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5.4.26

lo stato italiano si dice sovranista però degli italiani uccisi all'estero non gli ne frega niente. Negati i contributi pubblici per opere che si siano distinte per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale”al documentario su Regeni:


E' di questi giorni  la notizia che Il documentario che indaga sull’omicidio del ricercatore Giulio Regeni in Egitto e sulla lotta per svelare la verità sulla sua morte è stato escluso dai finanziamenti della commissione del ministero della Cultura, che assegna contributi a opere che si distinguono per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale”. Questa decisione è stata ampiamente criticata e molti chiedono che venga revocata. Infatti leggo su repubblica



Il documentario sul ricercatore assassinato in Egitto e sulla battaglia per la verità sulla sua morte non ha ricevuto un euro dalla commissione del ministero della Cultura per opere che si siano distinte per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale”

                                         di Carlo Bonini











Il documentario Giulio Regeni, tutto il male del mondo, Nastro d’argento della legalità, non merita dunque uno solo dei 14 milioni di euro di “contributi selettivi” distribuiti dai quindici esperti della commissione del ministero della Cultura alle opere cinematografiche e documentaristiche che si siano segnalate per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale italiana”. E dobbiamo dunque intendere che alla rappresentazione della storia di questo giovane ricercatore italiano, sequestrato, torturato, assassinato e vilipeso dagli apparati di sicurezza del regime militare egiziano facciano difetto sia l’uno (“l’interesse artistico e culturale”), che l’altro (“l’identità nazionale italiana”).



Regeni, 10 anni dalla scomparsa. Mattarella: “Vita ignobilmente spezzata, luce sulle responsabilità”
25 Gennaio 2026



Dobbiamo insomma prendere atto che ci sbagliavamo nel pensare che l’ottusità ideologica con cui la destra di governo ha maneggiato in questi anni il tema del sostegno all’industria culturale cinematografica del nostro Paese avesse già espresso il peggio di sé. Si poteva e si è fatto di più. Si è ritenuto, evidentemente, che la storia di Giulio Regeni e la battaglia di giustizia e verità sulle responsabilità della sua morte, la loro rappresentazione, non siano patrimonio e memoria condivisa dell’intero Paese, ma di una sua parte. Non un atto di sovranità politica e di testimonianza civile. Ma, evidentemente, un capitolo di deteriore narrazione sinistrorsa da cui purificare l’arte cinematografica e documentaristica nazionale.



L’INTERVISTA
Paola e Claudio Regeni: “Dieci anni senza Giulio, ma siamo rimasti umani e lui fa ancora cose”di Giuliano Foschini
25 Gennaio 2026



È un’offesa alla memoria di Giulio Regeni, all’Italia di cui è stato cittadino, alle 76 università che quel documentario proietteranno nelle loro aule magne. Che qualcuno tra i sovranisti di casa nostra recuperi un briciolo di decenza per scusarsene di fronte “alla nazione” e cancellare la scelta sciagurata di quella commissione.

pasqua per. un laico


  due interessanti. riflessioni  sul.significato della pasqua .  La. prima una poesia  dell'utente. 

L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort


Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Buona PASQUA Che questa luce arrivi piano, senza ruTore, ma capace di toccare ciò che pesa nel cuore. Che entri nelle ferite, in ciò che ancora fa male, e porti pace dove oggi c'è attesa. Non tutto cambia in un giorno, Ta qualcosa rinasce sempre quando smettiamo di aver paura della luce. Buona Pasqua, a chi spera... anche in silenzio. Corien"

La. seconda il post  :  La Pietra Rotolata Via sul Il coraggio di lasciar andare i pesi del passato nel giorno universale della rinascita.  tratto dalla Newsletters  APRI LA MENTE







Oggi è Pasqua. Al di là del profondo significato religioso per chi crede, questa festività incarna l’archetipo psicologico più potente dell’esperienza umana: la rinascita dopo il buio. Arriva un momento nella vita in cui ci accorgiamo di esserci rinchiusi da soli in una caverna.
Ci siamo abituati all’oscurità delle nostre paure, alla freddezza delle abitudini limitanti e al peso delle storie negative che ci raccontiamo ogni giorno. Abbiamo persino spinto una grossa pietra davanti all’ingresso, convinti che isolarci dal mondo, dal rischio e dalle novità fosse l’unico modo per proteggerci dalle delusioni. Ma la primavera, che oggi esplode in tutta la sua forza, ci insegna che non siamo fatti per restare al buio.
Oggi è il giorno perfetto per guardare quella pietra pesante che blocca la tua gioia e decidere di spostarla. Non hai bisogno di una forza sovrumana; hai solo bisogno della volontà di far entrare uno spiraglio di luce. Quando smetti di trattenere il passato e le tue vecchie ferite, il presente irrompe con una freschezza inaudita, chiamandoti fuori dalla caverna per tornare a vivere a pieni polmoni.

“Ogni mattina noi nasciamo nuovamente. Ciò che facciamo oggi è ciò che conta di più.”
- Buddha

La Neuroscienza del Ricominciare
La tendenza a restare bloccati nelle nostre “caverne” psicologiche è stata studiata a fondo dallo psicologo Martin Seligman, pioniere della Psicologia Positiva, che ha coniato il termine “Learned Helplessness” (Impotenza Appresa).
Quando affrontiamo stress ripetuti, lutti o fallimenti, il nostro cervello può creare circuiti neurali che ci convincono che nessuna nostra azione potrà mai cambiare la situazione, spegnendo la motivazione e mantenendoci nell’apatia. Tuttavia, Seligman ha dimostrato anche il rovescio della medaglia: l’”Ottimismo Appreso”.
Scegliere coscientemente di “rotolare via la pietra” e ricominciare attiva la corteccia prefrontale ventromediale, un’area che sopprime i segnali di paura dell’amigdala e stimola i centri della ricompensa.
Creare un “nuovo inizio” simbolico, proprio come la festività di oggi ci invita a fare, innesca il “Fresh Start Effect” (Effetto del Nuovo Inizio), che sfrutta i marcatori temporali collettivi per distaccare la nostra identità presente dai fallimenti passati, inondando il cervello di dopamina e ripristinando la neuroplasticità necessaria per cambiare rotta.

