mercoledì 27 maggio 2009

La Cei, il papi e la regina

1. E’ di oggi un pesante articolo non firmato (quindi molto autorevole) del Financial Times e dell'Independent di Londra che certamente non sono comunisti che definiscono il sultano di villa Certosa «Un pericolo» per l'Italia, dopo il Times di Londra, quotidiano filo conservatore e il Guardian, quotidiano filo laburista. Essi definiscono il presidente italiano del consiglio dei ministro «un pericolo per l'Italia e un maligno esempio» e «corruttore dell’avvocato David Mills». La differenza con i giornali nostrani è abissale.
2. La Cei ha parlato. Dovremmo essere tutti contenti e soddisfatti che finalmente i vescovi, riuniti a Roma per la loro 59a conferenza (25-29 maggio 2009). I giornali hanno parlato di parole forte, di critiche al governo per le misure promesse e non mantenute e al comportamento personale del capo del governo. Insomma, un rigurgito di etica sana a salutare. Per un momento mi sono sentito orgoglioso che i vescovi avessero tutto ad un tratto acquistato quella libertà di parola che piagnucolano ad ogni piè sospinto. Mi è venuto il dubbio che essendo domenica prossima Pentecoste, lo Spirito Santo avesse fatto una deviazione e li avesse investiti a loro insaputa. L’illusione è durata poco.
3. I giornali hanno sintetizzato in poche frasi 15 cartelle suddivise in 10 punti, lette dal card. Angelo Bagnasco (e non potrebbe essere diversamente), dando così l’impressione che l’eminenza avesse detto parole di fuoco contro un signore che ha occupato il posto di primo ministro, che frequenta le minorenni, che è aduso all’harem (30/40 vergini alla volta), che è malato (sempre parola della moglie), che dice bugie in pubblico e al governo; che del terremoto finita la passerella nulla si sa più; che i giornali di tutto il mondo deridono, solidali con la Repubblica e le sue dieci domande inevase.
4. Dopo avere letto i giornali inglesi, vado a leggere la prolusione del card. Bagnasco e cosa trovo? Nulla. Il nulla del vuoto, anche del vuoto spinto. Quattro pagine di saluti ai nuovi vescovi e a quelli morti e infine l’inno consueto di omaggio al papa, felicemente regnante, con il suo luminoso esempio di magistero in Italia, nella visita ai terremotati di Abruzzo e in Palestina. Manca sola la prostrazione materiale per il bacio della sacra pantofola.
5. Il cardinale dice che il papa è stato fatto «bersaglio» di ostilità per la bella lettera che ha inviato ai vescovi di tutto il mondo dove spiegava le sue ragioni per la revoca della scomunica ai lefebvriani e dove prende le distanze dal negazionista Williamson. Il cardinale si dimentica che fu il papa a prendere come bersaglio il concilio ecumenico Vaticano II, concedendo la revoca della scomunica senza pretendere la sottomissione al magistero conciliare: fu lui ad aprire la falla della divisione perché i tradizionalisti ora esigono che il concilio venga dichiarato non vincolante. Io credo che il papa abbia commesso un illecito e non ne aveva diritto ed è responsabile dello scisma silenzioso che serpeggia nella chiesa. Penso che debba essere il papa a chiedere scusa a quanti ha ferito con le sue scelte poco cattoliche e molto scismatiche.
6. Poi il cardinale nella più tradizionale delle forme diplomatiche diluisce, sopisce sparge parole anche forti ma in diluvio di parole oppiacee per cui «auspica un fisco più leggero» e non quindi parla non di «operai», ma di «leva occupazionale»: «Contraendosi gli ordinativi e le commesse, dalle imprese viene azionata la leva occupazionale, talora in tempi e modi alquanto sbrigativi, come si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra». In questo contesto «a patire le maggiori ripercussioni è la fascia dei precari.. Per questi lavoratori gli ammortizzatori previsti sono davvero modesti».
7. Francamente non mi pare una messa in mora del governo che non ha mantenuto una sola promessa, che è responsabile del degrado lavorativo e sociale di tutto il paese. Mi pare al contrario una carezza con una piuma di struzzo che nasconde la testa per no vedere la tragicità della realtà.
