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12.2.26

La solidarietà In ginocchio e con il casco bianco alzato, la protesta dei compagni dello squalificato Heraskevych .,Volley, Anna Danesi contro il direttore di RaiSport Petrecca: "A me la torcia, a lui una figuraccia"






Il portabandiera ucraino alla cerimonia inaugurale aveva rifiutato ogni compromesso nonostante il tentativo personale della presidente del Cio Coventry, che è andata alla partenza della gara per convincerlo e ha pianto. Zelensky: “Il Cio asseconda l’aggressore”. Per protesta, dopo la loro gara i sei protagonisti della staffetta si sono inginocchiati, con il casco al cielo


CORTINA – Non è servito nemmeno l’intervento della presidente del Cio in persona, Kirsty Coventry, che è salita alla partenza della gara di skeleton attorno alle 8,15. Vladyslav Heraskevych non le ha concesso nessun compromesso, ed è stato squalificato: non parteciperà alla gara delle Olimpiadi di Milano Cortina, i suoi Giochi finiscono qui. Il campione non ha voluto indossare un casco diverso da quello che ha voluto come tributo ai 24 atleti ucraini uccisi dall’inizio dell’aggressione russa del 2022. Il Cio aveva proposto all’atleta di indossare una fascia nera a lutto, ipotesi respinta da Heraskevych che ha sempre sostenuto che il suo casco non viola la norma 50 che impedisce la propaganda “politica, religiosa o razziale”. Ora l’atleta, portabandiera alla cerimonia inaugurale, si rivolgerà al Tas, il tribunale internazionale dello sport.
   Esso   ha  aveva una  giusta    causa  .Infatti    sempre secondo    repubblica   le  


Ventiquattro fotografie in bianco e nero incollate su un casco: sono i volti degli atleti ucraini uccisi dall’inizio dell’aggressione russa. Un gesto simbolico che è costato caro a Vladyslav Heraskevych, campione di skeleton e portabandiera per Kiev alla cerimonia inaugurale dei Giochi, squalificato dalle Olimpiadi. Il motivo? Il tributo ai caduti violerebbe la norma 50 del regolamento del Cio che impedisce agli atleti durante le gare qualsiasi forma di propaganda “politica, religiosa o razziale”. Il divieto imposto all’ucraino ha aperto un acceso dibattito tra chi ritiene sia legittimo e chi critica l’incapacità di scostarsi dalle regole dei burocrati del massimo organismo sportivo mondiale.

Dietro il caso Heraskevych, però, ci sono le storie di ventiquattro vite spezzate dalla guerra, rappresentative delle oltre 600 vittime del mondo dello sport ucraino.

Le promessa del sollevamento pesi

Alina Perehudova aveva appena 14 anni ed era considerata la stella nascente del sollevamento pesi. Dopo aver vinto diverse medaglie d’oro ai campionati nazionali era candidata a entrare nella squadra nazionale e rappresentare il suo paese ai massimi livelli. A infrangere il sogno un bombardamento russo a Mariupol a maggio del 2022: Alina è morta sotto le bombe insieme alla madre mentre scappavano insieme al fratello, colpito a morte da un cecchino russo.

Il pattinatore

Dmytro Sharpar, 25 anni, era un pattinatore di coppia di grande talento. Aveva vinto la medaglia d'argento ai campionati ucraini di pattinaggio artistico e si era classificato tra i primi dieci nella categoria coppie alle Olimpiadi giovanili invernali del 2016 a Lillehammer, in Norvegia, insieme alla sua partner Anastasia Pobizhenko. Sharpar è stato ucciso in combattimento vicino a Bakhmut, nel gennaio 2023.

Il portiere di hockey

Oleksiy Loginov era un portiere di hockey su ghiaccio. Nel 2015 era diventato membro del club di hockey Sokil, con il quale ha vinto la medaglia di bronzo al Campionato ucraino U17, e due anni dopo aveva debuttato nel campionato ucraino per adulti con gli Ice Wolves di Kiev, giocando due partite e aggiudicandosi una medaglia di bronzo. Oleksiy è stato ucciso durante un combattimento nel distretto di Severodonetsk, nella regione di Luhansk, nel novembre del 2023.

