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31.5.26

La storia di Andrea Carbini: «Facevo il manager della Feltrinelli (e fondai Ubik), poi ho rinunciato alla carriera: adesso lavoro in edicola 16 ore al giorno»

corriere. della sera. 

«Aprire un'edicola mi è sembrato il modo migliore per abitare il reale in un mondo divenuto virtuale». Carbini era assistente di Romano Montroni, che per 38 anni aveva diretto le Librerie: «Mi cercò per tutta Milano con il taxi»
  

 il ritratto della gentilezza. A una bimba spiega come procurarsi le macchinine Hot Wheels: «No, piccola, mi spiace, non le tengo. Prova alla stazione del metrò». A un cliente dice: «Entra, prenditi il resto». Andrea Carbini ha appena venduto un’altra copia del Corriere della Sera e in questo momento non ha tempo per la cassa: deve stare fuori dal chiosco ad allineare sul bancone le pile di giornali. Vedere in azione questo edicolante milanese, all’angolo fra via Plinio e via Morgagni, allarga il cuore. Non c’è chi fatturi quanto lui. Si sveglia alle 4.30, alza la serranda alle 5.45, finisce alle 21, «quando va bene». Orario continuato, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno: «Nelle sei festività in cui i quotidiani non escono, apro lo stesso, però arrivo alle 8.30». Nessuno che gli dia il cambio. Ferie mai.

Carbini potrebbe vendere ghiaccioli in Alaska. Ci riesce perché per una vita ha piazzato libri, articoli notoriamente meno richiesti di quotidiani e periodici, che già non se la passano bene. Era un apprezzato manager della Feltrinelli, con tanto di laurea in filosofia. Poi ha creato la catena Ubik, oggi arrivata a oltre 180 librerie. Di punto in bianco ha deciso di rinunciare alla carriera e di rilevare questa azienda che misura appena 6 metri per 3. È accaduto nel 2020 e non se n’è mai pentito. Davanti al suo baracchino, una ressa continua, con lui che elargisce affetto («salutami la mamma»), regala complimenti («ti vedo abbronzata, torni dalle vacanze?»), canzona gli indiscreti («uè, ma che ti frega se ho un buco nel maglione, sarai mica Armani?»). 

Che cos’è stato? Un colpo di testa?
«Per nulla. Tutto è nato da Quisco, dallo spagnolo quiosco, edicola. Doveva essere una catena in franchising. Una mia idea: edicole mobili per rimpiazzare quelle defunte. Iniziai con due motofurgoni Ape e alcuni collaboratori. Ma nel momento sbagliato: 19 dicembre 2019».

Subito dopo arrivò il Covid.
«Fu lo stesso entusiasmante. La gente mi aspettava dai balconi. Code infinite. Un signore mi chiese: “Fa anche il vaccino?”. Ma non trovai gli sponsor giusti per lanciare Quisco su scala nazionale. Così ripiegai su questa edicola fissa in zona corso Buenos Aires. Esiste dal 1926, sa?».

Perché lasciò una casa editrice?
«Se n’era andato Romano Montroni, l’uomo che per 38 anni ha diretto le librerie Feltrinelli. Fu lui ad assumermi. Dopo il colloquio, si perse il mio curriculum, come racconta nella sua autobiografia Libraio per caso, pubblicata da Marsilio. In taxi fece il giro di tutte le librerie cooperative universitarie di Milano, sino a rintracciarmi in quella dove la domenica veniva a fare acquisti anche Roberto Calasso, l’editore di Adelphi. Mi prese come suo assistente».

Uscito da Feltrinelli, fondò Ubik.
«Prim’ancora Fastbook. Ubik introdusse un principio molto evoluto: servire una catena di librerie attraverso un solo grossista. Le diedi il nome del romanzo distopico di Philip Dick. In realtà, avevo letto che secondo Umberto Eco un brand di successo doveva avere solo quattro lettere: Sony, Nike, Dior... Meglio ancora se con un grafema alieno. E quale più della “k”? La designer Daniela Rossi fece di meglio: rovesciò la “i”. Divenne un marchio inconfondibile».

