compagni e compagne di strada e di viaggio ex compagni di viaggio ( splinder )
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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19.2.26
Altro che milionari: molti olimpionici la mattina timbrano il cartellino e la sera inseguono una medaglia ., Dall’oro olimpico al salto sbagliato: chi è Amber Glenn, la pattinatrice USA amata da Madonna e icona LGBTQ ., Perché le gare alle Olimpiadi di Milano Cortina rischiano di continuare dopo la cerimonia di chiusura .,
Tervel Zamfirov SCORDA LA MEDAGLIA AL COLLO, PERQUISITO IN AEROPORTO
Le immagini qui sopra mostrano il curioso ritorno in patria di Tervel Zamfirov, 20 anni, atleta che ha
regalato la prima medaglia olimpica al suo Paese, la
Bulgaria, nello snowboard. Tervel ha viaggiato con
la medaglia di bronzo al collo e poi se ne è
dimenticato: il metal detector ha suonato e
l’addetto l’ha subito perquisito, trovando... la
medaglia. Il fillmato del controllo è !nito su
Instagram. La medaglia di Zamfirof è stata davvero
incredibile: è stata vinta al fotofinish grazie a un
guanto che ha toccato il traguardo pochissimi
millesimi prima del suo avversario.
Tervel Zamfirov, snowboarder, ha vinto il bronzo. alle Olimpiadi, ma aveva scordato la medaglia...
al collo: così è stato perquisito in aeroporto.
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LXXII NON SI PUÒ USCIRE DI CASA CON UN COLTELLINO IN BORSA
Riteniamo utile precisare che in Italia non è legale portare con sé un coltellino, nemmeno se l’obiettivo è usarlo per proteggersi da un’aggressione. La legge distingue infatti tra armi proprie (come pugnali o coltelli a sca!to) e armi improprie o strumenti che possono ferire, e anche un coltellino può essere considerato pericoloso.La paura di una possibile aggressione non costituisce un “giustificato motivo” per portare con sé lame o coltelli. Il diritto riconosce che tu!i abbiamo il diritto alla sicurezza, ma non permette di anticipare un’offesa possedendo uno strumento potenzialmente pericoloso.Un motivo ritenuto valido può essere, invece, l’utilizzo del coltello come strumento di lavoro per artigiani, agricoltori,pescatori, escursionisti, o per attività specifiche come tagliare funghi durante una gita. In questi casi lo strumento deve essere ben protetto nella sua apposita custodia.Se una persona viene trovata con un coltellino “a portata dimano”, e non è in grado di dimostrare un motivo ragionevole per averlo con sé, può essere sanzionata o perseguita penalmente Il riferimento normativo è la legge sulle armi, che prevede pene anche di natura detentiva e multe per porto ingiustificato di strumenti atti a offendere.
È importante sapere che alcuni luoghi hanno regole ancora più severe: all’interno di scuole, edifici pubblici,eventi a#ollati e trasporti pubblici è vietato qualunque oggetto pericoloso, indipendentemente dai motivi.La difesa personale leggi"ima la reazione a un’aggressione solo nel momento in cui questa sta avvenendo, e deve sempre rispe!are il principio di proporzionalità: l’usodi strumenti è consentito soltanto nella misura necessaria a fermare l’offesa in corso. Quindi, affidarsi a strumenti come spray al peperoncino può essere un’opzione legale, ma l’uso deve avvenire di fronte a una situazione concreta.Per riassumere, in Italia non è consentito portare un coltellino per difesa personale senza rischiare conseguenze: la legge richiede motivi reali, specifici e dimostrabili.Infatti per approfondire quanto detto sopra da Antonio biancoIn caso di agressione, è fondamentale sapere che il porto di un coltello in tasca non è legale in Italia. Tuttavia, è possibile portare un coltello per autodifesa, ma solo se si ha un giustificato motivo, come la necessità di difendersi in un contesto di pericolo immediato. È importante ricordare che la legge italiana non consente l'uso di strumenti offensivi per difesa personale, e portare un coltello per autodifesa è vietato. In caso di aggressione, è consigliabile cercare di difendersi con mezzi legali e sicuri, come la parola , le arti marziali , o fuggire se possibile senza ricorrere a strumenti offensivi.
Gesto sportivo del giudice Vincenzo La Camera nei confronti della saltatrice Pola Bertowska .,Due pesi e due misure del ciò nelle sanzioni agli atleti\e Jutta Leerdam No , Vladyslav Heraskevych, Si
Come volevasi dimostrare ecco " l'imprevisto " di cui ho accennato in :<< Alcune storie che caratterizzano Milano Cortina 2026 ,,,, >> che rende precoce stabilire quali sono le storie che che caratterizzeranno queste olimpiadi .
