sconsacrato, indecente corpo femminile.

sabato 15 novembre 2008

pubblicità contro la violenza sulle donne




Ha scatenato il solito vespaio di polemiche e le soliite richieste di censura il manifesto proposto per ricordare la Giornata mondiale contro l'orribile piaga della violenza sulla donna.
Infatti era scontato e non era difficile ma prevvedibile e che che l’immagine di una donna ritratta nella postura sofferente della crocifissione non facesse discutere . Così sta andando. Come <> come dice Guido Barzoletti su Epolis di oggi << Già, proprio lei, pronta questa volta a crocifiggere il manifesto che l’associazione onlus donna Telefono ha proposto al Comune di Milano di affiggere in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donna in calendatio il prossimio 25 novembre >> . Una donna distesa su un lenzuolo
bianco, le braccia allargate e appoggiate su due cuscini bianchi, le gambe a sovrapposte, mani e piedi nella posizione che ricorda quelle inchiodate di chi subisce quel suppliziotremendo. Ora, è inutile girare attorno alle immagini, sappiamo tutti aatei e agnoistici , laici o credenti di cosa stiamo parlando: quella donna richiama il dramma fondante della Cristianità, sta al posto di Gesu . Ora La croce non c’è, ma la posizione a quella rinvia e subito qualcuno ( ovviamente i catolici eintransigenti io non ce la vedo ) ne ha tratto la conclusione di un’equivalenza blasfe-ma e inaccettabile per i credenti. soprattutto quelli più chiusi . Infatti ( e e qui mi trova d'accorrdo ) << Quando , come dice sempre l'articolo di Epolis , << quando le cose partono così, quando si trasformano in uno scontro frontale tra i Mas-si Sistemi, con le frecce acuminate delle ideologie sul pun-o di scoccare l’una contro l’altra, non si va da nessuna parte >> Qualcosa però si può dire su quella figura. Intanto, non pecca di originalità , un simbolo ormai banalizzato e scontato ormai logo o Jurassico . Infatti La Croce è sempre stata un cavallo di battaglia della polemica dissacra-rante, un segno prediletto per anatemi e interdetti contro ipocrisie e perbenismi. A intervalli regolari è già apparsa, e più volte, a simboleggiare la condizione della donna deprivata dei suoi diritti e della sua libertà, la guerra che non risparmia nessuno, gli omosesuali discriminati, i poveri che muoiono della loro condizione.... Basterebbe ricordare certe copertine de L’espresso o di panorama ( quando allora era tale ) degli anni '60\70, certe performance dell’avanguardia e, sul piano della pura poesia e del sublime, la crocifissione del povero Stracci che muore dell’ossimoro di sé, soffocato dalla propria insaziabile fame, ne La ricotta di Pier Paolo Pasolini.. Ma erano altri tempi. E, poi, francamente, quest’imagine così bianca pulita e laccata, senza drammaticità
alcuna, congelata nell’astrazione di una posizione, ricorda gli ammiccamenti di certi ca-lendari ( presenti da calzoai , camionisti , barbieri e ora rappresentati anche in parlamento ) . Ora per gridare con-ro una violenza intollerabile e che tutti ci riguarda, non c’è bisogno del luogo comune oramia banalizzato al limite fra erorismo e pornografica di una donna in croce . Cosi come non c'è bisogno ne di scabndalizzarsi ne tanto meno d censurare .

giovedì 13 novembre 2008

Si accetti la sentenza sul caso Englaro. Lo richiede il messaggio di libertà,di umanità e di rispetto della vita e della morte contenuto nel Vangelo

Il portavoce nazionale di “Noi Siamo Chiesa” Vittorio Bellavite ha rilasciato la seguente dichiarazione :

“Finalmente la magistratura ha chiuso il caso Englaro secondo i principi generali del diritto, secondo la stessa normativa internazionale e secondo le attese della famiglia di Eluana.
Non condividiamo le mobilitazioni a favore della vita che sono state fatte e che si faranno, contestando le sentenze della magistratura. La situazione di fatto di questa povera ragazza, strappata alla vita nel fiore della giovinezza, vince qualsiasi argomentazione di segno contrario.

Ci meravigliamo, con sofferenza, della linea delle autorità ecclesiastiche. Essa ci sembra ideologica, tesa a difendere principi, del tutto astratti, che noi riteniamo lontani dal messaggio di libertà, di umanità e di rispetto delle vita e della morte che sono contenuti nel Vangelo.

Nel mondo cattolico si stanno diffondendo posizioni diverse dalla pretesa ortodossia indicata dai vertici della Conferenza Episcopale. Ne sono testimonianza le 856 adesioni al documento che si allega (si veda http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/).

Si torni a ragionare pacatamente, non si faciliti su questa vicenda nel nostro paese, che ha altri gravi problemi di cui occuparsi, un clima di scontro che è gravemente dannoso alla società e alla stessa funzione evangelizzatrice che è compito della nostra Chiesa”.

