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26.2.26

[ dobbiamo capire da soli visto che lo stato se ne frega e punisce solo parte II ] Arrangiarsi da soli non è cinismo

  come  al solito certi miei  post  originano delle  discussioni  fra  me  ed  il mio  Armadillo    \   Grillo  Parlante   . Eccovi  l'ultima 

Armadillo /grillo parlanteche discorsi cinici  che  sono i tuoi quando dici : <<  dobbiamo capire da

soli visto  che lo  stato   se ne  frega    e punisce  solo  >> .

Io
nessun cinismo  na semplice realtà dei fatti . Sennò stato /istituzione  non ti aiuta  fornendoti le basi  ma ti punisce e reprime solamente mi sembra più che logico è ovvio , che   bisogna fare da sé  . destreggiandosi fra il bene ed il male correndo anche dei rischi  vero . ma chi fa da sé fa per tre .


 A\G hai dimenticato il lato negativo  ed ambiguo.  Infatti:  << [ ... ] Come molte pratiche popolari, anche l'arte di arrangiarsi si muove su un confine ambiguo tra virtù e vizio. Da un lato rappresenta un esempio di resilienza e di intelligenza creativa; dall'altro può degenerare in furbizia, opportunismo, o in quella tendenza al "tirare a campare" che molti sociologi hanno letto come un tratto della cultura italiana. "Fatta la legge, trovato l'inganno", il proverbio non indica solo un atteggiamento individualista, ma una sfiducia sistemica verso le istituzioni e una preferenza per le soluzioni informali.[... Come molte pratiche popolari, anche l'arte di arrangiarsi si muove su un confine ambiguo tra virtù e vizio. Da un lato rappresenta un esempio di resilienza e di intelligenza creativa; dall'altro può degenerare in furbizia, opportunismo, o in quella tendenza al "tirare a campare" che molti sociologi hanno letto come un tratto della cultura italiana. "Fatta la legge, trovato l'inganno", il proverbio non indica solo un atteggiamento individualista, ma una sfiducia sistemica verso le istituzioni e una preferenza per le soluzioni informali. [ ... continua su: https://www.geopop.it/qual-e-il-significato-dellarte-di-arrangiarsi-la-filosofia-nata-dalla-resilienza-mediterranea ... ]

Io   vero   c'è anche quell' altro lato della medaglia ma ridurlo solo ad un significato negativo  in questo caso è un errore .  Bisogna  sfruttarne  il  lato positivo    che   poi  è  quello  citato   anche  nell'articolo    da te  proposto  .





 A\G
 Ok ma come fai.

Io con l'esperienza, sbagliando, cadendo e rialzandoti  ma soprattutto  mettendo  in atto      quando detto  in  questa  canzone  (  lo so  che  l'ho  proposta  più  volte      ma    fa  parte  del mio bagaglio  \  identità       )  



La canzone è riflessiva e simbolica, affrontando temi come:La ricerca del potere attraverso la comprensione della sofferenza altrui. La critica al materialismo e ai doni superficiali.
L'importanza di trasformare le difficoltà in forza e speranza.

A\G ok  


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Non voleva fare l’avvocato come la mamma, così ha scelto di toelettare i cani





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24 FEBBRAIO 2026 ALLE 07:00 



Non voleva fare l’avvocato come la mamma, così ha scelto di toelettare i cani: il dopo è inaspettato 
                                                     di Valeria Randone*





