I giochi olimpici ,e questo non fa eccezione, sono e sono stati sempre un detonatore di emozioni, rabbia, sorrisi, lacrime, affetto materno, fino al rispetto di un inchino. Le Olimpiadi sono quasi archiviate, con sollievo per alcuni, già con nostalgia per altri ( vedere )
. Hanno portato il loro carico di storie allegre, tristi,commoventi, buffe, insomma il solito concentrato di vita: lo sport come detonatore di emozioni, mentre le fotografie sono il selezionatore dei ricordi.
In testa, per commozione e gratitudine, ci sono due donne italiane, entrambe trentacinquenni, entrambe con due medaglie d’oro al collo. Nella foto in copertina, davanti a Federica Brignone, che poco più di un anno fa si era fratturata tutto il fratturabile e ignorava non se avrebbe potuto ancora sciare, ma anche solo camminare, si inchinano le avversarie dopo che lei le aveva fratturate in pista. Un gesto così sportivo da risultare toccante: un omaggio non all’atleta, ma alla persona.
La svedese Sara Hector e la norvegese Thea Louise Stjernesund rendono onore a Federica Brignone dopo la medaglia d'oro nel gigante (Ansa)
Francesca Lollobrigida festeggia invece con Tommaso, due anni e mezzo, un’altra vita che sarà la sua vita futura quando le vittorie saranno un ricordo, e per suo figlio un esempio più valido di mille lezioni.
Poi c’è Lindsey Vonn, la sciatrice americana che si è rotta la tibia, quattro interventi, fine di una carriera ripresa nel ’24 dopo cinque anni di stop, e per colmo di sfortuna mentre si faceva male in Italia le moriva pure il cane in America.
Eppure, dal suo letto sorride, mentre la sorella posta un messaggio sui social per dire quanto sono bravi i medici italiani, anzi non solo bravi perché invita a lasciare le app di incontri e a frequentare di più gli ospedali italiani (non come pazienti, si spera), perché evidentemente, anche nel Paese di George Clooney piacionissimo in camice, italians do it better. Non solo sorrisi, si diceva.
Ilia Malinin, americano, ventunenne, star riconosciuta del pattinaggio artistico, re dei salti quadrupli, qualsiasi cosa significhi, vincitore annunciato con l’arroganza inconsapevole del predestinato, baciato dal Dio del ghiaccio, che invece fa un errore, cade, finisce ottavo e in lacrime. Un moralista ne trarrebbe una bella predica, ma se Ilia è intelligente la lezione di vita servirà, se sei finito con il lato B per terra non potrai che tornare in alto.
L'altro pattinatore è Maxim Naumov, anche lui americano di origini russe, che ha commosso tutti mostrando la foto dei genitori morti un anno fa nel disastro aereo di Washington. Lui si salvò perché salì su un altro aereo: ed è chiaro che era su quel ghiaccio anche e forse soprattutto per loro. Il rischio, quando si parla di sport, è sempre quello della retorica che però è arte nobile, non commozione facile. Per Aristotele, “la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto”.
L'Ucraino Vladyslav Heraskevych, atleta dello skeleton, ha cercato di persuadere tutti che il suo Paese è vittima di un’aggressione feroce e ingiustificata e ha messo sul suo casco le fotografie di ventiquattro sportivi ucraini uccisi dal russo invasore. Sapeva che sarebbe stato squalificato, cosa puntualmente avvenuta, ma ha ricordato al mondo che alle Olimpiadi si gareggia anche “per l’onore del proprio Paese”, il suo diritto a sopravvivere, il dovere di tutti perché ciò avvenga
infine, Sergio Mattarella sul tram guidato da Valentino Rossi, il colpo di genio della cerimonia inaugurale e un colpo al cuore per chi pensa che il Presidente sia la faccia perbene, seria e pulita della nostra Repubblica.
