La prima è. quella. di Bakary Sako, il 35enne migrante maliano morto ammazzato dal branco per il colore della pelle. Dove. a. differenza di voi
Sotto una pioggia torrenziale, eppure nessuno si è mosso e se n’è andato da lì. Sono rimasti fino alla fine, nel diluvio, bagnati fradici, per ricordare Bakary.
Per dire che non è vero che Taranto si è voltata dall’altra parte, (. vedere. foto a. lato. ) per dare solidarietà alla famiglia, per denunciare la violenza razzista degli assassini, come di chi tace.
Troppo spesso in questi giorni si è raccontata una città e una comunità indifferente, omertosa, ma Taranto è anche e soprattutto questo, una città che chiede e pretende verità e giustizia per Bakary Sako.
Ed è giusto che venga raccontata.
C’era la comunità di migranti, ma c’erano anche tanti tarantini, associazioni, scout, semplici cittadini .
Lo ha fatto con tanto di post immancabile e abbraccio scenografico in favore di telecamere, tanto per essere sicura di mettere il cappello sopra l’eroe di ieri.
Bene. Siamo stati i primi a dire grazie a quest’uomo.
Ora però, per coerenza e dignità, mi aspetto che Meloni abbracci e omaggi uno ad uno anche i quattro cittadini egiziani e pakistani che hanno contribuito fattivamente a fermare, disarmare e neutralizzare l’attentatore di Modena.
Ora mi auguro. che Stringano le mani a ognuno delle persone qui sotto nella foto, li ringrazi.
Ma non succederà, e sapete perché?
Perché non sono italiani, non sono bianchi, non servono, non sono funzionali alla macchina dell’odio, a chi vorrebbe trasformarli in cattivi, in nemici, in “invasori” e delinquenti.Non posso essere. sfruttati propagandisticamente , hanno paura. di. perdere i. i voti ed. il consenso dei malpancisti
E invece erano lì, insieme a dei cittadini italiani, a salvare le vite di altri italiani, mandando in tilt l’ingranaggio xenofobo della destra parlamentare ed extraparlamentare e della sinistra d'accatto.
Presidente Meloni e cari. politici. se volete. celebrare gli eroi di Modena, celebrateli tutti e. fatelo al plurale, perché non esistono eroi di serie a ed eroi di serie b.E soprattutto non hanno colore né nazionalità né razza. Solo “razza umana”. Cara. Meloni eviti di ricorre. i. vannacisti e la
la miseria umana Salvini c'è ne ha dato dimostrazione tacendo sul fatto che insieme. a ssieme a Luca Signorelli, a intervenire per bloccare, neutralizzare, disarmare Salim El Koudri c’erano immigrati egiziani, pakistani. Si chiamano Osama e Mohammed Shalaby, hanno rispettivamente 56 e 20 anni, sono padre e figlio, sono egiziani e sono due degli uomini che ieri pomeriggio hanno fermato, disarmato e neutralizzato Salim El Koudri.
Ci vuole un coraggio fuori scala per compiere un gesto del genere, e loro non non hanno esitato un istante, intervenendo assieme a Luca Signorelli contro l’autore della strage di Modena, armato di coltello.
Dopo 30 anni in Italia, non hanno neppure la cittadinanza italiana.Eppure hanno rischiato la vita per salvarne chissà quante altre, nonostante siano stati accolti in Italia come se fossero un pericolo, criminali, delinquenti, invasori.Le loro prime parole sono commoventi:
“Non abbiamo avuto paura, siamo egiziani, abbiamo paura solo di Dio” ha detto Osama, che di professione fa il muratore.
E ancora:
“Sono trent’anni che vivo in Italia ma non sono cittadino italiano. Spero che il mio gesto serva a qualcosa. Il nostro sogno è una casa popolare in cui vivere tutto insieme con la famiglia”.
Non credo esista risposta migliore al ministro Salvini che in queste ore sproloquia di cittadinanze da togliere o da permessi di soggiorno da cancellare per chi delinque.
Senza neanche rendersi conto che il criminale in questa storia è un cittadino italiano e nato in Italia, mentre gli eroi la cittadinanza italiana non ce l’hanno neppure e la meriterebbero.
Non certo e non solo per questo gesto straordinario.
Si chiama anche dignità.
Dobbiamo solo ringraziarli visto che non ci hanno pensato un attimo a intervenire contro un uomo armato di coltello e pericoloso, rischiando la vitavita per salvarne altre. E non compariranno mai in un post della Lega, in un tweet urlato di Salvinie. soci , perché non fanno notizia e non portano voti, anzi, con la loro sola presenza e il loro gesto, demoliscono anni di propaganda razzista e 24 ore di sciacallaggio infame costruito attorno a un italiano nato in Italia a Seriate, con problemi psichiatrici, usato per additare milioni di immigrati che nulla c’entrano con questa storia. E, anzi, eccoli dov’erano, in questa storia, i pericolosi “invasori”, quelli che non si integrano, che ci vogliono portare via lavoro e tradizioni. Erano lì, in prima linea, assieme agli italiani, dalla parte giusta della storia, l’unica che esiste. Questa fotografia è il manifesto della miseria del salvinismo e la vergogna della destra italiana E, nel dolore e nel dramma, è bellissima.


















