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11.3.26

chi l'ha detto che solo la vittoria emozioni il caso di Giuseppe Romele, per tutti “Beppe pluri atleta paraolimpico

 



Nato 34 anni fa con una rara patologia congenita, ha primeggiato in molti sport, partecipando a Parigi 2024 nel paratriathlon ed a Milano Cortina nello sci di fondo sitting

Gazzetta dello  sport  11 marzo - 15:28 
                                             Simone Corbetta






Una storia di cambiamenti, adattamenti e nuovi inizi che rappresentano l’essenza stessa dello spirito paralimpico. Giuseppe Romele, per tutti “Beppe”, è un atleta che ha saputo trasformare la sua disabilità in una sfida continua con cui mettersi alla prova. 34 anni, nativo della Val Camonica, Beppe è venuto al mondo con una rara patologia congenita, l’ipoplasia femorale bilaterale, che impedisce lo sviluppo degli arti inferiori. Conosce la carrozzina sin da piccolo, ma ciò non gli ha mai impedito di vivere la vita, lo sport e le sue tante passioni. Poliedrico, nell’infanzia pratica atletica, tennis e vela, ma è nel nuoto che trova la sua vocazione. A soli 14 anni conquista il titolo italiano nei 50 metri stile libero. In acqua trova un ambiente dove potersi misurare ad armi pari e dimostrare che la disabilità non ha limiti. Poi la delusione. La mancata convocazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016 segna profondamente le sue scelte e il suo percorso sportivo: “Mi ha creato grandi difficoltà, ma non mi sono dato per vinto e ho continuato ad allenarmi. Questo episodio mi ha insegnato a essere più forte”. “Mai pora”, ovvero mai paura, è il motto nel suo dialetto che Beppe utilizza più spesso e che meglio caratterizza il suo atteggiamento nella vita e nello sport. L’incontro con lo sci di fondo giunge per caso, quando Cristian Toninelli, attuale compagno di nazionale, gli propone di provare questa disciplina. Sulla neve scopre una sensazione nuova, una libertà che lo conquista immediatamente. Con la slitta e i bastoncini inizia un percorso che nel giro di pochi anni lo porta ai vertici dello sci di fondo paralimpico nella categoria sitting: “Ho provato una sensazione fortissima di libertà, qualcosa che nel nuoto non avevo mai provato. Nel fondo mi sento come fluttuare sulle nuvole”. I risultati non tardano ad arrivare. Beppe conquista infatti medaglie mondiali e importanti vittorie in coppa del mondo che culminano con il bronzo ai Giochi di Pechino 2022 nei 10 chilometri sitting. Sceglie poi di provare nuove sensazioni e si cimenta nel paratriathlon, disciplina che unisce nuoto, handbike e carrozzina da corsa. Primeggia anche in questo sport, arrivando a disputare le Paralimpiadi di Parigi 2024: “Amo gli sport che richiedono resilienza, mi completano”.
Ritorna allo sci di fondo in vista dei Giochi in casa e oggi, nella stessa gara di Pechino, giunge ai piedi del podio. A vincere il russo Golubkov, non presente 4 anni fa per via delle sospensioni: “Stimo tantissimo Ivan e sono felice che sia rientrato. È un atleta come tutti noi e lo sport deve unire e non dividere. Se non ci fosse stato lui probabilmente avrei vinto il bronzo, ma non è finita qui!”. Tante le passioni, tra cui i motori e le automobili, ha anche lavorato come meccanico. I suoi idoli sono Alex Zanardi e Valentino Rossi. Poi la famiglia e gli affetti, che lo hanno sempre accompagnato. Su tutti sua nonna: “È una santa perché mi ha sopportato da piccolo: ero molto, forse troppo, vivace”, e la sua compagna Nadia: “Devo ringraziarla per quello che fa ogni giorno. Mi ha dato molta serenità in questi anni. Un giorno gliela dovrò restituire”. Il percorso di Beppe proseguirà domenica, tentando di conquistare una medaglia nei 20 chilometri di fondo, sicuramente alla sua portata.

Calcio in crisi, il ciclismo arranca, ma vinciamo pure con rugby e baseball: si è capovolta l'Italia ?

dalla gazzetta dello sport "In Italia ci sono cinquanta milioni di ct". Era la frase che si usava ogniqualvolta si criticavano le scelte del selezionatore azzurro. Era sinonimo della popolarità del calcio, di un popolo di
pallonari. Lo siamo ancora, per carità, purtroppo non è la passione a essere scemata, sono le vittorie che sono svanite. Anche il ciclismo, da Coppi e Bartali a Moser e Saronni, per arrivare a Pantani e Nibali, ci ha sempre visto primeggiare. Ora non più. Ma in molte discipline dove non sempre siamo stati maestri, anzi, in alcune siamo proprio carneadi, ora primeggiamo.

