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10.2.26

Dai richiami dei mercati di un tempo alle pulsazioni dell’elettronica contemporanea. Alessandro D’Alessandro e Ghiaccioli e Branzini sono Banditori:




Dai richiami dei mercati di un tempo alle pulsazioni dell’elettronica contemporanea.Alessandro D’Alessandro e Ghiaccioli e Branzini sono Banditori: un progetto in cui la tradizione si trasforma in rito sonoro.L’organetto diatonico dialoga con i synth analogici e con le voci dei venditori ambulanti, intrecciando memoria e trance in un tessuto di ritmi ipnotici.Un viaggio musicale dove l’Italia arcaica si fonde con il futuro elettronico, trasformando la memoria in un rito condiviso.

gomorra le origini. ha tutte le basi per altre due stagioni


N.b   
Mi  scuso  cari amici    vicini  e lontani 😇😄 per  lo spoiler  un po' grossolano  rispetto a  gli altri  post  "artistico  \ letterari  precedenti ,ma    per  motivi  di salute     (   ho  fatto uno  strappo  muscolare    e devo tenere  la  gamba  distesa  )  e  quindi sto  usando un  pc   portale   che  non  ha  rispetto all'altro   windos aggiornato    alle  ultime versioni  


 Fonti ; il mattino  , fan page

ho appena  visto    di vedere  la  1  stagione  di Gomorra: Le origini   è posso dire  che confermo   quando   ho detto    nel post  : << Gomorra le  origini    quando  un prequel è  un prequel   e  non qualcosa  tanto per  allungare   il  brodo >> .Una serie   che farà  scintille  ,  bella,avvincente, intrigante . Essa   ha  avuto il  merito  di riparie   da  zero ,le  origini  appunto ,  ed   andare  via  via   crescendo . Ma  soprattutto  dopo la bufera di critiche che ha da spesso suscitato «Gomorra - La serie», ritenuta colpevole di riflettere un modello negativo come quello camorristico spingendo all’emulazione, qualcosa è cambiato con «Gomorra - Le origini»: ieri il debutto dell’ultima puntata su Sky.Nel prequel la regia di Marco D’Amore riavvolge il tempo fino agli anni ’80 in una Napoli povera, raccontando come e perché e quando i ragazzi Pietro Savastano e donna Imma partendo da Secondigliano sceglieranno la strada senza ritorno e sporca di sangue del Sistema. Ragazzini all’inizio, assassini alla fine, senza possibilità di fascinazione alcuna. Come riconosce, rivolgendosi all’ex Ciro Di Marzio, all’ex Immortale, Mariella Di Mauro, procuratore aggiunto del Tribunale di Napoli Nord, ringraziandolo per la fotografia onesta, realistica ed accurata che la serie offre sulla camorra segnata dal passaggio dal contrabbando di sigarette al narcotraffico e dalla faida tra la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia<<Mi sono>> come  dkce  al mattino  << sentita un’osservatrice privilegiata che, per la sua storia, poteva valutare a pieno le ricostruzioni storico-criminali del tuo lavoro», dice il magistrato dell’antimafia, convinta dalla ricostruzione della genesi socio-familiare, delle dinamiche interne ai clan, della fidelizzazione al loro interno, «che spesso passa per l’amicizia giovanile e la condivisione dello status di degrado, umano prima di tutto», oltre che dell’idealizzazione della figura del capo zona.>>Un’acuta ricostruzione che « consente ciò che nella vita non è consentito: vedere prima ciò che succede dopo e, spero, sia da ausilio, ai giovani prima di tutti, per comprendere che la strada della violenza e dell’illegalità non porta alla emersione né sociale né di gruppo, che la forza del sodalizio criminale prima o poi si sgretola, implode, e che, a fronte del bagliore iniziale, questa traiettoria trascina nel baratro chi la sceglie e le persone a lui care». Il contrario delle tante accuse riversate in passato su Gomorra».La serie originale ed il prequel rappresentano uno spaccato importante non soltanto per aver documentato con crudezza e freddezza i meccanismi della criminalità organizzata, ma anche per la serialità italiana, che grazie alle 5 stagioni ispirate al romanzo di Roberto Saviano ha alzato gli standard qualitativi delle produzioni italiane avvicinandosi alle grandi serie internazionali: senza «Gomorra» forse non sarebbero mai esistite dopo altre fiction italiane talmente potenti da essere distribuite anche all’estero.D’Amore, postando sui social la lettera del pubblico ministero ha ringraziato: «Le sue parole, sapienti ed accorate, mi hanno toccato il cuore. Vengono da chi ha dedicato la propria vita al bene comune, al sogno della giustizia». Forse, perché si capissero davvero le intenzioni della narrazione offerta da Sky fin dalla prima stagione, era inevitabile guardare la storia dall’inizio. E ricordarsi come tutto partisse dal libro di Saviano, che ha raccontato come stava cambiando la camorra quando nessuno lo faceva.Ecco cosa sappiamo  se  ci sarà  o meno  il prequel  . .Se si è  seguito tutte le puntate, soprattutto   quella finale, saprete già quindi che la prima stagione di Gomorra: Le origini lascia aperte diverse sottotrame. Tuttavia, al momento da parte di Sky non esiste alcuna comunicazione ufficiale in merito a un'eventuale stagione 2.Ma in nostro soccorso giunge direttamente Marco D'Amore, regista nonché supervisore artistico della serie prequel. Nel corso di alcune recenti interviste, su tutte la sua recente ospitata nel podcast di Alessandro Cattelan "Supernova", D'Amore si è sbottonato un bel po' e ha sostanzialmente confermato che il suo staff creativo al momento è al lavoro sulla scrittura di Gomorra: Le origini 2.Infatti Non solo, ha lasciato intendere che la prossima stagione potrebbe spostarsi temporalmente al 1980, anno del tremendo Terremoto dell'Irpinia, che devastò Napoli (e coincide, nella storia di Gomorra, anche con la genesi del suo personaggio, Ciro Di Marzio). D'Amore ha infatti detto che le ambizioni della prossima season saranno molto alte, e ha fatto timide allusioni al terremoto, lasciando presupporre che la serie ricreerà gli scenari desolanti di una Napoli devastata dal sisma.Anche i dati d’ascolto giocano a favore di un possibile rinnovo. I primi due episodi hanno registrato 734mila spettatori medi in total audience, considerando la diretta su Sky, l’on demand e lo streaming su NOW. Il terzo episodio in soli tre giorni ha raggiunto una media di circa 460mila spettatori, con una crescita del 3% rispetto ai precedenti. Ancora più significativo l'indice di permanenza: dal 62% dei primi due episodi si è passati al 70% per il terzo, un valore superiore a quello di altre serie di successo come M – Il Figlio del Secolo. Un segnale evidente che il pubblico non solo segue la serie, ma resta incollato allo schermo.In attesa di comunicazioni ufficiali, possiamo dire che Gomorra – Le Origini ha tutte le carte in regola per continuare il suo racconto. E i fan, ormai, sperano che questo sia solo l'inizio di  un  Cult  come è stata la serie  originale . Di  c

