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17.2.26

chi comanda chi di Giulia Acerba

Il primo anno di insegnamento ho avuto la fortuna di farlo insieme al Maestro Tonino. Era un maestro con la emme maiuscola.Non appena mi vide arrivare in classe mi diede massima fiducia e questo i bambini lo sentirono. Mi chiese: cosa ti piacerebbe fare?
E io, che ero fresca di studi teatrali, gli dissi: teatro!
E lui: allora facciamolo!
Era venuto fuori un progetto bellissimo, con la classe divisa in due gruppi per tutto l’anno. Poi lui si adoperò per costruire un enorme materasso con i buchi perché lavoravamo sul testo Nel paese delle



pulcette di Beatrice Alemagna. Tonino lavorava in coppia con Concetta. Anche lei fu molto accogliente e mi diede carta bianca e mi fece capire nella pratica cose che sapevo a livello teorico.
Una volta Tonino portò i bambini nella sala tv (allora non c’erano le LIM nelle classi) e gli fece vedere l’inizio di 2001 Odissea nello spazio. Da lì partì per insegnare la preistoria. Ricordo che, non solo quell’anno, nell’insegnamento dell'evoluzione si metteva molto l’accento sull’importanza del pollice opponibile che da scimmie ci aveva aiutato a diventare Sapiens Sapiens.
Penso sempre al pollice opponibile che è stato per anni motivo di vanto e volano di avanguardia e ora si ritrova ad andare su e giù tra pagine di pubblicità di yogurt greco e bambini morti a Gaza, tra video di coppie felici che hanno lasciato tutto per andare a vivere in un camper e pensano che a me interessi qualcosa e video di psicologi che spiegano cos’è l’ADHD o il disturbo narcisistico, pensando che a me interessi qualcosa.
Penso sempre al pollice opponibile quando mi ritrovo al tavolo con amici e familiari e ad un certo punto qualcuno tira fuori il telefono che ci hanno venduto come intelligente per guardare un video o rispondere a un messaggio o leggere una mail o mettere un cuoricino al buongiornissimo caffè della zia lontana.
Penso sempre al pollice opponibile quando vedo foto e video di gente in tutte le sacrosante salse, foto dei bambini, foto degli anziani, foto di gente vulnerabile che aiuta a prendere like ma forse potendo scegliere non deciderebbe di stare sotto al pollice di qualcuno.
E mi chiedo: ma quando è che abbiamo cominciato a farci rubare le mani e gli occhi?
Perché è proprio così. Siamo tutti dei tossici con un telefono in mano che ci ruba le mani (almeno una) e gli occhi (quelli tutti e due). Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo scemi, ci sta allontanando dalle priorità, ci fa sembrare tutti delle persone d’affari, ma ci sta levando la calma, il tempo lento, la capacità di aspettare.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo schiavi delle notifiche, delle reazioni immediate, della paura di mancare chissà quale evento, del timore strisciante di non essere abbastanza idratati, palestrati, salutari e felici, di non avere abbastanza amici, abbastanza vestiti, di non essere abbastanza green.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, che in inglese vuol dire anche elegante, ma cosa c’è di elegante nel sapere i voti dei nostri figli prima di loro? Di ricevere a qualsiasi ora le idee di chiunque che ci rimbalzano in faccia? Di vivere sotto il ricatto delle spunte blu? Di vedere quelle immagini orribili create con l’intelligenza artificiale o quelle frasi penose che girano nelle giornate a tema e vengono rimpallate sui telefoni di molti da zie, nonne e persone di una certa età che non sono stati minimamente educati all’uso di queste tecnologie.
