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22.2.26

le favole esistono Tomasoni, argento con il casco con il sole e la dedica a Matilde Lorenzi., Johannes Hoesflot Klaebo ottiene una vittoria completa alle Olimpiadi di Milano-Cortina: 6/6 medaglie d'oro ., Sturla Holm Laegreid, il "biatleta infedele", torna a casa con cinque medaglie ma nessuna d'oro, eguagliando un record di 102 anni., anche un bronzo può essere come un oro il caso di Sofia Goggia






Tomasoni, un sole sul casco in ricordo della fidanzata Matilde Lorenzi

Federico Tomasoni sale sul podio olimpico con un argento che pesa molto più di una medaglia. A Livigno, sotto la fitta nevicata della pista di skicross, il 28enne bergamasco di Castione della Presolana conquista il secondo posto al fotofinish, superando per appena due centimetri lo svizzero Alex Fiva e chiudendo alle spalle del compagno di squadra Simone Deromedis, oro iridato. Una doppietta tutta azzurra che però, per Tomasoni, è innanzitutto un gesto d’amore e di memoria.Sul casco di Tomasoni, in mezzo alla bufera di neve, spicca un sole: è il simbolo della fondazione Matildina4Safety, creata dalla famiglia di Matilde Lorenzi per promuovere la sicurezza nello sci dopo la sua scomparsa. La sciatrice azzurra, fidanzata di Federico, è morta il 28 ottobre 2024 a 19 anni in seguito a una caduta durante un allenamento di gigante in Val Senales. Quel sole non è un semplice logo, ma una dedica silenziosa, un modo per “portarla con sé” in pista, come ha ripetuto più volte l’atleta nei giorni che hanno preceduto la finale.Al termine della gara, con l’argento al collo, Tomasoni manda un bacio verso il cielo, un gesto che in molti hanno interpretato come un saluto diretto a Matilde. In passato, sui social, l’azzurro aveva scritto “Sarai per sempre il mio sole”, parole che oggi si materializzano proprio su quel casco e su quella medaglia. L’argento diventa così una medaglia “per due”: per Federico che lotta per un sogno personale e per Matilde, che resta al centro del suo percorso sportivo e umano.

Video correlato: Tomasoni e l'argento dopo la perdita della sua Matilde Lorenzi: "Il destino" (La Gazzetta dello Sport)

Una medaglia che unisce risultato sportivo e memoria, trasformando un casco colorato in un simbolo di lotta, resilienza e amore.

Tomasoni commosso per Matilde: "Le favole esistono"

"Avevo immaginato questo momento, le favole esistono", dice Federico in conferenza stampa.  "Portare il sole sul casco (per ricordare la fondazione dedicata a Matilde, ndr) e' una cosa in piu' e per realizzare quello che e' successo ci vorra' un po' di tempo". 


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Una delle grandi storie dei Giochi Olimpici Invernali 2026 a Milano-Cortina è stata vedere lo sciatore norvegese Johannes Høsflot Klæbo fare la storia con un record di più medaglie d'oro olimpiche vinte da un solo atleta ai Giochi Olimpici Invernali, guadagnandogli di fatto il

titolo di olimpionico di maggior successo di tutti i tempi.Ha raggiunto il record con la sua quarta medaglia d'oro la scorsa settimana, la nona assoluta, superando i suoi connazionali norvegesi Emil Iversen, Martin Løwstrøm Nyenget ed Einar Hedegart, tutti vincitori di un massimo di otto medaglie d'oro in carriera.Klaebo ha raggiunto il traguardo, lo ha superato e ha portato ancora più avanti sabato 21 febbraio, penultimo giorno della competizione, dove ha vinto la sua ultima medaglia d'oro nella gara di cross-country con partenza di massa di 50 km. La medaglia d'argento e di bronzo sono state anch'essi per il norvegese Martin Loewstroem Nyenget e il bronzo di Emil Iversen.