Qual è il primo giornale che ha tenuto fra le mani da bambino?
«Il Corriere della Sera. In casa entrava solo quello. Mi ci appassionai a 14 anni, nel periodo segnato dallo scandalo della P2, quando, su pressione del presidente Sandro Pertini, a Franco Di Bella subentrò come direttore Alberto Cavallari».

Perché ha scelto un mestiere, l’edicolante, considerato in via di estinzione?
«Mi è sembrato il modo migliore per abitare il reale in un mondo divenuto virtuale. Il che significa vivere il freddo, il caldo, la pioggia, il vento. Abiti il reale se crei un rapporto con la comunità che ti circonda. Sto qui 16 ore al giorno, faccio una vita di strada. È una grande scuola. Per un giovane sarebbe più educativa del liceo. Toccare i giornali è fondamentale per la formazione di un essere umano».

D’inverno è riscaldato questo chiosco?
«No, e neppure rinfrescato d’estate. Gli sbalzi termici mi farebbero male».

Dev’essere un inferno a Ferragosto.
«Fu peggio quando ebbi una malattia molto seria. Venivo a lavorare lo stesso. Lì ho toccato con mano che cos’è la solidarietà. Una famiglia tutte le sere si presentava con un pasto caldo: non ne avevo bisogno, perché so cucinare da solo, ho la schiscetta. Però mi ha commosso. Non dimenticherò mai una persona che pregava per la mia guarigione. Ancora oggi tutti i giorni mi porta le brioche».

Quante testate ci sono qui dentro?
«Circa 500. Farcele stare è una fatica tremenda. Ogni mattina devo movimentare a forza di braccia metà edicola».

Soffrono di più i libri o i giornali?
«La stampa sta attraversando il deserto, insieme con le tv. L’editoria libraria lo ha già attraversato. Le vendite dei quotidiani sono in caduta libera, torneranno ai livelli anteriori al boom economico. Di conseguenza, la pubblicità migra verso il digitale, perché i lettori stanno lì, sulla Rete. L’algoritmo oggi è il pastore dell’essere, per usare un’espressione di Martin Heidegger: gli cedi i tuoi dati e lui ti viene a cercare per venderti qualcosa. Ovvio, alle aziende interessa di più un mezzo che targetizza, brutta parola».

Pure lei sta su Instagram e Facebook.
«Ci starò per poco. Ho voluto lasciare un suggerimento di vita ai giovani: facciamoci il c... ma almeno divertiamoci».

Leggo che ha arruolato un «content creator e creativo multidisciplinare».
«Macché arruolato! È Tudor Laurini, un blogger. Ha lo studio qui vicino. Lo chiamano Klaus. Mi faceva la posta da tempo per filmarmi. Mi tempestava di domande. Guarda che io non voglio comparire sui social, lo dissuadevo. Poi ho visto che le fanciulle lo riconoscevano per strada: Klaus di qui, Klaus di là. Alla fine ho ceduto. Intelligente e simpatico. Penso che ripeterò l’esperimento. Voglio spiegare ai ragazzi come si disegna un menabò e come si legge un giornale».

Per l’edicola c’è futuro?
«No, se la rendi un luogo passivo, dove accetti di smerciare gadget, snack, fiori. Dicono che in 20 anni i punti vendita siano scesi da 35.000 a 20.000. Secondo me, togliendo quelli che fungono da biglietterie per bus e ritiro di pacchi Amazon, sono molti meno. Ma per chi sa selezionare e creare un proprio pubblico, spazio ce ne sarà sempre, e tanto. Altrimenti perché mi farei arrivare persino il mensile francese Philosophie Magazine, che tra gli insegnanti va via come il pane?».

Ha una ricetta anche per noi scribi?
«I giornali d’inchiesta, che spiegano, che controllano il potere, che orientano, che aprono finestre sul mondo, che sanno fare sintesi, che dialogano con i lettori non moriranno mai. Voi però usate un linguaggio che non attrae i giovani. Loro hanno capito che per affrontare l’intelligenza artificiale hai bisogno di categorie logiche e filosofiche, sennò quella roba lì ti macina. Io sono mentalmente cambiato da quando faccio questo lavoro, adesso sono un uomo del tutto diverso».

