compagni e compagne di strada e di viaggio ex compagni di viaggio ( splinder )
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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28.3.26
Analisi della rabbia e la violenza minorile
Manuale di autodifesa i consigli dell’esperto anti Antonio Bianco, puntata n. LXXVII : LE ACCONCIATURE RACCOLTE E ADERENTI SONO PIÙ SICURE
Parlare di capelli e aggressioni richiede una premessa: la responsabilità è sempre di chi aggredisce, così come nessuna acconciatura mette al riparo dalla violenza. Ma in un’ottica di prevenzione concreta, ancheil modo in cui si portano i capelli può incidere sulla possibilità di essere afferrati e quindi sul margine di reazione.I capelli lunghi e sciolti offrono una superficie ampia e immediata di presa. Basta un gesto rapido per tirare una ciocca e provocare dolore, sbilanciamento e perdita di orientamento. Il dolore al cuoio capelluto è infatti intenso e istintivamente porta a irrigidirsi o a portare le mani alla testa, riducendo la capacità di difendersi o fuggire.Per questo, se l’obiettivo è ridurre un possibile punto dipresa, meglio scegliere acconciature raccolte e aderenti. Una coda bassa, stretta sulla nuca e fissata con unelastico resistente, è preferibile a una coda alta che oscilla e può trasformarsi in una leva. Ancora più funzionale è uno chignon compatto, ben saldo, senza ciocche libere.Le trecce aderenti alla testa distribuiscono la massa deicapelli e rendono più difficile afferrarli in un unico punto.Prestate attenzione anche a mollettoni rigidi, pinze grandi o fermagli metallici, che possono rompersi sotto trazione o diventare elementi pericolosi. Meglio elastici semplici, senza parti sporgenti. Se si portano i ca-pelli corti, il problema della presa si riduce, ma al tempo stesso resta importante mantenere il viso libero: niente frange che coprano gli occhi o limitino il campo visivo.Un’acconciatura pratica, che lascia il volto scoperto,si accompagna spesso a una postura più attenta e a un 'andatura più sicura. E la consapevolezza dell’ambiente, così come guardare avanti e non il cellulare, è una delle prime forme di prevenzione.
Oltre a quanto riportato nell'articolo. sopra ecco come liberarsi qualora nonostante tutte le precauzioni prese dovesse essere aggrediti\e per i capelli.
27.3.26
Volevo un altro figlio": così Nicoletta ha sfidato il Parkinson a 35 anni ed è diventata bionica
Da news Google
Parkinson è difficile, è come vivere con una zavorra". Il tempo si deforma: "Il mio invecchiamento è più veloce, non è che invecchio sette anni ogni anno come i cani (ride ndr), ma sicuramente è più avanzato rispetto alle persone sane".
Una consapevolezza che non diventa però resa. Il cervello bionico. Oggi definisce la sua condizione con una parola che contiene ironia e precisione insieme: "La vivo come la storia di una donna bionica, ho un cervello che chiamo bionico, perché grazie a quell’impianto ricevo impulsi elettrici, una tecnologia che mi consente di funzionare come una persona quasi normale". Quel 'quasi' resta, ma non è più il centro. Non cedere. il suo racconto si chiude su una linea sottile, lontana da ogni retorica. "È una vita, si può fare, è una gioia ogni momento che ho con i miei figli, bisogna cercare di non cedere alla tentazione di autocommiserarsi". Una frase che non suona come un insegnamento, ma come un esercizio quotidiano: "Vedere quello che abbiamo e fare quello che possiamo con le forze che abbiamo ogni giorno". La storia di Nicoletta non è una storia di guarigione, ma è una storia di scelta, ogni giorno e questo è quello che colpisce ancora di più.
L’Italia dei cammini: dal boom verso l’economia dei borghi
da https://www.lidentita.it/
27\3\2026
L’Italia dei cammini: dal boom verso l’economia dei borghi Una buona legge voluta dalla Lega che ora va calata sui territori
di Dave Hill Cirio
L’Italia dei cammini: dal boom verso l’economia dei borghi
Mentre il nostro Paese arranca sotto il peso dell’overtourism e della crisi di identità delle città d’arte, c’è un’Italia che corre restando lenta.
I dati del dossier 2025 di Terre di Mezzo parlano chiaro: 300mila camminatori hanno solcato i sentieri della Penisola, generando un impatto economico stimato in 336,4 milioni di euro. La vera notizia, non nel numero di scarponi consumati ma nel salto di qualità normativo: l’approvazione della Legge 13 febbraio 2026, numero 24. Un provvedimento che trasforma il camminare da “hobby per pochi” a “asset strategico nazionale”.
L’Italia dei 300mila camminatori
Dietro questa svolta normativa, un’impronta politica precisa. La proposta, che ha visto tra le prime firmatarie e relatrici la deputata della Lega Giorgia Andreuzza, non si limita a mappare sentieri. La visione punta a strutturare il turismo lento come un modello di sviluppo economico per le aree interne. Per Andreuzza “un passo concreto per valorizzare l’identità dei territori“.
Il cuore del provvedimento, nel riconoscimento dei cammini come “itinerari di rilievo europeo e nazionale”. Equiparati a vere infrastrutture, ma con una finalità diversa: la tutela dell’ambiente e il rilancio dei borghi. La legge non stanzia solo fondi (circa 6 milioni di euro per il triennio 2026-2029), ma introduce una governance integrata attraverso la creazione di una Cabina di Regia nazionale e una banca dati digitale.
Una realtà matura
Nel report di Terre di Mezzo, una realtà matura. Con una spesa media giornaliera di 87,29 euro e una durata media del viaggio di 7,4 giorni, il camminatore tipo non è più il pellegrino “povero” che cerca solo un tetto religioso. È un turista consapevole, spesso giovane (il 27% ha meno di 45 anni), che cerca qualità, prodotti locali e connessione con la comunità.
L’impatto di 336 milioni di euro, “micro-ossigeno” per comuni che spesso non hanno altre entrate turistiche. Qui, il tema delle opportunità non colte. La Via degli Dei e la Francigena continuano a trainare i flussi ma decine di cammini minori restano nell’ombra, privi di servizi minimi. La sfida della nuova governance, proprio quella di evitare un “over-cammino” sulle rotte celebri, distribuendo i flussi verso più di 150 percorsi censiti che ancora faticano a generare indotto stabile.
Verso l’economia dei borghi
Nella legge, concetti rivoluzionari come l’accessibilità universale. Rendere i sentieri percorribili a chi ha disabilità motorie – su cui Andreuzza ha insistito molto, legandolo al turismo inclusivo- ma pure creare un sistema di accoglienza che oggi è ancora frammentato.
Finora, è mancata una visione “industriale” del turismo lento. Molti sindaci dei borghi guardano al passaggio dei camminatori con simpatia, ma senza una strategia di marketing territoriale. Manca la capacità di trasformare il “passaggio” in “permanenza”. Perché un camminatore non dovrebbe fermarsi un giorno in più per un corso di cucina locale o per visitare una bottega artigiana? La risposta, nell’assenza di coordinamento tra i gestori dei cammini (spesso associazioni di volontari) e gli enti locali.
Una legge da calare a terra
La posizione della Lega, espressa anche dal senatore Roberto Marti, punta a fare dell’Italia la “capitale mondiale del turismo esperienziale”. Per farlo, la legge dovrà essere calata a terra con regolamenti regionali che facilitino l’apertura di microimprese lungo i percorsi. Il rischio, che la legge resti una bellissima cornice senza il quadro.
Se la politica saprà implementare la governance prevista dalla legge, il turismo lento non sarà più un’alternativa “povera” al mare, ma il pilastro di un’economia identitaria capace di salvare i nostri borghi dall’oblio. La strada è segnata, ora bisogna solo iniziare a camminarla con passo deciso, lasciandosi alle spalle l’improvvisazione del passato.
«Vendo pacchi Amazon a peso Nessuno sa cosa ci trova dentro» Il negozio di Riccardo Lorenzoni a Sassari punta sulla “pesca fortunata”
leggo su nuova sardegna 26\3\2026 che dopo Roberto Zalteri ( ne ho parlato in « Compro a peso i pacchi di Amazon, li rivendo a 4 euro al chilo senza aprirli ) un altro imprenditore vede il
resi o non ritirati di Amazon ››
Vendo pacchi Amazon a peso Nessuno sa cosa ci trova dentro Il negozio di Riccardo Lorenzoni a Sassari punta sulla “pesca fortunata’
come è cambiata la criminalità sarda da codice barbaricino alla droga . da codice agropastorale alle infiltrazioni \ radicamento delle mafie Andrangheta in particolare
Ascanio sobrero. preferi rimanere. umile. anzi che. arricchirsi. con la nitroglicerina diventata poi dinamitea con Nobel
Era il 1847 e in un laboratorio di via Po 18, a Torino, un chimico piemontese chiamato Ascanio Sobrero stava per fare una cosa che avrebbe cambiato il mondo.
Solo che non lo sapeva ancora. E quando lo capì, rimase talmente terrorizzato da voltarsi dall'altra parte.
Sobrero aveva sintetizzato la nitroglicerina. Un liquido oleoso, giallastro, apparentemente innocuo. Poi un frammento colpì per caso un martello da laboratorio.
L'esplosione fracassò i vetri dell'intero edificio.
Non era un incidente di poco conto: stava parlando di una sostanza che, come scrisse lui stesso nelle sue note, "una gocciolina di qualche centigramma produce una detonazione come di fucile". Pochi grammi. Un colpo da arma da fuoco.
Sobrero era chimico, non militare. Non aveva intenzione di consegnare al mondo una bomba portatile. Così prese una decisione che, col senno di poi, è una delle più costose della storia della scienza.
Non brevettò nulla.
Nessuna registrazione. Nessuna tutela legale. La scoperta rimase lì, libera, accessibile a chiunque avesse voglia di prenderla e usarla.
E qualcuno lo fece.
Alfred Nobel, industriale svedese, capì che il problema della nitroglicerina non era la potenza — era l'instabilità. Così mescolò il liquido con kieselguhr, una terra diatomacea porosa e assorbente, e nel 1867 ottenne il brevetto della dinamite: stessa forza, molto più gestibile.
Nel 1873 aprì uno stabilimento proprio ad Avigliana, a pochi chilometri da Torino. A pochi chilometri da dove Sobrero aveva scoperto tutto.
Con i profitti di quella invenzione — stabilimenti in tutta Europa, contratti militari, esplosivi industriali — Nobel accumulò una fortuna che, nel testamento del 1895, destinò all'istituzione del premio che porta il suo nome.
Il Premio Nobel. Finanziato dalla nitroglicerina di Sobrero.
Mentre questo accadeva, Ascanio Sobrero insegnava chimica a Torino con uno stipendio di 600 lire all'anno. Non era ricco. Non era famoso fuori dagli ambienti accademici. Non aveva chiesto niente in cambio della cosa più esplosiva che l'industria moderna avesse mai visto.
La paura può essere una scelta morale. Ma raramente è una strategia vincente.
In breve:
Ascanio Sobrero inventò la nitroglicerina a Torino nel 1847 ma, terrorizzato dalla sua potenza, non la brevettò mai.
Alfred Nobel prese quella scoperta libera, la stabilizzò nella dinamite nel 1867 e costruì la fortuna con cui istituì il Premio Nobel.
Sobrero insegnava chimica con 600 lire l'anno mentre Nobel diventava uno degli uomini più ricchi d'Europa.
26.3.26
Obliquo Presente”: a Misterbianco il dissenso diventa dialogo e resilienza
Da il filosofo impertinente mercoledì 25 marzo 2026
“Obliquo Presente”: a Misterbianco il dissenso diventa dialogo e resilienza

Il 24 marzo 2026, nella suggestiva cornice del Teatro Comunale di Misterbianco, presso la saletta dedicata ad Andrea Camilleri, si è svolta la presentazione del libro Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara. Un appuntamento partecipato e ricco di spunti, capace di intrecciare riflessione culturale, impegno civile e condivisione emotiva.

Il cuore dell’evento si è sviluppato attraverso un dialogo intenso e articolato, arricchito dagli interventi della professoressa Alessandra Irene Marchese e dello psicologo Sandro Mangano, che ha guidato e sollecitato il dibattito sin dalle sue fasi iniziali.
Nel corso del confronto ha preso la parola l’assessora Maria Virgillito intervenendo su alcuni passaggi emersi durante la discussione e contribuendo con il proprio punto di vista all’interno del dibattito già avviato. Allo stesso modo è intervenuto anche l’assessore Alessio Strano, presente non solo nel suo ruolo istituzionale ma anche come amico dell'autore, offrendo un contributo partecipato e personale.

La professoressa Marchese ha offerto un’analisi puntuale del tema della censura nella storia, abbracciandone le manifestazioni nell’arte, nella musica e nella letteratura, in piena sintonia con i contenuti del volume.
Di grande impatto anche l’intervento del dottor Mangano, che ha coinvolto attivamente il pubblico in un esercizio di condivisione: agli intervenuti è stato chiesto di definire con un aggettivo le emozioni suscitate dalla lettura di alcuni stralci del libro. Ne è emerso un mosaico di percezioni e vissuti che ha restituito una fotografia autentica e partecipata della platea. Non a caso, lo stesso Mangano ha definito il libro di Porcino Ferrara un vero e proprio atto di resilienza, capace di trasformare l’esperienza del dissenso in occasione di crescita e consapevolezza.

Nel corso del confronto, al quale hanno preso parte anche allievi ed ex allievi dell’autore, è emersa con forza la capacità del testo di generare dialogo e riflessione condivisa. Gli interventi del pubblico hanno contribuito a rendere l’incontro vivo e dinamico, restituendo una pluralità di sguardi coerente con lo spirito dell’opera.

A fronte di alcune definizioni emerse durante il dibattito, è utile richiamare il pensiero del filosofo Manlio Sgalambro, secondo cui “il pessimista onora la verità”: una chiave di lettura che consente di sgomberare il campo da etichette riduttive e di restituire al lavoro di Cristian A. Porcino Ferrara la sua dimensione più autentica, quella di un’indagine lucida e necessaria sul presente.

Nel corso del dibattito, sollecitato anche dalle domande del pubblico, l’autore ha affrontato alcuni dei temi più delicati trattati nel libro, tra cui i pregiudizi che ancora oggi le persone omosessuali si trovano ad affrontare, anche in ambito religioso. In questo contesto, Porcino Ferrara ha affermato: "Noi persone omosessuali siamo cresciute con un linguaggio e una terminologia eterosessuale che ci hanno definiti e, di conseguenza, discriminati. Come diceva Michela Murgia, in una gerarchia di potere ogni etichetta che ci viene cucita addosso non è una descrizione, ma la misura del potere che gli altri vogliono esercitare su di noi.". Un passaggio che ha suscitato interesse e partecipazione, confermando la capacità del testo di stimolare un confronto aperto e necessario.

Un evento che ha lasciato il segno, capace di unire pensiero critico e partecipazione collettiva, nel segno di una pedagogia del dissenso che si fa strumento di consapevolezza e cambiamento.
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Probabili soluzioni del problema della violenza giovanile. ? educare il figlio a non essere cacciatore e la figlia a non essere preda
non faccio in tempo veder pubblicato tale mio commento ( https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2026/03/violenza-giovanile-bergamo.html ) sull'ennesimo fatto di violenza giovanile che in una chat in cui si discuteva di ciò è mi si accusa adi far il solito pistolotto etico morale, e mi si chiede come risolvere il problema oltre a parlare .
Ora voglio rispondere a tali domande /osservazioni pur sapendo che rispondere ad esse è come dare le perle ai porci perché chiunque anche il più addormentato che sceglie di non cadere nel : tutto subito , repressione , ecc. ovvero alle sirene della propaganda e dei demagoghi che parlano alla pancia ed usa un po' di raziocinio ed osservazione ci arriva da sè senza chiedere interpellare gli altri . A meno che non voglia confrontarsi o sentire un altra opinione .«Serve un progetto di lungo respiro. La scuola e i genitori non possono essere lasciati soli, l’intervento educativo non deve essere solo disciplinare, ma includere la gestione della rabbia, lo stimolo dell’empatia,
Come in una serie tv L’abbigliamento, lo show in diretta emulano un preciso immaginario: mi viene in mente Narcosla percezione dell’autorità. L’errore che non dobbiamo compiere è minimizzare. E non dobbiamo dire che è colpa di un ragazzo, perché è un problema che riguarda tutti». ( Claudio Mencacci, psichiatra, presidente della Società italiana di neuro psico farmacologia, è da sempre attento ai disturbi dei più giovani sul corriere della sera del 26\3\2026 )
1) educazione a scuola e nei centri di aggregazione giovanile e familiare :
ai linguaggi dei media e delle arti
2) aiuti non solo ecomici ma anche psicologici alle famiglie in difficoltà
3) potenziamento di personale e strutture per migliorare i servizi sociali e la giustizia minorile
4 ) applicare leggi che già ci sono senza farne di nuove insomma evitare che diventino come le grida manzoniane e dei garbugli tanto che non si sa quale/i applicare visto che ognuna contraddice l'altra
« #noninsegnare a tua #figlia ad essere #preda \ #insegna a tuo #figlio a non essere #cacciatore » di #joumanahaddad poetessa libanese eco il testo integrale preso. da
Gestione delle Emozioni: Educato a riconoscere e gestire la frustrazione, l'aggressività e la rabbia senza scaricarle sugli altri.
Rifiuto della Prepotenza: Insegna che la forza non si usa per sopraffare, ma per proteggere. Il rispetto si basa sull'ammirazione, non sulla paura.
Esempio in famiglia: Sii il primo a mostrare rispetto reciproco, evitando comportamenti prepotenti o machisti.
Assertività e Limiti: Insegna a usare frasi come "Non mi piace, smettila" o "A me piace come sono" per stabilire confini chiari.
Autodifesa Emotiva: Spiegale che nessuno può farla sentire inferiore senza il suo consenso e che ha il diritto di difendersi emotivamente.
Chiedere Aiuto: Insegna che non deve sopportare comportamenti inaccettabili e che segnalare il problema a un adulto non è un atto di debolezza.
Principi Comuni per EntrambiEducazione all'Empatia: Insegnare a mettersi nei panni dell'altro.
Autonomia: Favorire l'indipendenza e la capacità di prendere decisioni proprie.
Comunicazione Aperta: Creare un ambiente sicuro dove poter parlare di paure e difficoltà
Infatti concordo con quello che dice vedere articolo sotto su repubblica del 26\3\2026 lo psicanalista Massimo Ammaniti
Analisi della rabbia e la violenza minorile
Oltre alla bellissima lettera della. prof accoltellata riportata sui social, al mio post ( vedere. sotto per l'url ) . Ma per i...
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ecco come dicevo nel titolo perchè guarderò anche le paraolimpiadi .In attessa d'esse un nuovo sunto con aggiunte a qua...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...



