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13.4.26

Quarant'anni fa l'esplosione di Chernobyl ed. ancora si usa il nucleare come. fonte. di energia.


chernobyl
Un giocattolo abbandonato a Prypjat (oggi Ucraina), città dove abitavano i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl (foto di Marta Serafini)

All’1.23 del 26 aprile 1986, durante un test di sicurezza, l’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, allora parte dell’Unione Sovietica, ne provoca lo scoperchiamento e scatena un vasto incendio. Si sprigiona una grande nube radioattiva che contamina l’area circostante; viene ordinata l’evacuazione di 336 mila persone, a partire, il 28 aprile, dai quasi 50 mila abitanti di Prypjat, la città più vicina. La nube ha contaminato intere aree dell’Unione Sovietica (Ucraina, Bielorussia, Russia) e si è estesa all’Europa occidentale.  Oggi  brucia. ancora.  infatti.    da LA LETTURA.  del corriere della sera  del 12\4\2026
















 


Scala il Kilimangiaro in pantaloncini: "Il comfort è un assassino" Nel 2009 lo sportivo estremo Wim Hof ha compiuto un’impresa assurda: è arrivato a petto nudo e gambe scoperte sulla cima, schivando l’ibernazione



I miei diranno che è Maccu (folle ) come non dargli torto . Ma tale impresa è anche oggetto di studio  e. quindi vedere la cosa. cercando  di mettere da. parte i pregiudizi. e. con. una mente. aperta prima  in. modo da vedere in maniera. completa i fatti in questione.
Infatti Wim Hof ha scalato il Kilimangiaro in pantaloncini evitando l'ipotermia grazie al suo metodo che combina tecniche di respirazione, esposizione graduale al freddo e controllo mentale, innescando una forte termogenesi indotta dal grasso bruno. Questa pratica, secondo Hof, sfrutta la capacità del corpo di adattarsi alle basse temperature, superando il comfort moderno che considera un "assassino". Per ulteriori dettagli, potete leggere l'articolo riportato  sotto 






IL. Giornale. 11 aprile 2026 - 13:37
Paolo Lazzari
Scala il Kilimangiaro in pantaloncini: "Il comfort è un assassino" Nel 2009 lo sportivo estremo Wim Hof ha compiuto un’impresa assurda: è arrivato a petto nudo e gambe scoperte sulla cima, schivando l’ibernazione



Fermo immagine 



Il Kilimangiaro svetta come una divinità d'avorio sopra le pianure della Tanzania, un gigante di roccia e ghiaccio che osserva il mondo dai suoi cinquemilanovecentocinquanta metri di altitudine. Lassù, dove l’aria si fa sottile e il gelo morde con la ferocia di un predatore, la sopravvivenza è una questione di strati, tessuti tecnici e bombole di ossigeno. Eppure, in questo scenario estremo, d’un tratto appare un uomo che sovverte ogni legge della fisica e della prudenza. Si chiama Wim Hof, è olandese e, per tutti, oggi è Iceman, l’uomo del ghiaccio.
Siamo nel febbraio del 2009. Mentre le spedizioni tradizionali misurano i passi con meticolosa lentezza, concedendosi giorni di acclimatamento per evitare che i polmoni si arrendano alla quota, Wim Hof accelera. La sua divisa è assolutamente sprezzante: pantaloncini corti, scarpe leggere e una pelle nuda che accoglie la tempesta. Dove gli altri cercano rifugio nella lana e nelle piume, lui espone il torace al vento sferzante, trasformando il proprio corpo in una fornace biologica che ignora i limiti imposti dalla letteratura medica.
Il respiro come fuoco interiore
La scalata dura appena quarantotto ore. È un battito di ciglia rispetto alla settimana canonica richiesta per toccare la cima dell’Uhuru Peak. Hof ascende con una rapidità che lascia trasecolati gli esperti, guidato da una forza che risiede tutta nel ritmo del suo diaframma. Il segreto di questa impresa sta infatti nel suo speciale metodo, una combinazione quasi mistica di iperventilazione controllata e concentrazione mentale. Mentre sale, Wim esegue una danza invisibile con le proprie cellule. Un valzer salvifico. Il suo respiro è un mantice sacro che pompa ossigeno nel sangue, mantenendo il pH alcalino e impedendo al freddo di penetrare nel nucleo vitale.
"La natura è il mio maestro, il ghiaccio è il mio specchio"
Questa frase risuona tra le pareti di ghiaccio mentre Iceman prosegue la sua marcia solitaria verso il cielo. I ricercatori lo scrutano con sospetto, pronti a catalogare il fenomeno come un’anomalia genetica o, peggio ancora, come una sconsiderata prova di forza. Eppure, i dati liquidano ogni scetticismo. Hof mantiene la sua temperatura corporea costante, manipolando il sistema nervoso autonomo con la precisione di un orologiaio. La sua è una ribellione contro la fragilità umana, un invito a riscoprire capacità dormienti nel nostro Dna, sepolte da secoli di comfort eccessivo e riscaldamento centralizzato.
Oltre il limite della fisiologia
Raggiungere la vetta del Kilimangiaro in soli due giorni, spogliati di ogni protezione, rappresenta certamente una vittoria della volontà sulla materia. Quando arriva, si rivolge alla telecamera degli operatori che hanno seguito la sua impresa e afferma sicuro: “Il comfort è un assassino”. Le temperature scendono vertiginosamente sotto lo zero termico mano a mano che la quota aumenta, ma Hof sembra immergersi nel suo elemento naturale. Il gelo, anziché essere un nemico da combattere, diventa un alleato, un catalizzatore che risveglia energie primordiali. Così l’impresa di Hof mette a nudo l'inadeguatezza delle nostre granitiche certezze scientifiche. Il controllo cosciente della termogenesi è possibile.
L'impatto di questo exploit travalica i confini dell'alpinismo estremo. È una lezione di filosofia applicata alla biologia. Hof ci suggerisce che siamo molto più potenti di quanto ci permettano di credere. La sua pelle, violacea ma vibrante di vita, è il manifesto di una nuova era in cui l'uomo smette di essere vittima dell'ambiente per diventarne partecipe attraverso una consapevolezza estrema. Mentre i suoi compagni di viaggio faticano ad ogni respiro, lui si riflette nel ghiaccio, trovando nel vuoto dell'alta quota una pienezza interiore che pochi eletti hanno la fortuna di scorgere.




