Una storia bellissima . che io ricordi è la prima volta che un giudice di gara offra all'atleta un mazzo di fiori
Saltatrice polacca derisa sui social per l’errore dal trampolino: il gesto del giudice italiano
Il gesto (il dono di un mazzo di fiori e di parole di conforto) è di Vincenzo la Camera, di Novi Ligure (Alessandria), un’icona dello sport master, giudice a Milano Cortina in Val di Fiemme nella disciplina del salto dal trampolino
Maurizio Iappini
Il cuore di un veterano dello sport e le lacrime di un’atleta olimpica.Vincenzo La Camera non sa una parola di inglese ma ha saputo farsi comprendere appieno da Pola Beltowska, saltatrice con gli sci della nazionale polacca. Tra i due ci sono 60 anni di differenza anagrafica ma parlano la stessa lingua, quella del cuore.La Camera è impegnato in questi giorni come volontario alle olimpiadi di Milano-Cortina come giudice del salto con gli sci che si disputa in val di Fiemme dove il novese è di casa. La scelta di essere covinvolto nelle gare olimpiche è in linea con la persona che da sempre è in prima fila nel sostegno allo sport.: «Ero stato anche a Torino 2006 e non manco mai quando qui in val di Fiemme si organizzano gare di coppa del mondo di salto con gli sci», spiega.
Derisa sui social
La Camera in questi giorni è ospite di alcuni amici trentini. Il suo impegno è notevole ma anche alla soglia degli 80 anni non smette di gareggiare fra sci di fondo e atletica. Qualche giorno addietro però La Camera era fra i giudici che hanno garantito la disputa della prova a squadre femminile del salto con gli sci. Dal trampolino è scesa anche la giovane polacca Pola Beltowska il cui salto ha finito per estromettere la sua nazionale dal podio. La saltatrice è divenuta oggetto di una gogna mediatica fortissima, una «shit-storm» che non ha accennato a smettere. Insultata e derisa, Pola Bertowska ha trovato in un gesto proprio di Vincenzo La Camera, il modo di ritornare a sorridere.
Il gesto
Quel giudice di gara italiano avanti con gli anni si è presentato agli allenamenti della nazionale polacca con un mazzo di fiori e grazie agli amici traduttori ha spiegato all’atleta il perché di quel gesto: «Era il mio modo per incoraggiarla e sostenerla. Per farle capire che il mondo dello sport non è quello virtuale dove gli insulti sono la regola. Volevo farle capire che l’errore fa parte dello sport e che deve guardare avanti». Parole che hanno colpito la Beltowska. Lei, anche se è poco più di una ragazzina, al pensiero di quel gesto e di quelle parole, si è commossa prima di esplodere in un abbraccio per il suo nuovo amico Vincenzo.
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È vero lo fanno tutti gli atleti che fanno gare del genere . Ma almeno da quel che visto fin ora in maniera così plateale. Infatti ,qui, non si tratta come hanno scritto alcuni di discriminazione femminile o sessismo ma di violazione dell' regole del CIO che vietano pubblicità occulta . Ed in questo caso Lei ( poteva anche essere Lui ) l'ha palesemente violata. Fa stizza , come dicevo bel titolo, che il CIO sanzioni per un casco che era un omaggio agli atleti(alcuni futuri olimpionici ) connazionali morti in un conflitto assurdo ( come tutti in conflitti purtroppo) Russo -Ucraino .
da https://www.corriere.it/sport/
Jutta Leerdam mostra la biancheria intima dopo l'oro nel pattinaggio di velocità: «Dalla Nike intasca un milione di dollari»
La fidanzata di Jake Paul, fra le atlete più vincenti e belle delle Olimpiadi, si è confermata anche una macchina da soldi
18.2.26
Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto
BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa dopo la medaglia d'oro di Emilien Jacquelin in staffetta (il francese indossa un orecchino del figlio Marco, consegnatogli dalla stessa Tonina). "Con quell’orecchino e l’omaggio di Emilien, Marco ha fatto di nuovo il giro del mondo. Mi ha emozionata."
Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa dopo la medaglia d'oro di Emilien Jacquelin in staffetta (il francese indossa un orecchino del figlio Marco, consegnatogli dalla stessa Tonina). "Con quell’orecchino e l’omaggio di Emilien, Marco ha fatto di nuovo il giro del mondo. Mi ha emozionata. Ho deciso di consegnargli un oggetto tanto prezioso perché era un fan di Marco da quando aveva 3 anni: era andato a vederlo vincere all’Alpe d’Huez da bambino, guardava le videocassette delle gare alla tv e da allora è sempre stato un suo ammiratore.
Non seguo lo sport da quando mio figlio non c'è più, ma gli ho fatto arrivare l'orecchino tramite un amico comune. Mi è piaciuto da subito
Io sono molto gelosa delle cose di Marco ma il viso pulito e la semplicità di questo ragazzo mi hanno ricordato mio figlio. Un po’ si assomigliano anche, tutti e due pelati, con l’orecchino. Due ragazzi semplici."
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Vi siete incontrati?
"Non ancora. Mi ha promesso che verrà a Cesenatico appena la stagione lo permetterà. Anche se aveva già visitato il Museo dedicato a Marco, Spazio Pantani, la scorsa estate. Ma io non me lo ricordavo. Comunque ci siamo visti in videochiamata due volte. Mi ha ringraziata per questo prestito. È un ragazzo molto dolce."
Come è arrivato in Francia questo orecchino
"Il nostro amico comune Sergio Piumetto, che organizza competizioni internazionali: lo ha preso da qui, lo ha portato in gioielleria per farlo lucidare e poi ha guidato fino in Francia - cinque ore per 60 km in mezzo alla neve - per recapitarglielo. Sono stata tanto felice.
