Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post

1.4.26

Se i liberali come proposta. contro le violenze. giovanili chiudono le chat ed i social siamo alla frutta. o. non sanno. che. pesci. pigliare.

Ogni volta. che. sia verificano episodi  di violenza  giovanile le proposte  che  vengono fatte ,  da  qui il titolo ,  per porvi rimedio c'è quella  di vietare i social ai minori . invece di educare  e aiutare i genitori a farlo  alla responsabilità ed a un uso consapevole / critico verso l'uso  : del web , dei social  e dei media ingenerale ma soprattutto una comunicazione non violenta . 
Proprio una proposta scatologica  oltre  che  censoria . Infatti tale proposta, se pur. faziosamente. ,  viene bocciata  anche da  Destra (vedere articolo sotto ).Ora  la  fonte.  sarà pure lontana. anzi lontanissima  dalla mia formazione culturale ma  a  volte  capita  che  .....    fra ” poli opposti “   ci siano  delle  cose comuni come parzialmente in questo caso. 


da CAFFÈ AVVELENATO   rubrica  di Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale whatsapp ed essere sempre aggiornati (gratis).

 Il barista 31 Marzo 2026, 8:30








Qui al bar inorridiamo di fronte a certe derive che stanno rovinando la nostra gioventù. La storiaccia di Bergamo, col tredicenne che ha accoltellato l’insegnante perché lo avrebbe umiliato, snobbando la sua neurodivergenza, ha dell’incredibile, soprattutto dinanzi all’assenza di pentimento del ragazzo. Ma se il problema è serio, devono esserlo anche le soluzioni che vengono proposte.
Ieri, invece, da Carlo Calenda, liberale prêt-à-porter, abbiamo ascoltato proprio quella ricetta populista che, quando la sente in bocca ad altri politici, l’ex ministro bacchetta: “Telegram”, la piattaforma usata dall’aggressore, “è da molto tempo un ricettacolo di odio e illegalità che andrebbe chiuso”, ha commentato. E dunque, per risolvere la piaga della violenza giovanile, basta oscurare le piattaforme? In Australia ci hanno provato, col divieto di social agli under 16, ma sembra che la grande trovata si stia già rivelando un mezzo flop: la norma è difficilmente applicabile e i nativi digitali la aggirano con una certa facilità. Dove sono i genitori? Le famiglie? Ci devono pensare loro ai social del figli, oppure il Parlamento? Meno male che la repressione non serve…
Guarda un po’, noi crediamo che anche quella sia utile, insieme all’educazione. Ma un’educazione alla responsabilità, non un continuo mea culpa degli adulti, che si accusano di non essere stati abbastanza buoni e comprensivi con dei figli i quali sembrano gridare loro il contrario: noi ci comportiamo sempre peggio affinché, a un certo punto, voi ci rimproveriate. Perché se ci rimproverate significa che ci siete, che vi accorgete di noi.
Perciò ci colpiva – visto che al bar leggiamo i giornali – l’accostamento su Repubblica di ieri: da un lato, un pezzo che spiegava che da parte del ragazzo non c’era stato “nessun pentimento”; dall’altro lato, il predicozzo di Massimo Recalcati contro la “pedagogia dell’odio”, frutto nientemeno che dei toni della campagna elettorale referendaria. Specie di quelli usati da chi invitava a votare Sì, scommettiamo. Certo, ricette semplici non ce ne sono. Ma i mali dei nostri figli non li cureremo né con i liberali per la censura né con gli psicanalisti per la propaganda.

30.3.26

​ la scuola non può e non deve diventare il parafulmine di ogni fallimento sociale di ©️ Cristian A. Porcino Ferrara