8. Poi al punto 8 a pag. 11, si parla di immigrazione: «Nell’ultimo periodo si è parlato molto di immigrazione … a causa del disegno di legge sulla sicurezza che … peraltro non ha superato tutti i punti di ambiguità. In secondo luogo a causa della concomitante ripresa degli attraversamenti del Mediterraneo … Ad essi le nostre Autorità hanno infine risposto con la controversa prassi dei respingimenti, già sperimentata in altre stagioni come pure in altri Paesi» cui segue il pistolotto d’obbligo sulla «dignità della persona e bla bla bla».
9. Finalmente al punto 9 a pag. 11 ci si aspetterebbe che il presidente della Cei fosse informato su quanto avrebbe fatto, detto, non fatto e smentito il presidente del consiglio, suo socio in affari di stato e di chiesa. Invece con un linguaggio clericale e cantilenante, l’eminenza sua parla di «emergenza educativa» e riesce a dire che «in certa misura, il problema dei giovani sono gli adulti! Il mondo adulto non può gridare allo scandalo, esibire sorpresa di fronte alle trasgressioni più atroci che vedono protagonisti giovani e giovanissimi, e subito dopo spegnere i riflettori senza nulla correggere dei modelli che presenta ed impone ogni giorno. Sono modelli che uccidono l’anima, perché la rendono triste e annoiata, senza desideri alti perché senza speranza. Ma il cuore dei giovani, anche quando sembra inerte o prigioniero del nulla, in realtà è segnato da una insopprimibile nostalgia di ideali nobili, e va in cerca di modelli credibili dove «leggere» ciò che veramente riempie la vita».
10. A me pare evidente che il cardinale parli di Berlusconi e del suo «maligno esempio», eppure chi legge non capisce nulla: le parole eminenti dell’eminenza sua valgono per tutti, per il genitore disoccupato e precario come per il ricco che se ne frega altamente delle parole eminenti, salvo usarle per dire che i Vescovi non hanno nemmeno nominato Berlusconi.
11. I vescovi si ritengono custodi della morale: ma chi custodisce i custodi? il loro linguaggio diplomatico e vellutato ha quasi lo scopo di non recar danno eccessivo al manovratore, corruttore di vergini (?) e corruttore di avvocati. Un’occasione mancata. Poteva venire dalla Cei un insegnamento di alto livello che poteva aiutare gli Italiani a invertire la tendenza del degrado etico e invece i vescovi fanno colazione con il latte di gallo perché loro non giudicano, loro non interferiscono.
12. L’indomani il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, si defila ancora di più e dice espressamente: «Nessun giudizio, ognuno ha la propria coscienza, aggiungendo – bontà sua! – che «non si può essere incuranti degli effetti che certi atteggiamenti producono, e ciò vale a seconda della visibilità di ciascuno». Che delicatessa! Non serve nemmeno l’anestesia!
13. Eppure, è l’intero governo che è di «maligno esempio», esempio che ha corrotto anche i vescovi se è vero come è vero che il vescovo dell’Aquila, tale Giuseppe Molinari che ebbe a rimproverare Franceschini del PD che osava criticare il premier sulla questione della verginella di Casoria.
14. Invece di esigere che i cattolici prendano le distanze da un uomo che ha dilapidato il tessuto etico del Paese, piegandolo ai suoi bassi interessi e scomunicando quanti lo appoggiano in politica, in affari e pederastia, i nostri beneamati pastori non «sono incuranti degli effetti». Ci fosse Totò, si lascerebbe scappare dal profondo del cuore: «Ma mi faccino il piacere … !!!!».
Ci auguriamo un degrado sempre più profondo e senza fine, sperando un giorno di toccare il fondo per avere un punto di appoggio per risalire la china. Intanto preghiamo la Carfagna, la Gelmini e le altre «scoperte» dal sultano di villa Certosa di curare il loro papi con affetto, condizione essenziale per mantenere il posto di impiegate del capo.