Domenica scorsa, Sergio è venuto a Cesenatico per assistere alla messa in memoria di Marco, ci siamo scattati una foto per mandarla a Emilien e proprio in quel momento ci hanno detto che aveva preso una medaglia. Così lo abbiamo sentito per congratularci. È stata una grande emozione."
I giovani si ricordano ancora di Pantani
"Io so che Marco è conosciuto e ricordato in tutto il mondo, anche da giovani e giovanissimi. Sa quanti bambini vengono al cimitero a lasciare dei disegni di pirati sulla sua tomba? Per questo il gesto di Emilien mi è piaciuto: perché così tanti anni dopo è stato un omaggio stupendo: anche senza medaglie, per me aveva già vinto."
Eileen Gu: «Due argenti non sono ori persi». Il giornalista zittito, la polemica con Vance e i successi della sciatrice
Eileen Gu ha risposto con una risata e una risposta virale sui social media dopo una domanda sui suoi risultati ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Ha affermato che "siete la sciatrice freestyle più decorata della storia olimpica" e che "vincere una medaglia ai Giochi cambia la vita, farlo cinque volte è ancora più difficile". La sua risposta è stata un mix di sarcasmo e ironia, evidenziando il valore di ogni podio e lo spirito olimpico

Due argenti possono essere considerati due ori persi? Provate a chiederlo a Eileen Gu, stella del freestyle a cui è stata fatta questa domanda in conferenza stampa. La sciatrice, regina indiscussa dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina, ha risposto alla sua maniera, lasciando senza parole il giornalista e dando una lezione a tutti coloro che hanno potuto ascoltarla.
La risposta di Gu al giornalista statunitense
Eileen Gu è al centro delle cronache non solo per motivi sportivi ma, vista la sua scelta di non rappresentare gli Usa ma la Cina (Paese natale della madre) anche per motivi politici. A margine della sua seconda medaglia d'argento a Milano Cortina, la sciatrice si è presentata in conferenza stampa dove ad attenderla c'erano statunitensi che non hanno preso bene la scelta di Gu di non rappresentare il suo Paese natale. «Come le vede queste due medaglie? Sono due argenti conquistati o due ori persi?». A quel punto la reazione di Gu è stata una masterclass di sportività e vita. Dopo una risata che ha spiazzato tutti gli addetti ai lavori, Gu ha risposto al giornalista: «Sono la sciatrice freestyle più medagliata della storia. Credo che questa sia già una risposta di per sé. Vincere una medaglia alle Olimpiadi è un’esperienza che ti cambia la vita, per ogni atleta. Farlo cinque volte è esponenzialmente più difficile, perché ogni medaglia è ugualmente difficile da ottenere per me, ma le aspettative degli altri aumentano, giusto?. Sto facendo cose che letteralmente non sono mai state fatte prima. Penso che questo sia più che sufficiente. Ma grazie».

La polemica con JD Vance Detto che le origini di Gu sono al centro del dibattito statunitense, lo stesso vicepresidente Usa JD Vance è intervenuto sull'argomento attaccando la sciatrice cino-americana. Durante un’intervista rilasciata il 17 febbraio a Fox News, Vance ha spiegato di ritenere naturale che chi è cresciuto negli Stati Uniti e ha beneficiato del sistema educativo e delle opportunità offerte dal Paese scelga di gareggiare per la nazionale americana. Il vicepresidente ha sottolineato che il suo tifo è rivolto agli atleti che si identificano con gli Stati Uniti, ribadendo una posizione legata più al senso di appartenenza che a valutazioni personali sui singoli casi. Vance, riferendosi al caso di Gu, ha precisato di non voler entrare nel merito della cittadinanza dell’atleta, ricordando che le regole sull’idoneità olimpica sono di competenza del Comitato Olimpico Internazionale. Il regolamento consente infatti agli sportivi con doppia cittadinanza di rappresentare uno dei Paesi di cui sono cittadini.
Da ragioniere a cercatore d'oro: «Avevo bisogno di staccare dopo tante ore al pc. Ma le mie pepite non le vendo, ecco perché»
© Social (Facebook etc)
C’è chi timbra il cartellino e chi infila gli stivali nel fiume. Paolo Baron, 50 anni, di Arona, ha scelto la seconda strada. Per anni ha lavorato in uno studio di commercialisti; poi ha deciso di cambiare radicalmente rotta e dedicarsi alla ricerca dell’oro nei corsi d’acqua del Nord Italia, come racconta Repubblica.
Anche se non siamo nel far west, la giornata selvaggia e solitaria di Paolo inizia all'alba e si protrae anche per moltissime ore. Munito di secchio e pala, cerca con pazienza le sue preziose pepite. Tredici anni fa, il ragioniere cercava solo un passatempo all’aria aperta. «Dopo otto ore davanti al computer avevo bisogno di staccare», spiega. Poi ha visto un volantino che pubblicizzava un’uscita in canoa lungo il Ticino. Non era una semplice escursione: era organizzata da cercatori d’oro. Da lì la curiosità, i primi tentativi in solitaria senza risultati, poi l’affiancamento a un cercatore esperto che gli trasmette tecniche e trucchi del mestiere.
