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10.3.26

prendessero i dellinquenti veri e non chi si cura producendosi la cannabis . Il caso di Mario olianas 10 anni di processi sempre assolto

Mario Olianas, affetto da una grave patologia cronica, ha coltivato cannabis nel suo giardino per uso terapeutico. Olianas ha già ottenuto tre assoluzioni per la sua coltivazione e detenzione di cannabis, dimostrando di non essere uno spacciatore. La sua situazione è stata recentemente riconosciuta dal giudice, che ha disposto la liberazione senza misure cautelari, sottolineando che la cannabis è terapeutica e non deve essere considerata come un'attività di spaccio.

da la  nuova  sardegna  del  9\3\2026


◗Mario Olianas col difensore fuori dal tribunale




Arzachena Alle spalle ha già quattro assoluzioni, sempre con la stessa accusa: coltivazione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Ma Mario Olianas, 45 anni, residente ad Arzachena, non è uno spacciatore, come dimostrano le sentenze. Lui usa la marijuana per curarsi. Per l’ennesima volta dovrà dimostrare al giudice che la coltiva per sé, non la vende. Assistito dall’avvocata Maria Assunta Argiolas, ha chiesto di essere processato con rito abbreviato condizionato alla presentazione della documentazione medica e alle sentenze di assoluzione precedenti. Nell’ottobre 2025, era stato arrestato in flagranza dalla polizia di Porto Cervo.
Nella sua abitazione, ad Arzachena, gli agenti avevano trovato 33 piante di marijuana e l’occorrente per la coltivazione – impianto di irrigazione, illuminazione, essiccazione e ventilazione – e poco meno di 8 chili di marijuana custodita in contenitori, una bilancia e bustine di cellophane. Insomma, tutto ciò che all’apparenza serve per la produzione e lo spaccio dello stupefacente. Olianas non aveva a disposizione la documentazione medica che attestava la patologia di cui è affetto e per la quale è stato prescritto l’uso terapeutico di cannabis a scopo antalgico, per cui la detenzione del materiale sequestrato appariva non giustificata.
Da lì, l’arresto. Il gip a alla luce della documentazione sanitaria prodotta e delle precedenti assoluzioni, ritenendo che fosse conclamato l’uso personale, aveva, poi, disposto la scarcerazione. Ora il processo. L’udienza, con l’esame dell’imputato, si terrà il 7 maggio. Le prime due assoluzioni risalgono al 2019, la terza al 2022, la quarta al 2023. (t.s.)

diario di bordo n 160 anno IV maria francesca serra architetta pastora ., sassari ago e filo per rianimare il centro storico., Cestini, che passione Marito e moglie seguono la tradizione.,Trova una bottiglia in spiaggia con una lettera e nasce un’amicizia

 







unione  sarda  10\3\2026

Guspini
Giorgia Ortu e Antonello Piccioni costruiscono cestini utilizzando l’arte dell’intreccio tipicamente locale. Il marito è di Guspini, la moglie di Gonnosfanadiga e hanno la passione per la costruzione di cestini.
Il ricordo
Giorgia Ortu racconta di aver imparato l’arte dell’intreccio «quando era bambina, allora avevo dieci anni di età, Avevo fatto un corso all'oratorio di Gonnosfanadiga, per la costruzione dei cesti tradizionali in canna e ulivo. Fu un’attività per trasmettere le loro conoscenze alle nuove generazioni per preservare questa antica usanza. I maestri erano abili artigiani gonnesi che appresero il mestiere direttamente nei laboratori, spesso nelle famiglie di apparenza. Il corso si fece per intrattenere i bambini e per insegnare a creare qualcosa, si potevano scegliere diverse attività, pittura su vetro o stoffa, musica, decorazione su legno con pirografo, uncinetto, decorazione su vetro e fare cesti. Io ero restata entusiasta dai maestri dell’intreccio, scelsi questo».
Antonello Piccioni ha seguito la moglie nella passione per questo settore dell’artigianato «Questo “saper fare” mi è stato insegnato da Giorgia - dice Piccioni- dopo aver appreso le tecniche di costruzione, mi sono dedicato e cimentato nella costruzione di cestini. I cesti o i vari contenitori di diverse forme, vengono utilizzati come per tradizione per la raccolta delle olive, la legna, in casa le massaie li usavano per il pane dolci, la raccolta della frutta, ortaggi, funghi», conclude Piccioni.
La costruzione di cestini tradizionali si tramanda spesso all'interno delle famiglie. L'arte dell'intreccio spesso nasce si trasforma in un mestiere.
La natura
Giorgia Ortu evidenzia il rispetto della natura dietro questo lavoro: «I cesti e contenitori in vimini sono ecologici, tutti in materiali naturali, canne, ulivo, salice, olmo, mirto, fillirea, giunco e via dicendo. Per alcuni impieghi come per i funghi vengono preferiti perché rilasciano delle spore nell'ambiente. Oggi si continua la tradizione di costruzione dei cesti anche se non sostituiscono quelli in plastica perché soddisfano per forme e grandezze svariati campi di utilizzo. I cesti sono delle vere opere d'arte che vengono utilizzati anche come complemento d'arredo per le loro forme particolari, quali lampadari, porta vasi, sotto pentola, porta pane e frutta elaborati, decorazioni intrecciate che esprimono bellezza fantasia e maestria dell'artigiano ».     