Vogliamo parlare dei costi industriali di un giornale stampato in tipografia?
«Ha ragione, sono diventati insostenibili. Il Pdf, invece, lo stampo gratis dal mio pc. Ma questi sono anche i costi della democrazia. Che Paese saremmo senza le edicole? Glielo dico io: una selva di tribù che si accapigliano sul web. Uno dei motivi di deterioramento della politica è proprio la crisi della carta stampata».

Quanti clienti ha?
«Almeno 400 al giorno. Il sabato e la domenica possono arrivare a 1.500».

Li attira persino con la musica, sento.
«Nella colonna sonora del mio chiosco ci sono sempre Mozart e i Concerti brandeburghesi di Bach. Anche quelli per clavicembalo. Mi mettono gioia».

Le è capitato di non esporre, di tenere sotto il banco, una testata che disprezza?
«No. Detesto le censure ideologiche».

Molti suoi colleghi salvavano il bilancio mensile con i periodici hard, ma ora il porno arriva a domicilio con Internet.
«Schifezze qui non ne tengo, ho deciso a priori di rifiutarle. Pertanto, non so neppure se quei giornaletti escano ancora».

Mai pentito d’aver mollato Feltrinelli?
«No, ci mancherebbe altro. Lei si chiederà: ma chi te lo ha fatto fare?».

Mi legge nel pensiero.
«La curiosità. All’alba non vedo l’ora di venire qui, perché so che mi attende una scommessa e incontrerò tantissime persone interessanti. Serve una grande disciplina per affrontare una vita così».

Non ha paura della fauna notturna?
«No. Il bar qui accanto chiude alle 2, funge da deterrente».

Quando lavoravo a Milano, i giornali me li portava a casa un giovane edicolante di piazza Esquilino, che studiava ingegneria meccanica. All’alba del 4 gennaio 1999 fu ucciso nel suo chiosco.
«Ricordo. Lo scorso novembre ho subìto anch’io una rapina, però piccola».

Le ultime ferie quando sono state?
«Non lo ricordo, giuro. Tra Basilicata e Calabria, mi pare, dal lunedì al venerdì. Allora avevo dei collaboratori, me lo potevo permettere».

La salute non ne risente?
«Mi mantengo in forma con le flessioni dentro l’edicola, 100 al giorno».

Tempo per leggere gliene avanza?
«Un’ora e mezza la sera, prima di addormentarmi. Alle 23.30 crollo».

Un giorno avrà diritto alla pensione?
«Che cosa triste, la pensione, non voglio andarci. Ho tre figli da affiancare nelle loro avventure. Trasmetterò la mia testimonianza ai giovani, ma non rimarrò qui a vita. Il mio ciclo sta finendo».

29.5.26

il perdono è anche il non decidere . Trent'anni o cinque? Quando il perdono incontra la giustizia

Oggi.  vi propongo  un altra definizione  di perdono. d'aggiungere  a quelle. che propone. alla voce perdono IA Mode 


Oggi vi  vi propongoun altra definizione  di oerdono.d'aggiungere  a quella data da IA 



Immaginate di vivere una situazione come il video di Kiko.com  riportato sotto , in cui siete una madre o. un padre  a cui è stato strappato un figlio, investito sulle strisce pedonali da un automobilista ubriaco o. drogsto . Vi trovate in una stanza, sedute di fronte a quell'uomo. Avete solo un'ora di tempo per parlargli, guardarlo\a negli occhi, ascoltarlo e parlarci .Poi, la scelta.

 Davanti a voi ci sono due bottoni. Se premete il bottone rosso, quell'uomo sconterà 30 anni di carcere. Se premete il bottone blu, la pena scenderà a 5 anni.

Cosa fareste? Ma soprattutto, il perdono può passare attraverso il rifiuto di compiere una scelta così enorme? Forse, a volte, il vero perdono risiede proprio nel non decidere, nel lasciare che il destino o la giustizia facciano il loro corso senza che il peso di una vita gravi sulle nostre spalle già spezzate dal dolore."

Eric de Luca e Francesco de Gregori due. faccie della stessa medaglia ?

