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04/05/19

A Posada la sfida di Veronica edicolante resistente. riapre da dopo anni l'edicola del paese

da la nuova sardegna del 1\5\2019


 A Posada la sfida di Veronica edicolante resistente Una 33enne riapre la rivendita di giornali nel paese. Una laurea in architettura: «Ma ho la passione della carta stampata nel sangue»

               di Luca Urgu


POSADA. Lunga vita alla stampa e ovviamente anche a Veronica Di Paolo. Non si può che augurare ogni bene alla nuova titolare dell’edicola di Posada, che da una settimana è stata travolta da una marea di auguri dai suoi compaesani. In appena sette giorni, ovvero da quando è iniziata la sua nuova avventura lavorativa, ha già conquistato tutti con il suo modo di fare affabile e professionale. Cinque mesi di stop, dopo che i vecchi gestori sono andati via qui nel cuore del paese ai piedi del castello della Fava, avevano lasciato un vuoto e più di un malumore per un servizio che mancava e aveva disorientato non solo i più abitudinari del giornale da acquistare e leggere di prima mattina. Poi è arrivata Veronica, 33 anni, sposata con Giovanni Contu, con cui ha già vinto qualche battaglia insieme, la più importante contro un male sconfitto dopo sei anni di lotte e paure.Ieri mattina è bastato osservarla per un po’ per capire che l’atteggiamento, l’approccio con il nuovo lavoro è quello giusto. Quello che qualsiasi operatore economico che ha a che fare con il pubblico dovrebbe avere. Lei esibisce senza sforzi un bel sorriso d’ordinanza, poi i modi gentili accorciano le distanze e mettono subito le persone a proprio agio. Martedì il suo nome è anche comparso nell’incipit di un’inchiesta di Repubblica sulle edicole. «Mi ha fatto piacere. Anch’io a mio modo mi sento resistente. L’edicola, i giornali, le riviste, la carta sono sempre state un mondo che mi ha affascinato. La passione per la lettura l’ho respirata in famiglia. Un nonno tipografo linotipista ha probabilmente lasciato l’impronta», dice l’edicolante. «Volevo fortemente questo lavoro anche perché mi consente di stare con la gente per l’intera giornata», racconta Veronica da dietro il banco, «la prima settimana è andata benissimo. Ho ricevuto tante manifestazioni di affetto e stima da parte dei clienti. Tutti attendevano che si ripartisse con il servizio, io inclusa. Infatti appena ho saputo che il Comune aveva istituito un bando per affidare lo spazio ho partecipato con entusiasmo. Era davvero il lavoro che sognavo di fare».Nessun calcolo da parte sua su possibili margini di guadagno risicati e su levatacce all’alba. Condizioni per molti da far gettare la spugna prima di iniziare. «Mi alzo alle 5 del mattino e sono qua alle 6, ma non mi pesa. All’apertura ci sono già i primi clienti». Poi, sulla crisi della carta stampata, non accetta la resa: «È vero, sono notizie che sentiamo anche noi. I giornali tradizionali sono in difficoltà e le vendite in calo. Ma cerchiamo di vedere la questione in maniera più positiva ed ottimistica. Guardiamo all’aspetto del profitto ma non solo a quello. Io vedo un buon movimento e poi con la gente c’è sempre un confronto. Uno scambio di opinioni. Stiamo imparando a conoscerci e sono convinta che andrà sempre meglio. Anche se sono di Posada, ho sempre fatto una vita riservata e l’edicola mi consente di aumentare le mie conoscenze. D’estate arriva tanta gente e anche i nostri prodotti si adattano a soddisfare le esigenze dei vacanzieri. Così anche la nostra edicola diventa internazionale con i quotidiani che arriveranno dalla Francia e Germania».Tutto è un po’ una scoperta in questa prima fase. E, come spesso succede la gentilezza chiama altra gentilezza: «Vorrei ringraziare Annalisa Costaggiu, che gestiva prima l’attività. Mi sta aiutando a capire tante cose». Da Veronica non si vendono solo giornali, ma come succede per tante altre attività simili, l’offerta è più variegata: cancelleria, giochi per bambini e altro ancora. Nel locale che ha personalizzato con cura gusto espone e vende le sue creazioni artistiche. Diplomata in architettura e arredamento e laurea con 110 e lode all’Accademia delle Belle arti di Sassari realizza bigiotteria e gioielli in vetro e ceramica. «Una passione che conservo. Per anni è stato il mio lavoro principale e con le mie creazioni partecipavo ai mercatini serali e ad esposizioni. Anche nell’edicola ho ricavato uno spazio per il laboratorio, così quando non dovrò servire la clientela posso continuare ad alimentare quell’arte che in questi anni mi ha dato tante soddisfazioni». Poi però tutto torna alla carta: «Il mondo dei giornali mi affascina, leggere, sfogliare e capire, mi fa star bene».