La  crisi  del  calcio italiano  a livello europeo e  mondiale   è  nota   . Infatti     si  è Dagli ultimi due Mondiali senza l'Italia, col prossimo ancora da conquistare attraverso i playoff? Dall'ultima Champions vinta che risale ormai al 2010? Dalle zero italiane ai quarti di quell'attuale (dando per scontato - ahinoi - che l'Atalanta non vinca con 6 gol di scarto in casa del Bayern Monaco)? Da una Serie A lontana anni luce dalla Premier dopo essere stata a lungo il campionato più bello del mondo? Una cosa è certa: da Berlino 2006 sono passati 20 anni, il cielo sopra la penisola non è certo più azzurro.
  
 Cosi  come     ,  ma   anche   tiene    è un altro sport    che  ha   dato talenti     all'Italia ,  il   
Ciclismo




La lista degli italiani che hanno fatto la storia del ciclismo è lunghissima: Ganna, Girardengo, Binda, Bartali, Coppi, Magni, Adorni, Motta, Gimondi, Moser, Saronni, Bugno, Pantani, Basso, Nibali. Poi, il vuoto. Lo Squalo è stato l'ultimo italiano a vincere il Giro d'Italia, ormai 10 anni fa. E' stato anche l'ultimo dei nostri sul gradino più alto del podio al Tour (2014). Ballan nel 2008 è stato invece l'ultimo azzurro a trionfare in un Mondiale in linea. Per fortuna c'è Filippo "Top" Ganna che ci tiene a galla coi suoi successi in crono. Oltre alle ragazze dell'inseguimento a squadre, oro ai Mondiali 2025 con Martina Alzini, Martina Fidanza, Vittoria Guazzini e Federica Venturelli.

Per  fortuna      Ci   sono  sport  che  erano  in declino  tanto  d'essere  considerati   minori  o poco significativi    negli ultimi   20  anni   
  Il  Nuoto

Ai Mondiali 2025 a Singapore abbiamo conquistato 19 medaglie: 2 ori (Chiara Pellacani e Matteo Santoro nel trampolino 3m sincro misto e Simone Cerasuolo nei 50m rana uomini), 11 argenti e 6 bronzi. Chiusa l'epopea della Divina, Federica Pellegrini, non siamo rimasti a... bocca asciutta. Un nome su tutti: Sara Curtis, 18 anni, il futuro delle gare veloci.




Volley




Qui nessuna sorpresa. Siamo sempre stati ai vertici nella pallavolo. Mai però nella storia di questo sport, eravamo riusciti a vincere Mondiale maschile e femminile nello stesso anno, il 2025 nella fattispecie. Gli unici a compiere quest'impresa in precedenza erano stati i sovietici nel 1952 e 1960. In assoluto l'Italvolley maschile ha conquistato 5 titoli iridati, quella femminile due e uno olimpico. Anche a livello di club siamo in prima fila. La Champions maschile nelle ultime due edizioni è stata conquistata da Trentino Itas e Sir Sicoma Monini Perugia tra gli uomini, e dall'Imoco Conegliano (doppietta) in quello femminile





L' Atletica



Siamo reduci dal record di medaglie ai Mondiali 2025, con sette podi. Abbiamo vinto l'oro nel lungo con Furlani, l'argento con Dellavalle nel triplo, con Nadia Battocletti nei 10.000, con Antonella Palmisano nei 35 km di marcia. Abbiamo un talento emergente come la 16enne Kelly Doualla. Il futuro potrà ancora tingersi d'azzurro, con l'obiettivo puntato sui Giochi di Los Angeles 2028


Sport invernali





Una volta - negli anni 70 - c'erano la Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Piero Gros (oltre a De Chiesa, Rolando Thoeni, Plank, Schmalzl, Pietrogiovanna, Besson, Stricker, Bieler e Radici) e quella Rosa di Maria Rosa Quario, Daniela Zini, Claudia Giordani e Paoletta Magoni. Dominavano la scena sciistica mondiale. Poi è venuta l'era di Alberto Tomba e quella di Deborah Compagnoni. Oggi ci sono Federica Brignone, Sofia Goggia, Laura Pirovano, ma anche Dominik Paris e Giovanni Franzoni. Se poi allarghiamo il discorso al pattinaggio con Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida, andando pure oltre con snowboard e altro, ci troviamo a chiudere le Olimpiadi invernali 2026 con 30 medaglie di cui 10 ori. Da quelle vette scendiamo con gli sci, letteralmente, ma metaforicamente siamo sempre lassù.