L'eredità dell’uomo dei ghiacci

Questa scalata è il preludio ad una serie di studi accademici che
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confermeranno, anni dopo, la validità scientifica delle sue tecniche. Wim Hof non è un errore della natura, ma una promessa di ciò che potremmo diventare se solo avessimo il coraggio di abbracciare il freddo anziché temerlo.





TAGSALPINISMO
WIM HOF
SCALATORE
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l'eco del silenzio e la forma invisibile delle cose - riflessione sulla vita.

Quadro su tela, Foresta verde nella nebbia natura paesaggio - 120x80 ...


Nel post precedente parlavo di stranezze della vita Ebbene, con questa poesia   della. compagna. di. strada \ di viaggio  L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort 
Ne ho la certezza . La. Vita. È. Imprevedibile e che << la vita non è perfetta; le vite nei film sono perfette! Belle o brutte, ma perfette. Nei film non ci sono tempi morti, mai! >> cit.   film. radio freccia di Ligabue. . 
Infatti   come. dice  anche. la. stessa poesia ed la  discussione  cita. sotto.  La vita è un concetto straordinariamente complesso che può essere definito attraverso diverse lenti: biologica, fisica, filosofica e personale. Non esiste una singola definizione universalmente accettata, ma piuttosto una serie di prospettive che cercano di catturarne l’essenza.

 


La vita succede
anche quando non avevi previsto nulla.
E non sempre arriva nei momenti giusti,
quando sei pronta,
quando hai capito tutto.
A volte entra mentre stai ancora sistemando i pezzi,
mentre pensi di avere bisogno di tempo,
mentre credi che prima debba andare tutto a posto.
E invece no.
Succede lo stesso.
Si infila tra i pensieri,
sposta qualcosa,
ti cambia una direzione senza chiedere permesso.
All’inizio dà fastidio.
Perché rompe i piani,
perché non segue l’ordine che avevi immaginato.
Poi, piano,
ti accorgi che non tutto deve essere pronto
per poter essere vissuto.
Che certe cose arrivano proprio così,
nel mezzo,
quando non sei ancora “a posto”.
E forse va bene anche così.


e  la  risposta  al mio commento



Giuseppe Scano
Ecco perché mi chiedo a cosa serve vivere
Autore
L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort
Giuseppe Scano A volte non si capisce subito.
Però il fatto che te lo chiedi… forse è già un inizio. 
❤️  https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/V/vita_1.shtml     















              













Infatti. La vita è un concetto straordinariamente complesso che può essere definito attraverso diverse lenti: biologica, fisica, filosofica e personale. Non esiste una singola definizione universalmente accettata, ma piuttosto una serie di prospettive che cercano di catturarne l'essenza.