Strategie per Coltivare la Rinascita Interiore
La prima strategia è l’identificazione esatta della tua pietra personale in questo giorno di festa; prenditi un momento oggi per ammettere con te stesso qual è la convinzione limitante, la paura del giudizio o il rancore specifico che ti sta tenendo al buio, portandolo alla luce della coscienza per potergli finalmente togliere potere.
Il secondo passo consiste nel compiere un atto di perdono radicale verso la tua versione passata, sfruttando l’energia di questa domenica per smettere di punirti per gli errori che hai commesso quando non avevi la consapevolezza che possiedi oggi, e dichiarando ufficialmente chiuso il capitolo dell’autocritica severa.
La terza mossa richiede di esporti fisicamente e metaforicamente alla novità, uscendo all’aperto, respirando l’aria di primavera e costringendo il tuo cervello a processare stimoli visivi e olfattivi di fioritura che spezzano la routine dell’apatia invernale e segnalano al corpo che la stagione del freddo è finita.
La quarta strategia è la potatura delle narrazioni vittimistiche durante le conversazioni a tavola; imponiti, mentre festeggi con i tuoi cari, di non pronunciare frasi che iniziano con “mi succede sempre così” o lamentele sul passato, sostituendole con descrizioni neutre, grate e aperte alle possibilità future.
Il quinto approccio riguarda la purificazione dello spazio simbolico che ti circonda, decidendo oggi di lasciar andare un oggetto, un ricordo o un’abitudine che appartiene a un periodo doloroso, creando un vuoto fisico che rispecchi il vuoto fertile e pronto ad accogliere la novità della tua mente.
L’ultima pratica è la semina di una piccola e immediata azione di vitalità; compi oggi stesso un gesto puramente gioioso e gratuito, come fare una risata sincera, perdonare una vecchia incomprensione familiare o assaporare il cibo con gratitudine, celebrando la sensazione del sangue che torna a scorrere caldo nelle vene.

Pratica della Mattina: Il Rituale della Luce Nuova
Siediti davanti a una finestra da cui entra la luce naturale, o esci all’aperto. Tieni gli occhi chiusi e visualizza te stesso seduto in una stanza buia e soffocante. Immagina ora di alzarti e di spingere via con decisione una porta pesante, venendo immediatamente investito da un calore dorato e da un’aria purissima.
Apri gli occhi, fissa la luce del giorno e fai un respiro vastissimo, riempiendo totalmente i polmoni.
Afferma interiormente: “Io lascio le ombre al passato. Rotolo via il peso che mi teneva fermo. Oggi scelgo la luce, la vitalità e la mia rinascita.”

L’Arte del Ricominciare

Non importa per quanto tempo sei rimasto bloccato o quanto la tua caverna interiore ti sembrasse un rifugio rassicurante. C’è sempre un mattino in cui la vita ti chiama fuori con prepotenza. Abbi il coraggio di lasciare alle spalle ciò che è morto e fai un passo nel giardino della tua nuova esistenza. Buona Pasqua di vero risveglio

chi. lo ha detto che per essere importante devi avere un premio o un onorificenza il caso di Giuseppe Levi che. ebbe non ebbe nessun titolo. ma. tre. allievi da premio nobel





















IN BREVE 



                                                                                              



Giuseppe Levi. (Trieste, 14 ottobre 1872 – Torino, 3 febbraio 1965) è stato uno scienziato, medico e anatomista italiano. È ricordato anche per essere stato insegnante dei tre premi Nobel Rita Levi-Montalcini 1986, Renato Dulbecco 1975 e Salvatore Luria.1969 Legandosi alla famiglia Tanzi, fu parente di diverse importanti personalità del Novecento italiano: sua figlia è la scrittrice Natalia Ginzburg, suo fratello è il critico teatrale Cesare Levi, la sorella di sua moglie era Drusilla Tanzi - moglie di Eugenio Montale.Lui stesso non vinse mai il Nobel, e nel 1938 le leggi razziali lo cacciarono dall'università





  da.  
Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "CoamcpapHoи Quelche Quel Quelchenonsapevi® che non sapevi® Giuseppe Levi, Torino: un solo professore, tre allievi Nobel in Medicina. Lui non ne vinse mai uno. Uno di quegli allievi era la studentessa a cui aveva detto che non aveva talento."
Ha detto a una sua studentessa che non aveva talento per la ricerca. Quella studentessa si chiama Rita Levi-Montalcini, e nel 1986 vinse il Nobel per la Medicina.Il professore si chiamava Giuseppe Levi. Anatomista, torinese d'adozione, nato a Trieste nel 1872. Un tipo burbero, esigente, famoso per rendere le ore in laboratorio un'esperienza al limite dell'insostenibile.Eppure l'Università di Torino, sotto la sua guida, diventò qualcosa che non si è più ripetuto nella storia della medicina mondiale.Da quel laboratorio passarono tre studenti. Tre. Tutti e tre vinsero il Nobel per la Medicina in anni diversi: Salvador Luria nel 1969, Renato Dulbecco nel 1975, Rita Levi-Montalcini nel 1986. Nessun altro professore nella storia ha mai fatto altrettanto.                                                                Aspetta.                                                                                                                                                               Lui invece — il professore che li aveva formati, che aveva costruito quella scuola pezzo per pezzo, che era stato il primo in Italia a lavorare sulle culture cellulari già negli anni '10 — non vinse mai il Nobel. Non una candidatura ufficiale, non un riconoscimento equivalente. Niente.E poi arriva il 1938. Le leggi razziali fasciste lo cacciano dall'Università di Torino. Ebreo, socialista, firmatario nel 1925 del Manifesto degli intellettuali antifascisti: Levi era il bersaglio perfetto del regime. Mentre i suoi tre allievi costruivano le carriere che li avrebbero portati a Stoccolma, lui sopravviveva in semi-clandestinità a Torino. Tornò alla cattedra solo nel 1945, dopo la Liberazione.Spoiler: era anche il padre di Natalia Ginzburg. La casa dei Levi a Torino era un crocevia di intellettuali, scrittori, scienziati. Un laboratorio di idee che andava ben oltre l'anatomia.Ma il dato che non si riesce a metabolizzare è questo: tre Nobel formati dallo stesso uomo, nella stessa università, nella stessa città. Una concentrazione di genio che non appartiene alla statistica — appartiene alla storia.L'uomo che disse a Rita Levi-Montalcini che non aveva talento per la ricerca aveva già intuito, a modo suo, quanto quella ragazza fosse capace di sorprendere.