Tennis





Vabbè, dobbiamo proprio fare il nome? Non è il caso, tanto lo conoscete tutti. E' stato il primo italiano a vincere Wimbledon, ha fatto diventare l'Italia un popolo di tennisti, tutti a parlare di smash e volée come fossero cross e punizioni. Altro che pallonari. Ma non c'è solo Jannik Sinner, che è andato oltre l'eredità dei vari Gardini, Merlo, Pietrangeli, Panatta, Bertolucci, Barazzutti. Oggi vinciamo la Davis come se nulla fosse, piazziamo tre azzurri nella top 15 del ranking Atp (Sinner 2, Lorenzo Musetti 5 e Flavio Cobolli 15). E il discorso vale anche per le ragazze, con Jasmine Paolini al 7° posto della classifica Wta, finalista al Roland Garros (dove ha pure vinto il doppio con Sara Errani) e a Wimbledon. Ancora, due Billie Jean King Cup (la vecchia Fed Cup) conquistate di fila.
  
nuovi  come 
 
 il Rugby

"Italia, il cuore non basta". Quante volte abbiamo letto questo titolo. Inizialmente ci stava pure. Eravamo entrati nell'élite del rugby mondiale, il Cinque Nazioni nel 2000 era diventato Sei Nazioni includendo gli azzurri. Però perdevamo, spesso, tanto, troppo. E alla fine pure loro, i protagonisti, non si accontentavano più di onorevoli sconfitte. Quest'anno il boom: la vittoria sulla Scozia (prima in classifica, unico ko) e nei giorni scorsi lo storico trionfo all'Olimpico di Roma contro i maestri inglesi, battuti per la prima volta nella storia. Nella palla ovale non siamo più la Cenerentola.

Baseball



Partiamo dall'attualità, dal successo dell'Italia sui maestri statunitensi nel World Baseball Classic, una specie di Mondiale ma dove gareggiano i giocatori delle Major League stelle e strisce, basta che abbiano anche un trisavolo del Bel Paese. Non scende sul diamante la vera nazionale. Ma questo non sminuisce il valore dell'impresa perché dall'altra parte di quell'8-6 che rischia pure di eliminare clamorosamente gli Usa padroni di casa dal torneo, c'erano alcuni tra i più forti al mondo


Cricket





E' lo sport anglosassone per eccellenza. Partite che durano giorni, una delle discipline più lontane dalla nostra mentalità. Eppure anche lì stiamo emergendo. Come dimostra la recente partecipazione, per la prima volta, ai Mondiali T20 2026 svoltisi tra India e Sri Lanka. Gli azzurri hanno ottenuto una storica vittoria contro il Nepal e hanno concluso l'esperienza con una sconfitta contro le Indie Occidentali il 19 febbraio.


paraolimpiadi invernali belle emozioni ma poca copertura mediatica






Stamattina guardando il televideo alla pagina dello sport per vedere gli orari delle gare e mi sono solo apparse notizie delle medaglie italiane  Allora ho cercato in altri siti ( Eurosport, gazzetta dello sport, Olympics ) ed ho trovato qualcosa a fatica . Solo su Google ala vice paraolimpiadi ho trovato quello che cercavo . A confermare il mio scoramento ed il titolo triste c'è di come la Rai (Sic ) servizio pubblico dia scarso , a differenza delle altre olimpiadi scarna copertura mediatica .
Ecco quindi che mi sono marzullato cioè fatto la domanda e dato la risposta .prima da solo poi per avere una prospettiva più ampia con la AI copilot ( www bing.com ) . Ora la mia risposta e quella della AI saranno ovvie ed prevedibili ma. come ho già detto nel precedente aggiornamento Faq [url ] sono un ricercatore ( purtroppo a volte esagerato mi faccio troppe elucubrazioni /seghe mentali con volo pindarici )ma non sono riuscito ad analizzare il perché di ciò o quanto meno andare oltre alla classica e semplice risposta standard .
 


 <<  Ecco una domanda che molti si fanno, e non è affatto banale.  >> Le Paralimpiadi – soprattutto quelle invernali – ricevono meno attenzione mediatica e meno pubblico rispetto alle Olimpiadi tradizionali per una combinazione di fattori culturali, economici e storici. Non è una questione di valore sportivo, che è altissimo, ma di dinamiche che si sono consolidate nel tempo.

🎯 Perché le Paralimpiadi sono meno seguite

📺 1. Copertura mediatica più limitata
- Le televisioni investono meno perché ritengono (spesso erroneamente) che il pubblico sia più ristretto.
- Meno ore di diretta significa meno visibilità, meno sponsor, meno interesse generale.
- È un circolo vizioso: poca copertura → poco pubblico → pochi investimenti → ancora meno copertura.

🧊 2. Le Paralimpiadi invernali sono ancora più di nicchia
- Gli sport invernali richiedono infrastrutture costose e sono praticati da un numero molto più ridotto di atleti, anche nelle Olimpiadi tradizionali.
- La platea di atleti paralimpici che può accedere a sport come sci alpino, snowboard o hockey su slittino è inevitabilmente più piccola.
- Meno nazioni coinvolte = meno interesse globale.

💶 3. Minori investimenti e sponsor
- Le aziende tendono a investire dove c’è maggiore ritorno economico.
- Senza una forte spinta commerciale, gli eventi restano meno pubblicizzati e meno raccontati.

🧠 4. Pregiudizi culturali ancora presenti
- Per anni lo sport paralimpico è stato percepito come “meno competitivo”, un’idea completamente sbagliata ma ancora radicata in parte del pubblico.
- Serve tempo per cambiare mentalità e riconoscere pienamente il valore atletico e spettacolare di queste discipline.

📅 5. Tempistiche e sovrapposizioni
- Le Paralimpiadi arrivano subito dopo le Olimpiadi: il pubblico è già “sazio” di sport e l’attenzione cala.
- I media spesso considerano le Paralimpiadi un “evento secondario” invece che un evento autonomo.

Ma   sempre   dalla  risposta   di copilot  qualcosa sta cambiando se  pur  molto lentamente  ,  Infatti  Negli ultimi anni:
- la copertura televisiva è aumentata,
- gli atleti paralimpici sono diventati più riconosciuti e raccontati,
- il pubblico giovane è molto più sensibile ai temi dell’inclusione.

E ogni volta che qualcuno scopre lo sport paralimpico, rimane colpito dalla qualità tecnica e dalla forza narrativa degli atleti. È uno di quei casi in cui la conoscenza crea passione.


questa analisi mi hanno fatto ritornare in mente una discussione fatta con amico commentando le paraolimpiadi estive ( sfasate come quelle. estive rispetto a quelle invernali URL ) che riporto sotto




come fai a vedere / seguire senza metterti tristezza e compassione ?

Immedesimando le mie sofferenze con le loro. Le loro storie , non solo incidenti, ma anche malattie invalidanti mi fanno capire che non esiste nessuno sfortunato e che tutti possono rimettersi in carreggiata davanti a gli urti della vita con lo sport in questo caso anche elitario.Ma soprattutto mi danno la forza di andare avanti e non abbattermi per i ieri lri lemi fisici non così invalidanti (a ma a rischio ) come i loro che gareggiano da soli o in coppiaEcco una domanda che molti si fanno, e non è affatto banale. Le Paralimpiadi – soprattutto quelle invernali – ricevono meno attenzione mediatica e meno pubblico rispetto alle Olimpiadi tradizionali per una combinazione di fattori culturali, economici e storici. Non è una questione di valore sportivo, che è altissimo, ma di dinamiche che si sono consolidate nel tempo.

ma come ha fatto la sergio bonelli a cedere il diritti per l' Escapismo escatologico di Kevin Munroe Dylan Dog : Dead of Night di

 Approfittando  della    convalescenza   Sono  riuscito   a  vedere  su  Lg chanel   il  film  Dylan Dog : Dead of Night film del 2011 diretto da Kevin Munroe. Film  Basato sul fumetto italiano Dylan Dog, non si tratta di un adattamento cinematografico di alcun albo della serie a fumetti,

