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18.2.26

Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto




BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa dopo la medaglia d'oro di Emilien Jacquelin in staffetta (il francese indossa un orecchino del figlio Marco, consegnatogli dalla stessa Tonina). "Con quell’orecchino e l’omaggio di Emilien, Marco ha fatto di nuovo il giro del mondo. Mi ha emozionata."
Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa dopo la medaglia d'oro di Emilien Jacquelin in staffetta (il francese indossa un orecchino del figlio Marco, consegnatogli dalla stessa Tonina). "Con quell’orecchino e l’omaggio di Emilien, Marco ha fatto di nuovo il giro del mondo. Mi ha emozionata. Ho deciso di consegnargli un oggetto tanto prezioso perché era un fan di Marco da quando aveva 3 anni: era andato a vederlo vincere all’Alpe d’Huez da bambino, guardava le videocassette delle gare alla tv e da allora è sempre stato un suo ammiratore.
Non seguo lo sport da quando mio figlio non c'è più, ma gli ho fatto arrivare l'orecchino tramite un amico comune. Mi è piaciuto da subito
Io sono molto gelosa delle cose di Marco ma il viso pulito e la semplicità di questo ragazzo mi hanno ricordato mio figlio. Un po’ si assomigliano anche, tutti e due pelati, con l’orecchino. Due ragazzi semplici."


Vi siete incontrati?
"Non ancora. Mi ha promesso che verrà a Cesenatico appena la stagione lo permetterà. Anche se aveva già visitato il Museo dedicato a Marco, Spazio Pantani, la scorsa estate. Ma io non me lo ricordavo. Comunque ci siamo visti in videochiamata due volte. Mi ha ringraziata per questo prestito. È un ragazzo molto dolce."
Come è arrivato in Francia questo orecchino
"Il nostro amico comune Sergio Piumetto, che organizza competizioni internazionali: lo ha preso da qui, lo ha portato in gioielleria per farlo lucidare e poi ha guidato fino in Francia - cinque ore per 60 km in mezzo alla neve - per recapitarglielo. Sono stata tanto felice.
Domenica scorsa, Sergio è venuto a Cesenatico per assistere alla messa in memoria di Marco, ci siamo scattati una foto per mandarla a Emilien e proprio in quel momento ci hanno detto che aveva preso una medaglia. Così lo abbiamo sentito per congratularci. È stata una grande emozione."
I giovani si ricordano ancora di Pantani
"Io so che Marco è conosciuto e ricordato in tutto il mondo, anche da giovani e giovanissimi. Sa quanti bambini vengono al cimitero a lasciare dei disegni di pirati sulla sua tomba? Per questo il gesto di Emilien mi è piaciuto: perché così tanti anni dopo è stato un omaggio stupendo: anche senza medaglie, per me aveva già vinto."

Eileen Gu: «Due argenti non sono ori persi». Il giornalista zittito, la polemica con Vance e i successi della sciatrice



Eileen Gu ha risposto con una risata e una risposta virale sui social media dopo una domanda sui suoi risultati ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Ha affermato che "siete la sciatrice freestyle più decorata della storia olimpica" e che "vincere una medaglia ai Giochi cambia la vita, farlo cinque volte è ancora più difficile". La sua risposta è stata un mix di sarcasmo e ironia, evidenziando il valore di ogni podio e lo spirito olimpico





Due argenti possono essere considerati due ori persi? Provate a chiederlo a Eileen Gu, stella del freestyle a cui è stata fatta questa domanda in conferenza stampa. La sciatrice, regina indiscussa dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina, ha risposto alla sua maniera, lasciando senza parole il giornalista e dando una lezione a tutti coloro che hanno potuto ascoltarla.
La risposta di Gu al giornalista statunitense
Eileen Gu è al centro delle cronache non solo per motivi sportivi ma, vista la sua scelta di non rappresentare gli Usa ma la Cina (Paese natale della madre) anche per motivi politici. A margine della sua seconda medaglia d'argento a Milano Cortina, la sciatrice si è presentata in conferenza stampa dove ad attenderla c'erano statunitensi che non hanno preso bene la scelta di Gu di non rappresentare il suo Paese natale. «Come le vede queste due medaglie? Sono due argenti conquistati o due ori persi?». A quel punto la reazione di Gu è stata una masterclass di sportività e vita. Dopo una risata che ha spiazzato tutti gli addetti ai lavori, Gu ha risposto al giornalista: «Sono la sciatrice freestyle più medagliata della storia. Credo che questa sia già una risposta di per sé. Vincere una medaglia alle Olimpiadi è un’esperienza che ti cambia la vita, per ogni atleta. Farlo cinque volte è esponenzialmente più difficile, perché ogni medaglia è ugualmente difficile da ottenere per me, ma le aspettative degli altri aumentano, giusto?. Sto facendo cose che letteralmente non sono mai state fatte prima. Penso che questo sia più che sufficiente. Ma grazie».







La polemica con JD Vance Detto che le origini di Gu sono al centro del dibattito statunitense, lo stesso vicepresidente Usa JD Vance è intervenuto sull'argomento attaccando la sciatrice cino-americana. Durante un’intervista rilasciata il 17 febbraio a Fox News, Vance ha spiegato di ritenere naturale che chi è cresciuto negli Stati Uniti e ha beneficiato del sistema educativo e delle opportunità offerte dal Paese scelga di gareggiare per la nazionale americana. Il vicepresidente ha sottolineato che il suo tifo è rivolto agli atleti che si identificano con gli Stati Uniti, ribadendo una posizione legata più al senso di appartenenza che a valutazioni personali sui singoli casi. Vance, riferendosi al caso di Gu, ha precisato di non voler entrare nel merito della cittadinanza dell’atleta, ricordando che le regole sull’idoneità olimpica sono di competenza del Comitato Olimpico Internazionale. Il regolamento consente infatti agli sportivi con doppia cittadinanza di rappresentare uno dei Paesi di cui sono cittadini.

Da ragioniere a cercatore d'oro: «Avevo bisogno di staccare dopo tante ore al pc. Ma le mie pepite non le vendo, ecco perché»









© Social (Facebook etc)

C’è chi timbra il cartellino e chi infila gli stivali nel fiume. Paolo Baron, 50 anni, di Arona, ha scelto la seconda strada. Per anni ha lavorato in uno studio di commercialisti; poi ha deciso di cambiare radicalmente rotta e dedicarsi alla ricerca dell’oro nei corsi d’acqua del Nord Italia, come racconta Repubblica.
Anche se non siamo nel far west, la giornata selvaggia e solitaria di Paolo inizia all'alba e si protrae anche per moltissime ore. Munito di secchio e pala, cerca con pazienza le sue preziose pepite. Tredici anni fa, il ragioniere cercava solo un passatempo all’aria aperta. «Dopo otto ore davanti al computer avevo bisogno di staccare», spiega. Poi ha visto un volantino che pubblicizzava un’uscita in canoa lungo il Ticino. Non era una semplice escursione: era organizzata da cercatori d’oro. Da lì la curiosità, i primi tentativi in solitaria senza risultati, poi l’affiancamento a un cercatore esperto che gli trasmette tecniche e trucchi del mestiere.
La nuova vita
Quella che era iniziata come una distrazione si trasforma in un impegno quotidiano, fino a diventare un lavoro. Oggi Baron organizza escursioni, accompagna principianti e fa divulgazione online attraverso un canale YouTube e il sito cercatorioroitalia.it. Non si tratta però di un fenomeno isolato. In Italia, spiega, i cercatori sarebbero circa duemila, concentrati soprattutto tra Piemonte e Lombardia, dove la tradizione è più radicata. Presenze anche in Veneto, Toscana e Lazio, in aree con una particolare storia geologica: l’oro, originariamente intrappolato nelle rocce, viene liberato dall’erosione e trasportato dai fiumi, depositandosi nei tratti dove il suo peso lo fa sedimentare.
Negli ultimi dieci anni gli appassionati sono aumentati in modo significativo. «Nella mia zona siamo passati da quattro a una quindicina. Oggi trovare posto per parcheggiare non è scontato», racconta Paolo. Fondamentale, però, è la riservatezza. «Un buon punto non si divulga. Se troppe persone lo sfruttano, si impoverisce e occorre attendere che il fiume ridistribuisca il metallo» ammonisce il novello Indiana Jones.
L’aumento dell’interesse coincide con le quotazioni elevate dell’oro e con la ricerca di entrate extra. Ma l’idea di guadagni facili è lontana dalla realtà. Anche in un tratto particolarmente ricco, la resa diminuisce rapidamente: un giorno si può raccogliere un grammo, il successivo meno della metà, quello dopo ancora meno. Poi bisogna ricominciare altrove. «Non è un’attività che rende benestanti», chiarisce Baron, che infatti non vende le sue pepite. «Dopo tanta fatica finiscono per avere un valore affettivo».
Alle escursioni partecipano persone provenienti anche da regioni lontane, come la Campania. Tra loro archeologi, egittologi, studiosi di geologia e semplici curiosi. Le uscite si organizzano nei periodi più miti dell’anno, in zone poco frequentate, tra vegetazione e cascate. Il messaggio che Paolo ripete ai neofiti è semplice: non è una scorciatoia per fare soldi, ma un’esperienza immersiva nella natura. Una pratica che somiglia alla pesca o alla raccolta dei funghi: richiede intuito, silenzio e capacità di attendere. Perché cercare oro, prima ancora che una questione di metallo, è una prova di perseveranza. E il risultato non è mai garantito.

“Donna, ma si sente uomo”. La prima transgender delle olimpiadi invernali: nuove polemiche dopo il caso Imane Khelif e altre storie che caratterizzano cortina 2026

fonti the social post , olimpycs ,  eurosport   ed altri siti   tramite msn.it 





Un salto, una traiettoria perfetta sulla neve compatta, poi l’errore che spezza il ritmo della prova. A Livigno, sotto lo sguardo attento di tecnici e pubblico, non è andata in scena soltanto una gara di sci freestyle, ma un passaggio destinato a restare negli annali dello sport. Le Olimpiadi, da sempre teatro di primati e record, hanno registrato un evento che va oltre il risultato sportivo.
Ogni edizione dei Giochi porta con sé storie che travalicano la competizione. Questa volta il riflettore si è acceso su identità, regolamenti e inclusione. Temi che da anni attraversano il dibattito internazionale e che tornano ciclicamente al centro dell’attenzione quando lo sport incontra le trasformazioni sociali.
A scrivere una pagina inedita è stata Elis Lundholm, sciatrice freestyle svedese di 23 anni, specialista delle gobbe, che a Livigno è diventata la prima atleta apertamente transgender a partecipare alle Olimpiadi invernali. Un traguardo simbolico che segna un punto di svolta nella storia olimpica.
Lundholm si identifica come uomo pur essendo biologicamente donna. Nelle qualificazioni femminili ha chiuso all’ultimo posto dopo un errore nella prova che le ha impedito di ottenere il pass diretto per la finale. La competizione, tuttavia, non si è conclusa: mercoledì è previsto un secondo turno di qualificazione, dal quale emergeranno le ultime atlete ammesse alla fase decisiva. Solo le prime dieci classificate hanno infatti conquistato l’accesso immediato alla finale.
Al di là del piazzamento, la partecipazione della sciatrice ha assunto un significato che va oltre la classifica. La sua presenza ai Giochi rappresenta un momento chiave nel confronto internazionale sul tema degli atleti transgender nello sport.

Le regole olimpiche e la questione dell’identità di genere

La partecipazione di Lundholm è stata resa possibile dalle attuali normative olimpiche. Non avendo intrapreso un percorso chirurgico di riaffermazione di genere né modificato legalmente la propria identità, l’atleta è stata inserita nella squadra femminile dal Comitato Olimpico svedese, in conformità ai regolamenti vigenti.
Un uomo transgender è una persona con identità di genere maschile a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita. È una distinzione che spesso genera confusione nel dibattito pubblico e che, con l’avvio dei Giochi, è tornata sotto i riflettori. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) negli ultimi anni ha adottato linee guida volte a bilanciare inclusione e criteri di equità competitiva, lasciando alle federazioni internazionali l’applicazione concreta delle regole.

I precedenti di Parigi 2024
Il confronto sul tema non è nuovo alle Olimpiadi. Già durante Parigi 2024 si era acceso un acceso dibattito attorno alle pugili Imane Khelif e Lin Yu-ting. In quel caso, però, non si trattava di atlete transgender. Entrambe nate e registrate come donne, erano finite al centro di polemiche per presunti “test di genere” non meglio precisati ai Mondiali 2023, con riferimenti a cromosomi XY mai supportati da documentazione medica pubblica.
Il CIO intervenne difendendo le due atlete e definendo arbitrari i test condotti dall’IBA, federazione non più riconosciuta dal Comitato Olimpico. Le pugili furono ritenute pienamente idonee a competere.
Sempre a Parigi 2024 si era distinta la mezzofondista statunitense Nikki Hiltz, nata donna e prima atleta dichiaratamente trans e non binaria a partecipare ai Giochi, diventata simbolo della comunità Lgbtq+.
La partecipazione di Elis Lundholm alle Olimpiadi invernali riporta ora il tema al centro del panorama sportivo internazionale. Tra risultati sul campo e discussioni regolamentari, lo sport continua a confrontarsi con una società in evoluzione, chiamata a trovare un equilibrio tra inclusione, identità e competizione.




Milano-Cortina 2026, l’Italia del curling femminile nella storia: la nazionale non aveva mai vinto due volte alle Olimpiadi





Il curling italiano continua a scrivere pagine memorabili della propria storia recente, regalando emozioni forti anche quando il traguardo delle medaglie sembra ormai fuori portata. Alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, la nazionale femminile ha ottenuto una vittoria di fondamentale importanza contro il Giappone, chiudendo la sfida con il punteggio di 8-6. Questo successo non rappresenta soltanto un numero su un tabellone, ma segna un sorpasso diretto in classifica proprio ai danni delle avversarie nipponiche, permettendo alle azzurre di abbandonare definitivamente l’ultimo posto. Anche se la matematica esclude la possibilità di accedere alle semifinali, il valore simbolico di questo risultato è immenso per tutto il movimento sportivo invernale del nostro Paese.
Un traguardo storico per il curling azzurro femminile
La vittoria ottenuta contro il Giappone proietta il quartetto italiano in una dimensione mai esplorata prima. Mai nella storia delle partecipazioni olimpiche la nazionale femminile di curling era riuscita a conquistare due successi all’interno della stessa edizione dei Giochi. Questo dato sottolinea la crescita esponenziale di un gruppo che, sotto la guida carismatica di Stefania Costantini, sta trovando una propria identità internazionale sempre più definita. Il superamento del record precedente non è solo un vanto statistico, ma la dimostrazione tangibile che il lavoro svolto negli ultimi anni sta portando i frutti sperati, elevando il livello competitivo delle atlete italiane rispetto alle grandi potenze mondiali della disciplina.