Giovanni, nome di fantasia, fa il tolettatore di cani. Lo ha sempre voluto fare, sin da bambino. Quando era piccolo e gli chiedevano cosa volesse fare da grande, lui rispondeva che voleva lavare tutti i cani del mondo. Voleva farli belli. Pettinarli. Togliete i nodi al loro pelo. Accudirli.
Giovanni era innamorato della cura, dei cani e di Totò il suo inseparabile bulldog inglese.
La madre, mia paziente, era molto preoccupata perché considerava il lavoro manuale una sorta di scorciatoia per chi non volesse studiare.
Lei si era laureata, aveva vinto tanti concorsi e aveva anche lavorato all’Università di Catania.
 Era impensabile che il suo unico figlio volesse lavare i cani come mestiere.
Nel tempo, in maniera strategica lo ha sempre boicottato. Ha cercato di instillargli la passione per lo studio, per i viaggi, per le altre lingue. Lo ha letteralmente spedito in Inghilterra, ma anche lì, Giovanni accudiva i cani della scuola. Poi a Rimini da una loro zia per le vacanze estive, ma anche in una città effervescente e seduttiva per un adolescente, Giovanni aveva trovato un’associazione che salvava randagi.
La morte di Totò
Il suo amato cane, Totò, all’età di dieci anni si è spento dolcemente. Soffriva di cuore, respirava male e soffriva tremendamente il caldo. In Sicilia, le estati sono afose e dilatate nel tempo, iniziano ad aprile e terminano a dicembre, e il povero Totò non è sopravvissuto all’ultima estate.
Giovanni è stato inondato da un dolore insopportabile, sconquassante, violento, non cicatrizzabile.
Questo immenso dolore lo ha fatto diventare sciabola per duellare con la madre, per la prima volta con estrema fermezza. Fu anche l’anno in cui fece caming out e dichiarò al mondo, alla madre e a sé stesso la sua omosessualità.
Affronta la madre. Le dice chiaramente, forse per la prima volta nella sua vita, che lui avrebbe ascoltato soltanto il suo cuore e avrebbe scelto di aprire un piccolo negozio per tolettare i cani.
La madre lo aveva obbligato a conseguire la laurea triennale in economia, a Catania, ma nel frattempo, a sua insaputa, Giovanni aveva fatto un corso per imparare il suo mestiere del cuore.
Giovanni aveva un cuore luminoso. Era gentile. Affabile. Elegante nei modi. Un sognatore. Inizia così a lavorare come apprendista in un grande negozio che toletta cani. Impara in fretta perché per lui non si tratta di lavoro ma di un regalo quotidiano che fa a sé stesso.
Nel giro di qualche mese diventa responsabile del negozio. Apre lui, chiude lui. Si occupa delle prenotazioni, dei cani difficili e dei proprietari ruvidi, esigenti, ostili.
Diventa il perno dell’attività.
Quando lavorava sembra il Pifferaio Magico: aveva l’abitudine di raccontare delle storie, alcune inventate, altre erano quelle che gli raccontava la sua amata nonnina quando era piccolo (unico ammortizzatore tra la ferocia e intransigenza di sua madre e le sue esigenze più profonde).
Le raccontava ai cani che lavava, perché era più che certo che la sua voce aveva un effetto calmate su di loro.
Nel giro di pochissimo tempo si è sparsa la voce e Giovanni, per tutti, è diventato il tolettatore-cantastorie.
I bambini volevano accompagnare i loro cani alla toletta. Alcuni di loro assistevano incantati, altri rimanevano lì per ascoltalo anche senza il loro cane.
La svolta
La madre aveva finalmente compreso, forse per la prima volta in assoluto, che Giovanni aveva ascoltato il suo cuore. Aveva appeso al chiodo la sua laurea, figlia di una costrizione, ed era felice.
La sua felicità era diventata contagiosa e anche molto remunerativa per il negozio dove lavorava
Il dopo
Il rapporto tra Giovanni e la madre è migliorato notevolmente. La signora ha finalmente deciso di aiutare il figlio ad aprire un’attività tutta sua. Madre e figlio hanno acquistato una bottega, stanno ultimando i lavori di ristrutturazione e a breve Giovanni, dopo tante sofferenze, avrà il suo negozio e potrà occuparsi di tutti i cani che si rivolgeranno a lui. Continuerà a raccontare le sue storie e ad essere felice.
P.S: Ringrazio la mamma di Giovanni per avermi autorizzata a scrivere in esclusiva per La Zampa questa meravigliosa storia di resilienza e di perseverazione. Giovanni ha ascoltato la chiamata del suo Daimon ed è stato premiato dalla vita.

Come scriveva A.Carotenuto, mio docente e analista, nel suo libro La chiamata del Diamon: “Il richiamo alla realizzazione personale è la più forte voce interiore che a ciascuno di noi è dato sentire, ma quanto più esso è intenso, tanto maggiore sarà la pena, nel caso di mancata risposta”.

* Valeria Randone è psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”. La sua grande passione per i cani l’ha portata a scrivere anche per La Zampa ed è nato la spazio "Per amore degli animal

«L’omelia con l’AI? Mai, sull’altare si va meglio a braccio» Don Casu, parroco sassarese a Roma, e il no del Papa alle “cyberprediche”

 unine  sarda  26\2\2025 



«Francamente mi ricorda quei libroni di temi già pronti per studenti senza fantasia che circolavano quando ero ragazzo». Don Paolo Casu – sassarese, 62 anni, un passato da giornalista e un presente da parroco di San Romualdo Abate, diocesi di Roma – a usare l’intelligenza artificiale per le omelie non pensa neanche da lontano. Eppure qualche suo collega deve averci riflettuto, se una settimana fa Leone XIV, incontrando il clero romano, ha raccomandato di evitare scappatoie informatiche.

Come si prepara l’omelia senza aiutini tecnologici?
«Lei casca male: io non preparo nulla. Parlo a braccio».

Improvvisa?
«Fino a un certo punto. Intanto bisogna dire che le letture degli anni liturgici seguono tre cicli di un anno. Nel ciclo A si legge il Vangelo di Matteo, ed è quello di quest’anno. Il ciclo B è quello del Vangelo di Marco e il C è quello di Luca» .

Scusi, e Giovanni?
«Si legge ogni anno. Mi sa che lei non va a messa da un po’».

Andiamo avanti.
«Ci sono i tre cicli, dicevo, e quindi chi conosce le Scritture sa quali temi proporranno per quella giornata. Naturalmente ciò che dici dipende molto anche da come hai assimilato le Scritture nel tempo. Per intenderci, io certe cose che ho detto vent’anni fa adesso non le direi».