03/03/19

"Se hai fame prendile": le brioches solidali della barista bresciana Cristina Georgiana Vlad



come ogni anno   ci  avviciniamo  al 8 marzo . Ed alla solita pubblicità    , rubriche   ed  inserti  sui  sul '8 marzo   speciali     ed  al mio  contro  8 marzo  .
Lo  so che la storia  che  riporto    è  vecchia  più di un mese   ma    certe   cose  in non invecchiano  mai   e  dimostrano   che  le  donne    esistono    364  giorni al'anno e  h24  non solo  in quella  data



"Se hai fame prendile": le brioches solidali della barista bresciana . Ogni sera dopo la chiusura lascia sacchetti di dolci, panini e frutta. "Anch'io ho provato la fame, so cosa vuol dire"

di LUCIA LANDONI







"Se hai fame, prendi": il senso dell'iniziativa solidale e antispreco promossa dalla caffetteria Zerotrenta di Brescia sta tutto nel messaggio che la titolare Cristina Georgiana Vlad fissa sui sacchetti lasciati ogni sera fuori dal locale con i prodotti freschi avanzati nel corso della giornata. Chiunque lo desideri, può prenderne uno.
"Ho preso l'idea da un bar in Romania, il mio Paese d'origine, e ho deciso di riproporla qui. Nel corso della mia vita ci sono stati momenti in cui ho davvero patito la fame, quindi so cosa significa e come ci si sente quando si è soli ed emarginati - spiega - Questo è il mio contributo. Se tanti altri bar, panetterie e pizzerie facessero lo stesso, tanta gente starebbe meglio e ci sarebbe certamente molto meno spreco".
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Quando ha iniziato, qualche giorno fa, temeva di essere multata per la sua iniziativa: "Avevo paura che potessero contestarmi la violazione delle norme igienico-sanitarie, ma io imbusto tutto con grande cura e attenzione prima di lasciare i sacchetti. E poi i miei clienti mi hanno detto che nel caso in cui mi multassero, farebbero una colletta per aiutarmi a pagare. C'è anche chi si è offerto di portare a sua volta dei pacchetti con quanto viene avanzato in casa. Gli italiani sono così: in un primo momento ognuno pensa che sia sufficiente pensare al proprio benessere personale. Poi però basta che qualcuno dia l'input e si dimostrano solidali. Io sono arrivata qui 18 anni fa e non ho mai avuto problemi di integrazione".
L'iniziativa è stata annunciata sulla pagina Facebook della caffetteria: "Dopo la chiusura qui trovate frutta, brioche e panini. Prendete quello di cui avete bisogno senza sprecare. Buon appetito" ha scritto Cristina Vlad, ricevendo decine di messaggi di complimenti. Inizialmente non pensava di rendere pubblica l'iniziativa, ma poi l'ha condivisa sui social perché nessuno sapeva di questa possibilità e le prime notti i sacchetti rimanevano intonsi fuori dal bar.
"Ho le telecamere di sorveglianza e vedo che adesso pochi minuti dopo la chiusura, alle 20, i sacchetti vengono ritirati. Per esempio, ieri sera è passato un uomo che aveva con sé una busta di plastica con dei pezzi di pane e ha preso due pacchetti, mentre la sera prima era venuta una ragazza con dei cani. Sono convinta siano senzatetto, persone che hanno davvero bisogno - conclude la titolare della caffetteria - Purtroppo non riesco a garantire sempre la stessa offerta. Ci sono le giornate in cui dono due sacchetti e altre in cui arrivo a quattro. L'importante però è fare qualcosa di concreto".

03/02/19

chi dice che : << Il maschio è un animale, le donne se ne facciano una ragione >> dice un mucchio di ... boiate



                   non insegnare a tua figlia ad essere preda
                   insegna a tuo figlio a non essere cacciatore
                       ( joumana haddad poetessa libanese  )






Scusa se ti chiamo stronzo - Mirko Spelta - ebookMi sa   che questo breve  componimento poetico  ,   da  me  riportato più volte  sui miei  social    ha  ragione  visto  il    perdurare  ed   aumentare   d'articoli    e  studi  o saggi misogini , sessisti   , rozzi    ed  accatto  come     questo  di  Mirko Spelta, – Scusa se ti chiamo stronzo, edizioni Piemme – nel quale sostiene di rappresentare la maggioranza assoluta dei maschi italiani. E di aver scritto questo saggio per aiutare le donne a capire la vera natura del maschio, in modo da non farselo sfuggire    Infatti    secondo     questo  articolo    preso    da questo   articolo   di   https://www.huffingtonpost.it/