Il pugile in prima linea

Solo qualche mese fa, nell’ottobre del 2025, l’ultima vittima tra gli sportivi: Pavlo Ischencko, pugile peso gallo conosciuto con il soprannome di ‘Wild Man’. Campione mondiale ed europeo, nonché quattro volte campione dell'Ucraina nelle competizioni di strongman e powerlifting, l’atleta 33enne è stato colpito a morte nei primi giorni del servizio militare in prima linea.

La campionessa di danza sportiva

Daria Kurdel, 20 anni, era un’amante dello sport a tutto tondo e studiava legge all’università. La sua passione più grande, però, era la danza sportiva, disciplina in cui aveva vinto numerose competizioni internazionali. Il 9 luglio 2022 era Kharkiv per allenarsi con il padre in una palestra, quando la città è stata attaccata dalla Russia con una pioggia di droni. Daria è stata colpita dalle schegge ed è morta poco dopo in ospedale a causa delle gravi ferite riportate.

Il campione caduto a Bakhmut

Ivan Kononenko, 33 anni, era un atleta di pesi massimi affermato, aggiudicandosi la vittoria al'Ukraine Open 2006 Olimp Strongman.

Poi, all’indomani dell’invasione russa, si era arruolato volontario nell’esercito ucraino. Il 10 novembre 2022 aveva subito una grave ferita ed era stato sottoposto a un anno di riabilitazione. Nonostante il parere dei medici Kononenko aveva deciso di tornare al fronte. Poi, nel febbraio del 2025, era stato dato per disperso e successivamente era stata confermata la sua morte durante l’assedio di Bakhmut.

Il tuffatore

Mykyta Kozubenko, tuffatore di 31 anni, deteneva il prestigioso titolo di Maestro dello Sport dell'Ucraina nel nuoto e dal 2017 lavorava anche come allenatore. Mykyta è stato ucciso nel giugno 2025 a Mykolayv durante i combattimenti.

L’atleta di tiro a segno

Oleksiy Khabarov, 31 anni, è stato più volte detentore del record nazionale e campione dell'Ucraina nel tiro a segno. Ha rappresentato il suo paese in competizioni internazionali, tra cui la Coppa del Mondo ISSF e i Campionati Mondiali Juniores (12° posto nel 2014, carabina ad aria compressa 10 m). Nel novembre 2024 ha vinto la medaglia d'argento nella gara di carabina mista in un torneo internazionale in Romania.

Khabarov è stato ucciso in azione il 19 agosto 2025 vicino a Shakhove, nella regione del Donetsk.

La ballerina

Maria Lebid aveva una grande passione per il ballo da sala e la musica. Nella campagna per essere eletta rappresentate d’istituto a scuola aveva scritto di se stessa: “Vorrei raccontarvi qualcosa di me: ho 15 anni, ho una formazione musicale e mi piace molto studiare l'inglese. Il mio hobby è coltivare piante da appartamento. Sono determinata, socievole e diligente. Cerco di affrontare la vita con umorismo e positività”.

Maria è stata uccisa il 14 gennaio 2023 quando la Russia ha colpito con un missile la sua casa in un edificio residenziale a Dnipro.

Il biatlheta ucciso mentre consegnava aiuti

Yevhen Malyshev, biathleta di 19 anni, aveva partecipato ai Giochi Olimpici Giovanili Invernali del 2020 a Losanna (Svizzera).

Yevhen è stato ucciso nel febbraio 2022 (un mese prima del suo ventesimo compleanno) a Kharkiv mentre stava consegnando aiuti umanitari alla popolazione.

La stella della ginnastica artistica

Kateryna Diachenko a 11 anni era una stella nascente della ginnastica artistica, ma la notte del 10 marzo 2022 la Russia ha colpito la sua casa a Mariupol con una bomba aerea. Sia lei che suo padre sono stati trovati morti sotto le macerie, la madre e il fratello sono stati trasportati in ospedale ma i tentativi di salvarli sono stati vani: nessuno della famiglia di Kateryna è sopravvissuto.