Emozioni da cardiopalma, risultati travolgenti e adrenalina ai massimi livelli. E ora il "vuoto”. Con la fine Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, oggi c’è un rischio in agguato: "Molti italiani potrebbero provare l’Olimpic Blue Monday”. È la "sindrome da vuoto olimpico”, quel senso di vuoto e latente tristezza studiato perfino dagli esperti Il fenomeno è facilmente spiegabile. A parlarne è lo psichiatra Claudio Mencacci, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) ed ex presidente della Società italiana di psichiatria (Sip). "Le Olimpiadi non sono solo uno spettacolo sportivo, ma un evento collettivo di grande impatto emotivo e mediatico. Durante le gare, il nostro cervello entra in una sorta di modalità 'alta attenzione'. Si crea uno stato di aspettativa ed eccitazione collettiva, accompagnato dalla speranza di vedere un atleta conquistare un podio". Lo psichiatra: "Le medaglie creano senso di appartenenza” Le medaglie, in particolare quelle d'oro, non provocano gioia solo negli atleti che le vincono, ma anche nel pubblico, generando un senso di appartenenza e partecipazione. Abbiamo visto tutti quanto sia scattata l'empatia nei confronti della sciatrice Lindsey Vonn dopo il suo infortunio in gara". E sul versante dell’adrenalina, gli azzurri hanno fatto sognare in tantissime gare. Un esempio su tutti: la regina olimpica Federica Brignone e l’inchino (sincero) delle compagne di squadra in omaggio al suo doppio oro. "Molti italiani – analizza ancora lo psichiatra – hanno modificato i propri ritmi quotidiani pur di seguire le Olimpiadi, vivendo una storia condivisa con gli amici, con il Paese e con il mondo intero”. Caso Malinin, dal crollo alla rinascita: “Siamo esseri umani” Milioni di persone hanno ‘sentito’ sulla pelle il dolore di Malinin, una storia che ha toccato tutti. Dal crollo psicologico e alla rinascita in pochi giorni: così il campione statunitense di pattinaggio Ilia Malinin ci ha fatto sentire più uniti. La sua storia è un esempio. Schiacciato dal peso psicologico di allenamenti estenuanti e aspettative alle stelle, è caduto nel vortice di un flop non previsto. Rimarrà nella memoria di tanti lo sguardo disperato del padre-coach e il post pieno di dolore (poi rimosso) del 21enne, ribattezzato il "Dio dei quadrupli". Ma poi si è rialzato con orgoglio. Ilia Malinin è tornato sul ghiaccio del Galà alla chiusura dei Giochi, incantando il pubblico. “Voglio mostrare al mondo che siamo anche esseri umani – ha detto il pattinatore – abbiamo anche pensieri veri, sentimenti veri, anche se sembra che siamo completamente come robot (con) abilità sovrumane". È ora di tornare a casa con un oro e tanto su cui riflettere: "Mi prenderò i prossimi quattro anni per capire davvero cosa posso fare di diverso e avere una strategia ancora migliore per venire qui e fare il mio lavoro", ha aggiunto. L'appuntamento quindi è per French Alps 2030. "La pressione è stata tanta, era qualcosa per cui non ero davvero preparato e che dovevo superare. Ora che finalmente ho superato un'Olimpiade, a parte l'ovvia delusione, è stato un periodo fantastico. È stato un onore essere qui, seguendo le orme dei miei genitori. Non avrei mai pensato di raggiungere il livello che ho raggiunto qui e c'è ancora molto da imparare, anche solo da questa esperienza”. “Non cambierei nulla, tutto accade per una ragione e Dio ha fatto in modo che le cose andassero come dovevano andare”, conclude il 21enne. Cosa succede ora? Il rischio: “Senso di svuotamento e apatia” Ma cosa succede quando tutto finisce? “Passiamo dalla modalità 'alta attenzione' a un progressivo senso di svuotamento: finiscono gli orari, i rituali, l'eccitazione collettiva. Si ritorna alla vita normale, inevitabilmente più piatta. Ad alcuni può provocare apatia o malinconia, ad altri semplice nostalgia. Ci vorrà tempo per ritrovare nuovi stimoli e interessi”, sottolinea Mencacci L'auspicio dello psichiatra è che Milano-Cortina “abbia contagiato gli italiani con l'entusiasmo dello sport, ricordando che l'attività fisica, oltre a divertire, è una vera medicina per corpo e mente". Le Olimpiadi sono "una cerimonia laica”, conclude Mencacci, “non dimentichiamoci che nell'antichità coronavano il ritorno a una vita civile e politica dopo un rito sacro”.
A volte non si conosce nè l'origine ne chi e perchè tali strade , vedere slide sotto presa dall'untimo n del settimanale topolino , che vengono percorse da tempo immemore si. è persa la memoria
Ma forse è meglio cosi perchè Non tutti i misteri devono essere per forza trovare una soluzione \ essere risolti .
Infatti tanti enigmi ( almneo che non si tratti di casi gravi ) veri o presunti come esempio quelli di Atlantide o di Mu hanno appassionato , appassionano ( vedere gli approfondimenti contenuti negli url prima citati ) ed apassioneranno studiosi ( o pseudo tali ) e persone comuni di ogni tipo stimolando : curiosità , fantasia intelligenza . Ecco quindi che anche esplorare le antiche strade è una forma di conoscenza che fa volare l'immaginazione oltre che viaggiare . Infatti la storia e geografia sono strettamente e profondamente collegate e interdipendenti, formando la base della "geostoria". Mentre la storia analizza gli eventi nel tempo, la geografia studia il territorio e lo spazio in cui tali eventi si svolgono, rendendo indispensabile l'uso della geografia per contestualizzare fatti e civiltà.