01/02/2018 11:52
Il maschio è un animale, le donne se ne facciano una ragione



di Elisabetta Ambrosi Giornalista e scrittrice


L'uomo, tendenzialmente, non sa tenerselo nei pantaloni. E quello che lo fa eccitare è un corpo sexy, tette grosse, culo giusto, tacchi dodici e labbra rosse e turgide. Dal punto di vista sessuale, dunque, che una donna sia affascinante, brillante, coinvolgente e colta conta meno di zero. Perché quello che attrae il maschio è solo l'involucro.
Argomentazioni rozze di un produttore di film porno, piuttosto che di qualche isolato scrittore misogino? Per nulla. A sostenerle è un giovane professionista quarantenne, Mirko Spelta, in un libro – Scusa se ti chiamo stronzo, Piemme – nel quale sostiene di rappresentare la maggioranza assoluta dei maschi italiani. E di aver scritto questo saggio per aiutare le donne a capire la vera natura del maschio, in modo da non farselo sfuggire.
E dunque eccoli, i consigli che Spelta dà all'universo femminile. Le donne devono bene mettersi in testa che il maschio è "geneticamente programmato per la caccia", il che significa che è fatto per distribuire seme nella maggior parte di ventri possibili, mentre la donna "a livello istintivo e ancestrale" sarebbe tendenzialmente monogama e programmata per avere un partner alla volta. Questo, dice l'autore, è un problema, ma non per il maschio, sempre per la donna. La quale a quel punto ha l'incubo di "essere sempre la stessa. Cosa che, sessualmente parlando, è un problema".
Cosa può fare dunque la femmina per non lasciarsi scappare il maschio? La risposta è: "Tener sempre alta la guardia e cambiare", perché guai a pensare che l'uomo "vi appartenga". In soldoni? "Basta vestiti dai colori tristi, grigi, blu o neri, scarpe tacco basso, occhialoni da vista e unghie smangiucchiate". Benvenuti e, anzi, necessari, sono tacchi almeno dodici, vestiti, scarpe, trucco, parrucco e unghie perfette e curatissime. Non si tratta di un modo stupido per spendere i soldi ma al contrario "del miglior modo per venire incontro all'esigenza maschile".
Ma Spelta non si ferma qui. Sostiene anche che le donne debbano esagerare, e quindi se, per esempio, avete intenzione di rifarvi il seno, è cosa buona e giusta che vi facciate una quinta o sesta misura, "una benedizione di Dio". Altra imposizione: buttate via pigiami con gattini e cagnolini, via invece alla lingerie sexy in abbondanza, senza rischio di diventare volgari: anzi, la, volgarità eccita, per cui va benissimo. Ma c'è di più. Siccome l'uomo è come una pentola a pressione, è fondamentale tenere il suo livello ormonale sempre sotto la soglia di guardia. Come? Facendo spesso l'amore – non per il proprio piacere, ovviamente, ma perché lui non esploda, ndr – ma non solo... "quello che conta è che sia soddisfatto".
Come recita il titolo del libro, infine, l'uomo è tendenzialmente "stronzo", il che significa che la sua tolleranza con le donne è vicina allo zero. Ecco perché non dovreste mai appioppargli un guinzaglio corto – deve essere libero di avere ore settimanali per essere "autenticamente cretino, rozzo, sboccato" – né mai, nel caso vi capiti di sposarlo, "sedervi", dormire sugli allori, tirare troppo la corda "perché a un certo punto si spezza". Comunque se lui è stronzo, voi invece, si legge nel libro, non dovete esserlo, anzi vi tocca essere "sincere, spontanee, mai rompicoglioni". In sintesi, "comportarvi bene" e non guardare ai soldi, giammai, che a loro questo non piace.
In tutto il libro non c'è incredibilmente una sola parola su come gli uomini dovrebbero vestirsi e comportarsi. "È un libro per le donne", spiega l'autore. E tuttavia resta totalmente misteriosa la ragione per cui le donne, che sono all'opposto di come vengono dipinte, dovrebbero accattarsi questa specie di troglodita mai evoluto, che le costringe e spendere il loro certo non ricco stipendio per fare una vita d'inferno, sempre truccate e sui tacchi: al solo scopo, tra l'altro, non di fare almeno buon sesso – ma che sesso puoi fare con un uomo così? – ma di non perderlo. Come se non fosse meglio, un uomo così, perderlo piuttosto che trovarlo.
Veramente strabiliante poi è, nel libro, la costante e ossessiva attenzione al punto di vista maschile, nel totale disinteresse di ciò che potrebbe non dico fare felice una donna, ma almeno minimamente interessarla. Infatti, al termine della lettura, l'unica voglia che viene è quella, irresistibile, di diventare lesbica, e al tempo stesso trovare subito un modo per fare figli che sia alternativo alla penetrazione con un sub-uomo di tale portata. Spiega ancora l'autore che in realtà il libro vuole elogiare le donne. Ma così non è, visto che i consigli sono rivolti a loro, e ciò che viene consigliato farebbe impallidire il più incallito dei misogini.[....]  continua   nell'articolo originale

E'  vero   ma  non del tutto    ci sono   anche  uomini    che  lottano  per   tenere  a freno questi   nostri istinti   e cercare un equilibrio  . E  c'è  chi  ci  si riesce   e  chi  no  .  Ma  qui  ad  esaltare questo istinto  e    dare  simili consigli alle  donne  ce  ne  passa  .  E'  come dire  che tutte le  donne  siano  ....   o   altro  .  infatti   e  sono  d'accordo   << avremmo avuto bisogno piuttosto di >>  come  suggerisce  la  stessa  giornalista, eccetto i corsivi  che   sono miei     << consigli su come far regredire o  tenere  a bada   la natura animale dell'uomo a nostro favore, specie in un periodo dove questa natura - tra molestie e violenza  fisica  e  psicologica sulle donne – è ogni giorno protagonista. [... ] >> Come  suggerito    dalla  stessa   giornalista     sarebbe interessante che Spelta  scriva  alquanto prima    un libro per gli uomini. Prospettandogli lo stesso scenario da incubo, rovesciato, 



che cerca di propinare alle  donne    << . Che ci sia parità editoriale, intanto >>  

