Cerca nel blog

3.2.26

Un’organista di chiesa ha pubblicato tre dischi per ricordarci che la musica è la più grande espressione umana Kara-Lis Coverdale è una compositrice d'avanguardia che si relaziona al silenzio e alla spiritualità armata di pianoforte e elettronica rarefatta.


 L’intervista con la compositrice canadese Kara-Lis Coverdale è stata rimandata un paio di volte. Non per un capriccio d’artista, ma per una grande nevicata in Canada che le ha scombinato i piani impedendole di partire per l’Europa, dove è arrivata solo in questi giorni per il nuovo tour. Ci siamo 
Foto: Norman Wong/
    courtesy of Inner_Spaces
inseguiti, sì, ma nell’effimerità delle mail. I corpi bloccati, il tempo sospeso. A suo modo, una descrizione perfetta per il suono della compositrice: una musica che non forza mai il movimento, lo aspetta. Fatta di rallentamenti, ascolto profondo, spiritualità. Kara-Lis Coverdale è una pianista e compositrice che ha sempre abitato una zona laterale della musica contemporanea. Non abbastanza ambient per diventare sottofondo, non dogmatica e accademica per restare confinata nei circuiti colti, non eccessivamente elettronica per essere ridotta a una scena. Prima di una pausa discografica lunga nove anni, il suo nome si era fatto conoscere grazie ad album come Aftertouches e Grafts, quest’ultimo esaltato dalla critica come uno dei lavori più radicali e intensi della nuova musica strumentale degli anni Dieci.Quella improvvisa attenzione, però, è stata piuttosto stressante per la compositrice. Di quel periodo parla apertamente, facendo riferimento a un esaurimento fisico e creativo, a orecchie stanche, a un bisogno radicale di silenzio. «Dopo un lungo periodo di concerti e tournée ho sentito un effetto quasi atomizzante sulla mia visione musicale», racconta. Troppo rumore, troppo spostamento. Il bisogno non era produrre di più, ma fermarsi: «Avevo bisogno di radicarmi in un luogo, di ritrovare una dimensione di quiete nella mia pratica».In questi anni di silenzio discografico, però, Coverdale non ha mai smesso di comporre. Ha scritto musiche per archi, coro ed ensemble, oltre a colonne sonore per film, documentari e installazioni. Ha sonorizzato anche una saune norvegese e lavorato per delle librerie sonore per terapie psichedeliche: «Ho imparato a definire cosa significhi “estremo” nel suono e a riflettere su come certi estremi possano essere dannosi non solo per lo spirito, ma anche per le nostre strutture mentali. Nell’era elettrica e del software questi estremi diventano sempre più pronunciati».

Foto: Norman Wong / courtesy of Inner_Spaces
Nel frattempo ha studiato a fondo l’Harmonices Mundi di Keplero, alla ricerca di un rapporto tra proporzione, materia e cosmo che potesse offrire una nuova grammatica del suono. E ha continuato a suonare l’organo in chiesa: una pratica che l’accompagna fin dagli inizi e che non ha mai abbandonato. «La musica è una pratica profondamente spirituale per me», dice. «È un modo di comunicare con gli altri, ma anche con me stessa. Un modo per connettermi al mondo e all’universo attraverso la fisica, il soprannaturale, l’invisibile. È la più grande espressione umana che conosca».È in questo tempo di mezzo, alla ricerca del proprio spazio, che Coverdale ha ripensato il suo rapporto con il suono. «Sono da sempre affascinata dalle musiche che sanno ascoltare. Credo che i miei lavori più riusciti riescano a tirare fuori qualcosa dall’ascoltatore tanto quanto offrono. Il silenzio e l’immobilità nel processo di scrittura creano uno spazio in cui si può ascoltare il suono in sé, analizzare la musica in modo oggettivo». Continua: «La quiete e l’uso di strumenti acustici hanno riacceso in me un senso di immediatezza e presenza, di effimerità. Tornare alla natura spoglia di uno strumento solista, completamente non mediato né processato, è ancora oggi una sfida: devo trattenermi dal fare di più. Mi piace questa disciplina della sottrazione, lasciare che lo strumento semplicemente sia, nella sua forma più essenziale».Il silenzio discografico è stato rotto dalla pubblicazione di tre album in un solo anno. Un gesto netto. Lavori diversi ma complementari, nati dallo stesso lungo periodo di ascolto e sedimentazione. From Where You Came è «epico e avventuroso», A Series of Actions in a Sphere of Forever è «un lavoro per pianoforte solo, costruito su limitazioni modali e su un’attenzione radicale all’ascolto e al decadimento del suono». Changes in Air, invece, è «musica senza fretta, sensibile al clima, pensata per essere vissuta dall’interno».C’è molto pianoforte in questi album, un ritorno a una relazione più tattile e strumentale con la musica, un altro modo — stavolta sonoro — di radicarsi. «Con il pianoforte c’è un’immediatezza, una naturalezza che nasce dal tempo che abbiamo passato insieme. In questo momento sto apprezzando molto la fisicità degli strumenti acustici, il loro aspetto incarnato. Sta diventando quasi un privilegio poter esistere nel mondo reale». Perché, come afferma con semplicità: «Il suono è vita».Negli ultimi mesi si è registrato un rinnovato interesse per la musica classica anche al di fuori dei suoi contesti tradizionali, grazie soprattutto a un lavoro inaspettato come Lux di Rosalía. «Per me “classica” indica soprattutto una profondità di comprensione e di formazione: un impegno allo studio che dura tutta la vita. Rosalía è una studentessa della musica in senso ampio, ma anche profondo. Di recente ho letto una sua dichiarazione in cui diceva che per lei è fondamentale che la sua musica raggiunga un pubblico vasto, altrimenti la vivrebbe come un fallimento. Non so se definirei quello un fallimento, ma capisco e condivido il desiderio di comunicare in modo ampio: crea una comprensione comune. È qualcosa di bellissimo riuscire a creare un momento in cui tante persone possano vivere insieme un’esperienza significativa. Affidarsi all’amore è il modo migliore per farlo».Lasciata alle spalle la storica nevicata, Coverdale è arrivata in Italia per esibirsi ieri a Pordenone. Replicherà lunedì 31 gennaio all’interno della rassegna Inner_Spaces all’Auditorium San Fedele di Milano, là dove ambient, elettronica sperimentale e musica sacra sono di casa. Ovvero tutto ciò che fa parte del suo repertorio e della sua traiettoria, che per l’occasione prenderà forma in un live focalizzato sulla prima delle tre uscite del 2025, From Where You Came.Sarà l’occasione per rivederla dal vivo e assaporare, nei silenzi e nella materia, la sua idea di suono: «Ogni oggetto ha una voce. L’armonia è intrinseca alla materia, alla proporzione, alla forma. Anche gli esseri viventi come gli alberi hanno una voce, ma bisogna allenare le orecchie e l’anima per ascoltarla. Se ci apriamo a considerare la musica come un’espressione dei sensi, il mondo intero prende vita nella musica».

my splatter valentine

 il  post   d'oggi    scritto  di  getto  e  ispirato (  diciamo  deliberatamente  tratto )  sia   dalla     lettura   de dell'ultima  storia  di  Dylan Dog 

    sia   all'introduzione  del  dylan  dog horror club  (  foto    al lato )  dellla storia    del n  473    in titolato 

appunto  my splatter  valentine  .
Dopo questo  spiegone    veniamo    a  noi    Cari amici   vicini e lontani  . Tra qualche  giorno  sfrofondiamo    in un orrore  molto contemporaneo la famigerata  festa  degl inamorato     amorosa  .  Un giorno   in cui nolente  e  dolente     sei in  coppia  sei  costretto a  festeggiare    perchè  le  donne    sono  più romantiche  di   te  e   ci tengono   altrimenti  ....😜🙄😋   sono guai  . Ma  soprattutto è un giorno  per  noi    single  ( per  scelta   o per  sfiga  )   tocca  a  sorbirci  prediche  e  gli  sfottò    i genitori e  parentame assortito  (   che    ti chiedono ancora  non sei  fidanzato o sposato   ,  ancora  nessun  nipote  )  o  di  amici\che  impegnati   che  ti.  prendono in giro  perchè non sei   fidanzato .  Da single     smemorati (  ma  anche   che  considerano    sa valentino  una  festa  come  un altra in quanto   ormai  mercificata  e  obbligatoria )   che   se  ne  fregano e quasi imprudentemente     vano lo stesso  in pizzeria   e  nei locali     ovviamente  pieni  di coppie       che festeggiano   san  valentino  e  subiscono prese  in giro e   risatine  come   è ( ne h o parlato  ne meandri del blog  )  sucesso    qualche volta  al sottoscrito   se  non bastassero    quelle    quando   l'8  marzo,data  ormai  snaturalizzata   e  mercificata  , perchè  tu  uomo  (  da  solo,  con amici  )  hai osato mettere  piede    in un locale  . 
Ora    lo so che bisogna  fare  buon viso a  cattivo cioè  farsene  una  ragione  visto    che  la  società occidentale  ( ma   non solo  vista  la  mercificazione  e  la globalizzazione   omologante e  neoliberista  ha    trasformato e  mercificato   una festa   mista  ( la vera storia  di san  valentino   ) in cui s'intrecciavano  tadizioni cristiane e pagane, commemorando il martire Valentino di Terni e sostituendo i riti dei Lupercali in qualcosa   di  commerciale  .
 Meno  male , grazie   del  suggerimento di  #BarbaraBaraldi   e al suo   Dylan dog horror   club  ,  ci sono   film horror  

 


2.2.26

primo caso di doping alle Olimpiadi di Milano Cortina e lo stupore dell’atleta canadese davanti al bidet in camera

c.... non sono ancora inziatene  le  cerimonia  d'apertura  ne  le gare che già si parla di doping . Ormai non siamo più abituati a perdere . Se prima il doping ( sempre condannabile ) poteva avere anche dele esecrabili motivazioni ideologiche e politiche . Era un Il doping di Stato . Esso avveniva nella Germania Est, ed era noto come "Piano di Stato 14.25", era un sistema sistematico di doping sponsorizzato dallo Stato, che ha avuto un impatto devastante sugli atleti. Questo sistema, che ha visto la somministrazione di steroidi anabolizzanti e ormoni a migliaia di atleti, ha portato a gravi conseguenze fisiche e psicologiche per molti atleti dopati.
La caduta del Muro di Berlino ha reso pubblico il bilancio vero, con vittime che hanno subito tumori, problemi di sterilità, aborti, e altre devastazioni.Ora invece è , altrettanto esecrabile per denaro . il farmaco in questione è Il letrozolo è un inibitore dell’aromatasi che blocca la conversione del testosterone in estrogeni. Usato in oncologia contro il tumore al seno, nello sport è vietato perché aumenta indirettamente il testosterone e maschera l’uso di steroidi.


da Fanpage




A pochi giorni dall'inizio delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, Rebecca Passler, un'atleta del biathlon azzurro, è risultata positiva a un controllo antidoping. Nel suo sangue è stata rilevata la presenza di letrozolo, una sostanza poco conosciuta dal grande pubblico ma ben nota agli organismi di controllo. Si tratta di un farmaco antitumorale appartenente alla classe degli inibitori dell'aromatasi. Non si tratta quindi di una sostanza "nata" per lo sport, ma di un medicinale utilizzato in ambito oncologico per trattare i tumori al seno. Proprio per questo rientra nella categoria delle "sostanze specificate" inserite nella lista vietata dall'Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), che ne proibisce l'uso in ogni momento, sia in gara sia fuori gara.
A cosa serve il letrozolo in medicina
In ambito clinico il letrozolo viene prescritto soprattutto nel trattamento del carcinoma mammario nelle donne in postmenopausa. È indicato sia nelle fasi iniziali della malattia, come terapia adiuvante dopo interventi chirurgici o radioterapia, sia nei casi più avanzati o metastatici. Secondo uno studio del 2011 sarebbe anche leggermente più efficace del tamoxifene (un altro farmaco ormonale antiestrogeno) per ridurre le recidive. In alcune situazioni particolari viene utilizzato anche prima dell’intervento chirurgico, quando la chemioterapia non è praticabile. Come ricorda l'Agenzia Italiana del Farmaco AIFA, il letrozolo può favorire l'ovulazione, motivo per cui viene utilizzato anche in terapie di medicina riproduttiva, seppur in modo limitato e controllato.
Come funziona: il ruolo degli ormoni
Per capire perché il letrozolo sia rilevante anche fuori dall'ambito medico è necessario soffermarsi sul suo meccanismo d'azione. Il farmaco interviene su un delicato equilibrio ormonale regolato da un enzima chiamato aromatasi. Questo enzima ha il compito di trasformare una parte del testosterone (l'ormone tipicamente associato alle caratteristiche maschili, ma presente anche nel corpo femminile) in estrogeni, gli ormoni sessuali femminili.
Ibuprofene e rischio di cancro dell’endometrio: cosa dice lo studio su 42.000 donne
Il letrozolo blocca l'aromatasi e interrompe questa trasformazione. In pratica impedisce che il testosterone venga "convertito" in estrogeni. Ciò comporta due conseguenze. Da un lato diminuiscono i livelli di estrogeni circolanti, dall'altro il testosterone tende ad aumentare perché non viene più metabolizzato come prima.
In ambito oncologico questo effetto è utile perché molti tumori al seno sono ormonodipendenti, cioè crescono grazie agli estrogeni: ridurne la presenza significa rallentare o bloccare la progressione della malattia. Ma lo stesso meccanismo, applicato a un organismo sano, produce uno squilibrio ormonale artificiale. È come se l'organismo venisse spinto verso una condizione non naturale, con livelli di testosterone più alti di quelli fisiologici. Ed è proprio questo aumento indiretto dell'ormone a rendere il letrozolo interessante (e problematico) nel contesto sportivo, dove il testosterone è strettamente legato a forza, recupero muscolare e adattamento allo sforzo.
Perché il letrozolo è considerato dopante
Nel contesto sportivo il letrozolo è classificato come agente ormonale vietato. Pur non essendo uno steroide anabolizzante, può aumentare indirettamente il testosterone, con effetti potenzialmente favorevoli sulla forza muscolare, sul recupero e sulla struttura corporea. In altre parole, può offrire un vantaggio competitivo in una gara dove lo sforzo è prolungato.
Non solo. Gli inibitori dell'aromatasi vengono talvolta utilizzati come "sostanze mascheranti", assunti insieme a steroidi per ridurne gli effetti collaterali e mantenere elevati i livelli di testosterone. Per la WADA questi farmaci soddisfano almeno due dei criteri che giustificano un divieto: migliorano la prestazione e comportano rischi per la salute, oltre a violare lo spirito dello sport.
I rischi e le conseguenze sportive
L'alterazione artificiale dell'equilibrio ormonale non è priva di conseguenze. Tra i possibili effetti avversi figurano problemi cardiovascolari, riduzione della densità ossea, disturbi metabolici e squilibri endocrini nel lungo periodo.
Dal punto di vista dei controlli, il letrozolo è facilmente individuabile nelle analisi antidoping e non esiste una soglia di tolleranza. Anche tracce minime possono determinare una positività.
Le sanzioni previste sono severe: sospensione immediata, possibile squalifica fino a quattro anni, annullamento dei risultati e, ovviamente, l'esclusione dalle competizioni più importanti. Il precedente in casa Italia risale al 2018, quando la tennista Sara Errani venne trovata positiva al letrozolo. Errani si giustificò raccontando di un'accidentale contaminazione causata dalla madre mentre preparava il brodo per i tortellini, ma venne comunque raggiunta da una squalifica di 10 mesi

Incurisitoe  per verificare la  notizia    ho  consultato   anche   altri siti   ed  ho  trovato   questo   su  https://www.caffeinamagazine.it/sport


“Positiva all’antidoping”. Terremoto nella squadra azzurra, la campionessa fuori dalle Olimpiadi invernali 

Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli e l’attesa cresce di ora in ora. Le Olimpiadi invernali stanno per prendere il via, con le prime competizioni già fissate a calendario e una macchina organizzativa che lavora a pieno ritmo. Tra entusiasmo, speranze di medaglie e grande attenzione mediatica, l’avvicinamento ai Giochi si sta trasformando in un momento cruciale per atleti e delegazioni, chiamati a gestire pressione e aspettative in un contesto unico.
In questo clima carico di emozioni, però, non mancano le ombre. A pochi giorni dall’inizio delle gare, una notizia improvvisa ha scosso l’ambiente sportivo italiano, aprendo interrogativi e preoccupazioni proprio mentre tutto sembrava pronto per la grande festa dello sport. Un episodio inatteso che rischia di condizionare l’atmosfera della vigilia olimpica.




Doping, chi è la stella 25enne fermata
Le brutte notizie arrivano direttamente dalla delegazione azzurra. Nel corso di un controllo antidoping “out competition”, una delle atlete inserite nel gruppo dei 109 convocati italiani è risultata positiva a una sostanza vietata. Si tratta di un inibitore, il letrozolo, che rientra nella Lista delle Sostanze Proibite della Wada, in quanto può favorire le prestazioni e mascherare l’utilizzo di altri prodotti non consentiti. Un caso che assume un peso ancora maggiore perché rappresenta il primo episodio di doping alla vigilia dei Giochi.


Il contesto rende la vicenda ancora più delicata. Milano Cortina è ormai alle porte, con le prime gare in programma dal 4 febbraio e la cerimonia ufficiale di apertura fissata per il 6 febbraio a San Siro. In Casa Italia tutto era stato definito nei dettagli, a partire da un contingente mai così numeroso, pronto a rappresentare il Paese in ogni disciplina. Proprio per questo, la notizia ha colto tutti di sorpresa, incrinando l’entusiasmo della vigilia.




L’atleta coinvolta faceva parte della squadra femminile di biathlon, un reparto considerato tra i più competitivi della spedizione azzurra. Il controllo è avvenuto lontano dalle gare, ma l’esito ha fatto immediatamente scattare le procedure previste dai regolamenti internazionali. Per una sportiva di 25 anni, tesserata per il C.S. Carabinieri, e per l’intero movimento italiano, l’avvicinamento alle Olimpiadi si trasforma così in un percorso improvvisamente in salita.
Dietro a questo nome, che solo ora emerge con chiarezza, c’è una carriera costruita con costanza e risultati fin dalle categorie giovanili. Cresciuta sportivamente in un territorio simbolo del biathlon, l’atleta aveva già mostrato talento e continuità, conquistando numerosi titoli di categoria, otto medaglie individuali e anche un oro in staffetta, confermandosi come una delle promesse più solide del panorama nazionale.
Al momento della convocazione olimpica, il suo rendimento stagionale parlava chiaro. Era 33ª nella classifica generale di Coppa del Mondo di biathlon, con un doppio 11° posto come miglior risultato: prima nella Mass Start di Annecy-Le Grand Bornand nel dicembre 2025 e poi nella Sprint di Oberhof a gennaio 2026. Piazzamenti che avevano rafforzato la fiducia dello staff tecnico e giustificato la chiamata per i Giochi.Solo in chiusura si svela il nome che ora fa discutere l’Italia sportiva. L’atleta fermata dal controllo antidoping è Rebecca Passler, classe 2001, originaria di Anterselva e nipote d’arte, essendo lo zio Johann Passler, due volte bronzo olimpico a Calgary 1988. Un caso destinato a lasciare il segno, proprio mentre le Olimpiadi di Milano Cortina sono pronte ad accendere il fuoco olimpico.....

------
  fonti   il  fatto quotidiano  ( qui  il video ) e  www.zazoom.it/ ( per la foto  ) 

La pattinatrice canadese Ivanie Blondin si sorprende davanti al bidet nel suo alloggio al villaggio olimpico di Milano. Arrivata per le Olimpiadi invernali, Blondin ha condiviso sui social un video in cui mostra con entusiasmo la stanza più grande di quanto si aspettasse e il bagno con il bidet, che le ha suscitato un’espressione di sorpresa. La sua reazione ha fatto il giro dei social, diventando subito virale tra gli appassionati di sport e curiosi.



Una stanza singola “più grande di come mi aspettavo” e un bagno in camera con tanto di bidet. È bastato questo per sbalordire la pattinatrice di velocità canadese Ivanie Blondin che, arrivata a Milano per partecipare alle prossime Olimpiadi invernali, ha condiviso sui suoi social un video in cui mostra fiera la camera del villaggio olimpico in cui alloggia. La clip, probabilmente realizzata nelle storie di Instagram, e quindi ora non più visibile, è diventata però virale. La pattinatrice, infatti, nel riprendere la stanza si mostra estremamente sorpresa di un particolare: il bidet. Tanto che inquadrandolo esclama un inequivocabile: “Ooh”.

  viene da  chiedersi    ma  in America     se  laveranno il  sedere  ?

Obliquo presente: Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio di Cristian Porcino

   "Obliquo presente  una  pedagogia  del dissenso  nerl  tempo del'odio  " è l'ultimo  libro di Cristian A. Porcino Ferrara che esplora temi di responsabilità, identità e educazione. Il libro affronta questioni come il coming out, l'omofobia e il diritto di amare senza nascondersi, e offre una riflessione critica sulle dinamiche culturali e simboliche del nostro tempo. Cristian Ferrara, docente e filosofo, utilizza la scrittura per invitarci a non tacere e a dissentire responsabilmente, cercando di cambiare il mondo attraverso il linguaggio e l'amore.  Un libr  disturbante  per  gli haters   e  per  coloro  che coltivano  e  si  fanno  prendere  dall'ìodio  .  Infatti  << [...]   se  questo libro   riuscirà  a disorientare   ache  solo  un poco  il lettore  , allora  avrà assolto   il  suo  compito >> ( dall'intoduzione dell'autore  )  .
  Un  libro  ,  fiero ed  indigesto  ,  da leggere prima di scegliere la strada dell'odio  . 
 Dire ciò che spesso viene taciuto o  messo  in secondo  piano    nel  migliore  dei casi  ,  sminuito  e  ridicolizzato   nel  peggiore   è un atto di responsabilità. In questi saggi intensi e personali, l’autore attraversa il coming out, l’omofobia, l’eteronormatività e il diritto di amare senza nascondersi, intrecciando esperienza individuale e riflessione culturale. La scuola, i giovani e il linguaggio diventano luoghi di conflitto e di possibilità. Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, il libro indaga identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato. Senza retorica, la malattia, il lutto e la perdita del padre attraversano le pagine, restituendo una scrittura autentica e necessaria. Un libro sull’amore: quello che resiste, quello che educa, quello che può ancora cambiare il mondo.



 Come dice l'autore stesso e come si può notare dalla lettura : << non nasce da un idea astratta , ma da una necessità concreta orientarsi e aiutare ad oriientarsi in un tempo che ha smesso dì'interrogarsi >> e di cui l'unica soluzione era come suggerito da Per Me Lo So dei CCCP :<< [...] in un eterno presente che capire non sai \l'ultima volta non arriva mai \l'ultima volta non arriva mai \in questo presente che capire non sai\ sei tu \sei tu\sei tu\che può darti di più >>Un libro che dimostra che l'amore non è solo etero e che proprio come la canzone ( in particolare gli ultimi versi   qui  il  testo integrale  ) L'AMORE MERITA di : simonetta spiri , greta manuzi ,  verdiana zangaro , roberta pompa   che mi è ritornata in mente mentre rillegevo alcuni passaggi del libro di Cristian 

[...] Nessuno merita di odiarsi perché non si accetta e il mondo pensa che è diversa
un solo bacio e si imbarazza
poi condanna una carezza perché crede malattia
una sporca fantasia
quella che da sempre è la storia solo mia!
E’ la storia solo mia!
L’amore è verità.

  concludo     affermando    che  è un libro d'avere e far leggere o leggere con i propri figli\e







1.2.26

Aggiornamento sul caso di Belluno La pezza dopo il caso del “biglietto olimpico”: il Riccardo Zuccolotto bambino lasciato a piedi sotto la neve avrà un ruolo nella cerimonia d’apertur



Milano-Cortina
 la chiamata del presidente Malagò alla madre di Riccardo Zuccolotto, 11 anni, che era stato costretto a scendere dal bus a Belluno perché non aveva il ticket da 10 euro. Nel frattempo, solo dopo le proteste, è stata prevista l'esenzione per i residenti




La Fondazione Milano Cortina 2026 ha proposto un ruolo nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi a San Siro a Riccardo Zuccolotto, il bambino di 11 anni del bellunese che martedì scorso è stato costretto a scendere sotto la neve dal bus che doveva riportarlo a casa da scuola perché non aveva il “biglietto olimpico” da dieci euro. La famiglia del bambino ha accettato la proposta. “Pensavo fosse uno scherzo di qualche burlone”, ha detto Vera Vatalara, la madre del bambino, raccontando all’Ansa la telefonata ricevuta da Giovanni Malagò, presidente della Fondazione, che invitava appunto il figlio Riccardo a presenziare all’apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina. “Riccardo ha risposto senza esitazione“, ha proseguito la madre, spiegando che il figlio “è passato dallo sconforto per quanto ha passato al massimo dell’entusiasmo. È uno sportivo, uno sciatore e non potete immaginare quanto significhi per lui questo invito, fosse anche un piccolo ruolo come mascotte“. Così la Fondazione prova a mettere una pezza dopo la figuraccia provocata dal “biglietto olimpico”, un ticket da 10 euro che tutti sono costretti a pagare per prendere i mezzi pubblici nella zona di Cortina. Nel frattempo, dopo il caso e le grandi proteste, è stata prevista un’esenzione per i residenti. E sulla vicenda che ha coinvolto l’undicenne, Dolomiti Bus – titolare del servizio di linea sulla tratta in questione – ha confermato di aver avviato approfondimenti per ricostruire quanto accaduto.
Ripristinato il biglietto ordinario per i residenti
Il bimbo era stato costretto a camminare, mentre nevicava e con temperature sottozero, per gli oltre 6 chilometri di statale 51 Alemagna che separano San Vito di Cadore da Vodo di Cadore, a Belluno, perché non aveva il biglietto giusto dell’autobus ed era stato costretto a scendere dall’autista, poi sospeso dal servizio. La nonna Chiara Balbinot – avvocato di Padova – ha presentato querela con l’ipotesi di abbandono di minore. “Non sentivo le gambe – aveva dichiarato successivamente Riccardo in un’intervista a La Repubblica– facevo fatica a camminare”. Zuccolotto frequenta la prima media e spesso prende la linea 30 Calalzo-Cortina. A tenere banco – oltre alle condizioni climatiche in cui il bimbo era stato lasciato a piedi – era il costo del biglietto (10 euro), che doveva essere acquistato anche dai residenti. E infatti oggi – 31 gennaio – è stato ripristinato il biglietto a tariffa ordinaria per i residenti pendolari per la tratta di pullman in questione. I lavoratori e gli studenti che risiedono in provincia di Belluno e che devono fare brevi tratti tra un paese e l’altro lungo la statale 51 Alemagna – come nel caso del bambino bellunese – potranno quindi continuare a usare i vecchi biglietti da 2,50 euro acquistati a terra e obliterarli a bordo dei bus, senza la necessità di scaricare l’apposita App o pagare solo con il bancomat Pos. Durante il controllo dei biglietti, sarà necessario esibire il documento di identità per appurare la residenza.
Le scuse dell’autista
Intanto in mattinata è arrivato un mea culpa, con le dovute scuse, dall’autista del pullman che lunedì scorso ha lasciato a terra il bimbo in questione. “Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia“, ha spiegato l’autista Salvatore Russotto, 61 anni. E ha poi ricostruito la vicenda, raccontando che il ragazzino era salito con il biglietto da 2,50 euro. “Gli ho detto che quello non era valido, che doveva pagare con il bancomat oppure avere l’abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto”. Per quanto riguarda la possibilità di pagare con denaro, Russotto sostiene che “l’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque. Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto

CHI LO DICE CHE LE RAGAZZE E LE DONNE DEBBANO GIOCARE SOLO NEL CALCIO FEMMINILE . greta figus clase 2012 Gioca a calcio a Fonni, nel cuore della Barbagia, in una squadra dove è la sola rappresentante femminile

la storia  di. Greta  Figus     classe  2012   conferma  quanto  riportato  nel  post  : « Effetto tifo  Spalti pieni e un’identità forte quando la comunità fa sauadra  con il calcio e  con il basket  . identità  non solo ultras  quindi  » .  Infatti   che  io  sappia    questa  è una  novità  .se  poi  in italia  ci sono storie  smili  non so .  Se  voi ne  avete   fatemelo sapere  mi  farebbe  piacere  . 

unione   sarda  1\2\2026
Greta unica donna a scendere in campo ma è lei che segna


Gioca a calcio a Fonni, nel cuore della Barbagia, in una squadra dove è la sola rappresentante femminile. Greta Figus, classe 2012, è l’unica ragazza che pratica il calcio in una squadra mista. Agli ordini dei mister Marco Palmas e Ramos Emerson (un’istituzione del calcio barbaricino), da 3 anni è l’attaccante della Asd Fonni, nella categoria Giovanissimi. «Da bambina giocavo a pallavolo ma mi sono accorta presto che il calcio era molto più bello e mi piaceva di più - racconta Greta - forse all’inizio guardavo
mio fratello giocare e volevo farlo con lui, poi questa passione era vera, forte e ho scelto di andare avanti. Eravamo pochissime, quest’anno le mie amiche hanno abbandonato ma io ho scelto di continuare anche se sono l’unica ragazza».
La famiglia
Greta frequenta la terza media e conta di iscriversi all’ITC Chironi di Nuoro con indirizzo Amministrazione, finanza e marketing. «Non so cosa farò da grande, per ora sono felice di riuscire a conciliare 3 allenamenti a settimana, le trasferte a Oristano e lo studio che considero importantissimo. Le mie materie preferite sono educazione fisica (chi l’avrebbe mai detto?), italiano e matematica». Babbo Sergio e mamma Adriana supportano con entusiasmo il sogno calcistico di Greta, che oggi si ritrova a vivere un’esperienza fantastica. È stata convocata da mister Sassu tra le 18 ragazze che disputeranno il torneo “Calcio+15 selezione Pintadera” a Trezzano sul Naviglio (MI) contro Lombardia ed Emilia Romagna. «Sulla carta sembrerebbe una lotta impari - dice babbo Sergio - ma venderanno cara la pelle, ne sono certo. Per Greta è una bellissima esperienza di sport e vita, io e mia moglie siamo orgogliosi e felici per lei».
Il club
La società e i mister sono entusiasti del suo impegno, della determinazione e della grinta che dimostra. «Non è solo questione di tecnica - spiegano Palmas ed Emerson - è la sua curiosità, la voglia di imparare, l’applicazione e la serietà. Il tempo dirà se il calcio sarà il suo futuro, ma già ora sono evidenti margini di miglioramento pazzeschi e tante carte da giocarsi. La sua famiglia e il calcio l’hanno supportata in passato in un momento difficile (il suo unico fratello Lorenzo ha perso la vita a 17 anni in un incidente stradale a ottobre 2024, ndc ) e tutti noi continueremo a sostenerla perché possa vivere lo sport da tredicenne, nel miglior modo possibile senza troppe pressioni o aspettative. Allenare Greta è un orgoglio». Dal canto suo Greta sembra aver accolto la convocazione della rappresentativa con grande lucidità. «Sarà di sicuro una bellissima esperienza, la convocazione all’inizio era inaspettata, eravamo 40 ed ora siamo in 18. Sono emozionata ma cercherò di viverla fino in fondo tranquilla e determinata. Andare a Milano per giocare a calcio è già un bel traguardo. Come tutti poi ho i miei idoli, sono juventina, mi piacciono tantissimo Messi e Yildiz». La società è entusiasta della convocazione e sui social lodano quella che definiscono un “orgoglio fonnese” e un ringraziamento ai tecnici che l’hanno seguita. Greta rincara: «I miei allenatori sono persone splendide e preparate. Emerson poi è un mito, si vede che ha esperienze in campionati di alto livello ed io mi diverto e imparo una marea di cose».
Il futuro
A prescindere dall’esito del torneo, Greta rappresenta un esempio in un territorio dove il calcio femminile è via via quasi scomparso negli anni, nonostante dalla Barbagia arrivi un pezzo di storia del calcio femminile italiano come Antonella Carta di Orotelli, in passato capitano della Nazionale, oltre 700 partite da professionista, inserita nella “Hall of fame” di Coverciano. L’auspicio è che Greta, coda di cavallo al vento, fiato corto e occhi che brillano mentre rincorre la palla, tracci una strada che si avvicini a quella di Antonella Carta.

Chiudersi o aprirsi ? affrontando la paura di sbagliare accettando che anche nel sbagliare c'è libertà

 A tutti, credo, capiti, in certe situazioni, di chiudersi in sé stessi. Perché? Fondamentalmente perché dentro non si sbaglia mai davvero. Dentro siamo intelligenti, sensibili, coraggiosi. Le risposte arrivano sempre al momento giusto, le emozioni sono ordinate. In poche parole: ci sentiamo al sicuro.Quando usciamo e ci relazioniamo con gli altri, sembra che la magia si rompa: parliamo troppo, o troppo poco, fraintendiamo, deludiamo o restiamo delusi. Insomma, roviniamo tutto...A quel punto pensiamo che la colpa sia dell’esserci aperti agli altri. In realtà la colpa è dell’idea che avevamo di noi stessi.Perché dentro siamo perfetti, ma fuori siamo veri. E la verità a volte è un po’ disordinata,contraddittoria. 

Ma è l’unico posto dove può succedere qualcosa che non sia solo immaginato.Forse il punto non è smettere di chiudersi, ma non farne una residenza stabile. Entrare in sé è utile, uscire è necessario.Quindi sì, probabilmente ogni tanto rovineremo qualcosa: una frase detta male, un silenzio di troppo. Ma ne vale la pena.Anche perché chi ci sta intorno, ogni tanto ha rovinato tutto…e proprio per questo ha qualcosa di interessante da raccontarci.Ora Non  condanno  la  solitudine  perchè  ne  faccio ricorso anch'io   ma  sopratutto   perchè     

 
ma  allo stesso  cercando    ricollegandomi a quanto detto  nelle righe  precedenti    una  via    di mezzo   senza  usare    " mezzi  artificiali  "   in modo aucritico   .


perchè l'intelligenza artificiale usata così tra l'altro rischia di non dare più la capacità di ragionare... Inoltre è vero, si deve imparare a sbagliare, perché sbagliando s'impara.
Infatti  come  ho  detto    nel   titolo     si    dovrebbe  accettare    che  anche  nell  sbagliare  c'è  libertà  .  Come  dicono  :  L'utente  Lorien sul suo  facebook 

Libertà e paura
La libertà ha sempre un prezzo. Ma chi è disposto a pagarlo? Ci raccontano che essere liberi significa poter scegliere, eppure ogni scelta porta con sé il peso della paura. Paura di sbagliare, di perdere, di restare soli. Forse la libertà non è altro che un’ombra: sembra vicina, ma più la insegui, più si allontana. C’è chi la cerca disperatamente, pronto a spezzare ogni catena, senza accorgersi che alcune di quelle catene lo tenevano in piedi. E c’è chi si aggrappa alla paura, confondendola con sicurezza, dimenticando che nessuna gabbia, per quanto dorata, potrà mai essere casa. Forse la libertà non è l’assenza di paura, ma il coraggio di camminare con essa. Di stringerle la mano e sussurrarle: so che ci sei, ma non mi fermerai

     questo libro  di 


che rappresenta visivamente l’episodio reale vissuto da Primo Levi, Sandro Delmastro e Alberto Salmoni: la scalata invernale all’Uja di Mondrone, raccontata nel capitolo Ferro de Il sistema periodico. In cui i tre amici volevano scalare l’Uja, ma a causa della nebbia raggiunsero una vetta sbagliata.Solo Sandro, più esperto, si accorse dell’errore.Invece di tornare indietro, decisero di proseguire lungo la cresta per raggiungere la vetta vera.L’impresa si trasformò in una prova di resistenza, libertà e amicizia.


30.1.26

Su Canale, l’arbitro di calcio ha 14 anni esordio in campo per Samuele Isoni

 


SI SENTE GIA' LO SPIRITO OLIMPICO BAMBINO DI BELLUNO E DI 11 ANNI A PIEDI PER 6KM PERCHè NON AVEVA IL BIGLIETTO OLIMPICO


 da  il fatto quotidiano  del  29 e  del 30   gennaio  2026

Riccardo Zuccolotto
Un bambino di 11 anni è stato costretto a camminare, mentre nevicava e con temperature sottozero, per gli oltre 6 chilometri di statale 51 Alemagna che separano San Vito di Cadore da Vodo di Cadore, a Belluno, perché non aveva il biglietto giusto dell’autobus.

È l’incredibile storia riportata dal Gazzettino di Belluno, che ha raccolto la testimonianza della madre e della nonna del bimbo, un avvocato di Padova, che ha presentato querela per abbandono di minore. Il bambino, verso le 16 di martedì 27 gennaio, era uscito dal rientro pomeridiano scolastico e una volta salito sul bus ha esibito il biglietto che aveva in tasca che però non corrispondeva a quello entrato in vigore da pochi giorni sulla linea 30 Calalzo-Cortina di Dolomiti Bus. Per il periodo olimpico infatti il  biglietto è passato a una tariffa fissa di 10 euro indipendentemente dalla distanza e che va comprato solo tramite app oppure con il bancomat.
L’11enne non aveva possibilità di pagare il nuovo biglietto e l’autista lo ha costretto a lasciare il bus e tornare a casa apiedi quando fuori era già buio, lungo una strada pericolosa, mentre nevicava e la temperatura era di -3 gradi. L’episodio, risalente a due giorni fa, riguarda un bus appartenente a una compagnia privata – La Linea S.p.A. – alla quale sarebbe stato subappaltato il servizio. “Ho ricevuto due chiamate di scuse da parte dell’azienda di trasporti Dolomitibus, noi andiamo avanti“, ha spiegato successivamente l’avvocata Chiara Balbinot, nonna del ragazzino di 11 anni in questione.
“Ora tocca alla procura di Belluno indagare. Dal mio punto di vista è ravvisabile il reato di abbandono di minore, anche se di ipotesi magari ce ne sarebbero altre, ma sarà la Procura poi a considerarle. Sicuramente esisteva un obbligo di custodia“, ha spiegato la nonna-avvocata, che ha poi concluso: “A mio nipote poteva capitare qualsiasi cosa durante quei novanta minuti che ha impiegato per tornare a casa, camminando sulla pista ciclabile che costeggia la strada principale – continua la nonna -, io mi chiedo come possa capitare una cosa del genere“. Domanda a cui sta cercando di rispondere l’indagine interna avviata dall’azienda di trasporti.
Il comunicato dell’azienda
Successivamente l’azienda titolare del servizio ha diffuso una nota ufficiale per esprimere la propria posizione: “In relazione all’episodio segnalato in data odierna, Dolomiti Bus esprime anzitutto sollievo avendo appreso dalla famiglia del bambino che per lui non ci sono state serie conseguenze e sta bene. La corsa in questione è stata effettuata a seguito di regolare autorizzazione dall’azienda La Linea S.p.A. alla quale Dolomiti Bus, titolare del contratto di servizio principale, ha immediatamente esteso la contestazione e chiesto chiarimenti. La società che ha effettuato il servizio ha comunicato di aver avviato degli approfondimenti e che il conducente interessato, suo dipendente, è stato prudenzialmente sospeso dal servizio“, si legge nella nota ufficiale in cui la compagnia comunica anche la sospensione dell’autista.
“Dolomiti Bus, costantemente impegnata a garantire i più elevati standard di sicurezza e tutela dei passeggeri, ha essa stessa attivato una commissione per il rigoroso accertamento dei fatti accaduti. I mezzi in servizio sono dotati di impianti di videosorveglianza e le relative registrazioni potranno essere utilizzate per l’accertamento dei fatti. Ulteriori elementi potranno essere forniti in ragione degli accertamenti in corso”, conclude la nota.

Tale  fatto  a   ha creato , sempre  secondo il fatto quotidiano  , dei problemi psicologici  (  forse momentanei ,  staremo  a vedere  )  al  bambini 

“Non ci salgo più su quel bus. Non sentivo le gambe, facevo fatica a camminare”: parla Riccardo, l’11enne fatto scendere perché non aveva il “biglietto olimpico”

Le parole della famiglia - che ha sporto querela - a La Repubblica: "La temperatura di mio figlio era arrivata a 35 gradi" dice la madre. E intanto l'azienda Dolomiti Bus chiede scusa e sospende il conducente


“Non ci salgo più, riconsegnate tutti i biglietti che abbiamo comprato”. A parlare a La Repubblica è Riccardo Zuccolotto, il ragazzino di 11 anni fatto scendere dal bus in provincia di Belluno perché non aveva il “biglietto olimpico” e costretto a camminare per 6 kilometri al buio, sotto la neve e a una temperatura di 3 gradi sotto lo zero. Gli altri biglietti sono quelli del carnet che aveva già, al prezzo di 2,50 euro e non più validi perché insieme alle Olimpiadi sono arrivati anche i rincari fino a 10 euro. Martedì scorso il giovane è arrivato a casa, a Vodo di Cadore, quasi in ipotermia e dopo due ore di camminata. La famiglia ha sporto querela con l’ipotesi di abbandono di minore ed è partita un’indagine interna – decisa anche da Dolomiti Bus, l’azienda che si occupa del trasporto locale – per conoscere i dettagli e responsabilità del fatto. “Abbiamo nominato una commissione apposita – dice l’impresa – La corsa è stata effettuata in subappalto dall’azienda La Linea spa”.
“Non sentivo le gambe – prosegue Riccardo – facevo fatica a camminare”. Il conducente sarebbe stato sospeso e sono state acquisite le registrazioni delle telecamere del mezzo che saranno utilizzate per accertamenti. La strada, oltre che buia e fredda era anche pericolosa, come afferma la mamma Sole Vatalaro: “Mio figlio ha percorso a piedi la pista ciclabile per non rimanere sul ciglio della Statale ma non era stata spazzata dalla neve – continua la donna – Non aveva il cellulare con sé e per questo motivo non ci ha potuti contattare”. E quando Riccardo è tornato a casa “aveva le labbra viola, non riusciva a parlare. I suoi jeans erano bagnati fino a metà coscia”. Un trauma per la madre, che è convinta: “Non arretrerò di un centimetro nel chiedere giustizia”.
Zuccolotto frequenta la prima media, e spesso prendeva (come da sua volontà, al passato) la linea 30 Calalzo-Cortina. La nonna Chiara Balbinot è un avvocata di Padova. È stata lei a depositare la querela. “A parte quello che è successo a mio nipote – dice – credo sia assurdo che ai residenti non venga garantita la tariffa normale”. Anche se, al netto di questo, “l’autista avrebbe potuto chiedergli quattro biglietti ordinari per arrivare alla cifra olimpica”. La tariffa è rimasta uguale solo per chi ha l’abbonamento. La domanda rimasta irrisolta è anche un’altra: l’autista ha chiesto a Riccardo 10 euro, ma perché lo ha fatto se le disposizioni dell’azienda vietano di accettare contanti? E inoltre, non bastava una semplice multa ?
Quantomeno, “Dolomiti bus ci ha già chiesto scusa. La temperatura di mio figlio era arrivata a 35 gradi, abbiamo anche un certificato medico — è quanto conclude la mamma — Non è andato a scuola il giorno dopo”. E sull’autista del bus la risposta è una: “Sono contenta che quell’autista sia stato sospeso. Decisamente non può avere a che fare con i bambini“.

LAVORO PRECARIO E' SEMPRE PIU' POVERO UN SARDO ( FIGURIAMOCI GLI ALTRI ITALIANI ) SU TRE NON ARRIVA A FINE MESE

 E  POI   CI SI LAMENTA     SE  NON  SI FANNO FIGLI   O  SI FUGGE  ALL'ESTERO   . EPPURE  

IN   In Italia si sta male (si sta bene anziché no)

In Italia ci sta il mare
Per nuotare e per pescare
Con le spiagge tutte bianche
Gli ombrelloni stesi al sole
In Italia si sta be-ne
In Italia ci sta il sole
Per asciugarsi quando piove
Con la frutta di stagione
Con le pesche e le albicocche
Da mangiare quando hai fame
Ma guarda un po’
Che fortuna stare qua
In mezzo a tanta civiltà
Guarda tu
Che fortuna stare qua
Stare ancora qua
In Italia c’è l’amore
Da quando nasce a quando muore
Se sei brutto o se sei bello
Se sei brutto o se sei bello
Se sei ricco oppure no
In Italia c’è l’amore
Da quando nasce a quando muore
Se sei brutto o se sei bello
Se sei ricco oppure no
In Italia non si può
Ma guarda un po’
Che fortuna stare qua
In mezzo a tanta civiltà
Guarda tu
Che fortuna stare qua
Stare sempre qua
In Italia si sta male
Si sta bene si sta male
In Italia si sta male
Si sta meglio si sta peggio
Si sta bene anziché no
In Italia c’è l’amore
Da quando nasce a quando muore
Se sei brutto o se sei bello
Se sei quasi sempre quello
Se sei ricco oppure no
In Italia si sta male
Si sta bene si sta male
Si sta male si sta bene
Si sta meglio si sta peggio
Si sta bene anziché no
In Italia ci sta il sole
Per asciugarsi quando piove
Con le spiagge tutte bianche
Gli ombrelloni stesi al sole
In Italia si sta bene
In Italia si sta male
Si sta bene si sta male
In Italia si sta male
Si sta bene si sta peggio
Qua si sta come si sta
In Italia c’è l’amore
Da quando nasce a quando muore
Se sei brutto o se sei bello
Se sei ricco oppure no
Se sei basso non lo so
Se sei brutto o se sei bello
Se sei ricco oppure no
Qui ci sto e non ci sto
Se sei brutto o se sei bello
Se sei ricco oppure no
In Italia non ci sto
Ma poi torno però…
Ogni tanto.

Un’organista di chiesa ha pubblicato tre dischi per ricordarci che la musica è la più grande espressione umana Kara-Lis Coverdale è una compositrice d'avanguardia che si relaziona al silenzio e alla spiritualità armata di pianoforte e elettronica rarefatta.

  fonte  https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/  L’intervista con la compositrice canadese Kara-Lis Coverdale è stata rimanda...