La nuova vita
Quella che era iniziata come una distrazione si trasforma in un impegno quotidiano, fino a diventare un lavoro. Oggi Baron organizza escursioni, accompagna principianti e fa divulgazione online attraverso un canale YouTube e il sito cercatorioroitalia.it. Non si tratta però di un fenomeno isolato. In Italia, spiega, i cercatori sarebbero circa duemila, concentrati soprattutto tra Piemonte e Lombardia, dove la tradizione è più radicata. Presenze anche in Veneto, Toscana e Lazio, in aree con una particolare storia geologica: l’oro, originariamente intrappolato nelle rocce, viene liberato dall’erosione e trasportato dai fiumi, depositandosi nei tratti dove il suo peso lo fa sedimentare.
Negli ultimi dieci anni gli appassionati sono aumentati in modo significativo. «Nella mia zona siamo passati da quattro a una quindicina. Oggi trovare posto per parcheggiare non è scontato», racconta Paolo. Fondamentale, però, è la riservatezza. «Un buon punto non si divulga. Se troppe persone lo sfruttano, si impoverisce e occorre attendere che il fiume ridistribuisca il metallo» ammonisce il novello Indiana Jones.
L’aumento dell’interesse coincide con le quotazioni elevate dell’oro e con la ricerca di entrate extra. Ma l’idea di guadagni facili è lontana dalla realtà. Anche in un tratto particolarmente ricco, la resa diminuisce rapidamente: un giorno si può raccogliere un grammo, il successivo meno della metà, quello dopo ancora meno. Poi bisogna ricominciare altrove. «Non è un’attività che rende benestanti», chiarisce Baron, che infatti non vende le sue pepite. «Dopo tanta fatica finiscono per avere un valore affettivo».
Alle escursioni partecipano persone provenienti anche da regioni lontane, come la Campania. Tra loro archeologi, egittologi, studiosi di geologia e semplici curiosi. Le uscite si organizzano nei periodi più miti dell’anno, in zone poco frequentate, tra vegetazione e cascate. Il messaggio che Paolo ripete ai neofiti è semplice: non è una scorciatoia per fare soldi, ma un’esperienza immersiva nella natura. Una pratica che somiglia alla pesca o alla raccolta dei funghi: richiede intuito, silenzio e capacità di attendere. Perché cercare oro, prima ancora che una questione di metallo, è una prova di perseveranza. E il risultato non è mai garantito.
Alcune storie che caratterizzano Milano Cortina 2026“Donna, ma si sente uomo”. La prima transgender delle olimpiadi invernali: nuove polemiche dopo il caso Imane Khelif e tante altre

Un salto, una traiettoria perfetta sulla neve compatta, poi l’errore che spezza il ritmo della prova. A Livigno, sotto lo sguardo attento di tecnici e pubblico, non è andata in scena soltanto una gara di sci freestyle, ma un passaggio destinato a restare negli annali dello sport. Le Olimpiadi, da sempre teatro di primati e record, hanno registrato un evento che va oltre il risultato sportivo.
Ogni edizione dei Giochi porta con sé storie che travalicano la competizione. Questa volta il riflettore si è acceso su identità, regolamenti e inclusione. Temi che da anni attraversano il dibattito internazionale e che tornano ciclicamente al centro dell’attenzione quando lo sport incontra le trasformazioni sociali.
A scrivere una pagina inedita è stata Elis Lundholm, sciatrice freestyle svedese di 23 anni, specialista delle gobbe, che a Livigno è diventata la prima atleta apertamente transgender a partecipare alle Olimpiadi invernali. Un traguardo simbolico che segna un punto di svolta nella storia olimpica.
Lundholm si identifica come uomo pur essendo biologicamente donna. Nelle qualificazioni femminili ha chiuso all’ultimo posto dopo un errore nella prova che le ha impedito di ottenere il pass diretto per la finale. La competizione, tuttavia, non si è conclusa: mercoledì è previsto un secondo turno di qualificazione, dal quale emergeranno le ultime atlete ammesse alla fase decisiva. Solo le prime dieci classificate hanno infatti conquistato l’accesso immediato alla finale.
Al di là del piazzamento, la partecipazione della sciatrice ha assunto un significato che va oltre la classifica. La sua presenza ai Giochi rappresenta un momento chiave nel confronto internazionale sul tema degli atleti transgender nello sport.

Le regole olimpiche e la questione dell’identità di genere
La partecipazione di Lundholm è stata resa possibile dalle attuali normative olimpiche. Non avendo intrapreso un percorso chirurgico di riaffermazione di genere né modificato legalmente la propria identità, l’atleta è stata inserita nella squadra femminile dal Comitato Olimpico svedese, in conformità ai regolamenti vigenti.
Un uomo transgender è una persona con identità di genere maschile a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita. È una distinzione che spesso genera confusione nel dibattito pubblico e che, con l’avvio dei Giochi, è tornata sotto i riflettori. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) negli ultimi anni ha adottato linee guida volte a bilanciare inclusione e criteri di equità competitiva, lasciando alle federazioni internazionali l’applicazione concreta delle regole.