3.4.26

L’uovo di Pasqua da discount che sta sfidando i più famosi e costa solo 7 euro

da. gambero rosso


Questa Pasqua 2026 ci sta riservando una sorpresa del tutto inaspettata. Un’azienda dolciaria della provincia di Avellino ha lanciato sul mercato – sia a marchio proprio che in private label con Eurospin – un uovo di cioccolato bigusto che s’ispira alle più note uova pasquali a doppio strato. L’uovo sta letteralmente spopolando tra gli scaffali del discount e tra i social, riscontrando un successo clamoroso (per chi ama le colombe, invece, qui la nostra classifica). Abbiamo intervistato Martina Oliviero, responsabile commerciale della Oliviero Dolciaria di Monteforte Irpino che produce l’uovo di cioccolato più desiderato del momento.





                                         Martina e Annachiara Oliviero


Quando il private label viene fatto con serietà


C’è sempre un po’ di titubanza quando entrando nei discount troviamo tra gli scaffali prodotti che imitano quelli originali delle grandi marche. Nulla di più normale, considerando che seppure la produzione in private label segue criteri rigidissimi, non è raro in fase di assaggio restare delusi. Questo accade per diverse ragioni, la prima è che spesso le aziende alimentari che producono per conto terzi, scelgono di destinare specifiche linee produttive a queste commesse nelle quali vengono utilizzate materie prime diverse, spesso di qualità inferiore proprio per rispondere all’esigenza che sta alla base dell’offerta dei discount: vendere prodotti a costi più bassi. Ecco, nel caso dell’uovo bigusto prodotto da Oliviero e distribuito da Eurospin sfatiamo subito questo mito: no, non nasce da linee dedicate e men che meno viene prodotto con materia prima diversa da quella utilizzata nella produzione delle uova Olviero “autentiche”. La dottoressa Martina Oliviero su questo aspetto è chiarissima e perentoria «Prendiamo il cioccolato da un’azienda della provincia di Perugia ed è lo stesso che utilizziamo per tutte le referenze che escono dai nostri poli produttivi».





Semplicemente – si fa per dire – la Oliviero Dolciaria ha fatto una scelta molto chiara che è quella di puntare sempre e solo alla qualità a prescindere da quale sia il nome che finisce sugli scaffali. E nel caso specifico dell’uovo pasquale, in un mercato dominato da icone intoccabili il bigusto di Oliviero compie l’impresa più difficile: non solo non fa rimpiangere l’originale, ma lo sfida sul piano della struttura. Se il prodotto più noto punta tutto sulla cremosità, qui a colpire è la croccantezza del cioccolato, una consistenza tenace che convince sin dal primo assaggio.
Il doppio strato – esternamente cioccolato al latte e internamente cioccolato bianco – è molto compatto e questo si percepisce sin dalla rottura dell’uovo. Passando all’assaggio, il cioccolato non cede ad una eccessiva scioglievolezza e restituisce una buona tenacità strutturale fino al momento della masticazione. La ragione di questa croccantezza persistente che noi abbiamo particolarmente gradito, ce lo spiega nel dettaglio la dottoressa Oliviero «usiamo solo vero cioccolato, niente oli vegetali, niente surrogati,niente creme nel rivestimento interno. E questo non solo determina quella croccantezza, ma anche una pulizia di gusto in fase di degustazione». Lo diciamo fuori dai denti: chi gradisce una dolcezza misurata potrebbe addirittura preferire l’uovo di Monteforte Irpino a quello più noto!






Chiarita la questione della qualità, un altro nodo che chiediamo a Martina Oliviero di sciogliere è quello del costo. Com’è possibile che un prodotto di qualità come il loro uovo di cioccolato bigusto sia in vendita a € 6.99 nel formato da 340 grammi? Ed anche qua, la dottoressa Oliviero ci fornisce delle spiegazioni chiare ed inconfutabili “abbiamo fatto delle scelte strategiche molto nette, quindi investimenti minimi in marketing e comunicazione. Non abbiamo un ufficio marketing interno”, ammette la Oliviero, «facciamo tutto noi.
Preferiamo investire nelle tecnologie produttive e nella materia prima». Un altro costo ammortizzato per dare priorità assoluta alla qualità della materia prima è quello relativo alle sorprese, all’interno si trovano piccoli gadget come calamite o gomme per cancellare colorate: nulla di particolarmente esaltante, lo riconosciamo. Ma del resto, capita spesso di restare delusi dal cadeau anche scartando le uova più blasonate, qua almeno ci si consola con il cioccolato




Oltre 100 anni di storia
L’azienda Oliviero, sebbene in questi giorni per qualcuno possa rappresentare una scoperta, ha in realtà ha una storia molto lunga iniziata nel 1910. Nasce infatti come una piccolissima attività artigianale grazie all’intraprendenza di Fortunato Oliviero, che fondò un primo laboratorio nei pressi del santuario di Montevergine dove produceva per lo più il torrone che spesso acquistavano i pellegrini lungo il cammino. La svolta definitiva ci sarà nel 1985, quando Filippo Oliviero – papà di Martina e di Annachiara, lei tecnologa alimentare che in azienda si occupa di ricerca, sviluppo e qualità – rileva l’azienda insieme ai fratelli e la potenzia dal punto di vista tecnologico e strutturale. Attualmente l’azienda ha due stabilimenti produttivi, sfiora i 30 milioni di euro di fatturato annuo ed ha un organico composto da oltre 180 dipendenti.