Genova, 27 maggio 2009
Paolo Farinella, prete – Genova

Pacchetto sicurezza

"Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica". Scorrono le immagini del video di Vieni a ballare in Puglia, brano in cui Caparezza, con l'acida affabulazione che lo contraddistingue (un "bravo" anche ad Albano per il cameo), punta il dito sulle morti da taluni, inspiegabilmente, definite bianche. A me son sempre sembrate nere, nerissime. Acri e primitive come il paesaggio del video, arrostato da un sole implacabile, d'un furore malato, metallico, ferrigno. Non è il Sud patinato delle agenzie di viaggio, è la periferia africana dei bus scalcagnati e tossici. E' l'Italia.



Avevo condiviso questa canzone con gli amici di Facebook, qualche giorno fa. E ieri, la notizia, l'ennesima, maledetta, intollerabile: non in Puglia, ma in un'altra Africa, cioè la Sardegna: Saras. E Saras si aggiunge alla Torino della Thyssen Krupp, alla Milano del ferroviere cinquantenne, alla terra desolata di Michele e i suoi compagni (fratelli). All'Italia. Quest'Italia, del 2009.

L'Italia in cui la generazione bruciata dei 40-50enni barcolla senza un lavoro fisso. Dove, anzi (dati Istat di ieri), i disoccupati hanno superato gli occupati. Ma occupati, questi ultimi, come, in quale misura?C'è chi dalla crisi nera, dalle morti nere come la pece, trae immensi profitti. Si crepa per 900 euro al mese perché non esistono alternative. E i padroni sono tornati a sfoggiare il cilindro. Si schiatta perché, dalla crisi, il capitale speculativo trae nuova linfa vitale. Per questo Giorgio Schultze propone una co-gestione dei lavoratori agli utili dell'azienda. Perché la crisi del capitalismo, da noi non voluta, non vogliamo risolverla col nostro sangue.

Non è più solo dolore, il dolore non serve a nessuno. Non in un mondo di pescicani, dove le anime gentili possono solo soccombere. Sale la rabbia. Nessuna pace, no, nessuna pace senza giustizia. E vorremmo il sorriso, la leggerezza, la voglia di scherzare, di librarci in quel bello aereo che, unico, ci contraddistingue dalla bestialità. E ce lo strappano, con gli adunchi inesorabili artigli.


Immagini dal film Come un uomo sulla terra, sui "respingimenti" dei clandestini.

"Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati e ci siamo dimenticati d'essere figli di emigrati", prosegue il cantautore pugliese. Già. Lungi da me il buonismo, per carità; so che è disperatamente fuori moda, adesso risulta "in" il cattivismo, benché nessuno ricordi (popolo di smemorati, il nostro) che non è altro che la versione riveduta e corretta dell'antico, e clownesco, "facite 'a faccia feroce". Sì certo so che il clandestino può delinquere ecc. ecc. (specie se non gli si concede alcuna possibilità di regolarizzarsi), ma davvero credete che un barcone di disgraziati sia per noi più pericoloso di una fabbrica non in regola con le elementari norme di sicurezza?Ma di questo nessuno parla, nessuno ne conia nefandi e urlati slogan elettorali. Per forza! I "padron dalli belli braghi bianchi" vanno tenuti buoni, agevolati, adulati, sollazzati. E quanto si sollazzano, in questo periodo! Su, passa dall'Italia, passa a miglior vita.

Garantire l’accesso a un’istruzione gratuita e di ottimo livello è il miglior investimento per una Nazione

La riforma Gelmini-Tremonti sembra voler dare il colpo di grazia a un sistema scolastico pubblico già provato dalla mancanza di investimenti: l’Italia è agli ultimi posti in quanto a spesa per l’istruzione pubblica nell’UE http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-8/spese-ue/spese-ue.html). L’ulteriore “contenimento” delle spese operato da questo governo, a partire da una miope visione dello Stato puramente aziendalista, oltre a ridurre la qualità di un diritto fondamentale per i nostri bambini e giovani, produrrà danni a lungo termine per il Paese.

Una riforma scolastica dovrebbe essere frutto di un pensiero pedagogico e promuovere il processo evolutivo del sistema scolastico. La “riforma Tremonti/Gelmini” http://www.camera.it/parlam/leggi/08133L.htm è veramente lontana da tutto questo: è semplicemente una manovra economica taglia spese!

L’impatto sul sistema scolastico sarà devastante e comporterà un “riassetto” organizzativo “al ribasso” nelle scuole. Si parla infatti di un totale di 7.832 milioni di euro in meno tra il 2009 e il 2012 con riduzione di 87.341 docenti nei prossimi tre anni (escluse le scuole d’infanzia) oltre ai tagli del personale ausiliario. Stiamo assistendo ad un vero e proprio ritorno al passato per la scuola pubblica, che sta per essere svilita e svuotata attraverso i pesanti tagli al personale docente in generale e al ripristino del docente unico alle elementari.

