Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta atmosfera natalizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta atmosfera natalizia. Mostra tutti i post

23.12.25

l'atmosfera nataliza ha fatto presa su un Grinch - Ebenezer Scrooge . natale non ha solo un aspetto caramelloso e mellifluo

infatti
   

io vero significato del natale non sono tanto i regal in se ma il fatto di ritrovarsi e rinascere ogni volta . come suggerisce quest articolo

  da  https://www.italiachecambia.org/ 22 Dicembre 2025 |

Solstizio d’Inverno, tra la Natura in apnea e il significato (vero) del Natale antico

Un viaggio nel significato profondo del Solstizio d’Inverno: tra archeologia, tradizione e scienza, il buio come grembo della rinascita.

Marta Serra
 
HEADER solstizio 1

Quando la terra trattiene il suo nome, tutto sembra dimenticare di respirare. La luce si assottiglia fino a diventare un filo, gli alberi si spogliano fino a mostrare la loro architettura di ossa, gli animali arretrano verso tane profonde e persino il vento si muove senza spiegarsi. È il Solstizio d’Inverno, la notte più lunga, il momento in cui la natura entra in apnea. Non è morte: è concentrazione. È ascolto. È un antico gesto di preparazione al parto della luce.

Le culture che ci hanno preceduto non hanno mai letto questo passaggio come un evento lieve. La nascita del Sole non è solo una festa: è una tensione, un dolore, un respiro trattenuto. Il Sole arriva al punto più basso della sua traiettoria, come se il cielo non avesse la forza di sollevarlo ancora. Si ferma, sospende il passo e proprio in quel fermarsi, nell’immobilità della luce compressa, il mondo comincia a cambiare direzione. Il Solstizio è quindi un travaglio cosmico: la spinta silenziosa con cui la luce torna al mondo.

solstizio
Immagine di repertorio Canva

Solstizio: nel grembo delle civiltà più antiche

Prima dei Greci, molto prima, il Mediterraneo sapeva parlare molto bene il linguaggio dell’ombra. I Minoici scendevano nelle grotte come in un ventre, sicuri che la rinascita avesse bisogno del buio. Gli Anatolici narravano di un dio solare che attraversava annualmente un corridoio oscuro prima di riemergere. Le culture neolitiche costruivano templi ipogei dove la luce poteva entrare solo in due o tre giorni dell’anno, come fosse messaggio. In Sardegna, questa sapienza diventò pietra.

I nuraghi, in questo specifico senso, sono colonne vertebrali del paesaggio, luoghi dove il buio del cielo e della terra si incontrano in una stanza centrale. La loro architettura canalizza la luce, soprattutto quella solstiziale, trasformando l’alba di metà inverno in un rito di penetrazione cosmica. I menhir, verticali e immobili contro il vento, collegamento assiale tra cielo e terra, sono antenne. Aste di roccia che comunicano e fanno comunicare, radicate lì dove il Sole cambia direzione, come marcatori di un patto antico tra luce e terra. 

Mondo sotterraneo dei Greci e mondo solare dei Romani

I Greci osservavano il Solstizio come incontro tra due tempi: Kronos, il tempo che consuma, rallentava fino a quasi spegnersi, mentre Aion, il tempo eterno, apriva una fessura nella notte più lunga. In quel varco camminavano gli dèi. Era una delle stagioni di Persefone, della luce che scende nel profondo, del mondo sotteraneo. Era il momento in cui Helios faticosamente rimontava la sua ruota. Era il preludio al ritorno di Apollo, il cui passo verso la primavera non è mai immediato, ma lento, inevitabile.

HEADER solstizio 2
Menhir – immagine di repertorio Canva

A Roma questo periodo era una soglia viva. Nei Saturnalia, l’ordine si capovolgeva: chi comandava serviva, chi serviva comandava, i ruoli si scioglievano come neve sul fuoco. Non era caos per divertimento: era memoria del principio. Era un ritorno simbolico al brodo primordiale, affinché la società potesse rinascere. Pochi giorni dopo, il 25 dicembre, arrivava il Dies Solis Invicti: la nascita del Sole Invitto. Non un Sole forte, non un Sole estivo, ma un Sole che, pur avendo toccato l’abisso del buio, non è stato vinto.

