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2.2.26

Obliquo presente: Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio di Cristian Porcino

   "Obliquo presente  una  pedagogia  del dissenso  nerl  tempo del'odio  " è l'ultimo  libro di Cristian A. Porcino Ferrara che esplora temi di responsabilità, identità e educazione. Il libro affronta questioni come il coming out, l'omofobia e il diritto di amare senza nascondersi, e offre una riflessione critica sulle dinamiche culturali e simboliche del nostro tempo. Cristian Ferrara, docente e filosofo, utilizza la scrittura per invitarci a non tacere e a dissentire responsabilmente, cercando di cambiare il mondo attraverso il linguaggio e l'amore.  Un libr  disturbante  per  gli haters   e  per  coloro  che coltivano  e  si  fanno  prendere  dall'ìodio  .  Infatti  << [...]   se  questo libro   riuscirà  a disorientare   ache  solo  un poco  il lettore  , allora  avrà assolto   il  suo  compito >> ( dall'intoduzione dell'autore  )  .
  Un  libro  ,  fiero ed  indigesto  ,  da leggere prima di scegliere la strada dell'odio  . 
 Dire ciò che spesso viene taciuto o  messo  in secondo  piano    nel  migliore  dei casi  ,  sminuito  e  ridicolizzato   nel  peggiore   è un atto di responsabilità. In questi saggi intensi e personali, l’autore attraversa il coming out, l’omofobia, l’eteronormatività e il diritto di amare senza nascondersi, intrecciando esperienza individuale e riflessione culturale. La scuola, i giovani e il linguaggio diventano luoghi di conflitto e di possibilità. Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, il libro indaga identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato. Senza retorica, la malattia, il lutto e la perdita del padre attraversano le pagine, restituendo una scrittura autentica e necessaria. Un libro sull’amore: quello che resiste, quello che educa, quello che può ancora cambiare il mondo.



 Come dice l'autore stesso e come si può notare dalla lettura : << non nasce da un idea astratta , ma da una necessità concreta orientarsi e aiutare ad oriientarsi in un tempo che ha smesso dì'interrogarsi >> e di cui l'unica soluzione era come suggerito da Per Me Lo So dei CCCP :<< [...] in un eterno presente che capire non sai \l'ultima volta non arriva mai \l'ultima volta non arriva mai \in questo presente che capire non sai\ sei tu \sei tu\sei tu\che può darti di più >>Un libro che dimostra che l'amore non è solo etero e che proprio come la canzone ( in particolare gli ultimi versi   qui  il  testo integrale  ) L'AMORE MERITA di : simonetta spiri , greta manuzi ,  verdiana zangaro , roberta pompa   che mi è ritornata in mente mentre rillegevo alcuni passaggi del libro di Cristian 

[...] Nessuno merita di odiarsi perché non si accetta e il mondo pensa che è diversa
un solo bacio e si imbarazza
poi condanna una carezza perché crede malattia
una sporca fantasia
quella che da sempre è la storia solo mia!
E’ la storia solo mia!
L’amore è verità.

  concludo     affermando    che  è un libro d'avere e far leggere o leggere con i propri figli\e







4.8.24

Stephen Nedoroscik leader della squadra maschile Usa ginnastica artistica ., Katie Ledecky e Simone Biles scrivono la storia ., Le Olimpiadi della decadenza di vittorio feltri ., amore a 360 gradi cioè non solo etero alle olimpiadi

(Adnkronos) – Simone Biles è la stella incontrastata della ginnastica femminile degli Usa. La squadra maschile però ha trovato il proprio idolo, un po' nerd e un po' Clark Kent. Stephen Nedoroscik, 25 anni, si è messo al collo due medaglie di bronzo. Uno nella prova a squadre e uno nella prova individuale al cavallo. Non è un bottino paragonabile alla valanga di ori di Biles, ma è un risultato che merita attenzione persino nel medagliere extralarge dello squadrone a stelle e strisce. Nedoroscik, prodotto del college di Penn State, si è guadagnato lo status di star per le sue qualità agonistiche e per il suo 'personaggio', che non passa inosservato. In gara si presenta con occhiali alla Clark Kent che incorniciano il viso da bravo ragazzo. Quando bisogna competere, via le lenti. Al cavallo, dice lui, non vede granché ma non è grosso un problema: "Non credo di usare molto gli occhi sul cavallo. E' tutto basato sulle sensazioni, vado a memoria". La preparazione alla gara può prevedere una sessione di videogame, alla larga dai titoli più noti ai giocatori virtuali. Nedoroscik pare si cimenti in un calcio virtuale in cui sono presenti auto e palle infuocate. Poi, nei minuti immediatamente precedenti alla prova, la routine – con cuffie che sparano una playlist accuratamente scelta – è spesso caratterizzata dalla presenza di un cubo di Rubik: il record del ginnasta è di 8''68, un risultato eccellente per un 'dilettante'. Prima della gara a squadre, il cubo è stato domato in 9''321: "Un presagio positivo", ha scritto sui social prima di fare il proprio dovere e blindare il bronzo a squadre.

sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


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Katie Ledecky e Simone Biles scrivono la storia



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Le Olimpiadi della decadenza per  il centro destra   e i pilonisti 


© Fornito da Il Giornale

Queste Olimpiadi sono insopportabili. Siccome non siamo fatti di sasso, il cuore batte: l'epica e la tenerezza avvolgono vittorie e sconfitte, come sempre. Ci si commuove per la carezza dell'eroe che consola il pianto dello sconfitto, i sentimenti sono portati dalla competizione sportiva, specie se coinvolge la maglietta della nazionale, al diapason. Ma questo accade non a causa delle Olimpiadi, ma nonostante le Olimpiadi. Quelle in corso a Parigi rappresentano il punto di massima decadenza di questa manifestazione che è contro lo sport, lo umiliano a schiavo della propaganda. Vero è che certi gesti di singoli hanno valore in sé, e bucano la camicia di forza che la tracotanza francese e la sua ideologia decadente gli han fatto indossare, ma bisogna pure saltar fuori con tutti e due i piedi dall'incantesimo perverso che la grandeur pretende di imporci sin dalla cerimonia iniziale. Lì si è capito subito che lo sport e i relativi atleti erano un pretesto, chierichetti ornamentali rispetto ad una liturgia che spazzava via qualunque segno della nostra civiltà occidentale, con il trionfo dei modi di intendere la vita della crème intellettuale che vuol calcare il suo piedino con le unghie laccate sul popolo bue, per educarlo alle nuove frontiere dei valori evangelici, dove Gesù e gli apostoli sono drag queen e il trionfo della civiltà sia il taglio della testa di Maria Antonietta che schizza di sangue il mondo. Una specie di sabba in mondovisione dove Macron si è vestito da Giucas Casella per ipnotizzare il mondo e onde fargli credere che la Senna sia un fiume cristallino anche se color del fango, e un pugile algerino, fotocopia di Monzon e con più testosterone di Gerard Depardieu, sia una gentile signorina. La plebe per fortuna non ci è cascata, il principio di realtà, che dice pane al pane, ha prevalso nelle teste quadrate della gente comune. Ma i comitati internazionali olimpici hanno dato ragione alle teorie marziane di genetisti fluidi mettendoci il timbro, e lo sport si è sottomesso, accettando di lasciar arruolare il mondo dell'epica sotto le insegne di Paese dei Balocchi, dove si vive in catalessi.
Più in piccolo, in sede locale, ma per l'Europa peserà alquanto, Le Figaro segnala che Macron sta lucrando alla grande sui Giochi Olimpici, in gergo simpaticamente detti JO. Si è appropriato dei simboli atletici nazionali, il nuotatore Marchand (quattro medaglie d'oro nel nuoto), e del judoka Riner (al terzo oro in altrettante edizioni dei Giochi), e la sua popolarità è risalita dalla tomba dov'era precipitata, grazie a una finzione di cartapesta che vellica il più classico vizio del popolo gallico: il sentirsi superiore qualunque fanfaronata emettano i suoi capi, a prezzo della verità e soprattutto del ridicolo. L'86 per cento dei citoyens è entusiasta della ciofeca fatta sorbire ai gonzi a costi apocalittici. I bilanci dello Stato francese, già conciati assai peggio di quelli italiani, rischiano di far esplodere tutta 'sta grandeur, come capitò alla Grecia a causa delle Olimpiadi del 2004. Con effetti di trascinamento tragici per l'Europa.
Pertanto, la mia idea è di abrogarle. Conduco una battaglia di minoranza ormai da trent'anni. Prima mi accontentavo non mettessero le tende in Italia, adesso ho ampliato le ambizioni. Vasto programma, direbbe Charles De Gaulle, relegandole nel campo delle utopie. Mi rendo conto: ci sono troppi interessi in ballo. Ma il vero vasto programma non solo irrealizzabile ma coscientemente ingannevole è la mitologia dei Cinque Cerchi, trasformati in religione obbligatoria. Sarebbe, nelle intenzioni di Pierre de Coubertin, il tempo in cui si armonizzano gli interessi divergenti delle Nazioni, da realizzarsi perciò simbolicamente ogni anno bisestile: come il 29 febbraio guarisce la zoppia del calendario, così l'appuntamento quadriennale olimpico spezzerebbe le spade. Neanche la Madonna a Lourdes ha mai preteso questo potere, figuriamoci Macron a Parigi con il suo rito pagano. Le Olimpiadi sono spesso servite come esibizioni apologetiche dei regimi più disgraziati. Hanno preparato guerre o hanno funzionato come minacce: vedi Berlino 1936, Mosca 1980, Cina 2008. Come i galli prima dei combattimenti le gigantesche cerimonie di apertura, le opere babilonesi costruite con dispendio ciclopico di risorse per ospitare gare insulse, sono l'equivalente dell'intimidazione con cui in natura, senza appalti e molto più civismo, esibiscono code colorate corna poderose e ruggiti possenti, galli, cervi, orsi e milioni di anni fa - delicati dinosauri per impossessarsi della femmina e guidare il branco. Ci insegnano da bambini che le Olimpiadi servono a costruire la pace nel mondo. Così fu in Grecia, dove si praticava la «tregua olimpica», e i conflitti cessavano per consentire il trasferimento dell'agone dai campi di battaglia agli stadi, inducendo forse a guerre meno brutali. In realtà le guerre di sterminio sono cominciate proprio a partire dalle Olimpiadi moderne. Quelle datate 2024 si svolgono mentre sono in corso 59 guerre in giro per il mondo, e nessuna di esse ha trovato una tregua nonostante l'invito appassionato di papa Francesco anzi ovunque assistiamo rassegnati a escalation. L'esaltazione per le imprese o la delusione per i fiaschi degli eroi dotati di maglietta nazionale hanno congelato la paura della guerra e lo scandalo per l'orrore. I popoli si incantano, si arrabbiano, si vantano. Oppure, come nel mio caso, si annoiano. Ma il risultato è lo stesso. Ci siamo fatti distratti. Mentre si preparano le divise cachi e le tute mimetiche.

Vittorio Feltri


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    logico che  Feltri e  company considerano    queste  olimpiadi della decadenza   forse perchè l'amore  quello puro ed  a  360 gradi cioè  non solo etero  trionfa .  infatti Gli atleti azzurri hanno portato ai Giochi anche l'amore.



Gli sposati Marcell Jacobs, velocista che ha stupito a Tokyo 2020, ha sposato Nicole Daza subito dopo l'impresa olimpica e a Parigi 2024 sono più affiatati che mai. La marciatrice Antonella Palmisano unisce l'amore allo sport: il marito Lorenzo Dessi è anche il suo allenatore. Massimo Stano, in gara nei 20 km marcia è sposato con Fatima Lofti, che in passato ha gareggiato nella stessa disciplina. Giovanna Epis, maratoneta in competizione a queste Olimpiadi, ha sposato nel 2022 il runner Luca Tocco.

Innamorati a Parigi La marciatrice Eleonora Anna Giorgi fa coppia con Michele Giuppon, professionista nella stessa disciplina, dal 2022. La maratoneta Sofiia Yaremchuk è fidanzata con il runner valdostano Lorenzo Brunier, mentre Mattia Furlani (alle Olimpiadi per il salto in lungo) è legato Giulia Colonna, velocista. Alessia Pavese, a Parigi per la 4x100 donne, sarà sostenuta dal compagno Filippo Randazzo. Stefano Sottile, che compete nel salto in alto, può contare sul sostegno della fidanzata Erika Marchetti: una relazione, la loro, che dura ormai da diversi anni. Per Elena Bellò (800 metri donne) c'è Mattia Moretti, carabiniere ed ex mezzofondista.Le Olimpiadi di Parigi 2024 si sono aperte per l'Italia con Gianmarco Tamberi che ha perso la fede nella Senna: una disavventura che però non ha portato ombre sulla sua storia con la moglie Chiara BontempiFederico Nilo Maldini ha fatto sognare con la proposta di nozze alla sua Carlotta subito dopo l'argento. Il bacio che Nicolò Martinenghi ha dato alla fidanzata Adelaide Radice con l'oro dei 100 metri rana al collo ha fatto sognare, almeno quanto quello di Alice Bellandi alla compagna Jasmine Martin subito dopo essere salita sul gradino più alto del podio del judo. Gli atleti azzurri hanno portato ai Giochi anche l'amore.

Per vincere una medaglia olimpica bisogna essere “cattivi” o per forza essere delusi se non la si vince ? ., La prima medaglia di Santa Lucia, non una qualsiasi ., medaglie storiche nel tennis e nl windsurf ., Il record di Henry Fieldman: medaglia maschile e medaglia femminile polemiche sulle condizioni del villaggio olimpico






Per vincere una medaglia olimpica bisogna essere “cattivi” o per  forza  essere  delusi    se  non la  si vince  ? 

Per vincere una medaglia olimpica bisogna essere “cattivi”? Lo ha scritto – con la tipica retorica nostalgica dei tempi passati – il giornalista Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, sostenendo che i fiorettisti italiani oggi avranno poche possibilità di vittoria nel torneo a squadre, perché pur essendo fortissimi sarebbero troppo bravi ragazzi. Gli ha risposto in modo molto critico un ex fiorettista, Daniele Garozzo, che è stato campione olimpico e mondiale, indicando quella posizione come «fuori luogo e anacronistica» e spiegando che la trasformazione sociale descritta da Cazzullo «non è una debolezza, ma una forza».
A questi Giochi sembra -- come testimonia la newsletters    di pari del ilpost.it   una delle  mie fonti pricipali oltre  il portale msn.it   e   google --- essere cambiato qualcosa nel rapporto tra atleti e media, in Italia: sembra che sia saltata definitivamente la vecchia convenzione per cui sono solo giornali e televisioni a poter commentare quello che fanno o dovrebbero fare le atlete e gli atleti, introducendo la possibilità che avvenga il contrario.Ma  soprattutto essere  delusi    se  non la  si  vince  . Il punto di rottura è stato forse il quarto posto – per un solo centesimo – della nuotatrice Benedetta Pilato nei 100 metri rana, che aveva detto in lacrime di essere felicissima per quel risultato suscitando la reazione sorpresa e un po' severa dell'intervistatrice della Rai Elisabetta Caporale. Pilato era poi stata criticata in modo spiacevole e con tono di scherno sempre sulla Rai dall'ex schermitrice Elisa Di Francisca, oggi commentatrice in tv.
Da lì in poi diversi atleti hanno cominciato a rispondere  giustamente  a tono, cercando di contrastare un certo tipo di racconto mediatico dei risultati sportivi. Dopo il suo quarto posto nei tuffi sincronizzati, per esempio, Lorenzo Marsaglia aveva detto proprio alla Rai: «Speriamo che non ci sia nessuno che dice che non possiamo essere felici di questo quarto posto».
E' vero che In molte competizioni sportive arrivare secondi o terzi vuol dire avere perso, alle Olimpiadi no: un argento o un bronzo possono valere una carriera. E naturalmente un secondo posto è meglio di un terzo, così come un primo è meglio di un secondo, no? Non sempre, forse.
Molte discipline olimpiche, quelle che si svolgono come tornei con un tabellone a eliminazione diretta, prevedono necessariamente che gli sconfitti delle semifinali si affrontino in una “finalina” per assegnare il bronzo. Questo può creare qualche discreto cortocircuito sul podio, se ci pensate: perché il bronzo lo si vince vincendo, mentre l'argento lo si vince perdendo, e magari dopo aver fatto la bocca all'oro.
Sul podio, insomma, spesso chi vince l'argento è l'unico scontento: l'ultimo esempio è il fioretto a squadre femminile di ieri sera, in cui l'Italia è arrivata seconda perdendo contro gli Stati Uniti in finale. Arianna Errigo, Alice Volpi, Martina Favaretto e Francesca Palumbo erano visibilmente tristi nonostante un risultato di grande valore, mentre le avversarie giapponesi battute in semifinale e poi medaglia di bronzo sembravano più felici di chi aveva vinto l'oro. Ma appuno dipnde dalle
persone . Quindi in In medio stat virtus (o anche in medio virtus stat) come dicevano gli antichi.
Belissima  va letta  tutta  la  risposta      di Daniele Grozzo a Cazzullo 

Caro Aldo Cazzullo,
Sono Daniele Garozzo, campione olimpico, mondiale ed europeo di scherma, nonché medico. Mi piace pensare di essere un bravo ragazzo, come molti altri nella nostra disciplina. Trovo piuttosto curioso, per non dire assurdo, il messaggio sottinteso nel suo articolo: che essere "cattivi" sia una qualità essenziale per vincere. Questa idea è non solo falsa, ma anche diseducativa.
Affermare che "essere cattivi" porti alla vittoria sminuisce i successi di tanti atleti che, come me, hanno raggiunto i più alti traguardi grazie a impegno, sacrificio e una sana competitività. La narrativa romantica del guerriero spietato potrebbe essere affascinante nei racconti epici, ma nella realtà dello sport moderno è fuori luogo e anacronistica.
Essere bravi ragazzi non significa essere deboli o meno competitivi. Significa avere la maturità di comprendere che il vero valore dello sport sta nel rispetto delle regole, degli avversari e di se stessi. È attraverso questo rispetto che si costruisce una carriera duratura e un esempio positivo per le generazioni future.
Inoltre, la trasformazione culturale e sociale che hai descritto non è una debolezza, ma una forza. Atleti istruiti, rispettosi e consapevoli sono ambasciatori migliori per il nostro sport e per i valori che esso rappresenta. La scherma non è solo una questione di medaglie, ma di carattere e integrità.
Invito tutti a riflettere su ciò che veramente rende grande uno schermidore. Non è la cattiveria, ma la passione, l'impegno e la capacità di ispirare gli altri con il proprio esempio positivo.
Con rispetto,
                                         Daniele Garozzo

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La prima medaglia di Santa Lucia, non una qualsiasi


I festeggiamenti per la vittoria di Alfred, appena finita la gara (AP Photo/Matthias Schrader)



La nuova campionessa olimpica dei 100 metri, Julien Alfred, viene da Santa Lucia, uno stato insulare caraibico che ha poco più di 180mila abitanti e che prima d'ora non aveva mai vinto una medaglia alle Olimpiadi. Alfred ha concluso la gara in 10,72 secondi, l'ottavo tempo di sempre nei 100 metri femminili, davanti a due statunitensi: Sha'Carri Richardson, che era considerata la favorita, e Melissa Jefferson.
È una storia piena di cose eccezionali, come si può intuire, a partire dal fatto che :Santa Lucia è un posto che non ha le strutture per sostenere l'attività di un'atleta del livello di Alfred, che infatti si allena negli Stati Uniti dal 2018. Ma non è stata nemmeno una vittoria del tutto inaspettata, come mostra l'enorme attesa che c'era a Santa Lucia per l'evento ;  che  in in certi paesi  i quelli che  un tempo vanivano  chiamati sud del mondo  una medaglia   rispetto  al resto del mondo  non viene  valorizzzata  economicamente  . 

Il resto delle cose successe ieri invece è riassunto qui fra cui le due belllissime medaglie storiche italiane quella d’oro di Marta Maggetti nella vela   ( in realta  è  e windsurf  )  che  mancava  all'italia  dalle  olimpiadi  del 2000 se non ricordo male     e quella di bronzo di Lorenzo Musetti nel tennis che  mancava  da  cent'anni 


ma  soptrattutto     è stato molto  modesto    :
"Dietro a questa medaglia c'è il lavoro di un team, di persone che mi supportano. È stata una partita difficile sotto tutto i punti di vista, si è sentita la stanchezza di questo mese ma questa medaglia l'ho voluta veramente e meritata a pieno". Commenta così Lorenzo Musetti dopo la vittoria contro il canadese Felix Auger-Aliassime in tre set per 6-4, 1-6, 6-3. Il tennista sottolinea: "Ho fatto meglio di venerdì, però in alcuni momenti di nervosismo non sono riuscito a esprimere il mio tennis al 100%. Nel terzo set ho alzato il livello, non era facile ma ne sono uscito da giocatore, facendo belle giocate, prendendo dei rischi ed essendo coraggioso: questo vale la medaglia".

......

Il record di Henry Fieldman: medaglia maschile a Tokio, medaglia femminile a Parigi



Henry Fieldman potrebbe diventare un nome da ricordare per chi ama i quiz olimpici. Infatti, grazie alle recenti modifiche nel regolamento del canottaggio olimpico, Fieldman è entrato nella storia come il primo atleta a vincere medaglie sia in competizioni maschili che femminili. Nato a Hammersmith e cresciuto a Barnes, sobborgo di Londra, il timoniere britannico ha conquistato questo primato durante le Olimpiadi di Parigi.
Regolamento rivoluzionario nel canottaggio
Nel 2017, il regolamento del canottaggio ha subito un cambiamento significativo, permettendo ai timonieri uomini di partecipare a competizioni femminili. Questo ha aperto la strada a Fieldman, che ha guidato l’otto femminile britannico alla conquista del bronzo nella regata tenutasi allo stadio nautico di Vaires-sur-Marne. L’equipaggio, composto da Annie Campbell-Orde, Holly Dunford, Emily Ford, Lauren Irwin, Heidi Long, Rowan McKellar, Eve Stewart e Hattie Taylor, si è classificato terzo, dietro Romania e Canada.
Una carriera di successi
Henry Fieldman non è nuovo al podio olimpico: aveva già vinto una medaglia di bronzo con la squadra maschile britannica a Tokyo 2020, oltre a due titoli mondiali e due titoli europei. Questa doppietta di medaglie olimpiche in ambiti maschili e femminili è un’impresa senza precedenti che lo distingue nella storia dei Giochi.
Oltre le competizioni
Oltre ai suoi successi in acqua, Fieldman è un rinomato coach e gestisce la sua attività, la Coxing Consultancy. Questa organizzazione ha formato diversi timonieri junior, che hanno ottenuto successi ai Campionati mondiali di categoria. Fieldman condivide le sue esperienze e insegnamenti anche tramite discorsi a club sportivi e dirigenti aziendali, arricchendo il mondo sportivo con la sua esperienza e visione unica.

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dopo la gazzosa della cerimonia d'apertura , molto scenografica e piena di polemiche continuano le polemiche ( non ricordo d'averne sentite per le altre olimpiadi ) Le condizioni del Villaggio Olimpico di Parigi 2024 stanno suscitando molte polemiche tra gli atleti.

 Un video pubblicato dal canottiere saudita Husein Alireza su Instagram, e poi rimbalzato su X, mostra una persona che dorme su un prato, indossando pantaloncini con il tricolore italiano e uno zaino simile a quelli della delegazione italiana. Molti si sono chiesti se si trattasse del nuotatore azzurro Thomas Ceccon, campione olimpico nei 100 dorso. Nelle prime ore di apertura del Villaggio Olimpico il ristorante che si trova al suo interno ha dovuto affrontare l’emergenza cibo. Dopo aver tentato di gestire la mancanza di derrate alimentari, alcune squadre hanno provveduto ad inviare a Parigi i propri chef per rispondere alle esigenze dei propri atleti.Oltre al cibo, anche la qualità del sonno lascia a desiderare. C’è stato chi si è fatto arrivare letti e materassi dalla propria nazione, chi li ha acquistati on line e se li è fatti consegnare direttamente al Villaggio. Dopo qualche giorno, alcuni atleti hanno deciso di lasciare il villaggio e soggiornare in alberghi o addirittura rifugi alpini. Insomma, un autentico disastro. Il video che sta spopolando sul web, certifica le condizioni non proprio ottimali della struttura.
Leggi anche: Olimpiadi di Parigi 2024, ecco perché i letti degli atleti sono fatti di cartone


non credo di sentirmi benissimo, quello è Ceccon? ⚰️⚰️ pic.twitter.com/5Mt7VoBn1e— r o x 🍂 (@lovesetmefree) August 3, 2024Il video ha alimentato le discussioni sui social media, con molti utenti che esprimono solidarietà per gli atleti e criticano l’organizzazione del villaggio. Il campione olimpico nei 100 dorso aveva dichiarato: “Nel Villaggio non c’è aria condizionata, fa caldo, si mangia male. Molti atleti si spostano per questo… non è un alibi è la pura cronaca di ciò che forse non tutti sanno. Sottolineo che non vuole essere una giustificazione o un alibi, tutti stiamo vivendo le medesime situazioni e siamo nelle stesse condizioni. Una cosa che probabilmente molti non sanno ed è giusto raccontarla”.

1.8.24

la frigniona angela carini non ha provato neppure a battersi prendi esempio da Kellie Harrington, oro a Tokyo 2020. Fece il culo a Imane Khelif


Kellie Harrington, oro a Tokyo 2020. Fece il culo a Imane Khelif alle scorse Olimpiadi. L'avete sentita frignare? Avete visto tutti i politici irlandesi di destra scendere in campo per difenderla? No. È semplicemente salita sul ring e ha vinto. Impara

27.3.24

Pontedera, studente confessa di essere gay: i genitori lo cacciano da casa, lo ospita un prof


da  leggo.it    e   da  Il Tirreno  del  24\3\2024


«Figli gay qui non li vogliamo». Proprio quando aveva trovato il coraggio di confidarsi a cuore aperto con la famiglia, un ragazzo di 18 anni si è visto chiudere le porte in faccia da mamma e papà a causa del suo orientamento sessuale. La confessione avrebbe innescato una serie di incomprensioni tra il figlio e i genitori culminate nella richiesta di
lasciare la casa di 
Pisa dove viveva.
Ospitato dal prof
Rimasto senza una casa e senza soldi, il giovane la cui storia è raccontata oggi su Repubblica, ha vagato alla ricerca di un rifugio temporaneo, appoggiandosi alla generosità di conoscenti. La svolta è arrivata grazie al supporto ricevuto da uno sportello locale contro le discriminazioni e dall'incredibile solidarietà di alcuni professori della sua scuola. Uno di questi docenti, dimostrando un'empatia e un supporto concreti, ha offerto al ragazzo una stanza nella propria abitazione, consentendogli così di continuare gli studi fino al conseguimento della maturità. 
La frattura con la famiglia
«Mi hanno detto di andarmene perché tra i figli non andavo bene» ha raccontato il giovane agli operatori dello sportello Voice di Pontedera ripercorrendo la profonda frattura con la famiglia e le incomprensioni, in particolare con la mamma e la sorella. Una rottura che sia gli operatori sia l'insegnante hanno provato a risanare coinvolgendo gli assistenti socialiani, ma neanche questo sforzo ha portato ai risultati sperati.  
Il supporto
Emiliano Accardi, coordinatore di Voice, ha evidenziato l'importanza del gesto del docente che ha ospitato il ragazzo: «È stato un gesto non scontato e importante. Il nostro centro intanto continua a offrire il servizio psicologico. Abbiamo un gruppo di esperti, anche per gli aiuti legali e per questioni inerenti il lavoro». Questa storia non è un caso isolato, ma rappresenta una delle tante situazioni difficili affrontate da giovani che si trovano a navigare i pregiudizi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Voice, insieme ad altre realtà associative, svolge un ruolo cruciale nell'offrire supporto e orientamento non solo ai giovani in difficoltà, ma anche alle loro famiglie. «Sono venuti alcuni genitori perché il loro figlio ha chiesto di avviare un percorso di transizione di genere e avevano bisogno di strumenti per capire come affrontare al meglio questa fase», aggiunge Accardi, sottolineando l'importanza di un impegno collettivo nella promozione dei diritti e nella sensibilizzazione culturale contro ogni forma di discriminazione.