Quella che vuole la Gelmini non è sicuramente una scuola di qualità, nella quale si privilegiano le esperienze “dirette” dei bambini possibili nei laboratori, nei lavori a piccolo-medio gruppo, nelle uscite da scuola: esperienze fatte fino ad oggi grazie ad una moderna visione” attiva” del bambino e possibili nella pratica organizzativa grazie alla compresenza degli insegnanti. Se poi sommiamo la riforma “Tremonti-Gelmini” all’attuale pratica di equiparazione e sostegno alla scuola privata il disegno è completo: svuotare la scuola pubblica relegandola sempre più ad una funzione assistenziale a favore delle scuole private, anche e attraverso finanziamenti pubblici sempre più consistenti. La “riforma” se verrà applicata porterà alla progressiva distruzione del sistema scolastico italiano con tutto il bagaglio sociale e culturale che si è costruito in anni e anni di lavoro. Questa cosiddetta riforma ha incontrato numerosissime iniziative di resistenza e opposizione da parte del popolo dei genitori, dei docenti e degli studenti: resistenza che, anziché arrestarsi, si sta moltiplicando e rafforzando con forme ramificate e organizzate e chiedendo ancora di più una scuola pubblica di qualità e non di facciata. Dare voce anche in Europa a questo popolo è una priorità assoluta.


Giorgio Schultze
Portavoce europeo del Movimento Umanista
Candidato indipendente nelle Liste di IDV nella Circoscrizione Nord Occidentale

giovedì 14 maggio 2009

"L'ENERGIA NUCLEARE È NECESSARIA. VERO O FALSO?"

GIORGIO SCHULTZE PARTECIPA ALL'INCONTRO ORGANIZZATO DA ITALIA DEI VALORI DI NOVARA, GIOVEDÌ 14 MAGGIO ALLE 18.00, PRESSO LA SALA CONGRESSI COOP DEL CENTRO COMMERCIALE SAN MARTINO

Schultze su energia nucleare: "pericolosa, inquinante e soprattutto costosa. Necessario investire su rinnovabili, efficienza e risparmio, la nostra più grande miniera di energia"

Il portavoce del Movimento Umanista Giorgio Schultze, candidato indipendente al Parlamento Europeo con Italia dei Valori, prenderà parte a Novara all'incontro L'energia nucleare è necessaria. Vero o falso? per affermare la propria contrarietà in merito alla scelta del governo di rilanciare il nucleare civile. Dichiara infatti Schultze: "In un'epoca in cui i paesi più avanzati puntano sullo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, la scelta del governo italiano di rilanciare il nucleare civile è pericolosa, inquinante e soprattutto costosa. Perchè è una tecnologia che non è immune da guasti imprevisti ed è inoltre legata a doppio filo con la proliferazione delle armi atomiche; perché non è ancora risolto il problema dell'accumulo di scorie radioattive; perché anche i reattori di ultima generazione ad acqua pressurizzata (epr), di cui l'Italia vuole dotarsi attraverso l'intesa Enel-Edf, sono soggetti a problemi legati alla sicurezza degli impianti già in fase costruttiva, accumulando ritardi e incrementi di costo che poi verranno riversati sui cittadini, come nel caso del nuovo reattore di Olkiluoto in Finlandia. Ora più che mai è necessario investire su fonti energetiche rinnovabili, sull'efficienza e sul risparmio che rappresentano la nostra più grande miniera di energia".

Giorgio Schultze, architetto, esperto di fonti rinnovabili, di pianificazione energetica, di risparmio ed efficienza energetica nella pianificazione. Nel 2001 fonda La ESCo del Sole srl (www.laescodelsole.com ), tra le prime energy service company operanti in Italia nella gestione dei Titoli di Efficienza Energetica e della Certificazione Energetica, di cui è Presidente e Direttore Generale. Nel suo programma elettorale ha incluso come priorità lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il disarmo nucleare in Europa e l'applicazione del trattato di non proliferazione nucleare nel mondo.