Basta parlare della disfatta della nazionale e della nostalgia calcistica ed andiamo avanti


 e ora di guardare avanti perché alla lunga. tutto annoia. Infatti bisognerebbe  fare  come dice ©  Gioele Salvadori   Preparatore Atletico in < < La delusione per la mancata , la 3 consecutiva , qualificazione spiegata  alle nuove generazioni > > e di finirla , capisco il primo giorno, ma ormai la nostalgia in questo caso è piangersi addosso e rimanere legato al passato e non guardare solo al passato . Bisogna fare come suggerisce questo pezzo ( il bellissimo monologo )  di un famosissimo. film fra. i minuti. 1:08-1:145



 allora si che un po' di nostalgia ci può stare e costruttiva ed accettabile .
Purtroppo è andata come è andata facciamo viste le dimissioni del poco competente e ...🤬🖊️Gravina e di : Buffon  e Gattuso tesoro degli errori fatti e della cattiva gestione ed il voler fare di testa propria ( vedi le proposte  rifiutate dai vertici di Roberto Biaggio    ) ci servirà (chissà ) per le prossime competizioni europee ed internazionali e forse per il prossimi campionati di calcio nazionali e locali per fare di che no resti solo il tempo delle riflessioni e di una ricostruzione che appare, mai come oggi, una scalata ripida e piena di incertezze.
Altrimenti finirà come dice questo post di Patrizia cadau che riporto sotto

con questo è tutto Per aspera ad astra come dicevano gli antichi ( i nostri nonni e bis e pro )

2.4.26

Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due figlie? Sì, certo, ce ne deve importare - Patrizia. cada

Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due figlie?
Perché se fai parte di una compagine politica che si appella a Dio, Patria e Famiglia, se hai il Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "se 福 KACAИ 。 ad CH 0ao PIANTEDOSI: LA MIA PASSIONE? CURARE IL MIO ULIVETO"vezzo di imporre i costumi sociali, sessuali, affettivi e famigliari agli altri salvo poi fare quello che ti pare, peraltro affidando incarichi istituzionali alla più giovane che confessa, in un'intervista, che sì ha una relazione con il capo del Viminale, ecco se imponi una morale agli altri, tra cui pure la meritocrazia, ma sei il primo a farti i cazzi tuoi e a piazzare i tuoi cortigiani* dove ti pare, allora me ne importa.
Sì, certo, ce ne deve importare.
Perché hai un ruolo istituzionale, e non solo devi essere intellettualmente onesto, ma devi anche apparire onesto, integro, aderente ai principi che ispirano la tua azione politica. Altrimenti sei un'ipocrita da due lire e non hai titolo per gestire un apparato delicato dello stato. 
Io non sono una moralista.
Non sono una bacchettona.
E non sono un'ipocrita.
Detesto se mai l'ipocrisia come la peggiore delle attitudini umane. 
(ma poi, a quale oliveto si riferisce?)

*Cortigiani: gente che sta a corte. Senza altro riferimento semantico.

IL TREDICENNE DI BERGAMO ERA SOLO E IL SISTEMA È TUTTO SBAGLIATO

Fra le tante @ che ho ricevuto ai precedenti post   ( in particolare questi  I II  ) sul   13 enne e sull'insegnante accoltellata questa a  cui ho risposto  è una di quelle che mi  ha colpito  di più 



Caro   Giuseppe. 
sono la mamma di una ragazza di 13 anni  anni con problemi d'apprendimento. Quello che
è successo a Trescore Balneario è la conseguenza di un sistema che non si è mai
realmente preparato  ad accogliere e gestire i ragazzi con Adhd, disturbo da deficit di attenzione, e Dsa, disturbi di apprendimento. Quando non si è preparati a gestire la complessità, si tende a semplificare. E in questi casi, semplificare significa punire. Parliamo di ragazzi con
disturbi specifici, che non hanno bisogno di essere“corretti”, ma capiti e accompagnati con strumenti adeguati, previsti dalla legge. La scuola deve adattarsi allo studente, non il contrario. Ma cosa succede? Questi strumenti vengono negati e considerati
“facilitazioni”. Si interpreta il comportamento come svogliatezza, la difficoltà come disinteresse e il blocco come mancanza di
impegno. E da lì si passa alla sanzione: note, voti punitivi, pressione e umiliazioni. Non per cattiveria, ma per incompetenza. Ma quando l’incompetenza si combina con
un ruolo educativo, diventa danno. E quel danno ha unvolto preciso: sono ragazzi che iniziano a spegnersi, che non parlano più, si bloccano. Il caso di questi giorni ha scosso tutti, si è appena scoperchiato un vaso di Pandora e dentro ci sono migliaia di storie identiche. Migliaia di
ragazzi invisibili e famiglie lasciate sole...

                          Una Mamma (Via mail)






Carissima , i ragazzi con queste diagnosi sono una novità nella scuola di oggi. Ai miei tempi c’erano quelli bravi e quelli, come dici tu, svogliati, irrequieti, vivaci. Chi nonriusciva a leggere o a fare di conto veniva messo dietro lalavagna, chi disturbava veniva allontanato dalla classe e tuttierano considerati somari., solo. in. rati. casi. venivano. considerati. con tali. problemi. e. avevano. l'insegnante. di sostegni. Ai miei tempi i professori erano severi e poco attenti al disagio dei ragazzi. Oggi forse sono ancora o. quasi.


impreparati,come. dimostrano. i  video emozionali. riportati sopra. e. sotto.  che. affrontano tali problematiche





Difficile capire che ci possono essere problemi indipendenti dalla buona volontà dei ragazzini. Ma ci sono anche tanti genitori esagerati, che cercano di giustificare e di creare scorciatoie per i più piccoli, pensando di agevolarli, e anche questo non si puònegare. Detto ciò, non penso proprio che il caso del ragazzino di 13 anni di Trescore che ha accoltellatola prof abbia, almeno. fin quello. che è stato qualcosa a che fare con il deficit di attenzione che pure gli era statodiagnosticato.
Temo che la situazione di questo ragazzino sia ben più complessa e sottovalutata. I disturbi mentali purtroppo non sono ancora così facili da individuare. E spesso le famiglie di questimalati gravi sono lasciate sole. Il deficit di. attenzione in. molti casi a mio avviso è proprio qui, e non è dei ragazzi, ma tutto nostro...