Attenzione: da ora in poi, il contenuto dell'articolo contiene SPOILER


Il finale di Gomorra – Le Origini: cosa succede nell'ultima puntataNel finale di Gomorra Le Origini diretto da Francesco Ghiaccio, Pietro immagina e prova a costruire il suo futuro con Imma, lontano da Secondigliano. Organizza il loro viaggio in America, ma quando Angelo ‘A Sirena si trova coinvolto in un attacco, decide di correre da lui per salvarlo. Angelo, accecato dall'odio, era pronto a tutto per vendicarsi e colpire i Villa: il suo piano, però, deraglia e il giovane si trova a un passo dalla morte. Pietro lo salva, raggiungendolo insieme a Mimì (interpretato da Antonio Buono) e Tresette (Ciro Burzo), lasciando Imma da sola al porto mentre guarda in lacrime la nave per l'America partire senza di loro. L'episodio finale si conclude con ‘O Paisano che scappa dal carcere grazie alla complicità della sorella.Il prequel di Gomorra dedicato al personaggio di Pietro Savastano, stando a quanto annunciato da Deadline lo scorso novembre, dovrebbe essere composto da tre stagioni. La seconda e la terza, si legge sul magazine statunitense esperto di cinema e serie tv, sarebbero necessarie per lo sviluppo della trama. Sebbene non esista una conferma ufficiale da Sky, oltre allo spoiler di Deadline di qualche mese fa, anche il finale aperto del primo capitolo non lascerebbe spazio a troppi dubbi sulla realizzazione dei nuovi episodi. I personaggi, pronti a evolvere, nel finale danno spazio a nuove chiavi di lettura sul loro percorso: il ritorno di Pietro e Imma, Angelo ‘A Sirena e ‘O Paisano sul piccolo schermo quindi apparirebbe più che ovvio.

esordi olimpici . infortuni e sfiga ., una baby millionaria alle olimpiadi ., caschi opere d'arte

  fonti   varie  (   gazzetta  dellosport,   agenzie  ,msn.it  )


L'esordio di Giada D'Antonio, mamma Sandra risponde alle polemiche: "Benedizioni per chi dà pareri..."
Lei e Anna Trocker, stelline dello sci azzurro, alla prima gara olimpica con le sorelle Delago. E la madre della sedicenne napoletana risponde a Ninna Quario secondo cui sua figlia non aveva le credenziali per esserci: "Giada deve fare il suo percorso, vorrei che diventasse un punto di riferimento"

10 febbraio 2026 (modifica alle 09:56) - MILANO





Da Fié allo Sciliar al Vesuvio, la giovane Italia dei Giochi ha i volti di Anna Trocker e Giada D'Antonio. È già ora di vederle in pista, domani saranno in gara nello slalom della combinata a squadre. La 17enne Anna Trocker ha sfiorato due volte la qualificazione in Coppa del Mondo, la 16enne Giada D'Antonio dopo gli exploit nelle prime gare Fis, vinte con pettorali impossibili, ha sfiorato la qualificazione nello slalom di Spindleruv Mlyn. Prima gara in Coppa del Mondo un mese e mezzo fa a Lienz, poi la convocazione a sorpresa per i Giochi di Milano Cortina, con qualche polemica. "Non aveva le credenziali" ha commentato Ninna Quario, mamma di Federica Brignone.