Uff. Stampa "Giorgio Schultze in Europa"

Fame nel mondo: si può eliminare per sempre e in modo ecosostenibile col 10% di quello che oggi si spende in armi

963 milioni di persone, quasi il 15% degli abitanti del pianeta soffrono la fame: è stato calcolato che basterebbe solo il 10% delle spese militari mondiali per risolvere per sempre questo flagello! L’Unione Europea spende più del 20% del totale, per cui avrebbe la possibilità di farlo da sola semplicemente dimezzando i suoi investimenti militari.

Approfondimento: La fame nel mondo dal punto di vista dell'ecosostenibilità


Secondo l’ultimo rapporto Fao, presentato nel dicembre 2008, oggi nel mondo 963 milioni di persone soffrono la fame. Quaranta milioni in più rispetto allo scorso anno e 115 milioni in più rispetto al biennio 2003-2005. E l'attuale crisi finanziaria potrebbe aggravare ulteriormente la situazione, così come l’aumento del prezzo delle materie prime agricole, che ha fatto precipitare nell'insicurezza alimentare milioni di poveri e ridotto drasticamente la quantità e la qualità del cibo a loro disposizione.


In effetti i fattori che influiscono sulla questione della fame del mondo sono molteplici e diversi tra loro:
conflitti armati (guerre civili)
variazioni climatiche (cicli naturali di siccità e inondazioni, ma anche l'effetto serra causato dall'uomo)
disastri naturali (invasioni di cavallette, terremoti, tsunami)
regimi politici oppressivi, che mantengono la popolazione nella miseria ed impediscono l’arrivo di aiuti dall'esterno (come per esempio la Corea del Nord)
strutture sociali e infrastrutture inadeguate, che creano forti squilibri tra popolazione ricca e povera in una stessa nazione (mancanza di reti di trasporto, di strutture sanitarie e di ammortizzatori sociali)
pressione demografica
politiche agricole sbagliate (monoculture, OGM, biocombustibili, ecc.)


La fame sussiste soprattutto in Africa nera, America latina ed in alcuni paesi asiatici. Quasi tutte le maggiori carestie della storia sono state causate da conflitti armati e non da fenomeni naturali (Biafra, Angola, Sudan, Sierra Leone, Eritrea, Somalia). Ma queste carestie drammatiche rappresentano solo il 10 % dei decessi per fame, mentre la malnutrizione resta cronica in gran parte dei paesi nel sud del mondo, causando il 90 % delle morti.


Credo che sia necessario agire su moltissimi fronti per debellare la fame: ci vuole l'impegno per la pace nel mondo, per risolvere i conflitti in modo nonviolento, con il dialogo e non con le armi. Ci vuole la determinazione dei paesi occidentali a portare avanti il disarmo e la riconversione dell'industria bellica. Vanno rafforzati gli organismi internazionali, sia istituzionali (ONU) che di volontariato (le ONG, le Onlus), per intervenire rapidamente e in modo efficace nei momenti di crisi.


Dobbiamo mettere al bando gli organismi geneticamente modificati (OGM), che portano al monopolio delle multinazionali agroalimentari sui semi e fertilizzanti, privando gli agricoltori di ogni autonomia
incentivare la coltivazione di cereali e prodotti alimentari compatibili con il tipo di suolo e il clima locale, di modo da garantire l’autonomia alimentare dei popoli
disincentivare la produzione agricola basata sulle monocolture da esportazione, che creano dipendenza economica e spesso favoriscono la desertificazione o comunque impoveriscono i terreni.


Ma ci sono altri fattori su cui l'Occidente, i paesi ricchi, devono intervenire: l'uso dei biocarburanti ricavati da alcune colture, ad esempio, rischia di togliere terre preziose alla produzione alimentare. Sarebbe un disastro se nei campi del Terzo Mondo venisse prodotto il combustibile per le automobili dei ricchi, mentre la popolazione locale non ha abbastanza da mangiare. I biocarburanti sono quindi da usare con estrema cautela.Si impone anche una riflessione sulle abitudini alimentari, soprattutto di noi occidentali, che porti a una riduzione del consumo di carne e pesce: le proteine di origine animale, infatti hanno un impatto ambientale ed energetico decine di volte superiore rispetto a quelle vegetali.


Il massiccio consumo di pesce sta impoverendo rapidamente gli oceani e oggi la pesca è in rapida diminuzione. Molti paesi poveri hanno dovuto cedere i diritti di pesca al largo delle loro coste alle multinazionali occidentali sotto la pressione del loro debito estero.


