
i suoi Temi ricorrenti sono. di notevole spessore un misto. tra. sogno e realtà
Interni domestici: stanze silenziose, geometrie pulite, luce radente.
Figure femminili: mai oggettivate, sempre colte in un momento di sospensione.
Gesti quotidiani: leggere, spostare una tenda, guardare fuori — micro-rituali che diventano simboli.
Lo sguardo: il vero protagonista. A volte diretto, a volte evitato, a volte riflesso.
La soglia: finestre, porte, corridoi come luoghi di passaggio psicologico.
Facendo il. raffronto con le sue. mostre precedenti egli ha avuto una. notevole da. quel poco. che. ne. capisco d'arte. un. Evoluzione stilistica profonda eccone. un sintesi.
Anni ’90: figurazione più narrativa, colori più caldi.
2000–2010: pulizia formale, atmosfere più fredde, maggiore attenzione alla luce.
2015–oggi: sintesi estrema, figure isolate, quasi metafisiche; la scena diventa un “teatro minimo”.
Ha un ottimo Percorso espositivo
1998 — Exit, Bologna
2001 — MAN, Nuoro (personale)
2004–2010 — Viafarini, Milano
2012–2020 — Guidi&Schoen, Genova
Finalista ai premi: Cairo, Lissone, Celeste
Presente a: Miart, Arte Padova, Bologna Flash Art ShowEcco quindi perché è sempre gradito, oltre che atteso, i l ritorno di Gavino Ganau a Tempio. Ogni
volta il ritorno del "figliol prodigo" viene celebrato , come. la. mostra. in corso. con proposte espositive molto accattivanti. E così anche per l'ultima dell'artista tempiese, cheè stata inaugurata ( Locandina. sopra. al centro. tratta. dell'ottimo articolo. intervista. di https://www.olbia.it/) l'8. Maggio nella sala esposizioni del piano superiore della libreria Bardamù Ubik di piazza Gallura.
volta il ritorno del "figliol prodigo" viene celebrato , come. la. mostra. in corso. con proposte espositive molto accattivanti. E così anche per l'ultima dell'artista tempiese, cheè stata inaugurata ( Locandina. sopra. al centro. tratta. dell'ottimo articolo. intervista. di https://www.olbia.it/) l'8. Maggio nella sala esposizioni del piano superiore della libreria Bardamù Ubik di piazza Gallura.
L'evento artistico è stato sposato dall'associazione culturale Carta dannata e inserito nella programmazione annuale di "Mintuà", il festival delle "parole in circolo" che suggellerà questa vol-ta un rapporto mai prima sperimentato tra letteratura e lnguaggi artistici
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| dalla nuova sardegna. del. 9\5\2026 |
Ma di letterario, oltre a i numerosi e colti rimandi presenti nelle opere la nuova personale d i Ganau
ha anche il titolo: "Ogni cosa è un segnale". Potrà essere visitata sino al prossimo 15maggio, dalla 10,30 alle 13 e di sera, dalle 17,30 alle 20.
I tanti estimatori fra cui il sottoscritto. Che. L’ha. Visita. Ieri , di Ganau, che vive e lavora a Sassari da
diversi anni, potranno prendere visione dei nuovi sviluppi estetici che segnano la più
recente produzione di un artista che legge e scardina l'intrico di codici e significati di reale oggigiorno sempre più caotico e complesso con tratti plastici sempre sorprendenti. Ognuna delle 36 opere
esposte a Tempio ci ricorda che ogni cosa, nessuna esclu-sa, è per davvero un segnale.
Come si legge nel testo della mostra,
ha anche il titolo: "Ogni cosa è un segnale". Potrà essere visitata sino al prossimo 15maggio, dalla 10,30 alle 13 e di sera, dalle 17,30 alle 20.
I tanti estimatori fra cui il sottoscritto. Che. L’ha. Visita. Ieri , di Ganau, che vive e lavora a Sassari da
diversi anni, potranno prendere visione dei nuovi sviluppi estetici che segnano la più
recente produzione di un artista che legge e scardina l'intrico di codici e significati di reale oggigiorno sempre più caotico e complesso con tratti plastici sempre sorprendenti. Ognuna delle 36 opere
esposte a Tempio ci ricorda che ogni cosa, nessuna esclu-sa, è per davvero un segnale.
Come si legge nel testo della mostra,
tra i diversi temi della nuova personale di Ga-nau si coglie in primo piano quello dello sguardo: «Lo sguardo che appare e lo sguardo che si cela, ma chepur sempre sguardo è. Ed è in effetti, una rassegna disguardi quella in cui c iimbattiamo. Mai furtivi e nemmeno sfacciatamente espliciti.
Sguardi che ricambiano con misurata discrezione l'atten-zione che ricevono, mai ne-
gandosi e mai oltrepassandola misura del consentito». da. La Nuova. Sardegna del 9\5\2026 .
in sintesi Gavino Ganau: lo sguardo che abita il silenzio
Infatti nelle sue opere. c'è una pittura che non alza mai la voce, eppure resta impressa come un gesto antico. La pittura di Gavino Ganau appartiene a questa categoria rara: immagini che non cercano di convincere, ma di rivelare. Non raccontano una storia, ma la condizione stessa del raccontare: l’attesa, la soglia, il momento sospeso in cui qualcosa potrebbe accadere — o forse è già accaduto.
Ganau, nato a Tempio Pausania nel 1966, ha costruito negli anni un linguaggio riconoscibile e necessario. Le sue figure — spesso femminili, spesso colte in un gesto minimo — non sono personaggi, ma presenze. Non guardano lo spettatore: guardano altrove, verso un punto che non vediamo e che proprio per questo diventa il centro invisibile del quadro.
La sua pittura è fatta di stanze silenziose, di luci che entrano di taglio, di superfici che sembrano trattenere il respiro. Ogni elemento è calibrato: la postura, la distanza, la geometria degli interni. Nulla è casuale, ma nulla è gridato. È una pittura che conosce il valore del non detto.
Lavorando sul confine tra intimità e distanza. Le sue figure sono vicine, ma non accessibili; familiari, ma non spiegate. È come se l’artista ci invitasse a osservare senza possedere, a contemplare senza interpretare troppo in fretta. In questo senso, la sua opera è profondamente contemporanea: parla del nostro modo di abitare il mondo, di cercare un equilibrio tra esposizione e protezione, tra presenza e sottrazione.
La mostra “Ogni cosa è un segnale”, presentata a Tempio Pausania nel 2026, ha reso esplicito ciò che da sempre attraversa il suo lavoro: l’idea che la realtà sia fatta di indizi, di micro-gesti, di dettagli che chiedono di essere letti. Non c’è nulla di spettacolare, e proprio per questo tutto diventa significativo. Una mano che sfiora una tenda. Una finestra socchiusa. Una figura che si volta appena. Sono frammenti che non spiegano, ma aprono.
Ganau ci ricorda che lo sguardo è un atto morale: scegliere cosa vedere, come vedere, quanto vedere. E che la pittura può ancora essere un luogo di resistenza alla velocità, un invito alla lentezza, un esercizio di attenzione.
Nel suo lavoro c’è la Sardegna, ma non come paesaggio: come temperamento. La misura, la riservatezza, la luce che non abbaglia ma scava. Una terra che non si concede subito, e che proprio per questo resta.
Infatti egli Gavino dipinge ciò che resta quando tutto il resto tace: la presenza, la soglia, il silenzio che parla. Come si legge nel testo della mostra firmato da Giuseppe Pulina, la selezione di opere con la quale Ganau si presenta a Tempio contiene più di un tema. Tra questi, «il primo pare essere la scelta dello sguardo come tema dominante della rassegna. Lo sguardo che appare e lo sguardo che si cela, ma che pur sempre sguardo è. Ed è, in effetti, una rassegna di sguardi quella in cui ci imbattiamo. Mai furtivi e nemmeno sfacciatamente espliciti. Sguardi che ricambiano con misurata discrezione l’attenzione che ricevono, mai negandosi e mai oltrepassando la misura del consentito ». Tutto questo, come scoprirà piacevolmente il visitatore della mostra, con quel tocco di forte impatto ed eleganza formale che è da sempre il sigillo stilistico che distingue Ganau, nel cui modo di fare arte riverbera anche l’esperienza musicale dei LanD ExcapE che lo vede collaborare dal 2019 con Giovanni Dibeltulu.