Spiace deludere qualcuno\a ,ma queste parole [ vedi  foto a lato ]- sconcertanti ma non sorprendenti per chi segue e legge Erri De Luca da anni - non dimostrano affatto che allora avevamo tutti preso un abbaglio e che - cito - “lo dice anche lui” (ovvero, traduco ”uno dei “vostri”), né cancella con due righe di giornale quasi tre anni di genocidio, acclarato e certificato da vari organi internazionali, tra cui - uno su tutti - l’Onu.
Esse Non cancellano né normalizzano i danni immani prodotti dalla moderna concezione di sionismo e dalla sua attuale degenerazione in senso colonizzatore, teocratico, suprematista e ultra nazionalista. 
Semmai dimostrano qualcosa di molto più umano e per certi versi doloroso da accettare: che essere grandi scrittori, avere una mente e una penna straordinaria non esime e non salva dallo scrivere sesquipedali sciocchezze storiche, politiche e umane.
E saper scindere i libri dall’uomo, lo scrittore dalle convinzioni personali, la stima nei confronti di un autore dal rispetto della verità, beh, è un esercizio intellettuale raro, difficile, faticoso. Infatti anche Caravaggio era un assassino, Maradona un cocainomane e la sfilza di artisti, pittori, scrittori, umanamente “merdacce” sarebbe infinita. Bisognerebbe saper distinguere l’uomo dall’artista. So che è difficile, ma se non lo si fa, è la fine  !  ed  oggi più che mai necessario. Quello che ha detto Francesco De Gregori più. precisamente : « Che titoli ha un uomo di spettacolo per dare lezioni? C'è bisogno che #BruceSpringsteen dica che è contro l'amministrazione #DonaldTrump? Non credo". E poi il colpo di genio, quasi socratico nella sua ostentata umiltà da finto tonto: "Io ho le idee confuse, e mi sembra onesto averle confuse ». sull’inutilità di un artista che sceglie di prendere una posizione, la sua presunta “lezione” a un mostro sacro come Springsteen per essersi schierato contro Trump, il suo disinteresse nei confronti di Gaza come se non ci riguardasse, l’allergia storica - e non certo nuova - a qualunque impegno pubblico e politico nel senso più alto e nobile del termine rappresenta per me e tanti come me e tutti quelli \ quelle  della  la mia generazione ( anni 60\70 )  
cresciuti a pane e De Gregori una ferita non sanabile e non rimarginatile visto che lui. e sempre stato schierato.  
Erri De Luca e Francesco De Gregori, in fondo sempre secondo Tosa ,non sono che due facce della stessa medaglia: il primo che rifiuta la realtà perché non riesce a trovare conferma alle proprie opinioni, il secondo che rifiuta di avere un’opinione perché è direttamente al di fuori della realtà. E francamente non so cosa mi faccia più spavento. 
Tosa   sbaglia  in parte. Quando. Dice  nel voler  mettere sullo stesso piano De Gregori ed  Eric del Luca. A Mio avviso sono si segno di un malessere evidente nella cultura italiana ma. con strade. differenti .                              Infatti a quest analisi di Tosa  aggiungo   che  :  1) La   dichiarazioni di De Gregori.  sono  curiose perchè. come dice la. cantante. Elisa su il  fatto quotidiano   del 29\5\2026 ( qui l'articolo completo)  : « [... ] 
De Gregori ha dichiarato che non è necessario che gli artisti si espongano su certi temi o facciano proclama. Lo imbarazzano. Che ne pensi?Credo che questa sia una sua personalissima visione. È una posizione curiosa, se pensiamo che la sua generazione ha vissuto l’epoca in cui la musica è stata il motore trainante dei movimenti giovanili più rivoluzionari della storia, dal ’68 a Woodstock. Francesco è da sempre un pensatore originale e fuori dal coro. Per me rappresenta un punto di riferimento assoluto e lo ascolto con lo stesso rispetto che si deve a un filosofo. ​Tuttavia, questa volta non sono del tutto d’accordo con lui. Come mai? Sento il bisogno di mantenere accesa la speranza. Esiste una critica comune secondo cui i cantanti dovrebbero limitarsi a cantare, ed è una visione legittima. In un’epoca di ‘tuttologia’ diffusa, il rischio di generare confusione e disinformazione è reale. Ma è altrettanto vero che quando figure provenienti da settori diversi si espongono per accendere i riflettori su un’ingiustizia, aiutano a fare emergere il problema, creando un’evidenza collettiva. »
Ma  secondo me è perché  sarà  stanco  di combattere  e preferisce rifugiarsi completamente  nel privato cioè attuare il. Riflusso  \Attendismo  come di mostra i. suoi ultimi lavori dove  si limita  a. fare. e rifare solo le sue vecchie canzoni note. meno note  . 2)  Mentre quelle  di  Eric  de Luca  sono di quelle  che non si capisce. da che parte. sta. visto che  ha capito la .....  boiata per  poi chiedere scusa ma. continiuando a rimanere. sule. stessa posizione o quasi ,  se.  da. ex. extraparlamentare stia  con  chi ruba. Nei supermercati o Chi Gli ha. Costruiti rubando oppure come molti extraparlamentari ,Lotta. Continua.in particolare  si. sia. anche lui impelagato al potere poloitico\. culturale  . Infatti.  Se. Inizialmente poteva essere. Vista. Come. Una provocazione. Ora. Non lo. È più.  Infatti 
Le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca (spesso trascritte come "Eric") non sono una provocazione, ma posizioni espresse direttamente e fermamente in prima persona. 
Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue: 
* Sul sionismo: Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale.
* Sul genocidio: Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale". 
Queste frasi hanno suscitato un'enorme bufera mediatica e fortissime polemiche nel dibattito pubblico. In seguito alla reazione e allo sconcerto di molti sostenitori della causa palestinese, De Luca ha poi precisato di non voler offendere la sensibilità di chi sostiene tale causa – che lui stesso ha dichiarato di condividere – scusandosi per l'incomprensione sull'uso della parola "sionismo". 
Per un quadro completo delle sue parole, è possibile leggere i dettagli dell'intervista pubblicata su Il Foglio e gli articoli di approfondimento raccolti da Il Libraio. Io pensa. Che. Le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca (spesso trascritte come "Eric") non sono una provocazione, ma posizioni espresse direttamente e fermamente in prima persona
 . Infatti Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue: [I]


