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5.4.26

chi. lo ha detto che per essere importante devi avere un premio o un onorificenza il caso di Giuseppe Levi che. ebbe non ebbe nessun titolo. ma. tre. allievi da premio nobel





















IN BREVE 



                                                                                              



Giuseppe Levi. (Trieste, 14 ottobre 1872 – Torino, 3 febbraio 1965) è stato uno scienziato, medico e anatomista italiano. È ricordato anche per essere stato insegnante dei tre premi Nobel Rita Levi-Montalcini 1986, Renato Dulbecco 1975 e Salvatore Luria.1969 Legandosi alla famiglia Tanzi, fu parente di diverse importanti personalità del Novecento italiano: sua figlia è la scrittrice Natalia Ginzburg, suo fratello è il critico teatrale Cesare Levi, la sorella di sua moglie era Drusilla Tanzi - moglie di Eugenio Montale.Lui stesso non vinse mai il Nobel, e nel 1938 le leggi razziali lo cacciarono dall'università





  da.  
Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "CoamcpapHoи Quelche Quel Quelchenonsapevi® che non sapevi® Giuseppe Levi, Torino: un solo professore, tre allievi Nobel in Medicina. Lui non ne vinse mai uno. Uno di quegli allievi era la studentessa a cui aveva detto che non aveva talento."
Ha detto a una sua studentessa che non aveva talento per la ricerca. Quella studentessa si chiama Rita Levi-Montalcini, e nel 1986 vinse il Nobel per la Medicina.Il professore si chiamava Giuseppe Levi. Anatomista, torinese d'adozione, nato a Trieste nel 1872. Un tipo burbero, esigente, famoso per rendere le ore in laboratorio un'esperienza al limite dell'insostenibile.Eppure l'Università di Torino, sotto la sua guida, diventò qualcosa che non si è più ripetuto nella storia della medicina mondiale.Da quel laboratorio passarono tre studenti. Tre. Tutti e tre vinsero il Nobel per la Medicina in anni diversi: Salvador Luria nel 1969, Renato Dulbecco nel 1975, Rita Levi-Montalcini nel 1986. Nessun altro professore nella storia ha mai fatto altrettanto.                                                                Aspetta.                                                                                                                                                               Lui invece — il professore che li aveva formati, che aveva costruito quella scuola pezzo per pezzo, che era stato il primo in Italia a lavorare sulle culture cellulari già negli anni '10 — non vinse mai il Nobel. Non una candidatura ufficiale, non un riconoscimento equivalente. Niente.E poi arriva il 1938. Le leggi razziali fasciste lo cacciano dall'Università di Torino. Ebreo, socialista, firmatario nel 1925 del Manifesto degli intellettuali antifascisti: Levi era il bersaglio perfetto del regime. Mentre i suoi tre allievi costruivano le carriere che li avrebbero portati a Stoccolma, lui sopravviveva in semi-clandestinità a Torino. Tornò alla cattedra solo nel 1945, dopo la Liberazione.Spoiler: era anche il padre di Natalia Ginzburg. La casa dei Levi a Torino era un crocevia di intellettuali, scrittori, scienziati. Un laboratorio di idee che andava ben oltre l'anatomia.Ma il dato che non si riesce a metabolizzare è questo: tre Nobel formati dallo stesso uomo, nella stessa università, nella stessa città. Una concentrazione di genio che non appartiene alla statistica — appartiene alla storia.L'uomo che disse a Rita Levi-Montalcini che non aveva talento per la ricerca aveva già intuito, a modo suo, quanto quella ragazza fosse capace di sorprendere.

18.7.21

La prima regola per farsi ascoltare è ascoltare!

«Oggi vi parlo dell’ultimo libro scritto da un amico e collega durante l’emergenza sanitaria: Ciao, Prof!. Un titolo alternativo potrebbe essere “Ciao, ragazzi!” perché è proprio un libro che parla anche dei suoi alunni e si rivolge a loro con tenerezza e saggezza, invogliandoli a esprimere un’opinione come pochi riescono a fare. L’autore senza tanti giri di parole va dritto al sodo esprimendo egli stesso la sua opinione e spronando gli allievi a fare la stessa cosa su argomenti importanti e attualissimi come il bullismo, la violenza sulle donne e di genere, i diritti civili, il razzismo, il peso delle parole… argomenti da sempre cari a Porcino, presenti in tanti suoi saggi e che al giorno d’oggi sono visti, purtroppo, ancora come tabù. Per i temi trattati parte sempre dalla storia antica, sua grande passione, ma per catturare l’attenzione e far riflettere gli allievi, rapporta tutto ai giorni nostri e prendendo spunto da fiction, serie tv, romanzi, film, personaggi amati dai giovani, senza usare espressioni ostiche, spinge a interessarsi alla materia arrivando dritto al cuore. Segue questo percorso in aula, ma ancor di più durante la pandemia che ha travolto e stravolto le nostre vite. Durante la DaD per appassionare e interessare gli allievi, quale modo migliore se non quello di proporre e analizzare testi musicali o parlare di un film “immedesimandosi” e stimolando la creatività e la libertà di pensiero? L’autore fa riflettere e invita a riflettere, in libertà e dando spazio a opinioni svariate e personali, senza  giudicare, facendo sentire importanti i ragazzi, a cui si chiede di esprimere il “loro” pensiero e non quello che gli altri vogliono sentire. Un modo intelligente e piacevole per restare vicini ai propri allievi in un periodo difficile e di distanziamento sociale. Magari avessimo avuto dei Proff. così!».


                                      Viviana Cosentino (giornalista) 


Il libro "Ciao, Prof!" è in vendita su Amazon e  Libreria Universitaria. 

4.7.21

Insegnando impariamo!


 «I giovani non sono abituati ad essere realmente ascoltati in classe, e quando provano ad esprimere liberamente un loro pensiero vengono zittiti da un sistema gerarchico che pone al di sopra di tutto l’autorità degli insegnanti considerati custodi del sapere acquisito e quindi dato. Io non agisco così. Insegnare per me è condivisione e fascinazione. Non impongo nulla ai miei allievi e cerco sempre di stimolare il loro spirito critico attraverso il dialogo. Jean-Jacques Rousseau sosteneva che: “Per insegnare il latino a Giovannino non basta conoscere il latino, bisogna soprattutto conoscere Giovannino”. Nessuna preparazione, per quanto ottima, ci esonera dal conoscere i nostri allievi. Ascoltarli è un dovere e un’occasione per crescere umanamente e professionalmente» 

                                  Cristian A. Porcino Ferrara ©️