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29/05/16

chi ha ucciso Rino Gaetano ? ne parliamo con bruno Mautone

Avvicinandoci al  2  giugno   , data in cui  cade  oltre  il  70 esimo anno  della  nostra   amata \ odiata  repubblica  ,   35  anniversario  della morte  di  Rino gaetano , segnalo ( ed  intervisto   l'autore  )  il libro intitolato “Chi ha ucciso Rino Gaetano?” edito dalla Revoluzione Edizioni-Uno Editori . Esso  rappresenta un ulteriore stadio delle lunghe ricerche affrontate da Mautone per studiare gli aspetti umani ed artistici del cantautore calabrese. Le conclusioni alle quali perviene sono decisamente inquietanti, infatti si gettano fortissimi dubbi sulla reale dinamica del sinistro, paventando un incidente organizzato appositamente per mettere a tacere l’artista, oltre a ipotizzare una vicinanza tra Rino e ambienti massonici.
Esso   sembra  destinato  , visto  :
1) lo stile  asciutto , semplice , non  accademico  ,  lontano dal nozionismo pedante  di certa  cultura  accademica  .Insomma per la semplicità    con cui , vedi l'esempio  le trasmissioni  di Lucarelli   sui misteri  d'Italia  , spiega  il contesto   non semplice  per  chi non ha  basi   storico \  culturale   del periodo   delle canzoni di Rino   e  dei  suoi testi   che   fecero paura  ai poteri  forti   tanto  da  portarlo alla morte  .
2)   nuovi documenti (  vedere    qui  )   che  fanno si   che  la  denuncia fatta ala magistratura    dall'autore    stesso e  non  [ sic  ]  dalla  sorella Anna non  : << La richiesta di apertura delle indagini ad oggi non risulta archiviata. Farò una seconda ed ancora più dettagliata istanza, alla luce di riscontri documentali nuovi ed inediti che ho scoperto e che illustro nel libro CHI HA UCCISO RINO GAETANO ?, alla procura presso il tribunale penale di Roma affinché vengano riaperte  le indagini sulla morte di Rino e non solo, chiedo pure che si indaghi sulla prematura morte di un suo amico che lavorava, come già detto, in uffici consolari-diplomatici.>>

  a superare  il successo del precedente 

Nel nuovo  libro   ci sono  ulteriori    dubbi  e particolari  che non tornano  e  fanno si che  la  vicenda entri a pieno  di titolo fra i misteri d'Italia  . La parola  a Bruno  che ci spiega , ovviamente  senza  svelare  troppo   per  non togliere  a  fans  ( vecchi e  nuovi  ) e  a chi non ha mai creduto  alla  versione della morte per  mala  sanità  .a  superare  le  vendite  del precedente  .


 come mai stavolta non hai cambiato il titolo come nel libro precedente ? la sorella Anna , ha accettato che le prove che mettono in discussione la versione ufficiali sono credibili e sembrerebbero confermare la tua ipotesi sull'omicidio di Rino ? Oppure preferisce la tecnica del silenzio e del non rispondere , , cosi nessuno ne parla più e il clamore scompare e il fatto  finisce  nel dimenticatoio   ? 
Il secondo saggio ha un titolo significativo, non ho mai pensato di cambiarlo- tesi lanciate nel primo libro vengono comprovate da una svariata serie di elementi, compresi incongruenze, dubbi e stranezze involgenti l'incidente e i soccorsi, presunti, che vennero dati(?) a Rino Gaetano in quella fatale notte del 2 giugno 1981. La signora Anna è una persona che rispetto profondamente, non ha espresso rimostranze verso la titolazione del nuovo volume.Tuttavia anche se intervenissero valutazioni contrarie il titolo non viene cambiata poichè è riassuntivo di precipui riscontri, anche documentali. Il secondo saggio ha un titolo significativo, non ho mai pensato di cambiarlo- tesi lanciate nel primo libro vengono comprovate da una svariata serie di elementi, compresi incongruenze, dubbi e stranezze involgenti l'incidente e i soccorsi, presunti, che vennero dati(?) a Rino Gaetano in quella fatale notte del 2 giugno 1981. La signora Anna è una persona che rispetto profondamente, non ha espresso rimostranze verso la titolazione del nuovo volume.Tuttavia anche se intervenissero valutazioni contrarie il titolo non viene cambiata poichè è riassuntivo di precipui riscontri, anche documentali.



quali sono ii brani di Rino Gaetano in cui : ci sono Nomi ed elementi precisi nei testi i che portano a vicende e scandali politici con ruolo attivo e segreto di ambienti diplomatici e Servizi filo-USA in odore di logge massoniche ., in cui si parla di Una “rosa assassina” e un “pugnale USA” e c'è quindi un riferimento alle inchieste della Magistratura su la “Rosa dei Venti” e un anticipazione al caso “Gladio”. ?




In pratica tutti i brani di Rino Gaetano contengono una serie di messaggi e significati criptici che svelano fatti inquietanti della vita politica e di cronaca dell'Italia contemporanea al cantautore e,nonostante ciò, ancora attuali. potrei rimarcare Nuntereggapiù, che contiene riferimenti alla tragica vicenda di Capocotta, ove trovò la morte la giovane Wilma Montesi, nonchè riferimento al ruolo filo-governativo e quindi filo-DC di Cazzaniga, Vincenzo Cazzaniga, evocato nel brano, che collaborava con l'intelligence USA per impedire una affermazione del PCI e il paventato sorpasso sul partito dello scudo crociato. Oppure in AD 4000 DC offre un memorabile spaccato sulla vita, anche futura, del mafioso e massone Michele Sindona. Oppure in "Mio fratello è figlio unico" nomina esplicitamente il treno Taranto-Ancona che, lungi dall'essere un mero convoglio sud-nord, risultò essere il treno dei servizi segreti deviati, usato per inquinare indagini sugli attentati ai treni avvenuti negli anni precedenti. In "OK papà" e nelle canzoni ove evoca sempre una ROSA ("Il compleanno della zia Rosina", nonchè "Cogli la mia rosa d'amore" e "Rosita" oltre un quarto brano rimasto inedito) si notano, rispettivamente, palesi riferimenti a Gladio e alla Rosa dei Venti, misteriose e pericolose agenzie di intelilgence filo-Usa...ma è lunghissimo l'elenco di significati incredibili che emergono nelle tante canzoni).

 quali sarebbero Gli intriganti parallelismi con una voce giornalistica scomoda ( Pecorelli secondo me ) controcorrente, con fonti informative di altissimo profilo ?




Si Carmine Pecorelli, detto Mino, fu un coraggiosissimo giornalista che venne sminuito nella figura per sminuire le pungenti circostanze contro i potenti, Andreotti in primis, che illustrava nei propri articoli. Ad esempio in un articolo Pecorelli parla di Mario, Gino e Berto e rapporta tali nomi allo scandalo Lockeed. Guardate i nomi che Rino fa in La Berta Filava, sono identici, e infatti lì si nota, in abbinamento con Standard brano poco conosciuto, proprio allo scandalo Lockeed.

 nella presentazione del tuo libro su http://revoluzione.it/cospirazionismo-e-misteri/451-chi-ha-ucciso-rino-gaetano.html fra gli argomenti tratti all'interno del libro si parla degli intriganti parallelismi con una voce giornalistica scomoda, controcorrente, con fonti informative di altissimo profilo.>> potresti dirci , ovviamente senza svelare troppo per non guastare la lettura del libro , quali sarebbero questi parallelismi ? se se le fonti informative di altissimo profilo sono amici o conoscenti della setta a cui avrebbe aderito Rino oppure qualcuno dei salotti bene ?  Sempre  nel  tuo libro  hai   raccolto le testimonianze dirette di due carissimi amici del cantautore, Mimì Messina, amico di infanzia e di scuola, frequentate assieme a Narni, e Franco Pontecorvi, addetto artistico e compagno assiduo di ogni tournèe e dei viaggi all’estero, entrambi hanno escluso in modo convintissimo che Rino fosse massone, così come lo ha escluso Anna Gaetano. Quindi, si dovrebbe desumere che Rino non fosse affiliato a qualsiasi loggia massonica e che riferimenti agli ambienti dei liberi muratori fatti in via continua in vari brani e anche in interviste siano il frutto di un interesse da studioso e di interessato osservatore. Opppure era realmente affiliato visto che sempre nel libro , almeno dallle indiscrezioni che ho letto sul web , si rimarca una clamorosa dichiarazione rilasciata da Rino dopo i trionfi sanremesi al giornalista Manuel Insolera, il festival della canzone viene paragonato in modo esplicito ad “un ordine massonico(!!). ? 
Mimì Messina e Franco Pontecorvi , i più cari amici di Rino, escludono che fosse massone. Ne prendo atto, tuttavia e sicuramente l'artista conosce il mondo dei Liberi Muratori. Tanto è vero che Rino gaetano paragona esplicitamente il festival di Sanremo ad "un ordine massonico", inoltre in tanti brani descrive e richiama fatti e persone dell'universo massonico.Oltretutto recentemente il Venerabile Gran Maestro del GOI, la loggia massonica più potente d'Italia, nel discorso di insediamento ha nominato esplicitamente Rino Gaetano. Insomma Rino non era massone però conosceva il mondo delle logge (e viceversa!).Si confermo che primo articolo che esplicitamente accosta versi gaetaniani ai massini risale addirittura al giorno appena successivo alla sua morte, sulla Stampa di Torino. La cosa sconcertante che il giornalista che redasse quell'articolo non è ...identificabile nonostante avesse scritto il resoconto su uno dei più importanti e difussi quotidiani nazionali(!).


 Nel  tuo  ultimo  libro  su parla delle sconcertanti vicende post mortem al cimitero del Verano , cosa avvenne e perchè sconcerntanti ? 

Mino Pecorelli firmò degli articoli nei quali sottolinea che in Italia persone ritenute scomode venivano soppresse con incidenti stradali congegnati. Anche u caro amico di Rino Gaetano, che lavorava in importantissimi uffici consolari-diplomatici della capitale, muore prematuramente sopravvivendo poco tempo a...un incidente stradale. Tale amico, è del tutto plausibile, in modo coraggioso poteva essere il depositario di notizie e di fatti poi trasmessi a Rino.


quindi   Proseguendo nella    sua   opera di certosina ricerca sia in questo che nel precedente libro dimostri come la ventilata colleganza Rino Gaetano-Universo massonico non sia una tesi nata in questi ultimi anni. Infatti hai reperito un interessante articolo del 3 giugno 1981, quindi risalente al giorno appena successivo alla morte, pubblicato sull’importantissimo e diffuso quotidiano La Stampa nel quale esplicitamente e senza mezzi termini testi gaetaniani vengono rapportati a fatti inquietanti della p2, la famigerata loggia guidata dal Venerabile Licio Gelli.Quello che sconcerta è la identità del coraggioso giornalista che sul giornale dei bilderberghiani Agnelli ha stilato l’articolo, è una identità…misteriosa, infatti il notevole pezzo giornalistico è siglato solo da due lettere e il quotidiano di Torino, alla tua richiesta esplicita ha risposto che a distanza di 35 anni non è possibile risalire al nome e cognome poiché vari giornalisti si firmavano con sigle non corrispondenti alle proprie iniziali e che poi mutavano frequentemente. Nel libro si rimarca, altresì, la singolare circostanza rappresentata da esplicite citazioni dedicate a Rino Gaetano da Stefano Bisi cioè il Venerabile Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la loggia massonica più potente della penisola, addirittura nel suo discorso di insediamento alla guida della potentissima obbedienza massonica. I versi di una misconosciuta e inedita canzone di Rino vengono fatti propri da Bisi per sottolineare che i dignitari massoni devono operare in unione e concordia per rafforzare il potere e la forza della loggia.

Rino può esere considerato un simpatizzante o un ospite della massoneria in particolare dela p2 oppure uno che ricevendo confidenze d'amici iscritti o che frequentavano tali abbienti , non ce l'ha fatta a tenersi tuto dentro è ha preferito rilevarlo in maiera criptica ( mica tanto per chi riusciva a leggere fra le righe o frequentava tali ambienti ) ed quindi per questo che è stato ucciso 





l'incidnte precedente di rino è collegato a quelo mortale ? se si come ? oppure è solo un avvertimento non colto dal cantante ?
malore o sabotaggio freni ?



in realtà il primo incidente non è mai ...avvenuto. O meglio avvenne ma si trattò di una collisione con una jeep condotta da un ragazzo alquanto alticcio, collisione avvenuta no distante da Castel Giorgio ove Rino si era recato a trovare Mimì Messina. L'epilogo della vicenda fu alquanto esilarante. Rino e il ragazzo dell'altro veicolo si recarono presso la caserma dei Carabinieri di Castel Giorgio, l'ora era tarda, attorno alle due del mattino. Si affacciò un brigadiere corpulento, oltrer 150 chili di stazza, per chiedere chi bussasse a quell'ora, Rino e il ragazzo dissero di voler segnalare un urto tra veicoli e che si erano già messi d'accordo per i danni e che non c'erano feriti. Appreso ciò il sottufficiale disse di "non rompere i ..." poichè non essendoci feriti ed essendosi accordati sui danni non c'era necessità di rivolgersi ai Carabinieri e chiuse bruscamente la finestra. Testimone oculare di tutta la vicenda fu Domenico Messina. Con riferimento all'incidente letale è importante sottolineare che in Italia, e Mino Pecorelli lo denuncia e lo scrive apertamente nella sua rivista O.P., molte persone ritenute scomode per il potere venivano messe a tacere con congegnati incidenti stradali. Si applicava nel cofano un piccolo apparato e con un radiocomando si faceva perdere il controllo del veicolo al guidatore. Rino quelle notte era solo e il suo veicolo incidentato non si sa da chi fu esaminato la notte del 2 giugno, inoltre stranamente non intervennero infermieri a soccorrerlo ma dei ..tecnici, dei pompieri non si sa da chi chiamati. In ogni caso Pecorelli, già nel 1978, scrive di incidenti procurati con radiocomando nonchè con ..camionisti distratti.

quindi  l'ultima domanda  
che ne pensi dell'ipotesi di venditti http://www.televisionando.it/articolo/antonello-venditti-su-rino-gaetanoera-un-cocainomane-la-sorella-di-rino-lo-querela/3899/ ?  sembrerà   fuori contesto   visto che io considero molto probabile  e verosimile .le ipotesi di  bruno . Infatti  << Venditti ha poi precisato non che Rino fosse un abituale consumatore di stupefacenti quanto piuttosto che, in generale, nel mondo dello spettacolo si fa uso di droghe in gran quantità. Quindi Venditti chiarisce che non intendeva affatto infangare la figura del compianto Rino Gaetano, suo grande amico. Nel libro, piuttosto, si evidenzia come Venditti abbia ufficialmente scritto che con Rino Gaetano ebbe, a casa di un'amica medium, delle esperienze chiamiamole esoteriche-spiritiche. Secondo me, tra le righe, Venditti ha voluto lanciare un messaggio. C'era qualcuno, ma non credo certo agli spiriti, che dava loro notizie di fatti rilevanti della vita politica italiana del tempo. Questo qualcuno si maschera sotto forma di ...ectoplasma.>>


Io già . come la famosa seduta spiritica a cui partecipo prodi durante il sequestro di ldo Moro 
Brumo. si Giuseppe come la famosa seduta spiritica

Non so più cosa credere a  a caldo   non avendo  letto tutto il libro ma solo le  prime  30 pagiue  d'anteprima  ho chiesto  a Bruno se  in   fase  di chiusura   volesse  aggiungere o rettificare qualcosa ?.
no grazie Giuseppe, fai tutto tu e fai tutto bene, non aggiungo nè modifico nulla attendo solo il tuo link così come lo complilerai .

Vi  lascio  . a lla prossima intervista

23/05/16

Chi ha ucciso Rino Gaetano? “, è il nuovo saggio di Bruno Mattone

Vediamo adesso come reagirà   la sorella di Rino    davanti ad ulteriori prove  che   mettono sepre  più  in crisi  la versione ufficiale  della  morte  di Rino  .

  da http://www.scomparsi.eu/rino-gaetano-fu-ucciso-documenti-lo-provano/


“Chi  ha ucciso Rino Gaetano? “, è il nuovo saggio di Bruno Mattone. Circa tre anni fa l’avvocato salernitano pubblicava un  libro dedicato a Rino Gaetano, il cantautore crotonese scomparso prematuramente all’età di 30 anni a seguito di un tragico sinistro stradale avvenuto a Roma il 2 giugno 1981. La pubblicazione del volume ha suscitato grande interesse e pure una polemica reazione di Anna Gaetano, sorella del cantautore, in ordine a due precipui punti. Una presunta affiliazione massonica di Rino Gaetano e la dinamica del’incidente mortale secondo Mautone fortemente sospetta al punto da ipotizzare che non fu legata al caso ma frutto di una deliberata pianificazione.

QUELLO STRANO INCIDENTE
Con il secondo volume Mautone ha portato una serie di riscontri documenti che indubbiamente riaprono le questioni rimaste insolute e che gli scettici hanno voluto liquidare frettolosamente come frutto di fantasia. Ed ecco che viene portato alla luce  del materiale oggettivamente interessante, infatti il legale salernitano ha scoperto addirittura  la esistenza di una interrogazione parlamentare rivolta il 4 giugno 1981  per iscritto al governo Forlani, in carica nel giugno 1981,  con la quale si chiede in via ufficiale e in sede politico-istituzionale  chiarimenti sulla drammatica morte di Rino Gaetano.
Bruno Mautone
Bruno Mautone
I due senatori Di Crollalanza, già ministro di Mussolini,  e Mitrotti invocano dall’Esecutivo risposte su quanto successo sulla via Nomentana e su cosa accadde effettivamente al Policlinico e nei vari ospedali coinvolti a vario titolo nella vicenda. La esistenza di tale documento ufficiale rappresenta un indubbio sostegno a quelle teorie che legano la morte dell’artista ad una macchinazione.
L’autore ha pure “scovato” la risposta, sopravvenuta con vari mesi di ritardo, fornita dall’Esecutivo, tramite il ministro della sanità dell’epoca, il liberale Altissimo (vicino, peraltro, ad ambienti massonici. Il dominus politico del PLI, ad esempio, era Valerio Zanone, politico affiliato alla massoneria). Ebbene nel saggio si rimarca la assoluta genericità della nota governativa di risposta fornita in Parlamento, ai limiti della omertà. Effettivamente non si chiariscono tantissime circostanze della drammatica vicenda, ad esempio non si precisa l’ora dell’incidente, chi allertò i soccorsi e come, perché intervenne una unica ambulanza in loco nonostante il camionista coinvolto svenne e rimase giacente sull’asfalto esanime e nello stesso tempo l’artista era immobilizzato nella sua automobile,non si precisa perché la unica ambulanza venuta sui luoghi era un mezzo poco attrezzato dei vigili del fuoco e perché  Rino, una volta prelevato con una gravissima ferita cranica, venne condotto fatalmente in un ospedale privo del reparto di traumatologia cranica. Non si fanno neppure i nomi dei medici che avrebbero curato o cercato di curare il ferito in gravi condizioni, non si fa nessunissimo cenno ai presunti motivi che spinsero altri ospedali, pur se allertati, a non approntare nessunissima forma di soccorso ulteriore al paziente in condizioni di estrema gravità.  Né si fa cenno su chi convocò medico- traumatologo, fatto venire da altro ospedale poiché al Policlinico non vi era il reparto, né a che ora sopraggiunse al Policlinico tale medico, né se ne precisano le generalità, così come non si indicano i nomi dell’anestestista\rianimatore che pure si dice fosse intervenuto.  In sostanza la risposta del Governo non forniva alcun chiarimento limitandosi ad una dozzinale nota burocratica destinata, per la evidente vaghezza,a moltiplicare i dubbi e gli interrogati sulla intera drammatica vicenda.   Tali riscontri documentali provano che sin dai primi momenti la morte prematura morte dell’artista calabrese suscitò interrogativi e dubbi. Ma nel libro la vicenda viene accostata ad un’altra morte prematura che colpì un caro amico di Rino, pure seguita ad un incidente stradale.
La copertina del libro
la  copertina del libro
                                                      


Tale persona lavorava in importanti uffici consolari-diplomatici a Roma e Mautone chiede alla Procura di Roma di riaprire le indagini non solo sulla morte dell’artista ma anche di tale suo caro amico che l’avvocato indica come coraggiosa fonte di tante notizie e fatti trasfusi altrettanto coraggiosamente nelle canzoni. Tra l’altro l’amico di Rino venne seppellito al Verano, così ristabilendo una vicinanza ideale già riscontratasi in vita e tuttavia vicende post mortem  danno delle inquietanti connotazioni a fatti illustrati. Infatti , senza nessunissima plausibile ragione, l’amico dell’artista viene disseppellito dopo pochissime settimane e portato in un altro cimitero di Roma. La vicenda già strana diventa ancora più oscura poiché l’autore dello spostamento dei resti mortali ha una identità che coincide con un personaggio  storico dello spionaggio italiano, collegato addirittura al Noto servizio segreto, cioè ad un apparato riservato dello stato che compiva atti di intelligence in modo autonomo rispetto ai Servizi istituzionali (prima il SID poi il SISMI e il SISDE), spesso sfociando in atti illegali e gravissimi. Specialità inquietante del Noto servizio segreto risultò essere, con atti sequestrati e acquisiti dalla magistratura, la uccisione di persone ritenute “scomode” con incidenti stradali!! Nel volume di Mautone sono indicati i nomi delle persone protagoniste delle illustrate vicende e riferimenti documentali e bibliografici di tutti gli avvenimenti.
UNA PRESUNTA AFFILIAZIONE MASSONICA
Nel volume l’avvocato salernitano ha raccolto le testimonianze dirette di due carissimi amici del cantautore, Mimì Messina, amico di infanzia e di scuola, frequentate assieme a Narni, e Franco Pontecorvi, addetto artistico e compagno assiduo di ogni tournèe e dei viaggi all’estero, entrambi hanno escluso in modo convintissimo che Rino fosse massone, così come lo ha escluso Anna Gaetano. Nel libro Mautone, quindi, perviene alla conclusioni che il cantante calabrese non fosse affiliato a qualsiasi loggia massonica e che riferimenti agli ambienti dei liberi  muratori fatti in via continua in vari brani e anche in interviste siano il frutto di un interesse da studioso e di interessato osservatore. Nel libro si rimarca una clamorosa dichiarazione rilasciata da Rino dopo i trionfi sanremesi al giornalista Manuel Insolera, il festival della canzone  viene paragonato in modo esplicito ad “un ordine massonico(!!). Sempre proseguendo nella sua opera di certosina ricerca Mautone dimostra  come la ventilata colleganza Rino Gaetano-Universo massonico non sia una tesi nata in questi ultimi anni. Infatti l’autore del saggio ha reperito un interessante articolo del 3 giugno 1981, quindi risalente al giorno appena successivo alla morte, pubblicato sull’importantissimo e diffuso quotidiano La Stampa nel quale esplicitamente e senza mezzi termini  testi gaetaniani vengono  rapportati a fatti inquietanti della p2, la famigerata loggia guidata dal Venerabile Licio Gelli.Quello che sconcerta è la identità del coraggioso giornalista che sul giornale dei bilderberghiani Agnelli ha stilato l’articolo, è una identità…misteriosa, infatti il notevole pezzo giornalistico è siglato solo da due lettere e il quotidiano di Torino, a richiesta esplicita  di Mautone, ha risposto che a distanza di 35 anni non è possibile risalire al nome e cognome poiché vari giornalisti si firmavano con sigle non corrispondenti alle proprie iniziali e  che poi mutavano frequentemente. Nel libro si rimarca, altresì, la singolare circostanza rappresentata da esplicite citazioni dedicate a Rino Gaetano da Stefano Bisi cioè il Venerabile Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la loggia massonica più potente della penisola, addirittura nel suo discorso di insediamento alla guida della potentissima obbedienza massonica. I versi di una misconosciuta e inedita canzone di Rino vengono fatti propri da Bisi per sottolineare che i dignitari massoni devono operare in unione e concordia per rafforzare il potere e la forza della loggia.
Sempre in tale quadro una notizia di grande interesse è rappresentata da una stretta frequentazione di Rino, precisamente nel cerchio delle sue più care amiche si annovera la giornalista Elisabetta Ponti figlio di un medico, Lionello Ponti, che risultò inserito  nella lista della P2. Ma il dr. Ponti non è un medico qualunque ma è addirittura il sanitario di fiducia di Licio Gelli, quindi a tutti gli effetti e in concreto la persona più in stretto contatto e in intimità col  Venerabile maestro piduista.  Elisabetta Ponti ha detto che dopo la pubblicazione della lista degli affratellati alla p2 parlò molto volte di massoneria con Rino e che l’artista, pur riferendo dei concetti alquanto indecifrabili, non espresse alcuna attenzione e\o interesse particolari per la fenomenologia massonica. In realtà tale ricostruzione della Ponti, forse per il gran tempo trascorso, non risulta plausibile. Infatti Rino morì appena 10 giorni dopo la pubblicazione della lista della p2 e in un lasso di tempo così ristretto non era possibile che avesse potuto parlare “molte volte” di massoneria con la Ponti, oltretutto impegnato come era, fino all’ultimo,  nella sua frenetica attività artistico-canora.
I CONTENUTI DELLE CANZONI
Nel volume si sottolineano pure i tanti mirabili significati dei testi gaetaniani, dimostrandosi che l’artista faceva trapelare le proprie cognizioni, frutto di fonti di alto profilo,  di fatti e personaggi. Ad esempio Mario e Gino de La Berta Filava  non sono due baristi della RCA come taluni riduttivamente hanno sostenuto,ma indicano i ministri Mario Tanassi e Gino (Luigi) Gui.   Infatti nel 1976, anno in cui venne inciso il brano, l’artista non era nella casa discografica RCA ma cantava ancora per la IT di Vincenzo Micocci. Inoltre Rino in vari concerti, compreso quello immortalato in una registrazione “storica” a San Cassiano, in Puglia, dichiara esplicitamente che il brano è dedicato al mondo dei grossi politici ed altri enigmatici mondi, quindi conferma che il brano non è assolutamente rapportato alla figura di …due baristi. Inoltre anche un altro coraggioso, per quanto più controverso, testimone di quegli anni scrive in una propria filastrocca di Mario, Gino e Berto e accosta tali suoi versi allo scandalo Lockheed e fa coincidere, per sua stessa ammissione,  le identità di Mario e Gino con le figure politiche di Mario Tanassi e Gino (Luigi) Gui.
Sempre in modo minimalistico taluni hanno individuato il Cazzaniga nominato in Nuntereggaepiù in un giornalista sportivo non certo passato alla storia per chiarezza di argomenti e acume nei commenti.  In realtà Mautone evidenzia che si tratta di Vincenzo Cazzaniga, già amministratore delegato della Esso Italia e poi vice-presidente della Bastogi un carrozzone pubblico, oggi non più esistente, che si interessava di energia e costruzioni. Tale Vincenzo Cazzaniga risulto essere un collaboratore dei Servizi americani e per conto degli USA finanziava segretamente la DC in chiave anti-sinistra. Ebbene in Nuntereggaepiù Rino, mostrando ancora una volta di avere conoscenza di fatti assai riservati, canta DC DC DC DC CAZZANIGA….  mostrando di sapere il ruolo occulto che quest’ultimo rivestiva, cioè di finanziatore segreto della Democrazia Cristiana. A ulteriore dimostrazione che si tratta di Vincenzo Cazzaniga, posto alla direzione della Bastogi, sotto l’ala protettiva quanto asfissiante di Giulio Andreotti e di Eugenio Cefis, supermanager del mondo energetico,vi è una intervista di Rino Gaetano ove nomina esplicitamente la BASTOGI di Vincenzo Cazzaniga, rispondendo in maniera del tutto avulsa ad una domanda di musica che gli pone un giornalista.
Ma sono innumerevoli i casi ove Rino mostra di avere notizie di fatti inquietanti, e nello stesso tempo li svela in modo geniale inserendoli in contesti musicali apparentemente ironici ed allegri. In Mio Fratello è figlio unico  menziona il treno Taranto-Ancona, cioè il convoglio e tratto ferroviario che qualche anno dopo emerse essere sotto controllo dei servizi segreti deviati. Infatti due ufficiali dei servizi segreti, “fratelli” affiliati alla p2, Belmonte e Musumeci, furono condannati per aver architettato  sul treno Taranto-Ancona falsi attentati per confondere le indagini della magistratura sui drammatici e purtroppo reali attentati ai treni avvenuti in Italia attorno alla metà degli anni settanta.
Anche i riferimenti allarmati  in  taluni brani rivolti ad una “rosa” nonchè allusioni altrettanto allarmate ad un “pugnale USA”  sono altri geniali riferimenti a fatti inquietanti di cronaca politica e giudiziaria contemporanei al cantautore, infatti Rino, tra le righe, richiama vicende giudiziarie di pericolosissime associazioni riservate quali la “Rosa dei venti” e “Gladio” (come è noto un lungo pugnale, una piccola spada).
Con il secondo saggio Mautone ha avuto e trovato conferme documentali alle  ipotesi che aveva lanciato nel primo libro e in ogni caso dimostra che le questioni da lui sollevate non erano il frutto avvelenato di una immaginazione  galoppante ma avevano già trovato origine e dibattito sin da primo giorno della morte di Rino Gaetano, pur occultate da organi di stampa “distratti” se non proprio colpevolmente silenti.

31/01/15

31 gennaio 1969, Viareggio: ragazzi del "Fronte monarchico giovanile" rapiscono e uccidono il ragazzino ERMANNO LAVORINI

 Ringrazio il contatto fb   Riccardo Lenzi per   avermelo segnalato

Lo so  che mi contraddico   ma   questo fatto  successo  ogggi nel lontano 1969   non  è solo cronaca  nera   è la storia  del primo ragazzo rapito   in Italia  .  Vicenda  da cui , come  dirà  la canzone sotto riportata  ,  i media   maistream  (  ed  ora le pagine e gli account  fb   della gente   e  i  vari blog  e  siti  pseudo o veramente indipendenti )   hanno trattato alcune persone coinvolte risultate  innocenti  . Infatti  due moriranno uno suicida  e  l'altro  di crepa cuore  .







Non so cos'altro  dire  \ aggiungere  in quanto  : 1) non ho  per  limiti d'età vissuto direttamente  quegli avvenimenti  ., 2)  la canzone  di Trincale   riassume  in se la  triste  vicenda  . Quindi vi  lascio  qual'ora  vogliate   farvi voi un idea  ed  aprofondirla  ai seguenti  siti  ed  articoli

 http://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Ermanno_Lavorini  con un ottima  bibliografia e   con questi ottimi link :  
e   per  finire   http://www.raistoria.rai.it/articoli/il-sequestro-di-ermanno-lavorini/11947/default.aspx







04/08/14

Strage Italicus, 40 anni dopo( 4\8\1974- 4\08\2014 ) . Storia del ferroviere morto per salvare dei passeggeri



canzoni suggerite 



(....)   Agosto. Si muore di caldo 
e di sudore. 
Si muore anche di guerra 
non certo d'amore, 
si muore di bombe, si muore di stragi 
più o meno di Stato, 
si muore, si crolla, si esplode, 
si piange, si urla. 
Un treno è saltato. 

                  da  Agosto di Caludio Lolli 


Spesso , vedere titolo , anche i grandi fatti nascondono al loro interno  dei piccoli  fatti  \  delle storie che   nel  riportare  i fatti  ne vanno perse \ dimenticate  o considerate minuterie  \  cose  di poco  conto     Ed è proprio questa una delle  storie    che riporto sotto dal fatto quotidiano del 4\8\2014 che riporto sotto che oggi intendo narrare per ricordare ( chi se ne frega se non l'ho vissuto direttamente , nacqui 2 anni dopo ) ma solo indirettamente nei ricordi dei mie vecchi , e di altre persone di quella generazione E' questa insieme a tanti misteri d'italia e depistaggi , segreti di stato   , ecc ( vedere  ill'url  di  wikipedia  ) che rendono possibile che condivida ciò << A causa del divieto di amministrare la giustizia vigente nel nostro Paese, l'articolo che segue parla di un fatto che non ha spiegazioni e/o colpevoli. Quindi ce li siamo inventati di sana pianta.
Può anche darsi che i fatti narrati non siano mai accaduti e che siamo tutti vittime di un'allucinazione collettiva. >> (  da , insieme  alla  foto  a  sinistra  http://nonciclopedia.wikia.com/ alla voce italicus vedere sopra url dell'articolo ) 
Ma a ora basta tediarvi ed eccovi la storia ( sopra trovate link se volete approfondire ) in questione  




Strage Italicus, 40 anni dopo. Storia del ferroviere morto per salvare passeggeri
Il 4 agosto del 1974 l'attentato terrroristico al treno Espresso in provincia di Bologna. Oggi un libro ricostruisce le storie di sopravvissuti e familiari alla ricerca della verità
di Antonella Beccaria | 4 agosto 2014



il treno italicus 




Chi se lo ricorda il nome di Silver Sirotti ? In pochi, probabilmente, e non era un eroe, almeno non nel senso che in genere si attribuisce a un termine del genere. Eppure Silver, 25 anni e da dieci mesi impiegato nelle Ferrovie dello Stato con varie mansioni, il 4 agosto 1974, all’1 e 47 minuti del mattino, era sul treno Italicus per un caso, perché da controllore – mansione che svolgeva in quel periodo – doveva sostituire un collega, in attesa di prendere servizio di lì a poco alla stazione di Faenza, dove si sarebbe occupato della biglietteria. Ma quel giorno, a quell’ora, una bomba devastò la quinta carrozza del convoglio ferroviario partito da Roma alla volta del Brennero. L’ordigno, a base di termite, miscela incendiaria che raggiunge il punto di fusione dell’acciaio, esplose dentro la galleria della Direttissima, nel comune di San Benedetto Val di Sambro, verso Bologna.
E oltre alle dodici vittime che costituiscono il bilancio ufficiale della strage dell’Italicus, altre ce ne sarebbero state se il macchinista non avesse fatto scivolare il treno fuori dal lunghissimo tunnel, oltre 18 chilometri. E se Silver, finito nella conta dei morti, non avesse rinunciato a mettersi in salvo. Invece tornò indietro, in mezzo alle fiamme, afferrando un estintore e tentando di portar fuori chi ancora poteva essere vivo. Per risalire sul treno il ragazzo aveva dovuto addirittura divincolarsi dal placcaggio di un passeggero incolume, che ne aveva intuito le intenzioni e aveva provato a strapparlo a morte sicura. A quel punto, liberatosi, Silver si lanciò verso la quinta carrozza e nessuno lo rivive più vivo.
Quarant’anni esatti dopo a raccontare questi fatti è il fratello del giovane ferroviere, Franco Sirotti, che oggi lavora alla stazione di Bologna. E con le sue parole si apre il libroItalicus – 1974, l’anno delle quattro stragi (Eir) scritto dal deputato e presidente dell’Associazione vittime del 2 agosto 1980Paolo Bolognesi e dal giornalista Roberto Scardova. Alla loro seconda prova letteraria in coppia – la prima, del 2012, si intitolava Stragi e mandanti –, stavolta non partono dalla bomba alla stazione di Bologna, ma tornano indietro di sei anni, a quel 1974 che fu un anno di svolta nel periodo della strategia della tensione. E nelle oltre 300 pagine del volume, di storie umane, se ne incontrano tante. Come quella dell’architetto fiorentino Luigi Cardarelli, che si impegnò per creare un’associazione vittime che “difendesse i diritti di chi era rimasto”. O, ancora, di Mauro Russo, che tornava a Bolzano da una gita a Firenze insieme alla famiglia.
Ma il libro Italicus è anche altro. È – come scandisce per l’appunto il sottotitolo – anche la storia di 4 stragi: le due riuscite di Brescia (28 agosto 1974) e del 4 agosto e le altrettante tentative, quella di Silvi Marina (Pescara) del 29 gennaio lungo la linea Adriatica su cui transitava il treno Milano-Bari e l’altra, del 21 aprile, a Vaiano (Prato), di nuovo lungo la linea Bologna-Firenze. “Nel 1974 ci fu chi credette che fosse giunta l’ora X”, scrivono gli autori. “Che fosse il momento di mettere definitivamente l’Italia in ginocchio. È questo ciò che si ripromettevano di ottenere i quattro eccidi programmati e progettati per quell’anno”. Ma poi, secondo la ricostruzione di Bolognesi e Scardova, il panorama internazionale mutò con la fine dell’asse statunitense Nixon-Kissinger e il tramonto delle dittature in Grecia e in Portogallo. E anche in Italia le carte si sparigliarono al punto che per “destabilizzare per stabilizzare”, secondo un vecchio slogan, occorreva inabissarsi e occupare dall’interno le istituzioni, non abbatterle con un colpo di mano.
Ecco così che entrò nel pieno la stagione d’oro della P2 di Licio Gelli e che dalle strategie militari si passò a quelle definite nel Piano di rinascita democratica, documento d’ordine tale per cui la società italiana andava trasformata tagliando le code estreme del Parlamento, soffocando l’attività sindacale, controllando la stampa e orientandosi verso una Repubblica che non fosse più parlamentare ma presidenziale. E mentre i giochi dei poteri infedeli alla Costituzione non si interrompevano, ecco che dal 1974 in avanti sulla scena sarebbero ricomparse organizzazioni eversive neofasciste disciolte poco prima, informatori dei servizi segreti depistanti, inchieste spostate e spezzate tra una procura e all’altra, comitati di industriali disposti a finanziare disegni autoritari. Un quadro complesso, questo, ricostruito attraverso le carte giudiziarie digitalizzate e più facilmente consultabili. E che, negli auspici degli autori, potrà essere arricchito dall’apertura di basi documentali mai consultate (non solo quelle coperte da classifica) e da riversare nell’Archivio di Stato.
Conclude in proposito Paolo Bolognesi in proposito: “Per rendere inaccessibile alla magistratura un documento non occorre un timbro che imprima il formale ‘segreto di Stato’. In questi decenni, per cambiare il corso dei processi per strage, è bastato omettere l’invio di una nota informativa, distruggere un atto, far sparire un fascicolo, non ‘ricordare’ nomi e circostanze, negare l’esistenza di fascicoli e interi archivi. Si è potuto così coprire mandanti e ispiratori politici, proteggere esecutori e lasciare sul tavolo della storia eccidi impuniti”. Con la direttiva firmata dal presidente del ConsiglioMatteo Renzi la primavera scorsa, si potrà andare a guardare anche un pezzo di questa storia attraverso documenti inediti, almeno quelli sopravvissuti. Ed entro l’autunno, probabilmente, avvalersi del reato di depistaggio, il cui testo è appena stato licenziato dalla Commissione giustizia per passare a breve al vaglio delle Camere.

Infatti
Unione sarda del 4\8\2014
Il 4 agosto del 1974 una bomba esplose sul treno espresso Roma-Monaco di Baviera. Morirono 12 persone.
"Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti". Sono le parole contenute in un volantino che rivendicava uno dei tanti attentati che hanno messo in ginocchio l'Italia degli anni 70 e 80. È da poco passata l'una del 4 agosto 1974, per la precisione sono passati esattamente 23 minuti e sulla vettura 5 dell'espresso Roma-Monaco di Baviera via Brennero viaggiano numerose persone. All'improvviso un boato squarcia la notte quanto il treno si trova vicino alla stazione di San Benedetto val di Sambro. Una bomba uccide 12 persone e ne ferisce altre 48. Dopo l'esplosione sulla vettura scoppia un terribile incendio che dura diverse ore. Una morte risucchiata in quel periodo in cui l'ideologia politica ammazzava, a destra e a sinistra. A morire, però, furono persone normali come spesso con accezione tendente al negativo si chiama "gente comune". Eppure era proprio quella gente comune ad assistere e molto spesso a subire un'onda violenta che da Piazza Fontana in poi ha dato vita a quelli che passano alla storia come gli anni di piombo. Tra le tante figure simbolo di quegli anni c'è Aldo Moro rapito e ucciso dalle Brigate rosse il 9 maggio del 1978 dopo 55 giorni di sone che meritano il ricordo perché in quegli anni era difficile anche essere "gente comune".
il treno italicus
prigionia. Ma Aldo Moro rientra anche nella storia della strage dell'Italicus perché sul quel treno ci sarebbe dovuto essere anche lui quella sera diretto a Bellamonte per raggiungere la famiglia. Quel treno Moro non lo prese perché fu raggiunto da alcuni funzionari del Ministero e venne fatto scendere all'ultimo momento per firmare alcuni documenti. Una fortunata casualità o uno dei tanti misteri che la storia italiana ha consegnato e conserva. I grandi gialli vanno risolti ma per raccontare una storia e ricordarne gli attori principali non si può rischiare di perdersi nel tentativo di svelare i misteri o, almeno in questo ricordo, andare a ripercorrere le tappe dei processi. Abbiamo i protagonisti quelli che, loro malgrado, lo sono diventati senza volerlo, senza chiedere medaglie da eroi. Sono Elena Donatini (58 anni), Nicola Buffi (51 anni), Herbert Kontriner (35 anni), Nunzio Russo (49 anni), Marco Russo (14 anni), Maria Santina Carraro in Russo (47 anni), Tsugufumi Fukuda (32 anni), Antonio Medaglia (70 anni), Elena Celli (67 anni), Raffaele Garosi (22 anni), Wilhelmus J. Hanema (20 anni) e Silver Sirotti (25 anni). I morti, chi rimase ferito, chi perse amici e parenti e le tante persone che andarono per dare una mano: queste sono le per


Matteo Sau

19/12/13

RINO GAETANO, LA TRAGICA SCOMPARSA DI UN EROE ( titolo originale “Rino Gaetano, assassinio di un cantautore” ) di Bruno Mautone

Ho appena  finito di leggere il libro    regalatomi dall'autore stesso  da  me precedentemente intervistato    di    Bruno Mautone ---  foto  a destra  --- autore di " Rino Gaetano la tragica scomparsa di un eroe " L'autore   afferma  , bansandosi (  ed  andando oltre )  su quanto dice Paolo franceschetti . Bruno Mautone in  RINO GAETANO, LA TRAGICA SCOMPARSA DI UN EROE (   titolo  originale  “Rino Gaetano, assassinio di un cantautore” poi  modificato  per  diffida legale  da parte  della  famiglia del cantante  )    una tesi choc (  niente  di nuovo   per  persone speciale   che non credono  alle  verità pre costituite parafrasi della famosa  canzone una storia  sbagliata di De  André )circa la morte del cantante calabrese Rino Gaetano che a 32 anni dalla sua prematura scomparsa entra a pieno titolo nel filone delle morti eccellenti avvolte dal mistero, quello più cupo ed allo stesso tempo affascinante della massoneria deviata .
da www.agropolinews.com 
 Tale  tesi   viene sostenuta  attraverso l’analisi del testo delle 60 canzoni realizzate dal cantautore, l’autore estrapola significati di una forza sconvolgente, verità sui misteri di cui è costellata la storia d’Italia e dei quali Rino Gaetano era a conoscenza, grazie alla sua partecipazione ad un ristretto club di iniziati alla massoneria e dalla quale se ne allontanò non condividendone le finalità e proprio per questo “ucciso” il 2 giugno 1981.Infatti  Il genio dell’artista calabrese espresso nelle sue canzoni, spesso intrise di non-sense, nasconderebbero invece verità inconfessabili, su delitti, scandali, affari celebri e persino sulla sua precoce dipartita ad opera di poteri occulti.
Ad esempio ,  sempre    secondo l’autore del libro, la celebre canzone “Mio fratello è figlio unico” rappresenterebbe il suo distacco dalla massoneria, secondo la seguente logica: i massoni tra loro si chiamano fratelli, quindi  affermare di essere figlio unico equivale dissociarsene.
Nel testo della canzone “E Berta filava” invece sarebbe nascosta la verità sul caso Lochkeed del 1976 (tangenti a ministri in cambio dell’acquisto di aerei made in USA).
I personaggi della famosissima filastrocca Mario e Gino sarebbero i ministri Tanassi e Gui che sarebbero i capi espiatori dello scandalo per salvare i pezzi da 90 della DC, mentre il bambino che non era di Mario e non era di Gino era appunto la Lochkeed (l’azienda produttrice di aerei), il cui
presidente Robert Gross rappresentava  Berta .Un altro testo che parla di massoneria sarebbe “Sfiorivano le viole” laddove si parla, senza apparente motivo del marchese Lafayette, ossia il capo
della massoneria che avrebbe addirittura affiliato George Washington e Benjamin Franklin. E ancora nel testo “Al compleanno della Zia Rosina” dove recita: “Vedo già la mia salma portata a spalla da persone che ce l’hanno con me, ma resteremo insieme io e Clem”, Clem sarebbe il papa Clemente XII che emanò la bolla contro la massoneria.
E poi tanti altri collegamenti, dall’omicidio di Wilma Montesi del 1953 alla morte di Mattei  . Il libro scritto da Bruno Mautone ci rivela nuovi possibili scenari (finora inediti) sulla tragica morte del cantautore: quanto e' fantasia e quanto avvalorato da fatti concreti ? Al lettore stabilire  se  prendere la pilola  rossa o  quella blu 





  cioè    decidere  su  ci ha solo indicato   la strada  o  noi decidere  se percorrerla  ed  approfondirla  cause del decesso, a distanza di anni non sono mai state accertate, e per svariati motivi intorno alla sua morte aleggiano ancora molte ombre. La sua carriera, i suoi dischi, il suo essere sempre contro e soprattutto le sue canzoni, hanno sempre raccontato verità scomode usando l'arma dell'ironia e dell'irriverenza. Rino Gaetano era un giullare,un allegorico saltimbanco, un poeta scomodo che amava cantarle a tutti senza peli sulla lingua. Un artista fuori dalle regole, che anticipò sicuramente in maniera sorprendente i tempi futuri. Lo scrittore Bruno Mautone è l'autore del libro "Rino Gaetano, la tragica scomparsa di un eroe" che analizza dal suo personale punto di vista il lato più misterioso dell'artista crotonese. L'autore attraverso un viaggio dal sapore "noir" unisce i tasselli di un mosaico che lega Gaetano alle varie vicende politiche dell' Italia di quell'epoca, sostenendo la tesi che ad
ordine la morte del cantautore fosse stato un ordine della massoneria. Il libro si avvale di molti riscontri e documenti che testimonierebbero i punti oscuri della morte del cantautore. Attraverso i testi si potrebbe così decifrare alcuni indizi che sosterrebbero la tesi di Mautone.
 ILl libro, ha destato e  continiua  a destare   molta curiosità ed interesse sino ad ora, anche perchè cerca di riaprire  , con le ricerche offerte dall'autore, un nuovo scenario sulla tragica scomparsa dell'artista. Il tutto però condito con una buona dose di mistero e suspence, frutto della penna dello scrittore. Lettura  scorrevole  e fruibile   ottime le note  e  ben delineato  il contesto   storico   dell'epoca che rende   di facile lettura  e comprensione   il libro e la  vicenda  di Rino  a  chi  l'ha   scoperto meglio ( perché  prima cantava  le sue  canzoni   senza  sapere   cosa  ci fosse dietro ed  avere  notizie  vaghe  di Rino Gaetano    considerandolo un semplice  cantante \  un minore   degli anni 60\70   ) con la  pseudo  fiction rai  ,  chi  non  conosce  la  storia  d'italia   di quel periodo  o  l'ha dimenticata  .
Fra i pregi  del libro     :  il mettere  la pulce  nell'orecchio  a  : << Si devo dirlo ma a chi \Se mai qualcuno capirà\sarà senz'altro un altro come me  >> (  da   a me piace  il sud )  .,   ottimo  anche   l'esprimere ed  approfondire interrogandosi   i dubbi   su quello che  è avvenuto  la  notte  de  2  giugno
Nei  , che  secondo me  , potranno essere  eliminati  nell'eventuale  ristampa ed  aggiornamento del libro  mancanza delle  dichiarazioni anche in forma  anonima   degli amici  \  conoscenti  che dissero che  era interessato  alla massoneria  e  alle sue idee  o  che  v'era iscritto  . Mancanza   del  nome  della loggia  a cui si  sarebbe iscritto Rino  .magari se  fosse stata messa   avrebbe creato con repliche  e richieste  di   reifica sui  giornali  da parte  loro   e quindi l'eventuale  replica  di giornalisti  d'inchiesta  come   carloloucarelli e   paolo franceschetti
mancanza   degli atti giudiziari   autopsia  ,   dichiarazione dell'autista del camion ,   di quelll'amico  ton malco  che  dice  ch'era presente   e poi smentisce     e poi riagffferma  d'essere  con lui  quando ebbe l'incidente mortale
tesi   assurda quella  del cooktal  e  non suffragata  nè  da testimonianze  anche  anonime  nè da riscontri  in quanto la  cena    che avrebbe dovuto  tenere  fu annuloata  .  A meno che   non si  fosse  ubriacato  o  l'abbiano fatto ubriacare   o  drogato tesi secondo me  assurda   vista  la mancanza  di  riscontri i  sono  riscontri  
poco affrontato  il tema del 1  incidente  di  rino in cui si salvo  per  un pelo  .
   Un buon libro qualunque  cosa ne dica la  famiglia  , in particolare  la sorella  anna ( foto sotto   al centro  )  che  afferma  : <<  << "Nessun complotto dietro la morte di mio fratello. Peggio del libro, solo la fiction" >> .

Infatti  in  queste  sua dichiarazione , sempre  al quotidiano  libero  del  29\10\2013 :
 << (....)
 Bruno Mautone, ex sindaco di Agropoli, sostiene nel "Rino, assassinio di un cantautore" che suo fratello sia vittima di un complotto. "Contesto in tutto la ricostruzione. I suoi sono sogni".Dopo l'incidente che lo vide scontrarsi con un camion, suo fratello fu respinto da sei ospedali. Mautone ci vede un disegno."Rino fu soccorso a dovere. La presenza dei pompieri sul luogo dello scontro, evocata come qualcosa di insolito dall'avvocato, si spiega con la necessità di estrarre il corpo dalle lamiere. Purtroppo aveva un trauma cranico per il quale il Policlinico non era attrezzato a operare, e gli altri ospedali, contattati telefonicamente, nemmeno".Secondo l'avvocato, suo fratello conosceva la verità su misteri occulti e avrebbe disseminato le sue canzoni di riferimenti. Per questo è stato fatto fuori."Non ci credo. Prendiamo l'omicidio di Wilma Montesi (21enne trovata senza vita sulla spiaggia di Torvajanica nel '53: i sospetti sono arrivati all'altà società romana, ma il caso è rimasto insoluto). Rino cita il caso in Nun te reggae più ma non significa niente. Lo fece pure in una poesiale scritta nel '64, quando era un bambino".Ha conosciuto l'avvocato Mautone?"L'ho sentito per telefono, dopo che è uscito il suo libro".Che idea si è fatta delle sue intenzioni: crede in quello che scrive, o sfrutta il caso di Rino Gaetano? "Su questo non mi pronuncio. Ma c'è una cosa che voglio dire a Mautone".Che cosa?"Se davvero crede che Rino sia stato ucciso, se vuole fare una cosa gradita alla famiglia Gaetano, faccia i nomi, scriva cose circostanziate. Sennò risveglia soltanto un dolore, che per me è grandissimo".
(...)
>>
  sembra  incrementare  l'alone   di mistero    di  stranezze   sull'incidente  che ne  ha causato   la morte  Infatti sembra  assurdo che ben 6  ospedali non fossero attrezzati per  un trauma cranico  .

Concludo  quindi consigliando  il libro  a chi è  appassionato di misteri italiani  , di noir  , e  di rino gaetano

13/01/13

Massoneria, prove di rinascita ? intervista di Giorgio Pisano al l Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia Gustavo raffi


  unione  sarda  del 13\1\2013  

Massoneria, prove di rinascita: «La P2? Una loggia di terroristi»

Appena rientrato da un congresso mondiale, il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia si sente, come direbbero le note ufficiali, moderatamente ottimista. A mettergli buon umore sono le richieste d'iscrizione che si ammonticchiano nelle 757 logge disseminate nel nostro Paese. Piccoli massoni crescono. Perfino in modo esponenziale. A sentirlo, pare ci sia una sorprendente febbre da grembiulino, ammesso che si possa dire così.


Abito scuro (è quasi una divisa), mani enormi e ben curate, barbetta pepe e sale, Gustavo Raffi è un romagnolo da copione: sanguigno e immediato. Ogni tanto sembra ricordarsi all'improvviso d'essere il governatore dei ventiduemila massoni che aderiscono al Grande Oriente e dunque modera, sfuma, imbocca una risposta diplomaticamente triste. Sessantotto anni, due figli (uno è attualmente maestro venerabile nella loggia dove fu iniziato lui), vive e fa l'avvocato in una città che vanta una qualità della vita siderale: Ravenna.
da http://www.grandeoriente.it/home.aspx


La sua nomina risale al 1999 (è quasi un Papa) e andrà avanti fino al 2014. Riceve un'indennità annua di centoventimila euro. Amici e avversari gli riconoscono un grande sforzo per aprire l'istituzione all'esterno. «È la mia glasnost», precisa con orgoglio. In un remotissimo passato è stato esponente del Pri, culla di tanti liberi muratori.Ha lasciato part time la vita profana (come direbbero loro) nel 1968: quell'anno, mentre il mondo studentesco saliva sulle barricate per inseguire una rivoluzione poi fallita in corso d'opera, è entrato in massoneria. Non trovava niente di meglio da fare? Sorride, fa ruotare il mezzo toscano tra le mani e spiega: «Le risposte della politica non mi convincevano». Giura che a folgorarlo sulla via della loggia sia stata l'educazione al dubbio, la scoperta che «ammettere un proprio errore è già una vittoria».Molto di quello che fa e pensa è condensato in un libro ( In nome dell'uomo ) dove, superata un'agiografica e prona intervista introduttiva, tenta di trovare una ragione e una logica a un movimento che per molti, nella migliore delle ipotesi, è soltanto folkloristico. Raffi sa molto bene che si potrebbe dire infinitamente peggio sulla massoneria ma sull'argomento è ferratissimo. Ha cultura e intelligenza, soprattutto autoironia, per affrontare le critiche più velenose. Tra le 225 pagine del suo manifesto, il tono oscilla a tratti fra l'evangelico e il romantico non senza qualche inciampo di conclamata autostima. Pagina 26: La massoneria nel terzo millennio si pone come sentinella etica contro le trionfanti ideologie del non pensiero . Esagerato: a tratti sembra Vendola in raptus di lirismo acuto. «Il paragone non mi offende. Nella vita deve trovar posto anche la poesia».
Che senso ha essere massoni nel XXI secolo?
«Si tratta di vedere se un uomo ha la capacità di interrogarsi, se ha la forza di chiedersi che senso abbia la sua vita, cosa sia giusto fare e cosa non fare. La massoneria è l'educazione a coltivare il dubbio».
Per tanta gente siete soltanto un gigantesco comitato d'affari.
«Questo qualcuno ha sbagliato porta. È un modo di pensare tipicamente italiano. Per quanto ci riguarda abbiamo certamente una colpa: in passato non abbiamo fatto niente per farci comprendere».
Sicuro sia solo un problema di comprensione?
«Senza dubbio. Oggi la massoneria è un'istituzione aperta. Fior di intellettuali sono venuti a sentirci: mi riferisco a persone come Margherita Hack o a premi Nobel come Rita Levi Montalcini».
Siete una lobby che non dichiara, non interviene, non commenta...
«Non è così. Questo è uno dei tanti pregiudizi che resistono sul nostro conto».
Falso dire che vi piace giocare a nascondino?
«Falso. Il fatto è che ci sono norme precise, dobbiamo rispettarle. Ci vietano di parlare di religione o di politica, tutto qui».
A proposito, come vedete Mario Monti?
«Ho appena detto che non posso esprimere opinioni politiche in senso stretto».
Provi a dirle in senso largo, allora.
«Sulla carta ha credenziali di tutto rispetto, non è certamente un uomo improvvisato. Fatta questa premessa, la nostra disponibilità a parlare riguarda i grandi temi, non le questioni spicciole. La scuola, per esempio».
Che vuol dire?
«Significa che la massoneria è per la scuola pubblica. Perché, mi domanderete. Perché rappresenta l'unica via che consenta a un individuo di formarsi una coscienza; di diventare, se davvero lo vuole, un uomo libero».
Ci sono massoni coperti, noti cioè solo al Gran Maestro?
«Nemmeno uno. Non ne esistono».
C'erano.
«C'erano. Ma in realtà non hanno senso. Se si riferisce a quella struttura deviata...»
Si chiama P2, avvocato. P2. La guidava Licio Gelli.
«Storicamente quella loggia era segreta perché i fratelli che ne facevano parte rappresentavano il potere e dunque bisognava metterli al riparo dai postulanti».
Comunisti?
«Comunisti, cosa?, se oggi ce ne sono nelle nostre fila? Sicuramente. Ma non vado a spulciare gli elenchi degli iscritti: è un'operazione che non mi piace e non mi interessa. Punto ad altro».
A cosa?
«A far emergere le intelligenze senza sottoporle a indagini. La massoneria, così ci capiamo, non è una camera di compensazione per frustrati e falliti».
Preti?
«Ce ne saranno anche».
Questa è una risposta andreottiana.
«Dico spesso che in giro ci sono tanti massoni senza tessera e altrettanti tesserati che massoni non lo saranno mai».
Come si fa ad essere massoni e cattolici insieme?
«Questione complessa. La massoneria non è una Chiesa, è religiosa ma non ha religione, pretende che i suoi iscritti siano credenti. Il fatto che poi uno possa essere cattolico o musulmano per noi è secondario».
Però non appena vi iscrivete siete automaticamente scomunicati.
«Oggi come oggi la scomunica in quanto tale è stata depennata dal codice canonico. C'è però il Papa che ha comunque ribadito il distacco del Vaticano».
Ovvero vi ha depenalizzato, come ha fatto Berlusconi col reato di falso in bilancio.
«Bravo, proprio così. Qualcosa del genere. Ufficialmente la scomunica non c'è più».
Che rapporti avete col Vaticano?
«Formale, rispettosa e civile convivenza».
Non avete più la coda e le corna, insomma.
«Sì, ma va detto che papa Paolo VI è il pontefice che preferiamo. A lui si devono le aperture del Concilio Vaticano II, aperture che oggi sono state cancellate. Sono tornati al primato della Dottrina. E il discorso si fa inevitabilmente diverso».
Su cosa?
«La dico in breve: Benedetto XVI condanna il relativismo. Noi siamo relativisti. Non abbiamo come lui una verità assoluta, indiscutibile e inattaccabile».
Si dice che l'Opus Dei sia la massoneria della Chiesa.
«In passato hanno attribuito all'Opus Dei tutte le nefandezze che a suo tempo attribuivano a noi».
Ci sta dicendo che sono pure martiri?
«Rispondo indirettamente: l'Opus Dei non è un mio problema».
Dite che l'uomo è libero se è libero dal bisogno. Siete un club borghese?
«Al nostro interno ci sono iniziative umanitarie, mense e rifugi per gli ultimi. Non facciamo esclusioni».
Crisi di vocazione niente, vero?
«Da quando il Grand'Oriente ha lanciato la politica della trasparenza facciamo qualcosa di assolutamente nuovo e inedito: controlliamo gli accessi, non accettiamo più di un certo numero di iscritti l'anno».
La massoneria come la Bocconi: a numero chiuso.
«Non è questo il problema. Si tratta di non far implodere l'istituzione ed evitare scompensi. Mica si può passare l'anno a iniziare nuovi fratelli».
Tratteggiamo i nuovi iscritti.
«L'età media di quelli che sono entrati durante il mio...»
... regno.
«Magistero. Sono repubblicano, la monarchia non mi è mai piaciuta».
Allora, chi sono i nuovi massoni?
«Artigiani, professionisti, lavoratori di ogni tipo: non ci sono discriminazioni».
Secondo lei perché in Italia si parla di grembiulini dietro a ogni affare importante?
«È un luogo comune. Leggende metropolitane. Servono prove concrete per dare consistenza alle chiacchiere».
L'esclusione delle donne: patetica, ridicola o soltanto antistorica?
«L'apertura alle donne non può essere una decisione del solo Grande Oriente d'Italia. Deve essere una scelta condivisa con i fratelli delle altre massonerie regolari».
Ma il cittadino Gustavo Raffi che ne pensa?
«Il mio parere è francamente irrilevante».
Seconda risposta andreottiana.
«Mannò. Il fatto è che il Gran Maestro non può pronunciarsi su tutto e su tutti come se stesse discutendo di una partita di calcio».
Dite che i riti servono a suscitare dubbi e interrogativi. Senza, elettroencefalogramma piatto?
«I riti hanno un loro fascino, un ruolo e un peso. Ha presente un sindaco con la fascia tricolore? Per noi i riti sono, grosso modo, la stessa cosa».
Definisce l'Italia un Paese stanco e moralmente demoralizzato .
«C'è pure bisogno di spiegarlo? Quando, durante le fasi pre-elettorali, compaiono i Masaniello vuol dire che qualcosa non sta funzionando».
Masaniello, per caso, fa Grillo di cognome?
«L'ha detto lei. Mi allarma il pericolo di una demagogia incombente».
Altra citazione: La laicità dello Stato viene violata attraverso espedienti...
«Ci riempiamo la bocca con la Costituzione e sulla sua laicità. Dopodiché troviamo mille trucchi per aggirarla».
Sta insinuando che Santa Romana Chiesa è più di un vicino di casa?
«Mi sembra lampante».
La massoneria non si schiera, dite voi. Allora perché nel '94 stavate con Berlusconi?
«No, no, assolutamente no. Non mi risulta. Posso giusto riconoscere che dei massoni, dei massoni e non i massoni, possano aver visto con simpatia Forza Italia. Ma niente di più».
La P2 era una scheggia impazzita nel Grand'Oriente, giusto?
«Giustissimo».
Lei ha addirittura paragonato i piduisti ai terroristi, giusto?
«Giustissimo».
Significa che i vari Berlusconi, Costanzo, Cicchitto e company erano terroristi?
«Quando mai, non facciamo discorsi provocatori. Mi spiego: le Brigate Rosse stanno ai partiti della sinistra come la P2 stava al Grande Oriente d'Italia».
Il Piano di Rinascita democratica firmato Gelli era un golpe?
«Non mi sono mai preso la briga di leggerlo...»
Terza risposta andreottiana.
«Vabbè vabbè. Ho il sospetto che si sia trattato di una ricostruzione postuma, cioè che abbiano voluto far trovare quelle carte per dare una veste nobile a un'iniziativa che nobile non era».
Nobile?
«Allora la dico ancora meglio: secondo me la P2 era un comitato d'affari che agiva in sinergia col cardinal Marcinkus, il banchiere Roberto Calvi e soci per obiettivi non propriamente evangelici».
Parliamo del dopo. Avete accolto tra le vostre braccia piduisti pentiti?
«Chi ci dice che gli elenchi trovati a Castiglion Fibocchi sono veri?»
D'accordo ma la domanda era: avete perdonato?
«Qualcheduno. Sto parlando di poveri diavoli, non di cervelli».
pisano@unionesarda.it

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