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  sempre  dalla  stessa fonte  
 


Trova una bottiglia in spiaggia con una lettera e nasce un’amicizia Nell’epoca dei messaggi vocali e delle chat che si aggiornano in tempo reale, c’è una storia che ha scelto la lentezza. Nessun invio istantaneo, nessuna spunta blu. Solo una bottiglia di rum, un tappo di sughero e il Mediterraneo come unico vettore. Una vicenda che sembra appartenere a un altro tempo e che invece porta una data precisa, coordinate esatte, una rotta tracciata con cura.Il ritrovamentoIl 16 febbraio, sulla spiaggia di Columbargia, sotto la torre che domina la costa di Bosa, quella bottiglia è riemersa tra la sabbia. A notarla Mirko Nonnis, sulcitano originario di Narcao, da dieci anni residente nella cittadina del Temo e guida ambientale in Sardegna. «Stavo andando a visitare la torre restaurata - racconta – Camminando lungo la battigia ho visto il vetro incastrato nella sabbia. L’ho raccolto quasi per curiosità, pensando fosse finito lì per caso». A casa la sorpresa. «Dentro c’era una lettera scritta in francese, arrotolata attorno a un foglio di cruciverba».
La lettera
In cima alla pagina, data e coordinate. «Ritorno dalla Corsica, giorno 2. 16 agosto 2025. 42,7145 N 7,613949 E. Rotta 300°». È mezzogiorno e trenta, «il sole è al suo apice e picchia senza sosta sulle nostre teste grondanti», si legge tra le righe affidate ad un corsivo elegante. Il vento è assente, «ma quel maledetto rimasuglio d’aria dietro di noi ci ricorda la sua esistenza facendo sbattere le nostre vele periodicamente». Il viaggio sembra interminabile. «Ancora poche ore e il rum inizierà a mancare». L’autore è Max Scott, 29 anni, a bordo della sua barca a vela tra la Corsica del nord e la Francia. Il tono è ironico e disincantato. «Questa bottiglia faceva parte delle nostre ultime riserve. Questa qui era cattiva, indegna di essere servita a bordo, ma aveva almeno il pregio di essere l’ultima». E ancora: «Nessuno sa cosa ne sarà di noi quando saremo costretti a bere l’acqua di bordo, usata finora metodicamente per il pastis, il caffè e la cottura della pasta». Poi la frase che chiude la pagina come un sigillo: «Saremo di ritorno in porto prima di lunedì? Nessuno ci aspetta, si preoccuperà. Alea iacta est». E l’invito, quasi giocoso: completare la griglia di parole crociate e, se necessario, scrivere o telefonare ai recapiti indicati.
La risposta
Per oltre sette mesi la bottiglia è rimasta in balìa delle correnti. «Non potevo ignorare quell’invito», spiega Mirko. «Gli ho scritto. Mi sembrava incredibile che, dopo tutto quel tempo, la bottiglia fosse arrivata proprio qui». Max non immaginava certo che qualcuno avrebbe davvero trovato il messaggio. Il caso completa la rotta: il giovane navigatore ha già programmato un viaggio estivo in Sardegna con la sua barca a vela. Si incontreranno di persona. «Potremo raccontare dell’incredibile viaggio che ha fatto quella bottiglia di rum francese», conclude Mirko Nonnis.       

