Loro sono Ilaria Valentini e Riccardo Marchetto, due infermieri vicentini dell’Ulss 8 Berica, nonché marito e moglie, e quello che hanno fatto merita di essere raccontato e, perché no, pure premiato. Erano in partenza per le vacanze per il Marocco, in volo da Bergamo a Marrakech. Pochi minuti prima dell’atterraggio, un bambino si è sentito male, colpito da un grave arresto respiratorio per un’ostruzione delle vie aeree in seguito a un episodio di convulsioni febbrili.Di fronte alla richiesta dell’equipaggio di assistenza sanitaria, Ilaria e Riccardo sono intervenuti immediatamente, trovandosi di fronte a un bambino molto piccolo, cianotico e incapace di respirare.I due infermieri hanno cominciato allora le manovre di emergenza: prima la disostruzione e subito dopo la rianimazione pediatrica. Il tutto con la difficoltà ulteriore della lingua, privi delle dotazioni mediche necessarie, di mascherine facciali, ossigeno inutilizzabile e defibrillatore solo in modalità adulti.La coppia non si è lasciata scoraggiare e ha praticato comunque tutte le manovre necessarie, tra ventilazioni e massaggio cardiaco. Lo hanno fatto per due volte, fino a quando il bambino non ha ripreso a respirare.In pratica, gli hanno salvato la vita, mentre si trovavano in vacanza, senza quasi strumentazione, solo con la propria esperienza e una buona dose di sangue freddo, ottenendo il plauso pubblico dell’Ordine degli Infermieri di Vicenza che riassume tutto:“Il loro è stato un esempio autentico di competenza, responsabilità e umanità”.Competenza, responsabilità e umanità. Tutto insieme. Queste sono le storie che meritano di essere raccontate e fatte conoscere. E mi auguro che il Presidente della Repubblica Mattarella li inviti presto al Quirinale per premiarli ufficialmente. Sono sicuro che sarà così.È il minimo per dir loro grazie a nome di un Paese intero
compagni e compagne di strada e di viaggio ex compagni di viaggio ( splinder )
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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3.6.26
medici attivi. anche. in. vacanza . il caso. di ilaria Valentini e Riccardo Marchetto, che. salvano. una. vita. durante un volo. per il Marocco
le truppe. cammellate. e la. clache della meloni e della destra. lanciano fango usando il suo. post e lei taace. ma. piange. quando gli elettori. di parte. avversa. l'attaccanio. due. pesi e. due. misure
Festa della Repubblica e polemiche: ci risiamo. Nel giorno delle celebrazioni per il referendum che abolì la monarchia e fece nascere la Repubblica italiana, esattamente 80 anni fa, non ha fatto discutere solo l'assenza del vicepremier Matteo Salvini alla tradizionale parata su via dei Fori Imperiali a Roma. Perché c'è chi quella parata vorrebbe abolirla, tout court. Nella mattinata di ieri, nel pieno delle celebrazioni per la ricorrenza, Ilaria Salis - europarlamentare di Alleanza verdi e sinistra - ha deciso di esplicitare il suo sentimento anti parata così, scrivendo sui social:
A destra sono insorti e. fin qui ci puo anche stare , anche. se e espressa secondo me in modo demagogico . In particolare la meloni Pur senza citare Ilaria Salis, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto per le rime oltre che demagogicamente :
Questo post della Meloni. a mio. avviso opinabile. anche se ipocrita visto che loro stessi avevano. un idea. diversa sul. 2. giugno — Anna Cardinale #facciamorete (@cardinale_anna) June 2, 2026
In quanto il 2 giugno può. anche. essere celebrato e ricordato. anche senza parate militari e farlo senza. non vuol dire. necessariamente non rispettare o mancare di rispetto a. quelle persone. che. servono il nostro paese la divisa , ha. scatenato nel silenzio della Meloni sempre pronta a lamentarsi quando la. vittima del fango è lei ma silente quando sono i suoi simpatizzanti o elettori ad offendere e a praticare la. gogna mediatica nelle. sue truppe. cammellate e nella sua clache una gogna indegna, violentissima.Nonostante. nel. post della Salis condivisibile non si riscontri nessun odio e mancanza. di rispetto