Nessuno, in effetti, lo è stato. Tutti ora ci troviamo ad annaspare. C’è gente che gira con il telefono al collo, come un cappio. C’è gente che ne ha uno personale e uno per il lavoro. C’è gente che ha chat piene di gattini e altre piene di foto dei figli che sciano. C’è gente che va al mare o ad Auschwitz e, indistintamente, carica sullo status whatsapp decine di foto, tendenzialmente orribili.
Io sono la prima a ritrovarmi con le mani e gli occhi sporchi quando ho uno smartphone in mano perché a me piace tantissimo rimanere in contatto con i miei amici e ne ho tanti sparsi per il mondo quindi io ci vado a bagno con WhatsApp e i cuoricini e i commenti allo stato.
Io sono la prima a perdere ore delle mia vita a vedere reel di gente che mi vuole insegnare la vita anche se non gliel’ho chiesto. Avrei il potere di chiudere, certo, ma a volte il pollice opponibile si oppone e mi dice: NO, NON TI FERMARE, VOGLIO CONTINUARE A GUARDARE! Chi comanda chi?
Io sono la prima a cui piace tenersi informata sui social, vedere cosa fanno Tizio, Caio e Sempronio, guardare i video di quello stand up comedian che mi spegne il cervello o leggere i post di quella scrittrice che scrive troppo bene, però a volte mi ritrovo letteralmente col cervello liquido, con una sensazione di sporco addosso, per tutto il tempo perso.
Beh, tutto ciò è più che ovvio. Basta guardarsi attorno su un autobus o in aeroporto o per strada e noterete bene che le teste basse sono molte e sono molte anche le teste basse di persone che usano lo smartphone anche mentre guidano (le mani secche!).
Come ci si difende da tutto ciò?
Difficile a dirsi, difficile a farsi.
Io provo ancora ad andare in giro con un Nokia, ma ho un numero whatsapp che leggo da casa e da uno smartphone senza scheda.
Ho un lavoro che me lo permette? Sì.
A volte ho bisogno di internet e lo chiedo a qualcun altro? Sì.
Rimango tagliata fuori dal mondo per non avere internet sempre con me? No, chi mi conosce sa che se vuole una risposta in tempi brevi o mi chiama o mi manda un sms.
Sento differenza tra quando esco con il Nokia e quando esco con lo Smartphone perché mi serve per forza per qualcosa? Tantissima.
Il Nokia lo prendi in mano per due motivi: chiamate e sms.
Lo smartphone lo prendo in mano per un miliardo di azioni: chat, stati WhatsApp, post, giornali, Trenitalia, mail personale, mail di lavoro.
La differenza di pulizia degli occhi e delle mani è palese.
Io cercherò il più possibile di mantenermi gli occhi e le mani pulite.
L’altro giorno dal bus si vedeva un tramonto stupendo che rendeva Genova rosa e poetica. Mi è scappato da dire CHE MERAVIGLIA. Il signore davanti a me ha sorriso. La signora a fianco a me aveva gli auricolari e guardava bulimicamente video su Instagram e fra un cuoricino e l’altro si è persa uno dei cieli più belli del 2026.
Non è elegante né intelligente perdersi un tramonto su Genova. Non lo è e non lo sarà mai.
La prossima volta potrei dirle: signora, si sta perdendo un tramonto bellissimo.
Molto probabilmente mi sentirò rispondere: signora, lei sta perdendo un’occasione per farsi i cazzi suoi.
0-0 palla al centro.
Giulia Acerba
Illustrazione di Anna Godeassi