A 3 anni e mezzo era già sugli sci, sulle piste di Roccaraso, a un'ora e mezza da San Giuseppe Vesuviano, dove è cresciuta. Una passione tramandate da papà Fabio (dentista), condivisa dal fratello Anthony e pure dalla mamma Sandra, nata in Ecuador da mamma colombiana e papà ecuadoriano. È lei a chiudere la polemica: "So che ci sono persone che hanno più esperienza, a chi dà un parere su queste convocazioni mando solo benedizioni. Giada è ancora piccola, deve fare il suo percorso. Vorrei che diventasse un punto di riferimento, che dia una prospettiva a tanti ragazzi: se ce l'ha fatta lei da Napoli a sciare per le Olimpiadi..."
All'inizio lo sci è stato soltanto una dei tanti sport praticati da Giada, tra pallavolo, ginnastica artistica, nuoto. "Ma hanno visto subito che Giada aveva qualcosa di speciale con lo sci. Da sempre è tesserata con lo sci club Vesuvio, ci dicevano che era un talento, che aveva un "piedino". E lei a 7 anni cominciò a dirci: io scierò in coppa del Mondo. E questo sogno si è avverato. In lei tutto è passione, è determinazione". E questa convocazione olimpica, arrivata a sorpresa, non le ha messo ansia: "Vuole solamente dare il meglio di sé, vuole confermare il suo talento. È una ragazzina che non ha bisogno di spinte perché si motiva e si critica da sola. E gareggia sempre con se stessa e nessun altro". Brava a scuola - frequenta il terzo anno della Rosa Bianca a Predazzo e l'anno scorso ha sfiorato la media del 9 - appassionata di ballo. "Balliamo tutti i giorni, quasi sempre sudamericani - spiega mamma Sandra, che per anni è stata in tv ai tempi di Licia Colò al Kilimangiaro -. E Giada canta. Di tutto: da Laura Pausini a Gigi D'Alessio. Quando l'estate scorsa c'è stata la scelta di cosa fare da grande, non ci ha pensato nemmeno un secondo. Alla domanda: avete mai pensato a un team personale, magari con un'altra nazionalità, mamma Sandra risponde così: "Nella vita bisogna rispettare ciò che i figli vogliono. E lei ci ha detto: io sono pronta a correre per l'Italia. Anche se ci sarà tutta la trafila, se ci sarà da sgomitare. E il mio messaggio a chi ha criticato queste due ragazze, Giada e Anna, dico: sorreggetele. Perché inseguono i loro sogni".



È figlia d'arte Anna Trocker, la mamma è l'ex azzurra Manuela Mair. In famiglia sciano anche Nadine, la sorella maggiore, pure lei in squadra C, e la minore, Julia. Anna è cresciuta con gli insegnamenti di Arnold Karbon, il papà di Denise, maestra di gigante e non solo. "Le ho viste crescere - spiega Denny -. Siamo molto amici con i genitori. Anna è molto forte, non si ferma mai. E sta tornando anche Nadine, che si è rotta due volte il crociato e che ho aiutato nella preparazione fisica. Anna da 4 o 5 anni è seguita da mio papà e lavora anche con mio fratello Pirmin". Spiega Karbon che Anna ha un carattere libero, che non si ferma mai nemmeno quando è stanca. "L'ha fatta crescere tanto andare a Ushuaia con la nazionale. Già ai primi allenamenti in Val Senales era davanti, anche nella trasferta nelle gare americane è andata subito forte. L'hanno convocata per il gigante, ma va fortissimo anche in slalom". La convocazione per i Giochi olimpici è stata una sorpresa totale per la 17enne che frequenta lo Ski College in Val Gardena. "Mi ha detto che le sembrava strano - chiude la Karbon -. Era preoccupata per quello che avrebbero detto quelle che erano rimaste fuori. Le ho solo detto che è una grande occasione".

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Lindsey Vonn: "Il sogno olimpico non è finito come volevo. Dovrò sottopormi ad altri interventi"



Sci Alpinismo, Salto Con Gli Sci, Combinata Nordica: tutte
le notizie






La sciatrice ha rotto il silenzio con un lungo post sui social: "Sono caduta perché ero 5 pollici troppo stretta. ll mio crociato rotto e gli infortuni passati non hanno avuto nulla a che fare con il mio incidente"

9 febbraio 2026 (modifica il 10 febbraio 2026 | 00:23) - MILANO




"Non è il finale di una favola. Non è una storia da libro illustrato. È la vita", scrive Lindsey Vonn in un lungo post su Instagram, dal letto d’ospedale, il giorno dopo la terribile caduta in discesa libera che ha tenuto tutto il mondo con il fiato sospeso. Una vita che sa essere spietata. Il suo sogno olimpico si è fermato così: non con un lieto fine, ma con una frattura scomposta della tibia e la consapevolezza che, nello sci alpino, bastano "cinque pollici" fuori linea per cambiare tutto.




VIDEO: Lindsey Vonn, la caduta vista al fan village: boato di incredulità, poi applausi

SOGNO SPEZZATO—

“Ieri il mio sogno olimpico non è finito come avevo sognato”, così l'americana per la prima volta dall'incidente rompe il silenzio, affidando le sue parole ai social: “Non era il finale di un libro di fiabe o la coda di una favola, era semplicemente la vita. Ho osato sognare e ho lavorato così duramente per realizzarlo. Nelle gare di sci alpino la differenza tra una linea strategica e un infortunio catastrofico può essere anche di soli cinque pollici (12,7 cm ndr)”. È lì che si spezza tutto. “Ero semplicemente cinque pollici troppo stretta sulla mia linea quando il mio braccio destro si è agganciato all’interno della porta, girandomi e provocando la mia caduta”. Nessuna scusa, a spegnere le voci e le polemiche sulla sua scelta di sciare dopo l'infortunio di Crans Montana: “Il mio crociato rotto e gli infortuni passati non hanno nulla a che fare con il mio incidente”.






