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13.4.26

Quarant'anni fa l'esplosione di Chernobyl ed. ancora si usa il nucleare come. fonte. di energia.


chernobyl
Un giocattolo abbandonato a Prypjat (oggi Ucraina), città dove abitavano i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl (foto di Marta Serafini)

All’1.23 del 26 aprile 1986, durante un test di sicurezza, l’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, allora parte dell’Unione Sovietica, ne provoca lo scoperchiamento e scatena un vasto incendio. Si sprigiona una grande nube radioattiva che contamina l’area circostante; viene ordinata l’evacuazione di 336 mila persone, a partire, il 28 aprile, dai quasi 50 mila abitanti di Prypjat, la città più vicina. La nube ha contaminato intere aree dell’Unione Sovietica (Ucraina, Bielorussia, Russia) e si è estesa all’Europa occidentale.  Oggi  brucia. ancora.  infatti.    da LA LETTURA.  del corriere della sera  del 12\4\2026
















 


3.9.24

Oksana Masters e tutte quelle staordinarie storie di coraggio alle Paralimpiadi

 


Spesso le storie degli atleti paralimpici prendono il sopravvento sulle loro performance agonistiche. Ma è difficile non raccontare anche le vite di queste persone, spesso incredibili: non è pruderie, ma solo la voglia di renderle ispirazione per tutte quelle persone che cercano qualcosa a cui appoggiarsi. Infatti sono  tantissime le storie interessanti e sconvolgenti di queste Paralimpiadi: storie di vite trascorse a lottare per farsi rispettare e per far rispettare diritti naturali, non sempre così scontati. Storie di determinazione, coraggio e forza grazie ai quali gli atleti sono arrivati al livello più alto delle sfide agonistiche, usando lo sport per superare le discriminazioni che le persone con disabilità devono ancora affrontare.

da www.iodonna.it/attualita/ più   precisamente  : <<  Paralimpiadi, chi sono Valentina Petrillo e Oksana Masters >>

Oksana Masters e le cicatrici per le radiazioni di Chernobyl

Gli atleti paralimpici non amano che le proprie storie facciano più notizia delle loro medaglie: sono

atleti e vogliono essere giustamente riconosciuti per questo. Ma è difficile non raccontare le loro storie: non è pruderie, ma solo la voglia di renderle ispirazione per tutte quelle persone che possono riconoscersi, nonostante non siano sotto i riflettori.E la storia di Oksana Masters è proprio una di quelle che vanno raccontate. Campionessa di canottaggio, fondista, biatleta e paraciclista, nasce nel 1989 in Ucraina con varie malformazioni e diverse malattie congenite indotte dall’avvelenamento da radiazioni, legate all’incidente di Chernobyl.Le gambe sono prive delle ossa portanti, ha un solo rene e uno stomaco non completo. Ma tutto questo non basta, perché la piccola Oksana viene anche abbandonata in un orfanotrofio dove subisce abusi interminabili per sette anni e mezzo. Poi, l’adozione. A voler prendersi cura di lei è Gay Masters, una logopedista americana, che decide di accoglierla e portarla con sé negli Stati Uniti.Qui comincia una nuova vita, ma le malformazioni le danno grossi problemi: camminare le provoca disturbi dolorosissimi, tanto che i medici incoraggiano l’amputazione. Le viene così tagliata la gamba sinistra e cinque anni dopo, a 13 anni, anche la destra. Le protesi diventano i suoi arti inferiori. Restano anche i traumi psicologici che la ragazzina cerca di risolvere tagliandosi. La mamma adottiva, però, riesce a convincerla a remare.Inizia così la passione per il canottaggio, un percorso che alla fine la incoronerà come una delle atlete americane più decorate della storia. Ma non è ancora finita: un infortunio alla schiena interrompe la sua carriera, lasciandola
senza uno sport in cui competere. Ma Oksana è abituata a superare ostacoli e non si lascia abbattere. Cambia solo disciplina: sceglie
 paraciclismo e sci di fondo. I risultati sono altrettanto eccellenti e le medaglie d’oro arrivano una dopo l’altra.A causa delle radiazioni e degli interventi il corpo di Oksana Masters è ricoperto di cicatrici: «Mi piace pensare che il mio corpo sia ricoperto di storie. Le cicatrici sono quasi come tatuaggi, in questo senso – dice l’atleta -. Sono i segni di una sopravvissuta, di cui andare fiera e non da nascondere».

per  saperne di  più  il suo sito  oksanamastersusa.com e  la  pagina   di wipedia   https://it.wikipedia.org/wiki/Oksana_Masters

Maryna Korshun La ex bambina di Chernobyl che vive a Lanusei per amore di un figlio

Dopo  aver letto lo speciale  dell'inserto LA LETTURA del  corriere della sera    della scorsa settimana  (   trovate qui   sul  nostro ...