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco. puntata. n LXXVIII SMARTPHONE E CUFFIETTE FANNO AUMENTARE I RISCHI

La distrazione da iPhone e smartphone è un fenomeno crescente, spesso legato alla dipendenza da notifiche e social media, che impatta la vita quotidiana, la sicurezza stradale e la produttività. 
Ecco i punti chiave basati sulle informazioni disponibili:
Rischi e incidenti: L'uso dello smartphone mentre si cammina è una causa in aumento di infortuni dal 2007, anno di lancio del primo iPhone. Le distrazioni digitali contribuiscono in modo significativo agli incidenti stradali, con stime che variano notevolmente tra i dati ACI (fino al 75% dei sinistri) e quelli Istat (circa 15-20%).
Impatto sul cervello: L'uso costante del telefono provoca picchi di dopamina legati ai "like" e
gratificazioni artificiali, che possono portare a una diminuzione della capacità di concentrazione e a un rallentamento dei processi cognitivi.
Frammentazione del lavoro: Le abitudini digitali portano a giornate lavorative o di studio composte da compiti frammentati, rendendo difficile il completamento di progetti complessi che richiedono tempo ininterrotto.
Digital Detox e Soluzioni: 
Tenere il cellulare in un'altra stanza durante il lavoro o lo studio.
Utilizzare app o impostazioni del telefono per limitare il tempo di utilizzo.
Sperimentare dispositivi minimali, come il "Metaphone", un esperimento sociale volto a far riflettere sulla dipendenza.
Per combattere la dipendenza, si consiglia il "digital detox", un periodo di astensione volontaria dai dispositivi. Strategie pratiche includono:Tenere il cellulare in un'altra stanza durante il lavoro o lo studio.Utilizzare app o impostazioni del telefono per limitare il tempo di utilizzo.
Sperimentare dispositivi minimali, come il "Metaphone", un esperimento sociale volto a far riflettere sulla dipendenza.Utilizzare launcher minimali come Blloc Ratio per ridurre le distrazioni. 


In sintesi, la distrazione da smartphone rappresenta una sfida moderna alla gestione del tempo e alla sicurezza personale, che richiede una consapevolezza maggiore dell'uso dei dispositivi e, talvolta, una disconnessione programmata. 
Distrazioni digitali - Società Italiana di Neurologia12 set 2020 — Negli habitué delle distrazio- ni digitali le giornate si compongono di compiti frammentati, abbandonati e rincorsi, che magari po...
Incidenti da cellulare, così l'Aci arriva al dato "3 incidenti su 4 ...3 ott 2016 — Secondo l'Automobile club arrivano al 75 per cento dei sinistri, secondo l'Istat tutta la distrazione (smartphone compresi) non va...

Oltre  agli effetti accennati  sopra un uso  distratto e non consapevole  rende più vulnerabili  alle. aggressioni.    Infatti Antonio Bianco  nella. sua. rubrica.   sul. settimanale  Giallo 


Quando si parla di difesa personale, si pensa a tecniche fisiche, a corsi di arti marziali o a strumenti di autodifesa. In realtà, la prima forma di protezione è più semplice e passa dall’eliminare le distrazioni. Gran parte delle aggressioni avviene quando la vittima è impegnata in altre attività e non percepisce ciò che sta accadendo attorno a sé.
La principale fonte di distrazione è lo smartphone.
Camminare con lo sguardo fisso sullo schermo riduce la percezione dell’ambiente circostante. Questo fa sì che nonsi notino le persone che si avvicinano, non si percepiscanoi cambiamenti nel contesto e si trasmetta un segnale di vulnerabilità. Purtroppo chi cerca una vittima ha una certa scaltrezza e tende a scegliere proprio chi appare meno at-tento e più isolato dal contesto in cui si trova. Anche l’uso delle cuffie rappresenta un fattore di rischio. Ascoltare musica a volume alto impedisce di percepire suoni importanti come passi che si avvicinano, una persona che chiama,un veicolo che rallenta. In situazioni di potenziale pericolo, l’udito è decisamente uno dei sensi più utili per anticipare ciò che potrebbe accadere attorno a noi.
Un’altra distrazione frequente è la ricerca di oggettinella borsa o nello zaino mentre si cammina. Se dovetefermarvi, fatelo in un punto illuminato e visibile. Sarà deci-samente più sicuro che frugare mentre si sta camminando,con l’attenzione catturata da quello che stiamo facendo.
Anche lo stato mentale conta. Camminare immersi nei pensieri, magari leggendo i messaggi che abbiamo ricevuto, riduce la capacità di osservare segnali d’allarme come una persona che cambia direzione, qualcuno che si avvicina troppo, un’auto che rallenta. Tenere la testa alta, osservare l’ambiente, incrociare lo sguardo delle persone e mantene-re un 'andatura sicura comunica attenzione e presenza. Non è garanzia di protezione, ma vi permetterà di guardare ilmondo attorno a voi con maggiore attenzione.


 

come racconteranno i media della presunta. amante di Piantedosi. ? come gossip o come scambio sessuale di favori. ?



Nessuno   credo vuole sapere con chi va a letto Piantedosi. Davvero. ci dovrebbeinteressare  quanto ci interessa la vita sentimentale del nostro commercialista. 
Il punto è se il letto porta a una consulenza parlamentare, a una madrinata alla Festa della Polizia, a convegni dei Vigili del Fuoco, a presentazioni di libri con le prefetture di mezza Italia, a un programma su Rai Radio 1 sulla "cultura della legalità". Oppure come si vocifera. consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza e sul degrado delle città alla Camera.Tutto, sempre, invariabilmente, nell'orbita del Viminale. Cioè del ministero presieduto dal fidanzato-amante di Claudia Conte.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, lo Studio Ovale e il seguente testo "GENDER NDER ေ၀ေ PARITY PARIY M S"

E poi, solo poi, c'è l'altra faccenda. Quella che ormai è diventata una barzelletta: questo è il governo di Dio, Patria e Famiglia.
Quello del rosario in piazza, della famiglia tradizionale in Costituzione e che ogni giorno, da ogni palco, da ogni pulpito, salotto tv e web.  ci spiega come dobbiamo vivere, chi dobbiamo amare e in quale formato familiare dobbiamo rientrare.
E poi Giambruno ci provava con le colleghe in diretta. Sangiuliano portava l'amante ai sopralluoghi col servizio d'ordine. Salvini ha figli sparsi qua e là. Meloni non si è nemmeno mai sposata e ha avuto una figlia fuori dal matrimonio, roba che nella "famiglia tradizionale" di un tempo l'avrebbero portata dall'esorcista e alla. pubblica. gogna. E ora Piantedosi.
Allora facciamo un patto: o la smettete di fare la morale a come vivono gli altri, oppure la morale applicatela a voi stessi. Una delle due, grazie.
Che   come. dice. una mia. amica.  a predicare l'acqua mentre ci si scola una damigiana di prosecco siam bravi tutti.....

la delusione per la mancata , la 3 consecutiva , qualificazione spiegata alle nuove generazioni di © Gioele Salvadori Preparatore Atletico

da  https://www.threads.com/@gioelesalvadori

gioelesalvadori
12 h


Per tornare grandi non basta cambiare qualche nome. Bisogna cambiare visione.












P.s
Mentre. finivo.   di. mettere. le. immagini.  ho. trovato  sempre. su. thread   questi. due post.  di risposta. alla. battuta (?) infelice.  di. Gravina. 


e questa. dell'ex medaglia. d'oro. a. Tokyo 2020 posticipata nel. 2021 per. covid19   Ma


Potrebbe essere un'immagine raffigurante ‎calcio, football e ‎il seguente testo "‎gianmarcotamberi အ Checco Zalone· Siamo Una Squadra Fortissimi … 25 72" 72 29 18 20 7 S.o 158mila 158 mila 4115 18,5mila 18,5 mila م 7521 gianmarcotamberi Dilettanti allo sbaraglio!‎"‎‎


1.4.26

perché l'Italia da quasi 15 anni che non va ai mondiali il. perché ? la. risposta nel. dossier. di Roberto Baggio rifiutato dalla. Figc altro. che. nelle. boiate. di. Bocchino. e company

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "DORI DUOMO "LA SCONFITTA CONTRO LA BOSNIA È COLPA DELLA SINISTRA" ITALO BOCCHINO"

IL calcio Italiano , almeno. come lo. abbiamo conosciuto fino alla vittoria del mondiale 2006 è finito . 
Se pensavate di aver già sentito i soliti piagnistei da bar e non solo forse. non avete ancora letto e ascoltato le dichiarazioni deliranti di Italo Bocchino sulla disfatta dell’Italia con la Bosnia.
Colpa della mediocrità tecnica dei giocatori? Nooooo. Colpa di Gattuso?Acqua.Colpa di Gravina
Figuriamoci .Del sistema calcio malato? Ma neanche per sogno!
No, la colpa della Waterloo dell’Italia con la Bosnia è secondo Bocchino. , tenetevi. tenetevi. forte e.trattenete le risate se ci riuscite nientemeno che… della sinistra.Giuro, come lo sentite:
"La Nazionale italiana è stata rovinata dalla sinistra. Dalla cultura della sinistra. L'esclusione per la terza volta di seguito dai mondiali conferma questo: oggi la maglia azzurra non è più il sogno dei ragazzi che giocano a calcio, il loro sogno è solo fare soldi, comprare una nuova Ferrari, farsi le fotografie in posti fighi con le modelle. E la cultura che ha ucciso l'identità nazionale è la cultura della sinistra”.
Soldi, Ferrari, modelle: i classici valori della sinistra, come no … Siamo a un grado di faziosità e paranoia patologici, da seguire, da curare.Bocchino è riuscito a dare alla sinistra anche la colpa del terzo mondiale di fila saltato. L’aveva come dice. Lorenzo Tosa già fatto dopo la Norvegia.Si è ripetuto oggi.
Caro Bocchino e. Company , non avete senso della realtà, del decoro, del ridicolo.Ma voi continuate così, continuate a spararne una dietro l’altra, pur di distrarci dalla. realtà del paese Avanti così, fino alle prossime elezioni.
Come diceva Flaiano ( https://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Flaiano, ) “ la situazione è grave, ma non seria”.E non aveva ancora sentito Bocchino.
Quindi il calcio italiano va ricostruito da zero anzi no un elemento ci sarebbe. Esso era stato redatto ben. 15. Una rivoluzione gentile ma profonda, cominciando dalle basi per mirare in alto: etica e innovazione, invenzione e calcolo, libertà e osservazione. Idee astratte ma che l’allora presidente del Settore Tecnico federale argomentava in un piano concreto, dettagliato, fattuale. Del dossier Baggio rimase un faldone nel cassetto, l’aura da Santo Graal a cui ripensare in ogni occasione in cui il calcio italiano sembra sempre più lontano dal suo passato, e soprattutto dal suo futuro. Roberto Baggio lanciò un allarme molto tempo fa, quasi mille pagine di idee, progetti e ispirazioni. Cinque anni prima, nella finale di Berlino, l’Italia con la zuccata di Marco Materazzi alla Francia aveva segnato il suo ultimo gol in una partita della fase a eliminazione diretta ai Mondiali, anche se non lo sospettavamo. Se dovesse farne ai Mondiali del 2030, se dovessimo esserci, se dovessimo superare il girone, se dovessimo segnare di nuovo, da quel gol saranno passati ventiquattro anni.Anni fa. Ed aveva previsto questo . Si tratta. Delprogetto. Presentatoda. Roberto Baggio. […. da wired : ≤< italia-mondiali-baggio-riforma ≥> ] era piuttosto lungo e decisamente articolato anche il documento redatto proprio dall'ex calciatore BaggioRoberto Baggio, quindici anni fa. Era il lontano 2011 e a ogni dramma sportivo azzurro torna d'attualità la rievocazione, come uno spettro dei Natali passati, del dossier firmato dal Divin Codino. Ritiratosi dal calcio giocato da appena sei anni, allora era stato voluto a da Giancarlo Abete nel ruolo di presidente del Settore Tecnico della FIGC (Federazione italiana giuoco calcio). E in quella manciata di mesi, meno di tre anni, alla guida di un progetto di rifondazione del calcio italiano a livello federale e soprattutto giovanile, in una approfondita relazione rimasta inascoltata dava le indicazioni per le necessarie riforme, sottolineando le criticità di un sistema già in via di auto-implosione. Tra digitalizzazione, scouting e dedizione formativa, 900 pagine che rimasero lettera morta, per citare le sue stesse parole: l'ex Pallone d'Oro si dimise (ai tempi succedeva) nel disinteresse generale. Ma cosa dicevano quelle pagine ?