LE CONDIZIONI—

L’esito è pesante: “Ho subito una frattura complessa della tibia che attualmente è stabile ma richiederà più interventi chirurgici per essere risolta correttamente”. Eppure, anche ora, dal post-operatorio, Vonn rifiuta la parola rimpianto: “Nonostante l’intenso dolore fisico che ha causato, non ho rimpianti”. Tornare al cancelletto di partenza è stato qualcosa che va oltre il risultato: “Stare lì ieri è stata una sensazione incredibile che non dimenticherò mai”. Sapere di essere di nuovo in gara, con “la possibilità di vincere”, vale quanto una medaglia. Il rischio, del resto, faceva parte del patto. “Sapevo che correre era un rischio. È sempre stato e sempre sarà uno sport incredibilmente pericoloso. Ma ci ho provato, ho sognato, mi sono buttata". Una campionessa che ha osato sognare e che, ancora una volta, vuole essere d'ispirazione: "Spero che, se c'è qualcosa che potete imparare dal mio percorso, sia il coraggio di osare in grande. La vita è troppo breve per non correre dei rischi. Perché l'unico fallimento nella vita è non provarci. Credo in voi, proprio come voi avete creduto in me".


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Una 'baby' milionaria alle Olimpiadi: chi è Eileen Gu, star del freestyle e atleta più pagata di Milano Cortina 2026

(Adnkronos) – Una baby milionaria alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Una star del freestyle che è anche modella e super testimonial di brand di lusso che oggi, lunedì 9 febbraio, ha incantato il Mottolino di Livigno con un argento scintillante nello slopestyle. Si chiama Eileen Gu ed è già uno dei volti da ricordare dei Giochi Olimpici invernali in Italia.







Eileen Gu gareggia per la Cina e la sua è una storia particolare, con intrecci da più parti. È nata il 3 settembre 2003 a San Francisco, da padre statunitense e madre cinese, e ha iniziato a competere per gli States nel 2018, ottenendo la cittadinanza cinese un anno dopo. Qui, la decisione di competere per la Repubblica Popolare Cinese. La curiosità è che, a soli 23 anni, è già l’atleta più pagata delle Olimpiadi. Nel 2025 ha guadagnato circa 23 milioni di dollari (quarta atleta donna più pagata al mondo, dopo le regine del tennis Swiatek, Sabalenka e Gauff) e in questi giorni sta incantando il pubblico di Livigno per numeri in pista, tra un trick e l’altro, ma anche per una bellezza rara. Non a caso, nella quotidianità, quando non gareggia e non si allena si vede spesso in passerella. Superstar del freestyle, ha già attirato sponsor di lusso come Louis Vuitton, solo per citarne uno.
Il mondo aveva imparato a conoscerla già quattro anni fa alle Olimpiadi invernali di Pechino, quando è diventata l’unica atleta nella storia capace di vincere tre medaglie in tre discipline diverse dello sci freestyle in una singola edizione dei Giochi (oro nel big air e nell’halfpipe e argento nello slopestyle). Oggi conta oltre 2 milioni di follower sui social e tanti marchi la inseguono da tutto il mondo per offrirle un (pagatissimo) ruolo da ambassador. Lei, nel frattempo, ha anche studiato a Stanford, tanto per non farsi mancare nulla. Una vera enfant prodige. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)



5 di 11:
Amedeo artistico







Amedeo Bagnis, secondo nei due allenamenti di oggi, con un tricolore artistico.





Italy's Mattia Gaspari starts for a men's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Mattia Gaspari con una grafica e il tricolore. L'azzurro è stato tra i migliori nei primi due allenamenti cronometra


Austria's Janine Flock starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Uno specchio riflette la pista sul casco dell'austriaca Janine Flock.




South Korea's Hong Sujung starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
La sudcoreana Hong Sujung con un gatto diabolico


Puerto Rico's Kellie Delka starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
La portoricana Kellie Delka con il simbolo azteco dell'aquila e una tuta perfetta per accompagnare l'outfit








10 di 11:
La pantera di Mystique


La 31enne californiana Mystique Ro in gara con la sua pantera nera.



Belguim's Kim Meylemans starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
La belga di origine tedesca Kim Meylemans punta su un leone dalla criniera bianca e gli occhi di fuoco.

una delle storie più commoventi di Milano-Cortina è quella del pattinatore Maxim Naumov



Ai campionati nazionali di pattinaggio di figura che si sono tenuti a St. Louis a metà gennaio, Maxim Naumov si è guadagnato un bronzo e un posto nella carovana del team USA per i Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026 in partenza il 6 febbraio. Ha festeggiato il suo trionfo con le lacrime agli occhi per l'emozione e mostrando ai giornalisti una fotografia.




Alla conferenza stampa dei Campionati di St. Louis
© Jamie Squire - Getty Images

Nella foto compaiono il pattinatore da piccolo - oggi ha 24 anni ed è uno tra i campioni din figure skating che si contenderanno una medaglia alle Olimpiadi invernali - e i suoi genitori, Evgenia Shishkova e Vadim Naumov. È uno scatto vintage, un po' datato, ma carico di ricordi e di significato.