14/12/18

cari uomini diamoci una svegliata le donne ci stanno dominando 😊😂


  canzoni  consigliate  
Donne - Zucchero
Edoardo Bennato - le ragazze fanno grandi sogni

AVVERTENZA
Prima   di lanciarmi   insulti    rimuovermi dai contatti  ,  scambiare    aglio per  cipolla  , ecc  . leggere il post  dall'inizio alla  fine  ed  occhio alle faccine    espresse   nel titolo 

Le  donne   che noi  uomini    abbiamo   (  e tentiamo ancora  oggi  )     di  dominare  e   mettere  sotto  il nostro  potere   , nella  maggior  parte  riuscendoci    anche in maniera  violenta  ,   ci stanno  mettendo  sotto  .  Ecco qui alcuni  casi

La  prima  è  presa  da repubblica   online d'oggi  14\12\2018

Dalle ragazze anti-plastica il contenitore che sparisce



                  Suvi Haimi (a sinistra) e Laura Kyllonen, fondatrici di Sulapac


Vasetti e confezioni dei cosmetici di lusso in un nuovo materiale ottenuto dagli scarti del legno. In casa dura tre anni. Si scioglie in soli 21 giorni nel compost



di GIACOMO TALIGNANI


HELSINKI - Se 21 grammi è il peso dell'anima, 21 giorni è il tempo della speranza. Tanti ne servono a una nuova e innovativa confezione, prodotta con scarti del legno, additivi naturali e priva di plastica, per degradarsi nel compost. E non inquinare. "È il tempo che più o meno ci mette una patata", sorride Suvi Haimi mentre ci mostra una scatola Sulapac. Sugli scaffali della sede di Helsinki - dove ora lavorano in venti - ci sono prototipi di pettini, cotton fioc, stoviglie, tutti in fibre di sughero. Sono i primi tentativi di Haimi e Laura Kyllonen, due giovani biochimiche finlandesi, che dopo anni di test nel 2016 hanno individuato la formula giusta.
"Cercavamo un packaging che fosse davvero plastic free, privo di microplastiche, ma con le stesse proprietà della plastica. Abbiamo pensato alle tante foreste qui da noi, ai trucioli del legno, e iniziato a fare degli esperimenti".


Dalle ragazze anti-plastica il contenitore che sparisce
Mescolando cellulosa ad altri additivi naturali sono nati così i primi contenitori di Sulapac, startup pluripremiata (ha vinto anche il Green Alley Award). Una delle particolarità del nuovo materiale, con una formula per ora segreta, è di esser pensato per "sparire". Resistente tanto quanto un contenitore di plastica, se messo nel compost si degrada in tre settimane, se finisce in mare si "scioglie" in meno di un anno, se lasciato su uno scaffale di casa "dopo tre anni è inutilizzabile".
Da donne, a Suvi e Laura è bastato guardare nel loro armadietto del bagno: fra creme e cosmetici c'era tanta plastica, spesso monouso. Molti cosmetici non solo includono creme o prodotti che contengono sfere con microplastiche, ma sono anche contenuti in imballaggi lontani dall'idea di riciclo: ci vogliono secoli prima che un barattolo di plastica - così come una bottiglietta - si degradi nel mare.
Ma questo nuovo materiale potrebbe "rivoluzionare il mercato. C'è scritto anche nella confezione: meglio non tenerlo troppo sotto l'acqua o sotto terra", scherza Suvi, oggi Ceo dell'azienda. Le confezioni saranno lanciate nel 2019, stesso anno in cui si produrranno anche cannucce biodegradabili realizzate con gli svedesi di Stora Enso. "Pensiamo anche a confezioni alimentari o bottiglie per l'acqua. Vogliamo prodotti che, una volta acquistati, scompaiano senza inquinare. Ma per riuscirci serve anche l'aiuto di altre aziende", spiega Haimi.
La richiesta di Sulapac è infatti che sia l'intero mercato mondiale del packaging - che oggi vale 800 miliardi di euro - a condividere strategie contro il degrado dei nostri oceani. Per farlo però i grandi marchi devono cambiare approccio. Chanel è uno di questi: i suoi prodotti saranno venduti nelle confezioni Sulapac.
Ma non basta. "Dobbiamo anche pensare alla produzione: usare le vecchie fabbriche per la plastica e trasformarle, a basso costo, in industrie che stampino barattoli biodegradabili al 100% e con lo 0% di microplastiche". Quanto al problema della deforestazione, Suvi risponde che "al momento la quantità degli scarti della filiera del legno finlandese, proveniente da foreste certificate, è sufficiente. Ma in futuro si potrebbe pensare anche ad altri scarti naturali".
Poi il telefono squilla, altri marchi di lusso sono interessati alla sua rivoluzione. Ma prima di salutare ci tiene a dire: "È solo una questione di scelte. Io stavo per accettare una carriera accademica negli Stati Uniti, ma poi ho deciso di fare qualcosa di concreto per il Pianeta e di investire in questo progetto. Ogni nostro pacchetto può fare la differenza, ognuno di noi può scegliere di seguire una sua strada per aiutare l'ambiente".

