fonte https://www.orizzontescuola.it/
Per David Somers II e David Somers III la scuola, quest’anno, è diventata anche un luogo di famiglia. Padre e figlio, 63 e 35 anni, si sono ritrovati per la prima volta a insegnare nello stesso liceo, al Convitto nazionale di Cagliari, condividendo classi, corridoi, consigli e scrutini. Una coincidenza rara, raccontata dai due docenti a Orizzonte Scuola, che ha intrecciato vita privata e lavoro quotidiano.Per il padre, dopo una lunga carriera trascorsa tra diversi istituti del Sud Sardegna, “è stata una bella esperienza stare insieme, condividere le stesse classi, ritrovarci a fare gli scrutini e i consigli di classe insieme”. Il figlio, invece, è arrivato nella scuola cagliaritana già da docente di ruolo. Ed è proprio questo il punto che dà alla storia un secondo livello di lettura: nella stessa famiglia, nello stesso istituto, convivono stabilità e precariato.
Dagli Stati Uniti alla Sardegna
La storia dei Somers parte da lontano. La famiglia ha origini americane, viene dall’Ohio e Kentucky, il padre si è trasferito poi da adolescente in Arizona. Il figlio è nato a Baltimora. Poi la Sardegna, la scuola, l’insegnamento. Dal 1992 David Somers II lavora nelle aule italiane, passando per numerosi istituti fino all’arrivo a Cagliari.Oltre 34 anni di esperienza non gli hanno però garantito il ruolo. Il figlio, al contrario, lo ha ottenuto a 32 anni. Una differenza che non sembra creare distanza tra i due, ma che rende evidente il peso di un sistema in cui i percorsi possono procedere in modo molto diverso anche quando competenze e storia professionale sono solide.
David Somers III insegna scienze naturali in inglese, il padre conversazione; al liceo classico europeo, invece, entrambi insegnano anche diritto ed economia in inglese. Le loro giornate, quest’anno, si sono incrociate spesso: non solo in famiglia, ma anche nella vita ordinaria della scuola.Il confronto, però, non si è limitato alla condivisione degli stessi spazi. Il figlio, racconta, chiede spesso un parere al padre, approfittando della sua esperienza e del suo sguardo costruito in oltre 30 anni di insegnamento. In quel dialogo quotidiano, il rapporto familiare diventa anche scambio professionale.
Il concorso mancato durante il Covid
Il passaggio più amaro risale al periodo della pandemia. Padre e figlio decidono di partecipare a un concorso da svolgere nel Lazio. Una scelta impegnativa, tra viaggio, spese e distanza, ma entrambi accettano le condizioni. Poi arriva un caso Covid a scuola e David Somers II finisce in quarantena. Non può presentarsi alla prova.Per lui, quella resta l’occasione mancata. Il figlio, invece, partecipa al concorso e ottiene il ruolo. Da quel momento le loro strade professionali prendono due direzioni diverse: una stabilizzata, l’altra ancora appesa alle graduatorie e alle nomine annuali.“È una vergogna che con oltre trent’anni di esperienza non abbia il ruolo e debba probabilmente finire la carriera da precario”, dice il padre a Orizzonte Scuola. La sua non è solo delusione personale. È anche rabbia verso un meccanismo che, a suo giudizio, non riconosce fino in fondo gli anni trascorsi in classe. “Sono arrabbiato col sistema”, aggiunge.
L’incertezza che torna ogni estate
Il punteggio in graduatoria è alto, ma non basta. Quest’anno la cattedra ottenuta è stata di sole dieci ore. Poi, con la fine di giugno, ricomincerà l’attesa: sapere se arriverà una nuova nomina, dove, con quante ore, in quale scuola.Per chi vive il precariato scolastico da molti anni, l’estate non è soltanto una pausa tra un anno e l’altro. È il momento in cui tutto torna provvisorio. Somers padre lo descrive come una ruota che riparte ogni volta, legata alle procedure e all’algoritmo delle assegnazioni. Dopo una vita di insegnamento, la sede dell’anno successivo resta ancora una domanda aperta. Il figlio guarda alla propria esperienza con gratitudine. “Mi ritengo fortunato ad avere avuto il ruolo”, dice, aggiungendo che servono anche perseveranza e continuità. L’arrivo nel liceo cagliaritano, per lui, è stato un approdo importante: “È una bella scuola”.Per il padre, invece, lo stesso anno ha avuto un significato doppio. Da una parte la gioia di insegnare accanto al figlio, di vederlo crescere dentro la professione e di condividere con lui momenti normalmente riservati ai colleghi. Dall’altra, la consapevolezza che quella cattedra resta ancora temporanea, nonostante più di tre decenni trascorsi nella scuola.

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