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 Ha solo 18 anni ed è rimasto in città perché un suo insegnante si è offerto di ospitarlo fino alla Maturità


PONTEDERA. Ha confessato la sua omossesualità e la sua famiglia l’ha cacciato di casa. Gli hanno sbattuto la porta in faccia. «Niente figli gay, vattene», hanno detto. Ha solo 18 anni, fra pochi mesi dovrà sostenere l’esame di maturità. È rimasto in città perché un suo insegnante si è offerto di ospitarlo fino al diploma. «Da quando ho fatto coming out come
transgender durante una riunione di lavoro mi è arrivata la lettera di licenziamento. Qualche giorno dopo, nonostante l’azienda stia continuando ad assumere. Nessun collega dice niente», si sfoga un altro ragazzo. «Nostro figlio non vuole indossare il grembiulino blu, vuole quello rosa. Siamo in difficoltà. Non sappiamo come comportarci», raccontano due genitori. Queste sono solo alcune delle voci che rivelano l’omotransfobia nascosta nei luoghi di lavoro, nelle pareti domestiche e anche in altri contesti come la scuola.
Sos diritti
Storie di disagio, esclusione, mobbing, silenzi. Dove la discriminazione sommerge la vita reale delle persone, giovanissime e meno giovani, nelle loro relazioni familiari e di vicinato, negli ambienti che frequentano o dai quali vengono allontanate o precluse. Un micro-mondo in cui l’orientamento sessuale o l’identità di genere diventa, a prescindere dalle capacità del lavoratore, dalla necessità dell’istruzione, dal bisogno di affetto, un ostacolo, spesso un bersaglio. E questi episodi succedono. Chi ne è vittima si sente isolato e se ne vergogna. Chi invece vorrebbe essergli di appoggio è confuso, non sa come muoversi e come comportarsi.
Team di aiuto
Ecco perché avere a Pontedera un centro di riferimento che accoglie i ragazzi in difficoltà, rifiutati dalle famiglie, allontanati dai datori di lavoro o dagli amici perché gay, trans, lesbiche, è importante. Per le persone Lgbt+ ma pure per i loro genitori, i colleghi, i compagni di banco e i loro insegnanti, la porta del centro Voice è sempre aperta. Nato nell’ottobre 2022, il progetto, che ha il parternariato del Comune e dell’Unione Valdera, promosso da Arci Valdera, è finanziato dall’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali ed è gestito da avvocati, psicologi, assistenti sociali, educatori e mediatori linguistici. Una squadra di esperti che, al Poliedro, in piazza Berlinguer, offre ascolto, informazione, sostegno legale e psicologico e si batte contro il bullismo, le minacce, le criticità che sorgono dalle discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. «In questi mesi – dice il coordinatore del servizio Emiliano Accardi – abbiamo accolto e appoggiato 24 persone che sono arrivati da noi, a volte sotto l’anonimato, altre direttamente, con dubbi e incertezze durante un percorso legato alla transessualità, alla loro identità di genere. Abbiamo sostenuto tre famiglie alle prese con problemi e dubbi, dopo che il figlio aveva dichiarato la propria omosessualità. Altrettanti i casi di consulenza lavorativa, una decina per quella legale e otto per quella psicologica». Ci sono ferite lunghe da sanare, rifiuti che non si dimenticano ma che si può cercare di superare e nodi complicati da sciogliere. «Fra questi, quello che capita più di frequente è la questione che riguarda in che modo spiegare di essere gay. Una ragazzina – continua Accardi – è stata intercettata tramite chat, poi sostenuta e messa in contatto con i servizi sociali perché voleva suicidarsi. Era in depressione, né lei né la madre erano riuscite a parlare con il padre perché avevano paura della sua reazione».cardi
Sistema di protezione
Allo sportello invece, uno dei pochi in Toscana e l’unico in provincia di Pisa, che riceve le segnalazioni anche da tutta la zona del Valdarno, gli obiettivi che si vogliono perseguire sono quelli legati alla valorizzazione delle differenze, al rispetto e alla prevenzione di gravi situazioni. «Ci impegniamo – aggiunge Maria Grazia Rossi dell’Arci Valdera, con delega alle pari opportunità e alle politiche di genere – per tutelare la libertà di espressione e per creare una società dove c’è spazio per tutti. Il centro vuol dar voce, proprio come dice il nome, alle vittime di odio e intolleranza. L’idea è quella di lavorare in rete con il territorio perché spesso le problematiche sono proprio culturali. Nel senso che la discriminazione passa dalla non conoscenza. Quando però riusciamo a coinvolgere con i laboratori che proponiamo nelle scuole, tanto per fare un esempio, le classi e gli amici scatta un sistema di difesa, vicinanza e protezione spontaneo che rispecchia nel micro cosmo quello che potrebbe riproporsi nella quotidianità».

10.12.23

Il Pd fa affari sui diritti. ? Nel mirino di "Report" lady Franceschini e Zan

 aveva ragione  il motto  che  senza    soldi    non  non si  puà dire  nè mesa  nè  bandiera  rossa   . Va bene lottare  per  i   diritti     di tutti\e   Ma  un conto  è  specularci   e  aproftittarsene   ed  speculare . E  edere  la  pagliuzza  nell'occhio  del vicino ma non la traver nel proprio   . 

 nella  mia  rassegna  stampa  e  mediatica     internettiana    leggo   aspettando   che  sia  ripresa     come  l'inchiersta  su  Casarini e  il finanziamento  della  chiesa    sui migranti   da 


 

Il Pd fa affari sui diritti. Nel mirino di "Report" lady Franceschini e Zan

di Paolo Bracalini  • 4 ora/e

Dopo una serie di inchieste su esponenti di centrodestra, Report indaga anche a sinistra. Oltre alla nuova puntata su Gasparri, stasera il programma di RaiTre si occupa degli affari del Pd. Si parla di diritti civili e parità di genere, un cavallo di battaglia del Pd di Elly Schlein. «Il servizio svelerà le attività private di due volti di primo piano del Partito Democratico: da sempre in prima fila per la difesa dei diritti civili, fuori dal Parlamento
hanno fatto di questa nobile battaglia politica un business.
 Da sempre in prima fila per la difesa dei diritti civili, fuori dal Parlamento hanno fatto di questa nobile battaglia politica un business. Il conflitto di interesse in Parlamento non ha colore politico» scrive la redazione nell'anteprima. Di chi si parla? I nomi sono due: il primo è Alessandro Zan, deputato Pd, firmatario della omonima legge sulla omotransfobia. L'altro è quello di Michela Di Biase. Deputata dem. Ma soprattutto moglie di Dario Franceschini, ex ministro in vari governi, da Renzi a Letta a Gentiloni a Conte fino a Draghi, con cui ricopriva il ruolo di ministro della Cultura.Zan è titolare della Be Proud Srl, società che organizza il Pride di Padova. Quindi Zan si batte per i diritti omosex, e poi li trasforma in business? Lady Franceschini, come risulta dalla dichiarazione patrimoniale pubblicata dalla Camera dei deputati, è invece socia al 25% di una società, la Obiettivo Cinque. La srl, si legge sul loro sito, «si impegna affinché la parità di genere sia principio fondamentale per una società inclusiva e sostenibile, dove successo economico e benessere sociale vadano di pari passo. Obiettivo Cinque supporta le imprese a promuovere e sostenere un impegno concreto per una società inclusiva». Nel portafoglio clienti grandi aziende come Novartis, Gucci, Philip Morris, Generali, Ibl Banca, Comin & partners. Proprio sul legame con quest'ultima, importante agenzia di comunicazione e pr, si concentrano Lorenzo Vendemiale e Carlo Tecce, i due autori dell'inchiesta di Report. Il link è Elena Di Giovanni, vicepresidente e Co-fondatrice di Comin & Partners (ma senza ruoli operativi). La Di Giovanni è anche co-fondatrice di Obiettivo Cinque, insieme alla Di Biase. «Obiettivo cinque è una società che abbiamo fondato in quattro donne due anni fa confermò Di Biase a Open -. Si occupa di parità di genere. Io sono una delle socie e non ho incarichi gestionali». Anche per lei i diritti delle donne sono un impegno politico, ma anche un lavoro. Report ha chiesto conto di un altro legame, in cui entra in gioco il marito, l'ex ministro Franceschini, attualmente senatore e presidente della Giunta delle elezioni. Franceschini, da ministro, ha nominato Gianluca Comin e Elena Di Giovanni (socia della Di Biase), nel Cda del Teatro dell'opera e della Galleria Nazionale di Roma. É opportuno? Risposta della Comin & Partners: «Le nomine sono avvenute molto tempo prima della nascita di Obiettivo Cinque e comportano attività a titolo gratuito». Stasera, a Report, il resto della storia.

(QUI L’ANTICIPAZIONE DI REPORT – VIDEO)

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Ma visto  la  fonte     che   riporta    l'anteprima  (  completa o parziale  , tagliuzzata  o integerle   ?  )   aspettiamo   per    scoiogliere  l'interrogativo  espresso  nel titolo   di vedere    l'intera  intera    inchiesta  di report  

6.5.23

la storia di una coppia omosessuale ha scelto l'affido e non ha ricorso alla maternità surrogata

Enrico e Samuele: l'affido è anche per noi  

DA https://www.vita.it/it/     del   3  maggio  

                                           di Sara De Carli

 Stanno insieme da 19 anni e l'utero in affitto non fa per loro. Non immaginavano che anche una coppia dello stesso sesso potesse dare disponibilità all'affido e anche al termine del percorso formativo sotto sotto pensavano che i servizi avrebbero sempre preferito una coppia eterosessuale. Invece da quattro anni Enrico e Samuele hanno in affido due fratelli, che oggi hanno 9 e 14 anni. «Non è facile, ma le loro risate ci ripagano di tutto. Il cuore ti batte in modo diverso»

 
Quel giorno di autunno, quando suonò il cellulare, Enrico e Samuele non credevano che stesse succedendo davvero. Avevano fatto tutto il percorso formativo con il Centro affidi di Pistoia, ma quei mesi di attesa li stavano vivendo con i piedi di piombo, senza permettere che i sogni si prendessero troppo spazio. «Il nostro mood era quello di restare con i piedi per terra. “Ok abbimo fatto il percorso ma forse ci hanno detto che andavamo bene come coppia affidataria solo per essere politically correct”: ci dicevamo questo l’uno l’altro. Sotto sotto pensavamo che quando gli operatori avrebbero dovuto scegliere davvero tra noi e una coppia eterosessuale, avrebbero comunque scelto gli altri. Invece non è andata così», racconta Samuele.
Enrico ha 46 anni, Samuele 38. Vivono in provincia di Pistoia e stanno insieme da diciannove anni: «Mai subito un attacco o una discriminazione per la nostra omosessualità o per la nostra relazione», dicono. Si sono sposati nel giugno 2018 e dall’autunno successivo hanno in affido due fratelli, un maschio e una femmina, che oggi hanno 9 e 14 anni. Prima di essere affidati a loro, i due bambini stavano insieme alla mamma in una casa-famiglia.

«La prima volta che la parola “affido” è entrata nella nostra coppia è stato durante una chiacchierata con un’amica, che ha detto: “ma perché non prendete un bimbo in affido?”. Noi non sapevamo nemmeno che una coppia dello stesso sesso potesse dare disponibilità all’affidamento familiare», dice Enrico. «Ci si era interrogati sulla paternità e sull’ipotesi dell’utero in affitto, ma non rientra nel nostro modo di vedere le cose e la vita, nei nostri valori. L’affido invece… ci ha subito intrigati. Ne abbiamo iniziato a parlare tanto fra noi, ci siamo informati, abbiamo contattato il Centro affidi della nostra provincia e abbiamo fatto un anno e mezzo di formazione e di colloqui. Alla fine quello che ti si scolpisce in testa è che lo scopo dell’affido è il rientro dei bimbi nella loro famiglia di origine. Se invece guardi all’affido come “ultima spiaggia” per avere un figlio… sei fuori strada».
Qui entra in gioco un altro elemento casuale, «che poi forse tanto casuale non è», sottolinea Samuele. «Amici e parenti ci dicevano “ma poi, quando arriverà il giorno in cui ve li toglieranno perché i bambini torneranno dai loro genitori, che succede?”. È una domanda che ci facevamo anche noi: è una prospettiva che un po’ spaventa. Però io avevo conosciuto da vicino una storia di affido: l’ex fidanzata di mio fratello da piccola era stata in affido. Ho “toccato” il legame che lei, anche da grande, aveva con la famiglia affidataria, il bene che quella famiglia le ha fatto, la relazione che hanno mantenuto e questo mi ha fatto dire “sì”, mi ha convinto. Alla fine non ci ha mosso tanto il desiderio di avere un figlio nostro ma il desiderio di aiutare un bambino», racconta Samuele.
Torniamo quindi alla telefonata del Centro affidi. È l’autunno 2018, Enrico e Samuele sono insieme in auto quando squilla il cellulare. La proposta del Centro affidi riguarda un bambino di 5 anni. Samuele ed Enrico incontrano gli operetori del Centro affidi e accolgono l'abbinamento. Per la sorella del piccolo i servizi avevano individuato un’altra famiglia. «Poi un giorno ci richiamano e ci dicono che se noi eravamo d’accordo, i bambini possono stare insieme. Noi abbiamo entrambi fratelli, sappiamo cosa significa questo legame… abbiamo dato immediatamente disponibilità per entrambi, non potevamo certo essere noi a separarli». A questo punto Samuele ed Enrico iniziano il percorso di avvicinamento ai due bambini, in casa famiglia: per due mesi vanno in comunità due volte a settimana, presentandosi come “amici”. Stanno con tutti i bambini, giocano, li mettono a letto. I servizi e gli educatori della casa famiglia intanto fanno un lavoro enorme con le fiabe per far comprendere ai bambini cosa significhi amare un altro uomo. Si parla con i bambini, si scoprono le carte del progetto di affido. Qualche uscita, qualche serata, poi qualche weekend. A inizio gennaio 2019 i due fratelli entrano stabilmente in casa di Enrico e Samuele. «Né i bambini nè i loro genitori hanno mai mosso un’obiezione al fatto che l’affido fosse ad una coppia dello stesso sesso. Temevamo che i due papà avrebbero potuto magari avere dei dubbi, invece no. I ragazzi non sono mai tornati a casa raccontandoci episodi negativi in questo senso: anche a scuola gli insegnanti sono stati molto bravi, sia alle elementari che in prima media siamo andati a aprare in classe delle famiglie come la nostra», racconta Enrico.
«Ancora oggi a volte noi pensiamo di non essere in grado. L’affido è proprio un’esperienza in cui le persone che accogli ti insegnano tantissimo. I ragazzi ma anche i loro genitori. Con la mamma dei bambini abbiamo un buon rapporto, la prima volta che l’abbiamo incontrata le abbiamo proprio detto “noi non siamo qui per portarti via i bambini, ma per darti un supporto con loro», afferma Samuele. I primi tempi non sono stati facilissimi, «anzi direi che è stato un trauma sia per noi che per loro, non è tutto rose e fiori, è come se avessimo partorito due figli già grandi», dice Enrico. «Eravamo abituati ai nostri spazi e ritmi e ci siamo trovati a dormire in quattro in un lettone, a fare cose che non eravamo preparati a fare o che non sapevamo come fare. Da un giorno all’altro ti cambia il modo di pensare, di cucinare, di dormire. Io ero uno che se mi spostavi in giardino mentre dormivo, non me ne rendevo conto: adesso mi sveglio appena i ragazzi respirano in modo diverso», aggiunge Samuele. «Sorridevamo quando ci dicevano che quello di genitori è il mestiere più difficile del mondo, ora invece capiamo. La sera quando i ragazzi dormono tantissime volte ci chiediamo se abbiamo fatto bene o male a dire o a fare quella determinata cosa… Facile non è, ma ci mettiamo tutto l’amore possibile. Si sbaglia e ci si arrabbia, siamo abbastanza rigidi, ma quando i ragazzi ridono ci ripagano di tutto».
I due ragazzini, oggi, chiamano “babbo” Enrico e Samuele. «La prima volta, non sai quando abbiamo pianto», confidano. Perché farlo? Enrico non ha dubbi: «Perché il cuore ti batte in maniera diversa».

Un’organista di chiesa ha pubblicato tre dischi per ricordarci che la musica è la più grande espressione umana Kara-Lis Coverdale è una compositrice d'avanguardia che si relaziona al silenzio e alla spiritualità armata di pianoforte e elettronica rarefatta.

  fonte  https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/  L’intervista con la compositrice canadese Kara-Lis Coverdale è stata rimanda...