Il confronto sul tema non è nuovo alle Olimpiadi. Già durante Parigi 2024 si era acceso un acceso dibattito attorno alle pugili Imane Khelif e Lin Yu-ting. In quel caso, però, non si trattava di atlete transgender. Entrambe nate e registrate come donne, erano finite al centro di polemiche per presunti “test di genere” non meglio precisati ai Mondiali 2023, con riferimenti a cromosomi XY mai supportati da documentazione medica pubblica.
Il CIO intervenne difendendo le due atlete e definendo arbitrari i test condotti dall’IBA, federazione non più riconosciuta dal Comitato Olimpico. Le pugili furono ritenute pienamente idonee a competere.
Sempre a Parigi 2024 si era distinta la mezzofondista statunitense Nikki Hiltz, nata donna e prima atleta dichiaratamente trans e non binaria a partecipare ai Giochi, diventata simbolo della comunità Lgbtq+.
La partecipazione di Elis Lundholm alle Olimpiadi invernali riporta ora il tema al centro del panorama sportivo internazionale. Tra risultati sul campo e discussioni regolamentari, lo sport continua a confrontarsi con una società in evoluzione, chiamata a trovare un equilibrio tra inclusione, identità e competizione.
Milano-Cortina 2026, l’Italia del curling femminile nella storia: la nazionale non aveva mai vinto due volte alle Olimpiadi

Il curling italiano continua a scrivere pagine memorabili della propria storia recente, regalando emozioni forti anche quando il traguardo delle medaglie sembra ormai fuori portata. Alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, la nazionale femminile ha ottenuto una vittoria di fondamentale importanza contro il Giappone, chiudendo la sfida con il punteggio di 8-6. Questo successo non rappresenta soltanto un numero su un tabellone, ma segna un sorpasso diretto in classifica proprio ai danni delle avversarie nipponiche, permettendo alle azzurre di abbandonare definitivamente l’ultimo posto. Anche se la matematica esclude la possibilità di accedere alle semifinali, il valore simbolico di questo risultato è immenso per tutto il movimento sportivo invernale del nostro Paese.
Un traguardo storico per il curling azzurro femminile
La vittoria ottenuta contro il Giappone proietta il quartetto italiano in una dimensione mai esplorata prima. Mai nella storia delle partecipazioni olimpiche la nazionale femminile di curling era riuscita a conquistare due successi all’interno della stessa edizione dei Giochi. Questo dato sottolinea la crescita esponenziale di un gruppo che, sotto la guida carismatica di Stefania Costantini, sta trovando una propria identità internazionale sempre più definita. Il superamento del record precedente non è solo un vanto statistico, ma la dimostrazione tangibile che il lavoro svolto negli ultimi anni sta portando i frutti sperati, elevando il livello competitivo delle atlete italiane rispetto alle grandi potenze mondiali della disciplina.
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Una medaglia d’oro attesa dodici anni, per Mikaela Shiffrin
Una delle sciatrici più forti di sempre è tornata a vincere la sua gara preferita anche alle Olimpiadi: per una come lei è una notizia
La la sciatrice statunitense Mikaela Shiffrin (Diego Souto/Getty Images)Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina la sciatrice statunitense Mikaela Shiffrin ha vinto la medaglia d’oro nello slalom speciale. Shiffrin è una delle sciatrici migliori di sempre e lo slalom speciale è la sua specialità: eppure questa vittoria non era così scontata, visti i suoi precedenti alle Olimpiadi. Ai Giochi di Pechino del 2022, infatti, non aveva vinto nessuna medaglia, e anche nelle prime gare dei Giochi di Milano Cortina non era andata bene. Alle Olimpiadi Shiffrin non vinceva una medaglia d’oro dal 2018, e nello slalom speciale persino dal 2014: per una come lei era una notizia.
Nello slalom speciale, di norma chiamato solamente slalom, si scende lungo un percorso facendo per l’appunto lo slalom tra i pali snodati posti uno dopo l’altro in rapida successione fino al traguardo. Si disputa in due manche: vince chi ottiene la somma dei due tempi più bassa.
A Cortina, dove si è svolta la gara, Shiffrin si è piazzata al primo posto sin dalla prima delle due manche, arrivando al traguardo con ben 82 centesimi di secondo di vantaggio rispetto alla seconda in classifica, la tedesca Lena Duerr. Nella seconda manche si è confermata.
Mikaela Shiffrin può essere considerata una delle sciatrici più forti di sempre, se non la più forte in assoluto. Ha vinto cinque volte la Coppa del Mondo ed è l’atleta con più vittorie in Coppa del Mondo, 108. La Coppa del Mondo è il principale circuito di gare professionistiche nello sci: si svolge ogni anno da ottobre a marzo e non va confuso coi Mondiali, che si tengono una volta ogni due anni e dove Shiffrin ha vinto 15 medaglie, tra cui 8 d’oro.
Alle Olimpiadi, però, Shiffrin non era mai riuscita a dimostrare questa continuità. Iniziò alla grande, vincendo ad appena 18 anni l’oro nello slalom speciale a Sochi nel 2014. Nell’edizione del 2018 – oltre all’oro in slalom gigante – vinse anche l’argento nella combinata alpina.
Il rapporto complicato di Shiffrin con le Olimpiadi cominciò all’edizione di Pechino 2022, dove era ovviamente l’atleta favorita per la vittoria sia in slalom gigante sia in slalom speciale (le due discipline tecniche dello sci alpino, la seconda più dell’altra). In entrambe le gare, però, fu squalificata dopo pochi secondi di gara della prima manche perché mancò un passaggio tra i paletti che delimitano il tracciato.
A Milano Cortina era arrivata undicesima nello slalom gigante e quarta nella combinata a squadre, dove non era riuscita a mantenere la prima posizione ottenuta dalla sua compagna nella discesa libera per via di una sua brutta prestazione nello slalom speciale, chiuso con il quindicesimo tempo. Nella combinata a squadre ci sono due atlete per ogni squadra: una disputa la discesa libera, una disciplina molto veloce e meno tecnica, e l’altra lo slalom speciale; la classifica finale si forma sommando i tempi.
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Prendere le ferie per giocare l'Olimpiade con il team statunitense di curling: l'incredibile storia di Rich Ruohonen
CURLING, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Sei volte avvocato dell'anno in Minnesota, Ruohonen è sceso in pista durante la sconfitta degli Stati Uniti contro la Svizzera. Team USA ha atteso di trovarsi sotto 8-2 prima di effettuare un cambio e concedergli l’ingresso sul ghiaccio. Ha avuto il tempo di effettuare un solo tiro, ma di quelli che restano.
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Rich Ruohonen
Credit Foto Getty Images
Prendere le ferie per inseguire un sogno: giocare l'Olimpiade con il team statunitense di curling. A 54 anni, Rich Ruohonen è diventato il più anziano americano di sempre ai Giochi, entrando sul ghiaccio di Cortina d'Ampezzo tra applausi e ironia. La storia raccontata da Le Parisien.
Sei volte avvocato dell'anno in Minnesota, Ruohonen è sceso in pista durante la sconfitta degli Stati Uniti contro la Svizzera. Team USA ha atteso di trovarsi sotto 8-2 prima di effettuare un cambio e concedergli l’ingresso sul ghiaccio. Ha avuto il tempo di effettuare un solo tiro, ma di quelli che restano.
Ruohonen è letteralmente ossessionato da questa disciplina. Per anni ha inseguito la convocazione olimpica continuando a lavorare a tempo pieno. Per allenarsi si alza tre giorni a settimana alle 5 del mattino, affronta l’intera giornata in studio e torna sul ghiaccio alle 18. Dal giovedì alla domenica partecipa ai tornei, con camicia e cravatta sempre in valigia per collegarsi alle udienze in videoconferenza. È anche padre di due figli.
Dopo aver mancato la qualificazione nelle due edizioni precedenti, ha finalmente esaudito il suo sogno. "Avrei preferito farlo quando eravamo in vantaggio 8-2 piuttosto che sotto 8-2, ma apprezzo davvero che i ragazzi mi abbiano dato questa possibilità", ha raccontato ai colleghi di Le Parisien
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Il nuovo record di medaglie dell’Italia
A una settimana dalla fine dei Giochi, l’Italia ha già firmato la sua miglior edizione di sempre: 22 medaglie, due in più rispetto a Lillehammer 1994. Il sorpasso è arrivato il 15 febbraio grazie a due prestazioni memorabili: l’argento di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva nello snowboard cross a squadre e l’oro di Lisa Vittozzi nel biathlon
Non si tratta solo del record di medaglie complessive: viene superato anche quello degli ori. A Lillehammer 1994 l’Italia si era fermata a sette, mentre a Milano Cortina gli azzurri hanno raggiunto quota otto.
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Lisa Vittozzi regala all’Italia il primo Oro Olimpico nel biathlon
Milano Cortina 2026 ha consegnato all’Italia un primato atteso da decenni: il primo Oro nel biathlon. A conquistarla è stata Lisa Vittozzi, già protagonista dell’Argento in staffetta mista con Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Dorothea Wierer.
Il Brasile conquista la sua prima medaglia nella storia dei Giochi Invernali
Lucas Pinheiro Braathen ha trasformato lo slalom gigante in un momento storico: prima medaglia invernale di sempre per il Brasile. Con una prima manche dominante e una seconda impeccabile, ha preceduto tre svizzeri – Odermatt, Meillard e Tumler – chiudendo con 58 centesimi di vantaggio sull’ex campione olimpico.
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Arianna Fontana diventa l’atleta italiana più medagliata di sempre
Il 12 febbraio, con l’Argento nei 500 metri di short track, Arianna Fontana ha raggiunto quota 13 medaglie Olimpiche, eguagliando Edoardo Mangiarotti che le vinse nella scherma tra il 1936 e il 1960. Alla Milano Ice Skating Arena ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua leggenda, dopo aver conquistato due giorni prima – martedì 10 febbraio - il suo terzo Oro Olimpico nella staffetta mista.
Il retroscena del cane che ha attirato l'attenzione a Tesero durante la team sprint: si chiama Nazgul
DI
EUROSPORT
Pubblicato 18/02/2026 alle 11:15 G
OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Siparietto simpatico al Lago di Tesero: un cane invade la pista durante le qualificazioni della sprint femminile a squadre e attira l'attenzione di tutti. Noi, però, sappiamo chi è e come si chiama: è Nazgul, il lupo cecoslovacco di un'ex fondista abitante del posto, ma il retroscena è comico.