La piccola judeka

Victoria Ivashko, 9 annipraticava judo e aveva recentemente vinto i suoi primi premi in questo sport. L'ultima volta che era salita sul tatami era stato solo pochi giorni prima di essere uccisa, quando aveva partecipato a una competizione a Kiev. Viktoria è morta il 1 giugno 2023, quando i missili russi hanno colpito la casa dove viveva con la madre nella capitale.

Dall’atletica leggera alla guida dei droni

Kateryna Troian, 32 anni, si allenava professionalmente nell'atletica leggera sotto la guida della rinomata allenatrice Iryna Pustovoit, insieme alle stelle ucraine del salto in alto. La sportiva era diventata operatrice di droni FPV (First-Person View) d'élite dopo lo scoppio della guerra, rimanendo uccisa durante un’operazione il 5 giugno 2025.

Il decatleta arruolato volontario

Volodymyr Androshchuk, 22 anni, era un decatleta di spicco che ha vinto il campionato ucraino U20 nel 2019 e si è classificato sesto al campionato europeo U20 del 2020. Era considerato un forte contendente per le Olimpiadi di Parigi del 2024. In seguito all'invasione della Russia nel 2022, Androshchuk si è arruolato volontario nell’esercito ucraino, prestando servizio come lanciagranate nella 95ª Brigata d'assalto aereo.

È stato ucciso il 25 gennaio 2023, vicino a Bakhmut, a causa delle ferite riportate da schegge di granata.

Il pugile che aveva rinunciato ai campionati europei

Maksym Halinichev, 22 anni, era un famoso pugile ucraino nella categoria dei pesi gallo che ha sacrificato una promettente carriera atletica per difendere il suo paese. Era considerato uno dei migliori talenti olimpici dell'Ucraina con risultati come la medaglia d'oro ai Campionati Europei Giovanili 2017, l'argento alle Olimpiadi Giovanili Estive 2018 a Buenos Aires. Nel maggio 2022, Halinichev aveva rinunciato al suo posto nei Campionati Europei di Pugilato per arruolarsi come volontario. Maksym è stato ucciso il 10 marzo 2023, durante i combattimenti nel villaggio di Chervonopopivka, nella regione di Luhansk.

Il ciclista

Andriy Kutsenko è stato più volte campione nazionale ucraino di ciclismo su pista. Maestro dello sport di classe internazionale, è stato membro della nazionale dal 2006 al 2016. Ha detenuto i record nazionali nella prova a cronometro di 1 km e nella sprint a squadre.

All'inizio della guerra in Ucraina, Kutsenko è tornato nel suo paese dall'Italia per arruolarsi come volontario nelle forze armate. Dopo due anni di servizio è morto durante una missione di combattimento nella regione di Donetsk il 3 luglio 2024.

La kickboxer

Karyna Bakhur, 17 anni, era considerata una delle giovani atlete più promettenti dell'Ucraina, spesso definita una “vera cosacca” per il suo spirito e la sua determinazione. È stata più volte campionessa ucraina ed europea sia nel kickboxing che nel combattimento cosacco e ha vinto medaglie ai campionati mondiali del 2023 e agli europei del 2024.

Al momento della sua morte, si stava preparando a recarsi in Austria il 19 novembre per rappresentare l'Ucraina alla Coppa del Mondo. Katryna è stata uccisa dai russi nella notte tra il 17 e il 18 novembre, quando la Russia ha lanciato quattro missili Iskander sulla città di Berestyn.

Il saltatore

Roman Polishchuk, era una figura di spicco nell'atletica ucraina, in particolare nelle discipline di salto. Era conosciuto principalmente come saltatore in lungo. Nella primavera del 2022 Polishchuk si è arruolato nelle forze armate ucraine, è stato ucciso a marzo del 2023.

Il wrestler

Andrii Yaremenko, 25 anni, era un atleta di wrestling conosciuto a livello nazionale. Aveva vinto diverse medaglie nei campionati e nelle coppe ucraine di lotta greco-romana e aveva rappresentato l'Ucraina ai Campionati mondiali cadetti 2015 a Sarajevo, dove si è classificato al 10° posto.

Andrii è stato ucciso il 4 dicembre 2025, mentre prestava servizio come operatore di droni.

Lo schermidore

Fedir Yepifanov era uno schermidore della nazionale ucraina. Appena maggiorenne aveva interrotto la sua carriera atletica per arruolarsi nelle forze armate ucraine e difendere la sua nazione. L’11 dicembre 2023 Il giovane atleta è stato ucciso in azione nella regione di Zaporizhzhia a soli 19 anni.

L’allenatore

Taras Shpuk, 34 anni, è stato allenatore, mentore e coordinatore delle squadre nazionali ucraine agli Invictus Games e ai Warrior Games.

Credeva fermamente negli sport adattivi come strumento di riabilitazione per aiutare i soldati feriti a tornare a una vita piena.Ta ras è stato ucciso in azione il 17 settembre 2025. È morto mentre svolgeva una missione di combattimento come membro di un'unità delle forze speciali.

una decisione che ha     spaccato    gli  oraganizzatori    infatti 

Volley, Anna Danesi contro il direttore di RaiSport Petrecca: "A me la torcia, a lui una figuraccia"
Scintille olimpiche. Alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, il direttore di RaiSport Paolo Petrecca non identifica Anna Danesi durante la telecronaca. La capitana azzurra risponde senza giri di parole: “Non mi interessa che non mi abbia riconosciuta, io ho portato la torcia, la figuraccia è stata sua”. La vicenda accende il dibattito sulla visibilità dello sport femminile, mentre la centrale rinnova con Vero Volley Milano fino al 2027, forte di 223 punti tra campionato e Champions League





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Volley, Anna Danesi contro il d

. Sturla Holm Laegreid Una lacrima sul bronzo olimpico .per chiedere perdono .,Breezy Johnson da impazzire: cade nel superG, al traguardo l'attende... la proposta di matrimonio!


Non si era mai visto uno scandinavo frignare in mondovisione per amore. Sturla Holm Laegreid, questo il nome del tapino, aveva appeno vinto la medaglia di bronzo olimpica nel biathlon quando si è rivolto alle telecamere per implorare il perdono della fidanzata che lo aveva mollato dopo la scoperta di un tradimento. I social lo hanno squartato da par loro, e la ex lo ha definitivamente liquidato con un sms a ungiornale norvegese in cui esprime il suo imbarazzo


 Un fallimento su tutta la linea. Eppure, non me la sento di unirmi al coro dei «crucifige». L’amore è (anche) una malattia che tra i suoi effetti collaterali comporta un accentuarsi dei sintomi di rimbecillimento.Intendiamoci, se domani mia moglie mi licenziasse per giusta causa, non credo che le chiederei perdono sulla prima pagina del giornale nel disperato tentativo di farle cambiare idea. Ma forse a vent’anni lo avrei fatto. A quell’età si è più narcisi, più melodrammatici e soprattutto più ingenui. Si sguazza nell’immaginario fasullo di film e canzoni, scritte per lo più da maschi, in cui il traditore pentito riesce a rientrare in gioco grazie a qualche gesto particolarmente enfatico e assurdo (avete presente il «monologo delle cavallette» con cui John Belushi riesce ad ammansire la fidanzata armata di mitra in Blues Brothers?). Invece, come in molte altre cose, anche in amore le donne tendono a essere più serie. Quando per loro è finita, è finita davvero. E non c’è lacrima in mondovisione che tenga.


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L'olimpionica di discesa era attesa dal suo Connor. Ansia per tutti quando la gara di lei non è finita. Poi però... Lui ha tirato fuori l'anello e si è inginocchiato. "Era la mia speranza!" ha confessato lei alla tv Usa
dalla nostra inviata Marisa Poli
12 febbraio - 17:16 - CORTINA D'AMPEZZO (BL)


Connor Watkins era al traguardo del superG, in trepida attesa della fidanzata Breezy Johnson, pronto a chiedere la mano alla campionessa olimpica di discesa. Anello alla mano e cuore in gola, ha atteso fino al pettorale numero 19, quello della statunitense. Ma non tutto è andato come nei piani, lei si è incastrata con un braccio in una porta, è finita a tutta velocità nelle reti, per fortuna senza conseguenze. Prima di arrivare al traguardo è passato un po' di tempo, ha dovuto controllare che tutto fosse a posto. In Connor forse si è insinuato qualche dubbio: sarà il suo modo di dire no? Ma quando Breezy è arrivata, il nodo si è sciolto.