Che cosa diceva di grave?
«Ma nulla, figuriamoci. Però mi sono reso conto di come la memoria sia fondamentale, perché scopri significati profondi, che si illuminano ulteriormente. E quindi non dici più quelle cose un po’ scolastiche che può capitare di dire inizialmente, magari con il tono assertivo del neofita».

A parte la memoria?
«È importante anche il ruolo della lettura: c’è una letteratura di riferimento che può essere molto d’aiuto, con studiosi che hanno dedicato un’intera vita a una singola espressione. E poi naturalmente le edizioni commentate. Ma i commenti possono essere di molti generi, secondo impostazioni culturali differenti, non è che uno valga l’altro. Il punto fondamentale però è uno: la parola di Dio è eterna. Quindi il messaggio è quello. Poi naturalmente quando parli ai fedeli puoi fare riferimento a un episodio, a un fatto di attualità, ma per chiarirne meglio il senso. Per chiarirlo e anche per capirlo».

In che senso?
«Nel senso che non puoi salire sull’altare e parlare se non sei tu per primo a porti in ascolto delle cose che leggi. Non devi darle mai per scontate, anche se le conosci già: ogni volta che le ascolti, ti parlano e ti indicano nuovi significati. Altrimenti che fai, arrivi con la predica scritta e dici: “No amici miei, mi dispiace ma quello che devo dire ce l’ho già pronto da stamane, quindi adesso ve la leggo”? No: ascolti e poi parli. E spesso io per primo non so quello che dirò, o meglio quello che mi sentirò dire, perché è il frutto di quel che ascolto e delle riflessioni che mi induce lo Spirito Santo».

Con un Suggeritore così…
«Non la metterei in questi termini, rischia di avere un sapore un po’ miracolistico. Però sicuramente dalle Scritture ti arriva continuamente un’indicazione, questo sì. Una proposta, direi».

Un’omelia ben fatta quanto deve durare?
«Anche più di quello che si crede. Certo, se è scritta deve durare poco: leggere un testo da un foglio è una cosa che già in partenza crea distanza con chi ti ascolta, se poi è anche lungo finisce che la gente sbadiglia. Ma se parli a braccio puoi prenderti i tuoi tempi».

E la curva dell’attenzione?
«Ecco, la questione è tenere alta la curva dell’attenzione. Da noi la messa domenicale delle 10,30, la cosiddetta messa parrocchiale, è anche la messa dei bambini. Chiaramente faccio tutto quello che posso per usare un linguaggio semplice e piano, ma non mi fermo a quello. Siccome i bambini sono più piccoli degli adulti, e non voglio che stiano lì con la testa reclinata all’indietro e si facciano venire una contrattura al collo, allora al momento dell’omelia scendo dall’altare, prendo una sedia e mi siedo alla loro altezza per farmi ascoltare meglio».

Chissà i tradizionalisti della messa spalle al popolo...
«Lei dice “spalle al popolo”, io dico “versus Deum”: non è che il sacerdote ignori il popolo, il senso è che tutti si rivolgono al Signore. D’altronde non è che i sacerdoti di sessanta o cento anni fa, che dicevano messa così, ce l’avessero con il gregge o lo disprezzassero. Le pare?».

Ma lei ha mai detto messa spalle al popolo?
«Due volte. Però ero da solo ed erano chiese antiche».

E perciò?
«E perciò l’altare era attaccato al muro: o celebravo così oppure nulla».

In queste sue omelie a braccio, la sua vita precedente da giornalista la aiuta?
«Può darsi che una certa confidenza con la parola, una certa disinvoltura possa nascere da lì. Però ho fatto il giornalista per sedici anni e sono sacerdote da venti. Perciò prete batte giornalista cinque a quattro, e questo mi pare che chiuda la questione»

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LXXIII ATTENTI ALLE TELEFONATE: L’AUTODIFESA INIZIA DA LÌ

  


per  approfondire  

Stalking telefonico: cos'è, quando è reato e come comportarsi - Phersei Investigazioni
Come difendersi dallo stalking e cosa fare legalmente? (laleggepertutti.it)

A dispetto di quanto possiamo immaginare, la difesa personale non comincia con una mossa di karate, ma  con un gesto quotidiano: l’attenzione. Prima ancora del corpo, è proprio la testa a proteggerci, e lo fa attraverso strumenti che usiamo distrattamente, come il telefono.La  prevenzione passa anche da lì.