bensì una storia completamente nuova scritta per l'occasione dagli ideatori del film . Leggo  su  Wikipedia    che      La produzione statunitense ha effettuato diverse modifiche rispetto al fumetto, sia per la differenza nei due media, sia per questioni inerenti al mercato locale. Tra le principali modifiche vi è la sostituzione di Groucho con un altro personaggio (Marcus, interpretato da Sam Huntington), per problemi di copyright con gli eredi dei fratelli Marx (per lo stesso motivo la modifica del personaggio era già avvenuta anche nei fumetti pubblicati sul territorio americano). Inoltre la storia è ambientata a New Orleans anziché a Londra (niente trasposizione cinematografica quindi neanche per l'ispettore Bloch) ed il colore del maggiolino è stato invertito (nero con la cappotta bianca), sempre per problemi di diritti d'autore (stavolta relativi al personaggio Disney di Herbie).
Anche se  poi   più   che modifiche,   che  ci  posso  anche stare   per  non fare  cloni   , bisognerebbe  parlare  di    stravolgimenti  .
Esso    da  quel  che  ho   letto   non  ricordo  la  fonte    solo nel primo giorno di programmazione in Italia il film ha guadagnato 368 000 euro nel primo week-end 790 000 e nel secondo 385 000 per un totale di circa 2 436 000 euro al 10 aprile, ultimo giorno di programmazione
Negli Stati Uniti, invece, ha guadagnato circa 268 000 dollari nel primo giorno per un totale di circa 1 200 000 dollari al 19 maggio, ultimo giorno di programmazione[96]. In Singapore circa 300.000 dollari e nelle Filippine circa 110 000 dollari al 12 giugno, in Malesia circa 396 000 dollari al 3 luglio e in Thailandia circa 130 000 dollari al 10 luglio
Nel complesso gli incassi hanno ammontato a circa 4,6 milioni di dollari, una cifra notevolmente inferiore al budget stanziato per la produzione che ha fatto classificare Dylan Dog - Il film tra i peggiori flop del 2011
Infatti va rilevato che l'uscita del  film   Dylan Dog rimase del tutto inosservata da parte di Sergio Bonelli Editore nelle sue pubblicazioni: non se ne fece cenno neanche nel Dylan Dog Horror Club (che pure negli anni precedenti aveva più volte pubblicato notizie sulla possibile realizzazione di un film o di una serie televisiva sull'indagatore dell'incubo) nonostante la coincidenza tra l'uscita del film e le celebrazioni per il 25º anniversario di Dylan Dog. Anche le rubriche cinematografiche sull'Almanacco della Paura, sempre puntuali a passare in rassegna i film horror dell'annata trascorsa, non fecero cenno al film ufficiale del personaggio cui l'almanacco stesso è dedicato. Questo ignorare la pellicola da parte della casa editrice è probabilmente dovuto ad evitare polemiche circa la eccessiva leggerezza con cui, anni prima, erano stati ceduti i diritti cinematografici del personaggio. A detta di buona parte della critica e leggendo anche le dichiarazioni private di molti sceneggiatori e disegnatori del fumetto, il Dylan Dog di Munroe ha poco o nulla a che vedere col personaggio di Sclavi Dal mondo del fumetto le critiche non sono state migliori e per Paola Barbato, sceneggiatrice, i cambiamenti sono andati contro «il concetto proprio di Dylan Dog»: «Il rispetto per il personaggio è fondamentale, poi la resa esterna può cambiare».Secondo Roberto Recchioni, sceneggiatore, è «un film brutto e piccolo»,[mentre per Mauro Boselli, il creatore di Dampyr, «il film ha tradito lo spirito del personaggio alla ricerca di una facilità narrativa da telefilm».Tiziano Sclavi inizialmente ha preferito non approfondire questo argomento. In seguito in un'intervista a l'Unità ha affermato: «Il film non l'ho visto e non mi piace. [...] Dire che il film non l'ho visto e non mi piace è un modo per dire che non mi va di parlarne. La vicenda della cessione dei diritti di Dylan è troppo intricata per spiegarla al pubblico, ed è fonte per me solo di incazzatura (e non uso a caso questa parola forte)».Su la Repubblica XL ha ribadito che anche «quando il film uscirà in blu-ray non lo vedrò e non mi piacerà», spiegando di aver potuto leggere la sceneggiatura senza diritto di veto.Un Escapismo escatologico  .  Infatti    ho mollato  cosa  rara  di solito  arrivo a metà  o   alla fine  ,  dopo  neppure  mezz'ora  . Uso  eccessivo    della voce  fuori  campo  che  anticipa   e rende  prevedibili  le   mosse    ,    ,spiega  n maniera   cnfusa  il  passato di del protagonista .  Assistente   uscito  troppo  in fretta  .  Troppo  banale  . Troppo  stravolgimento  senza  ne  capo  ne  coda .Un  film  pessimo   .  Un  americanata   totale  .  Un  N,c  per  parafrasare    voti che   ti  davano  a  scuola  .  


10.3.26

prendessero i dellinquenti veri e non chi si cura producendosi la cannabis . Il caso di Mario olianas 10 anni di processi sempre assolto

Mario Olianas, affetto da una grave patologia cronica, ha coltivato cannabis nel suo giardino per uso terapeutico. Olianas ha già ottenuto tre assoluzioni per la sua coltivazione e detenzione di cannabis, dimostrando di non essere uno spacciatore. La sua situazione è stata recentemente riconosciuta dal giudice, che ha disposto la liberazione senza misure cautelari, sottolineando che la cannabis è terapeutica e non deve essere considerata come un'attività di spaccio.

da la  nuova  sardegna  del  9\3\2026


◗Mario Olianas col difensore fuori dal tribunale




Arzachena Alle spalle ha già quattro assoluzioni, sempre con la stessa accusa: coltivazione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Ma Mario Olianas, 45 anni, residente ad Arzachena, non è uno spacciatore, come dimostrano le sentenze. Lui usa la marijuana per curarsi. Per l’ennesima volta dovrà dimostrare al giudice che la coltiva per sé, non la vende. Assistito dall’avvocata Maria Assunta Argiolas, ha chiesto di essere processato con rito abbreviato condizionato alla presentazione della documentazione medica e alle sentenze di assoluzione precedenti. Nell’ottobre 2025, era stato arrestato in flagranza dalla polizia di Porto Cervo.
Nella sua abitazione, ad Arzachena, gli agenti avevano trovato 33 piante di marijuana e l’occorrente per la coltivazione – impianto di irrigazione, illuminazione, essiccazione e ventilazione – e poco meno di 8 chili di marijuana custodita in contenitori, una bilancia e bustine di cellophane. Insomma, tutto ciò che all’apparenza serve per la produzione e lo spaccio dello stupefacente. Olianas non aveva a disposizione la documentazione medica che attestava la patologia di cui è affetto e per la quale è stato prescritto l’uso terapeutico di cannabis a scopo antalgico, per cui la detenzione del materiale sequestrato appariva non giustificata.
Da lì, l’arresto. Il gip a alla luce della documentazione sanitaria prodotta e delle precedenti assoluzioni, ritenendo che fosse conclamato l’uso personale, aveva, poi, disposto la scarcerazione. Ora il processo. L’udienza, con l’esame dell’imputato, si terrà il 7 maggio. Le prime due assoluzioni risalgono al 2019, la terza al 2022, la quarta al 2023. (t.s.)