L'incredibile successo di Johannes Hoesflot Klaebo alle Olimpiadi

In totale, Klaebo ha vinto sei medaglie d'oro a Milano-Cortina, essendo campione in ogni gara a cui ha partecipato quest'anno, diventando il primo atleta a vincere sei ori in una sola edizione dei Giochi Invernali e il primo a vincere tutte e sei le gare di corsa campestre in una sola edizione.In totale, Klaebo ha vinto 12 medaglie olimpiche: sei ori a Milano Cortina 2026, due oro, un argento e un bronzo a Pechino 2022, e tre ori a Pyeongchang 2018.Per dare un'idea, se contiamo anche le Olimpiadi estive, solo il nuotatore Michael Phelps ha vinto più medaglie d'oro di Klaebo, 23 anni.


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Sturla Holm Laegreid, il "biatleta infedele", torna a casa con cinque medaglie ma nessuna d'oro, eguagliando un record di 102 anni

Il biatleta norvegese Sturla Holm Laegreid è diventato uno dei protagonisti indesiderati dei Giochi Olimpici Invernali 2026 a Milano-Cortina, quando ha confessato la sua relazione in diretta televisiva subito dopo aver vinto una medaglia di bronzo, piangendo dopo aver perso l'amore della sua vita perché l'aveva tradita. È diventato uno degli argomenti più discussi all'inizio dei Giochi, e in seguito si è scusato, principalmente con la sua ex fidanzata ma anche con il suo compagno norvegese che ha vinto l'oro in quella gara, oscurando la sua vittoria e il messaggio dedicato a un compagno di squadra defunto con la sua storia.Laegreid, tuttavia, divenne uno degli atleti di maggior successo dei Giochi, vincendo cinque medaglie, anche se nessuna d'oro: bronzo nei 10 km sprint e 20 km individuali e argento nell'inseguimento 12,5 km, partenza in massa sui 15 km e staffetta 4x7,5 km.Laegried contribuì al grande totale di 40 medaglie d'oro della Norvegia, guidando la classifica delle Olimpiadi invernali con 18 medaglie d'oro. Nonostante il risultato oggettivamente molto riuscito di vincere cinque medaglie, la mancanza d'oro lo fa diventare il più decorato olimpionico invernale a non vincere una medaglia d'oro dai tempi del norvegese Roald Larsen nel 1924.

I Giochi Olimpici furono una distrazione per Laegreid, che soffriva dopo il suo imbroglio

Dopo Giochi così movimentati, Laegreid ha detto che non vede l'ora di tornare a casa. "È stato anche un po' bello essere qui nella bolla, non pensare davvero alla vita reale, e davvero, sai, decidere quali pensieri voglio avere, con chi voglio stare", ha detto a Reuters.Laegreid ha detto prima di confessare la sua relazione che era stata "la settimana peggiore della sua vita" e che aveva "medaglia d'oro nella vita", ma l'aveva persa.



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Sofia Goggia ha centrato alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 la sua terza medaglia olimpica in carriera: dopo l’oro di Pyeongchang e l’argento a Pechino è arrivata la medaglia di bronzo sulle nevi di Cortina. L’Azzurra in un’intervista a marieclaire.it ha parlato un’ultima volta dei Giochi, prima di affrontare l’ultima parte di stagione che la vede ancora in lizza per una coppa di specialità.“A livello sportivo mi sono giocata la medaglia in tre discipline. Ho portato a casa un bronzo in discesa, in una gara estremamente difficile per quello che è successo – la caduta di Lindsey Vonn, i lunghi minuti di attesa prima della mia partenza, la tensione che si accumula. In Super G stavo sciando veramente forte, ero in vantaggio, poi sono uscita: mi sono impigliata in una porta e a quelle velocità basta un attimo. In gigante, infine, ho fatto uno dei miei migliori risultati degli ultimi anni, ma sono rimasta a due decimi e mezzo dalla medaglia, con dieci atlete racchiuse in quel piccolo distacco. Forse qualcuno si aspettava di più, però io mi sono giocata fino in fondo tutte e tre le possibilità”.
Sofia è andata a medaglia in tre Olimpiadi consecutive, un risultato storico per lo sci azzurro, e la bergamasca lo rivendica: “È qualcosa di storico, grandioso. Magari tanti pensano che la Goggia sia un
po’ stata deludente perché chiaramente quando sei forte tutti si aspettano che tu vinca, e portare a casa “solo” un bronzo quando potevi essere in lizza per due medaglie d’oro in due discipline diverse sembra poco agli occhi dei più. Però, per quelle che erano le situazioni contingenti, è stato già bello riuscire a portare a casa quella medaglia”.
Goggia spiega di non aver sentito molta tensione in questi Giochi: “Devo dire che è stata un’Olimpiade dove non ho sentito pressione. Però l’ho sentita prima, quando a ottobre già tutti mi chiedevano e facevano domande inerenti a questo evento a cinque cerchi”.
“Nonostante avessi gli occhi puntati addosso, non ho minimamente pensato alle pressioni. Ero molto concentrata su di me, a provare a mettere il meglio di me stessa in pista”.