Roma 13 novembre 2008

Loro fermano il nostro futuro......noi fermiamo i loro siti!

Il 13 novembre alle ore 14:00 partecipa al Netstrike contro uno dei siti che rappresenta coloro che vogliono sottrarci il nostro futuro distruggendo l'università pubblica e laica.

Cosa devi fare? Organizzati per avere un accesso ad internet intorno alle 14:00 del 13 novembre, per visitare il sito www.miur.it. Scegli una delle seguenti modalità di partecipazione, calibrate in base alla difficoltà tecnica e il tempo richiesto:

Low
Ingredienti: un browser e 5 minuti del tuo tempo, accessibile praticamente a chiunque sappia usare un mouse [continua]

Medium
Ingredienti: Utilizzare come browser firefox oppure opera. [continua]

High
Ingredienti: Sai cos'è wget? allora questa è la sezione fatta apposta per te [continua]

per informazioni: 133strike@autistici.org

Partecipa alla manifestazione nazionale del 14 novembre a Roma!

martedì 11 novembre 2008

questa canzone rapressenta un mio sogno

Diamogli un taglio

Berlusconi decurterà 8 miliardi alla scuola pubblica e manderà a casa 130.000 docenti. Oltre al danno, la beffa: egli afferma infatti di essere vittima (come al solito) della campagna di disinformazione dei media i quali, pur appartenendo a lui per il 75%, lo avverserebbero. Quali conseguenze!

Ordunque, dal prossimo settembre, un considerevole numero di persone non avrà più un lavoro, neppur precario. Dalle simulazioni effettuate sulla base dei documenti ufficiali sul piano Gelmini-Tremonti depositati in Parlamento risulta evidente che, solo nel 2009-10, ci saranno 36.000 supplenze in meno (27.000 docenti e 9.000 personale non docente) oltre a circa 10.000 insegnanti di ruolo soprannumerari (fonte Cgil).

Ciò nonostante, il Capo ci assicura che non licenzieranno nessuno. Il che è vero, a rigor di termini: nel senso che i supplenti, non possedendo un contratto a tempo indeterminato, non sono propriamente "assunti".

Inesistente la premessa, insensata la paura: his fretus, i precari non potranno esser licenziati. Semplicemente, non verranno riconfermati.

E lo si accusa di maltrattare la lingua italiana! Nulla di più sbagliato: è un fine sillogista, in confronto a lui Azzeccagarbugli sembra un pivello.E poi, e poi, piano un poco con questi tagli. Si verificheranno, sì, ma solo per la scuola pubblica che, lo sappiamo, è un ricettacolo d'immondizia, un covo della sovversivi, una fucina di fannulloni.
Niente paura, comunque: nessuna scure per le scuole cattoliche. Anzi, l'Imperatore si è già inginocchiato a Canossa, pentendosi e dolendosi per l'empia svista: "Ho una grossa colpa: non mi ero accorto che nella Finanziaria era previsto questo taglio alle scuole private e cattoliche". Le agenzie, informano che il "Premier" "assicura il suo impegno per evitarlo".
Pare che in Vaticano siano soddisfatti. D'altro canto era ora di finirla con questi plagiatori di giovani menti, relativisti, licenziosi e libertini. Capaci anche di persuadere gl'innocenti virgulti che davvero la Terra gira attorno al Sole, secondo le malediche teorie di quel miscredente Galileo (no, non Cristo, l'altro. O viceversa?).

Bisognava dare un taglio, appunto. E vi confesso che anch'io ho tanta voglia di tagliare. La corda!

lunedì 10 novembre 2008

Ci riprovano!

Proprio qualche giorno fa mi domandavo: "Ma a noi bloggers, quando pensano?". Già lo scorso anno, infatti, lo pseudo-governo di pseudo-sinistra, supportato da "Mr. Nessuno" Ricardo Franco-Levi, aveva tentato il colpaccio. Volevano (virtualmente?) metterci a tacere, ma non vi riuscirono. Beppe Grillo lanciò l'allarme, il popolo dei naviganti (ancorché santo e poeta) rispose entusiasta e sdegnato. E il dissennato golpe istituzionale fallì.

Adesso, però, siamo in presenza di un governo, cioè d'un potere, di destra estrema, e per nulla virtuale: anzi, molto reale. Questo potere gestisce e controlla la quasi totalità dell'informazione. Dessimo retta a giornali e tv, non sapremmo nulla dello sfacelo della scuola pubblica, del ritorno di Gelli, delle minacce cossighiane e degli assalti ai pochi cronisti rimasti liberi, della disoccupazione galoppante e il conseguente impoverimento del Paese.