È ambientalmente insostenibile consumare generi alimentari prodotti a migliaia di chilometri di distanza e trasportati in aereo. È solo con accorgimenti di questo tipo che possiamo giustamente affermare che oggi ci sono risorse più che sufficienti a sfamare in modo adeguato tutti gli esseri umani del pianeta.Infine occorrerà riflettere sul tema dell’esplosione demografica: infatti se la popolazione umana continuasse a crescere ai ritmi attuali, le tecnologie alimentari di cui disponiamo nel giro di pochi decenni non riuscirebbero a garantire il sostentamento della popolazione neppure in linea teorica.


Giorgio Schultze
Portavoce europeo del Movimento Umanista
Candidato indipendente nelle Liste di IDV nella Circoscrizione Nord Occidentale

venerdì 8 maggio 2009

Governo Italiano: razzista, violento e fuorilegge rispetto al “Diritto Internazionale”

No alla deportazione nei lager di chi chiede asilo, no alle nuove leggi razziali, sì all’applicazione delle norme internazionali per i diritti dei rifugiati


Quella operata sui 227 migranti arrivati nel Canale di Sicilia, tra cui molte donne e bambini va chiamata con il suo nome: è una deportazione! Una deportazione verso i veri e propri campi di concentramento messi in opera dalla Libia, con la piena complicità dei governi europei, nei quali secondo molte testimonianze dirette è praticata addirittura la tortura. Altro che rispetto dei diritti umani!


E dobbiamo sopportare l’esultanza dei leghisti che definiscono questo scempio “un risultato storico”, mentre blindano gli aspetti più discriminatori del decreto sicurezza portando perfino il PD, che non brilla certo per la sua opposizione a tutto questo, a parlare di “nuove leggi razziali”.


E dobbiamo sopportare l’arroganza con cui a Milano si propone addirittura di introdurre norme segregazioniste sui mezzi pubblic riservando alcune carrozze ai Milanesi. Una vera pagliacciata, che non sarà applicabile ma che intanto distoglie l’attenzione dalle azioni riprovevoli che il nostro governo, anche con la complicità dell’Europa sta perpetuando non solo sulla dignità, ma sui corpi stessi di uomini, donne e bambini che spesso stanno fuggendo da guerre e da altre persecuzioni.


Non lo dico io: lo dicono le Nazioni Unite.


Preoccupati per la scelta del governo italiano si dicono soprattutto i rappresentanti dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). «Non abbiamo notizie sulla nazionalità dei migranti spiega la portavoce dell'Unhcr, Laura Boldrini perchè non c'è stata trasparenza nella gestione della vicenda, ma è possibile che tra loro ci fossero richiedenti asilo e rifugiati». «Questo modo di gestire i flussi migratori nel Mediterraneo ‐ aggiunge Boldrini rischia di entrare in rotta di collisione con il diritto d'asilo». L'Unhcr si dice inoltre preoccupato per la permanenza in Libia «dove non c'è un sistema d'asilo funzionante e non potranno usufruire di alcun tipo di protezione». «Il rischio è che siano rispediti tutti nei paesi d'origine dove potrebbero essere in serio pericolo» (Il Manifesto, Venerdì 8 Maggio. Pag. 5).


Quando si parla di rispetto della legalità e si cerca di spacciare gli immigrati per criminali introducendo il reato di immigraione clandestina, bisognerebbe ricordarsi della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, per non parlare delle convenzioni internazionali sui rifugiati.


Chi è il criminale: chi cerca un rifugio per sfuggire a guerre e persecuzioni o chi mette a repentaglio la vita di bambini, donne e uomini innocenti come se si trattasse di rifiuti che non possono essere smaltiti?


Giorgio Schultze
Portavoce europeo del Movimento Umanista
Candidato indipendente nelle Liste di IDV nella Circoscrizione Nord Occidentale

mercoledì 6 maggio 2009

Messaggio a Vittorio Agnoletto


In risposta al suo comunicato "Chi è di sinistra NON può votare Antonio Di Pietro"


Caro Vittorio, ci conosciamo da troppo tempo e non vi è alcun bisogno di ricordare le nostre lotte e le nostre azioni per mostrare coerenze, sulla pace, disarmo, la nonviolenza, le energie rinnovabili, la difesa dei diritti degli immigrati ecc. ecc. Parlano le nostre vite per tutto questo.