 ​È di questi giorni la notizia di una professoressa accoltellata da un allievo, che ha dichiarato di rimpiangere di non averla uccisa e di non aver colpito anche i propri genitori. Trovo altamente diseducativo chi tenta di minimizzare l’accaduto, riducendolo a una ragazzata o a un gesto riconducibile a generiche fragilità esistenziali. In quanto docente, ritengo che il ragazzo debba essere perseguito legalmente: una risposta indulgente non gli insegnerebbe nulla, anzi rischierebbe di rafforzare l’idea che le proprie azioni non abbiano conseguenze.Dobbiamo smettere di guardare a queste esplosioni di violenza come a tragiche eccezioni isolate. La storia recente, a partire dalla strage della Columbine in poi, ci insegna che il nichilismo e il desiderio di annientamento dell'altro non sono "crisi passeggere", ma derive profonde che si nutrono proprio dell'assenza di un limite percepito. Ma attenzione: la scuola non può e non deve diventare il parafulmine di ogni fallimento sociale. Sono stanco di chi scarica la responsabilità comportamentale dei ragazzi esclusivamente su di noi docenti, deresponsabilizzando le famiglie e la società civile. Noi non siamo taumaturghi e non possiamo compiere quei miracoli educativi che tutti si aspettano, mentre il resto del mondo abdica ai propri doveri.Questo “familismo” che porta alcuni colleghi a considerare gli studenti come figli è, a mio avviso, fuorviante. I nostri allievi non sono i nostri figli: il nostro ruolo è diverso e deve restare distinto. Più giustifichiamo e proteggiamo, più rischiamo di formare una generazione incapace di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. È un tema che ho approfondito nel mio saggio Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio, dove analizzo come la violenza giovanile sia spesso il sintomo di una mancanza di confini chiari e di un’etica del limite che la scuola deve contribuire a ricostruire, ma non in solitudine.La scuola deve formare cittadini consapevoli e responsabili. La responsabilità educativa non esclude quella legale: al contrario, la rende comprensibile. Non spetta a noi, come società, stabilire l'entità di una condanna mossa dal livore, né dobbiamo lasciarci trasportare dall'odio del momento. La pena deve conservare il suo valore rieducativo: punire per insegnare che dagli sbagli, anche i più gravi, si può e si deve imparare a tornare umani.La perdonanza può essere una scelta personale, intima e rispettabile del singolo individuo. Ma non può e non deve diventare un’aspettativa istituzionale o educativa. Restiamo saldi nel nostro ruolo, senza confondere comprensione e deresponsabilizzazione, e continuiamo a essere un presidio contro ogni forma di illegalità o criminalità.


​©️ Cristian A. Porcino Ferrara

26.3.26

Probabili soluzioni del problema della violenza giovanile. ? educare il figlio a non essere cacciatore e la figlia a non essere preda

 non faccio in tempo veder pubblicato tale mio commento ( https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2026/03/violenza-giovanile-bergamo.html ) sull'ennesimo fatto di violenza giovanile che in una chat in cui si discuteva di ciò è mi si accusa adi far il solito pistolotto etico morale, e mi si chiede come risolvere il problema oltre a parlare .

Ora voglio rispondere a tali domande /osservazioni pur sapendo che rispondere ad esse   è come dare le perle ai porci perché chiunque anche il più addormentato che sceglie di non cadere nel : tutto subito , repressione , ecc.  ovvero alle sirene della propaganda e dei demagoghi che parlano alla pancia ed usa un po' di raziocinio ed osservazione ci arriva da sè senza chiedere  interpellare gli altri . A meno che non voglia confrontarsi o sentire un altra  opinione .
Ora Visto   che   L’approccio
securitario non ha diminuito i reati. E Questo tipo di problemi non li puoi affrontare solo con la repressione o mettendo come  suggerito  da  alcuni   i metal detector nelle scuole, ma mettendoci dentro libri e psicologi. La risposta al groviglio di rabbia e solitudine dei ragazzi non sono le manette, ma l’ascolto  ed  la  comprensione   .
Ecco come provrare a risolvere la situazione in modo non repressivo . Saranno delle soluzioni lente e non immediate, vero purtroppo, ma spesso esse sono quelle più durature e con meno recidività . 

«Serve un progetto di lungo respiro. La scuola e i genitori non possono essere lasciati soli, l’intervento educativo non deve essere solo disciplinare, ma includere la gestione della rabbia, lo stimolo dell’empatia,

Come in una serie tv L’abbigliamento, lo show in diretta emulano un preciso immaginario: mi viene in mente Narcosla percezione dell’autorità. L’errore che non dobbiamo compiere è minimizzare. E non dobbiamo dire che è colpa di un ragazzo, perché è un problema che riguarda tutti».  (  Claudio Mencacci, psichiatra, presidente della Società italiana di neuro psico farmacologia, è da sempre attento ai disturbi dei più giovani   sul  corriere della sera del  26\3\2026 ) 

Ecco  quindi. secondo   me  come   fare


1) educazione a scuola e nei centri di aggregazione giovanile e familiare :

ai linguaggi dei media e delle arti 
 alla legalità al pluralismo culturale
 alla non violenza fisica e verbale 
 all'affettività
A gestire e contenere rabbia e frustrazione ed incanalarla in qualcosa di costruttivo e meno disrruttivi ed autodistruttivo

2) aiuti non solo ecomici ma anche psicologici alle famiglie in difficoltà
3) potenziamento di personale e strutture per migliorare i servizi sociali e la giustizia minorile
4 ) applicare leggi che già ci sono senza farne di nuove insomma evitare che diventino come le grida manzoniane e dei garbugli tanto che non si sa quale/i applicare visto che ognuna contraddice l'altra

« #noninsegnare a tua #figlia ad essere #preda \ #insegna a tuo #figlio a non essere #cacciatore » di #joumanahaddad poetessa libanese eco il testo integrale  preso. da

Anziché dire a tua figlia che è una preda, insegna a tuo figlio che non è un cacciatore.
Anziché dire a tua figlia di tacere, insegna a tuo figlio ad ascoltare.
Anziché educare soltanto tua figlia a rispettare se stessa, educa anche tuo figlio a rispettare le donne.
Anziché chiedere a tua figlia di non indossare quella gonna, insegna a tuo figlio che una gonna corta non è un invito a fare sesso.
Anziché forzare tua figlia a coprirsi, insegna a tuo figlio che una donna è più di un corpo.
Anziché avvertire tua figlia che tutti gli uomini siano il nemico, insegna a tuo figlio che le donne sono compagne di valore.
Anziché crescere tua figlia perché abbia paura degli uomini e tuo figlio perché disprezzi le donne, crescili entrambi perché si fidino, si rispettino e si amino.
J. Haddad

Educare alla 
parità cioè insegnare il rispetto reciproco, l'empatia e l'autonomia, superando i ruoli di genere. Per il figlio maschio, educa al consenso, alla gestione delle emozioni e al rispetto delle regole. Per la figlia, promuovi autostima, assertività e autodifesa emotiva, insegnandole a porre limiti chiari e a non temere di chiedere aiuto. 
Educare il Figlio a non essere "Cacciatore"Insegna il Rispetto e il Consenso: Fagli capire che il "no" è definitivo, sia nei giochi che nelle relazioni.
Gestione delle Emozioni: Educato a riconoscere e gestire la frustrazione, l'aggressività e la rabbia senza scaricarle sugli altri.
Rifiuto della Prepotenza: Insegna che la forza non si usa per sopraffare, ma per proteggere. Il rispetto si basa sull'ammirazione, non sulla paura.
Esempio in famiglia: Sii il primo a mostrare rispetto reciproco, evitando comportamenti prepotenti o machisti. 
Educare la Figlia a non essere "Preda"Autostima e Valore di Sé: Aiutala a credere in se stessa e a valorizzarsi per chi è, non per come appare o per compiacere altri.
Assertività e Limiti: Insegna a usare frasi come "Non mi piace, smettila" o "A me piace come sono" per stabilire confini chiari.
Autodifesa Emotiva: Spiegale che nessuno può farla sentire inferiore senza il suo consenso e che ha il diritto di difendersi emotivamente.
Chiedere Aiuto: Insegna che non deve sopportare comportamenti inaccettabili e che segnalare il problema a un adulto non è un atto di debolezza.
Principi Comuni per EntrambiEducazione all'Empatia: Insegnare a mettersi nei panni dell'altro.
Autonomia: Favorire l'indipendenza e la capacità di prendere decisioni proprie.
Comunicazione Aperta: Creare un ambiente sicuro dove poter parlare di paure e difficoltà

Infatti concordo con quello  che  dice    vedere     articolo  sotto     su repubblica  del  26\3\2026  lo  psicanalista Massimo Ammaniti 
 . 
Ora per  qualcuno  sarò ( un fondo di verità ) un illuso  o un  utopista . Ma   come    ho  già  detto  il modello  forcaiolo\ giustizionalista. , leggi. pena. di morte e  simili  ha  fallito e contribuito  secondo alcuni  ad aumento di crimini violenti .Quindi la prevenzione e le politiche  educative mi  sembrano un opzione più che. ragionevole per    ridurre e depotenziare  del breve periodo e nel lungo risolvere  tali. problematiche. Se poi voi  avete un altra soluzione  ben venga  sarei lieto di confrontarla  con la mia .   

come racconteranno i media. della presunta. amante di Piantedosi. ? come gossip o come scambio sessuale di favori. ?

Nessuno   credo vuole sapere con chi va a letto Piantedosi. Davvero. Ci. dovrebbe.  interessare  quanto ci interessa la vita sentimentale d...