Restava il web. Lo sapevano benissimo, al punto che il Capo aveva proposto, nella sua campagna per gli acquisti, cioè elettorale, di qualche anno fa, le famigerate "tre I": Internet, inglese, impresa. Da applicare a suo uso e consumo, però.
Ecco pertanto pronta la nuova "legge" ammazza-blog. Pare che dietro ci sia ancora lui, il Franco-Levi, lo spettro che s'aggira per la Rete. In questo caso, però, tutto tace. Il Grillo, da quando è tornato in sella B., si è tramutato all'improvviso in placida pecorella. Non manda a quel paese più nessuno, ricomparendo solo fra gli studenti, che l'hanno (a denti stretti) ringraziato ma messo subito in riga: qui non servono primedonne. Poi è rientrato nel suo cantuccio.
Un pacato silenzio, nelle case dell'Italietta felice, per non turbare i meritati sonni dei tranquilli connazionali. "Diffondere ottimismo, non ansia" (o forse intendeva "ansa"?), ecco il nuovo motto del Capo di Famiglia. E il fido Dell'Utri chiosa e - dopo il consueto encomio di Mussolini, Mangano e Gelmini e la "presa di distanza" (chiamiamola così) da Saviano e Caselli, precisa: vero, finiamola una buona volta coi giornalisti-dark.
Ma chi più "dark" dei bloggers? Non li si può nemmeno definire giornalisti (e infatti non lo sono). Gente indecifrabile, sfuggente, che trama dal monitor, velata dietro inquietanti nick, sicuramente degli insoddisfatti sessuali, degenerati insomma. Da fermare a ogni costo. Per il bene nostro e dei cittadini felici, amen.
Spetta ai cittadini felici decidere se soccombere in dissennata letizia nella falsa pace d'una democrazia da supermarket. Noi, la risposta l'abbiamo già data: non ci avrete.



L'eterna madre

Se n'è andata all'improvviso, subito dopo l'esibizione per Roberto Saviano. Aveva 76 anni Miriam Makeba: simbolo della terra ha avuto il destino del vento, che soffia in ogni dove, e non si ferma mai.
E' morta lontano dalla sua patria, perché lei, così profondamente africana, non conosceva alcun padre. Lei era solo e definitivamente madre, "Mamma Africa", e, come tutte le madri, si riuniva in ogni dove, risorgeva nel più sperduto anfratto, si trovava lì, quando echeggiava nella notte il lamento d'un figlio.

Solo una madre è sempre uguale a sé stessa. Non cittadina del mondo, bensì mondo: cosmo, pianeta. Simbolo anche, certo. Ma simbolo di carne, simbolo perché donna, perché umana. Nata nel Paese simbolo del più odioso dei simboli, il Sudafrica dell'apartheid, era normale per lei accorrere e soccorrere i mille apartheid quotidiani, gli apartheid dei bianchi che dall'Africa hanno tratto origine, i Sudafrica italiani che impediscono a uno scrittore di creare, perciò di vivere. I Sudafrica che spengono le voci libere, i Sudafrica delle squadracce fasciste che, fedeli alla loro linea di morte e di sangue, assaltano senza vergogna i canali della pubblica informazione. I Sudafrica d'una polizia con lo sfollagente che, per tua somma umiliazione, non trova di meglio che apostrofarti come "comunista" o "frocio". I Sudafrica della "gente perbene" che scheda i clochard, i Sudafrica dell'ignoranza, del maschilismo e della miseria. I Sudafrica in cui noi stessi ci rinchiudiamo, quando la rassegnazione, lo sconforto, la desolazione ci afferrano e ci dilaniano. Quando ci arrendiamo al Male.

Miriam Makeba cantava la gioia. Che non è solo assenza di dolore, né si limita alla superficiale felicità. Cantava un sentimento intimo, esclusivo, irrinunciabile, il sentimento dell'appartenenza al sangue, la fierezza e l'orgoglio di sentirsi figli e integri, quel valore della quotidianità che nessun tiranno potrà mai scalfire, perché la dignità umana è dentro di noi, scolpita nel volto di ognuno.

I regimi dittatoriali non si accaniscono subito sulle persone. Bensì sui simboli. Perché, se è vero che il simbolo può diventare feticcio, è anche vero che rappresenta l'icona dell'ineffabile. Uno dipinto, un racconto, un brano musicale, un ritmo di tamburi riecheggiano ataviche libertà, primordiali struggimenti, fermano l'occasione, l'anello che non tiene, aprono le porte della conoscenza. Intessono, con finissimi sistri d'argento, un inno alla nostra inafferrabile unicità.

Ma le dittature, inumane e immanenti, non possono che sterminare l'involucro. Materia bruta, annientano la materia. Ma il canto, la poesia, il colore è cielo. E il cielo, quando sposa la terra, la rapisce da sé. Miriam lo sapeva. Grazie, eterna madre.

domenica 9 novembre 2008

Ma che "razza" di copertina...

...ha dedicato "Libero", il quotidiano berlusconide diretto da Vittorio Feltri, a Barack Obama?

Nemmeno il titolo è male, non trovate?

E non è mica solo una brutta caricatura. Trattasi di citazione "colta". Da questo simpatico giornaletto:

Chi, poi, volesse gustarne altre, conoscere qualcosina in più su questi fini intellettuali, e soprattutto delle loro scientifiche idee sugli "ibridi" come il neopresidente Usa, clicchi pure qui .

Buona lettura, e buona visione. Credo proprio che ogni riferimento, da parte degli attuali destrorsi, sia puramente voluto.








sabato 8 novembre 2008

Scuola, Cossiga evoca il morto e attacca l'Unità

Cossiga torna a colpire. E questa volta se la prende anche con L’Unità. Che abbiamo fatto di male? Sosteniamo la protesta degli studenti. Gravissima colpa per uno che consiglia alla polizia di fermare l’onda, prima infiltrando degli agenti, e poi facendoci scappare il morto. È il succo della lettera aperta che l’ex presidente della Repubblica ha inviato al Capo della polizia Antonio Manganelli. Un lungo testo in cui il picconatore dispensa consigli su come placare la rabbia degli studenti. La sua teoria, in sostanza, è questa: lasciateli fare casino, fateci scappare il morto, magari un bambino. Così poi anche i negozianti puniti dai cortei, anche la gente comune, inizierà ad avere paura. «E con la paura – scrive Cossiga – l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, che li sorregge».

Il piano che Cossiga ha in mente è preciso e dettagliato. L'ideale, spiega, sarebbe che «qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino» fossero feriti o «danneggiate, se fosse possibile, la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi». Finora, infatti, secondo la teoria di Cossiga ha sbagliato a reagire: «Gli studenti più grandi, anche se in qualche caso facendosi scudo con i bambini – spiega – hanno cominciato a sfidare le forze di polizia, a lanciare bombe carta e bottiglie contro di esse e a tentare occupazioni di infrastrutture pubbliche, e ovviamente, ma non saggiamente, le forze di polizia hanno reagito con cariche d'alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante. È stato, mi creda un grande errore strategico. Io ritengo che, data anche la posizione dell'opposizione queste manifestazioni aumenteranno nel numero, in gravità e nel consenso dell'opposizione».

Secondo Cossiga «un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti. A mio avviso, dato che un lancio di bottiglie contro le forze di polizia, insulti rivolti a poliziotti e carabinieri, a loro madri, figlie e sorelle, l'occupazione di stazioni ferroviarie, qualche automobile bruciata non è cosa poi tanto grave, il mio consiglio è che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei – consiglia a Manganelli – disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati, se fosse possibile la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi, da queste manifestazioni,e cresca nella gente comune la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, li sorregge».

Poi la provocazione: «L'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio come ho già detto un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita». A quel punto «io aspetterei ancora un po’ - dice - adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno».

Infine, Cossiga ha già anche a chi dare la colpa: «Il comunicato del Viminale dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di “Hitler! Hitler”». E il gioco è fatto. Come nel ’77.


Pubblicato il: 08.11.08 da l'Unità








Obama presidente

Ieri sera abbiamo assistito ad un momento storico. 143 anni dopo l’abolizione della schiavitù sancita dal 13° emendamento della Costituzione americana, 53 anni dopo il rifiuto di Rosa Parks di Montgomery, Alabama, di spostarsi dai sedili dell’autobus riservati al bianchi e 45 anni dopo il famoso discorso di Martin Luther King “Io ho un sogno”, gli Stati Uniti hanno eletto un presidente afro-americano!

Questo è un simbolo potente in un mondo dove la gente viene discriminata per la razza, le convinzioni religiose, l’età, il colore della pelle, l’orientamento sessuale ecc.

E’ il simbolo del fatto che la coscienza umana può evolversi, che vecchie verità possono lasciare il posto a nuove verità e che ciò che un tempo veniva ritenuto impossibile si può realizzare.
Questa è l’importanza storica di ciò che è successo negli Stati Uniti.

Ci congratuliamo con il Presidente Obama e con l’ispirato movimento sociale fatto di gente di tutti i settori della società americana, soprattutto giovani, spesso ignorati e trascurati nel processo politico e di idealisti che chiedono un cambiamento nonviolento.

Questo cambiamento non è solo un nuovo inizio per gli Stati Uniti, ma dato l’importante ruolo degli USA negli affari mondiali, molti lo considerano un nuovo inizio per tutto il mondo.

Non siamo ingenui, però: oggi vediamo all’orizzonte il simbolo di un nuovo futuro, ma non è sicuro che questo futuro arrivi.

In questi tempi di crisi finanziaria ed ambientale, il mondo si aspetta che gli Stati Uniti lavorino in modo costruttivo con gli altri paesi per risolvere questa profonda crisi. Speriamo che ritornino ad usare il potere dell’ispirazione, la libertà di pensiero ed espressione, il potere degli ideali, un orientamento davvero democratico e la promozione degli usi civili della scienza, invece di opprimere il mondo con il potere militare. Come ha detto Barack Obama nel suo discorso della vittoria: “Stasera abbiamo dimostrato che la forza della nostra nazione non viene dalla potenza delle armi o dalla ricchezza, ma dal potere dei nostri ideali”.

I popoli del mondo aspirano ad una nuova direzione. Le sfide globali a cui gli Stati Uniti e il Presidente Obama devono rispondere, insieme ai leader delle altre nazioni, sono:

1) Il ritiro delle truppe d’invasione dai territori occupati
2) La restituzione di questi territori ai loro abitanti
3) Lo smantellamento degli arsenali nucleari
4) La creazione di un nuovo sistema economico globale, basato sui valori umani e capace di eliminare l’usura e la speculazione
5) La protezione delle risorse del pianeta, in modo che la terra possa consentire la vita delle generazioni future

Facciamo i nostri auguri al Presidente Obama: questi potrebbero essere tempi pericolosi per lui. Sappiamo che nei corridoi del potere delle compagnie petrolifere, delle fabbriche d’armi e delle banche molti temono ciò che il futuro ha in serbo per loro. Questa piccola minoranza ha i mezzi per distruggerci tutti, nella sua avida ricerca di controllo delle risorse mondiali.

Continuiamo a lavorare perché la grande maggioranza della gente che nel mondo ama la pace e la nonviolenza possa compiere i prossimi passi, da un presidente nero alla Nazione Umana Universale.


5 novembre 1008

Gli umanisti d'Europa





venerdì 7 novembre 2008

"Ricostruiamo l'America come Lincoln"

«Se ancora c' è qualcuno che dubita che l' America sia un luogo nel quale tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, questa notte ha avuto le risposte che cercava. La risposta sono le code fuori dalle scuole e dalle chiese. La risposta sono le persone che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che la loro voce potesse fare la differenza. La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d' America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d' America.

È occorso molto tempo, ma il cambiamento è arrivato in America.

McCain ha avuto forza

Ho appena ricevuto una telefonata molto cortese dal senatore McCain. Ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.

Mia nonna ci guarda

Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni, la roccia della mia famiglia, l' amore della mia vita, la prossima first lady della nazione, Michelle Obama. Sasha e Malia: vi amo entrambe moltissimo. Inoltre vi siete guadagnate il cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca. So che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile.

Cinque dollari per la causa

Ma questa vittoria appartiene a voi. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Milioni di americani si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che, a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo, non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la nostra vittoria.

Le guerre e l' incubo-mutui

Anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. In questo stesso momento ci sono degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell' Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi. Ci sono madri e padri che si arrovellano chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. La salita sarà ripida La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà ripida. Ma io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo! Ci saranno battute d' arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d' accordo con ogni decisione che varerò da Presidente. Ma io sarò sempre onesto con voi. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nella ricostruzione della nazione nell' unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni: mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui. Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: noi ci eleveremo o precipiteremo come un' unica nazione, come un unico popolo.

La meschineria dei repubblicani

Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nella stessa meschineria e immaturità che per così tanto tempo ha avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c' è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del Partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell' unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il Partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti. Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, «noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi». E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro Presidente.

La lanterna accesa

A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre le nostre coste, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano. A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.

Il voto della signora Ann

Una storia di queste elezioni è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta: è Ann Nixon Cooper e ha 106 anni. È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù. A quei tempi le persone come lei non potevano votare perché donne e per il colore della pelle. Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can. Nell' epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.

La lezione del New Deal

Quando c' era disperazione nel Dust Bowl (la zona degli Usa divenuta desertica a causa delle tempeste di vento degli anni '30-ndt) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can. Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe salvare la democrazia. Yes, we can. Reagire al cinismo Era lì quando c' erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : «Noi supereremo tutto ciò». Yes, we can. E ora chiediamoci: se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora? Questa è la nostra ora. Dobbiamo reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can. Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d' America.




(traduzione di Anna Bissanti - dal sito Cnn) - BARACK OBAMA


"Repubblica", 6 novembre 2008


ULTIM'ORA. Berlusconi, "operazione simpatia": Obama? Bello, giovane e abbronzato
Mi vergogno d'essere italiana (e bianca).




mercoledì 5 novembre 2008

Hussein, da non credere!