Per esempio, rispondere a  una chiamata senza guardare chi ci sta chiamando, fornire  informazioni personali con leggerezza e condividere la posizione in tempo reale sui social o in chat di gruppo possono diventare abitudini che apparentemente sembrano innocue, ma che espongono a rischi concreti. L’autodifesa moderna è fa!a anche di confini “digitali”. Sapere che non siamo obbligati a rispondere subito, che possiamo lasciar squillare il telefono quanto vogliamo, che possiamo ascoltare un messaggio vocale prima di richiamare o bloccare un numero molesto è già una forma di protezione.Anche la gestione delle telefonate indesiderate è un atto di autodifesa. Le truffe telefoniche fanno leva su urgenza e paura. “Suo figlio\a ha avuto un incidente”, oppure“c’è un problema con il suo conto bancario”. Fermatevi, respirate, riagganciate e richiamate i numeri ufficiali perché farlo può evitare danni giganteschi. Difendersi signi"ca riconoscere i segnali di pressione e non farsi trascinare nella fre!a emotiva che qualcuno sta cercando di imporci.C’è poi un aspe!o meno evidente: la reperibilità continua.Sentirsi obbligati a rispondere sempre e a chiunque toglie lucidità e aumenta la vulnerabilità. Selezionare chipuò conta!arci, impostare modalità silenziosa in certi momenti della giornata e quindi proteggere i propri orari diriposo non è maleducazione, ma cura di sé. L’autodifesa, infondo, è questo: ridurre le occasioni di rischio prima ancora che il rischio venga a bussare alla nostra porta. Non vivere nella paura, ma nell’a!enzione. La sicurezza non nascedall’allarme costante, ma da piccole scelte consapevoli

25.2.26

margherita porete il giordano bruno femminile

  
fonti      consultate
Stampa quattrocentesca ritraente
Margherita Porete.
Per l'8 marzo al solito dei soliti discorsi spesso : retorici , di circostanza , ipocriti , ecc    voglio raccontare la storia  di Margherita  Peorete inizia del  Giordano Bruno  femminile   . Ma  soprattutto   è  anche  una messa  in discussione   di alcune mie  concezioni  .
Ma  iniziamo  dall'inizio . 
Marguerite Porete (
Hennegau, 1250/1260 – Parigi, 1º giugno 1310) è stata una religiosa e scrittrice francese, autrice de Lo specchio delle anime semplici un'opera sulla spiritualità cristiana riguardante l'agape.Un libro scomodo per la chiesa soprattutto nel medioevo . Infatti essa Fu bruciata sul rogo per eresia a Parigi il 1º giugno 1310 in Place de Grève dopo un lungo processo per aver rifiutato di togliere il suo libro dalla circolazione e per aver rifiutato di ritrattare le sue idee. Il libro è considerato una delle fonti principali della dottrina medievale dell'eresia del Libero Spirito
Era associata con il movimento delle beghine, donne che vivevano in piccole comunità chiamate beghinaggi, senza una vera e propria regola monastica. Le beghine si trovavano tra lo stato religioso e quello laico, pronunciavano solo i voti di obbedienza castità ed era quindi per loro possibile una certa libertà di movimento.
Dissero che era pericolosa! Era nata nel 1250, in un’epoca in cui una donna che pensa viene chiamata STREGA e una donna che ragiona è un’eretica. Cresce ascoltando regole, sermoni, ordini e divieti. Ma Margherita non si piega. Studia, legge, osserva, pensa. Sceglie una via semplice: di devozione senza catene, di preghiera ma senza padrone. E fu allora che scrisse «Lo specchio delle anime semplici», un libro che non fu non soltanto un libro ma TEMPESTA.
Parla dell’Amore che ci guida, di un Dio che non punisce, non condanna, non giudica ma perdona. E lo scrive non in latino ma in volgare. Perché il sapere non è per i pochi ma per i molti. Fu uno
scandalo. Le autorità ecclesiastiche non ne sentirono la bellezza. Non ne videro la poesia. Videro una MINACCIA. Una donna che che legge, scrive e pensa? Una donna simile deve essere distrutta!
Il vescovo di Cambrai dà ordine di bruciarlo nella piazza di Valenciennes. Ma il libro continua a circolare. Ed è veleno per chi comanda. Così Margherita viene arrestata. Le ordinano di sottomettersi. Di rinnegare il suo libro. Di chinare la testa. Una donna deve stare in silenzio e basta! Margherita si rifiuta. Il 1 giugno del 1310 Margherita Porete viene legata a un palo in Place de Grève. L’inquisitore la chiama «pseudo mulier» per schernirla. Perché nessuna donna poteva sfidare il potere della Chiesa. E poi la bruciarono viva.
Per CANCELLARLA per sempre dalla Storia. Le sue parole come la sua vita. Si sbagliavano. Per secoli «Lo specchio delle anime semplici» continuò a circolare in forma anonima. Ma alcune voci non si spengono. Restano come brace sotto la cenere. E alla fine nel XX secolo una studiosa, Romana Guarnieri, scoprì nei vecchi registri il nome di Margherita. E restituì al mondo la sua voce. Oggi Margherita Porete è riconosciuta come una delle più grandi donne del Medioevo. E sette secoli dopo la sua morte la sua voce è ancora qui. Più viva che mai. Perché nessun Potere potrà MAI bruciare ciò che non si piega.