 la seconda  dall'unione  sarda   sempre  d'oggi  


LE STORIE

Vittima per anni dell'etichetta di iettatrice Francesca dice basta: "La mia adolescenza devastata da una diceria"

Da uno stupido scherzo al passaparola sui social: l'odissea di una studentessa cagliaritana


francesca sias (foto l unione sarda ungari)
                            Francesca Sias (foto L'Unione Sarda/Ungari)



"Mi hanno scippato l'adolescenza. Nessuno me la potrà restituire. Ho diciannove anni: chiedo solo di poter vivere un'esistenza normale. Non voglio continuare a scappare dagli altri o dover lasciare la mia Cagliari". Francesca Sias lo dice sottovoce. Ma vorrebbe urlare il suo dolore. Da quando aveva tredici anni e frequentava una scuola media del capoluogo è stata additata, per colpa di qualche ragazzino idiota, come iettatrice."Tra qualche giorno questo stupido scherzo finirà", ha pensato all'inizio Francesca, ma sono trascorsi sei anni e il perfido gioco si è trasformato in dramma, la maldicenza si è sparsa come un virus incontrollabile alimentata dai social network e l'esistenza di Francesca è stata stravolta, rovinata.I suoi occhi azzurri trasmettono una forza interiore enorme racchiusa in un corpo minuto, grazie alla famiglia e agli amici è riuscita ad andare avanti, a sopportare anni e anni di gesti scaramantici, prese in giro di ogni tipo, emarginazione continua, telefonate anonime, video e audio offensivi su Instagram, Facebook e WhatsApp.Francesca ha dovuto lasciare la pallavolo, l'oratorio, disertare feste e serate tra ragazzi perché il suo nome spuntava fuori in troppi contesti, sempre con la stessa diabolica finalità, quasi un rito medievale.Da ragazza esuberante ed estroversa che era si è chiusa in se stessa, ha iniziato ad avere difficoltà nel relazionarsi con gli altri temendo che quella maldicenza scollegata dalla realtà emergesse all'improvviso. Molti suoi coetanei, forse più deboli, non sarebbero riusciti a sopportare tutto questo.Ora, al primo anno di Università nella facoltà di Farmacia - ma Francesca spera di fare il medico -, ha trovato la forza di dire basta pubblicamente e spera che la sua storia possa essere un esempio per tante vittime di bullismo in modo che trovino la forza di reagire. Ma anche un monito per i carnefici, forti dietro un profilo Facebook o perché capaci di agire solo se in branco: "Attenti - avverte la giovane cagliaritana - le vostre azioni possono distruggere una vita"Intanto, lo scorso febbraio, la studentessa ha presentato una denuncia ai carabinieri di Cagliari.
Come è nata questa terribile diceria?
"Non lo so. Me lo chiedo ancora ma non ho mai trovato una spiegazione logica. È accaduto improvvisamente. Avevo 13 anni e frequentavo la terza media. Mi vedevo con degli amici, almeno pensavo fossero tali. Un giorno hanno insistito per farmi fumare. Ho detto no e ventiquattr'ore dopo è nata la maldicenza".
La sua vita è cambiata?
"All'inizio ho pensato fosse una banalità che sarebbe durata solo qualche giorno".
Invece?
"La situazione è peggiorata rapidamente. A scuola cadeva un telefono cellulare e venivo additata come responsabile. Ero nel parco e iniziava a piovere: era colpa mia. Poi sono iniziate le dicerie. Invenzioni perfide".
Tipo?
"Chi ha messo in giro questa voce ha raccontato di aver trovato un fazzoletto sporco di sangue con la lettera 'S'. Da qui l'abbinamento con il mio cognome e con Satana. Hanno inventato la notizia della morte di un mio fidanzato".
La situazione è migliorata quando ha iniziato il liceo?
"Per niente. Ho sperato che l'estate mettesse la parola fine a questa assurda vicenda. Invece il passaparola, con i social network e con WhatsApp, ha provocato una valanga. Non ho potuto far nulla per fermare questo schifo. Alle medie avevo un'amica che non mi lasciava mai sola. Alle superiori per fortuna i miei compagni erano con me. Mi hanno protetta. Ma quando uscivo, ero sola. Nome e cognome venivano usati da migliaia di ragazzi. A scuola, un giorno, mi hanno lanciato cibo e penne dalle scale. Sono corsa via per la vergogna".
La conoscono tutti di persona?
"No. Quasi tutti ripetevano questa cosa senza sapere che dietro c'era una ragazza che stava soffrendo. Il mio nome veniva urlato durante una partita di calcio o di pallavolo".
Episodi che difficilmente dimenticherà?
"Sono dovuta scappare più volte dai pullman per evitare di assistere alle 'toccatine' scaramantiche. Per anni ho evitato le feste. Sono andata solo a quella del diploma ma sono dovuta scappare quando un ragazzo ha usato il mio nome".
E i social network?
"Immancabili i post su Facebook o le 'storie' su Instagram. Sono circolati dei video. In uno si vede un ragazzo che invita, ridendo, coetanei e bambini a ripetere il mio nome e ad adottare le consuete squallide contromisure. Sono stati creati dei gruppi su WhatApp. Mi ha fatto molto male scoprire che erano presenti delle persone che consideravo amiche".
Dove ha trovato la forza per andare avanti?
"Grazie ai pochi che mi sono stati vicini e ovviamente alla mia famiglia. All'inizio ho tenuto nascosta la cosa ai miei genitori: poi quando hanno visto che ero diventata taciturna e che mi stavo chiudendo in me stessa si sono preoccupati. Ho raccontato tutto. Ora cerco di andare avanti, ma a volte soffro di paure, insonnia e stress".
Perché ha voluto raccontare questa terribile vicenda?
"Qualche mese fa ho iniziato l'Università. Speravo che almeno lì questa diceria non arrivasse ma sbagliavo. Un mio collega, Samuele, mi ha voluto conoscere. Con la mia autorizzazione ha lanciato una campagna contro il bullismo, raccontando la mia storia e utilizzando l'hashtag #thinkaboutit. Spero serva. Per me e per tutte le vittime di queste schifezze: non tutti sono forti per sopportare un'esperienza così. Ho perso la mia adolescenza. Ora vorrei riprendermi la vita".
                          Matteo Vercelli