Ho puntato la sveglia alle 5,30 e sono stato fortunato. Così ho visto in diretta Jesse Jackson ascoltare Obama in silenzio, immobile, mentre le lacrime gli rigavano il volto. E sul quel viso c'era Martin Luther King, Angela Davis, Nelson Mandela. Ho seguito il discorso di McCain, dignitoso e rispettoso della contesa. Laggiù quando si perde non si invocano i brogli. Poi Obama. Già. E così mentre in Italia si faranno classi separate per bianchi e diversi dal bianco, negli Usa eleggono presidente un uomo nato a Honolulu da padre Kenyota, vissuto da piccolo in Indonesia. Che di nome fa Barack Hussein! Insomma una svolta epocale. E siccome al di là dei massimi sistemi si vive anche di piccole soddisfazioni, stamattina davanti al caffè ho immaginato il cattivo risveglio di Borghezio, Boso, Calderoli, Castelli, Bossi e compagnia. Gentaglia che siamo riusciti a mandare al governo del nostro paese. E il prode Gasparri che non si è risparmiato la cialtronata giornaliera (Al Qaeda sarà contenta). E che dire di quel pirlone di ministro degli esteri che si è affrettato a dire che tra Obama e il suo capo ci sono molte similitudini. Certo, come tra la Gioconda e Cicciolina. Per compiacere il cavaliere c'è chi mangerebbe sterco e direbbe che sa di cacao. Non so se Obama cambierà il mondo. So però che non sarà più il mondo del gruppo di texani che stava attorno a Bush e che la maggioranza degli americani ha già consegnato alla storia definendoli "vecchi scemi bianchi". Barack Hussein. Che giorno quel 5 novembre 2008!


Raffaele Mangano

martedì 4 novembre 2008

Scuola: 9 Bambini Su 10 Bocciano Il Maestro Unico


(AGI) - Milano, 4 nov. - I bambini dicono 'no' al maestro unico nelle scuole elementari, una delle novita' piu' significative della legge Gelmini che modifica radicalmente il sistema scolastico italiano. E' quanto emerge da un sondaggio proposto da 'www.focusjunior.it', sito web del mensile Gruner+Jahr/Mondadori diretto da Vittorio Emanuele Orlando e rivolto a bambini e ragazzi tra 8 e 13 anni. Su 655 votanti, l'86 per cento si dice contrario all'introduzione del maestro unico dall'anno scolastico 2009-2010. "Ogni maestra e' brava in una materia, non puo' esserlo in tutte", "meglio abituarsi alla varieta' di professori delle medie", 'non vedere sempre la stessa faccia": sono alcune delle motivazioni che spingono i ragazzi a non essere d'accordo con questo cambiamento. Promossi, al contrario, gli altri punti chiave della legge Gelmini. Come il voto in condotta, il cui ritorno trova il consenso del 69 per cento dei ragazzi ("i bulli finalmente diminuiranno", dicono) e l'introduzione di una nuova materia, "Cittadinanza e Costituzione". I risultati del sondaggio saranno presentati in edicola sul prossimo numero di Focus Junior, con un ampio servizio ricco di testimonianze dirette dei lettori. Il mensile, inoltre, invita ragazzi e ragazze a dire la loro sulla riforma della scuola domenica 23 novembre, nell'ambito di un dibattito organizzato insieme ad Arciragazzi e Unicef in occasione della nona edizione della Marcia dei diritti dei bambini che si terra' a Milano. Il sondaggio non ha alcun valore statistico, in quanto rilevazione aperta a tutti e non basata su un campione elaborato scientificamente. Ha quindi l'unico scopo di dare la possibilita' di esprimersi sui temi di attualita'.

lunedì 3 novembre 2008

Berlusconi in salsa "obamiana": una patetica messinscena

Leggo su "Repubblica" una spericolata affermazione del ministro Frattini: "I punti di contatto tra Berlusconi e Obama si notano: ho sentito fare discorsi a Obama basati molto sugli ideali, che si concentrano su alcuni pensieri chiave. Questo modo di comunicare è simile a quello di Berlusconi. Poi Obama insiste sul concetto 'buy american', comprate americano, investite sul nostro Paese. Ciò che fa anche Berlusconi". Sebastiano Messina, sempre su "Repubblica", l'ha svillaneggiato a dovere, ricordando che effettivamente anche Obama, come Berlusconi, ama il mare, porta scarpe allacciate, usa il dopobarba, scrive con la penna e beve caffè. Noi potremmo aggiungere che anche Hitler si basava su ideali e su alcuni pensieri chiave: a suo modo, certo, ma sempre di ideali e di pensieri chiave si trattava; se ne dovrà forse dedurre che i discorsi di Hitler somigliavano a quelli di Berlusconi? (Del resto, anche il Führer aveva pensato a un reality .) E' pure vero che Berlusconi, come Obama, ci invita a "buy american", infatti ha spesso dichiarato che lui sta dalla parte degli Usa prima di sapere se hanno torto o ragione, e che a scuola lo definivano "l'amerikano".
Un'altra evidentissima somiglianza tra Obama e il Cavaliere sta nella considerazione degli insegnanti. Per il candidato americano alla Presidenza, "ne abbiamo bisogno, sono sottostipendiati e vanno riqualificati". Esattamente ciò che pensano i ministri berlusconiani, non vi pare?