diario di bordo n 160 anno IV maria francesca serra architetta pastora ., sassari ago e filo per rianimare il centro storico., Cestini, che passione Marito e moglie seguono la tradizione.,Trova una bottiglia in spiaggia con una lettera e nasce un’amicizia

 







unione  sarda  10\3\2026

Guspini
Giorgia Ortu e Antonello Piccioni costruiscono cestini utilizzando l’arte dell’intreccio tipicamente locale. Il marito è di Guspini, la moglie di Gonnosfanadiga e hanno la passione per la costruzione di cestini.
Il ricordo
Giorgia Ortu racconta di aver imparato l’arte dell’intreccio «quando era bambina, allora avevo dieci anni di età, Avevo fatto un corso all'oratorio di Gonnosfanadiga, per la costruzione dei cesti tradizionali in canna e ulivo. Fu un’attività per trasmettere le loro conoscenze alle nuove generazioni per preservare questa antica usanza. I maestri erano abili artigiani gonnesi che appresero il mestiere direttamente nei laboratori, spesso nelle famiglie di apparenza. Il corso si fece per intrattenere i bambini e per insegnare a creare qualcosa, si potevano scegliere diverse attività, pittura su vetro o stoffa, musica, decorazione su legno con pirografo, uncinetto, decorazione su vetro e fare cesti. Io ero restata entusiasta dai maestri dell’intreccio, scelsi questo».
Antonello Piccioni ha seguito la moglie nella passione per questo settore dell’artigianato «Questo “saper fare” mi è stato insegnato da Giorgia - dice Piccioni- dopo aver appreso le tecniche di costruzione, mi sono dedicato e cimentato nella costruzione di cestini. I cesti o i vari contenitori di diverse forme, vengono utilizzati come per tradizione per la raccolta delle olive, la legna, in casa le massaie li usavano per il pane dolci, la raccolta della frutta, ortaggi, funghi», conclude Piccioni.
La costruzione di cestini tradizionali si tramanda spesso all'interno delle famiglie. L'arte dell'intreccio spesso nasce si trasforma in un mestiere.
La natura
Giorgia Ortu evidenzia il rispetto della natura dietro questo lavoro: «I cesti e contenitori in vimini sono ecologici, tutti in materiali naturali, canne, ulivo, salice, olmo, mirto, fillirea, giunco e via dicendo. Per alcuni impieghi come per i funghi vengono preferiti perché rilasciano delle spore nell'ambiente. Oggi si continua la tradizione di costruzione dei cesti anche se non sostituiscono quelli in plastica perché soddisfano per forme e grandezze svariati campi di utilizzo. I cesti sono delle vere opere d'arte che vengono utilizzati anche come complemento d'arredo per le loro forme particolari, quali lampadari, porta vasi, sotto pentola, porta pane e frutta elaborati, decorazioni intrecciate che esprimono bellezza fantasia e maestria dell'artigiano ».     