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Una medaglia d’oro attesa dodici anni, per Mikaela Shiffrin
Una delle sciatrici più forti di sempre è tornata a vincere la sua gara preferita anche alle Olimpiadi: per una come lei è una notizia

La la sciatrice statunitense Mikaela Shiffrin (Diego Souto/Getty Images)



Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina la sciatrice statunitense Mikaela Shiffrin ha vinto la medaglia d’oro nello slalom speciale. Shiffrin è una delle sciatrici migliori di sempre e lo slalom speciale è la sua specialità: eppure questa vittoria non era così scontata, visti i suoi precedenti alle Olimpiadi. Ai Giochi di Pechino del 2022, infatti, non aveva vinto nessuna medaglia, e anche nelle prime gare dei Giochi di Milano Cortina non era andata bene. Alle Olimpiadi Shiffrin non vinceva una medaglia d’oro dal 2018, e nello slalom speciale persino dal 2014: per una come lei era una notizia.
Nello slalom speciale, di norma chiamato solamente slalom, si scende lungo un percorso facendo per l’appunto lo slalom tra i pali snodati posti uno dopo l’altro in rapida successione fino al traguardo. Si disputa in due manche: vince chi ottiene la somma dei due tempi più bassa.
A Cortina, dove si è svolta la gara, Shiffrin si è piazzata al primo posto sin dalla prima delle due manche, arrivando al traguardo con ben 82 centesimi di secondo di vantaggio rispetto alla seconda in classifica, la tedesca Lena Duerr. Nella seconda manche si è confermata.
Mikaela Shiffrin può essere considerata una delle sciatrici più forti di sempre, se non la più forte in assoluto. Ha vinto cinque volte la Coppa del Mondo ed è l’atleta con più vittorie in Coppa del Mondo, 108. La Coppa del Mondo è il principale circuito di gare professionistiche nello sci: si svolge ogni anno da ottobre a marzo e non va confuso coi Mondiali, che si tengono una volta ogni due anni e dove Shiffrin ha vinto 15 medaglie, tra cui 8 d’oro.
Alle Olimpiadi, però, Shiffrin non era mai riuscita a dimostrare questa continuità. Iniziò alla grande, vincendo ad appena 18 anni l’oro nello slalom speciale a Sochi nel 2014. Nell’edizione del 2018 – oltre all’oro in slalom gigante – vinse anche l’argento nella combinata alpina.
Il rapporto complicato di Shiffrin con le Olimpiadi cominciò all’edizione di Pechino 2022, dove era ovviamente l’atleta favorita per la vittoria sia in slalom gigante sia in slalom speciale (le due discipline tecniche dello sci alpino, la seconda più dell’altra). In entrambe le gare, però, fu squalificata dopo pochi secondi di gara della prima manche perché mancò un passaggio tra i paletti che delimitano il tracciato.
A Milano Cortina era arrivata undicesima nello slalom gigante e quarta nella combinata a squadre, dove non era riuscita a mantenere la prima posizione ottenuta dalla sua compagna nella discesa libera per via di una sua brutta prestazione nello slalom speciale, chiuso con il quindicesimo tempo. Nella combinata a squadre ci sono due atlete per ogni squadra: una disputa la discesa libera, una disciplina molto veloce e meno tecnica, e l’altra lo slalom speciale; la classifica finale si forma sommando i tempi.


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Prendere le ferie per giocare l'Olimpiade con il team statunitense di curling: l'incredibile storia di Rich Ruohonen

CURLING, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Sei volte avvocato dell'anno in Minnesota, Ruohonen è sceso in pista durante la sconfitta degli Stati Uniti contro la Svizzera. Team USA ha atteso di trovarsi sotto 8-2 prima di effettuare un cambio e concedergli l’ingresso sul ghiaccio. Ha avuto il tempo di effettuare un solo tiro, ma di quelli che restano.


Rich Ruohonen

Credit Foto Getty Images
Prendere le ferie per inseguire un sogno: giocare l'Olimpiade con il team statunitense di curling. A 54 anni, Rich Ruohonen è diventato il più anziano americano di sempre ai Giochi, entrando sul ghiaccio di Cortina d'Ampezzo tra applausi e ironia. La storia raccontata da Le Parisien.
Sei volte avvocato dell'anno in Minnesota, Ruohonen è sceso in pista durante la sconfitta degli Stati Uniti contro la Svizzera. Team USA ha atteso di trovarsi sotto 8-2 prima di effettuare un cambio e concedergli l’ingresso sul ghiaccio. Ha avuto il tempo di effettuare un solo tiro, ma di quelli che restano.
Ruohonen è letteralmente ossessionato da questa disciplina. Per anni ha inseguito la convocazione olimpica continuando a lavorare a tempo pieno. Per allenarsi si alza tre giorni a settimana alle 5 del mattino, affronta l’intera giornata in studio e torna sul ghiaccio alle 18. Dal giovedì alla domenica partecipa ai tornei, con camicia e cravatta sempre in valigia per collegarsi alle udienze in videoconferenza. È anche padre di due figli.
Dopo aver mancato la qualificazione nelle due edizioni precedenti, ha finalmente esaudito il suo sogno. "Avrei preferito farlo quando eravamo in vantaggio 8-2 piuttosto che sotto 8-2, ma apprezzo davvero che i ragazzi mi abbiano dato questa possibilità", ha raccontato ai colleghi di Le Parisien



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Il nuovo record di medaglie dell’Italia

A una settimana dalla fine dei Giochi, l’Italia ha già firmato la sua miglior edizione di sempre: 22 medaglie, due in più rispetto a Lillehammer 1994. Il sorpasso è arrivato il 15 febbraio grazie a due prestazioni memorabili: l’argento di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva nello snowboard cross a squadre e l’oro di Lisa Vittozzi nel biathlon
Non si tratta solo del record di medaglie complessive: viene superato anche quello degli ori. A Lillehammer 1994 l’Italia si era fermata a sette, mentre a Milano Cortina gli azzurri hanno raggiunto quota otto.

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Lisa Vittozzi regala all’Italia il primo Oro Olimpico nel biathlon

Milano Cortina 2026 ha consegnato all’Italia un primato atteso da decenni: il primo Oro nel biathlon. A conquistarla è stata Lisa Vittozzi, già protagonista dell’Argento in staffetta mista con Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Dorothea Wierer.

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Il Brasile conquista la sua prima medaglia nella storia dei Giochi Invernali

Lucas Pinheiro Braathen ha trasformato lo slalom gigante in un momento storico: prima medaglia invernale di sempre per il Brasile. Con una prima manche dominante e una seconda impeccabile, ha preceduto tre svizzeri – Odermatt, Meillard e Tumler – chiudendo con 58 centesimi di vantaggio sull’ex campione olimpico.


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Arianna Fontana diventa l’atleta italiana più medagliata di sempre

Il 12 febbraio, con l’Argento nei 500 metri di short track, Arianna Fontana ha raggiunto quota 13 medaglie Olimpiche, eguagliando Edoardo Mangiarotti che le vinse nella scherma tra il 1936 e il 1960. Alla Milano Ice Skating Arena ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua leggenda, dopo aver conquistato due giorni prima – martedì 10 febbraio - il suo terzo Oro Olimpico nella staffetta mista.

Il retroscena del cane che ha attirato l'attenzione a Tesero durante la team sprint: si chiama Nazgul



DI
EUROSPORT
Pubblicato 18/02/2026 alle 11:15 G


OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Siparietto simpatico al Lago di Tesero: un cane invade la pista durante le qualificazioni della sprint femminile a squadre e attira l'attenzione di tutti. Noi, però, sappiamo chi è e come si chiama: è Nazgul, il lupo cecoslovacco di un'ex fondista abitante del posto, ma il retroscena è comico.

Al fotofinish vince lui: lupo cecoslovacco in pista!
Durante le qualificazioni della sprint a squadre femminile si è verificato un siparietto singolare: un cane, un bellissimo lupo cecoslovacco, ha invaso la zona del traguardo, facendo temere per un eventuale pericolo.


Il realtà il bellissimo animale non è pericoloso per nulla: si capisce da subito che è di qualcuno, perché ha il collare, e ha solo voglia di correre un po' e di cercare coccole tra le atlete. Divertente l'idea della regia di mostrare poi il fotofinish della sgambata del cane al traguardo. E fa già ridere così.
Quello che fa ancora più ridere, però, è che sappiamo come si chiama e di chi è: il suo nome è Nazgul (evidentemente ispirato al Signore degli Anelli di Tolkien) ed è di proprietà di Alice Varesco, ex fondista che abita a circa 500 metri dalla pista, sul Lago di Tesero. Lo sappiamo perché Alice ha scritto su WhatsApp al nostro commentatore Silvano Gadin dicendogli di aver riconosciuto il proprio cane in TV.
Come mai in TV? Lei non è a casa: è ad Anterselva per vedere il biathlon e nell'attesa stava guardando la gara di fondo, rimanendo sorpresa nel vedere che il suo Nazgul è scappato per andare a farsi una corsetta olimpica.




















Altra mazzata su Rebecca Passler l'hanno tratta come un appestata e una reietta ., Arif Mohammad Khan Finisce lo slalom olimpico con 50 secondi di ritardo, ma nel suo Paese è un eroe .,


perché la trattano d'appestata quando ancora le indagini sono in corso ?