1. La prospettiva Biologica In biologia, la vita è intesa come la condizione propria degli organismi che manifestano caratteristiche specifiche: Metabolismo: La capacità di trasformare energia e nutrienti dall'ambiente per mantenere la propria struttura. Riproduzione ed Ereditarietà: La capacità di generare nuovi individui trasmettendo informazioni genetiche tramite il DNA. Omeostasi: Il mantenimento di un equilibrio interno stabile nonostante i cambiamenti esterni. Evoluzione: La NASA definisce sinteticamente la vita come un "sistema chimico autosufficiente capace di evoluzione darwiniana". 




2. La prospettiva Fisica e Termodinamica I fisici, come Erwin Schrödinger nel suo celebre saggio "Che cos'è la vita?", vedono la vita come un sistema che contrasta l'entropia (il disordine). Mentre l'universo tende naturalmente al caos, gli esseri viventi mantengono un alto grado di ordine interno nutrendosi di "entropia negativa" dall'ambiente circostante. 




3. La prospettiva Filosofica ed Esistenziale La filosofia distingue spesso tra diversi modi di intendere l'esistere Zoé: Il principio biologico della vita comune a tutti i viventi. Bíos: La vita vissuta, ovvero il modo in cui un individuo o una società trascorre il proprio tempo (es. vita politica, contemplativa). Senso della vita: Molte correnti filosofiche e spirituali vedono la vita come un dono, un progetto di realizzazione individuale o una costante ricerca di significato.



4. La prospettiva Comune Nel linguaggio quotidiano, la vita è semplicemente lo spazio temporale compreso tra la nascita e la morte, caratterizzato dall'insieme delle esperienze e dei fatti che formano l'esistenza di un individuo. In sintesi, la vita è un fenomeno che emerge dalla materia ma che sembra andare oltre la semplice somma delle sue parti chimiche, manifestandosi come un sistema organizzato, dinamico e in continua evoluzione.


La. discussione. avuta.  con IA e il mio grillo parlante. mi  fa. nuovamente porre la. domanda. che. avevo smesso.    credendo   di avere trovato in maniera  definitiva la risposta  : << a che serve vivere se poi dobbiamo morire ? >>
domanda delle domande", quella che i più grandi pensatori si pongono da millenni. Se la fine è certa, che senso ha il percorso? Non c’è una risposta unica, ma diverse prospettive che possono aiutare a cambiare il modo di guardare la questione:
1. La bellezza del "Finito"                                                                                                      Pensiamo a a un concerto, a un tramonto o a una cena con gli amici , ecc : hanno valore proprio perché non durano per sempre. Se un film o in lib non finisse mai, diventerebbe noioso e perderebbe di significato. La finitezza è ciò che rende ogni momento prezioso e ci spinge a dare importanza alle nostre scelte.
2. La prospettiva del "Contributo"                                                                                              Molti trovano, a volte,anch'io , un senso nel lasciare un'impronta. Non deve essere per forza un'opera d'arte famosa; può essere l'educazione data a un figlio, un gesto gentile verso uno sconosciuto o il modo in cui abbiamo influenzato chi ci sta intorno. Viviamo attraverso l'impatto che abbiamo sugli altri.                                                                                                                  
3. L'Esistenzialismo: il senso lo crei tu                                                                                     Filosofi come Jean-Paul Sartre sostenevano che la vita non ha un senso "preconfezionato". Siamo noi gli architetti della nostra esistenza. Se la vita di per sé è un foglio bianco, il fatto che finisca non rende inutile il disegno; al contrario, ci dà la libertà (e la responsabilità) di scriverci sopra ciò che vogliamo.
4. Il piacere dell'Esperienza
Dal punto di vista biologico e sensoriale, vivere serve a... vivere. Provare emozioni, sentire il calore del sole, gustare un cibo, imparare qualcosa di nuovo. La vita non è un problema da risolvere, ma un'esperienza da attraversare. Il "fine" della vita è il viaggio stesso, non il traguardo.
5. La prospettiva Scientifica
Siamo un modo in cui l'universo osserva se stesso. Per un brevissimo istante cosmico, degli atomi si sono uniti per formare te, permettendoti di essere cosciente della vastità dello spazio e del tempo. È un privilegio raro e incredibile, a prescindere dalla sua durata.

In breve: vivere non serve a "raggiungere" la morte, ma a dare un significato al tempo che c'è nel mezzo.

Infatti ancora  non ho risposta precisa e definitiva  e

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l'ha
Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l'ha 
[...]
Domani arriverà 
Domani è un altro giorno: arriverà

e qui concludo con questa famosissima. canzone  di Vasco Rossi. un classico nella canzone. italiana 













Quarant'anni fa l'esplosione di Chernobyl ed. ancora si usa il nucleare come. fonte. di energia.

Un giocattolo abbandonato a Prypjat (oggi Ucraina), città dove abitavano i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl (foto di Marta Se...