La tragica morte dei genitori di Maxim Naumov

Perché i genitori di Maxim Naumov sono morti nel disastroso incidente aereo tra un velivolo miliare e un volo di linea dell'American Airlines che, esattamente un anno fa, il 29 gennaio, ha distrutto per sempre la vita di 67 persone e delle loro famiglie nel cielo sopra il fiume Potomac. Maxim, che solo per un gioco del destino non è salito sullo stesso aereo dei genitori, da allora è orfano e vive, come ha raccontato in diverse interviste, nel ricordo delle due persone che gli hanno insegnato l'amore per il pattinaggio. "Questo risultato", ha raccontato ai giornalisti dopo essersi qualificato per le Olimpiadi, "significa tantissimo per la nostra famiglia. Non riesco neanche a esprimerlo con le parole, è ciò a cui penso da quando avevo cinque anni anni".




Evgenia Shishkova e Vadim Naumov ai Campionati del Mondo del 1995© Chris Cole - Getty Images


Riflessioni sulla resilienza, intervista a Francesca Porcellato
Snoop Dogg alla conquista di Milano Cortina 2026
Omar Visintin, mentalità da atleta olimpico
La storia dei genitori di Maxim Naumov, che saranno con lui in pista a Milano-Cortina 2026

Anche Evgenia Shishkova e Vadim Naumov erano due pattinatori: nati a Leningrado, in Russia e poi emigrati negli Stati Uniti dove hanno iniziato la carriera di allenatori, nel 1994, in coppia, avevano conquistato il gradino più alto sul podio dei Campionati del Mondo di pattinaggio, entrando così nella storia della disciplina. Maxim è il loro unico figlio, il pupillo che hanno accompagnato sul ghiaccio per anni come coach e a cui hanno insegnato tutti i segreti dello sport.
Poi, il tragico incidente che ha messo fine alla loro vita, ha interrotto per sempre questo legame, almeno in accezione terrena. Dopo aver saputo della loro morte, la prima reazione del pattinatore è stata quella di rinchiudersi in un guscio. "Tutto quello che volevo fare era rimanere a letto a vegetare", ha raccontato al New York Times. "Poi ho capito che quell'atteggiamento era completamente opposto a quelli che sono sempre stati i miei piani". Nato e cresciuto in Connecticut, Maxim dopo quel giorno fatale ha vissuto un periodo molto difficile, in cui ha spesso pensato di voler mollare tutto. A due mesi dall'incidente ha indossato nuovamente i pattini per presenziare a un evento benefico, Legacy on Ice, organizzato per aiutare economicamente le famiglie delle vittime.




© Boston Globe - Getty Images

"Mi sento sempre meglio ogni volta che sono sul ghiaccio. Mi sento sempre a mio agio e voglio solo continuare a muovermi in quella direzione e vedere dove mi porta. Ma non ho mai sentito il mio corpo, la mia mente, il mio cuore nella posizione in cui mi trovo. La sensazione è diversa, ma bella", aveva detto ai giornalisti in quell'occasione. Poi, durante l'estate, a Courmayeur, Maxim Naumov ha lavorato alle due coreografie che lo hanno portato a trionfare ai campionati del mondo l'11 gennaio scorso e poi nel team USA alle Olimpiadi, coronando il suo sogno di bambino.



a© Jamie Squire - Getty Images

A un anno esatto dall'incidente, Maxim Naumov si sta preparando per la sua sfida più grande: provare a conquistare una medaglia olimpica. Per lui, ma soprattutto per i suoi genitori, che hanno lavorato tutta la vita per farlo arrivare sul tetto del mondo del pattinaggio.
"Sul ghiaccio sarò vulnerabile, per vincere e crescere"
"Quando sei lì e la musica inizia, succede qualcosa per cui quello scudo si abbassa e ti senti il più vulnerabile possibile", ha raccontato il pattinatore in un'intervista rilasciata a Olympics.com. "Penso che sia esattamente lì che cresci ed è lì che inizi a conoscere meglio te stesso". La sua ultima stagione è stata un trionfo, esperienza che lo ha aiutato a sviluppare il carattere e scoprire chi è veramente. "Non vedo l'ora di essere vulnerabile sul ghiaccio", ha continuato. L'elaborazione del lutto, per questo campione di pattinaggio che si prepara a realizzare il sogno di una vita, passa per la passione, l'impegno, il sacrificio. I suoi volteggi sono un modo per guarire e ricordare. Sono un tributo alle due persone cui deve tutto, anche (e soprattutto) l'amore per questo sport. A People ha detto che gareggia per la sua famiglia, per onorare quel desiderio fiorito in lui quando aveva 5 anni. "Mamma e papà saranno con me in pista", ha concluso. "Sono i miei supereroi".

Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi invernali più inclusive di sempre Record di atleti dichiaratamente LGBTQ+ ai Giochi invernali: dalle piste all’hockey su ghiaccio, storie, medaglie e coming out raccontano come lo sport stia cambiando volto

IO DONNA  

per anni lo sport invernale è stato raccontato come un mondo silenzioso, quasi austero: montagne, ghiaccio, concentrazione, poche parole. Un ambiente dove la prestazione contava più di tutto e la vita

privata restava fuori, possibilmente invisibile. Ora, però, Milano-Cortina 2026 promette di incrinare definitivamente quella vecchia immagine. Secondo il monitoraggio di Outsports, testata internazionale che da tempo segue il rapporto tra sport e comunità LGBTQ+, ai prossimi Giochi parteciperanno 44 atleti apertamente dichiarati. È il numero più alto mai registrato in un’Olimpiade invernale.