Ora non conoscevo , ecco perché i tag : viaggiatore ignorante e so di non sapere , la sua storia e sapevo che il termine Beghina e i suoi derivati maschili fossero solo dispregiativo cioè una donna bigotta, ossessivamente devota ,una religiosa “fuori posto”, non riconosciuta ,una donna che “fa la santa” senza esserlo,una persona che ostenta moralismo

dobbiamo capire da soli visto che lo stato se ne frega e punisce solo

  ha  ragione    questo  editoriale   su l'unione  sarda del  25\2\2026   


Attenzione ai “falsi amici”, veri e figurati. Questi ultimi sono le parole italiane simili a lemmi inglesi, ma significano tutt’altro. Factory è una fabbrica, non una fattoria. Education non è educazione, ma istruzione. Eppure se il tema è la scuola si parla di mal tradotta “educazione”, che ironicamente è il fronte sul quale quella pubblica ha dovuto abdicare.La scuola arretra: istruisce meno, per colpa dei genitori più che dei docenti, e non educa più. Altri settori dello Stato si schierano a resa, direbbe De Andrè: per pigrizia e mancanza di fondi, si limitano a introdurre divieti e inasprire sanzioni, con la faccia severa.
Il Governo (non solo questo) rincara le multe per il mancato rispetto del Codice della strada, ma non va nelle scuole a educare i ragazzi a osservarne le regole. Sanziona ma non spiega: fa risparmiare e guadagnare insieme.
Alla fine, che cosa rimane? Punizioni più dure e nessuna prevenzione. Non funziona. Per i femminicidi ora le pene sono più alte, ad esempio, ma se un uomo uccide una donna perché non lo vuole, o non lo vuole più, è evidentemente perso nella sua ossessione omicida. Ma le ossessioni non fanno calcoli. Se l’educazione (non istruzione, stavolta) sentimentale si facesse a scuola, qualche tragedia in meno forse l’avremmo. Spiegare è aiutare a crescere, minacciare è roba da falsi amici. Anzi, da amici falsi.

bufala o vanagloria il sardo augusto bissiri avrebbe inventato il fax e la televisone

 


c'è bisogno di andare all'estero per scoprire talenti del calcio nell'isola o in italia non ce ne sono ? il caso di samuele mura agente di calciatori





il passo di chi si alza comunque

Canzoni  suggerite
Io vagabondo -Nomadi
 Vagabondo stanco Mcr
Cento pass Mcr





da 
https://pindaricamente.wordpress.com/


Dopo la bella e profonda poesia dell'utente Lorien  riportata  su queste  pagine   qualche giorno fa
e il mio post , sempre di qualche giorno fa , la strada  mi e venuto in mente uno dei  tanti  collegamenti o voli pindarici che sono alla  base   di questo blog .
Infatti oltre ai passi fisici e psicologici   come   il  video  del  famoso  film   e dell'omonima  canzone



CI sono anche pazzi di chi si alza comunque e va avanti nonostante tutto   quello     che  possiamo  chiamare  Il "passo di chi si alza comunque" e un concetto poetico espresso sia nella canzone citata nellurl e nel video sotto ma anche nella poesia di Lorien In questo contesto, si riferisce alla capacità di andare avanti nonostante le difficoltà o la mancanza di entusiasmo. È il gesto di alzarsi e continuare a muoversi ( vedi il post le strada citato nelle righe precedenti ) anche quando non si sente la motivazione o l'energia per farlo. È un invito a focalizzarsi sul presente e a fare il passo successivo, senza preoccuparsi trpoppo della destinazione o del risultato finale. Proprio come sembra voler dire la canzone , scusate per il post musicale, di cui si sente in sottofondo l'incipit , il vagabondo stanco  dei McR . Infatti e la vita e bisogna andare avanti nonostante 


 [....]                                                                                                                                           Ho troppe ferite e le mie gambe sono stanche
Ho le palle piene e i piedi fumanti
Ma c'è un gioco da fare e una ruota che riparte                                                                     
E un vagabondo sa che deve andare avanti

                                 ( Cit finale del vagabondo stanco Mcr )


 Con questo è tutto alla prossima cari/eettori /lettrici (n.b ho usato questo anziché l'astruso car* lett* perché ci tengo alla lingua )


24.2.26

Operato al cuore dopo le Olimpiadi, ecco perché l’azzurro Giacomel si era ritirato mentre era in testa: «Sono distrutto»



nonostante le olimpiadi siano finite se parla ancora infatti


 Operato al cuore dopo le Olimpiadi, ecco perché l’azzurro Giacomel si era ritirato mentre era in testa: «Sono distrutto» da Open.