Sono convinto che il "popolo di sinistra" non è immediatamente associabile alle sigle della sinistra (molte e troppo divise tra loro) che cercano di rappresentarlo.

E meno male! T'immagini se il "popolo di sinistra" che vuole giustizia, lavoro, pace fosse solo quel 3,6% dell'ex Sinistra Arcobaleno? Per fortuna è molto più articolato e forse vota, PD, IdV ed addirittura Lega e Berlusconi.

Come faremo ad intercettare questo "popolo"? Giocando a chi è la Vera Sinistra? Come faremo a diventare maggioranza (non di sigle) ma di persone che si riconoscono in valori per i quali sono disposti a lottare, organizzarsi, cambiare la società e questa storia sbagliata? Caro Vittorio, ci è toccato vivere nella "preistoria umana" e dobbiamo cercare di aprire le porte ad una Storia finalmente umana. Forse più umilmente dovremo (mi includo anch'io anche se dal tuo punto di vista non sono abbastanza di sinistra per poter parlare) riconoscere che i voti li dobbiamo riconquistare tra quel popolo di sinistra che non ne può più delle nostre divisioni, dei nostri litigi. E' da molto tempo che le sigle della sinistra non offrono risposte, non danno direzione ai grandi processi "epocali" ma si dilaniano in un vortice molto sofferente e contraddittorio, tutto "internalista". Guarda solo le differenze tra quando si è all'opposizione e quando si è stati al governo (nemmeno la Legge sul Conflitto d'interesse ha portato in Parlamento!!).

Non voglio più rubarti del tempo. Spero solo di poterti reincontrare al Parlamento Europeo, e non come "visitatore" ma come parlamentare in grado di portare dentro il Palazzo quello che stiamo già facendo in molte nazioni d'Europa e che tu stesso hai sempre appoggiato. E di questo ti ringrazio.

Spero di poter entrare, insieme a te, se lo vorrai, alla testa di quella Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, che dopo aver attraversato il mondo intero, potrà spalancare le porte a nuove forme di democrazia e partecipazione. Io credo che molti del popolo di IDV vogliano anche questo, per questo mi candido con IdV e voterò IdV, e scriverò sulla scheda Giorgio Schultze, senza vergognarmene.

Ti mando un forte abbraccio e un arrivederci a Bruxelles,


Giorgio Schultze
Portavoce europeo del Movimento Umanista
Candidato indipendente nelle Liste di IDV nella Circoscrizione Nord Occidentale

Riarmo e questione occupazionale

L’Industria bellica, l’unica che non conosce crisi e continua a crescere anche in questo momento di recessione, assorbe una quantità spaventosa di risorse ed investimenti (che devono invece essere destinati a settori produttivi decisamente più virtuosi ed utili!).

La crisi attuale, causata dal dilagare delle forme più oscene di speculazione finanziaria, sta esasperando le condizioni di tutti i lavoratori e in particolare degli immigrati e dei giovani precari, arrivando a produrre vere e proprie condizioni di nuova schiavitù in cui all’instabilità si somma il fatto di dover accettare il ricatto che impone di lavorare in situazioni che spesso mettono a repentaglio la vita stessa.

Dove sono finite le risorse che potrebbero permettere l’uscita da questa situazione? Le risorse più ingenti di capitale, oltre che nella speculazione finanziaria diretta che non produce nulla se non povertà, sono oggi investite nell’Industria Bellica (1.300 miliardi di dollari all’anno a livello globale), che garantisce agli stessi speculatori un’alta redditività attraverso la produzione di strumenti di morte.

L’Italia nel 2007 ha speso 31 miliardi di dollari in armamenti, classificandosi al nono posto a livello mondiale e Il governo Italiano in questo momento di crisi ha deciso di investire 14 miliardi di euro per dotarsi di una flotta di caccia F‐35.

Il vero investimento per la sicurezza deve essere quello della riconversione immediata dell’industria bellica verso attività prduttive che non solo possono generare un numero maggiore posti di lavoro, ma soprattutto che producano un circolo virtuoso di rilancio di tutto il sistema economico.

In questo momento c’è bisogno di investire nelle fonti energetiche rinnovabili, in misure per la sicurezza sul lavoro e in tutti quei settori che possano dare un contributo reale alla qualità della vita e a benessere delle popolazioni.