9.3.26

la storia della mascotte delle olimpiadi e soprattutto delle paraolimpiadi di milano cortina 2026

voci  correlate


Tina e Milo sono le mascotte olimpiche dei XXV Giochi olimpici invernali e dei XIV Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Sono due ermellini, sorella e fratello, dai manti bianco e marrone
L'emblema \ mascotte di queste paraolimpiadi invernali riprende nella forma quello prescelto per i Giochi olimpici, ma si differenzia per i colori: il segno grafico raffigurante il numero "26", che nel logo dei giochi olimpici è di colore bianco, presenta
nella versione paralimpica una sfumatura contenente i colori rosso, blu e verde (già presenti nel logo del Comitato Paralimpico Internazionale), che rimanda all'aurora boreale; questa differenziazione è stata effettuata per consentire la corretta visione dell'emblema anche agli ipovedenti.Milo è la mascotte paralimpica di quest'edizione dei Giochi paralimpici, il cui nome deriva dal nome della città ospitante Milano, analogamente alla mascotte olimpica, Tina, che per il suo nome prende spunto da Cortina.Secondo la storia ufficiale, Milo è nato senza una zampetta ma, con un po' di ingegno e tanta forza di volontà, ha imparato a usare la coda e a superare ogni ostacolo facendo della propria diversità una forza. Vive in montagna ed è un tipo pratico, al quale piace creare, aggiustare, montare, smontare, inventare… costruire manufatti con il legno dei suoi boschi. Da qualche tempo si è specializzato nella creazione di strumenti musicali che poi Tina suonerà. Milo è vivace e ama l’allegria. È sempre in movimento: corre, salta e si arrampica sui suoi amati alberi. Ama l’allegria e far ridere i suoi amici lo fa felice. Va matto per i giochi che si possono fare sulla neve. È competitivo, ma sa anche perdere. È gentile e ospitale, simpatico e paziente. L'unica cosa che non sopporta è quando qualcuno maltratta la montagna. Infatti secondo Wikipedia
<<[...] Tina e Milo sono fratelli. Tina, la mascotte olimpica, ha il manto bianco e si è trasferita dalle montagne italiane alla città per esplorare cose nuove. Suo fratello Milo, la mascotte paralimpica, ha il manto marrone ed è nato senza una gamba, ma usa la coda per aiutarsi a camminare. Gli studenti designer di Tina e Milo hanno detto che gli ermellini sono simboli di innocenza e purezza, e che i due con colori di mantello diversi rappresentano dualità e diversità. Il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 ha descritto la coppia come le "prime mascotte apertamente Gen Z".Le mascotte durante i giochi olimpici saranno accompagnati da una squadra di sei fiori di bucaneve antropomorfi chiamati the Flo, basati sui design dei secondi classificati nel concorso delle mascotte, progettati dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Sabin di Segrate. Simboleggiano speranza e resilienza.>>

Olimpiadi e paraolimpiadi Milano-Cortina 2026, la sfida della parità riparte in 22 scatti

 da  giulia .globalist.it

Alle Olimpiadi di Parigi si era raggiunta la parità, anche in termini di copertura da parte dei media. Poi il precipizio, con solo il 13% delle notizie di sport femminile nei tg nazionali: lo certifica una ricerca dell'Osservatorio di Pavia condotta da Monia Azzalini, in occasione della presentazione della mostra fotografica "Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle 100 esperte". Vedremo cosa succederà nella kermesse invernale. Le premesse, secondo il Cio, sono buone.