E non alludo nemmeno tanto alla prestanome del duo Tremonti-Brunetta, quanto all'immarcescibile Calderoli che, ancora sul quotidiano di Scalfari, ha concesso magnanimamente che la protesta dei precari è legittima, ma i loro non erano né sono diritti acquisiti. Quindi, tutti a casa. Semplice, per il semplicissimo - e indispensabile - Ministro della Semplificazione.

Neppure "Repubblica, comunque, ha ricordato che, fino a ieri, Berlusconi tifava per McCain, cosa del resto abbastanza logica visto il suo (di Berlusconi, non di McCain) appiattimento totale su Bush, la sua (sempre di Berlusconi) ammirazione, che quasi sconfina nell'innamoramento, per quello che reputa il più grande Presidente della Storia, visto il totale appoggio alla guerra in Medio Oriente, al riarmo, ai teocon e alla xenofobia, spesso e volentieri sfociata in aperto razzismo. Lo si può leggere (solo a mo' di esempio) qui, qui e pure qui .

Ma ora il vento (pare) mutato. Berlusconi pensa, anzi teme, possa vincere il "negro" Obama - questo il vero pensiero suo e dei suoi -, e allora eccolo festosamente schierarsi per il senatore democratico. Ebbene, trattasi di ennesima balla. Berlusconi sta con McCain. Io, detto fra noi, non sono del tutto convinta, malgrado i sondaggi favorevoli, che Obama possa farcela. Lo spero, naturalmente, ma preferisco non sbilanciarmi, forse per scaramanzia.
E se, Dio non voglia, vincesse davvero McCain? Nessun problema, Berlusca l'aveva sempre detto, e se in questi giorni pare aver affermato il contrario, è perché, come al solito, la stampa l'aveva "frainteso".

domenica 2 novembre 2008

Per il movimento il referendum è solo una trappola

Subito dopo l'approvazione al Senato del decreto legge n.137/08, mediaticamente noto come decreto Gelmini, il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni ha dichiarato che promuoverà un referendum per abrogare tale decreto. Inoltre ha "lanciato lappello a tutte le forze della scuola e dell'università , alle famiglie interessate, alle forze politiche perché partecipino alla raccolta delle firme per il referendum promuovendo comitati in tutte le città italiane".

Facciamo attenzione, per il movimento contro la pseudo riforma Gelmini un referendum rappresenta solo una trappola! Evitiamo di cascarci. Prima di tutto l'abrogazione del decreto Gelmini eviterebbe il "maestro unico" e le 24 ore settimanali, ma non i tagli previsti dall'art. 64 del decreto legge n.112/08 convertito nella legge n.133/08. Il problema grosso sono i tagli, giusto per non dimenticare si tratta di risparmiare 8 miliardi di euro in tre anni tagliando 87.500 docenti e 44.500 ATA. Il "maestro unico" e le 24 ore settimanali sono un modo come un altro per tagliare, devastante quanto volete dal punto di vista pedagogico, ma, dal punto di vista del governo, uno strumento come altri per raggiungere l'obiettivo del risparmio.

Senza "maestro unico" e 24 ore settimanali nella scuola elementare saranno tagliati allo stesso modo 30.000 docenti. Nel decreto non c'è scritto che le 24 ore settimanali sono obbligatorie, ma nel piano programmatico c'è chiaramente scritto che più si risparmia attivando classi a 24 ore, meno danni ci saranno su tutto il resto della scuola elementare.

Giusto per completare il quadro è meglio rendersi conto che anche se tutte le classi prime del prossimo anno fossero a 24 ore, saranno circa 28.000 (21.000 a tempo normale e 7.000 a tempo pieno), produrrebbero un taglio di 8.000 docenti. Il piano programmatico prevede per il prossimo anno nella scuola elementare un taglio di 16.300 docenti (12.300 su posto comune e 4.000 specialisti).

Evidentemente i tagli produrranno qualche cambiamento anche nelle seconde, terze quarte e quinte elementari. Il vero nodo sono i tagli contenuti nella legge n.133/08. Non fraintendetemi, il "maestro unico", se sarà applicato, sarà devastante, ma è importante capire che è solo un pezzo della devastazione complessiva che, con o senza "maestro unico", procederà ugualmente se non bloccheremo i tagli previsti per tutta la scuola.

Capite poi che se si vuole promuovere un referendum per abrogare il decreto Gelmini, ma contemporaneamente si dichiara che fino a 6 miliardi di tagli sulla scuola si sarebbe potuto negoziare, ma 8 son troppi, allora la contraddizione è evidente.

Detto questo vediamo come mai il referendum è solo una trappola per il movimento.