2.9.24

Oristano il burattinaio Antonio Marchi saluta il suo pubblico

Dopo 41 anni l’artista non sarà più dietro le quinte per far muovere i suoi personaggi, «ma non sarà un vero addio, dialogherò col pubblico». Il racconto di una passione che ha fatto la storia artistica recente della città

Oristano
Quello di Antonio Marchi, apprezzato artista 79enne di Oristano, non è un vero e proprio ritiro dalle scene, ma l’annuncio di un cambiamento: «Se mi chiameranno proporrò un altro tipo di spettacolo. Allestirò ancora la mia baracca, ma non andrò dietro le quinte per muovere e far vivere i miei personaggi. Semmai starò sulla scena in piedi, magari con in braccio uno dei burattini che mi aiuterà a

dialogare con il pubblico». Cappuccetto rosso non andrà più nel bosco e il principe non risveglierà più la bella addormentata. Anche Tziu Bachis non racconterà più la storia antica della Sardegna, almeno non nella baracca dei burattini che Marchi ha realizzato con le sue mani: «Ho 78 anni: la mia schiena è talmente malandata da non permettermi più di tenere le braccia in alto per far muovere i miei burattini», spiega l’artista che per quarantun’anni i burattini li ha portati in giro per il mondo. Apprezzato ceramista, pittore e scultore, diploma di maestro ceramista e insegnante in pensione, era poco più che un bambino quando, a undici anni, divenne allievo del pittore Carlo Contini e del maestro ceramista Antonio Manis. La passione per i burattini scoppia nella metà degli anni Settanta, dopo l’incontro con i burattinai Ferrari di Parma. «Restai affascinato dalla possibilità di creare personaggi e raccontare storie e favole nei teatri e per strada – racconta –. Decisi di cimentarmi anche io in quest’arte, però non ho voluto utilizzare il legno come fanno altri burattinai, ma la ceramica che è anche la materia d’arte che contraddistingue Oristano». Con la moglie Teresa, che gli sta accanto per muovere i personaggi ai quali disegna e realizza lei stessa i costumi, Antonio Marchi fonda la Compagnia Baracca e Burattini. Inizia così un’avventura che porterà la famiglia – per lungo tempo anche i figli Francesco e Renata diventano burattinai – lontano, a Madrid ad esempio, dove Antonio tiene un corso di ceramica. A Oristano e non solo, per anni i suoi burattini sono stati spettacolo immancabile per Natale, ma anche soggetti di laboratori nelle scuole. «Ho scritto trentanove racconti per burattini, dedicati ai bambini, ma anche agli adulti – racconta –. Ho riproposto storie celebri, da Pinocchio a Biancaneve, passando per la Bella addormentata nel bosco. I tre porcellini, invece, li ho ambientati in Sardegna e sono diventati “I tre porcellini a Belvì”. Con i burattini ho raccontato la storia antica, immaginando fenici e romani che incontrano e dialogano con i sardi». Non solo favole, ma anche commedie dialettali, nel copione dei burattini di Antonio Marchi che ha proposto una trasposizione di Pibiri sardu, di Antonio Garau il compianto commediografo oristanese al quale ha dedicato un centro documentale con la raccolta di scritti, foto e manifesti. Il centro documentale ha sede nella bottega di via Dritta: locali del Comune dove Marchi realizza ed espone le sue opere. «Il teatro dei burattini e delle marionette è un’arte che va scomparendo: è un lavoro difficile che prevede grande dedizione. Ci possono volere anni per realizzare uno spettacolo. E ai giovani, purtroppo, la nostra arte interessa sempre meno», dice sconsolato il burattinaio. «Mi dispiace di non aver trovato allievi ai quali passare il testimone», racconta amareggiato, ritrovando il sorriso appena un bambino si affaccia alla bottega per salutare: «Buongiorno signor Geppetto, sono venuto a vedere Pinocchio».

30.5.24

ma su fb e social esiste ancora lo spirito critico ed il saper argomentare le criche ? mia riposta ad post in cui ho definit zelensky e benjamin netanyahu criminali di guerra

 la discusione ( per  chi  nn mi segue   o  non è tra i  miei contatti social e   volesse leggerla la  trova  qui  )   sorta  dopo    condiviso questo meme 



ha  creato non solo   polemiche    alcune civili  altre meno  , ma  non  è questo il problema  ,    con  scarsità  di analisi    come  indicato dal  titolo     del post  . 

Ecco  qui   la  mia  replica  

lo so che molti\e di voi non si capacitano delle sciocchezze che pubblico, che pubblico post di merda o qualunuisti \ populisti , Ma però spesso nei post populisti o qualunquista come su diceva un tempo, c'è un fondo di verità. lo so che non è corretto rispondere ad un osservazione con una domanda.
Ma visti : i commenti che tale discussione ha generato ., l'impossibilità di rispondere singolarmente a tutti\e ., la mancanza di spirito critico nelle loro risposte mi vengono in mente delle domande .
come definireste un leader politico ( in questo caso Zelensky ) a prescidere dallo stato e dalle ragioni della guerra continua a combattere e a far massacre il suo popolo dall'altro criminale che è Putin nonostante che quando ormai la guerra è persa e tutti anche il suo fornitore d"armi (gli Usa l'altro criminale ) gli dicono d' arrendersi e trattare ?
Per Benjamin Netanyahu, invece chiedo come definireste uno che , anzichè usare per combattere il terrorismo vigliacco . visto che usa il ricatto degli ostaggi , di hamas , usa i bombardamenti indiscriminati sulla gente ompresi i convogli umatari e gente in cerca di cibo rischiando di far morire uccisommo dai bombardamenti o da hamas gli ostaggi , anziche i servizi segreti ( israele ha il MossaD il secondo , dopo la Cia , servizio segreto mondiale ) ?
Quindi prima didefinire , opinione legittima per carità anche se riduttiva , il post di merda o liquidarlo con una risata , manca una spiegazione una motivazione



10.8.21

La seconda vita del carcere sull'isola , Il campo di girasoli dove si coltivano sorrisi , L'immortale Pulcinella del burattinaio giramondo

La seconda vita del carcere
sull'isola Santo Stefano è il penitenziario dove furono rinchiusi l’anarchico Bresci e poi Sandro Pertini. Ora diventa laboratorio culturale. E le celle si trasformeranno in museo di Camilla Romana Bruno Il campo di girasoli dove si coltivano sorrisi
La chiamano “agricoltura delle relazioni”: alle porte di Foggia, quarantamila piante da fotografare e raccogliere, un progetto sociale all’insegna della bellezza di Gianvito Rutigliano L'immortale Pulcinella del burattinaio giramondo Gianluca Di Matteo è un napoletano che vive a Torino. Come un moderno mastro Geppetto dà vita ai pezzi di legno. E racconta favole senza tempo che incantano sempre

Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto

BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa ...