venerdì 27 febbraio 2009

क-एरा उन वोलता ला लैसित' देल्लो स्ततो

giovedì 26 febbraio 2009

liberta

ecco una attualizzazione del dipinto la liberta che guida il popolo di un dipinto di Eugène Delacroix, ad olio su tela (260 x 325 cm), quest'opera fu realizzata nel 1830 per ricordare la lotta dei parigini contro la politica reazionaria di Carlo X di Francia. Oggi l'opera è conservata al Musée du Louvre di Parigi. qui l-oginale




le altre tavole le trovate

http://www.artandcomics.it/opere/eugene_delacroix_la_liberta_che_guida_il_popolo_tav1.htm
http://www.artandcomics.it/opere/eugene_delacroix_la_liberta_che_guida_il_popolo_tav2.htm

mercoledì 25 febbraio 2009

Con l'acqua alla gola?...

Mi giungono notizie contrastanti (e inquietanti) sul futuro dell'acqua pubblica. Da un lato, trovo l'accorato appello di Giuseppe Lo Presti, politico di sicuro valore, che riporto integralmente:

Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. (varie lobby e lobbettine si stanno gia formando o sono gia presenti!). Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale). Già a Latina la "Veolia" (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, "Veolia" manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.

L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca.


Giuseppe Lo Presti



Dall'altro, un'amica mi scrive che "la Regione Lombardia pare si opponga ancora alla privatizzazione (dati aggiornati al 29 gennaio 2009, http://www.acquabenecomune.org/IMG/pdf/l.r._29_gennaio_2009_n._1.pdf)" e quindi non ritiene che Lo Presti possa alludere a una approvazione ufficiale.


Resta il fatto che sul tema "acqua" non si è espresso più nessuno e i grandi media tacciono. Aiutateci a capire meglio e, nel frattempo, diffondete l'allarme.




martedì 24 febbraio 2009

Milano: contro lo scudo spaziale in Europa, la marcia degli invisibili

lunedì 23 febbraio 2009

3viso.com » Blog Archive » Si fingono fratello e sorella per trovare ricovero

3viso.com » Blog Archive » Si fingono fratello e sorella per trovare ricovero

mercoledì 18 febbraio 2009

Benigni sulle strade di Corinto

D'accordo: gustosissima, a Sanremo, la satira su Berlusconi, Mastella, Alfano & Co., una frecciata allo sfacelo veltroniano ci poteva pure stare, ma non importa. Importa il "dopo".

Quando ha parlato degli omosessuali (mai definiti gay, e non a caso). Il bersaglio non era quel gocciolone di Povia, ma Ratzinger e i suoi epigoni. Li ha stracciati sul loro stesso terreno [cfr. il video completo]. La citazione "L'amore è superiore alla fede" è tratta infatti dall'Inno alla carità di san Paolo. Senza nominare niente e nessuno, con le semplici e sublimi armi dell'arte e della cultura, Roberto ha fatto capire dove sta la verità.

martedì 17 febbraio 2009

Dov'è Mimì

Era rimasta chiusa in un cassetto, quasi si vergognasse della propria bellezza. La diversità piaga, non solo nell'abiezione. Lascia senza fiato, turba, scuote. E piange per la propria solitudine incompresa, statuina d'alabastro che nessun principe vorrà mai sposare. Sono trascorsi vent'anni da quel miracolo, da quel balenio di perfezione che, proprio sul palco di Sanremo, prorompeva nell'addogliata grazia dell'eccesso. Su quel palco era tornata, scalfendo un impenetrabile muro di silenzio, Mia Martini offrendo un disperato inno d'amore: Almeno tu nell'universo.



Tornava da chissà quali mondi, spersa, sepolcrale ma sanguigna, e con occhi mani gesti e denti supplicava, implorava di essere riamata, poco, male, incomprensibilmente, banalmente: ma fosse amore, una buona volta.Io la vedevo come un'infiorata pop. Inquadrata dal basso in alto, Mimì aveva qualcosa di regale, una Madonna da processioni. Ma l'umanità che sprigionava appariva così tagliente e smessa, da risultare un rigo incompiuto, tenue e grave il suo fardello di figlia ripudiata, senza scampo, e senza porte, la sua inutile fuga. Dagli avi, da sé, dal destino forse.