Boicottaggio impossibile. o. quasi , aggiornamento sul caso De gregori \ Eric de Luca
Ho scelto di non di non ” boicottare ” De Gregori e di tenermi quasi tutti i suoi cd live e raccolte. Senza. Gli inediti perchè un. Cantautore che. Fa. Solo. Cover o. Riadattamenti. Di. Suoi vecchi pezzi e quasi. Arrivato alla fine della carriera . Ho preso tale scelta. Perchè. Sono cresciuto. Con la. Sua musica. Ed esse. Sono legati bellissimi ricordi ma soprattutto perchè penso ed applico questa frase : « Invece le canzoni non ti tradiscono, anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.» dal film "Radio Freccia" di Ligabue (Luciano Ligabue) presa da https://www.pensieriparole.it/frasi-film/radio-freccia-(2009)/
2.6.26
provocazione referendum. 2. giugno 1946. - 2. giugno 2026
Ripensavo al fatto (piuttosto drammatico, è vero) che al celebre Referendum,nell'indipendentistissima Sardegna -in controtendenza rispetto al resto d'Italia- vinse la Monarchia. Infatti su oltre 560.000 sardi votanti, la scelta Monarchica prevalse nettamente con il 60,93% delle preferenze, mentre la Repubblica si fermò a un più modesto 39,07%.Ora, se per una volta riuscissimo a trarre qualche vantaggio dall'essere una Regione a Statuto Speciale, io proporrei di sentire al volo quel fustacchione di Emanuele Filiberto e ripristinare la Monarchia (come dal Popolo Sardo espressamente richiesto in sede referendaria) rendendoci così finalmente e definitivamente indipendenti dall'odiata Repubblica Italiana.UNICO METODO FUNZIONANTE! Carta a nostro favore: facciamo ancora la Cavalcata Sarda perché non abbiamo mai smesso di strizzare l'occhio ai cari vecchi Savoia. Condividi se hai un cuore monarchico
1.6.26
non sapevo che schierarsi contro i malpancisti exnofobici e islamfobici a. favore della comunità islamica. vedi caso di Simone Carabella,

la. migliore. risposta contro. gli islamofobici e. i razzisti e' l'ironia. il caso della. figuraccia. di , Simone Carabella, influenzer. di destra. alla. festa. di fine ramadan di mussulmani del. 31 maggio. lui. gli. insulta. loro lo. accolgono.

Caro de Gregori ..... di Gino castaldo
Ma.ora basta scrivere, vi lascio all'articolo in questione
Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio
di Gino Castaldo
“Ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio “Ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”
31.5.26
La storia di Andrea Carbini: «Facevo il manager della Feltrinelli (e fondai Ubik), poi ho rinunciato alla carriera: adesso lavoro in edicola 16 ore al giorno»

il ritratto della gentilezza. A una bimba spiega come procurarsi le macchinine Hot Wheels: «No, piccola, mi spiace, non le tengo. Prova alla stazione del metrò». A un cliente dice: «Entra, prenditi il resto». Andrea Carbini ha appena venduto un’altra copia del Corriere della Sera e in questo momento non ha tempo per la cassa: deve stare fuori dal chiosco ad allineare sul bancone le pile di giornali. Vedere in azione questo edicolante milanese, all’angolo fra via Plinio e via Morgagni, allarga il cuore. Non c’è chi fatturi quanto lui. Si sveglia alle 4.30, alza la serranda alle 5.45, finisce alle 21, «quando va bene». Orario continuato, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno: «Nelle sei festività in cui i quotidiani non escono, apro lo stesso, però arrivo alle 8.30». Nessuno che gli dia il cambio. Ferie mai.
Carbini potrebbe vendere ghiaccioli in Alaska. Ci riesce perché per una vita ha piazzato libri, articoli notoriamente meno richiesti di quotidiani e periodici, che già non se la passano bene. Era un apprezzato manager della Feltrinelli, con tanto di laurea in filosofia. Poi ha creato la catena Ubik, oggi arrivata a oltre 180 librerie. Di punto in bianco ha deciso di rinunciare alla carriera e di rilevare questa azienda che misura appena 6 metri per 3. È accaduto nel 2020 e non se n’è mai pentito. Davanti al suo baracchino, una ressa continua, con lui che elargisce affetto («salutami la mamma»), regala complimenti («ti vedo abbronzata, torni dalle vacanze?»), canzona gli indiscreti («uè, ma che ti frega se ho un buco nel maglione, sarai mica Armani?»).
Che cos’è stato? Un colpo di testa?
«Per nulla. Tutto è nato da Quisco, dallo spagnolo quiosco, edicola. Doveva essere una catena in franchising. Una mia idea: edicole mobili per rimpiazzare quelle defunte. Iniziai con due motofurgoni Ape e alcuni collaboratori. Ma nel momento sbagliato: 19 dicembre 2019».
Subito dopo arrivò il Covid.
«Fu lo stesso entusiasmante. La gente mi aspettava dai balconi. Code infinite. Un signore mi chiese: “Fa anche il vaccino?”. Ma non trovai gli sponsor giusti per lanciare Quisco su scala nazionale. Così ripiegai su questa edicola fissa in zona corso Buenos Aires. Esiste dal 1926, sa?».
Perché lasciò una casa editrice?
«Se n’era andato Romano Montroni, l’uomo che per 38 anni ha diretto le librerie Feltrinelli. Fu lui ad assumermi. Dopo il colloquio, si perse il mio curriculum, come racconta nella sua autobiografia Libraio per caso, pubblicata da Marsilio. In taxi fece il giro di tutte le librerie cooperative universitarie di Milano, sino a rintracciarmi in quella dove la domenica veniva a fare acquisti anche Roberto Calasso, l’editore di Adelphi. Mi prese come suo assistente».
Uscito da Feltrinelli, fondò Ubik.
«Prim’ancora Fastbook. Ubik introdusse un principio molto evoluto: servire una catena di librerie attraverso un solo grossista. Le diedi il nome del romanzo distopico di Philip Dick. In realtà, avevo letto che secondo Umberto Eco un brand di successo doveva avere solo quattro lettere: Sony, Nike, Dior... Meglio ancora se con un grafema alieno. E quale più della “k”? La designer Daniela Rossi fece di meglio: rovesciò la “i”. Divenne un marchio inconfondibile».
Qual è il primo giornale che ha tenuto fra le mani da bambino?
«Il Corriere della Sera. In casa entrava solo quello. Mi ci appassionai a 14 anni, nel periodo segnato dallo scandalo della P2, quando, su pressione del presidente Sandro Pertini, a Franco Di Bella subentrò come direttore Alberto Cavallari».
Perché ha scelto un mestiere, l’edicolante, considerato in via di estinzione?
«Mi è sembrato il modo migliore per abitare il reale in un mondo divenuto virtuale. Il che significa vivere il freddo, il caldo, la pioggia, il vento. Abiti il reale se crei un rapporto con la comunità che ti circonda. Sto qui 16 ore al giorno, faccio una vita di strada. È una grande scuola. Per un giovane sarebbe più educativa del liceo. Toccare i giornali è fondamentale per la formazione di un essere umano».
D’inverno è riscaldato questo chiosco?
«No, e neppure rinfrescato d’estate. Gli sbalzi termici mi farebbero male».
Dev’essere un inferno a Ferragosto.
«Fu peggio quando ebbi una malattia molto seria. Venivo a lavorare lo stesso. Lì ho toccato con mano che cos’è la solidarietà. Una famiglia tutte le sere si presentava con un pasto caldo: non ne avevo bisogno, perché so cucinare da solo, ho la schiscetta. Però mi ha commosso. Non dimenticherò mai una persona che pregava per la mia guarigione. Ancora oggi tutti i giorni mi porta le brioche».
Quante testate ci sono qui dentro?
«Circa 500. Farcele stare è una fatica tremenda. Ogni mattina devo movimentare a forza di braccia metà edicola».
Soffrono di più i libri o i giornali?
«La stampa sta attraversando il deserto, insieme con le tv. L’editoria libraria lo ha già attraversato. Le vendite dei quotidiani sono in caduta libera, torneranno ai livelli anteriori al boom economico. Di conseguenza, la pubblicità migra verso il digitale, perché i lettori stanno lì, sulla Rete. L’algoritmo oggi è il pastore dell’essere, per usare un’espressione di Martin Heidegger: gli cedi i tuoi dati e lui ti viene a cercare per venderti qualcosa. Ovvio, alle aziende interessa di più un mezzo che targetizza, brutta parola».