19.11.25

opere letterarie contro i femminicidi e violenza di genere . "Fiabe con il paracadute" di Antonella Petrella (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica) e il progetto della Verba Volant edizioni con il libro fiabe in rosso

Quest'anno oltre le puntate delle tecniche di autodifesa e articoli vari , voglio provare ad andare oltre alla solita retorica e concetti ovvi molto spesso ipocriti , riportando qui sul blog notizie  di  opere letterarie .
Infatti come dice
 Fiabe in rosso per la giornata contro la violenza sulle donne  del    sito Scatti dalla mia libreria   : « E’ importante riflettere, in qualsiasi momento dell’anno e non solo il 25 novembre, sul tema della violenza contro le donne, tema che purtroppo ricorre spesso nella nostra cronaca giornaliera. Violenza che si manifesta in tanti modi, non solo con il femminicidio da parte degli uomini.»
I libri per fortuna ci aiutano  ( o  almeno  cosi  pare  ) spesso ad affrontare certe tematiche e ad elaborarle attraverso storie vere, racconti, testimonianze e, perché no, anche favole. »
Sulla scia di due esempi . IL primo    consigliato dall'articolo: «  Nelle scuole un libro di favole per raccontare la violenza >>   dal bel portale  https://www.primonumero.it/     un articolo sul  libro    "Fiabe con il paracadute"  di    Antonella Petrella (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica),
due professioniste che hanno a cuore le tematiche sulle donne, sulla loro indipendenza e sull’oltraggio violento che frequentemente spezza la loro vita e la loro sete di emancipazione. Due donne che si sono dette: “Il femminicidio non è un problema delle donne, è un problema di tutti”
  

Dall'articolo citato  e  da mie  ricerche in rete  il  libro  "Fiabe con il paracadute". Pagine di storie - realizzate con il contributo di colleghe, amiche ed insegnanti - scritte per offrire un contributo educativo per un’intelligenza empatica, ma anche per donare uno strumento di prevenzione rispetto ad ogni forma di violenza, soprattutto contro la donna a parlare di tale argomento con racconto che ho trovato sul web . Certo è un racconto un po' infantile, scontato per molti ma adatto ai bambini e agli analfabeti di ritorno e funzionali . Ci sarà  secondo alcuni\e   anche il rischio dibanalizzazione del fenomeno sempre più grave delle relazioni tossiche che sfociano in violernza di genere \ femminicidi . Ma è da qui che bisogna ripartire per poi passare a temi più concreti in questa guerriglia contro culturale . 
 Infatti   il  secondo esempio    viene     da   il progetto della Verba Volant edizioni, nato proprio contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere: Fiabe in rosso, una raccolta di favole (tra quelle più conosciute dei fratelli Grimm, Andersen e Perrault), rivisitate da Lorenzo Naia e illustrate da Roberta Rossetti, con protagoniste femminili in cui la trama evolve, per alcuni aspetti, in maniera diversa da quella che abbiamo ascoltato tante volte.



Non si tratta di grossi stravolgimenti: le fiabe contenute in questo volume sono quelle che conosciamo e che sono state tramandate nel corso della storia; sono state riattualizzate e consegnate ai giovani lettori che potranno recepire il meglio da esse.


Le illustrazioni sono molto particolari, lontane dall’iconografia classica del fiabesco, con inserti di carta di giornale (che si agganciano idealmente alla realtà e alla cronaca) e la tecnica del collage.


Il rosso, in questo caso, rappresenta il colore del sangue raccontato dall’installazione di denuncia pubblica Scarpe Rosse dell’artista messicana Elina Chauvet.Une bella ed edificante proposta, per grandi e piccini.


 Ma adesso  veniamo ai racconto   che  era  quello   che  volevo  proporre    originariamente    per  il  post    d'oggi . 

Da
Si narra che un giorno il re Artù, mentre era a caccia con i suoi cavalieri, si smarrì e si ritrovò solo in una parte sconosciuta della foresta. Improvvisamente, sentì il corpo immobilizzarsi, come se una forza misteriosa lo avesse paralizzato. Dall’ombra degli alberi emerse una figura minacciosa: un cavaliere vestito di nero, con un’armatura che luccicava sinistra alla luce del sole.
"Ho la tua vita nelle mie mani," disse il cavaliere, "ma ti risparmierò se riuscirai a darmi, entro un anno, la risposta a una domanda. Se fallirai, la tua vita sarà mia."
Artù, pur spaventato, accettò il patto. Il cavaliere gli pose allora la fatidica domanda:
"Che cosa desiderano davvero le donne?"
Artù tornò al castello con il cuore pesante e, nei mesi successivi, partì con i suoi cavalieri alla ricerca della risposta. Chiesero alle donne di ogni rango e condizione: alcune dissero che desideravano amore, altre figli, altre ancora ricchezza o bellezza. Ogni risposta veniva annotata in un grande libro, ma nessuna sembrava quella giusta. Con il passare del tempo, la paura di fallire cresceva.
Un giorno, mentre cavalcava sconsolato per le sue terre, Artù incontrò una donna spaventosa: era enorme, con il corpo deforme, i capelli arruffati e un viso così orribile da far venire i brividi.
Spaventato, cercò di allontanarsi, ma la donna gli parlò:
"Sono Lady Ragnell e conosco la risposta che cerchi. Posso salvarti, ma in cambio voglio sposare uno dei tuoi cavalieri: Sir Gawain."
Artù era inorridito, ma promise di parlarne con Gawain. Tornato al castello, spiegò al cavaliere la situazione, esitante e pieno di vergogna. Gawain, tuttavia, non esitò:
"Mi sposerò con lei, anche fosse un demonio, se questo può salvarti la vita."
Artù tornò da Lady Ragnell e accettò la sua proposta, ma a una condizione: avrebbe potuto sposare Gawain solo se la sua risposta fosse stata quella giusta. La donna sorrise e rivelò il segreto:
"Ciò che le donne desiderano sopra ogni altra cosa è la sovranità su sé stesse: il potere di decidere per la propria vita."
Quando arrivò il giorno dell’incontro con il cavaliere nero, Artù si presentò con il libro delle risposte. Il cavaliere rise, sicuro della sua vittoria. Ma quando Artù pronunciò la risposta di Lady Ragnell, il suo volto cambiò colore.
"Solo mia sorella poteva rivelarti questa verità! Il nostro patto è concluso: sei libero, Artù."
La promessa di matrimonio venne mantenuta, e Lady Ragnell si presentò alla corte per sposare Gawain. Alla sua vista, le dame piansero per la sorte del cavaliere, mentre gli altri uomini tiravano un sospiro di sollievo per non essere stati scelti. Nonostante la sua bellezza e la sua nobiltà d’animo, Gawain mantenne la parola data e celebrò il matrimonio.
Dopo la cerimonia, gli sposi si ritirarono nella loro stanza. Gawain, rispettoso ma esitante, non osava avvicinarsi alla moglie. Fu Lady Ragnell a rompere il silenzio:
"Mi concederesti un bacio, marito mio?"
Gawain si fece coraggio e la baciò. In quell’istante, la donna si trasformò davanti ai suoi occhi: Lady Ragnell era ora una giovane splendida e radiosa.
"Ho vissuto sotto l’incantesimo di mio fratello, il cavaliere nero. Solo un uomo che mi sposasse di sua volontà poteva liberarmi. Tuttavia, posso mantenere questa forma solo per metà del tempo. Ora tocca a te scegliere: vuoi che sia bella di giorno o di notte?"
Gawain rifletté, combattuto tra le due possibilità. Alla fine, con un sorriso, disse:
"Non posso scegliere. È una decisione che spetta a te."
Lady Ragnell sorrise e rispose:
"Con queste parole hai spezzato completamente l’incantesimo. Mi hai dato ciò che ogni donna desidera sopra ogni cosa: la libertà di scegliere per sé stessa. Ora non dovrò mai più tornare al mio aspetto mostruoso."
Si racconta che Gawain e Lady Ragnell vissero insieme felici e innamorati, perché il vero amore nasce dalla libertà e dal rispetto reciproco.




5.10.25

la favola della gomma e della matita [ autore ignoto ]

  trovata in rete  su  Ti Amo Amore



Un giorno, la gomma guardò la matita e, con voce gentile, le chiese:
– Come stai, amico mio?
La matita rispose seccamente, senza nemmeno alzare lo sguardo:
– Non sono tuo amico. Ti odio.
La gomma, colpita da quelle parole taglienti, domandò con tristezza:
– Perché?
– Perché cancelli sempre quello che scrivo – ribatté la matita con rabbia trattenuta.
Ma la gomma, con la dolcezza che nasce da chi conosce il proprio scopo, disse:
– Io cancello solo gli errori. Lo faccio per aiutarti.
– E perché dovresti farlo? – insistette la matita, ancora diffidente.
– Perché è la mia natura. Sono nata per questo – spiegò la gomma, con una calma che non chiedeva nulla in cambio.
La matita scosse la testa:
– Questo non è un vero lavoro.
– Eppure il mio compito è tanto importante quanto il tuo – rispose la gomma con convinzione.
– Ti sbagli, sei arrogante. Scrivere è più nobile che cancellare – insistette la matita, alzando la voce.
Ma la gomma non si scompose:
– Togliere ciò che è sbagliato è come riscrivere ciò che è giusto.
A quel punto, la matita restò in silenzio, colpita da quelle parole semplici ma profonde. Poi, con un filo di malinconia, sussurrò:
– Ti vedo ogni giorno più piccola…
La gomma sorrise teneramente:
– È vero. Ogni volta che cancello un errore, perdo un pezzetto di me. Ma lo faccio volentieri, perché so che sto aiutando.
La matita, con voce roca e occhi lucidi, aggiunse:
– Anche io mi sento più corta ogni giorno…
La gomma allora gli si avvicinò e lo consolò:
– Vedi? Nessuno può fare del bene senza rinunciare a qualcosa di sé. È questo il segreto.
Poi lo guardò con affetto sincero e chiese:
– Mi odi ancora?
La matita, finalmente serena, sorrise:
– Come potrei? Ti vedo sacrificarti ogni giorno per gli altri. Ogni mattina ti svegli, e sei un po’ meno di ieri… ma solo perché hai donato speranza e sollievo.
E allora, con la voce del cuore, concluse:
– Se non puoi essere una matita per scrivere la felicità degli altri, sii una buona gomma che cancella i loro dolori. E semina speranza, ovunque tu passi.Perché il bene non fa rumore… ma lascia un segno che nessuna gomma potrà mai cancellare.

8.2.25

la maestra Tomasa e Pedrito di Tina Spagnolo dal gruppo facebook quando sbagli gruppo

 "Il primo giorno di scuola, la maestra signora Tomasa ha detto ai suoi alunni di quinta elementare che lei trattava sempre tutti allo stesso modo, che non aveva preferenze né maltrattava né disprezzava nessuno. Ben presto si rese conto di quanto sarebbe stato difficile rispettare le sue parole. Avevo avuto studenti difficili, ma nessuno come Pedrito. Arrivavo a scuola sporca, non facevo i compiti, passavo tutto il tempo a disturbare o dormire, era un vero mal di testa. Un giorno non ce l'ha fatta più e si è diretto verso la direzione.Non sono un'insegnante per sopportare l'impertinenza di un bambino viziato. Mi rifiuto di accettarlo più a lungo nella mia classe. Sono quasi le vacanze di Natale, spero di non vederlo quando torneremo a gennaio.La direttrice l'ha
ascoltata attentamente, senza dirle nulla, ha esaminato gli archivi e ha messo nelle mani di Donna Tomasa il libro della vita di Pedrito. L'insegnante ha iniziato a leggerlo per dovere, senza convinzione. Tuttavia, la lettura ha raggrinzito il suo cuore:
La maestra di prima elementare aveva scritto: "Pedrito è un bambino molto brillante e amichevole. Ha sempre un sorriso sulle labbra e tutti gli vogliono molto bene. Consegna i suoi lavori in tempo, è molto intelligente e applicato. È un piacere averlo nella mia classe”.La maestra di seconda elementare: "Pedrito è un alunno esemplare con i suoi compagni. Ma ultimamente è triste perché sua madre soffre di una malattia incurabile”L'insegnante di terza elementare: "La morte di sua madre è stata un colpo insopportabile. Ha perso interesse in tutto e passa il tempo a piangere. Suo padre non si sforza di aiutarlo e sembra molto violento. Penso che lo stia colpendo. ”L'insegnante di quarta: "Pedrito non mostra alcun interesse in classe. Vive a disagio e quando cerco di aiutarlo e chiedergli cosa gli succede, si chiude in un mutismo disperato. Non ha amici ed è sempre più isolato e triste"Poiché era l'ultimo giorno di scuola prima di Natale, tutti gli alunni hanno portato a Doña Tomasa dei bellissimi regali avvolti in fogli raffinati e colorati. Anche Pedrito gli ha portato il suo avvolto in un sacchetto di carta. Donna Tomasa sta aprendo i regali dei suoi studenti e quando ha mostrato quello di Pedrito, tutti i compagni si sono messi a ridere vedendo il suo contenuto: un vecchio braccialetto a cui mancavano alcune pietre e un vasetto di profumo quasi vuoto. Per tagliare al meglio con la risata degli alunni, Donna Tomasa si è messa con piacere il braccialetto e si è versata qualche goccia di profumo su ogni bambola. Quel giorno Pedrito è rimasto l'ultimo dopo la lezione e ha detto alla sua insegnante: "Dona Tomasa, oggi lei profuma come mia madre"Quella sera, da sola a casa sua, Donna Tomasa pianse a lungo. E decise che d'ora in poi, non solo avrebbe insegnato ai suoi studenti lettura, scrittura, matematica... ma soprattutto che li avrei amati e li avrei educati il cuore. Quando tornarono a scuola a gennaio, la signora Tomasa arrivò con il braccialetto della mamma di Pedrito e con qualche goccia di profumo. Il sorriso di Pedrito è stata una dichiarazione di affetto. La semina di attenzione e affetto di Doña Tomasa ha fruttificato in un crescente raccolto di applicazione e cambiamento di comportamento di Pedrito. A poco a poco, tornò ad essere quel bambino applicato e lavoratore dei suoi primi anni di scuola. Alla fine del corso, Doña Tomasa ha avuto difficoltà a rispettare le sue parole secondo cui tutti gli alunni erano uguali per lei, poiché provava una evidente predilezione per Pedrito.Passarono gli anni, Pedrito andò a continuare i suoi studi all'università e la signora Tomasa perse i contatti con lui. Un giorno ricevette una lettera dal dottor Pedro Altamira, nella quale gli comunicava che aveva terminato con successo gli studi di medicina e che stava per sposare una ragazza che aveva conosciuto all'università. Nella lettera lo invitavo al matrimonio e lo supplicavo di essere la sua madrina di nozze.Il giorno del matrimonio, Donna Tomasa ha rimesso il braccialetto senza pietre e il profumo della mamma di Pedrito. Quando si sono incontrati, si sono abbracciati molto forte e il dottor Altamira gli ha detto all'orecchio: "Devo tutto a lei, Donna Tomasa". Lei, con le lacrime agli occhi, gli rispose: "No, Pedrito, la cosa è successa al contrario, sei stato tu a salvare me e mi hai insegnato la lezione più importante della vita, che nessun professore era mai stato capace di insegnarmi all'università: mi hai insegnato a fare l'insegnante".

prendessero i dellinquenti veri e non chi si cura producendosi la cannabis . Il caso di Mario olianas 10 anni di processi sempre assolto

Mario Olianas, affetto da una grave patologia cronica, ha coltivato cannabis nel suo giardino per uso terapeutico. Olianas ha già ottenuto t...