  • Sul sionismo: Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale.
  • Sul genocidio: Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale". [I, II, III]
Queste frasi hanno suscitato un'enorme bufera mediatica e fortissime polemiche nel dibattito pubblico. In seguito alla reazione e allo sconcerto di molti sostenitori della causa palestinese, De Luca ha poi precisato di non voler offendere la sensibilità di chi sostiene tale causa – che lui stesso ha dichiarato di condividere – scusandosi per l'incomprensione sull'uso della parola "sionismo". ]Per un quadro completo delle sue parole, è possibile leggere i dettagli dell'intervista pubblicata su Il Foglio e gli articoli di approfondimento raccolti da Il Libraio. 
Ora sto pensando di  fare  anch'io cosi  sia con 





 e  forse. con de Gregori . Ma se. con il primo. è più facile con il secondo è pià difficile . Staremo a vedere  come si evolverà la  cosa  cioè. riuscirò  ad risolvere. questo mio dilemma 
 

28.5.26

Manuale di autodifesa e. anti aggressione I consigli dell’esperto anti Antonio Bianco, aggressione Antonio Bianco cintura nera di karate, 6° dan puntata n LXXXVI ; « LE EMOZIONI E I SINTOMI DA STRESS POST-TRAUMATICO »

Articolo interessante  questo  di Antonio Bianco peccato  che affronti  l’argomento  stress traumatico solo nel casoPost aggressione .

