Trionfi alle Olimpiadi (ma era meglio usare gl’impianti di Torino)
Il Fatto Quotidiano
GIAN GIACOMO MIGONE
I Giochi olimpici invernali, denominati Milano-cortina, sono in pieno svolgimento. Siamo tutti entusiasti delle imprese degli atleti azzurri, gratificati dal tifo del presidente della Repubblica. Chi può restare indifferente di fronte a imprese, atletiche e umane, come quella di Federica Brignone? Paradossalmente, è proprio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a risvegliare il senso critico nei
confronti della vicenda olimpica, definendo chi protesta contro i suoi lati oscuri “nemici dell’italia” con il provvidenziale aiuto dell’ormai consueto drappello di anarchici che compiono violenze, largamente previste, mai prevenute. L’universo mediatico italiano aveva assunto la parola d’ordine di Beppe Severgnini secondo cui ogni riferimento critico che turbasse i festeggiamenti in atto costituisce una sorta di tradimento della patria. Infatti, Repubblica in prima pagina titolava “Olimpiadi, tutto pronto a San Siro, sventato attacco hacker russo”. Invece l’edizione internazionale del New York Times dedicava una parte della sua prima pagina e quasi tutta la seconda a un servizio del suo corrispondente dall’italia, Jason Horowitz, a quella che giudicava la catastrofe già in atto, prima dell’inizio dei Giochi olimpici invernali italiani. Ma lasciamo la parola a Horowitz: “La venticinquesima edizione dei Giochi invernali, che inizieranno questa settimana, si svolgeranno in otto località separate, collocate in 22.000 kmq dell’italia settentrionale, un incubo logistico che ha portato i responsabili a presentare ogni nuovo tunnel, incremento di trasporto ferroviario e di autobus quali un trionfo emotivo piuttosto che l’inizio dell’agonia che precede una sconfitta”.
Come sottolinea Horowitz, si tratta dell’abbandono, da parte italiana (e da parte del Comitato Olimpico Internazionale, occorre aggiungere), del collaudato modello di Olimpiade collocata in un solo luogo. Ne consegue che, secondo gli stessi organizzatori interpellati dal Nyt, gli spettatori che, assistendo alle gare di bob e di curling, collocate a Cortina, volessero anche raggiungere, ad esempio Livigno, impiegherebbero 18 ore e 6 minuti. Tanto per tacere della tempistica, inferiore ma non trascurabile che separa Cortina da Milano. Anche in questo caso interviene il soccorso (possiamo chiamarlo rosso?) degli anarchici insurrezionalisti che danno vita ad alcuni attentati ferroviari che servono a giustificare quegli inconvenienti logistici di cui gli organizzatori sono pienamente consapevoli, come dimostrato da Horowitz. Unici rimedi per gli aspiranti spettatori: largo uso della Tv o spostamenti in elicottero, riservati ai più abbienti oltre che a notabili di Stato, protetti da centinaia di guardie del corpo, buona parte delle quali statunitensi dell’ice, ospitati nell’hotel Excelsior Gallia di Milano. Il Nyt ci risparmia i prodromi di questa catastrofe: innanzitutto i costi, calcolabili in quasi 7 miliardi, per circa un decimo sostenuti dai contribuenti, per impianti e interventi edilizi in larga parte nemmeno realizzati, con relativi subappalti, irregolarità e disastri ambientali. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato rinunciando a un simile evento o sposando il progetto, debitamente corretto dai suoi colleghi ambientalisti dell’allora sindaca di Torino, Chiara Appendino – che ora, ciliegina sulla torta, nega di averlo mai sostenuto – che prevedeva la riutilizzazione degli impianti costruiti per le Olimpiadi torinesi del 2006, debitamente rinnovati, con un costo inferiore a quanto stanziato dal Cio. Perché non è avvenuto? Prevedibilmente ripetendo il successo dei precedenti Giochi torinesi, la sindaca ha commesso l’errore di rimettersi a una decisione nazionale del trio Di Maio (allora capo politico del M5S), Salvini, Zaia, sostenuti dal sindaco di Milano e sapientemente gestiti dall’allora presidente del Coni, Giovanni Malagò, reduce dal fallito tentativo di accaparrarsi i Giochi estivi a Roma, in perfetta sintonia con grandi speculatori edilizi. Insomma l’italia che ci ostiniamo a voler cambiare. Se possibile, in meglio.
da fan page
Mentre le Olimpiadi di Milano Cortina proseguono nella pioggia di medaglie per l'Italia, due esploratori tedeschi hanno messo in atto una spedizione per dare un'occhiata a quello che resta degli impianti dei Giochi invernali organizzati in precedenza nel nostro Paese, ovvero quelli di Torino 2006. Till e Marco si occupano di ‘urban exploration', ovvero cercano la bellezza nel degrado, e documentano posti abbandonati in vari Paesi. Quello che hanno trovato li ha lasciati davvero allibiti, anzi "scioccati": le parole "follia" e "cicatrici" rendono bene il loro pensiero sullo stato di abbandono totale, laddove le condizioni dei siti olimpici sarebbero ancora buone. "Perché non li hanno riutilizzati?", si chiedono allora. I due siti di Torino 2006 visitati dai tedeschi: Cesana Pariol e Pragelato. Che fine faranno Sono passati 20 anni da quando l'Italia ospitò le Olimpiadi invernali, all'epoca le sedi delle gare erano tutte in Piemonte. Oltre alla città di Torino, le competizioni si svolgevano anche in varie località, tra cui Cesana Pariol (bob, slittino, skeleton) e Pragelato (salto con gli sci, combinata nordica, sci di fondo), ovvero le due location in cui si sono intrufolati gli youtuber tedeschi. La pista di Cesana Pariol, situata a Cesana Torinese, costò circa 110 milioni di euro, adesso è inutilizzata (chiusa definitivamente nel 2011/12 per costi altissimi e problemi tecnici) e in stato di totale abbandono. Era stato valutato di rimetterla in sesto per i Giochi 2026, quando i costi elevati sembravano ostare alla ricostruzione della pista olimpica Eugenio Monti di Cortina, poi non se n'è fatto niente. Rimane un serpentone di cemento in massimo degrado, recintato e lasciato marcire. Nel 2025 sono stati stanziati 9 milioni di euro per la demolizione completa, con inizio dei lavori previsti nell'estate 2026.
Appena diversa la condizione del sito dei trampolini di Pragelato, nel senso che a differenza di Cesana Pariol non saranno rasi al suolo, ma "riqualificati". Costati circa 35 milioni, sono ugualmente inutilizzati da anni e presentano gli stessi problemi di degrado dell'altro luogo. Tuttavia nel 2025 sono stati stanziati oltre 5 milioni di euro per rimettere in sesto l'area, salvandola dalla demolizione per trasformarla in un centro federale per discipline nordiche. Oltre che in un video sul loro canale Youtube – in cui hanno documentato anche di aver dormito in un albergo abbandonato, con alcuni servizi peraltro ancora funzionanti, oltre che le visite a Cesana Pariol e Pragelato – i due esploratori tedeschi hanno pubblicato un post su Reddit. Nove foto e un breve testo, che è la sintesi di quello che mostrano e dicono nel filmato. "Siamo scioccati, siti in buone condizioni dopo 20 anni. Eppure non sono stati riutilizzati" Mentre tutti guardano i Giochi invernali Milano Cortina 2026, noi siamo andati nella parte che nessuno trasmette: i luoghi abbandonati che sono stati lasciati indietro – hanno scritto – Queste foto provengono da due siti abbandonati di Torino 2006: Cesana Pariol e Pragelato. Quello che ci ha scioccato è che alcune parti sono ancora sorprendentemente in buone condizioni, anche dopo quasi 20 anni. Eppure non sono state riutilizzate".
Jutta Leerdam, l'oro olimpico dello short track tra buon cibo, jet privato e polemiche da diva
Storia di Chiara Amati, inviata a Cortina • 22 ora/e
Jutta Leerdam, l'oro olimpico dello short track tra buon cibo, jet privato e polemiche da diva
Lacrime di gioia e poche parole: «Datemi un pizzicotto», per essere sicura che non sia tutto un sogno. Jutta Leerdam, regina olandese del pattinaggio ha reagito così alla straordinaria vittoria della medaglia d’oro nei 1.000 m di pattinaggio di velocità ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, dove ha stabilito anche un nuovo record olimpico fermando il cronometro a 1’12″31 e portando così la tradizione olandese dello speed skating a un altro livello.Una risposta spontanea, molto umana, che sembra allontanare quell'aura da diva che, non senza attirare qualche polemica, l'atleta si porta dietro da tempo. Classe 1998 - è nata il 30 dicembre a 's-Gravenzande, Paesi Bassi, statuaria con i suoi 181 cm di altezza per un peso forma di 71 kg, Leerdam è considerata una delle velociste più forti al mondo, dopo aver vinto anche la medaglia d’argento nella stessa distanza a Pechino 2022 e titoli mondiali nei Campionati ISU.Ma è anche una figura molto seguita sui social con 5,7 milioni di follower su Instagram e una presenza mediatica che va oltre il ghiaccio. Questa combinazione di prestazioni sportive e popolarità globale ha contribuito a renderla una vera icona del pattinaggio moderno.Per arrivare ai massimi livelli, la sua alimentazione e il suo stile di vita sono calibrati in funzione della performance. Come molti atleti di alto livello nel pattinaggio di velocità, Jutta dà grande importanza a un regime equilibrato che supporti l’allenamento intenso e il recupero muscolare. La sua dieta, come lei stessa ha più volte mostrato sui social, include una combinazione di carboidrati complessi per fornire energia, proteine magre per la riparazione dei tessuti e grassi buoni per il mantenimento della forza. Molti atleti in questo sport consumano avena e frutta a colazione, pasti centrati su insalate con pollo o tonno a pranzo e piatti sostanziosi ma bilanciati come sushi o bowl con avocado a cena, il tutto accompagnato da una adeguata idratazione con acqua per sostenere le sessioni quotidiane di allenamento intense. In una intervista rilasciata ai media americani l'atleta stessa ha fatto capire che non teme un po’ di «massa in più, se questa mi dà forza e potenza sul ghiaccio», ribaltando vecchi stereotipi sulla magrezza nello sport: «Credo che “un po’ di grasso extra” possa essere parte della mia forza atletica».