 quindi   scegliamo     se  : A  continuare  nella  sterile   ed  anacronistica  contrapposizione  uomo  donna     e   lotta   a  chi  è migliore  o inferiore  ., B accettiamo     che   anche  l'altro sesso  può essere  migliore    ed  avanti   a  noi .  

Io   ho  scelto  la   B  e  voi   ?

08/10/18

perchè le femministe vedono in una battura stronza e piena di luoghi comuni del sessismo ? Il benzinaio sessista e i cappelletti

leggendo la storia riportata da concita de gregorio sulla rubrica del 7\10\2018 mi chiedo e chiedoale mie amiche femministe e non solo ed ai noi uominiche lottiamo contro le discriminazioni di genere : perchè vedete il sessimo ovunque ? è vero potrebbe essere ed è visto che l'imbelle non si è scusato ne ha ammesso l'errore sempre uno stereotipo , la donna in cucina o brava in cucina inetta in altre faccende.perchè vedete il sessimo ovunque ? è vero potrebbe essere ed è visto che l'imbelle non si è scusato ne ha ammesso l'errore sempre uno stereotipo , la donna in cucina o brava in cucina inetta in altre faccende.perchè vedete il sessimo ovunque ? è vero potrebbe essere ed è visto che l'imbelle non si è scusato ne ha ammesso l'errore sempre uno stereotipo , la donna in cucina o brava in cucina inetta in altre faccende.






a voi ogni giudizi in merito


  • Il benzinaio sessista e i cappelletti

    Francesca non ne può più di sorrisetti e battute sessiste
    Francesca non ne può più di sorrisetti e battute sessiste
    Grazie a Francesca Mazzotti, Ferrara
    "Voglio raccontare un breve episodio di maschilismo quotidiano (uno dei tanti). Dopo aver provato a far rifornimento alla macchina al distributore di via Wagner a Ferrara e aver constatato che l'erogatore del carburante non funzionava, decido di chiedere aiuto al benzinaio di turno in quel momento, che alla mia richiesta risponde: ‘Sai fare i cappelletti? Tu puoi farmi i cappelletti e io ti faccio rifornimento’. (Mi chiedo se non mi debba considerare fortunata di aver ricevuto questa proposta, in fondo avrebbe potuto chiedermi una prestazione di ben altro tipo in cambio di fare il lavoro per cui è pagato)"."Mi avvalgo quindi della facoltà di non rispondere a cotanta cafonaggine e aspetto allora che l'illuminato signore mi mostri come devo fare per mettere il carburante, perché deve aver pensato che il solo fatto di avere delle protuberanze sul petto mi impedisca di eseguire i passaggi come sono chiaramente elencati sul cartello affisso alla pompa"."Il Giudizioso arrivato a questo punto è riuscito a constatare che il problema non era causato da una mia ipotetica demenza ma da un malfunzionamento tecnico della pistola erogatrice. Ovviamente Messer Villanzone non ha preso nemmeno in considerazione l'ipotesi di porgermi delle scuse, eppure io qualcosa da  dire, a lui e al signor Cliente becero che ha riso di gusto alla sua battutina sessista invece di dirgli quel che si meritava, ce l’ho: i cappelletti li so fare, perché fortunatamente mia nonna ha dedicato amore e passione a trasmettermi quest'arte prima di andarsene, e sicuramente non la condividerò mai con lei signor Villanzone, così come so pulire la casa ed i vestiti, rammendare i calzini e fare una serie di altre azioni che evidentemente lei valuta di poco valore e quindi crede debbano fare le donne mentre io le reputo molto dignitose; però so anche intonacare una parete ed imbiancarla, usare il decespugliatore, il trapano, guidare la moto, parcheggiare la macchina e tante altre cose che per lei forse sono troppo maschili inadatte ed incompatibili ad una giovane persona di sesso femminile, ma per me no!"."Giorno dopo giorno tutte noi donne ci ritroviamo faccia a faccia con queste situazioni, e la cosa peggiore che può accadere, e che purtroppo accade, è considerare tutto questo normale, ma normale non è, e per questo non lo possiamo e non lo dobbiamo accettare. La sfida più grande che ci dovremmo porre in quanto donne è pretendere che valgano anche nei nostri confronti le più semplici regole di rispetto, a partire dai piccoli gesti, a partire dalle parole che usiamo e che vengono usate per rivolgersi a noi"."Sono stanca di dover subire giorno dopo giorno questi atteggiamenti, che sembrano insignificanti, ma che a forza di non essere contrastati sono diventati una piaga che si annida nella nostra società e  si trasforma in forme di non-rispetto verso le donne. Non-rispetto  che troppo spesso finisce con la violenza. Io non me ne starò mai zitta davanti a tutti questi atteggiamenti, e come me tante altre donne non lo faranno, quindi, mi rivolgo a tutti i maschi sessisti che fino a ora hanno creduto di poter dire qualunque cosa su di noi, sappiate che le cose cambiano, sì questo atteggiamento cambierà!”.

    04/09/18

    una donna dopo i 33 anni è scaduta ? secondo me no . le donne dopo quell'età hanno ancora più fascino

    a chi pensa che una Donna dopo i 33 anni << Nel mezzo del cammin di nostra vita >> ( primo verso della prima terzina della Divina Commedia di Dante Alighieri; costituisce l'incipit del primo canto dell'Inferno ) sia scaduta o ..... che : << A una certa età, è consigliabile limitare il rapporto con le giovani ed evitare del tutto quello con le vecchie: potrebbero essere contagiose >> ( dal film Magnifica presenza 2012 per la regia di Ferzan Özpetek ) .
    Dico solo di guardare questa bellissima foto scattata dall'ottimo fotografo Emanuele Secci alla bella modella Marina Musselli 
    L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi, spazio all'aperto e natura


    Infatti 

    04/06/18

    la grande guerra in italia non fu solo trincea ma anche fabbriche d'armi il caso di Un’esplosione scuote la Sutter e Thévenot, a Castellazzo di Bollate, in provincia di Milano. 7 giugno 1918-7 giugno 2018

    “Ricordo che dopo aver frugato molto attentamente dappertutto
    per trovare i corpi rimasti interi
    ci mettemmo a raccogliere i brandelli”

                            Ernest Hemingway – “I quarantanove racconti”

    Il    7 giugno 1918 un’esplosione scuote la Sutter e Thévenot, a Castellazzo di Bollate, in provincia di Milano. 50 morti e 300 feriti, in gran parte donne. È una delle molte fabbriche sorte per soddisfare il fabbisogno del comando militare negli anni della prima guerra mondiale.


    Ora
    Paolo Mieli  con la professoressa Barbara Bracco ha  condotto il  24   maggio  2018  una  puntata  interessantissima  di #Passatoepresente 


    Ecco   uno dei  sempre  più rari casi di servizio pubblico    come si deve  ,   in cui la  rai  ne  trovate   qui la trasmissione della puntata    )   ha parlato  nel centenario della  grande  guerra   non come  ci si  sarebbe  aspettato   dell'entrata  in guerra  dell'Italia il  24 maggio    1915  ma     dello scoppio nella fabbrica di armi Sutter&Thévenot a Castellazzo di Bollate, alle porte di Milano avvenuto il  7  giugno  del  1918  Un  incidente  , " uno degli effetti  collaterali  "  delle  guerre  in  cui   ci  furono  60 vittime furono tutte donne, fra i 13 e i 30 anni, che da più parti del Paese si trovavano a lavorare in questo luogo. Un episodio  che  non viene  , salvo  testi specialistici   , citato  nei libri storia  nonostante  vide  un giovanissimo Hemingway, volontario della Croce Rossa, prestò soccorso in 
    Pannello esposto il giorno delle esequie
     e ritrovato nel 2010 nel solaio della chiesa di S. Guglielmo a Castellazzo 
    occasione dello scoppio della fabbrica di Hemingway racconterà la tragedia anni dopo nella raccolta “Quarantanove racconti”.
    Unica testimonianza di un luogo non più esistente e di un episodio a lungo dimenticato, è la documentazione fotografica commissionata nel 1917 dalla Sutter&Thévenot al famoso fotografo milanese Luca Comerio: immagini che documentano gli ambienti della fabbrica e la vita che vi si svolgeva.  Qui  maggiori  news   sull'autore  ( se  non si  apre   direttamente  ma  l'home   come  mi  capita  anche  a me  ,  cliccate  sulla sezione  LE FOTOGRAFIE DI LUCA COMERIO, CINEASTA UFFICIALE DELLA GRANDE GUERRA  di http://immaginiememoria.it/  )   e   qui sempre  dallo stesso  sito  ,  di cui   riporto  qui   nel blog alcuni estratti ,      le  foto   della  fabbrica  prima dell'esplosione   del  cineasta    Luca  Comerio

    Non so   che  altro aggiungere    .  alla prossima  

    10/04/18

    "Mia figlia voleva le scarpe di Spiderman e le ha rubate al fratello": così una bambina ha superato le differenze di genere

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    Prima della lettura  della   storia  che  trovate  sotto, credevo  d'essere  l'unico   o  "d'essere malato" in quanto da piccolino giocavo  con le bambine   ed  usavo  le  loro babole .,    ed  spesso anche al giorno  d'oggi    uso  ombrelli e  qualche  vlolta mi  è successo    di  usare  un   maglione  o un giubotto    che   in teoria  dovrebbe  essere  da  donna  . 
    Mia figlia voleva le scarpe di Spiderman e le ha rubate al fratello: così una bambina ha superato le differenze di genere

    "Mia figlia voleva le scarpe di Spiderman e le ha rubate al fratello": così una bambina ha superato le differenze 
    di genere

    Parte da un tweet, e da un giro al centro commerciale, una polemica contro la catena di negozi Target. Ma i casi in cui il marketing segue le distinzioni di genere sono moltissimi. Eppure a volte basta la sensibilità di una piccola di due anni per cancellare tuttoè una bambina di due anni negli Stati Uniti che - con la sua sensibilità - ha dato a tutti una lezione sull'insensatezza delle distinzioni di genere applicate alla moda e al marketing, e sul perché non dovrebbero esistere. È una storia che inizia con un giro al centro commerciale insieme al padre e al fratello e si conclude con un video che diventa simbolo del superamento delle imposizioni della società. Un finale esemplare, per la sua semplicità.
    "Hey Target, ho comprato a mio figlio di quattro anni le scarpe di Spiderman, e ora anche mia figlia di due anni le vuole. Ma tu non vendi scarpe di Spiderman che si adattino a bambine di due anni. Anche quando le cerco, l'unico risultato che trovo sono le scarpe per ragazzi". È il post di Qasim Rashid, che su Twitter si è rivolto a Target, la seconda catena di discount più grande degli Stati Uniti.  
    L'uomo, avvocato e attivista per i diritti umani, ha raccontato di aver accompagnato i figli in un supermercato Target in Virginia e di aver comprato delle scarpe di Spiderman - supereroe della Marvel e amatissimo dai più piccoli - per il figlio più grande. Un acquisto che ha intristito molto la figlia più piccola, al punto da farla scoppiare in lacrime dopo aver litigato con il fratellino una volta usciti dal negozio.Il motivo? Anche lei desiderava quelle scarpe, prodotte però solo per ragazzini maschi. La bambina doveva accontentarsi di un paio di scarpe da ginnastica "normali", senza il ritratto dei supereroi.
    Il post di Qasim ha riportato alla luce il dibattito sul gender e sulle differenze con cui vengono cresciuti i bambini fin dalla tenera età. E, a giudicare dai commenti, sono molti i negozi che si basano ancora su queste nette diversificazioni. "Ho una figlia che ha cercato una maglia che non fosse rosa, non avesse brillantini e non avesse scritte di ispirazione femminile. Né Target né OldNavy l'avevano!" scrive una follower di Qasim. Un altro utente aggiunge: "È triste, e questo è colpa dei negozi e dei produttori di abbigliamento che fanno sezioni diverse per ragazzi e ragazze. Mettete insieme i vestiti e lasciate che i bambini scelgano quello che vogliono!".

    Altri utenti si lamentano di aver riscontrato lo stesso problema non solo con l'abbigliamento dedicato ai supereroi, ma anche ad altri personaggi, come Super Mario, protagonista di una fortunatissima serie di videogiochi. Anche in questo caso, abiti destinati solo ai maschi.
    Proteste come queste non sono passate inosservate da alcuni protagonisti del mondo della moda. John Lewis, proprietario degli omonimi grandi magazzini, a settembre ha lanciato una nuova linea di abbigliamento per bambini fino a 14 anni. Grande novità, l’eliminazione delle etichette “Boys” e “Girls” per permettere ai piccoli acquirenti di scegliere liberamente cosa indossare. “Ci teniamo a dare il nostro contributo all’abbattimento degli stereotipi. Del resto, il criterio d’acquisto non deve essere legato al genere, ma a ciò che piace” ha spiegato Caroline Bettis, responsabile di questo settore del marchio inglese.
    Una svolta a cui ha contribuito il gruppo LGBT “Let clothes be clothes” (Lasciate che i vestiti siano vestiti) che da anni si batte per eliminare le differenze di genere nella moda. A John Lewis si sono aggiunti altre griffe, come Zara, H&M e Agent Provocateur, che ha lanciato sul mercato la linea di costumi unisex “Les girls les boys”.


    Due immagini della collezione H&M Denim United, linea di jeans unisex
    Rosa per le femmine, celeste per i maschietti; e ancora: solo le bambine possono giocare con le Barbie, ai bambini invece spettano il calcio e le macchinine. "Da ancor prima che nascesse, per me è importante che mia figlia cresca sapendo di essere uguale al sesso opposto" ha detto Qasim in un'intervista a Yahoo, "se non le insegno il concetto di uguaglianza a casa, non si aspetterà una parità di trattamento nel mondo".

    Per ora, Target non ha ancora risposto alle critiche di Qasim. Ma il papà ha trovato comunque un modo di far felice la sua bambina: in un video, si vede la piccola che cammina felice con ai piedi le scarpe del fratello. Che siano solo per i maschi, a lei non importa.