Giorgio Schultze

MA CHE C’ENTRANO QUESTI CODARDI CON NOI?

Prima le ronde, poi i medici-spia, ora i presidi-spia. Ma chi sono questi personaggi che siedono nelle stanze delle istituzioni italiane e cercano a tutti i costi di imporci, con la scusa della sicurezza dei cittadini, norme così degradanti?Al di là di che cosa effettivamente conterrà questo decreto sicurezza, visto che l’ultima trovata dei presidi-spia è stata stralciata, come si fa soltanto a pensare d’introdurre una norma di questo genere?

Mettendo un attimo da parte l’evidente intento discriminatorio che risiede dietro proposte di questo genere, sorge quasi spontanea una domanda: con chi credono di aver a che fare i suddetti personaggi che si aggirano nei palazzi istituzionali del nostro paese?

È molto probabile che un gran numero di italiani stia provando un senso di vergogna nell’essere rappresentato da un governo che sta provando in tutti i modi ad imporre, tramite la manipolazione dell’informazione e la promulgazione di leggi assurde, comportamenti antisociali dettati dall’egoismo e dal risentimento.

Solo l’egoismo e il risentimento possono ridurre, infatti, un essere umano a scagliare la propria aggressività contro i più deboli, contro coloro che non possono difendersi adeguatamente. Persone ammalate che hanno bisogno di cure e bambini che hanno bisogno di andare a scuola: ecco, alla fine, chi sono i primi bersagli prestabiliti da chi ha pensato che i medici e i presidi potrebbero trasformarsi in sonde per facilitare l’individuazione di chi deve essere colpito ed eliminato.

Non è solo una questione di schieramenti politici, perché purtroppo l’egoismo e il risentimento risiedono si a destra che a sinistra. La questione invece è un’altra: qual è la qualità, in quanto esseri umani, di ministri, parlamentari, sindaci e consiglieri che pensano ed agiscono in questo modo? Di che pasta è fatto il loro “paesaggio interno”?

Se è vero che la chiave di ciò che facciamo risiede nel cuore di ciò che crediamo, qui non si tratta soltanto di una lotta tra superficiali opinioni politiche diverse, ma di una lotta tra mondi interni molto diversi tra loro. In altre parole, si tratta di una lotta tra intenzioni umane. E siccome si tratta di intenzioni umane e non di forze meccaniche o naturali, ecco che allora possiamo parlare, non solo di oppressi e oppressori, ma anche di persone coraggiose e persone codarde. Sì, perché anche di questo si tratta, di codardia. Come potrebbe essere definito, se non di un codardo, il comportamento di chi incita alla denuncia di bambini e di ammalati senza permesso di soggiorno?

Qualcuno potrebbe dire: ma tutto questo non c’entra nulla con la politica. Davvero? E perché?Che cosa c’entrano, allora, il clientelismo, la corruzione e l’interesse personale che spesso e volentieri vengono a galla quando si parla di politica? Perché più di una volta, quando si parla di politica, viene a galla la questione morale?

Non è forse l’ostinazione ad escludere dalla politica temi come l’intenzionalità umana che ha ridotto la stessa politica a quel ciarpame a cui siamo costretti ad assistere?

E se fosse, invece, proprio il mettere al centro l’essere umano e la sua intenzionalità il primo vero obiettivo di una nuova politica? Sarebbe troppo scomodo per i codardi del momento. Rimettere al centro della politica l’intenzionalità umana significherebbe considerare il clientelismo, la corruzione e l’interesse personale non più come ingredienti “naturali” della politica, ma come il frutto di intenzioni egoistiche che spogliano altri della propria intenzionalità, quindi violente.

Rimettere al centro della politica l’intenzionalità umana significherebbe considerare il trattare come criminali i cosiddetti “immigrati clandestini” non più come la “naturale” reazione di un popolo che vorrebbe sentirsi più sicuro, ma come il frutto di intenzioni discriminatorie che spogliano altri della propria intenzionalità, quindi, ancora una volta, violente. Rendiamo scomoda la vita a questi codardi! Riempiamo la politica della nostra comune umanità!

Ecco perché non è di libertà che bisogna parlare, ma di liberazione. Ora e sempre, liberazione!


Roma, 5 maggio 2009
Carlo Olivieri
umanista