Il suo stile di vita quotidiano è tutto rivolto al raggiungimento delle massime prestazioni, con allenamenti su ghiaccio, sessioni di forza e condizionamento e attenzione al riposo tanto quanto all’alimentazione: è un equilibrio sottile che molti atleti a tali livelli curano con precisione, perché è proprio questa combinazione di fattori che consente di esprimersi al meglio alle competizioni più importanti.Nonostante il successo in pista, l'immagine pubblica di Leedarm ha scatenato diverse polemiche durante queste Olimpiadi. Prima dell’inizio della manifestazione, Leerdam ha raggiunto Milano su un jet privato anziché viaggiare insieme alla squadra nazionale olandese, pubblicando foto dell’esperienza di volo sui social, con tanto di cupcake e pasti gourmet. Una scelta che alcuni commentatori nei Paesi Bassi hanno definito «arrogante» o da «diva», accusandola di mancare di spirito di squadra e di dare un’immagine lontana dal senso di collettività tipico dei Giochi. Alcuni critici hanno anche sollevato dubbi sull’impatto ambientale di un viaggio del genere e sull’effetto che può avere sulla coesione del gruppo nazionale. Inoltre, Leerdam avrebbe scelto di non partecipare alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, preferendo seguire la sfilata dalla camera, il che avrebbe acuito ulteriormente il dibattito su media e social Queste polemiche non hanno oscurato il valore della sua performance sportiva. Oggi Leerdam è una campionessa olimpica da record. Certo, in un’epoca in cui gli atleti sono sempre più figure globali e influenti, le discussioni su cosa sia giusto o sbagliato nella gestione dell’immagine e dello stile di vita diventano parte integrante della loro storia. Leerdman non se ne cura e di gode lo straordinario trionfo che segna un altro capitolo importante nella storia delle Olimpiadi e dello sport olandese.
premetto che Boldi non mi ha mai ( o quasi ) fatto ridere è che la battuta sia una di quelle da bar o da spuntino di soli uomini per lo più mandrilli arrapati 😜😛. Infatti Nell’intervista incriminata, Boldi aveva anche rivelato che era stato il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 a cercarlo, e che non aveva ricevuto compensi per la partecipazione. e che « mi hanno promesso solo seicento metri. Se fosse di più non so come arriverei. Non sono più un ragazzino. Non sono mai stato un atleta, non ho mai mosso un muscolo. Di alcune discipline sono un campione: la figa e gli aperitivi. » e le scuse di Boldi « l’attore ha dichiarato di aver fatto una battuta che voleva essere leggera e ironica, ma che si è rivelata inopportuna e offensiva nei confronti delle donne e non in linea con i principi di rispetto e inclusione che ispirano il movimento olimpico.» siano state fatte per paura di lavorare più . ma che caaspita hai 80 anni riposati e fregatene . Ma tale decisione di non fargli portare più la fiaccola olimpica di Milano Cortina 2026. con questa Motivazione : « “La decisione fa seguito a un’intervista pubblicata su un quotidiano nazionale, nella quale sono state espresse opinioni ritenute incompatibili con i valori olimpici e con i principi che guidano il lavoro del Comitato Organizzatore »la nota prosegue che portare la Fiamma Olimpica rappresenta un privilegio e una responsabilità che richiede che le persone selezionate incarnino e promuovano i valori di rispetto, unità e inclusione, fondamenti del Movimento Olimpico e condizioni essenziali per la partecipazione alla staffetta. Ora Viene da chiedersi: perché il comitato abbia scelto Boldi, considerato che non è la prima volta che fa delle uscite sopra le righe, sia nelle interviste che sui social ! ., perchè come fai notare
La vicenda si inserisce in un momento delicato per l’organizzazione della staffetta olimpica. Nelle ultime settimane si sono registrati diversi malumori da parte di ex atleti snobbati ed esclusi dalla staffetta, che invece ha aperto le porte a figure esterne al mondo dello sport. Una scelta che aveva già sollevato polemiche prima del caso Boldi.