Al fotofinish vince lui: lupo cecoslovacco in pista!
Durante le qualificazioni della sprint a squadre femminile si è verificato un siparietto singolare: un cane, un bellissimo lupo cecoslovacco, ha invaso la zona del traguardo, facendo temere per un eventuale pericolo.
Il realtà il bellissimo animale non è pericoloso per nulla: si capisce da subito che è di qualcuno, perché ha il collare, e ha solo voglia di correre un po' e di cercare coccole tra le atlete. Divertente l'idea della regia di mostrare poi il fotofinish della sgambata del cane al traguardo. E fa già ridere così.
Quello che fa ancora più ridere, però, è che sappiamo come si chiama e di chi è: il suo nome è Nazgul (evidentemente ispirato al Signore degli Anelli di Tolkien) ed è di proprietà di Alice Varesco, ex fondista che abita a circa 500 metri dalla pista, sul Lago di Tesero. Lo sappiamo perché Alice ha scritto su WhatsApp al nostro commentatore Silvano Gadin dicendogli di aver riconosciuto il proprio cane in TV.
Come mai in TV? Lei non è a casa: è ad Anterselva per vedere il biathlon e nell'attesa stava guardando la gara di fondo, rimanendo sorpresa nel vedere che il suo Nazgul è scappato per andare a farsi una corsetta olimpica.
Altra mazzata su Rebecca Passler l'hanno tratta come un appestata e una reietta ., Arif Mohammad Khan Finisce lo slalom olimpico con 50 secondi di ritardo, ma nel suo Paese è un eroe .,
perché la trattano d'appestata quando ancora le indagini sono in corso ?
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Sfuma il sogno olimpico per Rebecca Passler. La biatleta altoatesina, inizialmente esclusa per la positività al letrozolo e reintegrata dopo che la Corte d’Appello di NADO Italia ha certificato che l’assunzione della sostanza è avvenuta in modo totalmente accidentale, non parteciperà alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, essendo stata esclusa dalla staffetta femminile di biathlon
La Federazione Italiana Sport Invernali, infatti, ha annunciato il quartetto che prenderà il via alla staffetta 4×6 femminile, in programma mercoledì 18 febbraio alle ore 14.45 all’Antholz-Anterselva Biathlon Arena: Hannah Auchentaller, Dorothea Wierer, Michela Carrara e Lisa Vittozzi. La FISI ha deciso di non convocare la Passler, che aveva ripreso gli allenamenti negli ultimi giorni.
“Sono stati giorni molto difficili – aveva detto Rebecca Passler dopo la riammissione ai canali ufficiali della Federazione -. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Federazione Italiana Sport Invernali, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al cento per cento sul biathlon”.
Rebecca Passler è nipote d’arte: suo zio Johann Passler ha conquistato due bronzi olimpici e quattro medaglie ai Mondiali, comprese due d’oro in staffetta. Si avvicina al biathlon intorno agli otto anni, spinta dall’esempio della sorella maggiore Greta e da una tradizione molto radicata tra i giovani della Valle di Anterselva.
Nel suo percorso giovanile raccoglie risultati di rilievo, con cinque podi ai Mondiali juniores. Tra questi spicca l’oro nella staffetta femminile 4×6 km ottenuto a Soldier Hollow nel 2022. Debutta in Coppa del Mondo alla fine di novembre 2021, nella tappa svedese di Östersund.
Il miglior piazzamento individuale arriva nel dicembre 2025, quando chiude undicesima la mass start di Annecy-Le Grand Bornand, sfiorando la top ten. Un risultato che riesce a replicare poche settimane dopo, a inizio 2026, con l’undicesimo posto nella sprint di Oberhof, in Turingia.
Arif Mohammad Khan è diventato un eroe in India dopo la sua partecipazione alla gara dello slalom olimpico alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Lo sciatore, primo atleta indiano in assoluto a partecipare a due Olimpiadi Invernali consecutive, si è piazzato 39esimo nella prova di slalom maschile a Bormio.
Khan è stato tra i 44 sciatori che non hanno inforcato né sono caduti, ed è arrivato al traguardo con 50 secondi di ritardo dal primo in classifica. Nella prima manche in mattinata, svolta sotto una fitta nevicata, non ha voluto prendersi rischi e ha affrontato lo slalom con calma, senza errori, arrivando all’arrivo con 27 secondi di ritardo dal leader McGrath.
Nella seconda manche è stato altrettanto solido, scendendo in modo prudente e senza commettere sbagli, arrivando sul traguardo con 50 secondi di distacco complessivi dal vincitore della gara, lo svizzero Loïc Meillard.
Lo sciatore 35enne è stato portabandiera dell’India nella cerimonia inaugurale ed è senza dubbio lo sciatore più conosciuto e più forte del Paese. “Se sei un atleta, questo dovrebbe essere il tuo sogno”, aveva scritto su Instagram all’arrivo ai Giochi di Milano Cortina.
Arif ha dovuto affrontare infortuni e difficoltà finanziarie sulla sua strada per i Giochi: “Il mio percorso non riguarda solo me stesso. Si tratta di dimostrare ai giovani atleti che, indipendentemente da dove si provenga, se si sogna in grande e si lavora sodo si può raggiungere qualsiasi obiettivo”.