Ecco i punti chiave del loro legame:
Interazione Uomo-Ambiente: La storia studia come l'uomo ha cambiato i paesaggi, mentre la geografia fornisce il contesto fisico e naturale in cui queste trasformazioni avvengono.
Contesto e Cause: L'uso di carte geografiche è fondamentale per localizzare popoli e comprendere le motivazioni geografiche alla base di conflitti, migrazioni o sviluppo di economie.
Strumenti Comuni: Per una piena comprensione, è necessario unire le cronologie storiche con l'analisi spaziale, rendendo la geografia "l'occhio della storia
formando quello che viene chiamata come dicevamo prima Geostoria: Questo approccio didattico insegna a osservare la realtà passata e presente come un'integrazione di spazio e tempo, aiutando a interpretare l'evoluzione di popoli e territori. In sintesi, non si può comprendere appieno un fenomeno storico senza conoscere il territorio in cui è avvenuto, né capire la geografia attuale senza conoscerne le origini storiche.Perchè un datto evento non a caso si verifica in un certo luogo e in un certo tempo . Alla faccia di chi lo nega e vuole toglierlo dalla scuole .
..... a differenza nostra la norvegia non da premi in denaro agli atleti
Johannes Hosflot Klaebo è l'atleta che ai Giochi Invernali ha vinto il maggior numero di medaglie di sempre (11), 6 delle quali alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Ma tutte le vittorie conquistate nell'edizione italiana a Cinque Cerchi valgono nulla dal punto di vista monetario: è il paradosso dello sciatore di fondo che non riceverà alcun premio in denaro dal proprio Paese nonostante un dominio assoluto e aver battuto anche una leggenda come il connazionale Bjorn Dæhlie. Perché? A differenza dell'Italia – che ha fissato un bonus di 180.000 euro per ogni oro – il suo Paese d'origine (la Norvegia) non assegna gratifiche economiche per le medaglie olimpiche. Se fosse stato un atleta azzurro, invece, avrebbe guadagnato, conti alla mano, 1 milione e 80 mila euro.
Klaebo (divenuto famoso il suo modo di correre sugli sci) non percepirà premi nemmeno dalla FIS (International Ski and Snowboard Federation). Durante la stagione di Coppa del Mondo, infatti, ogni vittoria può valere circa 15.000 franchi svizzeri (16 mila e rotti in euro) ma le Olimpiadi non rientrano nel circuito commerciale della Federazione e per questo non sono previsti bonus.
Perché la Norvegia non prevede premi in denaro per i suoi atleti
La Norvegia adotta una filosofia differente rispetto ad altre nazioni come l'Italia. Mentre nel nostro Paese a ogni atleta è riconosciuto un premio in denaro per ogni medaglia (180 mila per l'oro, 90 mila per l'argento, 60 mila per il bronzo), gli scandinavi ragionano in base a presupposti differenti. Ovvero, le vittorie del singolo sono usate come traino per agevolare la crescita dell'intero movimento sportivo.
Il comitato olimpico norvegese, infatti, preferisce investire i fondi nelle infrastrutture, nella creazione di centri di allenamento altamente qualificati, nella possibilità di fornire il migliore supporto medico e tecnico possibile per tutti gli atleti. Questi ultimi possono contare su borse di studio annuali per la preparazione (60.000 corone norvegesi all'anno, al cambio circa 15.000 euro) ma non "gettoni" strettamente vincolati alla qualità del metallo infilato al collo.
E' anche questo il segreto del successo complessivo della Norvegia che eccelle nelle discipline invernali ma anche in altri settori dello sport internazionale. In buona sostanza, si collocano capitali nel sistema che sforna campioni o, comunque, alimenta la crescita e la competitività degli atleti. E chi riesce a eccellere può prendersi il mercato degli introiti alternativo a quelli di Stato.
L'estratto conto olimpico di Klaebo segna zero, ma il riflesso delle sue vittorie ai Giochi Invernali agevola un'altra voce, quella dei ricavi commerciali da sponsor, marketing e diritti d'immagine. Il fondista norvegese è un'azienda vivente come tutti gli sportivi che hanno raggiunto una notorietà globale per le loro imprese. Secondo alcune stime, infatti, i suoi trionfi attivano bonus molto ricchi (circa 3 milioni di euro) nei contratti con i suoi sponsor privati (come Craft, Fischer, Uno-X e altri brand del suo Paese e internazionali).