Sguardi che ricambiano con misurata discrezione l'atten-zione che ricevono, mai ne-
gandosi e mai oltrepassandola misura del consentito». da. La Nuova. Sardegna del 9\5\2026 .
in sintesi Gavino Ganau: lo sguardo che abita il silenzio
Infatti nelle sue opere. c'è una pittura che non alza mai la voce, eppure resta impressa come un gesto antico. La pittura di Gavino Ganau appartiene a questa categoria rara: immagini che non cercano di convincere, ma di rivelare. Non raccontano una storia, ma la condizione stessa del raccontare: l’attesa, la soglia, il momento sospeso in cui qualcosa potrebbe accadere — o forse è già accaduto.
Ganau, nato a Tempio Pausania nel 1966, ha costruito negli anni un linguaggio riconoscibile e necessario. Le sue figure — spesso femminili, spesso colte in un gesto minimo — non sono personaggi, ma presenze. Non guardano lo spettatore: guardano altrove, verso un punto che non vediamo e che proprio per questo diventa il centro invisibile del quadro.
La sua pittura è fatta di stanze silenziose, di luci che entrano di taglio, di superfici che sembrano trattenere il respiro. Ogni elemento è calibrato: la postura, la distanza, la geometria degli interni. Nulla è casuale, ma nulla è gridato. È una pittura che conosce il valore del non detto.
Lavorando sul confine tra intimità e distanza. Le sue figure sono vicine, ma non accessibili; familiari, ma non spiegate. È come se l’artista ci invitasse a osservare senza possedere, a contemplare senza interpretare troppo in fretta. In questo senso, la sua opera è profondamente contemporanea: parla del nostro modo di abitare il mondo, di cercare un equilibrio tra esposizione e protezione, tra presenza e sottrazione.
La mostra “Ogni cosa è un segnale”, presentata a Tempio Pausania nel 2026, ha reso esplicito ciò che da sempre attraversa il suo lavoro: l’idea che la realtà sia fatta di indizi, di micro-gesti, di dettagli che chiedono di essere letti. Non c’è nulla di spettacolare, e proprio per questo tutto diventa significativo. Una mano che sfiora una tenda. Una finestra socchiusa. Una figura che si volta appena. Sono frammenti che non spiegano, ma aprono.
Ganau ci ricorda che lo sguardo è un atto morale: scegliere cosa vedere, come vedere, quanto vedere. E che la pittura può ancora essere un luogo di resistenza alla velocità, un invito alla lentezza, un esercizio di attenzione.
Nel suo lavoro c’è la Sardegna, ma non come paesaggio: come temperamento. La misura, la riservatezza, la luce che non abbaglia ma scava. Una terra che non si concede subito, e che proprio per questo resta.
Infatti egli Gavino dipinge ciò che resta quando tutto il resto tace: la presenza, la soglia, il silenzio che parla. Come si legge nel testo della mostra firmato da Giuseppe Pulina, la selezione di opere con la quale Ganau si presenta a Tempio contiene più di un tema. Tra questi, «il primo pare essere la scelta dello sguardo come tema dominante della rassegna. Lo sguardo che appare e lo sguardo che si cela, ma che pur sempre sguardo è. Ed è, in effetti, una rassegna di sguardi quella in cui ci imbattiamo. Mai furtivi e nemmeno sfacciatamente espliciti. Sguardi che ricambiano con misurata discrezione l’attenzione che ricevono, mai negandosi e mai oltrepassando la misura del consentito ». Tutto questo, come scoprirà piacevolmente il visitatore della mostra, con quel tocco di forte impatto ed eleganza formale che è da sempre il sigillo stilistico che distingue Ganau, nel cui modo di fare arte riverbera anche l’esperienza musicale dei LanD ExcapE che lo vede collaborare dal 2019 con Giovanni Dibeltulu.
