Dopo sette anni il numero di partecipanti alla Caccia al tesoro della Sardegna continua ad aumentare. Oltre mille le persone che si cimenteranno nella settima edizione di un gioco che ormai sembra essere il
più grande dell’isola e che si svolgerà dal 13 al 26 marzo prossimo.A spiegare il motivo di tanto successo è il presidente dell’associazione culturale "Gitaneris” che organizza l’ormai tradizionale appuntamento, Mario Corongiu, ex vigile urbano, 66 anni: «È un gioco che permette di viaggiare in lungo e in largo nell’isola, e di socializzare».
Come è nata?
«Per pura passione. Prima solo a Isili, poi si è diffusa in tutta la Sardegna».
Voglia di socializzare ai tempi dei social?
«Si, le persone desiderano uscire di casa, si ritrovano nei
luoghi più disparati, membri di diverse squadre, a cercare lo stesso
indizio, talvolta si aiutano».
Sono nate degli amori, delle amicizie?
«Più che amori delle amicizie e ci sono tanti aneddoti legati a
questo gioco, come per esempio la cantante Maria Luisa Congiu che ad
Oliena ha fatto un selfie con il simbolo della prova posto nella sua
officina oppure abbiamo fra i partecipanti la vice comandante dei Vigili
del Fuoco di Sassari».
Tensioni fra le squadre da far temere per la buona riuscita della manifestazione?
«Tra loro c’è solo una sana competizione come fra l’altro c’è anche all’interno stesso delle squadre».
Il più giovane e il più vecchio dei partecipanti?«Nella precedente edizione abbiamo avuto l’ultra centenario di Nurallao che partecipava nella squadra della figlia e un bimbo di qualche mese con mamma e babbo».
Un successo?
«Attualmente le squadre iscritte sono tredici ma stiamo
aspettando delle nuove iscrizioni visto il grande interesse che ruota
attorno al gioco anche da parte di chi non ha mai partecipato e vorrebbe
cimentarsi nella gara».
Quanti i paesi coinvolti?
«Abbiamo squadre da tutta la Sardegna, Lodè, Busachi, Bosa, Macomer, Cagliari, Isili, Villanova Tulo, Orroli, Nurri, Nuragus e Torralba, ma stiamo mettendo in contatto tra loro persone di Villagrandre, Oristano, Giba, Guspini perché facciano una squadra variegata».
C’è una quota di iscrizione?
«Sì, viene quantificata di anno in anno, su queste basiamo il montepremi ma quest’anno non abbiamo ancora definito l’importo».
Come nascono le prove?
«Scegliamo un argomento che possa essere comune a tutti i
territori della Sardegna, per esempio negli anni passati sono stati il
cavallo, i sindaci donna, lo sport, il canto, i santi».
In quanti lavorate all’organizzazione? E cosa vi spinge a continuare?
«Siamo un gruppo ristretto che deve sudare per girare tutta la Sardegna proprio perché partecipa gente di ogni zona, a guidarci è la passione, iniziamo a lavorare da settembre».
Come riuscite a mettere gli indizi nelle zone più disparate? Temete che qualcuno vi segua?
«Ci spostiamo in orari particolari, cerchiamo poi di fare più
cose in un giorno solo. Non c’è motivo che i partecipanti ci seguano,
c’è onestà da parte delle squadre e poi se un simbolo fosse cancellato
la prova verrebbe annullata e nessuno se ne avvantaggerebbe».