In realtà esso avviene  anche prima .Ecco l'articolo. in questione 


Forse non tutti sanno che l’amigdala è una piccolastruttura a forma di mandorla che si trova nei lobi temporali del cervello e che fa parte del sistema limbico. Svolge un ruolo centrale nell’elaborazione delle emozioni, in particolare quando si tratta di paura e di minaccia, e nell’attivazione delle risposte di sopravvivenza       Quando una persona percepisce un pericolo, come nel  caso di un’aggressione, l’amigdala agisce in qualche modo come un sistema di allarme rapido.                                Riceve informazioni sensoriali (visive, uditive) e le valuta in modo immediato, spesso prima ancora che la corteccia cerebrale – responsabile del ragionamento consapevole – possa analizzarle in dettaglio. Se interpreta lo stimolo come minaccioso, attiva una risposta automatica che si chiama “fight or flight” (attacco o fuga). Questa risposta comporta l’attivazione del sistema nervoso autonomo e il rilascio di ormoni dello stress come l’adrenalina e il cortisolo. Il corpo si prepara così all’azione: aumenta la frequenza cardiaca, i muscoli si tendono, la respirazione accelera e l’ attenzione si focalizza sul pericolo. In situazioni di aggressione, questo meccanismo può facilitare reazioni rapide come difendersi, fuggire o rimanere immobilizzati (freezing). L ’amigdala è anche coinvolta nella formazione dei ricordi emotivi. Eventi traumatici, come un’aggressione, possono essere immagazzinati con una forte componente emotiva, rendendoli vividi e persistenti. Questo spiega perché alcune persone sviluppano sintomi da stress post-traumatico: l’amigdala può rimanere iperattiva, reagendo a stimoli che ricordano l’evento. In sintesi, l’amigdala è fondamentale per la sopravvivenza perché permette di reagire rapidamente al pericolo, ma la sua iperattivazione in contesti traumatici può contribuire a difficoltà emotive successive, con conseguenze che si protraggono nel tempo e vanno oltre la mera circostanza di una potenziale aggressione.


 Infatti secondo IA MODE  e siti   in esso riportati Lo stress traumatico durante un'aggressione è una reazione psicofisica estrema. Il cervello attiva il sistema di "attacco o fuga". Se sopraffatto, innesca la dissociazione: scollega la mente dal corpo per proteggere la psiche dal dolore, rendendo l'evento confuso o frammentato. [12345]


Le Fasi dello Stress nell'Aggressione

  1. Reazione immediata (Stress Acuto): Il corpo viene inondato da adrenalina e cortisolo. Possono manifestarsi:
    • Perdita di lucidità e paralisi temporanea (freezing).
    • Alterazione della percezione del tempo (il tempo sembra rallentare o accelerare).
    • Sensazione di irrealtà o distacco dal proprio corpo (depersonalizzazione). [123]
  2. Conseguenze a lungo termine (PTSD): Se il trauma non viene elaborato naturalmente, può evolvere nel Disturbo da Stress Post-Traumatico (DPTS).
    • Intrusione: Flashback, incubi e ricordi improvvisi e incontrollabili.
    • Evitamento: Tendenza a isolarsi e a evitare luoghi o persone che ricordano l'aggressione.
    • Iperattivazione: Stato di allerta costante, irritabilità, insonnia e scatti di rabbia. [1234]

 

27.5.26

festina lente


Per chi non. sapesse il latino o. ha. poca. conoscenza. dei classici. e. degli antichi detti.
 IL termine  usato nel  titolo , Festìna lente,  « traducibile in italiano come "affrettati lentamente", è una locuzione latina attribuita all'Imperatore Augusto dallo storico latino Svetonio. In realtà, nel testo di Svetonio (Vite dei dodici Cesari. Augusto, 25, 4), viene riportata una citazione di Augusto (in greco antico, σπεῦδε βραδέως spèude bradéōs), della quale "festina lente" è la traduzione latina. La locuzioneunisce, in un ossimoro, due concetti antitetici, velocità e lentezza, e sta a indicare un modo di agire senza indugi, ma con cautela. [... https://it.wikipedia.org/wiki/Festina_lente  ] »

E. proprio pensando  a questa. frase  che mi diceva mia nonna. paterna  Non so. come mi. è. ritornata. in mente. questa vecchia pubblicità. di. 8 anni. anni fa. circa 

 

 