Era la celebrazione della sua fragile vittoria: un raggio sottilissimo che, da quel giorno, avrebbe ricominciato a salire sull’orizzonte. Il Natale cristiano si è posato esattamente su questo gesto cosmico: la luce che rinasce nel punto più profondo della notte. Prima che il Carnevale prendesse forma, questo era il tempo delle maschere antiche: uomini-bestia, spiriti cornuti, ombre che camminavano tra i villaggi.

Il solstizio è un momento in cui il mondo parla in un linguaggio più sottile

Non erano mostri. Erano guide. Erano la forma che la notte prende quando accompagna la luce a rinascere. Portavano il caos necessario per sciogliere ciò che deve morire e proteggere ciò che sta per cominciare. Nella notte più lunga, le comunità accendevano fuochi. Non per illuminare, ma per invocare. Il fuoco era ed è un filo rosso tra terra e cielo, pare sussurrare padronanza di fuoco ctonio e fuoco manifesto. Ventre incadescente di terra e cuore e lume abbagliante di sole e intelligenza. Attorno a quelle fiamme, la comunità diventava e diventa un solo respiro.

La scienza del buio e download di coscienza

La natura, in questa apnea, non dorme. Rallenta. Raccoglie. Riorganizza. Le piante abbassano il metabolismo, la linfa si ritira, gli animali riducono il ritmo. Il mondo non smette: approfondisce. Anche il corpo umano si fa più denso. Cerca calore, interni, silenzio. Si nutre di ciò che radica, sogna di più, sente di più. È la nostra partecipazione al grande respiro cosmico. Nelle ore più scure dell’anno, la mente diventa un organo ricettivo. Le neuroscienze lo vedono. Le tradizioni lo sapevano.

HEADER solstizio 3

Nel buio il pensiero simbolico si intensifica, le intuizioni si liberano, le visioni si precisano. Il solstizio è un momento in cui il mondo parla in un linguaggio più sottile. Contrariamente a ciò che si pensa, il seme non dorme nel cuore dell’inverno. Agisce. Rompe il guscio. Si idrata. Si ancora. Mette radice. Nel solstizio, il seme comincia già a crescere. Il buio lo protegge. Il freddo gli indica la direzione. La prima spinta verso la vita si compie qui, nel ventre gelido della terra. La gioia dell’estate nasce sempre in un punto di buio.

Quando il mondo inspira di nuovo

Dopo la notte più lunga, la luce avanza di un respiro impercettibile. È appena un soffio, ma basta: il mondo inspira di nuovo. Il ciclo ricomincia. Il Natale antico non celebrava un evento, ma un mistero: ogni nascita – cosmica, vegetale, umana – è un atto di coraggio nel buio. Proprio nell’apnea del mondo tutto comincia davvero a vivere

7.12.23

mi avvicino ai 50 e inizio a sentirmi come Ebenezer Scrooge di Charles Dickens

Quest'anno  , almeno per  ora , l'atmosfera  caramellosa e  sdolcinata   delle festività natalizie e  di  fine  d'anno  ( soprattutto quelle  del  24\25    31 dicembre  e   del  1   e 6  gennaio )   , non  mi  attrae   , starò  diventando vecchio  scorcubitico  visto  che   macano  2 anni  al mio  giro  di boa .. ehm  ..  ai 50  ? o forse  ho ucciso il bambino che  è  me  e  che  aspettava  fino  a  qualche  anno fa    con ansia il natale    e  inizia a pensare  ai regali   \  ini   da    fine  ottobre   \  primi di novembre    ?
Quest'anno , dopo la  pausa     per  la  pandemia  o per  la serie  di  lutti dell'anno scorso    non faccio la  guida  di sopravvivenza  alle festività natalizie   . Anticipo le  vostre  eventuali   domande  sul  perchè .