Secondo Nbc News, nell'area del traguardo dove Federica Brignone si preparava a festeggiare
l'oro olimpico più incredibile, Connor si è inginocchiato e le ha chiesto di sposarlo. E dopo il "sì" di Breezy è arrivato l'applauso delle compagne di squadra. "Era la mia speranza!" ha detto Johnson alla tv Usa. "La realtà supera la fantasia”. E Connor ha tirato un sospiro di sollievo. "Alla fine ci siamo riusciti, e siamo davvero emozionati", ha detto. L'anello di fidanzamento è il perfetto abbinamento con la medaglia d'oro conquistata con la discesa e purtroppo rotta durante i festeggiamenti.

Perché le Olimpiadi ci emozionano ogni volta: il potere universale dello sport

conferma quanto dicevo in mio padre ha ragione di sportivo c'è ben poco . Jutta Leerdam, l'oro olimpico dello short track tra buon cibo, jet privato e polemiche da diva



























da io donna

Perché le Olimpiadi ci emozionano ogni volta: il potere universale dello sport
Le Olimpiadi continuano a emozionarci perché uniscono sport, narrazione e identità collettiva. Dalle neuroscienze alla psicologia sociale, passando per le voci di atleti, organizzatori e intellettuali, l’articolo spiega perché Milano Cortina 2026 parla al nostro bisogno di appartenenza e di storie condivise
nni accade qualcosa di speciale: lo sport smette di essere solo competizione e diventa racconto collettivo. Le Olimpiadi entrano nelle case, nei bar, nelle conversazioni quotidiane e riescono ancora a farci emozionare, anche quando pensavamo di essere diventati impermeabili a tutto. All’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, questa forza emotiva torna al centro: perché i Giochi continuano a parlarci così a fondo? La risposta sta in un intreccio preciso di biologia, psicologia e cultura.

N.b  se  ci dovvessero essere problemi  con il  video lo  trovate  qui  
Perché le Olimpiadi ci emozionano: il potere universale dello sport | iO Donna


All’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, questa forza emotiva torna al centro: perché i Giochi continuano a parlarci così a fondo? La risposta sta in un intreccio preciso di biologia, psicologia e cultura.

















Emozioni condivise: cosa succede nel cervello


Le neuroscienze sociali mostrano che vivere esperienze emotive condivise rafforza il senso di appartenenza e i legami sociali. Studi sul cosiddetto cervello sociale, condotti all’Università di Oxford e all’American Psychological Association , indicano che i rituali collettivi – come seguire insieme un grande evento sportivo – attivano meccanismi neurochimici legati alla coesione di gruppo, tra cui quelli associati all’ossitocina, l’ormone coinvolto nella fiducia e nei legami affiliativi.
È anche per questo che le Olimpiadi funzionano in modo diverso rispetto ad altri eventi sportivi: non parlano solo agli individui, ma alle comunità. Milioni di persone vivono le stesse emozioni nello stesso momento, trasformando la visione in un’esperienza condivisa.
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Il potere della narrazione: storie che riconosciamo come nostre

A differenza di altri eventi sportivi, i Giochi Olimpici sono costruiti come un grande romanzo corale. Ogni atleta arriva con una storia fatta di anni di allenamento, rinunce, infortuni, ripartenze. In pochi minuti di gara si concentrano vite intere. La psicologia dello sport (American Psychological Association (APA) – Why we connect with athletes and sports stories) sottolinea come l’identificazione con le storie degli atleti aumenti l’empatia e la partecipazione emotiva di chi guarda. Non tifiamo solo per la vittoria, ma per il percorso: allenamenti, sacrifici, cadute e ritorni. Secondo studi di psicologia sociale sull’identificazione parasociale, seguire le narrazioni sportive favorisce un coinvolgimento emotivo profondo, rendendo memorabili anche gli atleti che non salgono sul podio. È ciò che rende memorabile anche chi non sale sul podio.

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Identità collettiva e bisogno di appartenenza

La psicologia sociale spiega che i grandi eventi sportivi contribuiscono a rafforzare l’identità collettiva. Guardare una competizione insieme crea un “noi” simbolico, fatto di emozioni comuni e memoria condivisa. Le Olimpiadi amplificano questo effetto perché mettono in scena non solo la sfida sportiva, ma l’idea di appartenenza a una comunità più ampia, nazionale e globale. Non è un caso che vengano ricordate per anni: non solo per chi ha vinto, ma per dove eravamo, con chi le abbiamo viste, come ci siamo sentiti.
Milano Cortina 2026: l’emozione di sentirle vicine
C’è poi un elemento ulteriore. Milano Cortina 2026 non sono Olimpiadi lontane o astratte: attraversano città, montagne, paesaggi familiari. Mettono insieme mondi diversi – la metropoli e le Dolomiti – in un unico racconto. Gli organizzatori hanno più volte sottolineato come questi Giochi rappresentino un’occasione per raccontare un’Italia contemporanea, capace di unire sport, cultura e territorio. Un evento che non si limita alle competizioni, ma diventa narrazione condivisa del Paese.
Giovanni Malagò: «un’occasione di pace e condivisione»
Per chi le Olimpiadi le costruisce, Milano Cortina 2026 non è solo un evento sportivo. Il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò ha parlato dei Giochi come di un messaggio che va oltre le medaglie, capace di unire territori, persone e significati. In un’intervista su Repubblica ha definito l’edizione italiana un’occasione di pace e condivisione, destinata a lasciare un’eredità simbolica e sociale che superi il tempo della competizione.
Sofia Goggia: l’emozione vista dagli atleti
Dal punto di vista di chi gareggia, l’Olimpiade resta un’esperienza che va oltre il risultato. Sofia Goggia ha raccontato su Eurosport come l’idea di competere ai Giochi, soprattutto in casa, amplifichi il senso di responsabilità ma anche quello di appartenenza. Milano Cortina 2026 rappresenta per molti atleti non solo un obiettivo sportivo, ma un momento identitario, in cui la prestazione si intreccia con la storia personale e collettiva.
Uno sguardo culturale: le Olimpiadi come esperienza umana
Anche dal mondo della cultura arriva una lettura che va oltre lo sport. Lo scrittore Paolo Giordano, riflettendo sul valore dei grandi eventi collettivi, sul Corriere della Sera ha osservato come lo sport e in particolare le Olimpiadi metta in scena il rapporto tra corpo, limite e desiderio, rendendo visibile ciò che spesso resta nascosto nella vita quotidiana: la fragilità che accompagna ogni tentativo umano. In questa prospettiva, i Giochi diventano un racconto condiviso sul fallire, rialzarsi, provarci ancora.
Lo sport come linguaggio universale
Sociologi e studiosi della cultura sportiva osservano che lo sport è uno dei pochi linguaggi globali capaci di essere compresi senza traduzione. Le Olimpiadi ne sono l’espressione più evidente: un racconto fatto di corpi, gesti, limiti e possibilità che attraversa confini, lingue e generazioni. In un tempo frammentato e veloce, i Giochi offrono uno spazio emotivo comune in cui è ancora possibile riconoscersi.

Perché continuano a commuoverci Le Olimpiadi ci emozionano anche perché non promettono perfezione, ma tentativo. Rendono visibile lo sforzo, accettano il limite, mostrano la vulnerabilità. Ci ricordano che il fallimento fa parte del percorso e che il valore non sta solo nel risultato. Forse è questo il loro potere più profondo: trasformare lo sport in una storia che parla (anche) di noi. E farci sentire, almeno per qualche giorno, parte di qualcosa di più grande.

La solidarietà In ginocchio e con il casco bianco alzato, la protesta dei compagni dello squalificato Heraskevych .,Volley, Anna Danesi contro il direttore di RaiSport Petrecca: "A me la torcia, a lui una figuraccia"

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