......
  sempre  dalla  stessa fonte  
 


Trova una bottiglia in spiaggia con una lettera e nasce un’amicizia Nell’epoca dei messaggi vocali e delle chat che si aggiornano in tempo reale, c’è una storia che ha scelto la lentezza. Nessun invio istantaneo, nessuna spunta blu. Solo una bottiglia di rum, un tappo di sughero e il Mediterraneo come unico vettore. Una vicenda che sembra appartenere a un altro tempo e che invece porta una data precisa, coordinate esatte, una rotta tracciata con cura.Il ritrovamentoIl 16 febbraio, sulla spiaggia di Columbargia, sotto la torre che domina la costa di Bosa, quella bottiglia è riemersa tra la sabbia. A notarla Mirko Nonnis, sulcitano originario di Narcao, da dieci anni residente nella cittadina del Temo e guida ambientale in Sardegna. «Stavo andando a visitare la torre restaurata - racconta – Camminando lungo la battigia ho visto il vetro incastrato nella sabbia. L’ho raccolto quasi per curiosità, pensando fosse finito lì per caso». A casa la sorpresa. «Dentro c’era una lettera scritta in francese, arrotolata attorno a un foglio di cruciverba».
La lettera
In cima alla pagina, data e coordinate. «Ritorno dalla Corsica, giorno 2. 16 agosto 2025. 42,7145 N 7,613949 E. Rotta 300°». È mezzogiorno e trenta, «il sole è al suo apice e picchia senza sosta sulle nostre teste grondanti», si legge tra le righe affidate ad un corsivo elegante. Il vento è assente, «ma quel maledetto rimasuglio d’aria dietro di noi ci ricorda la sua esistenza facendo sbattere le nostre vele periodicamente». Il viaggio sembra interminabile. «Ancora poche ore e il rum inizierà a mancare». L’autore è Max Scott, 29 anni, a bordo della sua barca a vela tra la Corsica del nord e la Francia. Il tono è ironico e disincantato. «Questa bottiglia faceva parte delle nostre ultime riserve. Questa qui era cattiva, indegna di essere servita a bordo, ma aveva almeno il pregio di essere l’ultima». E ancora: «Nessuno sa cosa ne sarà di noi quando saremo costretti a bere l’acqua di bordo, usata finora metodicamente per il pastis, il caffè e la cottura della pasta». Poi la frase che chiude la pagina come un sigillo: «Saremo di ritorno in porto prima di lunedì? Nessuno ci aspetta, si preoccuperà. Alea iacta est». E l’invito, quasi giocoso: completare la griglia di parole crociate e, se necessario, scrivere o telefonare ai recapiti indicati.
La risposta
Per oltre sette mesi la bottiglia è rimasta in balìa delle correnti. «Non potevo ignorare quell’invito», spiega Mirko. «Gli ho scritto. Mi sembrava incredibile che, dopo tutto quel tempo, la bottiglia fosse arrivata proprio qui». Max non immaginava certo che qualcuno avrebbe davvero trovato il messaggio. Il caso completa la rotta: il giovane navigatore ha già programmato un viaggio estivo in Sardegna con la sua barca a vela. Si incontreranno di persona. «Potremo raccontare dell’incredibile viaggio che ha fatto quella bottiglia di rum francese», conclude Mirko Nonnis.       

9.3.26

la storia della mascotte delle olimpiadi e soprattutto delle paraolimpiadi di milano cortina 2026

voci  correlate


Tina e Milo sono le mascotte olimpiche dei XXV Giochi olimpici invernali e dei XIV Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Sono due ermellini, sorella e fratello, dai manti bianco e marrone
L'emblema \ mascotte di queste paraolimpiadi invernali riprende nella forma quello prescelto per i Giochi olimpici, ma si differenzia per i colori: il segno grafico raffigurante il numero "26", che nel logo dei giochi olimpici è di colore bianco, presenta
nella versione paralimpica una sfumatura contenente i colori rosso, blu e verde (già presenti nel logo del Comitato Paralimpico Internazionale), che rimanda all'aurora boreale; questa differenziazione è stata effettuata per consentire la corretta visione dell'emblema anche agli ipovedenti.Milo è la mascotte paralimpica di quest'edizione dei Giochi paralimpici, il cui nome deriva dal nome della città ospitante Milano, analogamente alla mascotte olimpica, Tina, che per il suo nome prende spunto da Cortina.Secondo la storia ufficiale, Milo è nato senza una zampetta ma, con un po' di ingegno e tanta forza di volontà, ha imparato a usare la coda e a superare ogni ostacolo facendo della propria diversità una forza. Vive in montagna ed è un tipo pratico, al quale piace creare, aggiustare, montare, smontare, inventare… costruire manufatti con il legno dei suoi boschi. Da qualche tempo si è specializzato nella creazione di strumenti musicali che poi Tina suonerà. Milo è vivace e ama l’allegria. È sempre in movimento: corre, salta e si arrampica sui suoi amati alberi. Ama l’allegria e far ridere i suoi amici lo fa felice. Va matto per i giochi che si possono fare sulla neve. È competitivo, ma sa anche perdere. È gentile e ospitale, simpatico e paziente. L'unica cosa che non sopporta è quando qualcuno maltratta la montagna. Infatti secondo Wikipedia
<<[...] Tina e Milo sono fratelli. Tina, la mascotte olimpica, ha il manto bianco e si è trasferita dalle montagne italiane alla città per esplorare cose nuove. Suo fratello Milo, la mascotte paralimpica, ha il manto marrone ed è nato senza una gamba, ma usa la coda per aiutarsi a camminare. Gli studenti designer di Tina e Milo hanno detto che gli ermellini sono simboli di innocenza e purezza, e che i due con colori di mantello diversi rappresentano dualità e diversità. Il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 ha descritto la coppia come le "prime mascotte apertamente Gen Z".Le mascotte durante i giochi olimpici saranno accompagnati da una squadra di sei fiori di bucaneve antropomorfi chiamati the Flo, basati sui design dei secondi classificati nel concorso delle mascotte, progettati dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Sabin di Segrate. Simboleggiano speranza e resilienza.>>

Olimpiadi e paraolimpiadi Milano-Cortina 2026, la sfida della parità riparte in 22 scatti

 da  giulia .globalist.it

Alle Olimpiadi di Parigi si era raggiunta la parità, anche in termini di copertura da parte dei media. Poi il precipizio, con solo il 13% delle notizie di sport femminile nei tg nazionali: lo certifica una ricerca dell'Osservatorio di Pavia condotta da Monia Azzalini, in occasione della presentazione della mostra fotografica "Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle 100 esperte". Vedremo cosa succederà nella kermesse invernale. Le premesse, secondo il Cio, sono buone.

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la sfida della parità riparte in 22 scatti
Angela Menardi/credit Gerald Bruneau

Luisella Seveso

29 Gennaio 2026 - 18.36


Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 che stanno per iniziare saranno i giochi invernali più egualitari di sempre. Lo ha reso noto ieri, numeri alla mano, Charlotte Groppo, responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Cio: ai Giochi sono previste 4 nuove gare femminili in più, ci saranno 50 eventi sportivi per le donne, «il numero più alto di sempre in un’Olimpiade invernale» con il 47% di atlete in gara. Quasi la totalità delle discipline, saranno bilanciate in termini di genere e per la prima volta nello sci di fondo donne e uomini gareggeranno sulla stessa distanza.
E ancora:  il 54% dei commentatori assunti dal Cio sono donne, così come i due terzi dei responsabili del broadcasting center. Inoltre, il 50% del personale senior dell’International press center e del Media center dei Giochi è rappresentato da donne.A Milano-Cortina  avremo anche il più gran numero di sempre di donne arbitre di un’ Olimpiade invernale, il 40% del totale.

L’occasione per questa anticipazione è stata la presentazione, a Palazzo Visconti a Milano,  della  nuova edizione della mostra fotografica Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle 100 esperte che sarà allestita a Verona dal 4 febbraio al 15 marzo in Piazza Borsari.
La mostra, che ha come protagoniste alcune dalle atlete che fanno parte del database 100esperte ideato da GiULiA, Osservatorio di Pavia e sviluppato grazie a Fondazione Bracco, celebra 22 protagoniste dello sport immortalate dal fotografo francese Gerald Bruneau. Tra loro Kirsty Coventry, presidente del CIO, prima donna e prima africana a ricoprire questo ruolo; Gerda Weissensteiner, plurimedagliata olimpica in bob e slittino, Angela Menardi, atleta paralimpica di wheelchair curling selezionata per gareggiare alle prossime Paralimpiadi.

Gerda Weissensteiner/ credit Gerald Bruneau.

Durante l’evento, aperto da Diana Bracco e al quale hanno partecipato in video il sindaco Beppe Sala, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e la ministra Eugenia Roccella, è stata presentata anche la prima parte della ricerca condotta da Monia Azzalini dell’Osservatorio di Pavia e promossa da Fondazione Bracco insieme al Comitato Olimpico Internazionale, iniziata con il monitoraggio dei giochi olimpici di Parigi 2025, che per la prima volta vedevano in gara un numero pari di atlete e atleti. e che si concluderà con un analogo monitoraggio dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina

Un grafico della presentazione di Monia Azzalini.

Azzalini ha presentato i dati inediti sull’informazione sportiva nei principali TG italiani nei dodici mesi successivi ai Giochi di Parigi 2024. Dalla ricerca emerge che mentre il monitoraggio dei TG italiani ha rilevato una copertura equilibrata tra uomini e donne durante le Olimpiadi francesi (51% le notizie dedicate a discipline femminile e 49% le atlete news maker), nei mesi successivi (dal 1° ottobre 2024 fino al 30 settembre 2025) la visibilità delle donne nello sport è drasticamente diminuita: solo il 25% delle notizie sportive riguarda anche le atlete. Il calcio domina la scena (40% di notizie), quasi esclusivamente al maschile (98%), mentre lo sci, terza disciplina in ordine di attenzione con copertura del 7%, dà più visibilità alle donne, con il 76% di notizie dedicate esclusivamente a gare o atlete femminili, più l’8% di notizie che coprono competizioni di entrambi i generi. Rispetto alle Olimpiadi, la copertura mediatica delle Paralimpiadi di Parigi 2024 è significativamente inferiore (sole 54 notizie dedicate a fronte delle 476 riservate alle Olimpiadi), evidenziando uno squilibrio nell’attenzione mediatica verso lo sport paralimpico e le sue protagoniste.Al termine di questo processo, si otterrà per la prima volta una visione organica e dettagliata della rappresentazione mediatica nazionale tra luglio 2024 e marzo 2026, offrendo non solo un’istantanea del presente, ma anche un’eredità di conoscenze e buone pratiche

Il grande tabù dei media: lo sport femminile. Il libro di Mara Cinquepalmi


chi l'ha detto che solo la vittoria emozioni il caso di Giuseppe Romele, per tutti “Beppe pluri atleta paraolimpico

  Nato 34 anni fa con una rara patologia congenita, ha primeggiato in molti sport, partecipando a Parigi 2024 nel paratriathlon ed a Milano ...