Proprio una proposta scatologica oltre che censoria . Infatti tale proposta, se pur. faziosamente. , viene bocciata anche da Destra (vedere articolo sotto ).Ora la fonte. sarà pure lontana. anzi lontanissima dalla mia formazione culturale ma a volte capita che ..... fra ” poli opposti “ ci siano delle cose comuni come parzialmente in questo caso.
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Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo
Il barista 31 Marzo 2026, 8:30

Qui al bar inorridiamo di fronte a certe derive che stanno rovinando la nostra gioventù. La storiaccia di Bergamo, col tredicenne che ha accoltellato l’insegnante perché lo avrebbe umiliato, snobbando la sua neurodivergenza, ha dell’incredibile, soprattutto dinanzi all’assenza di pentimento del ragazzo. Ma se il problema è serio, devono esserlo anche le soluzioni che vengono proposte.
Ieri, invece, da Carlo Calenda, liberale prêt-à-porter, abbiamo ascoltato proprio quella ricetta populista che, quando la sente in bocca ad altri politici, l’ex ministro bacchetta: “Telegram”, la piattaforma usata dall’aggressore, “è da molto tempo un ricettacolo di odio e illegalità che andrebbe chiuso”, ha commentato. E dunque, per risolvere la piaga della violenza giovanile, basta oscurare le piattaforme? In Australia ci hanno provato, col divieto di social agli under 16, ma sembra che la grande trovata si stia già rivelando un mezzo flop: la norma è difficilmente applicabile e i nativi digitali la aggirano con una certa facilità. Dove sono i genitori? Le famiglie? Ci devono pensare loro ai social del figli, oppure il Parlamento? Meno male che la repressione non serve…
Guarda un po’, noi crediamo che anche quella sia utile, insieme all’educazione. Ma un’educazione alla responsabilità, non un continuo mea culpa degli adulti, che si accusano di non essere stati abbastanza buoni e comprensivi con dei figli i quali sembrano gridare loro il contrario: noi ci comportiamo sempre peggio affinché, a un certo punto, voi ci rimproveriate. Perché se ci rimproverate significa che ci siete, che vi accorgete di noi.
Perciò ci colpiva – visto che al bar leggiamo i giornali – l’accostamento su Repubblica di ieri: da un lato, un pezzo che spiegava che da parte del ragazzo non c’era stato “nessun pentimento”; dall’altro lato, il predicozzo di Massimo Recalcati contro la “pedagogia dell’odio”, frutto nientemeno che dei toni della campagna elettorale referendaria. Specie di quelli usati da chi invitava a votare Sì, scommettiamo. Certo, ricette semplici non ce ne sono. Ma i mali dei nostri figli non li cureremo né con i liberali per la censura né con gli psicanalisti per la propaganda.
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Il barista 31 Marzo 2026, 8:30

Qui al bar inorridiamo di fronte a certe derive che stanno rovinando la nostra gioventù. La storiaccia di Bergamo, col tredicenne che ha accoltellato l’insegnante perché lo avrebbe umiliato, snobbando la sua neurodivergenza, ha dell’incredibile, soprattutto dinanzi all’assenza di pentimento del ragazzo. Ma se il problema è serio, devono esserlo anche le soluzioni che vengono proposte.
Ieri, invece, da Carlo Calenda, liberale prêt-à-porter, abbiamo ascoltato proprio quella ricetta populista che, quando la sente in bocca ad altri politici, l’ex ministro bacchetta: “Telegram”, la piattaforma usata dall’aggressore, “è da molto tempo un ricettacolo di odio e illegalità che andrebbe chiuso”, ha commentato. E dunque, per risolvere la piaga della violenza giovanile, basta oscurare le piattaforme? In Australia ci hanno provato, col divieto di social agli under 16, ma sembra che la grande trovata si stia già rivelando un mezzo flop: la norma è difficilmente applicabile e i nativi digitali la aggirano con una certa facilità. Dove sono i genitori? Le famiglie? Ci devono pensare loro ai social del figli, oppure il Parlamento? Meno male che la repressione non serve…
Guarda un po’, noi crediamo che anche quella sia utile, insieme all’educazione. Ma un’educazione alla responsabilità, non un continuo mea culpa degli adulti, che si accusano di non essere stati abbastanza buoni e comprensivi con dei figli i quali sembrano gridare loro il contrario: noi ci comportiamo sempre peggio affinché, a un certo punto, voi ci rimproveriate. Perché se ci rimproverate significa che ci siete, che vi accorgete di noi.
Perciò ci colpiva – visto che al bar leggiamo i giornali – l’accostamento su Repubblica di ieri: da un lato, un pezzo che spiegava che da parte del ragazzo non c’era stato “nessun pentimento”; dall’altro lato, il predicozzo di Massimo Recalcati contro la “pedagogia dell’odio”, frutto nientemeno che dei toni della campagna elettorale referendaria. Specie di quelli usati da chi invitava a votare Sì, scommettiamo. Certo, ricette semplici non ce ne sono. Ma i mali dei nostri figli non li cureremo né con i liberali per la censura né con gli psicanalisti per la propaganda.