 

Milano-Cortina 2026, i Giochi invernali più arcobaleno di sempre

Il confronto con il passato racconta meglio di qualunque slogan quanto stiano cambiando le cose: nel 2014 erano sette, quattro anni dopo quindici, nel 2022 trentasei. Oggi, nel 2026, si sfiora quasi il triplo rispetto a dodici anni fa, un incremento che non può essere ignorato, trattandosi non di una moda, ma di un vero e proprio segnale culturale: sempre più sportivi scelgono di vivere e gareggiare, mostrando che talento e identità personale possono coesistere senza compromessi. Una trasformazione che viene rappresentata perfettamente dalla Pride House, aperta a Milano, in zona Porta Venezia, uno spazio di incontro e confronto pensato per celebrare il legame tra sport e diritti civili, dove atleti, appassionati e comunità potranno dialogare, condividere esperienze e rafforzare il messaggio di inclusione.
Il confronto con il passato racconta meglio di qualunque slogan quanto stiano cambiando le cose: nel 2014 erano sette, quattro anni dopo quindici, nel 2022 trentasei. Oggi, nel 2026, si sfiora quasi il triplo rispetto a dodici anni fa, un incremento che non può essere ignorato, trattandosi non di una moda, ma di un vero e proprio segnale culturale: sempre più sportivi scelgono di vivere e gareggiare, mostrando che talento e identità personale possono coesistere senza compromessi. Una trasformazione che viene rappresentata perfettamente dalla Pride House, aperta a Milano, in zona Porta Venezia, uno spazio di incontro e confronto pensato per celebrare il legame tra sport e diritti civili, dove atleti, appassionati e comunità potranno dialogare, condividere esperienze e rafforzare il messaggio di inclusione.



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Lgbtq+ alle Olimpiadi, storie che pesano quanto le medaglie
Questa crescita non si traduce soltanto in numeri. Dietro ci sono biografie, relazioni, scelte personali fatte spesso dopo anni di silenzio. C’è chi ha affidato il coming out a un post sui social, come l’austriaca Lara Wolf, specialista del freestyle tra salti e acrobazie, oggi sposata e fresca di medaglia mondiale. C’è chi gareggerà contro la propria moglie: la belga Kim Meylemans e la brasiliana Nicole Silveira, entrambe nello skeleton, la disciplina in cui si scende a tutta velocità sdraiate su una slitta. Si sono conosciute nel circuito internazionale e si ritroveranno avversarie sullo stesso tracciato olimpico.
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Canada e Usa guidano la svolta della visibilità

Il Canada e gli Stati Uniti, storicamente più avanti sul tema della visibilità, portano delegazioni particolarmente numerose. Tra i canadesi spiccano la biatleta Shilo Rousseau, impegnata nell’attivismo per l’inclusione, e il danzatore su ghiaccio Paul Poirier. Ma è l’hockey femminile a concentrare più nomi: Emily Clark, Jaime Bourbonnais, Erin Ambrose, Emerance Maschmeyer, Brianne Jenner, Laura Stacey e Marie-Philip Poulin, molte con già medaglie olimpiche al collo e famiglie costruite proprio dentro il mondo dello sport. Gli Stati Uniti portano un gruppo eterogeneo: le hockeiste Cayla Barnes, Alex Carpenter e Hilary Knight, la velocista Brittany Bowe, la sciatrice alpina Breezy Johnson, la snowboarder Maddy Schaffrick, il pattinatore Conor McDermott-Mostowy e Amber Glenn, prima pattinatrice apertamente LGBTQIA+ in gara ai Giochi invernali.




Sono 44 gli sportivi apertamente LGBTQ+ in gara. Nella foto Filippo Ambrosini l’unico azzurro che si è dichiarato apertamente (Getty Images)
Tra icone affermate e prime volte storiche

L’Italia arcobaleno è Filippo Ambrosini, pattinatore artistico di Asiago, finora l’unico olimpionico azzurro apertamente gay. Dal Regno Unito arrivano il curler scozzese Bruce Mouat, tra i favoriti, il danzatore Lewis Gibson, il freestyler Gus Kenworthy, da anni una delle icone LGBTQ+ dello sport mondiale, e la sciatrice Makayla Gerken Schofield. La Repubblica Ceca schiera le hockeiste Krystina Kaltounkova e Aneta Ledlov, oltre alla leggendaria pattinatrice di velocità Martina Sablikova, sette medaglie olimpiche in carriera. La Svizzera conta Laura Zimmermann. Infine la Svezia, dove la presenza più simbolica è quella di Elis Lundholm, sciatore freestyle transgender destinato a diventare il primo atleta dichiaratamente trans nella storia delle Olimpiadi invernali. Con lui anche Sandra Naeslund e l’hockeista Anna Kjellbin.





Anche l’Europa amplia la mappa dell’inclusione

Anche la Finlandia presenta un gruppo compatto di hockeiste dichiarate: Sanni Ahola, Laura Zimmermann, Michelle Karvinen, Anni Keisala, Ida Kuoppala, Viivi Vainikka e Ronja Savolainen. Tra loro ci sono coppie che attraversano persino i confini nazionali. Sul fronte francese il volto più noto è quello elegante di Guillaume Cizeron, campione olimpico nella danza su ghiaccio, che da anni rivendica il diritto di essere ricordato prima di tutto per i risultati sportivi. Con lui Kevin Aymoz, attento anche ai temi della salute mentale. Nell’hockey compaiono Chloe Aurard-Bushee e Lore Baudrit. La Germania è rappresentata dalla giovane hockeista Nina Jobst-Smith.







