Il primo anno di insegnamento ho avuto la fortuna di farlo insieme al Maestro Tonino. Era un maestro con la emme maiuscola.Non appena mi vide arrivare in classe mi diede massima fiducia e questo i bambini lo sentirono. Mi chiese: cosa ti piacerebbe fare?
E io, che ero fresca di studi teatrali, gli dissi: teatro!
E lui: allora facciamolo!
Era venuto fuori un progetto bellissimo, con la classe divisa in due gruppi per tutto l’anno. Poi lui si adoperò per costruire un enorme materasso con i buchi perché lavoravamo sul testo Nel paese delle
pulcette di Beatrice Alemagna. Tonino lavorava in coppia con Concetta. Anche lei fu molto accogliente e mi diede carta bianca e mi fece capire nella pratica cose che sapevo a livello teorico.
Una volta Tonino portò i bambini nella sala tv (allora non c’erano le LIM nelle classi) e gli fece vedere l’inizio di 2001 Odissea nello spazio. Da lì partì per insegnare la preistoria. Ricordo che, non solo quell’anno, nell’insegnamento dell'evoluzione si metteva molto l’accento sull’importanza del pollice opponibile che da scimmie ci aveva aiutato a diventare Sapiens Sapiens.
Penso sempre al pollice opponibile che è stato per anni motivo di vanto e volano di avanguardia e ora si ritrova ad andare su e giù tra pagine di pubblicità di yogurt greco e bambini morti a Gaza, tra video di coppie felici che hanno lasciato tutto per andare a vivere in un camper e pensano che a me interessi qualcosa e video di psicologi che spiegano cos’è l’ADHD o il disturbo narcisistico, pensando che a me interessi qualcosa.
Penso sempre al pollice opponibile quando mi ritrovo al tavolo con amici e familiari e ad un certo punto qualcuno tira fuori il telefono che ci hanno venduto come intelligente per guardare un video o rispondere a un messaggio o leggere una mail o mettere un cuoricino al buongiornissimo caffè della zia lontana.
Penso sempre al pollice opponibile quando vedo foto e video di gente in tutte le sacrosante salse, foto dei bambini, foto degli anziani, foto di gente vulnerabile che aiuta a prendere like ma forse potendo scegliere non deciderebbe di stare sotto al pollice di qualcuno.
E mi chiedo: ma quando è che abbiamo cominciato a farci rubare le mani e gli occhi?
Perché è proprio così. Siamo tutti dei tossici con un telefono in mano che ci ruba le mani (almeno una) e gli occhi (quelli tutti e due). Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo scemi, ci sta allontanando dalle priorità, ci fa sembrare tutti delle persone d’affari, ma ci sta levando la calma, il tempo lento, la capacità di aspettare.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo schiavi delle notifiche, delle reazioni immediate, della paura di mancare chissà quale evento, del timore strisciante di non essere abbastanza idratati, palestrati, salutari e felici, di non avere abbastanza amici, abbastanza vestiti, di non essere abbastanza green.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, che in inglese vuol dire anche elegante, ma cosa c’è di elegante nel sapere i voti dei nostri figli prima di loro? Di ricevere a qualsiasi ora le idee di chiunque che ci rimbalzano in faccia? Di vivere sotto il ricatto delle spunte blu? Di vedere quelle immagini orribili create con l’intelligenza artificiale o quelle frasi penose che girano nelle giornate a tema e vengono rimpallate sui telefoni di molti da zie, nonne e persone di una certa età che non sono stati minimamente educati all’uso di queste tecnologie.
Nessuno, in effetti, lo è stato. Tutti ora ci troviamo ad annaspare. C’è gente che gira con il telefono al collo, come un cappio. C’è gente che ne ha uno personale e uno per il lavoro. C’è gente che ha chat piene di gattini e altre piene di foto dei figli che sciano. C’è gente che va al mare o ad Auschwitz e, indistintamente, carica sullo status whatsapp decine di foto, tendenzialmente orribili.
Io sono la prima a ritrovarmi con le mani e gli occhi sporchi quando ho uno smartphone in mano perché a me piace tantissimo rimanere in contatto con i miei amici e ne ho tanti sparsi per il mondo quindi io ci vado a bagno con WhatsApp e i cuoricini e i commenti allo stato.
Io sono la prima a perdere ore delle mia vita a vedere reel di gente che mi vuole insegnare la vita anche se non gliel’ho chiesto. Avrei il potere di chiudere, certo, ma a volte il pollice opponibile si oppone e mi dice: NO, NON TI FERMARE, VOGLIO CONTINUARE A GUARDARE! Chi comanda chi?
Io sono la prima a cui piace tenersi informata sui social, vedere cosa fanno Tizio, Caio e Sempronio, guardare i video di quello stand up comedian che mi spegne il cervello o leggere i post di quella scrittrice che scrive troppo bene, però a volte mi ritrovo letteralmente col cervello liquido, con una sensazione di sporco addosso, per tutto il tempo perso.
Beh, tutto ciò è più che ovvio. Basta guardarsi attorno su un autobus o in aeroporto o per strada e noterete bene che le teste basse sono molte e sono molte anche le teste basse di persone che usano lo smartphone anche mentre guidano (le mani secche!).
Come ci si difende da tutto ciò?
Difficile a dirsi, difficile a farsi.
Io provo ancora ad andare in giro con un Nokia, ma ho un numero whatsapp che leggo da casa e da uno smartphone senza scheda.
Ho un lavoro che me lo permette? Sì.
A volte ho bisogno di internet e lo chiedo a qualcun altro? Sì.
Rimango tagliata fuori dal mondo per non avere internet sempre con me? No, chi mi conosce sa che se vuole una risposta in tempi brevi o mi chiama o mi manda un sms.
Sento differenza tra quando esco con il Nokia e quando esco con lo Smartphone perché mi serve per forza per qualcosa? Tantissima.
Il Nokia lo prendi in mano per due motivi: chiamate e sms.
Lo smartphone lo prendo in mano per un miliardo di azioni: chat, stati WhatsApp, post, giornali, Trenitalia, mail personale, mail di lavoro.
La differenza di pulizia degli occhi e delle mani è palese.
Io cercherò il più possibile di mantenermi gli occhi e le mani pulite.
L’altro giorno dal bus si vedeva un tramonto stupendo che rendeva Genova rosa e poetica. Mi è scappato da dire CHE MERAVIGLIA. Il signore davanti a me ha sorriso. La signora a fianco a me aveva gli auricolari e guardava bulimicamente video su Instagram e fra un cuoricino e l’altro si è persa uno dei cieli più belli del 2026.
Non è elegante né intelligente perdersi un tramonto su Genova. Non lo è e non lo sarà mai.
La prossima volta potrei dirle: signora, si sta perdendo un tramonto bellissimo.
Molto probabilmente mi sentirò rispondere: signora, lei sta perdendo un’occasione per farsi i cazzi suoi.
0-0 palla al centro.
Giulia AcerbaIllustrazione di
Anna Godeassi