 Abbiamo tra le mani un grande potere, e le scelte che compiamo ogni giorno possono davvero fare la differenza: ce lo dimostra il nuovo spot Huawei, metafora di come un gesto semplice come postare anche una foto sui social network possa avere conseguenze nefaste. Evitarlo dipende solo da te, da noi. Infatti Il video ha come protagonista un'adorabile animaletto sconosciuto, lo Gnu Gnu. Un ragazzo in bicicletta scopre nel bosco l'esistenza dello Gnu Gnu, e lo fotografa con il suo smartphone Huawei. E' una scoperta sensazionale che dovrebbe essere condivisa con gli amici: basta uno smartphone, una fotocamera ed una connessione internet perché il destino della creaturina sia inevitabilmente segnato. Ma dopo avere pensato alle possibili conseguenze della condivisione della foto, il ragazzo fa la scelta giusta, evitando così delle sofferenze all'innocente Gnu Gnu da parte della pericolosa idiozia e cattiveria umana, lasciandolo così vivere in pace e libertà.Scelta. che. dovremo fare tutti. noi. , sottoscritto. compreso , quando ( esperienza personale ). ci. passano certi. video o meme.  

E. sempre. a proposito  di lentezza   concludo.    con questa.   canzone

 


  in onda. ora   fra lista.  di YouTube  che.  sto ascoltando in sottofondo mentre scrivo . 

ECCO PERCHÈ LA. SINISTRA E LA DESTRA PARLAMENTARE SONO UN BLOCCO PER IL PAESE E CAUSANO LA DECADENZA

   





Leggo  ascoltando. su. spotfy  la. colonna. sonora. d'oggi ( vedi. fine. post  ) Che 

Maurizio De Giovanni: “Il Pd fa come tutti: sceglie l’usato che perde, anche perché manca il tempo per investire sui giovani” […. ]   da

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/05/27/elezioni-marizio-de-giovanni-il-pd-fa-come-tutti-sceglie-lusato-che-perde-anche-perche-manca-il-tempo-per-investire-sui-giovani/8400097/

 e  Massimo. Grammelini […]  

Chissà se un giorno la sinistra smetterà di cercare i suoi modelli tra i capi della nomenclatura, invece che tra le tante persone della società civile che certi valori li enunciano di rado, forse perché li praticano davvero.


In essi Trovo  conferma  del perchè,Come dal  titolo. del post. odierno , l’Italia sta. Andando sempre di più a Ramengo . Infatti.l’equilibrio. poi divenuto.  Blocco.  Della. Guerra fredda ( le  scosse  del1992\4 )  e  quella  (vedere  foto d'apertura. post ) :«Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno. Scopriremo tutti gli inciuci, gli inciucetti e gli inciucioni : […] » l’Italia arranca  come la. ballata. dell'uomo. ragno. e. decidendo da. che. parte stare se. stare  con. chi ruba nei. supermercati o. gli ha. costruiti. rubando ❉  cercando o. almeno provando  a cercare  un Godot ✼  fra deputati partiti incendiari ed Incendiari arrivati pompieri ( in realtà. volendo essere. fedeli alla citazione. La frase esatta a  cui  faccio  riferimento è  ” Partono tutti incendiari e fieri / Ma quando arrivano sono tutti pompieri" ) ❉❉ ❉

Concludo con  , scusate. la. volgarità, FNCL  alle «accuse d'arrivismo, dubbi di qualunquismo, [ che ] son quello che mi resta » ❉❉❉ e a me stesso.   che. ancora trova. la. forza di andare a. votare 


Colonna  sonora. 

 La ballata dell'uomo ragno    Francesco de Gregori ✱

chi ruba nei supermercati. Francesco  de Gregori  ✱

Aspettando Godot  Claudio Lolli ✱✱

Ti ti ti ti, Rino Gaetano ✱✱✱

L'avvelenata  di  Francesco Guccini ✱✱✱✱






26.5.26

diario di Bordo n 144 anno. V Leggo , vedo tv e web tv . Anticipazioni e conferme





Nel odierno di Diario. Di bordo come da titolo segnalo l e recensisco alcune cose. Viste o che dovrò vedere . Iniziamo.Da quello. Che ho visto .
L’ultima puntata ( in realtà è il.Film Peaky Blinders: The Immortal Man ) dell’ultima Stagione ( ? ) dei. peaty blinders .

Un finale prevedibile e scontato per chi ha seguito le. 6 stagioni della serie di cui il film. È l’atto conclusivo .
Ma è bello ed bello tanto che il film è allo stesso tempo spontaneo e imprevvedibile può essere visto come qualcosa di autonomo anche da. Coloro che. Non hanno visto la serie . Non mi è dispiaciuto o almeno non completamente ( come mi successo con altre serie dove la prevedibilità Era troppo esagerata ) in quanto a volte essa è meglio di finali troppo ovvi e scontati ovvero costruiti a Tavolino e quindi poco spontanei . Ma soprattutto perchè rappresenta in maniera eccellente. Il percorso interiore del protagonista che trova la pace inferiore nel finale . Quandi mi chiedo di come sarò il sequel se una. Continuazione della storia familiare o il classico battere il ferro finché è caldo o se. Preferite il classico raschiare il fondo del barile pur di portare a casa la pagnotta

Passiamo ora cose appena uscite o di Prossima. Uscita .

La prima è. : Ferite A morte di Serena. Dandini. un saggio fondamentale sulle ventuno costituenti rimosse dalla storia, che hanno lottato per l’emancipazione e l’uguaglianza. “Hanno trasgredito. E
con la loro ribellione hanno aperto una strada che oggi stiamo ancora percorrendo, e ci hanno permesso di pensarci libere. Un safgio da  far leggere.  8 marzo. e. il. 25. aprile. ma. non solo nelle  scuoleperchè esse. Sono le Madri della nostra libertà”. Infatti leggo. nell'introduzione  di. Amazon. che 
Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: 'E se le vittime potessero parlare?' Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l'ironia, l'ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. 'Ferite a morte' vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi.






da Amazon

Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: 'E se le vittime potessero parlare?' Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l'ironia, l'ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. 'Ferite a morte' vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi. Ma non mi sono fermata al racconto e, con l'aiuto di Maura Misiti che ha approfondito l'argomento come ricercatrice al CNR, ho provato anche a ricostruire le radici di questa violenza. Come illustrano le schede nella seconda parte del libro, i dati sono inequivocabili: l'Italia è presente e in buona posizione nella triste classifica dei femminicidi con una paurosa cadenza matematica, il massacro conta una vittima ogni due, tre giorni." (Serena Dandini )





La seconda e la nuova serie "Due spicci" di Zero Calcare

 che pare. non sia  al contrario di quel che mi sembra  dalle recensioni che  ho letto in particolare : 1)  https://fumettologica.it/2026/05/due-spicci-zerocalcare-serie-tv-netflix-recensione/ . 2).  sempre. di. fumettologica Due spicci di Zerocalcare è un po’ la solita roba  3) https://movieplayer.it/articoli/due-spicci-recensione-zerocalcare-serie-animata-netflix_37531/
,  dal Promo 


 la continuazione diretta delle due serie precedenti, ma una storia del tutto autonoma e inedita. Pur mantenendo lo stesso stile di animazione, l'universo narrativo e i personaggi storici (come l'Armadillo, Sarah e Secco). Quindi la trama non prosegue le vicende di Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, ma esplora nuove tematiche e conflitti.Sembra. buona ed. interessante.


Concludo commentando.  sempre. più  schifato la politica  vergognosa  di questa destra non solo italiana   da.  

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Il mondo rurale vive da decenni in una condizione di marginalità strutturale. Le politiche neoliberali hanno smantellato l'accesso alle risorse nelle zone interne, i prezzi agricoli sono crollati, i costi di produzione sono esplosi. Le élite locali hanno bisogno dei migranti per raccogliere i loro prodotti però non vengono toccate dal discorso politico di Vox. Sono gli stranieri a diventare il bersaglio


La storia di Andrea Carbini: «Facevo il manager della Feltrinelli (e fondai Ubik), poi ho rinunciato alla carriera: adesso lavoro in edicola 16 ore al giorno»

corriere. della sera.  «Aprire un'edicola mi è sembrato il modo migliore per abitare il reale in un mondo divenuto virtuale». Carbini er...