composta soprattutto da minorenni scatenati in una caccia notturna all’immigrato.( non capisco perchè. se lo fa. soplo. con il mac o. altri. pc debba cliccare. sopra. su a ccetti per. vedere. un viceo incorporato )


La ex storica annunciatrice di Canale 5, da oltre 20 anni pittrice affermata, ha aperto da qualche giorno il suo atelier d’arte a Imbersago (Lc). Noi de “Il Giornale” siamo andati a trovarla per farci raccontare il passaggio dall’epoca della televisione alla ricerca artistica. Tra memoria, materia e nuovi progetti culturali Dalla televisione alla pittura, senza rinnegare nulla ma trasformando tutto in linguaggio artistico. È il percorso di Fiorella Pierobon, volto storico e presentatrice di Canale 5 dagli anni ottanta al duemila (talmente popolare da essere considerata, ancor prima di Lorella Cuccarini “La più amata dagli italiani”) è oggi pittrice e scultrice affermata con atelier tra Italia e Francia. «Ho lasciato Milano all’età di 45 anni e mi sono trasferita in Francia per capire se il mio percorso artistico potesse avere un seguito», racconta. In Costa Azzurra ha vissuto e lavorato per 17 anni, aprendo un atelier a Nizza che mantiene ancora oggi come spazio attivo di ricerca e produzione. Poi il ritorno in Italia e una scelta precisa: creare un luogo stabile anche a Imbersago, in provincia di Lecco dove è residente dal 1992. «Questo spazio è una sorta di esposizione permanente. Volevo che le persone potessero entrare nel mio mondo, non solo guardarlo da lontano», spiega. La scelta di Imbersago non è casuale. Il borgo, noto per il traghetto leonardesco sul fiume Adda e per il Santuario della Madonna del Bosco, è anche un luogo FAI e conserva un’identità culturale molto forte. «Qui si respira un clima particolare», racconta Pierobon. «È un paese vivo, con gruppi di lettura, iniziative culturali e diversi artisti che lavorano insieme. È un ambiente che stimola la condivisione». Nel tempo il suo lavoro ha trovato riconoscimento anche fuori dall’Europa; le sue opere sono state vendute e collezionate in diverse parti del mondo consolidando un percorso internazionale: Stati Uniti, Giappone, Australia… L’atelier non è una galleria tradizionale, ma uno spazio fluido tra lavoro, incontro e sperimentazione. «Non volevo uno spazio con orari rigidi. Qui si entra per respirare un’altra energia», dice. Accanto alla pittura, il progetto si apre anche a iniziative culturali: libri, incontri, eventi e proposte per i giovani artisti. «Vorrei che l’arte tornasse a essere un luogo di relazione, non di isolamento». Il percorso artistico nasce da una pittura fortemente materica e fisica. Opere come “Una giornata in Provenza” raccontano il suo metodo: «È un lavoro a doppio livello, tra impressionismo e stratificazione personale. Ogni colore richiede tempo, anche una giornata intera. Un’opera può richiedere trenta giorni». In lavori come “Cielo stellato” il gesto diventa diretto: «La tela è sul tavolo e il colore viene lavorato con le mani. Non uso strumenti intermedi. Dentro il quadro ci sono io, la mia energia». Mentre “Mirto e Ciclamino” rappresenta una delle opere più intense: «È un sottobosco, ma anche qualcosa di molto interiore. È un lavoro complesso, stratificato, quasi “infernale” da realizzare». Il passato televisivo resta una componente fondamentale della sua identità. Negli anni ottanta , la sua popolarità era tale da essere considerata tra i volti più amati della televisione italiana, «la più amata dagli italiani ancora prima che lo scettro passasse alla Cuccarini». Un riconoscimento che racconta l’impatto di un’epoca in cui la televisione costruiva immaginari collettivi molto forti. «La TV di quegli anni era bellissima, curata in ogni dettaglio. Ho lavorato con grandi professionisti e artisti straordinari (Mike Bongiorno, Corrado, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini - una grande amica, ironica e profondamente umana»). Non rinnego nulla del passato, quelli della tv sono stati anni pieni di incontri straordinari e di energia. Ma la direzione per me da vent’anni a questa parte è diversa: tutto gira attorno alla pittura, alla scultura, alla materia.