© Getty Images

Sfuma il sogno olimpico per Rebecca Passler. La biatleta altoatesina, inizialmente esclusa per la positività al letrozolo e reintegrata dopo che la Corte d’Appello di NADO Italia ha certificato che l’assunzione della sostanza è avvenuta in modo totalmente accidentale, non parteciperà alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, essendo stata esclusa dalla staffetta femminile di biathlon
La Federazione Italiana Sport Invernali, infatti, ha annunciato il quartetto che prenderà il via alla staffetta 4×6 femminile, in programma mercoledì 18 febbraio alle ore 14.45 all’Antholz-Anterselva Biathlon Arena: Hannah Auchentaller, Dorothea Wierer, Michela Carrara e Lisa Vittozzi. La FISI ha deciso di non convocare la Passler, che aveva ripreso gli allenamenti negli ultimi giorni.
“Sono stati giorni molto difficili – aveva detto Rebecca Passler dopo la riammissione ai canali ufficiali della Federazione -. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Federazione Italiana Sport Invernali, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al cento per cento sul biathlon”.
Rebecca Passler è nipote d’arte: suo zio Johann Passler ha conquistato due bronzi olimpici e quattro medaglie ai Mondiali, comprese due d’oro in staffetta. Si avvicina al biathlon intorno agli otto anni, spinta dall’esempio della sorella maggiore Greta e da una tradizione molto radicata tra i giovani della Valle di Anterselva.
Nel suo percorso giovanile raccoglie risultati di rilievo, con cinque podi ai Mondiali juniores. Tra questi spicca l’oro nella staffetta femminile 4×6 km ottenuto a Soldier Hollow nel 2022. Debutta in Coppa del Mondo alla fine di novembre 2021, nella tappa svedese di Östersund.






Il miglior piazzamento individuale arriva nel dicembre 2025, quando chiude undicesima la mass start di Annecy-Le Grand Bornand, sfiorando la top ten. Un risultato che riesce a replicare poche settimane dopo, a inizio 2026, con l’undicesimo posto nella sprint di Oberhof, in Turingia.








Arif Mohammad Khan è diventato un eroe in India dopo la sua partecipazione alla gara dello slalom olimpico alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Lo sciatore, primo atleta indiano in assoluto a partecipare a due Olimpiadi Invernali consecutive, si è piazzato 39esimo nella prova di slalom maschile a Bormio.
Khan è stato tra i 44 sciatori che non hanno inforcato né sono caduti, ed è arrivato al traguardo con 50 secondi di ritardo dal primo in classifica. Nella prima manche in mattinata, svolta sotto una fitta nevicata, non ha voluto prendersi rischi e ha affrontato lo slalom con calma, senza errori, arrivando all’arrivo con 27 secondi di ritardo dal leader McGrath.
Nella seconda manche è stato altrettanto solido, scendendo in modo prudente e senza commettere sbagli, arrivando sul traguardo con 50 secondi di distacco complessivi dal vincitore della gara, lo svizzero Loïc Meillard.
Lo sciatore 35enne è stato portabandiera dell’India nella cerimonia inaugurale ed è senza dubbio lo sciatore più conosciuto e più forte del Paese. “Se sei un atleta, questo dovrebbe essere il tuo sogno”, aveva scritto su Instagram all’arrivo ai Giochi di Milano Cortina.
Arif ha dovuto affrontare infortuni e difficoltà finanziarie sulla sua strada per i Giochi: “Il mio percorso non riguarda solo me stesso. Si tratta di dimostrare ai giovani atleti che, indipendentemente da dove si provenga, se si sogna in grande e si lavora sodo si può raggiungere qualsiasi obiettivo”.
La sua fonte d’ispirazione è stato Gul Mustafa Dev, il primo atleta indiando in assoluto a partecipare alle Olimpiadi Invernali di Calgary nel 1988, tracciando la strada ai futuri sciatori indiani.

Martina Favaretto, Bobbista italiana non si qualifica alle Olimpiadi per 2 centesimi, i suoi alunni la «perdonano» con uno striscione: «Per noi resta la prof più veloce del mondo»

  corriereveneto.it

Bobbista italiana non si qualifica alle Olimpiadi per 2 centesimi, i suoi alunni la «perdonano» con uno striscione: «Per noi resta la prof più veloce del mondo»

di Rebecca Luisetto

Cortina, la veneziana Martina Favaretto non scenderà dalla pista «Eugenio Monti»: «Mi sono commossa e piangevo con loro. Lo Sliding Center? Fondamentale diventi il nostro centro federale»


Due centesimi. Per una (quasi) inesistente frazione di secondo il sogno a 5 cerchi è svanito per Martina Favaretto, 31enne veneziana residente a Mogliano Veneto (Treviso), che da 4 anni fa parte della nazionale italiana di bob. Circa tre settimane prima delle Olimpiadi, sulla pista Eugenio Monti a Cortina, l’atleta non ha centrato la qualificazione per un soffio in uno sport incontrato dopo una carriera agonistica nell’atletica leggera come velocista. Scendere lungo le piste di ghiaccio la appassiona e allo stesso tempo affascina gli studenti delle scuole medie dove lavora come professoressa. Sono stati proprio i suoi alunni a supportarla dopo la delusione per non poter gareggiare sul tracciato ampezzano, facendole trovare un cartellone in classe firmato da tutta la scuola: «A noi dei 2 cent non ci importa un fico secco… Per noi lei sarà sempre la prof più veloce del mondo».

Professoressa Favaretto, partiamo proprio da quel cartello. Che cosa ha provato quando ha visto il sostegno dei suoi studenti?
«È stato un momento fortissimo. Quando mi sono trovata davanti a questo foglio enorme nato dall’idea di alcune ragazze di seconda media, pieno di firme e di messaggi, mi sono commossa. Piangevo con loro, ma erano lacrime di gratitudine. Mi hanno dato una forza incredibile. Sentire che la propria passione viene capita e condivisa è qualcosa che va oltre il risultato sportivo».

Come ha vissuto la delusione per quei due centesimi?
«All’inizio è stata dura. Tutto l’anno fai avanti e indietro tra lavoro e allenamenti, poi arriva la mazzata. Tornare a scuola mi ha aiutato. Ai ragazzi cerco di trasmettere il concetto che non sempre le cose vanno come speri, ma che il sacrificio e la passione hanno un grande valore. Questa esperienza è stata una lezione anche per me».

Pensa che ci riproverà per i Giochi olimpici del 2030?
«Non lo so. Ho un’età diversa rispetto a quando ho cominciato la mia vita da sportiva e lavorando non è semplice incastrare tutto. Se potessi fare solo l’atleta sarebbe diverso. Vedremo».

Lei è frenatrice: qual è il suo ruolo in gara?
«Spingo il bob nella fase iniziale e poi ci salto dentro insieme alla mia pilota. Lei guida e io sto dietro. Dopo la spinta devo frenare a fine della discesa. La spinta dura 40-50 metri, poi affrontiamo circa un chilometro e mezzo di pista a velocità che arrivano anche a 130-140 chilometri orari».

Quanto pesa un bob?
«Tra i 175 e i 180 chili, con gli atleti all’interno arriva a 330. Per noi è fondamentale il controllo del peso, anche perché al termine delle due manche c’è una bilancia ad aspettarci: se si è troppo pesanti si va incontro alla squalifica».

Le piste sono tutte uguali?
«No, ogni pista ha caratteristiche diverse. Su quelle più semplici conta tantissimo la spinta iniziale, su quelle più difficili fa la differenza la guida della pilota».

E l’Eugenio Monti di Cortina com’è? 
«Bellissima, è piacevole scendere con il bob perché è un tracciato fluido e l’ambiente è spettacolare».

Quanto è importante per voi che questa pista diventi centro federale?
«A
vere un impianto in casa è una vittoria, un modo anche per avvicinare più persone a questo sport. Vederla in tv in questi giorni con così tanto pubblico è qualcosa di incredibile».

Cosa le piace di più di questa disciplina?
«Quando sei in alto, pronta a partire, senti l’adrenalina salire. È qualcosa di completamente diverso dall’atletica».