Giacomel operato cuore

È stata un’anomalia cardiaca a costringere al ritiro Tommaso Giacomel venerdì scorso ad Anterselva, mentre era in testa alla Mass Start olimpica di biathlon. Il 25enne trentino, argento a Milano Cortina nella staffetta mista e vincitore di sei gare di Coppa del mondo, è stato sottoposto nei giorni successivi a una serie di esami presso l’ospedale Galeazzi di Milano, condotti dalla Commissione Medica della Fisi in collaborazione con il professor Daniele Andreini. Tac, risonanza magnetica e test da sforzo massimale sono risultati tutti nella norma, ma uno studio elettrofisiologico ha evidenziato un’anomalia di conduzione elettrica a livello atriale, che ha reso necessaria un’ablazione.
L’intervento riuscito e le dimissioni giovedì
L’intervento, come comunicato dalla Federazione sport invernali, è «perfettamente riuscito». Il biatleta verrà dimesso giovedì mattina e tra due settimane dovrà sottoporsi a nuovi controlli già programmati: solo dopo averli superati potrà riprendere gli allenamenti.
«La mia stagione è finita, sono distrutto»
Lo stesso Giacomel ha comunicato la notizia attraverso le sue storie Instagram, ricondividendo l’annuncio della Fisi sull’ablazione cardiaca: «La mia stagione è finita, sono distrutto». L’azzurro deve così rinunciare alla corsa per la Coppa del mondo generale, dove occupa attualmente la seconda posizione a soli 37 punti dal francese Eric Perrot, che lo ha scavalcato in vetta nell’ultima tappa prima delle Olimpiadi.
Quando potrà tornare a gareggiare Giacomel: i tempi di recupero
I tempi per il rientro dipenderanno dall’esito dei controlli previsti tra due settimane. La stagione 2025-2026, di fatto, è compromessa. Giacomel dovrà concentrarsi sul recupero in vista della prossima annata, con l’obiettivo di riprendere la caccia alla Coppa del mondo generale interrotta nel momento migliore della sua carriera.

n.

i cantori dell'orgoglio italico scatenati a fare propaganda sui giochi olimpici dimenticano 3 miliardi di opere incompiute . faranno altrettanto con i giochi paraolimpici ?


Nell’occhiello hanno precisato che si tratta di una “lettera”, eppure la collocazione, prima colonna in alto a sinistra, è quella di un editoriale. “Il successo dei fatti, la sconfitta dei pessimisti”. Sembra il titolo di un libro di Luca Zaia. A Venezia si sono così tanto eccitati per le Olimpiadi appena concluse che Il Gazzettino ha deciso di assegnare il commento a due fuoriclasse come il ministro Matteo Salvini e l’architetto Fabio Saldini, commissario straordinario che ha realizzato in tempo 40 opere olimpiche su 98. Gliene mancano ancora per 3 miliardi. Infatti declamano: “I pregiudizi sono stati spazzati via dai fatti”. In due settimane le 58 opere ancora in cantiere o in progetto si sono per miracolo compiute? Naturalmente, “inserita con rispetto nel contesto straordinario di Cortina, la pista da bob più bella del mondo dialoga con la montagna, non la aggredisce”. Spiegalo agli 800 larici abbattuti.

Un po’ di esaltazione si può capire, visto che abbiamo portato a casa 30 medaglie e i nostri atleti hanno fatto faville, ma a qualcuno era bastata l’inaugurazione per andare via di testa. Mario Sechi, direttore di Libero, aveva sentenziato: “Rosiconi fuori dai Giochi”. Poi aveva intinto la penna nel repertorio classico del Belpaese che dice di sì a tutto: “L’apertura ha chiuso i giochetti della sinistra, dei menagrami, degli iettatori, dei presunti democratici che in realtà conoscono solo la dittatura delle loro pessime idee, tutte regolarmente contro l’italia”. Il giorno prima Sechi aveva approfittato delle Olimpiadi per un colossale spot a favore del referendum sulla separazione delle carriere. “Una nazione è grande quando sa costruire eventi internazionali, mostrare la sua capacità di fare. L’italia ha queste qualità e le Olimpiadi ne daranno l’ennesima prova”. Peccato che “quello che non funziona è il sistema istituzionale… la magistratura si muove come un contro-potere… per demolire il programma del governo… la polizia arresta e i giudici scarcerano”.

Nei Giochi tutti lustrini e grandezza nazionale, intruppati dietro il simbolo dello Spirito Italiano (chissà perché scopiazzato dal Manifesto degli intellettuali del Fascismo del 1925), l’esercizio della critica viene identificato con il “disfattismo rosso”. Marco Zucchetti su Il Giornale, inebriato dall’arena, annuncia nell’ultimo giorno: “Lezione olimpica ai disfattisti. L’italia ha illuminato il mondo”. Articolando il ragionamento: “Dopo aver vaticinato disastri organizzativi, ritardi figli dell’inettitudine ontologica di governo e governatori – di destra e dunque darwinianamente inadatti – e figuracce mondiali, avevano quasi convinto perfino gli italiani che queste Olimpiadi sarebbero state un harakiri … invece ci ritroviamo con i profeti di sventure zittiti e ricacciati dalla realtà nei loro antri di sibille rancorose e partigiane”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, ancora Libero: “Italia d’oro, iettatori muti”. Ancora Sechi: “Non dovevamo semplicemente organizzare bene i Giochi. Dovevamo lasciare al mondo un’emozione. Ci siamo riusciti, non ci siamo fatti distrarre dal partito dei peggioristi, dai tentativi di sabotare la manifestazione con la provocazione anti-italiana, con l’idiozia. Sì, ci hanno provato. Hanno fallito”.

Tra le invettive, un posto d’onore ce l’ ha la pista della discordia di Cortina. Quando abbiamo vinto nello slittino, Il Giornale ci ha azzeccato, seppur in un rigurgito di rivalsa: “Nessuno la voleva, è d’oro”. Altro che oro, la pista costerà la bellezza di 133 milioni e mezzo, per far felici un pugno di atleti. Chi conosce l’andazzo è Beppe Severgnini, sul Corriere. “I Giochi olimpici sono un regalo al mondo. E i regali, quando sono preziosi, costano. Se due miliardi di persone hanno potuto godersi la cerimonia d’apertura in tv, e ora potranno seguire le gare, è perché gli italiani hanno accettato spese, cantieri, divieti, scorte, manifestazioni, chiusure stradali, feste sfarzose cui non erano invitati”.

Già, ma in tanto fervore patriottico, nessuno che chieda perché i Signori dello Sport abbiano speso mezzo miliardo in più (tutti dei contribuenti italiani) solo per organizzare e altri 5 miliardi in opere pubbliche, per apparecchiare una tavola da cui i più fortunati si alzeranno (forse) il 31 dicembre 2033?

IL MINISTRO “SUCCESSO DEI FATTI, PESSIMISTI SCONFITTI”

Danilo Parisi I pellegrini di «Capitan Bif», il barcaiolo della Via Francigena

 


Danilo Parisi

I pellegrini di «Capitan Bif», il barcaiolo della Via Francigena

Danilo Parisi con la sua barca fa attraversare il guado sul Po, l’unico passaggio via acqua lungo la Francigena nei 3.000 km di percorso da Canterbury a Roma, se si esclude lo stretto della Manica

Dal 1998 ha accompagnato 13 mila camminatori da una sponda all’altra del Po La casa diventata locanda e la raccolta fondi spontanea: ora i viaggi ripartono

Un uomo d’altri tempi in un posto d’altri tempi per un lavoro d’altri tempi: traghettare i pellegrini da una sponda all’altra del Po, sul sentiero che una volta si chiamava Suprarivum. Danilo Parisi, per gli amici Capitan Bif, è la sentinella dello storico guado tra Pavia e Piacenza dove il fiume balordo e insidioso si porta dietro miti e leggende, tracce di eserciti in guerra, monaci, evangelizzatori, sovrani, mercanti e avventurieri. Da quarant’anni l’accoglienza, la gentilezza, all’occorrenza un piatto di spaghetti, li garantisce lui, annotando i passaggi, lottando con le piene e la burocrazia, difendendo un mondo che scompare ma ha ancora un’anima e dei buoni sentimenti.

Parisi è arrivato sul Po nell’86, con un sogno che da ex rugbista considerava come una meta. Voleva restaurare la casa sul fiume e farne un cottage, un club per amici. Ne ha fatto a poco a poco una compagnia di canto, un luogo che ricrea l’emozione del Transitus Padi, crocevia dei flussi romani e medioevali, punto d’incontro tra il Po e le strade consolari per Mediolanum e Ticinum, come si chiamavano Milano e Pavia. Dal 1998 sono passati di qui più di 13 mila pellegrini. Tutti con la barca di Parisi, un capitano di se stesso come in un romanzo di Conrad. La casa l’ha trasformata in una locanda che sembra una vecchia taverna dell’ottocento, una «caupona» dice lui con orgoglio, come sarebbe piaciuta a quei pellegrini con bisaccia e bastone che un tempo cercavano rifugio prima inoltrarsi verso Fidenza, Pontremoli e poi giù giù fino a Roma. «Il regalo più bello è quello dei pellegrini che mi chiamano quando raggiungono la capitale: sono in piazza San Pietro, bye bye, auf wiedersehen…».

La barca oggi è in attesa di riprendere la navigazione: i primi appuntamenti sono stati fissati al 7 marzo. Parisi le ha dato un nuovo nome: San Cristoforo, protettore dei viaggiatori. Ed è firmata anche dalla solidarietà di amici e conoscenti rimasti affascinati da questa storia.

diario di bordo n 157 anno IV . Rosso volante e prima puntata della serie portobello

Ancora convalescente ho visto il film Rosso Volante un biopic tratto la vera storia di Eugenio Monti campione di sci e poi di bob con un medagliere ricchissimo che nel 1964 divenne














campione di lealtà e sportività con un gesto che ancora oggi è da prendere esempio . Un film discreto dall'ottima atmosfera olimpica ed sportiva . Infatti L’eco dei Giochi delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è ancora forte e per questo Rai1 ha deciso di trasmettere ieri in prima serata . Esso non mi è dispiaciuto nonostante le mitizzazioni   anche se effettivamente la sua carriera sportiva 
lo  è  effettivamente  
                                                              


                                                                                 da wikipedia

Campionati italiani

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  • 12 medaglie:
    • 10 ori (bob a quattro nel 1954; bob a due nel 1955; bob a due nel 1958; bob a due, bob a quattro nel 1959; bob a due, bob a quattro nel 1960, bob a due nel 1961; bob a due, bob a quattro nel 1967)
    • 1 argento (bob a due nel 1966)
    • 1 bronzo (bob a quattro nel 1955)

 ed aggiunte da che non mi sembra ,da quel che ho letto   su  di lui  che abbia tentato e poi mollato per problemi di salute dopo   ad sforzi eccessivi   e avesse  smesso   prima  di riprendere   con il bob   e  ritirarsi   con  l'automobilismo . Il  film  tuttavia, non ripercorre tutta la vita, per molti aspetti drammatica e  sfortunata  del grande campione segnata da divorzi, gravi lutti e la malattia   che  lo  porterà  al  suicidio  ma si sofferma soltanto su quei quattro anni straordinari e importanti e che lo consacrarono nel mito non solo come sportivo ma anche e soprattutto come essere umano Così come si è ingigantito  il gesto fi lealtà sportiva avvenuto alle Olimpiadi di Innsbruck del 1964, in quanto  egli non ha mai ricevuto la medaglia Pierre de Coubertin,  riconoscimento istituito appositamente nel 1997 (quindi trentatré anni dopo) dal Comitato Olimpico Internazionale per quegli atleti che dimostrano uno spirito di sportività nei Giochi olimpici: in realtà divenne il primo vincitore del Pierre de Coubertin World Trophy, da cui forse proviene il malinteso.Ben fatto comunque  Era da un bel po', da quando ero bambino ,  che  non vedevo  un film su sport invernali  . Più precisamente  dagli adattamenti    cinematografici : del 1962 ( Disney ) ,  Pattini d'argento del 1969 (titolo originale Hans Brinker) è un musical per la televisione prodotto negli Stati Uniti e diretto da Robert Scheerer.    Un film  passibile   e  abbastanza  godibile  comunque  


oltre al film ho visto per curiosità e rinfrescarmi la memoria ero bambino quando il 17 giugno del 1983 arrestarono Enzo Tortora e quas 40 anni dalla fine della sua abberrante vicenda giudiziaria ( qui e qui ulteriori approfondimenti sulla vicenda ) la prima puntata dei 6 episodi in onda settimanalmente su HBO Max Italia, la di Marco Bellocchio Una serie che si propone di analizzare .Come successero entrambe le cose (il fenomeno Portobello, con il pappagallo e tutto il resto, e la denuncia con arresto) lo racconta Marco Bellocchio nei 6 episodi della sua prima serie tv (Esterno notte è un film diviso in 6 capitoli e uscito prima al cinema in due parti e poi in tv). 
 Ottima  la  scelta    del cast  che  vede come  il  bravissimio protagonista Fabrizio Gifuni (già Aldo Moro in Esterno notte e qui Tortora): con lui, nel cast, anche Barbora Bobulova (la sorella e strettissima collaboratrice Anna Tortora)Romana Maggiora Vergano (Francesca Scopelliti, sua compagna), Lino Musella (il camorrista poi collaboratore che lo denunciò Giovanni Pandico).


la  serie  tv 


 Per  il  momento questa  serie   sembra   Interessante e descrive benissimo ( dai ricordi familiari e qualcosina di diretto avevo tra i 5 e i 6 anni ) il  clima  televisivo  e la  figura  di Enzo  Tortora   e  quindi il contesto i culturale  in cui  si   è  sviluppata  la  trasmissione   un cult  tv  
  fra la  fine  dell'innocenza  e il  riflusso  e  l'edonismo   reganiano  \  berlusconiano    cioè fine  anni  70   primi  anni  80  .  Trasmissione  che   farà d'apripista   ad  alcuni celebri programmi dei decenni successivi   rao e  mediaset  come Chi l'ha visto?Agenzia matrimonialeStranamoreCarràmba! Che sorpresaI cervelloniUomini e donneC'è posta per teSogniIl treno dei desideri  i quali    appunto  ispirati alle varie rubriche proposte all'interno di Portobello.    vicenda  e . Unico nei : la parlata napoletana non sottotitolata . Non capisco il rapporto e mi chiedo : ma è una serie su tortora o sulla camorra visto il rapporto di Barbaro con Cutolo sarà i tentativo di descrivere due storie parallele che poi confluiranno in ua
il  vero  tortora  

storia sola cioè la vicenda giudiziaria dello stesso tortora che si avvilupperà nelle puntante successive ?. Comunque fin qui non è male ha descritto mirabilmente  come  dievo  prima   il contesto di uno dei programmi che cambio la tv italiana e la figura di Enzo Tortora confermando quello che mi raccontavano i miei nonni e i miei genitori oltre che le varie trasmissioni tv in cui si è parlato e si parla in questi giorni visto che c'è la serie   sulla  sua  vicenda 
Mi     hanno  talmente    incuriosito  che   mi guarderò   anche  gli altri  5

[ dobbiamo capire da soli visto che lo stato se ne frega e punisce solo parte II ] Arrangiarsi da soli non è cinismo

  come  al solito certi miei  post  originano delle  discussioni  fra  me  ed  il mio  Armadillo    \   Grillo  Parlante   . Eccovi  l...