Il destino ha perseguitato Mimì fino all'ultimo. E una volta tornato quell'amore, s'era accorta dell'inganno: l'amore parziale, banale, normale non poteva soddisfarla. Lei, non era normale. Ha pagato quell'eccesso, quello stare suo malgrado fuori posto, la vividezza delle passioni, torride e proibite. Ci è rimasto il suo grido, prima tinnante come arpa, poi sempre più roco, squarciato, stridente. Il mondo non basta, l'universo magari. Ma non da soli, ché soli si muore. Dopo vent'anni, quanto ancora rintocca quel grido.

LE LACRIME DEI BAMBINI CONTRO I LORO ORCHI!!!

a volte una canzone , un video dicono più di mille e mille bla bla . me ppoi chi già mi segue sull'altro blog di splinder sa il mio pensiero sulla pedofilia .
ora basta coi perchè due parole sono troppo e una è troppa e io ho già detto la mia

sabato 14 febbraio 2009

Ho amato due uomini

Ho amato due uomini.

L'uno rapido come il torrente nascosto,
l'altro straniato come stella filante.

Negli occhi dell'uno fiumi d'autostrade,
negli occhi dell'altro labirinti di colore.

Mi hanno accompagnata
nel blu rarefatto del silenzio,
nel disincanto d'un albero brullo.



In cortili e recinti assonnati
o in plaghe di smagliante neve.

Là dove il campo
smargina in binario,
e gl'inganni infantili
in un tormento segreto.

Ho amato due uomini
che mi hanno generata,
due madri inattese
sulle altane della Vita.

Non più solo donna,
ma cosmico abbraccio
nella spirale incandescente
dell'imprevisto mondo.

martedì 10 febbraio 2009

9 febbraio, di sera

Soltanto ora riesco a scrivere, non di te, ma a te. Di te e dei tuoi cari s'è scritto, e detto, e urlato, e bestemmiato troppo in questi interminabili mesi, in queste infinite ore. Scrivere di te mi riusciva impossibile. La tua impalpabile possanza m'invadeva con tale prepotenza, il fermo immagine della tua stralunante, succosa e sfrontata giovinezza mi appariva così in contrasto con l'impenetrabile cappa in cui giacevi, oscura ai nostri occhi ansiosi, che no, nessun motto, nessun pensiero, nessuna preghiera poteva in me sostituire il silenzio.

Tu che potevi essermi figlia, se restavi quella dei vent'anni. E forse perché avvertivo questa tua figliolanza, questa tua estrema e disperata dipendenza da noi, poveri umani, non potevo - non posso - nominarti per esteso. Avverto un frizzo stridente, come volessi rinchiuderti ancora una volta in qualche lettera, in un caso clinico, e proprio nel momento in cui sei sciolta da ogni legame. E. "E" come Eterno, "E" come una congiunzione cui mancava un principio, di cui non si vedeva il termine. "E", come "e tu eri là", presente imperfetto, là nell'interregno, nelle cavità della vita, nella periferia d'un respiro oscuro, dove nessuno poteva raggiungerti, neppur volendo. Era questo continuum svanente che smarriva, la terra incognita, la landa desolata dove immaginavo baluginassi, nella notte e nella nebbia.

Dove, forse, sentivi, e non potevamo captarti. Dove, forse, restavi sospesa, ignota al mondo e a te stessa, e all'immotivato, crudele nulla. Il nostro inferno, la dannazione della razza, non è la fine. E' l'assenza, l'atomo opaco, la scala interrotta, la domanda senza risposta.

E. E continuavi a percorrere, tu l'ebrea errante, il viottolo spinoso delle umane coscienze. E non sparivi, e non ricapitolavi, e restavi col tuo corpo disappartenuto, e resterai per sempre, nel flusso dei mondani tumulti. E anche per questo, forse, non potevo parlare né scrivere di te prima. Ho potuto farlo con Piergiorgio, con Gina, con Roberto, con Luz. No, con te non potevo. Troppo archetipo, troppo vertigine, troppo...

Non sei più in sospensione, adesso. Adesso è giunto anche per te il momento di fermarti, perché ti sei sciolta in un altro abbraccio. Dal padre al Padre, nell'arrendevolezza che forse sola può salvare, a patto di saper attraversare questo scompaginato vuoto. Per non poter più dire, noi tutti, io, te, non ce la faccio. Ti dedico un video che, con un'amica, avevo realizzato proprio ieri, a poche ore dal tuo saluto. Addio, straniera di tutti, riposa in pace. A ricordarci la nostra estraneità qui, in questo angolo stretto e lontano.

martedì 3 febbraio 2009

मई पिऊ'