Com’è la preparazione durante l’anno?
«In estate lavoriamo molto su forza e corsa. Ci alleniamo tutti i giorni, a volte anche con doppie sedute. Facciamo raduni in Germania, dove ci sono colline dedicate alla spinta con il bob su ruote: lavoriamo sul rettilineo, sia da sole per la tecnica sia in coppia per coordinarci. In palestra curiamo la forza e quando mi alleno a Mestre ho un carrello da spingere in piano con dei pesi per simulare il bob. A settembre e ottobre iniziamo a girare in pista e poi partono le gare tra Coppa Europa e Coppa del Mondo».

Lei prima era una velocista, come è avvenuto il passaggio a questa nuova disciplina?
«Ho smesso con l’atletica a 26 anni, dopo tanti infortuni. Sono stata fer

speco olimpiadi Milano Cortina . Trionfi alle Olimpiadi (ma era meglio usare gl’impianti di Torino) ., Tedeschi allibiti da quello che trovano agli impianti delle Olimpiadi di Torino 2006: "Una follia"

Trionfi alle Olimpiadi (ma era meglio usare gl’impianti di Torino)


I Giochi olimpici invernali, denominati Milano-cortina, sono in pieno svolgimento. Siamo tutti entusiasti delle imprese degli atleti azzurri, gratificati dal tifo del presidente della Repubblica. Chi può restare indifferente di fronte a imprese, atletiche e umane, come quella di Federica Brignone? Paradossalmente, è proprio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a risvegliare il senso critico nei

confronti della vicenda olimpica, definendo chi protesta contro i suoi lati oscuri “nemici dell’italia” con il provvidenziale aiuto dell’ormai consueto drappello di anarchici che compiono violenze, largamente previste, mai prevenute. L’universo mediatico italiano aveva assunto la parola d’ordine di Beppe Severgnini secondo cui ogni riferimento critico che turbasse i festeggiamenti in atto costituisce una sorta di tradimento della patria. Infatti, Repubblica in prima pagina titolava “Olimpiadi, tutto pronto a San Siro, sventato attacco hacker russo”. Invece l’edizione internazionale del New York Times dedicava una parte della sua prima pagina e quasi tutta la seconda a un servizio del suo corrispondente dall’italia, Jason Horowitz, a quella che giudicava la catastrofe già in atto, prima dell’inizio dei Giochi olimpici invernali italiani. Ma lasciamo la parola a Horowitz: “La venticinquesima edizione dei Giochi invernali, che inizieranno questa settimana, si svolgeranno in otto località separate, collocate in 22.000 kmq dell’italia settentrionale, un incubo logistico che ha portato i responsabili a presentare ogni nuovo tunnel, incremento di trasporto ferroviario e di autobus quali un trionfo emotivo piuttosto che l’inizio dell’agonia che precede una sconfitta”.

Come sottolinea Horowitz, si tratta dell’abbandono, da parte italiana (e da parte del Comitato Olimpico Internazionale, occorre aggiungere), del collaudato modello di Olimpiade collocata in un solo luogo. Ne consegue che, secondo gli stessi organizzatori interpellati dal Nyt, gli spettatori che, assistendo alle gare di bob e di curling, collocate a Cortina, volessero anche raggiungere, ad esempio Livigno, impiegherebbero 18 ore e 6 minuti. Tanto per tacere della tempistica, inferiore ma non trascurabile che separa Cortina da Milano. Anche in questo caso interviene il soccorso (possiamo chiamarlo rosso?) degli anarchici insurrezionalisti che danno vita ad alcuni attentati ferroviari che servono a giustificare quegli inconvenienti logistici di cui gli organizzatori sono pienamente consapevoli, come dimostrato da Horowitz. Unici rimedi per gli aspiranti spettatori: largo uso della Tv o spostamenti in elicottero, riservati ai più abbienti oltre che a notabili di Stato, protetti da centinaia di guardie del corpo, buona parte delle quali statunitensi dell’ice, ospitati nell’hotel Excelsior Gallia di Milano. Il Nyt ci risparmia i prodromi di questa catastrofe: innanzitutto i costi, calcolabili in quasi 7 miliardi, per circa un decimo sostenuti dai contribuenti, per impianti e interventi edilizi in larga parte nemmeno realizzati, con relativi subappalti, irregolarità e disastri ambientali. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato rinunciando a un simile evento o sposando il progetto, debitamente corretto dai suoi colleghi ambientalisti dell’allora sindaca di Torino, Chiara Appendino – che ora, ciliegina sulla torta, nega di averlo mai sostenuto – che prevedeva la riutilizzazione degli impianti costruiti per le Olimpiadi torinesi del 2006, debitamente rinnovati, con un costo inferiore a quanto stanziato dal Cio. Perché non è avvenuto? Prevedibilmente ripetendo il successo dei precedenti Giochi torinesi, la sindaca ha commesso l’errore di rimettersi a una decisione nazionale del trio Di Maio (allora capo politico del M5S), Salvini, Zaia, sostenuti dal sindaco di Milano e sapientemente gestiti dall’allora presidente del Coni, Giovanni Malagò, reduce dal fallito tentativo di accaparrarsi i Giochi estivi a Roma, in perfetta sintonia con grandi speculatori edilizi. Insomma l’italia che ci ostiniamo a voler cambiare. Se possibile, in meglio.


da  fan page








Mentre le Olimpiadi di Milano Cortina proseguono nella pioggia di medaglie per l'Italia, due esploratori tedeschi hanno messo in atto una spedizione per dare un'occhiata a quello che resta degli impianti dei Giochi invernali organizzati in precedenza nel nostro Paese, ovvero quelli di Torino 2006. Till e Marco si occupano di ‘urban exploration', ovvero cercano la bellezza nel degrado, e documentano posti abbandonati in vari Paesi. Quello che hanno trovato li ha lasciati davvero allibiti, anzi "scioccati": le parole "follia" e "cicatrici" rendono bene il loro pensiero sullo stato di abbandono totale, laddove le condizioni dei siti olimpici sarebbero ancora buone. "Perché non li hanno riutilizzati?", si chiedono allora.
I due siti di Torino 2006 visitati dai tedeschi: Cesana Pariol e Pragelato. Che fine faranno
Sono passati 20 anni da quando l'Italia ospitò le Olimpiadi invernali, all'epoca le sedi delle gare erano tutte in Piemonte. Oltre alla città di Torino, le competizioni si svolgevano anche in varie località, tra cui Cesana Pariol (bob, slittino, skeleton) e Pragelato (salto con gli sci, combinata nordica, sci di fondo), ovvero le due location in cui si sono intrufolati gli youtuber tedeschi.
La pista di Cesana Pariol, situata a Cesana Torinese, costò circa 110 milioni di euro, adesso è inutilizzata (chiusa definitivamente nel 2011/12 per costi altissimi e problemi tecnici) e in stato di totale abbandono. Era stato valutato di rimetterla in sesto per i Giochi 2026, quando i costi elevati sembravano ostare alla ricostruzione della pista olimpica Eugenio Monti di Cortina, poi non se n'è fatto niente. Rimane un serpentone di cemento in massimo degrado, recintato e lasciato marcire. Nel 2025 sono stati stanziati 9 milioni di euro per la demolizione completa, con inizio dei lavori previsti nell'estate 2026.






Appena diversa la condizione del sito dei trampolini di Pragelato, nel senso che a differenza di Cesana Pariol non saranno rasi al suolo, ma "riqualificati". Costati circa 35 milioni, sono ugualmente inutilizzati da anni e presentano gli stessi problemi di degrado dell'altro luogo. Tuttavia nel 2025 sono stati stanziati oltre 5 milioni di euro per rimettere in sesto l'area, salvandola dalla demolizione per trasformarla in un centro federale per discipline nordiche.
Oltre che in un video sul loro canale Youtube – in cui hanno documentato anche di aver dormito in un albergo abbandonato, con alcuni servizi peraltro ancora funzionanti, oltre che le visite a Cesana Pariol e Pragelato – i due esploratori tedeschi hanno pubblicato un post su Reddit. Nove foto e un breve testo, che è la sintesi di quello che mostrano e dicono nel filmato.
"Siamo scioccati, siti in buone condizioni dopo 20 anni. Eppure non sono stati riutilizzati"
Mentre tutti guardano i Giochi invernali Milano Cortina 2026, noi siamo andati nella parte che nessuno trasmette: i luoghi abbandonati che sono stati lasciati indietro – hanno scritto – Queste foto provengono da due siti abbandonati di Torino 2006: Cesana Pariol e Pragelato. Quello che ci ha scioccato è che alcune parti sono ancora sorprendentemente in buone condizioni, anche dopo quasi 20 anni. Eppure non sono state riutilizzate".