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Lgbtq+ alle Olimpiadi, il ghiaccio si scioglie anche fuori dalle piste

Le Olimpiadi, si sa, non sono mai soltanto sport, ma sono piuttosto una fotografia del tempo in cui si svolgono. È proprio per questo che, se fino a pochi anni fa fare coming out poteva significare perdere sponsor o spazio in squadra, oggi sempre più atleti raccontano la propria vita senza sussurri. Non perché sia diventato facile, ma perché il silenzio pesa di più. E così, i Giochi di Milano-Cortina potrebbero non passare alla storia solo per il medagliere, ma potrebbero essere ricordati come l’edizione in cui il ghiaccio si è sciolto un po’ anche fuori dalle piste: meno armadi chiusi, più storie alla luce del sole. Del resto, alla fine, anche questo è spirito olimpico.

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COME L'11ENNE CADORINO
Vicenza, dimentica l'abbonamento del bus: 15enne disabile fatto scendere
La società di autotrasporti ha fatto sapere di aver avviato le verifiche del caso e che se la vicenda dovesse essere confermata sanzionerà l'autistA



A pochi giorni di distanza dalla vicenda dell'11enne veneto fatto scendere dall'autobus e costretto a camminare per sei chilometri al gelo, da Vicenza arriva un'altra storia simile. Questa volta il protagonista è uno studente 15enne disabile che credeva di aver dimenticato a casa l'abbonamento necessario a viaggiare a bordo del bus. In realtà il ragazzo aveva con sè il titolo di viaggio. Il giovane è andato dall'autista per segnalargli l'accaduto ed è stato invitato a scendere alla fermata. Lì è rimasto da
solo, e sotto la pioggia, ad aspettare il nonno. Appreso quanto successo al figlio, la madre ha deciso di denunciare l'accaduto al Giornale di Vicenza.
La vicenda
Salito sull'autobus alla fermata del Piovene, a San Felice, il 15enne si è reso conto di non avere con sé l'abbonamento ai mezzi pubblici. Invece che attendere l'arrivo del controllore, il giovane si è rivolto all'autista del bus per segnalargli l'accaduto. Quest'ultimo lo ha invitato a scendere alla fermata dove, in un secondo momento, il 15enne si è reso conto di essere, in realtà, in possesso del titolo di viaggio.
La denuncia della madre
"Gli è stato detto di scendere e lui è rimasto lì da solo, alla fermata del bus, sotto la pioggia. Poi ci ha chiamato con il cellulare e il nonno è andato a prenderlo". La donna si è chiesta perché "non sia stata fatta una multa al figlio, come è previsto, e poi avremmo potuto dimostrare che ne era in possesso".
La replica della società di autotrasporto
La società di autotrasporto ha avviato una verifica e ha sottolineato che "se l'episodio dovesse essere confermato, il comportamento descritto sarà sanzionato in quanto palesemente in contrasto con la politica di Svt, nonché con le regole di viaggio descritte anche nella carta dei servizi aziendali". Sul portale della società viene, infatti, ricordato che "per gli abbonati, in caso di mancata esibizione dell'abbonamento su richiesta degli agenti accertatori, la sanzione comminata potrà essere annullata qualora entro i successivi 15 giorni l'utente possa dimostrare di essere in possesso di un titolo nominativo risultante in corso di validità al momento dell'accertamento".

nonostante le polemiche Jutta Leerdam, oro e record olimpico a Milano Cortina. Il fidanzato Jake Paul piange in tribuna

 nonostante  il  suo  snobismo  è pur sempre  una brava  (  salvo  sorprese  perchè  di  solito   ovviamente   senza  fare  si tutta  un ebra  un fascio  lo sport al giorno d'oggi è  business,  corruzione  , doping  )  atleta


  da   webinfo@adnkronos.com (Web Info)







Jutta Leerdam (Adnkronos) –

Jutta Leerdam non sbaglia. E alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 si prende una medaglia d’oro con record olimpico nei 1000 metri, allo Speed Skating Stadium di Milano: il tempo mostruoso di 1’12″31 vale per lei il gradino più alto del podio davanti alla compagna di squadra Femke Kok e alla giapponese Miho Takagi
La campionessa olandese, che negli ultimi giorni ha fatto discutere per alcuni eccessi (a cominciare da uno stile di vita olimpico ‘da milionaria’, a detta di alcune compagne di squadra) era già famosissima prima dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Merito dei milioni di follower sui social conquistati anche grazie all’aiuto del fidanzato, il pugile-youtuber Jake Paul.
MILANO CORTINA

Impresa Leerdam! Medaglia d'oro e record olimpico: le lacrime dopo la vittoria

I 1000 metri femminili di speed skating hanno una nuova regina


Leerdam è scesa in pista nell’ultima coppia della startlist, vincendo il primo titolo olimpico della carriera al termine di una gara da favola. Il momento ha fatto commuovere tutta la sua famiglia presente in tribuna e anche il compagno Jake Paul, in lacrime per una vittoria sensazionale.

webinfo@adnkronos.com (Web Info)







Ilia Malinin sconvolge le Olimpiadi con il salto mortale all’indietro che era vietato da 50 anni


da  msn.it


Ilia Malinin sconvolge le Olimpiadi con il salto mortale all’indietro che era vietato da 50 anni

Gli Stati Uniti hanno vinto la medaglia d'oro nel Team Event di pattinaggio, un traguardo chiuso dalla prova individuale di Ilia Malinin che ha stracciato la concorrenza con la sua prestazione. Non è una novità, dato che il figlio d'arte è uno dei più forti in assoluto in questo sport, ma a Milano ha portato in scena un salto mortale all'indietro su un solo piede davvero spettacolare: è un esercizio complesso da eseguire e che negli ultimi 50 anni era anche stato vietato dal regolamento. Nessuno lo aveva portato sul ghiaccio dal 1998, anno in cui era stato messo in scena per l'ultima volta. Allora la francese Surya Bonaly azzardò questa mossa che era già illegale e dovette scontare una penalità. Da allora più nessuno ha eseguito il salto all'indietro fino alla stella statunitense che ha beneficiato della revoca del divieto risalente al 2024: non solo è l'unico pattinatore ad aver eseguito in gara un quadruplo Axel, ma con il ritorno del backflip ha scritto di nuovo la storia di questo sport.






La pattinatrice artistica francese Bonaly nel 1998 lo aveva portato in scena Giochi Olimpici Invernali di Nagano: un salto mortale all'indietro, difficilissimo da eseguire e anche piuttosto pericoloso, tanto da essere vietato ufficialmente nel 1976. Fu un azzardo il suo, punito con una penalità, e da allora più nessuno ci ha riprovato fino a Malinin che fortunatamente ha potuto mettere in mostra l'acrobazia senza scontrarsi con i divieti. L'International Skating Union ha legalizzato il salto mortale soltanto nel 2024 e lo statunitense è stato il primo a farlo da quando è di nuovo possibile, vincendo anche la medaglia d'oro nel pattinaggio a squadre.
Per quasi 50 anni però quel particolare movimento era stato vietato dalla federazione internazionale perché comporta rischi molto alti per la sicurezza. Il divieto è arrivato nel 1976, quando Terry Kubicka eseguì un salto mortale all'indietro che fece scattare l'allarme: non era conforme allo stile richiesto dalla competizione e per evitare qualsiasi sciagura l'International Skating Union preferì vietarlo, anche se negli anni alcuni pattinatori ci hanno riprovato incorrendo in delle penalità.
Il divieto revocato nel 2024
A differenza dei suoi predecessori Malinin non ha avuto problemi nel fare il backflip, atterrando addirittura su una gamba sola. È un esercizio che esprime tutto il talento dello statunitense ma che in realtà non porta punti tecnici, ma serve solo a rendere più bella e d'impatto la performance generale. Il divietò è caduto ufficialmente nel 2024, quando l'ISU ha consentito di inserire il salto mortale all'indietro nelle coreografie dei pattinatori: diversi atleti lo eseguivano comunque sul ghiaccio in tutte le competizioni contravvenendo alle regole e per questo non aveva senso vietarlo e continuare a infliggere penalità. Malinin è stato il primo a portarlo in scena dopo la rimozione del divieto, atterrando addirittura su una sola lama e sbalordendo tutto il pubblico di Milano con un'altra delle sue esibizioni da 10 e lode.

ho un sogno evitare per il 10 febbraio ( giorno del ricordo ) la solita retorica nazionalista e il solito giustificazionismo insomma lo scontro idelologico

N.b 
per rendere   coerente  con il  titolo  del post programmato il  post  con  l'orario notturno ( 00.30 )  anziché    con quello  automatico cioè  dell'effettiva pubblicazione 


 Oggi   10  febbraio  ,  giorno del ricordo  ,  non so cosa  dire     dire   visto che ho già  detto quello che dovevo  dire nei  post  precedenti    II )    e  in particolare  il primo  dove  si parla  della becera  equiparazione   tra la  tragedia  delle foibe   e dell conseguente  esodo  con  la  shoah   \  olocausto    e     quest'ultimo  :<<  le foibe   e l'esodo   una  lunga storia  di   convivenza   prima pacifica    poi  rotta   dalla  violenza  nazionalistica  e  ideologica   e  dalle  pulizie  etniche  e  snazionalizzazioni >> senza cadere nella  stucchevole retorica nazionalista  ,  e  su giustificazionismo , e  scontro  ideologico  .    posso


solo aggiungere    che   per  evitare   di    scadere nella retorica nazionalista e nel giustificazionismo, è fondamentale affrontare il Giorno del Ricordo con un approccio che rispetti la dignità delle vittime e la memoria delle loro sofferenze. Ecco alcune suggestioni:

Riconoscere la verità: È importante riconoscere la verità della storia e non cercare di distorcere la realtà.  ingigantendo  o sminuendo  

Non dimenticare: La memoria è un atto di difesa attiva e non deve essere visto come un esercizio nostalgico. 

Non giustificare: È fondamentale non giustificare le azioni passate con le azioni future, evitando così il giustificazionismo. 

Ricordare senza retorica: È possibile celebrare il Giorno del Ricordo senza retorica, mantenendo il dovere di non dimenticare. 

Dai richiami dei mercati di un tempo alle pulsazioni dell’elettronica contemporanea. Alessandro D’Alessandro e Ghiaccioli e Branzini sono Banditori:

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