Quanto allo stretto valore economico di ogni medaglia olimpica, il calcolo va fatto in base all'aumento del prezzo dei metalli preziosi nel 2026. Ogni oro di Milano-Cortina (una medaglia è composta da circa 500 grammi di argento e 6 grammi di oro zecchino) ha un valore materiale di circa 1200 dollari (poco più di 1000 in euro). Moltiplicato per sei, si tratta di 7 mila e 200 dollari (circa 6 mila in euro).
come in ogni evngo che si rispetti oltre eventi imprevvedibili o particolari ci sono anche le gaffe . ecco quelle di questa olimpiade
da Ansa
Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina non verranno ricordate solo per i trionfi, ma anche per le gaffe di chi le ha raccontate, i giornalisti, e di chi le ha affrontate, gli atleti: dalla telecronaca della Rai alla cerimonia di apertura, che ha fatto il giro del mondo, al fuori onda sul bob israeliano, allo slittinista tedesco che non ha risposto al cancelliere Mertz dopo aver vinto l'oro, perché "era un numero che non conoscevo", fino alla giornalista australiana che è andata in diretta tv ubriaca,
E poi i tutorial sull'uso del bidet e fuorionda imbarazzanti.
Rai, il fuorionda nel bob a 4 : «Evitiamo l'equipaggio dell'israeliano». Poi le scuse dei telecronisti e dell'azienda
rai news
di Marco Bonarrigo
Sulla Rai, prima della manche di bob a 4, una voce dice «Evitiamo l'equipaggio dell'israeliano». Il responsabile ad interim Marco Lollobrigida si scusa e avvia verifiche interne
Israel's Adam Edelman, front, Menachem Chen, Uri Zisman and Omer Katz start for a four man bobsled run at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Saturday, Feb. 21, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Dall'incompetenza in onda durante la Cerimonia di Apertura che è costata il posto al direttore Paolo Petrecca a una tremenda gaffe fuorionda, di cui si sta cercando il responsabile, RaiSport rimane nella bufera.
Sabato mattina, durante la prima manche delle gare di bob a 4 su Rai 2, a inizio collegamento della diretta prima che il telecronista introducesse la gara si è sentita una voce dire: «Evitiamo l'equipaggio numero 21, che è quello dell'israeliano». Successivamente si sente anche un «no perché...», che poi viene sfumato e si ha la partenza della telecronaca.
«Desidero personalmente e a nome della direzione di RaiSport rivolgere ai telespettatori e in particolare agli atleti e alla delegazione israeliana le nostre più sincere scuse per quanto andato in onda poco fa». Con queste parole, in apertura di seconda manche, il telecronista Dario Di Gennaro si è scusato per quanto accaduto nel collegamento precedente. «L'espressione andata nel fuori onda prima della gara di bob a 4 è stata del tutto inappropriata e non rispecchia in nessun modo i valori dello sport e del rispetto che devono guidare il servizio pubblico e in particolare il nostro lavoro», ha aggiunto.
«Rinnoviamo le nostre scuse alla delegazione israeliana e a tutti coloro che si sono sentiti offesi. Lo sport è incontro, rispetto e condivisione ed è con questo spirito che proseguiamo il nostro racconto della gara di bob a 4», ha concluso Di Genanro prima di iniziare il proprio racconto proprio dalla seconda discesa della squadra israeliana nel budello della nuova pista Eugenio Monti.
Nuova bufera sulla Rai, il fuorionda prima della gara di bob: «Evitiamo l'equipaggio di Israele»
Le scuse dei telecronisti sono state accompagnate anche da una nota ufficiale di Marco Lollobrigida, responsabile ad interim di Rai Sport: «Il fuorionda andato in onda prima della gara di bob a quattro delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 su Rai 2 contiene un'espressione inaccettabile che non rappresenta in alcun modo i valori del servizio pubblico e di Rai Sport», si legge nella nota. «A nome della Direzione, esprimo sincere scuse agli atleti israeliani, alla delegazione e a tutti i telespettatori. Sono state avviate immediate verifiche interne per accertare responsabilità. Lo sport deve unire e non dividere».
L'ad della Rai, Giamapolo Rossi, parlando di un fatto «grave», ha annunciato l'avvio di una istruttoria «finalizzata all'apertura di un procedimento disciplinare». I parlamentari della Lega in commissione Vigilanza Rai hanno definito quanto accaduto «l'ennesima prova che il cambiamento auspicato per un servizio pubblico equilibrato non è minimamente stato raggiunto».
Per la cronaca, l'equipaggio, composto da Adam Edelman, Menachem Chem, Uri Zisman e Omer Kats si è piazzato al 25° e terzultimo posto.