L’odio non è solo quello che si urla di © Cristian.A. Porcino Ferrara alias. ilfilosofoimpertinente



Io non avrei saputo scriverlo meglio.


Ho provato a offrire il mio contributo a chi, a livello nazionale, dice di combattere le discriminazioni. Il risultato? Silenzi e visualizzazioni senza risposta. Dietro questa facciata da paladini dei diritti si nasconde spesso una mera strategia di branding. È paradossale pretendere di cambiare il mondo quando si ignora l’ABC della coerenza: l’ascolto e il dialogo con chi vive il territorio.
Spesso si nasconde dietro parole apparentemente innocue, si normalizza nei gesti quotidiani e nelle relazioni.
È da questa inquietudine che nasce il mio ultimo libro Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio.
Ho scelto deliberatamente di non fare i nomi di queste associazioni e di questi progetti di ispirazione cristiana: non intendo regalare loro, nemmeno indirettamente, una pubblicità che non meritano.
Ed è proprio questo che mi ha spinto a riflettere ancora di più: non possiamo combattere l’odio se prima non impariamo ad ascoltare davvero. Per rispondere all’odio non bisogna necessariamente percorrere la via del politicamente corretto e assecondarne gli eccessi. Esiste una terza via, quella che punta sull’empatia.
In Italia, se non si appartiene a circoletti e cerchi magici si è esclusi da tutto, per definizione, con tanti saluti all’apertura e all’inclusione tanto sbandierate.
Questo libro nasce per provocare domande, per mettere in discussione certezze e per ricordare che la lotta al pregiudizio non può esistere senza educazione, responsabilità e coraggio culturale.
Se credete che oggi sia necessario fermarsi a pensare, a capire e a costruire un modo diverso di stare insieme, vi invito a leggere questo libro.

Se i liberali come proposta. contro le violenze. giovanili chiudono le chat ed i social siamo alla frutta. o. non sanno. che. pesci. pigliare.

Ogni volta. che. sia verificano episodi  di violenza  giovanile le proposte  che  vengono fatte ,  da  qui il titolo ,  per porvi rimedio c'è quella  di vietare i social ai minori . invece di educare  e aiutare i genitori a farlo  alla responsabilità ed a un uso consapevole / critico verso l'uso  : del web , dei social  e dei media ingenerale ma soprattutto una comunicazione non violenta . 
Proprio una proposta scatologica  oltre  che  censoria . 
Infatti tale proposta, se pur faziosamente ,  viene bocciata  anche da  Destra (vedere articolo sotto ).Ora  la  fonte.  sarà pure lontana. anzi lontanissima  dalla mia formazione culturale ma  a  volte  capita  che  .....    fra ” poli opposti “   ci siano  delle  cose comuni come parzialmente in questo caso. 


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 Il barista 31 Marzo 2026, 8:30








Qui al bar inorridiamo di fronte a certe derive che stanno rovinando la nostra gioventù. La storiaccia di Bergamo, col tredicenne che ha accoltellato l’insegnante perché lo avrebbe umiliato, snobbando la sua neurodivergenza, ha dell’incredibile, soprattutto dinanzi all’assenza di pentimento del ragazzo. Ma se il problema è serio, devono esserlo anche le soluzioni che vengono proposte.
Ieri, invece, da Carlo Calenda, liberale prêt-à-porter, abbiamo ascoltato proprio quella ricetta populista che, quando la sente in bocca ad altri politici, l’ex ministro bacchetta: “Telegram”, la piattaforma usata dall’aggressore, “è da molto tempo un ricettacolo di odio e illegalità che andrebbe chiuso”, ha commentato. E dunque, per risolvere la piaga della violenza giovanile, basta oscurare le piattaforme? In Australia ci hanno provato, col divieto di social agli under 16, ma sembra che la grande trovata si stia già rivelando un mezzo flop: la norma è difficilmente applicabile e i nativi digitali la aggirano con una certa facilità. Dove sono i genitori? Le famiglie? Ci devono pensare loro ai social del figli, oppure il Parlamento? Meno male che la repressione non serve…
Guarda un po’, noi crediamo che anche quella sia utile, insieme all’educazione. Ma un’educazione alla responsabilità, non un continuo mea culpa degli adulti, che si accusano di non essere stati abbastanza buoni e comprensivi con dei figli i quali sembrano gridare loro il contrario: noi ci comportiamo sempre peggio affinché, a un certo punto, voi ci rimproveriate. Perché se ci rimproverate significa che ci siete, che vi accorgete di noi.
Perciò ci colpiva – visto che al bar leggiamo i giornali – l’accostamento su Repubblica di ieri: da un lato, un pezzo che spiegava che da parte del ragazzo non c’era stato “nessun pentimento”; dall’altro lato, il predicozzo di Massimo Recalcati contro la “pedagogia dell’odio”, frutto nientemeno che dei toni della campagna elettorale referendaria. Specie di quelli usati da chi invitava a votare Sì, scommettiamo. Certo, ricette semplici non ce ne sono. Ma i mali dei nostri figli non li cureremo né con i liberali per la censura né con gli psicanalisti per la propaganda.

31.3.26

Ogni terremoto ha una sua storia il caso di Apice

Dalla pagina fb quel che non sapevi 




21 agosto 1962. Una scossa di magnitudo 6,0 devasta Apice, piccolo borgo in provincia di Benevento.Le autorità firmano l'ordinanza: sgombero totale, immediato, obbligatorio. Il paese è pericolante. Non si torna indietro. I 7.500 abitanti di Apice leggono l'ordinanza.                                                                       E rimangono                                                                                                                                                Non per un giorno, non per una settimana. Per diciotto anni interi, queste persone continuano a vivere tra le case sbrecciate, i muri incrinati, le chiese con le volte spaccate. Riparano quello che possono con le proprie mani. Coltivano gli orti. Tengono aperti i negozi.                                                                            Lo Stato dice di andarsene. Loro dicono no.                                                                                         Spoiler: ci vorrà qualcosa di molto peggio per farli muovere.                                                                       Il 23 novembre 1980, il terremoto dell'Irpinia — magnitudo 6,9, uno dei più devastanti del secondo Novecento italiano — torna su quello che restava di Apice e finisce il lavoro che il '62 aveva cominciato. Questa volta non c'è niente da riparare. Questa volta si va. Gli abitanti abbandonano il paese. In fretta, con quello che hanno.                                                                                                                                      E lì, Apice si ferma.  Non viene demolita. Non viene restaurata. Non viene trasformata in resort o in set fotografico. Rimane esattamente com'era nel momento dell'abbandono: strade intatte, chiese aperte sul vuoto, mobili e oggetti personali ancora al loro posto tra le macerie. La vegetazione cresce lenta attraverso i muri, le finestre, i pavimenti.l FAI — Fondo Ambiente Italiano — ha inserito Apice Vecchia tra i Luoghi del Cuore, e oggi la chiama esplicitamente la Pompei del Novecento.Non è un'esagerazione.A Pompei ci ha pensato il Vesuvio, in un pomeriggio del 79 d.C.Ad Apice ci hanno pensato due terremoti, diciotto anni di disobbedienza civile silenziosa, e una comunità che non riusciva — o non voleva — immaginare di esistere altrove.

In breve:

Nel 1962 un terremoto di magnitudo 6,0 colpisce Apice (BN) e le autorità ordinano lo sgombero immediato.I 7.500 abitanti ignorano l'ordinanza e restano per 18 anni, vivendo tra case danneggiate e macerie.Solo il terremoto dell'Irpinia del 1980 (magnitudo 6,9) li costringe ad andarsene definitivamente. Oggi Apice Vecchia è un borgo fantasma congelato nel tempo, tutelato dal FAI.

dopoThe Immortal Manil film sui peaky blinders. arrivano sequel , spin off e prequel . Ne vale la pena o sono solo.il classico raschiamento di barile per fare soldi ?



Ho visto a casa di un amico il film The Immortal Man. della serie The peaky blinders Ora pur non avendo finito di vedere tutta la. serie, sono  alla. 4\1 su 6 stagioni posso dire. che leggendo sinossi e recensioni delle rimanenti che i veri peaky blinders si

concludono. con il film . Gli spin off non aggiungono. niente alla serie e sono, a mio. avviso, solo il classico raschiamento del barile .Mentre. per il sequel iin produzione non credo , come https://www.wired.it/article/the-immortal-man-riporta-in-vita-saga-peaky-blinders-ha-senso-tornare-a-quel-cupo-e-gelido-inverno/ sia una buona notizia e sia qualcosa di ben oltre il. classico raschiare il fondo del barile cioé allungare il brodo .  La mia  tesi sembra. essere. confermata  dallo stess wired 

 [....] Dopo sei stagioni impeccabili, Tommy Shelby, veterano della prima guerra mondiale affetto da Ptsd che aveva gestito con pugno di ferro le attività illecite di Birmingham, si accomiatava dalla vita criminale: moriva di una morte simbolica, bruciando letteralmente il simbolo della sua vecchia vita e abbandonandola, dopo aver scoperto che l’unico in grado di eliminare Tommy Shelby era Tommy Shelby. Sembrava l’ultimo capitolo della saga, una saga corale con un protagonista assoluto perseguitato da mille demoni. La guerra, i lutti, i tradimenti, le dipendenze da alcol e droghe avevano divorato i fratelli Shelby, inghiottiti dalla disperazione e dai sensi di colpa, in bilico tra tendenze suicide e auto/distruzione, tra ricerca disperata del pericolo e fuga da un vuoto esistenziale camusiano che curavano con la violenza e l'omicidio. Gli Shelby sono stati i re di Birmingham negli anni tra le due guerre, anni in cui le loro imprese hanno incrociano la politica e la corruzione, il fascismo e il nazismo. Quando Tommy Shelby torna in scena in Immortal Man, sembra essersi lasciato dietro tutto questo. Segregatosi in una dimora enorme e vuota che cade a pezzi come una nuova Miss Havisham (Knight è un grande fan di Dickens) vive perseguitato dai ricordi suoi peccati e dai fantasmi dei cari perduti. Tra le sue colpe più cocenti c’è l’abbandono del figlio, boss che si dice più feroce e amorale di lui.

Mah. staremo a vedere  se saprà mantenere intatta la tensione narrativa  del precedente  e non porterà a qualcosa  di noioso e concluso in fretta come il film   \ spin off.   della. serie Breaking Bad  e il film  della  serie Ray Donovan