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la sfida della parità riparte in 22 scatti
Angela Menardi/credit Gerald Bruneau

Luisella Seveso

29 Gennaio 2026 - 18.36


Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 che stanno per iniziare saranno i giochi invernali più egualitari di sempre. Lo ha reso noto ieri, numeri alla mano, Charlotte Groppo, responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Cio: ai Giochi sono previste 4 nuove gare femminili in più, ci saranno 50 eventi sportivi per le donne, «il numero più alto di sempre in un’Olimpiade invernale» con il 47% di atlete in gara. Quasi la totalità delle discipline, saranno bilanciate in termini di genere e per la prima volta nello sci di fondo donne e uomini gareggeranno sulla stessa distanza.
E ancora:  il 54% dei commentatori assunti dal Cio sono donne, così come i due terzi dei responsabili del broadcasting center. Inoltre, il 50% del personale senior dell’International press center e del Media center dei Giochi è rappresentato da donne.A Milano-Cortina  avremo anche il più gran numero di sempre di donne arbitre di un’ Olimpiade invernale, il 40% del totale.

L’occasione per questa anticipazione è stata la presentazione, a Palazzo Visconti a Milano,  della  nuova edizione della mostra fotografica Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle 100 esperte che sarà allestita a Verona dal 4 febbraio al 15 marzo in Piazza Borsari.
La mostra, che ha come protagoniste alcune dalle atlete che fanno parte del database 100esperte ideato da GiULiA, Osservatorio di Pavia e sviluppato grazie a Fondazione Bracco, celebra 22 protagoniste dello sport immortalate dal fotografo francese Gerald Bruneau. Tra loro Kirsty Coventry, presidente del CIO, prima donna e prima africana a ricoprire questo ruolo; Gerda Weissensteiner, plurimedagliata olimpica in bob e slittino, Angela Menardi, atleta paralimpica di wheelchair curling selezionata per gareggiare alle prossime Paralimpiadi.

Gerda Weissensteiner/ credit Gerald Bruneau.

Durante l’evento, aperto da Diana Bracco e al quale hanno partecipato in video il sindaco Beppe Sala, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e la ministra Eugenia Roccella, è stata presentata anche la prima parte della ricerca condotta da Monia Azzalini dell’Osservatorio di Pavia e promossa da Fondazione Bracco insieme al Comitato Olimpico Internazionale, iniziata con il monitoraggio dei giochi olimpici di Parigi 2025, che per la prima volta vedevano in gara un numero pari di atlete e atleti. e che si concluderà con un analogo monitoraggio dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina

Un grafico della presentazione di Monia Azzalini.

Azzalini ha presentato i dati inediti sull’informazione sportiva nei principali TG italiani nei dodici mesi successivi ai Giochi di Parigi 2024. Dalla ricerca emerge che mentre il monitoraggio dei TG italiani ha rilevato una copertura equilibrata tra uomini e donne durante le Olimpiadi francesi (51% le notizie dedicate a discipline femminile e 49% le atlete news maker), nei mesi successivi (dal 1° ottobre 2024 fino al 30 settembre 2025) la visibilità delle donne nello sport è drasticamente diminuita: solo il 25% delle notizie sportive riguarda anche le atlete. Il calcio domina la scena (40% di notizie), quasi esclusivamente al maschile (98%), mentre lo sci, terza disciplina in ordine di attenzione con copertura del 7%, dà più visibilità alle donne, con il 76% di notizie dedicate esclusivamente a gare o atlete femminili, più l’8% di notizie che coprono competizioni di entrambi i generi. Rispetto alle Olimpiadi, la copertura mediatica delle Paralimpiadi di Parigi 2024 è significativamente inferiore (sole 54 notizie dedicate a fronte delle 476 riservate alle Olimpiadi), evidenziando uno squilibrio nell’attenzione mediatica verso lo sport paralimpico e le sue protagoniste.Al termine di questo processo, si otterrà per la prima volta una visione organica e dettagliata della rappresentazione mediatica nazionale tra luglio 2024 e marzo 2026, offrendo non solo un’istantanea del presente, ma anche un’eredità di conoscenze e buone pratiche

Il grande tabù dei media: lo sport femminile. Il libro di Mara Cinquepalmi


prendessero i dellinquenti veri e non chi si cura producendosi la cannabis . Il caso di Mario olianas 10 anni di processi sempre assolto

Mario Olianas, affetto da una grave patologia cronica, ha coltivato cannabis nel suo giardino per uso terapeutico. Olianas ha già ottenuto t...