17.2.26

niscemi È nata Amalia, la bimba della famiglia senza casa

 corriere  della sera  17\2\2026

«Spero che la bambina abbia il tuo stesso cuore. Quando sarà grande le racconterò di una persona buona che ci ha aiutato quando avevamo perso tutto». Claudia non ha ancora smaltito i dolori del parto. È di origini rumene e parla un italiano stentato. La sua gratitudine la esprime più con le lacrime che con le parole. La bimba che due giorni fa ha messo al mondo all’ospedale di Gela l’ha voluta chiamare Amalia. Come la donna che la stringe amorevolmente a sé. È un’insegnante di scuola materna che ha avuto come alunni gli altri figli di Claudia. La stessa che le ha messo a disposizione una casa quando lei ha dovuto lasciare la sua, a pochi metri dalla grande frana di Niscemi. Sfollata lei, incinta al nono mese, sfollati gli altri suoi tre figli di 8 (i due gemelli) e 10 anni. Per loro l’unica sistemazione disponibile era nel dormitorio allestito al palazzetto dello sport. «Quel 25 gennaio li ho visti sotto la pioggia, infreddoliti e spaesati — aveva già raccontato al Corriere Amalia Scifo —. Non potevo restare indifferente». Da quel giorno Claudia e i suoi figli vivono nella villetta in campagna dell’insegnante. Dove tra qualche giorno porterà anche l’ultima arrivata. «Io non ho più parole per esprimere la mia riconoscenza per quello che ha fatto la maestra — ripete Claudia —, dare a mia figlia il suo nome era il minimo che potessi fare». Di questa sua scelta Amalia Scifo ha saputo appena una settimana fa. Lo ha svelato Claudia mentre raccontava la sua storia ad alcuni giornalisti. Ora va ogni giorno in ospedale e non smette di coccolare la piccola che porta il suo nome. «È un’emozione indescrivibile —si commuove — . Dal giorno della frana stiamo vivendo una situazione angosciante. Io, nella casa in paese ospito anche mia suocera e mia zia. Mio figlio, che studia fuori, ha preferito restare in convitto. Ma c’è tutto un paese sottosopra. In un momento del genere la nascita di questa meravigliosa creatura è un segno di speranza per Claudia, per me e per tutta Niscemi. È come il seme della rinascita di un’intera comunità». E poi c’è l’emozione per il nome che porta. «È una cosa che mi commuove — aggiunge—. Ma Claudia ha fatto di più. L’ha voluta chiamare Amalia Patrizia. Come la mia sorella scomparsa tanti anni fa e della quale non è stato mai trovato neanche il corpo. Ha saputo di quanto noi siamo rimasti toccati da quella tragedia e le ha voluto dare anche il suo nome».

nonostante il Cio a Milanocortina2026 si è fatta politica la donna russa che ha portato il cartello 'Ucraina' alla cerimonia di apertura: "Meritano tutto il sostegno del mondo"


articolo Olimpiadi 2026, la donna russa che ha portato il cartello ‘Ucraina’ alla cerimonia di apertura: “Meritano tutto il sostegno del mondo” proviene da LaPresse


”© LaPresse

Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, la squadra ucraina ha fatto il suo ingresso a San Siro accompagnata dalla standing ovation del pubblico presente allo stadio San Siro. Davanti alla portabandiera Yelyzaveta Sydorko, pattinatrice di short track, sfilava una donna completamente coperta da un cappotto argentato e con il viso celato dietro grandi occhiali neri che reggeva il cartello con scritto “Ucraina”. Si tratta di Anastasia Kucherova, una donna russa che vive a Milano da 14 anni. Un gesto semplice, quasi nascosto, carico però di un grande significato: “Ho scelto di rappresentare l’Ucraina, di essere portavoce dell’Ucraina, perché sostengo questo Paese sin dall’inizio del conflitto. Anche se sono cittadina russa, non approvo le azioni del mio Paese, sin dal 2014, quando è iniziata l’annessione illegale e scandalosa della Crimea”, ha spiegato Kucherova.
Inizialmente, l’assegnazione dei Paesi doveva essere casuale, ma in seguito il coreografo ha chiesto ai volontari se avessero delle preferenze e Kucherova ha scelto l’Ucraina: “Penso che meritino tutta l’attenzione e tutto il sostegno del mondo. Questo è il motivo per cui ho voluto stare dalla loro parte, anche se è piuttosto difficile nella mia posizione”. Kucherova non ha nascosto la grande emozione provata: “È stata una sensazione fantastica. Insomma, ho pianto sotto gli occhiali. Mi sentivo parte di questa grande folla che accoglieva queste persone e riconosceva la loro indipendenza, riconosceva la loro volontà di libertà, il loro coraggio nell’arrivare fino alle Olimpiadi, perché non per tutti gli atleti questo percorso è lo stesso”.


chi comanda chi di Giulia Acerba

Il primo anno di insegnamento ho avuto la fortuna di farlo insieme al Maestro Tonino. Era un maestro con la emme maiuscola.Non appena mi vide arrivare in classe mi diede massima fiducia e questo i bambini lo sentirono. Mi chiese: cosa ti piacerebbe fare?
E io, che ero fresca di studi teatrali, gli dissi: teatro!
E lui: allora facciamolo!
Era venuto fuori un progetto bellissimo, con la classe divisa in due gruppi per tutto l’anno. Poi lui si adoperò per costruire un enorme materasso con i buchi perché lavoravamo sul testo Nel paese delle