La sua fonte d’ispirazione è stato Gul Mustafa Dev, il primo atleta indiando in assoluto a partecipare alle Olimpiadi Invernali di Calgary nel 1988, tracciando la strada ai futuri sciatori indiani.
Martina Favaretto, Bobbista italiana non si qualifica alle Olimpiadi per 2 centesimi, i suoi alunni la «perdonano» con uno striscione: «Per noi resta la prof più veloce del mondo»
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Bobbista italiana non si qualifica alle Olimpiadi per 2 centesimi, i suoi alunni la «perdonano» con uno striscione: «Per noi resta la prof più veloce del mondo»di Rebecca Luisetto
Cortina, la veneziana Martina Favaretto non scenderà dalla pista «Eugenio Monti»: «Mi sono commossa e piangevo con loro. Lo Sliding Center? Fondamentale diventi il nostro centro federale»
Due centesimi. Per una (quasi) inesistente frazione di secondo il sogno a 5 cerchi è svanito per Martina Favaretto, 31enne veneziana residente a Mogliano Veneto (Treviso), che da 4 anni fa parte della nazionale italiana di bob. Circa tre settimane prima delle Olimpiadi, sulla pista Eugenio Monti a Cortina, l’atleta non ha centrato la qualificazione per un soffio in uno sport incontrato dopo una carriera agonistica nell’atletica leggera come velocista. Scendere lungo le piste di ghiaccio la appassiona e allo stesso tempo affascina gli studenti delle scuole medie dove lavora come professoressa. Sono stati proprio i suoi alunni a supportarla dopo la delusione per non poter gareggiare sul tracciato ampezzano, facendole trovare un cartellone in classe firmato da tutta la scuola: «A noi dei 2 cent non ci importa un fico secco… Per noi lei sarà sempre la prof più veloce del mondo».
Professoressa Favaretto, partiamo proprio da quel cartello. Che cosa ha provato quando ha visto il sostegno dei suoi studenti?
«È stato un momento fortissimo. Quando mi sono trovata davanti a questo foglio enorme nato dall’idea di alcune ragazze di seconda media, pieno di firme e di messaggi, mi sono commossa. Piangevo con loro, ma erano lacrime di gratitudine. Mi hanno dato una forza incredibile. Sentire che la propria passione viene capita e condivisa è qualcosa che va oltre il risultato sportivo».
Come ha vissuto la delusione per quei due centesimi?
«All’inizio è stata dura. Tutto l’anno fai avanti e indietro tra lavoro e allenamenti, poi arriva la mazzata. Tornare a scuola mi ha aiutato. Ai ragazzi cerco di trasmettere il concetto che non sempre le cose vanno come speri, ma che il sacrificio e la passione hanno un grande valore. Questa esperienza è stata una lezione anche per me».
Pensa che ci riproverà per i Giochi olimpici del 2030?
«Non lo so. Ho un’età diversa rispetto a quando ho cominciato la mia vita da sportiva e lavorando non è semplice incastrare tutto. Se potessi fare solo l’atleta sarebbe diverso. Vedremo».
Lei è frenatrice: qual è il suo ruolo in gara?
«Spingo il bob nella fase iniziale e poi ci salto dentro insieme alla mia pilota. Lei guida e io sto dietro. Dopo la spinta devo frenare a fine della discesa. La spinta dura 40-50 metri, poi affrontiamo circa un chilometro e mezzo di pista a velocità che arrivano anche a 130-140 chilometri orari».
Quanto pesa un bob?
«Tra i 175 e i 180 chili, con gli atleti all’interno arriva a 330. Per noi è fondamentale il controllo del peso, anche perché al termine delle due manche c’è una bilancia ad aspettarci: se si è troppo pesanti si va incontro alla squalifica».
Le piste sono tutte uguali?
«No, ogni pista ha caratteristiche diverse. Su quelle più semplici conta tantissimo la spinta iniziale, su quelle più difficili fa la differenza la guida della pilota».
E l’Eugenio Monti di Cortina com’è?
«Bellissima, è piacevole scendere con il bob perché è un tracciato fluido e l’ambiente è spettacolare».
Quanto è importante per voi che questa pista diventi centro federale?
«Avere un impianto in casa è una vittoria, un modo anche per avvicinare più persone a questo sport. Vederla in tv in questi giorni con così tanto pubblico è qualcosa di incredibile».
Cosa le piace di più di questa disciplina?
«Quando sei in alto, pronta a partire, senti l’adrenalina salire. È qualcosa di completamente diverso dall’atletica».
Com’è la preparazione durante l’anno?
«In estate lavoriamo molto su forza e corsa. Ci alleniamo tutti i giorni, a volte anche con doppie sedute. Facciamo raduni in Germania, dove ci sono colline dedicate alla spinta con il bob su ruote: lavoriamo sul rettilineo, sia da sole per la tecnica sia in coppia per coordinarci. In palestra curiamo la forza e quando mi alleno a Mestre ho un carrello da spingere in piano con dei pesi per simulare il bob. A settembre e ottobre iniziamo a girare in pista e poi partono le gare tra Coppa Europa e Coppa del Mondo».
Lei prima era una velocista, come è avvenuto il passaggio a questa nuova disciplina?
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