Il segretario del PD ha detto subito che l'idea è sua, ma dopo i comitati per raccogliere le firme li devono costituire i cittadini, il popolo della scuola per intenderci. Secondo lui invece di manifestare e costituire comitati scuola per scuola formati da genitori, insegnanti e studenti per fare in modo che la pseudo riforma NON venga applicata e i tagli NON eseguiti, il popolo della scuola deve concentrare tutte le sue energie nel raccogliere le firme.

Raccogliere 500.000 firme per un referendum, sempre ammesso che, a fronte del mastodontico lavoro, venga accolto e non respinto, non è uno scherzetto.

Cerchiamo di capirci, raccogliere le firme per un referendum non è come raccogliere le firme contro il "maestro unico" su fogli di carta fotocopiati al volo o scaricati da un sito internet. Va benissimo raccogliere le firme contro il "maestro unico", ma questo è un atto politico, ma non giuridico - legislativo come raccogliere le firme per un referendum. I moduli di raccolta non sono moduli qualunque e per ogni firmatario bisogna raccogliere diversi dati e non solo la firma. Le firme vanno tutte autenticate nel momento stesso in cui vengono raccolte, e per fare questo è necessario che ad ogni banchetto di raccolta sia sempre presente per esempio un consigliere comunale o provinciale che si occupi di questa operazione. Per ogni firma raccolta è necessario richiedere il certificato elettorale del firmatario che viene rilasciato dal comune di residenza e dal comune in cui vive. Sembra banale, ma raccogliere firme per esempio in una città come Milano comporta la richiesta di certificati elettorali non solo nella provincia di Milano, ma del Paese intero. Ad ogni modulo di raccolta firme devono essere allegati i certificati elettorali di tutti quelli che hanno firmato quel modulo.

Provate a domandare a chi ha raccolto 100.000 firme, autenticate e certificate, per la [ http://www.retescuole.net/www.%20leggepopolare.it ] "Legge popolare per una buona Scuola per la Repubblica" cosa ne pensa dell'idea di raccogliere le firme per un referendum?

Capite che mentre il popolo della scuola raccoglie firme per il referendum, il governo taglia, applica tutti i regolamenti attuativi, compreso il "maestro unico", e devasta a tal punto la scuola che una volta raccolte le firme, sempre che ci si riesca, della scuola non resterà nulla.

Anche se il Partito Democratico si rendesse disponibile ad attivare tutti i suoi iscritti per raccogliere le firme, sarebbe comunque sbagliato perché in questo momento per battere la pseudo riforma Gelmini bisogna chiedere l'abrogazione dei tagli previsti dalla legge n. 133/08 e del decreto legge n.137/08, ma contemporaneamente bisogna scuola per scuola costituire comitati di genitori, insegnanti e studenti e fare in modo che nulla di quanto previsto da queste leggi venga applicato.

Piuttosto che dire "raccogliete" le firme per il referendum, il segretario del PD potrebbe dire ai suoi iscritti o simpatizzanti, se genitori, insegnanti o studenti, di andare nella loro scuola e costituire un comitato che si batta per non far applicare la pseudo riforma Gelmini. Invece no, troppa fatica, meglio i proclami televisivi, meglio dire "armiamoci e partite". Forse si è accorto che qualcosa gli sta sfuggendo. Il popolo della scuola si è dato degli obiettivi e ha deciso di raggiungerli autonomamente, ha ritirato la delega ai partiti, non importa se si trovano dentro il parlamento o fuori, e ha deciso di procedere in prima persona. L'idea del referendum non è altro che una manovra per modificare gli obiettivi e le pratiche che il movimento si è dato. Si vuole indebolire il movimento e fare in modo che le deleghe, temporaneamente ritirate, tornino ancora ai partiti.

Hanno provato a farci lo scherzetto, ma sono stati subito smascherati. Non siamo sciocchi, siamo in grado di evitare accuratamente le trappole.

Questa pseudo riforma può essere arrestata solo se si continuerà a lavorare scuola per scuola perché non venga applicata, a fare anche le manifestazioni, ma non di certo raccogliendo firme per un referendum.




Milano, 31 ottobre 2008




Mario Piemontese










sabato 1 novembre 2008

L'arrivo

Approdato
a porto sicuro
declina il volto
e scioglie l'àncora.

Ha spento i conti
col destino selvaggio,
l'ha reso vento
e impalpabile gloria.

Solo a tratti
nel soffitto dei pensieri
i suoi occhi
assonnati e vagabondi

s'imbattono in giovani vite
straniano in dorature immense
in stonati meriggi
in oblique voluttà.

Come antichi risvegli
dileguati e azzurri e pigri,
venati di caffè,
di baci smozzicati,

di sorrisi imprevisti,
di mattine curiose,
di labbra non dette
nel chiarore stupefatto.

Ma l'attimo scorre.
Risuona il silenzio.
Si concede un sospiro
ed è sazio di sé.