  1)  visto tutti  media o pseudo tali  cartacei    e  non   ne  offrono   in ordine sparso  una  guida  oltre  ai classici  consigli    su come feseggiarlo  ,  cosa  regalare  ,   cosa  mangiare  , ecc  è difficile trovare  argomenti o riuelaborazioni      originali     e non ovvie  ed  scontate 2) nessuno di  voi     replicava    con suggerimenti  o   con proposte  alternative    se  non con   un conformistico   mi  piace  \  sono  d'accordo 3) mi  chiedevo   per  chi  lo facessi     come   come questa fasmosa canzone di Rik Gianco .

Magari chissà   all'ultimo   come  nel personaggio di Charles Dickens citato nel  testo prenderà anche  me . la vita   è  strana  ed  imprevvedibile   .  Magari   sarà  un incubo   come   il  romanzo  di natale     di D . Infatti  mi   è rimasto  anmcora   qualche  scoria   degli anni  scorsi    della  mia  gioventù 😁😂🤗 quindi  comunque la pensiate   Tanti auguri  di buone feste 

3.12.21

La pastora etiope uccisa trova posto nel presepe In Trentino Agitu era un simbolo di integrazione: un anno fa il femminicidio che ha sconvolto Ossana. E ora il paese le dedica un tributo nella sua rassegna tradizionale

Agitu  è passata  da   vittima di un femminicidio protagonista del presepe. Così A Ossana, piccolo borgo della trentina Val di Sole, rende omaggio ad Agitu Ideo Gudeta, la pastora etiope che proprio in questa valle si era stabilita dopo esser fuggita dall'Etiopia, nella sua manifestazione più importante: la mostra dei presepi, inaugurata ieri. Agitu era un vero simbolo di integrazione: costretta a lasciare il suo paese dopo aver denunciato il 'land grabbing' che sottraeva terra ai contadini, in Val di Sole aveva avviato un allevamento di capre di razza mochena, salvandole dall'estinzione. Un progetto complesso, difficile e che aveva richiesto grande passione e determinazione. Un esempio reale di inclusione ed integrazione : Agitu era entrata nel cuore della popolazione locale. A ucciderla lo scorso 29 dicembre un collaboratore della sua azienda, reo confesso, che aveva respinto.

   da https://www.gediwatch.it/


La comunità trentina di cui Agitu faceva parte è ancora scossa per quanto accaduto e soprattutto non la dimentica. E così nella 'Mostra dei presepi', la manifestazione locale più importante, la pastora etiope è la protagonista. Nel presepe dedicato a lei e a tutte le vittime di femminicidio è raffigurata intenta nella sua quotidianità, mentre accudisce le sue capre. Al suo fianco, una panchina rossa: il simbolo delle donne uccise per mano di un uomo violento.
"Abbiamo scelto di fare di Agitu la protagonista dei nostri presepi per non far calare il silenzio sulla sua fine e per tenere alta l'attenzione su un fenomeno che rischia sempre di scivolare in un pericoloso cono d'ombra" commenta la sindaca di Ossana, Laura Marinelli.La mostra dei presepi di Ossana proseguirà fino al 6 gennaio.Le oltre 1.600 opere sono collocate nei cortili dei più bei palazzi del centro storico del borgo medievale, dove i visitatori troveranno anche i tradizionali mercatini di Natale distribuiti tra la piazza centrale e il Castello di San Michele, oltre a concerti, spettacoli itineranti, e decine di casette per il mercatino. Tutto, ricordando Agitu: la pastora etiope-trentina.

di Chiara Nardinocchi

Quando i valori non fanno più notizia

Viviamo in un tempo strano. Un tempo in cui tutti parlano, ma pochi ascoltano. In cui tutto è veloce, immediato, usa e getta. Anche le perso...