Pure lei sta su Instagram e Facebook.
«Ci starò per poco. Ho voluto lasciare un suggerimento di vita ai giovani: facciamoci il c... ma almeno divertiamoci».
Leggo che ha arruolato un «content creator e creativo multidisciplinare».
«Macché arruolato! È Tudor Laurini, un blogger. Ha lo studio qui vicino. Lo chiamano Klaus. Mi faceva la posta da tempo per filmarmi. Mi tempestava di domande. Guarda che io non voglio comparire sui social, lo dissuadevo. Poi ho visto che le fanciulle lo riconoscevano per strada: Klaus di qui, Klaus di là. Alla fine ho ceduto. Intelligente e simpatico. Penso che ripeterò l’esperimento. Voglio spiegare ai ragazzi come si disegna un menabò e come si legge un giornale».
Per l’edicola c’è futuro?
«No, se la rendi un luogo passivo, dove accetti di smerciare gadget, snack, fiori. Dicono che in 20 anni i punti vendita siano scesi da 35.000 a 20.000. Secondo me, togliendo quelli che fungono da biglietterie per bus e ritiro di pacchi Amazon, sono molti meno. Ma per chi sa selezionare e creare un proprio pubblico, spazio ce ne sarà sempre, e tanto. Altrimenti perché mi farei arrivare persino il mensile francese Philosophie Magazine, che tra gli insegnanti va via come il pane?».
Ha una ricetta anche per noi scribi?
«I giornali d’inchiesta, che spiegano, che controllano il potere, che orientano, che aprono finestre sul mondo, che sanno fare sintesi, che dialogano con i lettori non moriranno mai. Voi però usate un linguaggio che non attrae i giovani. Loro hanno capito che per affrontare l’intelligenza artificiale hai bisogno di categorie logiche e filosofiche, sennò quella roba lì ti macina. Io sono mentalmente cambiato da quando faccio questo lavoro, adesso sono un uomo del tutto diverso».
Vogliamo parlare dei costi industriali di un giornale stampato in tipografia?
«Ha ragione, sono diventati insostenibili. Il Pdf, invece, lo stampo gratis dal mio pc. Ma questi sono anche i costi della democrazia. Che Paese saremmo senza le edicole? Glielo dico io: una selva di tribù che si accapigliano sul web. Uno dei motivi di deterioramento della politica è proprio la crisi della carta stampata».
Quanti clienti ha?
«Almeno 400 al giorno. Il sabato e la domenica possono arrivare a 1.500».
Li attira persino con la musica, sento.
«Nella colonna sonora del mio chiosco ci sono sempre Mozart e i Concerti brandeburghesi di Bach. Anche quelli per clavicembalo. Mi mettono gioia».
Le è capitato di non esporre, di tenere sotto il banco, una testata che disprezza?
«No. Detesto le censure ideologiche».
Molti suoi colleghi salvavano il bilancio mensile con i periodici hard, ma ora il porno arriva a domicilio con Internet.
«Schifezze qui non ne tengo, ho deciso a priori di rifiutarle. Pertanto, non so neppure se quei giornaletti escano ancora».
Mai pentito d’aver mollato Feltrinelli?
«No, ci mancherebbe altro. Lei si chiederà: ma chi te lo ha fatto fare?».
Mi legge nel pensiero.
«La curiosità. All’alba non vedo l’ora di venire qui, perché so che mi attende una scommessa e incontrerò tantissime persone interessanti. Serve una grande disciplina per affrontare una vita così».
Non ha paura della fauna notturna?
«No. Il bar qui accanto chiude alle 2, funge da deterrente».
Quando lavoravo a Milano, i giornali me li portava a casa un giovane edicolante di piazza Esquilino, che studiava ingegneria meccanica. All’alba del 4 gennaio 1999 fu ucciso nel suo chiosco.
«Ricordo. Lo scorso novembre ho subìto anch’io una rapina, però piccola».
Le ultime ferie quando sono state?
«Non lo ricordo, giuro. Tra Basilicata e Calabria, mi pare, dal lunedì al venerdì. Allora avevo dei collaboratori, me lo potevo permettere».
La salute non ne risente?
«Mi mantengo in forma con le flessioni dentro l’edicola, 100 al giorno».
Tempo per leggere gliene avanza?
«Un’ora e mezza la sera, prima di addormentarmi. Alle 23.30 crollo».
Un giorno avrà diritto alla pensione?
«Che cosa triste, la pensione, non voglio andarci. Ho tre figli da affiancare nelle loro avventure. Trasmetterò la mia testimonianza ai giovani, ma non rimarrò qui a vita. Il mio ciclo sta finendo».
29.5.26
il perdono è anche il non decidere . Trent'anni o cinque? Quando il perdono incontra la giustizia
Cosa fareste? Ma soprattutto, il perdono può passare attraverso il rifiuto di compiere una scelta così enorme? Forse, a volte, il vero perdono risiede proprio nel non decidere, nel lasciare che il destino o la giustizia facciano il loro corso senza che il peso di una vita gravi sulle nostre spalle già spezzate dal dolore."
Eric de Luca e Francesco de Gregori due. faccie della stessa medaglia ?
Tosa sbaglia in parte. Quando. Dice nel voler mettere sullo stesso piano De Gregori ed Eric del Luca. A Mio avviso sono si segno di un malessere evidente nella cultura italiana ma. con strade. differenti . Infatti a quest analisi di Tosa aggiungo che : 1) La dichiarazioni di De Gregori. sono curiose perchè. come dice la. cantante. Elisa su il fatto quotidiano del 29\5\2026 ( qui l'articolo completo) : « [... ] De Gregori ha dichiarato che non è necessario che gli artisti si espongano su certi temi o facciano proclama. Lo imbarazzano. Che ne pensi?Credo che questa sia una sua personalissima visione. È una posizione curiosa, se pensiamo che la sua generazione ha vissuto l’epoca in cui la musica è stata il motore trainante dei movimenti giovanili più rivoluzionari della storia, dal ’68 a Woodstock. Francesco è da sempre un pensatore originale e fuori dal coro. Per me rappresenta un punto di riferimento assoluto e lo ascolto con lo stesso rispetto che si deve a un filosofo. Tuttavia, questa volta non sono del tutto d’accordo con lui. Come mai? Sento il bisogno di mantenere accesa la speranza. Esiste una critica comune secondo cui i cantanti dovrebbero limitarsi a cantare, ed è una visione legittima. In un’epoca di ‘tuttologia’ diffusa, il rischio di generare confusione e disinformazione è reale. Ma è altrettanto vero che quando figure provenienti da settori diversi si espongono per accendere i riflettori su un’ingiustizia, aiutano a fare emergere il problema, creando un’evidenza collettiva. »
Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue:
* Sul sionismo: Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale.
* Sul genocidio: Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale".
Queste frasi hanno suscitato un'enorme bufera mediatica e fortissime polemiche nel dibattito pubblico. In seguito alla reazione e allo sconcerto di molti sostenitori della causa palestinese, De Luca ha poi precisato di non voler offendere la sensibilità di chi sostiene tale causa – che lui stesso ha dichiarato di condividere – scusandosi per l'incomprensione sull'uso della parola "sionismo".
Per un quadro completo delle sue parole, è possibile leggere i dettagli dell'intervista pubblicata su Il Foglio e gli articoli di approfondimento raccolti da Il Libraio. Io pensa. Che. Le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca (spesso trascritte come "Eric") non sono una provocazione, ma posizioni espresse direttamente e fermamente in prima persona . Infatti Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue: [I]
- Sul sionismo: Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale.
- Sul genocidio: Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale". [I, II, III]
medici attivi. anche. in. vacanza . il caso. di ilaria Valentini e Riccardo Marchetto, che. salvano. una. vita. durante un volo. per il Marocco
da. Lorenzo Tosa. Loro sono Ilaria Valentini e Riccardo Marchetto, due infermieri vicentini dell’Ulss 8 Berica, nonché marito e moglie, e ...
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ecco come dicevo nel titolo perchè guarderò anche le paraolimpiadi .In attessa d'esse un nuovo sunto con aggiunte a qua...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...