«Nel caso in cui ci siano commentatori svizzeri in attesa della loro occasione oggi, qualsiasi cosa mi citerete riguardo al sionismo o a quanto sia giusto Israele, sono orgoglioso di averla detta. Grazie per la diffusione del messaggio», ha scritto su Instagram Edelman. Il riferimento è alla telecronaca su Rts di Stefan Renna, che durante il bob a 2 aveva sottolineato come Edelman si definisce «sionista fino al midollo» e abbia definito l'invasione di Gaza «la guerra più moralmente giusta della storia».
Dopo aver conquistato il titolo nello slittino maschile Max Langenhan ha ricevuto una chiamata dal capo del governo, Friedrich Merz, ma lui ha fatto clic al numero sconosciuto. E' stato lo stesso atleta a confessare la sua figuraccia: "Ho commesso un piccolo passo falso", ha scherzato scusandosi con il cancelliere, "forse riusciremo a sentirci di nuovo al telefono".
Verrà forse ricordato più per la confessione in tv che per la medaglia il biatleta norvegese Sturla Holm Laegreid, che ha raccontato la tristezza per il tradimento e la rottura con la fidanzata. Il web ha avuto gioco facile e l'atleta fedifrago che si è asciuga le lacrime con il peluche della mascotte dei Giochi, Tina, è diventato subito un meme.
Le gaffe olimpioniche di Paolo Petrecca, oramai ex direttore di Rai Sport, alla cerimonia inaugurale hanno fatto il giro del mondo, a metterle in fila è stato addirittura il New York Times.
In Australia è diventato un caso nazionale la figuraccia della giornalista di Channel 9, Danika Mason che si è collegata in diretta da Livigno visibilmente ubriaca. Aveva bevuto prima di collegarsi in diretta per cercare di combattere il freddo: lei si è scusata e a prendere le sue difese è stato nientemeno che il primo ministro australiano Anthony Albanese: "Sarà stanca, il fuso orario pesa", ha detto. Dalla tv alla radio.
"Ha imparato a sciare insieme ai tiktoker a Roccaraso, immagino", è l'uscita infelice dello speaker radiofonico di Rtl 102.5, che ha parlato così di Giada D'Antonio, giovane promessa dello sci, prima napoletana a partecipare ad una Olimpiade invernale. Il riferimento è a quando la località turistica abruzzese era stata presa d'assalto da turisti partenopei, dopo l'appello social di una influencer.
Non è una figuraccia ma ha scatenato ilarità, soprattutto sui media italiani, la reazione di molti atleti che arrivati ai Villaggi olimpici hanno trovato un sanitario che li ha mandati in confusione, cioè il bidet. Nei video postati sui social con il 'room tour' alcuni hanno sorriso mostrando il sanitario chiedendosi 'ma a cosa serve?'.
Tomasoni, un sole sul casco in ricordo della fidanzata Matilde Lorenzi
Federico Tomasoni sale sul podio olimpico con un argento che pesa molto più di una medaglia. A Livigno, sotto la fitta nevicata della pista di skicross, il 28enne bergamasco di Castione della Presolana conquista il secondo posto al fotofinish, superando per appena due centimetri lo svizzero Alex Fiva e chiudendo alle spalle del compagno di squadra Simone Deromedis, oro iridato. Una doppietta tutta azzurra che però, per Tomasoni, è innanzitutto un gesto d’amore e di memoria.Sul casco di Tomasoni, in mezzo alla bufera di neve, spicca un sole: è il simbolo della fondazioneMatildina4Safety, creata dalla famiglia di Matilde Lorenzi per promuovere la sicurezza nello sci dopo la sua scomparsa. La sciatrice azzurra, fidanzata di Federico, è morta il 28 ottobre 2024 a 19 anni in seguito a una caduta durante un allenamento di gigante in Val Senales. Quel sole non è un semplice logo, ma una dedica silenziosa, un modo per “portarla con sé” in pista, come ha ripetuto più volte l’atleta nei giorni che hanno preceduto la finale.Al termine della gara, con l’argento al collo, Tomasoni manda un bacio verso il cielo, un gesto che in molti hanno interpretato come un saluto diretto a Matilde. In passato, sui social, l’azzurro aveva scritto“Sarai per sempre il mio sole”, parole che oggi si materializzano proprio su quel casco e su quella medaglia. L’argento diventa così una medaglia “per due”: per Federico che lotta per un sogno personale e per Matilde, che resta al centro del suo percorso sportivo e umano.
Una medaglia che unisce risultato sportivo e memoria, trasformando un casco colorato in un simbolo di lotta, resilienza e amore.
Tomasoni commosso per Matilde: "Le favole esistono"
"Avevo immaginato questo momento, le favole esistono", dice Federico in conferenza stampa. "Portare il sole sul casco (per ricordare la fondazione dedicata a Matilde, ndr) e' una cosa in piu' e per realizzare quello che e' successo ci vorra' un po' di tempo".
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Una delle grandi storie dei Giochi Olimpici Invernali 2026 a Milano-Cortina è stata vedere lo sciatore norvegese Johannes Høsflot Klæbo fare la storia con un record di più medaglie d'oro olimpiche vinte da un solo atleta ai Giochi Olimpici Invernali, guadagnandogli di fatto il
titolo di olimpionico di maggior successo di tutti i tempi.Ha raggiunto il record con la sua quarta medaglia d'oro la scorsa settimana, la nona assoluta, superando i suoi connazionali norvegesi Emil Iversen, Martin Løwstrøm Nyenget ed Einar Hedegart, tutti vincitori di un massimo di otto medaglie d'oro in carriera.Klaebo ha raggiunto il traguardo, lo ha superato e ha portato ancora più avanti sabato 21 febbraio, penultimo giorno della competizione, dove ha vinto la sua ultima medaglia d'oro nella gara di cross-country con partenza di massa di 50 km. La medaglia d'argento e di bronzo sono state anch'essi per il norvegese Martin Loewstroem Nyenget e il bronzo di Emil Iversen.
L'incredibile successo di Johannes Hoesflot Klaebo alle Olimpiadi
In totale, Klaebo ha vinto sei medaglie d'oro a Milano-Cortina, essendo campione in ogni gara a cui ha partecipato quest'anno, diventando il primo atleta a vincere sei ori in una sola edizione dei Giochi Invernali e il primo a vincere tutte e sei le gare di corsa campestre in una sola edizione.In totale, Klaebo ha vinto 12 medaglie olimpiche: sei ori a Milano Cortina 2026, due oro, un argento e un bronzo a Pechino 2022, e tre ori a Pyeongchang 2018.Per dare un'idea, se contiamo anche le Olimpiadi estive, solo il nuotatore Michael Phelps ha vinto più medaglie d'oro di Klaebo, 23 anni.
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Il biatleta norvegese Sturla Holm Laegreid è diventato uno dei protagonisti indesiderati dei Giochi Olimpici Invernali 2026 a Milano-Cortina, quando ha confessato la sua relazione in diretta televisiva subito dopo aver vinto una medaglia di bronzo, piangendo dopo aver perso l'amore della sua vita perché l'aveva tradita. È diventato uno degli argomenti più discussi all'inizio dei Giochi, e in seguito si è scusato, principalmente con la sua ex fidanzata ma anche con il suo compagno norvegese che ha vinto l'oro in quella gara, oscurando la sua vittoria e il messaggio dedicato a un compagno di squadra defunto con la sua storia.Laegreid, tuttavia, divenne uno degli atleti di maggior successo dei Giochi, vincendo cinque medaglie, anche se nessuna d'oro: bronzo nei 10 km sprint e 20 km individuali e argento nell'inseguimento 12,5 km, partenza in massa sui 15 km e staffetta 4x7,5 km.Laegried contribuì al grande totale di 40 medaglie d'oro della Norvegia, guidando la classifica delle Olimpiadi invernali con 18 medaglie d'oro. Nonostante il risultato oggettivamente molto riuscito di vincere cinque medaglie, la mancanza d'oro lo fa diventare il più decorato olimpionico invernale a non vincere una medaglia d'oro dai tempi del norvegese Roald Larsen nel 1924.
I Giochi Olimpici furono una distrazione per Laegreid, che soffriva dopo il suo imbroglio
Dopo Giochi così movimentati, Laegreid ha detto che non vede l'ora di tornare a casa. "È stato anche un po' bello essere qui nella bolla, non pensare davvero alla vita reale, e davvero, sai, decidere quali pensieri voglio avere, con chi voglio stare", ha detto a Reuters.Laegreid ha detto prima di confessare la sua relazione che era stata "la settimana peggiore della sua vita" e che aveva "medaglia d'oro nella vita", ma l'aveva persa.
Camminando la sera lungo via Ostaria, nella parte nord di Livigno, si può ascoltare un suono inatteso. Una sorta di paff, o puck, o stonk. Alcune persone, poi, si sentono in lontananza: gioiscono, urlano, a volte si arrabbiano. A Livigno, infatti, si sta giocando un torneo amatoriale di curling molto sentito dalla gente del posto. È giunto alla quinta edizione, coinvolge ben 48 squadre e tra le giocatrici c’è anche la madre di Jole Galli, la stella dello ski cross femminile italiano nata e cresciuta a Livigno.
Spesso si gioca fino a notte fonda e sull’adiacente pista ghiacciata si allenano anche squadre locali di hockey su ghiaccio. E mentre si gioca, si ascolta la musica: gli altoparlanti dello stadio del ghiaccio suonano “Con il nastro rosa” di Lucio Battisti, “Caruso” di Lucio Dalla e altri grandi classici italiani. Ogni sera, a pochissima distanza dal Livigno Snow Park e dal Livigno Aerials & MogulsPark, in cui si tengono le gare Olimpiche di snowboard e sci acrobatico, questo torneo di curling è l’ennesima dimostrazione di quanti sport diversi si possano fare nella località dell’Alta Valtellina. Soprattutto, per le persone del posto è un modo per ritrovarsi e passare qualche ora allegra in compagnia. Un modo per fare sport dal basso, per fare beneficenza e ricordare un amico che non c’è più.
Alberto Angela è senza contratto con la Rai da mesi. E secondo La Stampa, proprio la Rai starebbe pensando di tagliare i suoi programmi (Ulisse, Noos, Passaggio a Nord Ovest) perché preoccupata dai costi.
Dai costi.
Stiamo parlando del più grande divulgatore della televisione italiana. L’uomo che porta milioni di persone davanti allo schermo per guardare la Cappella Sistina invece del Grande Fratello.
L’unico capace di far fare ascolti a un documentario sull’Impero Romano alle nove di sera.
Quello che ha ereditato da suo padre Piero non solo il mestiere ma la capacità di far sentire intelligenti gli italiani.
Ecco, quell’uomo non ha un contratto con la Rai.
Da mesi. E la Rai vuole tagliarlo. Per i costi.
La situazione, dicono le voci da viale Mazzini, assomiglia sempre più a quella che precedette l’uscita di Fabio Fazio.
Ora, facciamo il punto.
Paolo Petrecca, che ha scambiato San Siro per lo Stadio Olimpico e la presidente del CIO per la figlia di Mattarella, è stato per mesi il direttore di RaiSport. Prima ancora dirigeva RaiNews24, dove mandava in onda assoluzioni inventate e apriva i telegiornali col festival di Pomezia al posto delle elezioni francesi. Due redazioni lo hanno sfiduciato. La Rai lo ha promosso.
Tommaso Cerno, direttore del Giornale di proprietà Berlusconi, già opinionista e co-conduttore a Domenica In, sta per ottenere una striscia quotidiana su Rai 2 da 848mila euro. Undicimila euro a puntata.
Ricapitolando: alla RAI i soldi ci sono per Cerno, ci sono per Petrecca, ma per Alberto Angela il contratto può aspettare.
Funziona così, nella Rai , e con questo governo è peggiorato . Infatti se sei utile alla propaganda, ti danno un programma. Se sei utile al Paese, ti lasciano senza contratto e possibilmente ti spingono alla porta. ecco quindi che Telemeloni impone i Petrecca e strapaga 848.000 euro (!!!!) di soldi pubblici giornalisti graditi come Tommaso Cerno, c’è un fuoriclasse in Rai che da mesi è ancora senza un contratto ed è costretto a lavorare di fatto da precario, passando da un gettone all’altro per programmi che da soli tengono sulle spalle il peso della cultura e degli ascolti del Servizio Pubblico.
Alberto Angela, uno dei più grandi patrimoni della televisione pubblica, jche a differenza di altri non ha abbandonato la rai per passare alle private , eppure nessuno ancora ai vertici Rai lo ha chiamato per proporgli un nuovo contratto, come ha denunciato il Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai.
"Come è possibile che si invochino costantemente risparmi su tutto e che si sia addirittura nella condizione di avere un personaggio come Alberto Angela senza contratto, o programmi come quello di Mario Tozzi in bilico, e poi si buttino dalla finestra tutti questi soldi?"
Avanti di questo passo, riusciranno nell’impresa (voluta?) di perdere, dopo Fazio, Littizzetto e Augias, un altro fuoriclasse come Alberto Angela.
Uno che, quando è arrivato in visita Re Carlo ai Fori Imperiali, ha fatto da Cicerone in inglese per la stima che hanno di lui, relegando il ministro alla Cultura Giuli al ruolo di comprimario.
E chissà che qualcuno non se la sia legata al dito, conoscendoli.
A prescindere dai perché e i per come, solo una Rai culturalmente e politicamente in macerie può anche solo rischiare di perdere il più grande divulgatore culturale, televisivo e scientifico che abbiamo nel nostro Paese.
Una volta ancora noi italiani siamo riusciti a trasformare quella che poteva sembrare una crisi in una festa
Corriere della Sera
di Beppe Severgnini
Www.corriere.it
Il sole splende sopra Milano, il cielo prova la primavera, il Monte Rosa brilla tra i grattacieli che alcuni criticano, ma tutti fotografano. I Giochi invernali si avviano alla conclusione, e producono uno strano impasto di orgoglio e malinconia.
Goffredo Parise, forse, l’avrebbe definito «un sentimento italiano senza nome». Teniamolo così: anonimo, ma impossibile da ignorare. Le Olimpiadi, come e forse più di ogni grande evento, lasciano vagamente storditi, quando se ne vanno. I XXV Giochi invernali di Milanocortina non fanno eccezione. L’impressione, a caldo, è che siano stati importanti: per Milano, per Cortina, per il nostro turismo invernale; per l’italia tutta. Dopo le perplessità iniziali — dichiarate quelle internazionali, silenziose le nostre — ammettiamolo: non abbiamo ammirato solo le prove degli atleti, ma anche lo spettacolo, l’organizzazione, la logistica.
Lo abbiamo scritto nel giorno dell’apertura: per un giudizio complessivo, occorre aspettare. Bisogna capire quanto abbiamo speso (al di là del contributo del Comitato olimpico internazionale, degli sponsor e degli incassi). Quanto si riveleranno utili le novantotto grandi opere accelerate dai Giochi. Quando le strutture olimpiche saranno disponibili per studenti, cittadini e sportivi. Questa Olimpiade, per esempio, ci ha ricordato la necessità — anzi, la voglia — di dotare Milano di strutture permanenti per gli sport sul ghiaccio.
Ma un’olimpiade, dovremmo averlo capito, non è solo un evento sportivo. È un fenomeno nazionale e internazionale. Il Paese ospitante spende soldi ed energie, non c’è dubbio; ma guadagna reputazione e autostima. Per questo i tentativi di sabotaggio violento dei Giochi sono risultati patetici e inefficaci: la quasi totalità degli italiani non li condivideva.
E poi c’è il mondo, che per quindici giorni intende mostrarsi migliore di quanto sia. Competitivo, ma leale; diverso, ma consapevole; del tutto indifferente al colore della pelle. Tutto ciò, per alcuni, rappresenta una colossale ipocrisia. Per altri — ci iscriviamo a questo partito — è invece un’illusione. Ingenua, forse; ma terapeutica.
Non sono tempi facili. Ma, una volta ancora, noi italiani siamo riusciti a trasformare una crisi in una festa: nessuno ci batte in questo sport, d’estate e d’inverno. Le imperfezioni ci sono state, certo. Ma chi ha seguito le Olimpiadi — da vicino o da lontano — sembra soddisfatto. I media internazionali, per una volta, sono unanimi: promossi a pieni voti. Potrebbe addirittura accadere che, d’ora in avanti, il New York Times smetta di aggiungere, quando cita Cortina d’ampezzo, a small Alpine town in northern Italy (una piccola città alpina nell’italia del nord).
Scandinavi reduci dall’hockey a Santa Giulia; americani di ritorno dal pattinaggio di velocità a Rho; asiatici entusiasti del pattinaggio di figura ad Assago; europei saliti a Cortina, a Bormio, a Livigno; le tribune internazionali del biathlon; gli stranieri che hanno seguito i Giochi in televisione: tutti contenti e un po’ stupiti. La contentezza ci inorgoglisce, ma lo stupore — diciamolo — non ci stupisce. Esiste, purtroppo, una presunzione di inaffidabilità che noi italiani ci portiamo dietro. Milano-cortina 2026 — non c’è dubbio — contribuisce a smontarla.
Queste sono, infatti, le occasioni per cambiare la percezione dell’italia nel mondo. Se la politica non segnerà uno dei suoi periodici autogol, potremmo riuscirci. Le molte medaglie vinte — a cominciare da quelle, magnifiche e stoiche, di Federica Brignone — sono entusiasmanti, ma altrettanto importante è l’impressione globale lasciata da questa Olimpiade: un ricevimento offerto dall’italia al mondo, che ha gradito. A proposito: speriamo che Donald Trump ci ripensi, e resti a casa. La sua presenza a Milano (finale di hockey maschile) e a Verona (cerimonia di chiusura), quasi certamente, porterebbe qualche nostro rappresentante a imbarazzare sé stesso, e un po’ anche noi.
È un peccato che la tregua olimpica non sia stata rispettata: in Ucraina e in Medio Oriente non è cambiato niente (anzi intorno all’iran i venti di guerra aumentano). Dobbiamo accontentarci della piccola tregua mentale offerta ad almeno due miliardi di persone: di questi tempi, non è poco. In attesa delle Paralimpiadi, domani sera nell’arena di Verona si spegnerà la fiaccola olimpica, e riprenderà il rumore delle armi. Che non ha mai smesso. Ma noi, per quindici giorni, ci siamo illusi di non doverlo sentire mai più.
Article Name:Sul podio dei Giochi l’affidabilità dell’italia