pulcette di Beatrice Alemagna. Tonino lavorava in coppia con Concetta. Anche lei fu molto accogliente e mi diede carta bianca e mi fece capire nella pratica cose che sapevo a livello teorico.
Una volta Tonino portò i bambini nella sala tv (allora non c’erano le LIM nelle classi) e gli fece vedere l’inizio di 2001 Odissea nello spazio. Da lì partì per insegnare la preistoria. Ricordo che, non solo quell’anno, nell’insegnamento dell'evoluzione si metteva molto l’accento sull’importanza del pollice opponibile che da scimmie ci aveva aiutato a diventare Sapiens Sapiens.
Penso sempre al pollice opponibile che è stato per anni motivo di vanto e volano di avanguardia e ora si ritrova ad andare su e giù tra pagine di pubblicità di yogurt greco e bambini morti a Gaza, tra video di coppie felici che hanno lasciato tutto per andare a vivere in un camper e pensano che a me interessi qualcosa e video di psicologi che spiegano cos’è l’ADHD o il disturbo narcisistico, pensando che a me interessi qualcosa.
Penso sempre al pollice opponibile quando mi ritrovo al tavolo con amici e familiari e ad un certo punto qualcuno tira fuori il telefono che ci hanno venduto come intelligente per guardare un video o rispondere a un messaggio o leggere una mail o mettere un cuoricino al buongiornissimo caffè della zia lontana.
Penso sempre al pollice opponibile quando vedo foto e video di gente in tutte le sacrosante salse, foto dei bambini, foto degli anziani, foto di gente vulnerabile che aiuta a prendere like ma forse potendo scegliere non deciderebbe di stare sotto al pollice di qualcuno.
E mi chiedo: ma quando è che abbiamo cominciato a farci rubare le mani e gli occhi?
Perché è proprio così. Siamo tutti dei tossici con un telefono in mano che ci ruba le mani (almeno una) e gli occhi (quelli tutti e due). Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo scemi, ci sta allontanando dalle priorità, ci fa sembrare tutti delle persone d’affari, ma ci sta levando la calma, il tempo lento, la capacità di aspettare.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo schiavi delle notifiche, delle reazioni immediate, della paura di mancare chissà quale evento, del timore strisciante di non essere abbastanza idratati, palestrati, salutari e felici, di non avere abbastanza amici, abbastanza vestiti, di non essere abbastanza green.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, che in inglese vuol dire anche elegante, ma cosa c’è di elegante nel sapere i voti dei nostri figli prima di loro? Di ricevere a qualsiasi ora le idee di chiunque che ci rimbalzano in faccia? Di vivere sotto il ricatto delle spunte blu? Di vedere quelle immagini orribili create con l’intelligenza artificiale o quelle frasi penose che girano nelle giornate a tema e vengono rimpallate sui telefoni di molti da zie, nonne e persone di una certa età che non sono stati minimamente educati all’uso di queste tecnologie.
Nessuno, in effetti, lo è stato. Tutti ora ci troviamo ad annaspare. C’è gente che gira con il telefono al collo, come un cappio. C’è gente che ne ha uno personale e uno per il lavoro. C’è gente che ha chat piene di gattini e altre piene di foto dei figli che sciano. C’è gente che va al mare o ad Auschwitz e, indistintamente, carica sullo status whatsapp decine di foto, tendenzialmente orribili.
Io sono la prima a ritrovarmi con le mani e gli occhi sporchi quando ho uno smartphone in mano perché a me piace tantissimo rimanere in contatto con i miei amici e ne ho tanti sparsi per il mondo quindi io ci vado a bagno con WhatsApp e i cuoricini e i commenti allo stato.
Io sono la prima a perdere ore delle mia vita a vedere reel di gente che mi vuole insegnare la vita anche se non gliel’ho chiesto. Avrei il potere di chiudere, certo, ma a volte il pollice opponibile si oppone e mi dice: NO, NON TI FERMARE, VOGLIO CONTINUARE A GUARDARE! Chi comanda chi?
Io sono la prima a cui piace tenersi informata sui social, vedere cosa fanno Tizio, Caio e Sempronio, guardare i video di quello stand up comedian che mi spegne il cervello o leggere i post di quella scrittrice che scrive troppo bene, però a volte mi ritrovo letteralmente col cervello liquido, con una sensazione di sporco addosso, per tutto il tempo perso.
Beh, tutto ciò è più che ovvio. Basta guardarsi attorno su un autobus o in aeroporto o per strada e noterete bene che le teste basse sono molte e sono molte anche le teste basse di persone che usano lo smartphone anche mentre guidano (le mani secche!).
Come ci si difende da tutto ciò?
Difficile a dirsi, difficile a farsi.
Io provo ancora ad andare in giro con un Nokia, ma ho un numero whatsapp che leggo da casa e da uno smartphone senza scheda.
Ho un lavoro che me lo permette? Sì.
A volte ho bisogno di internet e lo chiedo a qualcun altro? Sì.
Rimango tagliata fuori dal mondo per non avere internet sempre con me? No, chi mi conosce sa che se vuole una risposta in tempi brevi o mi chiama o mi manda un sms.
Sento differenza tra quando esco con il Nokia e quando esco con lo Smartphone perché mi serve per forza per qualcosa? Tantissima.
Il Nokia lo prendi in mano per due motivi: chiamate e sms.
Lo smartphone lo prendo in mano per un miliardo di azioni: chat, stati WhatsApp, post, giornali, Trenitalia, mail personale, mail di lavoro.
La differenza di pulizia degli occhi e delle mani è palese.
Io cercherò il più possibile di mantenermi gli occhi e le mani pulite.
L’altro giorno dal bus si vedeva un tramonto stupendo che rendeva Genova rosa e poetica. Mi è scappato da dire CHE MERAVIGLIA. Il signore davanti a me ha sorriso. La signora a fianco a me aveva gli auricolari e guardava bulimicamente video su Instagram e fra un cuoricino e l’altro si è persa uno dei cieli più belli del 2026.
Non è elegante né intelligente perdersi un tramonto su Genova. Non lo è e non lo sarà mai.
La prossima volta potrei dirle: signora, si sta perdendo un tramonto bellissimo.
Molto probabilmente mi sentirò rispondere: signora, lei sta perdendo un’occasione per farsi i cazzi suoi.
0-0 palla al centro.
Giulia Acerba
Illustrazione di Anna Godeassi

Quante medaglie può ancora vincere l'Italia a Milano Cortina 2026? Speranze, atleti e sport, il bilancio verso l'ultima settimana delle Olimpiadi

lo so che fare delle previsioni può portare sfiga o delle delusioni ma leggendo sia l'articolo sotto riportato sia il curriculum degli atleti citati le premesse che si posso realizzare sono, salvo imprevisti , alte .

L'Italia ha già superato i 20 medaglie in una sola Olimpiade e si attese a continuare a vincere per le prossime medaglie. Tuttavia, ci sono stati infortuni che hanno influenzato la performance degli atleti, come Federica Brignone e Marta Bassino, che potrebbero non partecipare alle Olimpiadi. Nonostante le sfide, l'Italia continua a essere una potenza azzurra nel mondo degli sport invernali e si prepara per una finale di medaglie che potrebbe portare a un successo ancora maggiore.Infatti
  sempre  da eurosport

OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Dopo l'abbuffata della prima settimana, cosa ci rimane per rimpinguare ulteriormente il bottino già da record nei prossimi sette giorni di gare? L'Italia si spingerà ancora più in alto verso l'incredibile obiettivo delle 30 medaglie e della doppia cifra di ori? Tutte le principali speranze italiane dell'ultima settimana, suddivise per sport.

Italia sul trono nell'inseguimento a squadre: rivivi la rimonta d'oro sugli USA

Video credit: Eurosport

Siamo giunti al giro di boa finale delle Olimpiadi Invernali di casa, e comunque vada Milano Cortina 2026 rimarrà una spedizione da record per l'Italia avendo già superato il primato di ori e medaglie di Lillehammer 1994 con largo anticipo. La nazionale entra nell'ultima settimana di eventi da seconda forza del medagliere dietro soltanto alla Norvegia, ma di certo non ci si vuole fermare ai nove ori e 24 podi complessivi. Dopo l'abbuffata della prima settimana, quante e quali altre chance ci rimangono per rimpinguare ulteriormente il bottino già da record nei prossimi sette giorni? In realtà, più di quante se ne pensi. Gli Azzurri hanno ancora mantenuto nascosto qualche asso nella manica, oltre a grandi campioni ancora affamati che si ripresentano in gara o altrettanti pronti a regalarsi un ultimo grande successo a fine carriera.L'Italia riuscirà a spingersi ancora più in alto e ad arrivare all'obiettivo quasi impensabile fino alla vigilia delle 30 medaglie totali di cui 10 del metallo più pregiato? La risposta è detta nelle successive righe, scomponendo disciplina per disciplina tutte le possibili carte da medaglia da qui fino alla cerimonia di chiusura di domenica 22 febbraio

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Il bilancio del presidente Buonfiglio a metà Olimpiade: "Tutti quanti insieme, con armonia"

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Simone Deromedis scalda i motori nello ski cross (e non è l'unico)

Venerdì 20 febbraio e sabato 21 febbraio caliamo i nostri assi nello ski cross. Prima il femminile, con la nostra Jole Galli, che gioca proprio in casa, a Livigno, nelle sue nevi e che spesso nella sua carriera proprio in Italia si è esaltata. A livello maschile concrete speranze di medaglia per Simone Deromedis, venticinquenne trentino. Quinto a Pechino quattro anni fa, oro nella specialità ai Mondiali 2023, secondo nella Coppa del mondo generale 2025, capace di ottenere due vittorie tra dicembre e gennaio. È in forma, è pronto e sa di giocarsi l’occasione della vita.
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Deromedis è tornato! Vince l'ultima prima delle Olimpiadi, rivivila!

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L’ultimo ballo di Chicco Pellegrino nello sci di fondo

Fissate la data sul calendario, prendete ferie, cercate un permesso a lavoro. Insomma: tenetevi liberi il 18 febbraio che c’è l’ultimo ballo – da medaglia – di Federico, per tutti Chicco, Pellegrino. Il poliziotto nato ad Aosta, ma originario di Nus, proverà a dipingere l’ennesimo capolavoro di una carriera sensazionale nella Team Sprint, in coppia con Elia Barp.
Ovviamente gli avversari non mancheranno, Norvegia in primis, ma il morale altissimo dopo la medaglia in staffetta e la consapevolezza del ritiro al termine dei Giochi potrebbero generare qualcosa di leggendario. Chicco ci crede: vuole terminare con il punto esclamativo. Gli orari: qualificazione a partire dalle 10:15, finale alle 12:15. Poi, a chiudere il programma dello sci di fondo, ci saranno anche la Team Sprint femminile e le due 50km, ma per l’Italia sarà difficile – per non dire impossibile – trovare il podio.
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La staffetta di fondo nella storia: Bronzo con Graz, Barp, Carollo e Pellegrino in 180 secondi

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Il Biathlon si è sbloccato e non si vuole fermare

L’argento nella staffetta mista ci ha fatto esaltare, l’oro di Lisa Vittozzi ci ha fatto piangere, ma il programma del Biathlon ad Anterselva non è ancora finito. E l’Italia ha ancora qualcosa da dire. Tanto da dire. Tre gare in programma da qua alla fine delle ostilità: la Staffetta femminile e le due Mass Start, rispettivamente mercoledì-venerdì-sabato. Realisticamente: due chance di medaglia. Forse tre.
Tommaso Giacomel è segnalato in grande ripresa dopo l’Inseguimento, Lisa Vittozzi ha toccato il cielo con un dito nel magico 15 febbraio, e Dorothea Wierer ha stupito tutti con 35 posizioni guadagnate nella pursuit di domenica. Occhio anche alla staffetta femminile: la composizione del quartetto non è ancora nota, ma l’Italia potrebbe stupire in positivo trascinata dalle regine Lisa e Doro. Insomma: alzarsi da tavola con cinque podi è un’idea tutt’altro che peregrina.
Ma, per contestualizzare ulteriormente, ricordiamo che: Giacomel ha già vinto una mass in stagione, Lisa ha chiuso terza a Nove Mesto, e il gruppo femminile al completo ha confezionato due podi in staffetta. Crediamoci: non è impossibile.
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Vittozzi fa impazzire Anterselva: il minimovie del suo oro in 160"

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Short track: Fontana per il record, Sighel per risorgere e le staffette

Le due date da fissarsi sul calendario sono 18 febbraio e 20 febbraio. Mercoledì sera ci sono i 500 metri maschili, con Pietro Sighel (soprattutto), Thomas Nadalini e Lorenzo Previtali a caccia di una medaglia. Nella stessa serata la finale della staffetta femminile 3000 metri: le nostre azzurre (Arianna Fontana, Elisa Confortola, Chiara Betti, Arianna Sighel) se la vedranno con Canada, Corea e Olanda per un podio olimpico che manca dall’argento del 2018. Venerdì, invece, 1500 metri femminili, dove Arianna Fontana cercherà l’ennesima perla della carriera e (probabilmente) disputerà la sua ultima gara ai Giochi. E poi anche la staffetta 5000 metri maschile: l’Italia (guidata da Pietro Sighel) è in finale con le solite Canada, Corea e Olanda.
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La staffetta mista conquista un ORO da sogno! Riguarda l'intera finale

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Speed skating: tutto sulle mass start

Lo speed skating ha già regalato all’Italia tre medaglie d’oro (Francesca Lollobrigida e l'Inseguimento a squadre maschile) e una di bronzo (grazie all’exploit di Riccardo Lorello). Le principali possibilità per rimpolpare il bottino azzurro sul ghiaccio di Rho si concentrano tutte sulle due mass start (21 febbraio).
Francesca Lollobrigida tornerà in gara nei 1500 metri (non nelle proprie corde, come ha fatto intendere nell'intervista post doppietta) e nella mass start femminile dove l'azzurra è bronzo olimpico e mondiale in carica. Con la condizione che ha, può puntare al bersaglio grosso anche nella mass start femminile, entrando ancor di più nella leggenda. Ma è una gara imprevedibile e tutto può accadere. Le chance ci sono di confermarsi a medaglia, ma la concorrenza è temibile e affollata e sono innumerevoli le situazioni tattiche che si possono verificare.
Stesso discorso al maschile, dove la speranza di medaglia principale è rappresentata da Andrea Giovannini, che in stagione ha vinto a Calgary ed è arrivato terzo ad Hamar e Inzell. A gruppo compatto, l’azzurro è probabilmente il pattinatore con l’ultimo giro più veloce e incisivo, per cui anche in questo caso la medaglia d’oro è possibile. Attenzione però a Jordan Stolz che può puntare al top anche in questa specialità (che non è la sua).
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Lollobrigida fa impazzire Milano un'altra volta: il suo oro in tutte le lingue

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Le prime medaglie olimpiche nello sci alpinismo: una tradizione italiana

Lo sci alpinismo è la grande novità dei Giochi Olimpici Invernali: per la prima volta nella sua storia ha ricevuto lo status a cinque cerchi. Questo sport combina l’arrampicata in salita e lo sci in discesa e i concorrenti sono soliti usare pelli, scarponi e attacchi specializzati. Allo Stelvio Ski Centre di Bormio sono tre gli eventi previsti (due individuali e uno a squadre): le gare sprint (una femminile e l’altra maschile) e la staffetta mista. Giovedì 19 le gare sprint sia per gli uomini che per le donne, sabato 21 alle 13.30 la staffetta mista. L’Italia ripone grandi speranze soprattutto sulla staffetta mista formata da Alba De Silvestro e dal marito Michele Boscacci, che è arrivata quinta ai Mondiali 2025. La De Silvestro è molto competitiva anche a livello individuale, anche se il nostro asso sulla gara femminile si chiama Giulia Murada, figlia del celebre Ivan Murada, campione di sci alpinismo dei primi anni Duemila. Non sarà presente invece Nicolò Canclini, una delle stelle italiane della specialità.

Dal bob a 4 al curling maschile: i digiuni da spezzare

L'Italia non vince una medaglia nel bob dall'ultima edizione ospitata in casa, col bronzo di Weissensteiner-Isacco nell'equipaggio a due femminile a Torino 2006. Nei successivi vent'anni il movimento azzurro ha toccato il punto più basso, salvo poi riemergere proprio nell'ultimo periodo grazie al quartetto maschile pilotato da Patrick Baumgartner, che sarà impegnato negli ultimi due giorni. Il 30enne nativo di Brunico interruppe un digiuno lungo 13 anni dal podio in Coppa del Mondo nel 2023, mentre in questa stagione si è affermato con un 3° posto sul budello di Innsbruck e lottando sempre alla pari dei maestri tedeschi in tutte le tappe. Chissà se la pista intitolata al grande precursore Eugenio Monti ridarà lustro a questa disciplina che tanto ci ha regalato in passato.
In corsa per le medaglie nel curling c'è anche la squadra maschile guidata dallo skip Joel Retornaz, nonostante il team di bronzo ai Mondiali 2024 si sia complicato la vita dopo un buon inizio: dopo la favola del doppio misto a Pechino 2022 e la conferma di Constantini-Mosaner sul podio a Milano Cortina 2026, si può ancora sperare in un'altra grande prima volta per gli uomini.

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Flora Tabanelli: "Sento ancora dolore, ma provo a non pensarci"

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Il record di discipline diverse a medaglia da incrementare

Dopo lo storico bronzo di Flora Tabanelliprima medaglia azzurra di sempre nello sci freestyle, e più in generale nel settore acrobatico del park&pipe (big air, halfpipe, slopestyle e aerials), l'Italia ha già conquistato una medaglia in almeno dieci sport diversi a Milano Cortina 2026, mai così bene in passato alle Olimpiadi Invernali. Il record assoluto in tal senso appartiene agli Stati Uniti ed è di undici discipline diverse a medaglia nella stessa edizione. Contando che tra le carte da medaglia sopraccitate mancano ancora all'appello bob e sci alpinismo, il primato si può ancora eguagliare o addirittura superare sognando quota dodici.

Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto

BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa ...