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14.3.26

sport paralimpico ( paraolimpiandi ) soprattutto quello invernale per pochi ma ricco di emozioni .,


Ho letto, vedi articolo sotto, di nuovi attrezzi per lo sci paraolimpico per paralitici .
Una dimostrazione , una conferma che lo sport paraolimpico invernale in questo caso sia per pochi cioè di nicchia visti i costi per le attrezzature. Ma allo stesso tempo nonostante come tutti gli sport agonistici a rischio : corruzione, uso di mezzi illeciti (doping e simili ) , strumentalizzazioni ed uso propagandistico da parte della politica è uno sport ricco forse più di quello non paraolimpico di emozioni e passioni    come   ho  avuto modo di vedere    nei  post  precedenti   su queste paraolimpiadi . Infatti  esse  . portano con sé storie di impegno, sacrificio e passione per lo sport. La preparazione per i giochi è un viaggio che richiede dedizione e resilienza, e ogni atleta ha una storia unica da raccontare.  Il  che  fa  si      che  i Giochi Paralimpici non sono solo un evento sportivo, ma un'opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla disabilità e promuovere l'inclusione. La scelta di Milano e Cortina come sedi rappresenta un passo importante verso l'integrazione e la visibilità degli atleti paralimpici. Le storie di questi atleti e delle loro esperienze possono ispirare molti e contribuire a cambiare la percezione della disabilità nella società.
In sintesi, i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 , come  tutte  le  altre  paraolimpiadi  , sono un palcoscenico per storie di coraggio e determinazione, che celebrano non solo le abilità atletiche, ma anche la forza dello spirito umano.


https://www.wired.it/article/monosci-tecnologia-paralimpiadi-milano-cortina/

Giovanni Cortesi
Sport paralimpici ai raggi X12.03.2026

A oltre 100 chilometri orari sulla neve, il monosci che trasforma la tecnologia e il coraggio in velocità
Nello sci alpino paralimpico gli atleti affrontano la discesa seduti su un monosci: una protesi tecnologicamente super avanzata, progettata su misura e testata come una monoposto da gara





Rene De Silvestro in azione nel quarto giorno dei Giochi paralimpici invernali Milano Cortina 2026 presso il Centro di sci alpino delle Tofane a Cortina d'AmpezzoNurPhoto/Getty Images
La tecnica, a volte, diventa strumento di libertà. È il caso dello sci alpino paralimpico con monosci, una delle discipline disputate nei Giochi invernali Milano Cortina 2026.
Atleti con gambe amputate o paralizzate che scendono a più di 110 chilometri orari in sitting, ovvero stando seduti sul cosiddetto monosci (o sit-ski). Vero gioiellino di design e tecnologia, la protesi viene usata anche dagli sciatori paralimpici italiani – e con grande successo. Il 10 marzo, infatti, il discesista e portabandiera d’apertura dei Giochi Renè De Silvestro ha conquistato l’argento in questa categoria.
Una protesi testata nella galleria del vento
“Di tutti gli sport che ho provato in carrozzina, lo sci è stato l’unico che mi ha ridato delle emozioni: ho provato l’ebbrezza della velocità”, dice Manuel Michieletto, ex vicepresidente delle Fisip (Federazione italiana sport invernali paralimpici) e atleta in diversi mondiali, che della protesi complessa se ne intende parecchio. “Le principali componenti sono sei: la seduta, il telaio, l’ammortizzatore, il piede, lo sci e il guscio”, tutti prodotti ingegneristici di alto livello. Per testarne l’aerodinamica, “la protesi viene progettata nella galleria del vento, come si fa con le vetture di Formula 1. Sono studi che permettono di guadagnare centesimi cruciali, quelli che ti fanno vincere la gara”, aggiunge Michieletto.
Uno zoom sui dettagli tech del monosci
La seduta imbottita dei monosci agonistici viene creata sul corpo dell’atleta: “Si prende il calco in gesso del bacino, la protesi diventa come una scarpa su misura”. La ragione di questa accortezza è intuibile: “Più sei aderente all’attrezzo, più questo risponde a ogni minimo movimento”, spiega Mauro Bernardi, dal 2012 insegnante di monosci a ragazzi con disabilità attraverso l’associazione Enkoyski Sport Onlus.
Poi c’è il telaio, che è composto da due parti: “Una fissa e una con dei leveraggi. È costruito in titanio, il materiale che si deforma meno e riesce a trasmettere meglio tutte le forze che si creano nella sciata direttamente sullo sci”, precisa Manuel Michieletto.
Il telaio è collegato a un ammortizzatore corredato di una molla. “È quello usato anche per le modo da cross”, chiarisce Bernardi: un elemento tecnico fondamentale, visti i salti in velocità che si fanno durante le discese. Infine, c’è il piede, che aggancia direttamente all’unico sci, la cui misura cambia col variare della disciplina sciistica. Intorno la ‘corazza’, ossia il guscio in carbonio rinforzato che protegge le gambe, e che viene forgiato ad hoc, a seconda dell’atleta e della sua disabilità.
Chi le produce e quanto costano
Il mercato dei monosci è piuttosto di nicchia: le realtà che li producono sono poche e molto specializzate. In Europa i maggiori fornitori sono la francese Tessier, la Praschberger, azienda austriaca nata negli anni Ottanta del secolo scorso, e la svizzera Orthotec. Tutte e tre producono anche gli stabilizzatori, o outriggers. Si tratta di racchette appositamente create per i discesisti in sitting, ma usate anche dagli sciatori in standing, cioè da quegli atleti che gareggiano in piedi pur avendo una sola gamba o una protesi, e che hanno un mini-sci pieghevole sotto la punta.
Per tutti questi motivi, i sit-ski sono oggetti tecnici dal grande valore economico: il loro prezzo può arrivare ai 14mila euro. Ma per quanto costosi, i monosci diventano una vera e propria estensione dell’atleta.




9.3.26

emozione nella gara di Super G maschile per ipovedenti (Vision Impaired ) l'emozionante bronzo di Giacomo Bertagnolli e la sua guida Andrea Ravelli

 Oltre al curling paraolimpico più bello ( parere personale di cui ho spiegato ,sul mio fb il perché ) di quello "normale" mi sta piacendo ed emozionando perché ho,anche se non così gravi, problemi di vista il super G visione impared gara per ipovedenti . Ed è proprio nella gara di Super-G maschile per ipovedenti (Vision Impaired ) di   due  giorni fa   ho vissuto una grande emozione .






In essa  è    avvenuto che Durante la discesa, il sistema di comunicazione radio (il "collegamento" tecnologico fondamentale tra atleta e guida) tra Giacomo Bertagnolli e la sua guida Andrea Ravelli ha subito un guasto o si è interrotto.

Per non perdere il contatto e terminare la prova in sicurezza e velocità, i due hanno continuato la discesa affidandosi al contatto visivo ravvicinato e, in alcuni tratti o nel finale, alla vicinanza fisica estrema per mantenere la traiettoria.Nonostante l'inconveniente tecnico al "collegamento", Bertagnolli e Ravelli sono riusciti a conquistare la medaglia di bronzo, che rappresenta la nona medaglia paralimpica in carriera per l'atleta azzurro.
Successi correlati
Nella stessa specialità (Super-G VI), l'Italia ha festeggiato anche l'oro di Chiara Mazzel (con la guida Nicola Cotti Cottini) nella gara femminile. 


2.3.26

Scuola e musica Olbia, quando il rap diventa inclusione: il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, che abbatte le distanze entra in classe

Una  prova  che la  musica  rap   non è  solo  testi   :  violenti  ,  edonistici  , misogeni  , ecc  ma anche   rottura di barriere 
Una  risposta a chi : << Per tutte le banalità  la  nuova  sardegna  fa  unn articolo  !!! >> . 


La scuola elementare di via Vignola (Quarto circolo) a Olbia








Olbia
Una canzone che parla di disabilità, amicizia e sostegno reciproco entra in aula e si trasforma in un percorso educativo strutturato. Accade tra il Quarto Circolo di Olbia e il Liceo Scientifico di Ozieri (indirizzo scienze umane), dove il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, è diventato il punto di partenza di un’esperienza di dialogo tra realtà scolastiche diverse. Ma il valore dell’iniziativa non si esaurisce nell’ascolto del brano. “Dentro di te” diventa infatti parte di un percorso educativo più ampio, in cui la musica si trasforma in occasione di crescita e confronto. «La scuola, nella sua essenza più profonda, è il luogo privilegiato nel quale si costruiscono ponti tra persone, storie e generazioni differenti», sottolinea la docente di sostegno del 4° circolo Rosella Cau, che ha accompagnato e valorizzato l’iniziativa. Un ponte nato quasi per caso, da una semplice condivisione, e diventato un percorso capace di annullare distanze geografiche e anagrafiche. Per Rosella Cau l’obiettivo è chiaro: «Trasformare un linguaggio vicino ai ragazzi, come il rap, in occasione di riflessione autentica. La musica è uno strumento potentissimo perché parla direttamente alle emozioni, ma il compito della scuola è quello di accompagnare quell’emozione verso la consapevolezza. Il testo è stato analizzato come una poesia contemporanea, scomposto, discusso, riletto insieme, diventando filo conduttore di un lavoro sul rispetto delle fragilità, sulle potenzialità di ciascuno e sul valore concreto della solidarietà». Non si è trattato solo di comprendere le parole, ma di interrogarsi sul loro significato nella vita quotidiana. «Educare – evidenzia ancora la docente – significa aiutare i ragazzi a riconoscere l’altro, a mettersi nei suoi panni, a capire che ogni fragilità può trasformarsi in una risorsa se sostenuta da una comunità attenta». In questa prospettiva, la classe diventa uno spazio in cui ciascuno può sentirsi visto e ascoltato, e dove la diversità non è un ostacolo ma un’occasione di crescita reciproca. «Non solo ascolto, dunque, ma consapevolezza. Non solo emozione, ma educazione. Le relazioni, gli affetti, l’amicizia non finiscono con la conclusione di un percorso scolastico – evidenzia ancora Rosella Cau – ma diventano più forti e consapevoli quando sono radicate nel nostro modo di pensare». È questo il messaggio che la scuola vuole consegnare agli alunni: la rete che si costruisce tra i banchi può diventare un paracadute capace di attutire le cadute della vita. Il 25 febbraio il Quarto Circolo ha ospitato l’autore del brano e la compagna che lo ha ispirato, coinvolgendo le classi quinte della sede di via Vignola in un momento di confronto. «Non una celebrazione, ma un’occasione per rileggere i cinque anni trascorsi insieme, interrogarsi su quanto ciascuno abbia saputo donare agli altri e rafforzare la convinzione che nessuno debba sentirsi solo. In questo senso, la musica è l’inizio di un cammino condiviso. Il vero protagonista è il percorso educativo che ne è scaturito: una scuola che costruisce ponti, che educa all’empatia e che insegna – prima ancora delle nozioni – il valore dell’inclusione».
Infatti esso sempre secondo la nuova sardegna  del 2\3\2026

Olbia
Una canzone rap che parla di disabilità, amicizia e sostegno reciproco entra in aula e si trasforma in un percorso educativo capace di lasciare un segno profondo. È accaduto al Quarto circolo di Olbia, dove il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, è diventato il cuore
di un'esperienza di dialogo tra scuola primaria e liceo scientifico di Ozieri.



L'incontro, che si è svolto nella sede di via Vignola, guidato dalla dirigente Francesca Demuro, ha visto protagonisti i bambini delle classi quinte A, B, C,D, Ge H e due studenti del liceo scientifico di Ozieri,
Francesco e Antonietta, accompagnati dalla professoressa Stefania Pischedda in rappresentanza del dirigente scolastico Andrea Nieddu.
L'iniziativa ha riscosso grande partecipazione ed entusiasmo, trasformando una semplice lezione in un momentodi confronto autentico e coinvolgente. Il testo della canzone rap è stato analizzato come una poesia contemporanea:letto, scomposto, discusso e rielaborato insieme. Non un ascolto passivo, ma un lavoro strutturato sul rispetto delle  fragilità, sulle potenzialità di  ciascuno e sul valore concreto
della solidarietà. «La scuola,nella sua essenza più profonda, è il luogo privilegiato nel quale si costruiscono ponti tra persone, storie e generazioni differenti», sottolinea la docente Rosella Cau, che ha accompagnato e valorizzato il progetto. «Un ponte nato da una condivisione e diventato un percorso capace di annullare distanze geografiche e anagrafiche. Attraverso un approccio trasversale, che ha
preso spunto anche da un brano scritto dallo stesso Arcadu e dedicato alla compagna di classe Antonietta Carroni, i ragazzi si sono impegnati in un dibattito aperto e partecipato.I ricordi dei cinque anni trascorsi insieme, le amicizie costruite, il senso di appartenenza,la fiducia e la generosità sono diventati il filo conduttore di una riflessione collettiva intensa e sentita. Sorrisi, occhi lucidi e interventi spontanei
hanno raccontato meglio di qualsiasi parola il successodell'iniziativa. La musica è uno strumento potentissimo perché parla direttamente alle emozioni --- spiega Cau ---ma il compito della scuola è ac-
compagnare quell'emozione verso la consapevolezza». Edè proprio ciò che è accaduto: non solo emozione, ma educazione. Non solo ascolto, ma crescita. Il momento musicale ha suggellato l’esperienza. 
Cantare “Dentrodi te” tutti insieme, a tempo di rap, si è trasformato in un rito liberatorio e in una promessa simbolica di “amici per sempre”, anche quando le strade si divideranno con il passaggio alla scuola secondaria.
La lezione interattiva sul rispetto delle unicità e delle diversità non è stata soltanto un'attività didattica, «ma un esempio concreto di educazione emotiva e civica capace di lasciare un'impronta dura tura nel cuore e nella mente degli alunni. Un'esperienza riuscita --- ha chiuso Rosella Cau --- , che ha dimostrato
quanto il dialogo tra ordini di scuola diversi possa diventare occasione di crescita reciproca e quanto il rispetto delle differenze sia il terreno su cui costruire una società più aperta, flessibile e consapevole ».



  
 





28.2.26

ecco perchè guardo e guarderò continuando con quelle paraolimpiche le olimpiadi . anched se sono un business ed un circo ci danno lezioni e ci regalano emozioni

ecco   come  dicevo  nel titolo    perchè  guarderò anche  le paraolimpiadi   .In attessa  d'esse   un nuovo sunto con  aggiunte  a quanto   ho riportato   nei  post  precedenti       su queste olimpiadi  invernali  

 


1. L’importanza di ammirare altre donne. In piedi Federica Brignone, vincitrice stellare dalla seconda medaglia d’oro, nel gigante. Ai suoi piedi le seconde a pari merito: Sara Hector, svedese, Thea Louise Stjernesund, norvegese, che si inchinano a lei in segno di omaggio. Come diciamo sempre “Ammirare altre donne è un fattore determinante per essere sé nel mondo”.
2. Fermarsi non è sempre arrendersi. Alysa Liu ha vinto la medaglia d’oro nel pattinaggio di figura. Lei pattina fin da piccola. Raggiunge grandi risultati. Poi, a 16 anni, si ritira. È il 9 aprile 2022. Sente che non è la vita che desidera, che sono gli altri a decidere per lei. Quattro anni dopo torna. Stavolta perché lo vuole davvero. La gioia conta. Fermarsi a volte non significa arrendersi. Ma prendere la rincorsa.
3. Riscrivere l’età dell’eccellenza. A 35 anni e sull’orlo del ritiro, la pattinatrice di velocità Francesca Lollobrigida ha realizzato la prestazione della sua carriera: vincendo due medaglie d’oro olimpiche. In una cultura ossessionata dal successo precoce, ha dimostrato che la maestria si approfondisce con il tempo e che l’età dell’eccellenza sportiva di può riscrivere.
4. La forza di provare strade nuove. Prima di diventare campionessa olimpica, Erin Jackson era una pattinatrice d’élite senza alcuna esperienza sul ghiaccio. Ha cambiato disciplina ed è arrivata ai vertici di uno sport completamente nuovo. La capacità di trasferire le competenze, adattarsi rapidamente e ricominciare è un talento.
5. Vincere è aprire la strada. Tallulah Proulx è diventata la prima filippina a competere alle Olimpiadi invernali, rappresentando un Paese senza tradizione negli sport invernali. Il suo successo va oltre i risultati: amplia ciò che gli altri credono possibile. La leadership non significa sempre vincere; a volte significa aprire la strada.




6. Dissentire ridendo. Eileen Gu, la più titolata campionessa di freestyle, che scoppia a ridere dopo che un giornalista le chiede se, avendo vinto l’argento, non sente di aver perso l’oro. ‘La tua prospettiva è ridicola, ma grazie lo stesso’. Non bisogna accettare tutte le domande. E si può farlo ridendo. 
7. Declinare un invito (sebbene importante) se chi ti invita ti manca di rispetto. Hanno vinto l’oro alle Olimpiadi di Milano Cortina. Sono le ragazze della squadra di hockey degli Stati Uniti. E non si sono recate alla Casa Bianca per partecipare ai festeggiamenti in corso. Il “no grazie” arriva dopo l’ennesima battuta misogina di Trump,“A causa dei tempi e degli impegni accademici e professionali già programmati dopo i Giochi, le atlete non sono in grado di partecipare”. 
 8. Non avere paura di essere chi sei. Amber Glenn, una delle poche atlete dichiaratamente LGBT nel pattinaggio artistico, ha dimostrato che l’identità è un punto di forza da possedere. Più sei autentica, più potente diventa la tua presenza. 
9. L’unico rimpianto è non provarci. Dopo anni di lontananza dalle competizioni, Lindsey Vonn torna sulle piste nonostante infortuni, battute d’arresto e rischi. E vince. Poi, cade di nuovo. Si fa male. Dall’ospedale scrive: “La vita è troppo breve per non rischiare. Perché l’unico fallimento nella vita è non provarci”. 
10. Le prime che festeggiano l’ultima. Regina Martinez Lorenzo, prima atleta messicana nello sci di fondo, ha finito la sua gara con oltre undici minuti di scarto dalla prima, la svedese Frida Karlsson. Che, magnifica, la aspetta all’arrivo con Ebba Andersson e Jessica Diggins. E poi l’abbraccio. “Vederle lì è stato meraviglioso”

27.2.26

le paraolimpiadi non sono solo pietismo o buonismo ma anche riscatto per chi soffre ed ha sofferto nella vita . il caso di Emanuel Perathoner ( ma non solo ) unisce i due mondi con lo •Snowboard

N,b 
per  approfondire    gli  argomenti   tratti   e  per   :  leggere  altre  storie   di atleti\e para olimpici  ,    oltre  quella  citata   sotto potete   andare  su  << Atleti Paralimpici italiani: le loro storie - Biografie e Medagliere (disabilinews.com) >>  .,  cosi  come  la  mia  risposta    https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2026/02/pietismo-e-riscatto-delle-persone.html 
  a  che  tali manifestazioni     sono   solo buonismo o  pietismo  

Dopo le  comunicazioni di servizio      veniamo  al post     vero e  proprio  
 Lo  so  che  manca  ancora  una settimana   alle  para olimpiadi    di milano  cortina  2026  , ma  vedendo  le  emozioni  che mi hanno  datto  sia le gare     che   le  storie    degli atletti  che  gareggiano   sia  che  vincano  che  non  vincano    attendo  con ansia   , tanto  sono ancora  convalescente  ,  quelle  para olimpiche  .  Ci  saranno altre  emozioni ed  altro spettacolo   di abilità  .  Alcuni dicono     che    esse  non sono  importanti   come  le  altre  ma  solo    un atto  di  pietà  verso  chi  è stato meno  frtunato  nella vita  .  Ma  invece  se legge la storia     e  di come  essi  hanno avuto  origine
ci si accorgerà   , sempre   che  lo si  voglia  , che  l’importanza delle Paralimpiadi  non  è solo pietismo   trascende lo sport e tocca, nelle sue vette più alte, la validazione e il giusto riconoscimento delle persone diversamente abili. Di solito le Paralimpiadi cominciano poco dopo le Olimpiadi, e mettono in campo i migliori atleti disabili del mondo per dimostrare a chiunque che, con il duro lavoro e la giusta dose di determinazione, tutti i limiti si possono superare.
Questa competizione sportiva quadriennale ha certo origini più recenti rispetto alle Olimpiadi, e costituisce insieme ai valori olimpici un importante traguardo per la società moderna e i diritti civili.


Dopo il grande successo delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 e le emozioni delle competizioni che hanno coinvolto il mondo dello sport, è tutto pronto per l’altro grande appuntamento dell’anno le paralimpiadi Invernali 2026, che prenderanno il via sabato 6 marzo 2026 con la cerimonia di apertura ufficiale all’Arena di Verona.
La rassegna paralimpica, che è la 14ª edizione dei Giochi Invernali Paralimpici, proseguirà fino al 15 marzo 2026, trasformando diverse località italiane in palcoscenici per lo sport adattato ai massimi livelli.
La Fiaccola Paralimpica e la staffetta della Fiamma


Il simbolo dei Giochi, la Fiamma Paralimpica, sta  attraversando   senza   lo  stesso  clamore mediatico    delle  "  classiche  olimpiadi invernali  " l’Italia in un intenso percorso di oltre 11 giorni, partendo dal Regno Unito, la culla del movimento paralimpico, e passando per città come Torino, Milano, Roma, Napoli e Bologna prima di arrivare a Verona per accendere lo spirito della competizione
l viaggio della fiamm coinvolge   oltre 500 tedofori, tra atleti paralimpici, rappresentanti sportivi e persone simbolo del valore inclusivo dello sport, uniti per celebrare storie di resilienza e forza.
Dove si gareggerà e cosa aspettarsi

Le gare paralimpiche saranno distribuite sulle principali sedi dell’edizione:

Cortina d’Ampezzo – Para Sci alpino e para Snowboard, oltre al wheelchair curling allo Stadio Olimpico del Ghiaccio.


Tesero (Val di Fiemme) – Para Biathlon e Sci di fondo paralimpico.


Milano – Para Ice Hockey presso la Santa Giulia Ice Hockey Arena.

Si prevede la partecipazione di circa 665 atleti da oltre 50 nazioni, pronti ad affrontare una decina di giorni di competizioni intense, emozionanti e simboliche.
Spirito e importanza delle Paralimpiadi
Le Paralimpiadi non sono solo uno degli eventi sportivi più importanti al mondo per gli atleti con disabilità, ma rappresentano anche un momento di riflessione e di sensibilizzazione sociale.
Uno spazio dove inclusione, equità e performance sportiva si fondono per mostrare al pubblico internazionale la potenza dello sport adattato.
Questa edizione di Milano-Cortina 2026 promette di essere tra le più affascinanti e partecipate di sempre, con competizioni spettacolari e atleti pronti a superare i propri limiti sotto gli occhi del mondo.

Gli azzurri più attesi



Giacomo Bertagnolli, pluricampione paralimpico nello sci alpino, punto di riferimento del movimento italiano. Dopo le medaglie conquistate nelle precedenti edizioni, arriva a Milano-Cortina con ambizioni importanti.



René De Silvestro, tra i giovani più brillanti del circuito, già medagliato ai Giochi, capace di competere ai massimi livelli nelle discipline tecniche.

Federico Pelizzari, nome emergente del team azzurro, pronto a sfruttare il fattore casa.

Nazionale italiana di Para Ice Hockey, l’Italia punta sull’esperienza del gruppo storico e sull’energia del pubblico di Milano per cercare l’impresa contro potenze come USA e Canada.

Ci sono molte storie ispiratrici di atleti paralimpici italiani che hanno raggiunto traguardi eccezionali, superando sfide personali e dimostrando grande determinazione e spirito di squadra. Ve ne racconteremo alcune, per evidenziare quanto lo sport sia un potente strumento di inclusione, motivazione e cambiamento sociale


Da atleta Olimpico a Paralimpico sulla neve di casa, Emanuel Perathoner unisce i due mondi • Snowboard



Il due volte atleta Olimpico di snowboard Emanuel Perathoner si è infortunato mentre si allenava per la sua terza partecipazione ai Giochi invernali, ma, vedendo il lato positivo in ogni cosa come filosofia di vita, è ora pronto a fare il suo debutto Paralimpico sulla neve di casa. Olympics.com ha parlato con il tre volte Campione del mondo di snowboard Paralimpico della sua inaspettata seconda vita in questo sport e di come gli snowboarder Olimpici e Paralimpici italiani si siano uniti in vista di Milano Cortina 2026.


Foto di Cameron Spencer/Getty Images

Di Lena Smirnova28 novembre 2025 11:30 GMT+110 min di lettura


Quelli di Milano Cortina 2026 saranno i primi Giochi Paralimpici per Emanuel Perathoner, ma l'atleta italiano non è nuovo alle competizioni di alto livello.
Perathoner aveva 19 anni l'ultima volta che l'Italia ha ospitato i Giochi Olimpici e Paralimpici. Aveva cercato di qualificarsi per Torino 2006, partecipando anche alla gara di qualificazione, ma alla fine non era riuscito a entrare nella squadra italiana di snowboard cross.
Torino 2006 è stata la prima volta che questa disciplina è stata inclusa nel programma Olimpico e Perathoner ha seguito tutte le gare tra una sua competizione FIS e l'altra in Austria.
Quattro anni dopo, era dall'altra parte dello schermo, con la sua famiglia e i suoi amici che lo guardavano mentre faceva il suo debutto a cinque cerchi a Sochi 2014. Curiosamente, lo snowboard Paralimpico, lo sport che Perathoner avrebbe iniziato a praticare otto anni dopo, ha fatto il suo debutto Paralimpico proprio sulla stessa collina di Rosa Khutor.
Perathoner ha apprezzato molto la sua prima esperienza Olimpica. Ha sfruttato al massimo la vita nel Villaggio Olimpico e ha potuto assistere anche ad alcune gare di sci alpino, che si sono svolte nello stesso cluster di impianti.
Dal punto di vista agonistico, però, Sochi 2014 è stata un'esperienza frustrante per Perathoner. Lo snowboarder ha subito una commozione cerebrale e un infortunio al polso durante gli allenamenti. Quando è tornato in pista pochi giorni dopo, uno dei suoi compagni di squadra gli è finito addosso, causandogli la frattura di due costole.


“Il medico mi ha detto: ‘Vai all'area di arrivo e resta lì’. Non mi hanno lasciato gareggiare”, ha ricordato Perathoner. “Ho pianto durante la discesa. Ti alleni per quattro anni, cerchi di arrivare lì, e poi è come... sì, ma questo è lo sport. Succede”.
Perathoner non ha potuto vivere nel Villaggio Olimpico né assistere alle altre discipline sportive nella sua seconda esperienza a cinque cerchi, quella di PyeongChang 2018, ma ha completato le sue gare. Si è classificato 15° nello snowboard cross, il miglior piazzamento tra gli atleti italiani nelle gare maschili.
“Ci sono stati molti incidenti, infortuni e anche alcune carriere sono finite lì”, ha detto Perathoner. “Avrei potuto fare meglio perché ero abbastanza veloce, ma ho commesso un errore alla fine, ho avuto un contatto con altri atleti. Ma ero abbastanza contento di uscirne con entrambe le gambe perché è stata una situazione piuttosto difficile”.





Emanuel Perathoner, in blu, si è classificato quindicesimo nello snowboard cross ai Giochi Olimpici di PyeongChang 2018.
“Sii sempre positivo”: l'approccio di Emanuel Perathoner dopo l'infortunio
L'andamento delle gare alle sue prime due edizioni Olimpiche non è stato ideale per Perathoner. Ma Beijing 2022 prometteva di essere diversa.
Lo snowboarder ha registrato i suoi migliori risultati dopo PyeongChang 2018, vincendo una medaglia di bronzo ai Campionati del mondo FIS di snowboard, freestyle e freeski 2019 e ottenendo tre podi in Coppa del mondo, tra cui una vittoria nel dicembre 2018.
Il percorso di snowboard cross di Beijing 2022 complementava i suoi punti di forza, rendendo più nitido il sogno di una medaglia Olimpica.
“Pensavo continuamente ai Giochi di Pechino. Era il mio obiettivo principale”, ha detto Perathoner. “Non ho mai pensato di smettere dopo PyeongChang”.
L’azzurro si stava allenando duramente per i suoi prossimi Giochi Olimici invernali, ma proprio durante gli allenamenti ha subito un grave infortunio alla gamba sinistra.
Dopo l'incidente del 14 gennaio 2021, Perathoner ha subito quattro interventi chirurgici, una protesi totale al ginocchio e un anno di riabilitazione.
Tuttavia, anche in ospedale, ha continuato a sperare di poter partecipare ai Giochi di Beijing 2022. Man mano che la data si avvicinava, però, e non riusciva ancora a camminare senza stampelle, Perathoner ha dovuto ammettere che una terza partecipazione Olimpica non era nel destino per lui.
È stata una delusione enorme, ma osservandolo in quel momento non si sarebbe detto.
“C'era una signora che andava dal mio fisioterapista e mi ha detto: ‘Tu sorridi sempre’. Penso che sia una cosa positiva aver imparato a non mollare mai, a sorridere sempre”, ha detto Perathoner. “Questo ti aiuta molto a superare i momenti difficili”.
Sebbene Perathoner non abbia gareggiato ai Giochi di Beijing 2022, ha fatto una comparsa grazie alla medaglia di bronzo vinta dal compagno di squadra Omar Visintin nello snowboard cross maschile.
Subito dopo le gare per le medaglie, sono state effettuate delle videochiamate con le famiglie degli atleti, che non hanno potuto recarsi ai Giochi a causa delle restrizioni Covid. Ma quando la famiglia di Visintin non ha risposto subito, Perathoner, il compagno di squadra con cui ha vinto la Coppa del mondo a squadre nel marzo 2018, è apparso sullo schermo ed è stato il primo a congratularsi.
“È stato davvero bello”, ha detto Perathoner. “Non essere lì ma condividere quel momento con il tuo ex compagno di squadra e amico è davvero bello”.
La reincarnazione di Emanuel Perathoner come snowboarder Paralimpico
Il primo obiettivo di Perathoner dopo l'infortunio era quello di tornare a camminare. Ci è riuscito, senza l'aiuto delle stampelle, nel luglio 2022.
A settembre ha iniziato gradualmente a correre sul tapis roulant. A ottobre, durante un viaggio a Bolzano, in Italia, ha incontrato alcuni ex compagni di squadra e ha indossato uno snowboard per la prima volta dopo più di un anno e mezzo.
Quella discesa ha riacceso in lui la vecchia passione per la competizione.
“Mi mancava, soprattutto gareggiare”, ha detto Perathoner. “Guardavo tutte le competizioni e mi mancava gareggiare”.
Dopo aver scoperto che il suo infortunio lo rendeva idoneo per lo snowboard Paralimpico, Perathoner è stato inserito e a novembre ha gareggiato nella classe LL2 (Lower Limb 2) alla sua prima Coppa Europa. Un mese dopo, ha partecipato alla sua prima Coppa del mondo.
È stata una curva di apprendimento ripida, soprattutto capire come sciare con una mobilità limitata al ginocchio e alla caviglia. Anche adesso, a pochi giorni dall'inizio della sua quarta stagione di Coppa del mondo di snowboard Paralimpico, Perathoner continua ad apportare modifiche alla sua tecnica.
“La cosa positiva è stata la mia esperienza e il fatto di essere anche allenatore e istruttore di snowboard, questo mi ha aiutato molto”, ha detto l'atleta. “Conosci il tuo corpo. Sai cosa fare. Conosci la tecnica sulla tavola e puoi provare cose diverse, e penso che questa sia stata la cosa più importante per me”.
Perathoner si è lanciato nella sua prima stagione di snowboard Paralimpico senza alcun allenamento sulla neve e senza alcuna aspettativa. Alla fine, ha conquistato il titolo mondiale nel dual banked slalom, l'argento mondiale nello snowboard cross ed è salito sul gradino più alto del podio in tre gare di Coppa del mondo.
È stato un debutto spettacolare per l'atleta, che da allora ha consolidato il suo status con altre 15 vittorie in Coppa del mondo e una doppia medaglia d'oro ai Campionati del mondo di snowboard Paralimpico 2025. Ma per Perathoner, un tempo bambino ultra competitivo che abbandonava gli sport che amava quando sentiva di non poter vincere, le medaglie non sono più l'obiettivo principale.
"Tornare in pista è stata la cosa che mi è piaciuta di più. Tornare a sciare, praticare di nuovo lo sport che ho fatto per tutta la vita“, ha detto. ”Alla fine, quando finisci la stagione, pensi: ‘Ok, ne vale ancora la pena? Mi diverto ancora a gareggiare?’. Questa è la cosa più importante per me. Se smette di essere divertente per me, smetterò di gareggiare. Mi diverto, ecco perché lo faccio"Prima di vincere titoli mondiali nello snowboard Paralimpico, Perathoner ha gareggiato nello snowboard cross in due edizioni dei Giochi Olimpici Invernali. Si stava allenando per i suoi terzi Giochi quando un grave infortunio ha posto fine al suo sogno.Ma non è stata la fine. Semplicemente un cambio di direzione.
Perathoner è ora pronto a fare il suo debutto Paralimpico cinque anni dopo l'infortunio, un intervento di sostituzione del ginocchio, un anno di riabilitazione e 18 mesi con le stampelle.
Il suo ritorno allo sport agonistico ha contribuito a riunire le squadre Olimpiche e Paralimpiche italiane in vista dei Giochi che si terranno in casa e, mentre il conto alla rovescia continua - mercoledì 26 novembre ha segnato 100 giorni all'inizio dei Giochi Paralimpici e 72 giorni all'inizio dei Giochi Olimpici - Perathoner è entusiasta di tifare per i suoi ex compagni di squadra e di essere tifato da loro.
“Bisogna cercare di essere positivi, di trovare cose diverse, di non pensare alle cose brutte che potrebbero succedere e di vedere il lato positivo delle cose che ti sono successe”, ha detto Perathoner in un'intervista esclusiva a Olympics.com. “Ora ho una seconda carriera. Non me lo aspettavo, ma è una cosa positiva”.
Infatti  la   sua  storia  è importante    perchè permette  di creare un legame tra il mondo Olimpico e quello Paralimpico
Uno degli aspetti più divertenti della sua nuova carriera nello snowboard Paralimpico è che Perathoner ha la possibilità di ritrovare i suoi compagni della squadra Olimpica. Gli snowboarder Olimpici e Paralimpici italiani spesso si allenano insieme sugli stessi percorsi, si scambiano consigli e si incoraggiano a vicenda durante le gare.
Prima che Perathoner entrasse a far parte della squadra Paralimpica, non era così. Quando faceva parte della squadra Olimpica, lui e i suoi compagni di squadra raramente incrociavano gli snowboarder Paralimpici, che si allenavano principalmente nei fine settimana.
“Da quando sono entrato nella squadra Paralimpica, penso che il legame tra le squadre sia più intenso perché ci alleniamo insieme e i miei ex allenatori, se chiedo loro un consiglio, mi rispondono sempre di sì”, ha detto Perathoner. “A volte anche i miei ex compagni di squadra danno loro qualche consiglio. È una cosa positiva”.
Sebbene Perathoner sia felice di ritrovare i suoi compagni di squadra e allenatori Olimpici, alcuni dei quali conosce dal suo debutto nella Coppa del mondo FIS nel 2003, non gli manca la competizione all'interno della squadra nazionale.
I podi hanno solo tre posti, il che significa che i compagni di squadra finiscono per gareggiare l'uno contro l'altro. Questo non è il caso degli sport Paralimpici, dove i compagni di squadra con classificazioni diverse gareggiano in gare separate.
“Ora non gareggio contro i miei compagni di squadra”, ha detto Perathoner. "E posso aiutarli. Posso dare loro molti consigli e non devo pensare: ‘Ok, ora gli do dei consigli e poi, se gareggiamo insieme, potrebbero superarmi’.
“È bello anche condividere le vittorie con i compagni di squadra nello stesso giorno. Ho condiviso il podio con il mio compagno di squadra. Io sono arrivato secondo, lui ha vinto. Anche questo è molto bello, ma se vincono entrambi è ancora meglio”.
E le feste sono più grandi quando due compagni di squadra italiani vincono il Globo di Cristallo assoluto, come hanno fatto Perathoner e Jacopo Luchini, che gareggia nella classe UL (Upper Limb), alla fine della scorsa stagione?
Non necessariamente.
“Sono troppo vecchio per queste cose”, ha detto Perathoner, 39 anni, ridendo. “Non faccio più feste”.
Casa dolce casa: un debutto Paralimpico a due ore dalla sua città natale
Indipendentemente dalla loro classificazione o dalla loro appartenenza a una squadra Olimpica o Paralimpica, la destinazione è la stessa per gli atleti con cui Perathoner si allena: Milano Cortina 2026.


Per il tre volte Campione del mondo di snowboard Paralimpico, i Giochi hanno un vantaggio in più. Perathoner gareggerà a due ore dalla sua città natale, il che significa che molti dei suoi amici e familiari potranno tifare per lui di persona. Tra questi c'è anche sua moglie Belén, che in queste occasioni sventola una grande bandiera italiana con il volto del marito.
“Ogni volta che vedo quel volto mi viene da ridere, ma è bello vederlo”, ha detto Perathoner.
Sarà la prima volta che Perathoner vedrà la sua famiglia al traguardo di un grande evento, dato che non hanno potuto seguirlo a Sochi 2014 o PyeongChang 2018.
Ma c'è un'altra prima volta che Perathoner vuole spuntare dalla lista quando andrà ai Giochi nella sua città natale.
“Vincere una medaglia”, ha detto. “È la cosa che mi è mancata di più nelle mie precedenti Olimpiadi, perché mi sono dedicato allo scambio di spille e ho visto diversi sport, e l'obiettivo principale delle Paralimpiadi - era già così alle ultime Olimpiadi, perché si vuole salire sul podio - la cosa che desidero di più è vincere una medaglia, o due”.


Pietismo e riscatto delle persone disabili

lo che   i  post       di   

Mariarosaria Canzano
23 h 

Sto seguendo poco Sanremo.
Eppure alcune immagini arrivano lo stesso, attraversano i social, si infilano nei discorsi, diventano “messaggi”.
Ho visto persone con disabilità sul palco, accompagnate da slogan come “Sono come te” e definite, ancora una volta, “ragazzi speciali”.
E no, questa non è inclusione.
È una messa in scena che serve più a chi guarda che a chi viene mostrato.
Dire “sono come te” non è un atto liberatorio.
È un tentativo di rendere la disabilità accettabile solo se rassomiglia alla norma.
Come se l’esistenza di una persona dovesse essere giustificata attraverso la somiglianza, non riconosciuta nella sua unicità.
Le persone con disabilità non devono essere “come noi”.
Sono persone. Punto.
Con identità proprie, bisogni specifici, competenze, limiti e risorse che non vanno né nascosti né addolciti.
E la parola “speciali” continua a essere il paravento perfetto:
serve a chi non sa stare nella complessità,
a chi ha bisogno di rendere la disabilità emotivamente digeribile,
a chi preferisce la commozione alla responsabilità.
Quella vista a Sanremo non è inclusione.
È inclusione di facciata.
È il momento “giusto” inserito nello spettacolo,
l’applauso programmato,
la telecamera che cerca la lacrima,
la coscienza collettiva che si sente a posto per qualche minuto.
Ma la disabilità non è una parentesi narrativa.
Non è un simbolo motivazionale.
Non è un segmento emozionale da prima serata.
L’inclusione vera è molto meno spettacolare:
– è lavoro accessibile
– è scuola con strumenti adeguati
– è diritti garantiti senza dover combattere ogni giorno
– è normalità, non eccezione
Finché continueremo a dire “sono come te”,
significa che non siamo ancora capaci di dire semplicemente sono persone.
E di questo pietismo elegante, ben confezionato e venduto come progresso,
io sono sinceramente stanca.

e

Io Sanremo non lo guardo.
Ma certe cose ti arrivano lo stesso.
Ho visto persone con disabilità sul palco con la scritta ‘Sono come te’.
E ho sentito chiamarli ragazzi speciali.
Ecco, io queste cose le detesto.
Perché nel 2026 siamo ancora lì.
A spiegare che una persona con disabilità è ‘come noi’.
Come se dovesse essere rassicurante.
Come se dovesse dimostrare qualcosa.
Non sono ‘come te’.
Sono loro.
Con le loro caratteristiche, i loro limiti, i loro talenti.
E non devono essere normalizzati per essere accettati.
E ‘speciali’ poi…
Speciali è la parola che usiamo quando non sappiamo stare nella realtà.
Quando abbiamo bisogno di edulcorare la disabilità per non sentirci a disagio.
Io non voglio la narrazione che fa piangere.
Non voglio l’applauso da prima serata.
Non voglio la telecamera che indugia sull’emozione facile.
La disabilità non è una scenografia motivazionale.
Non è il momento tenero dello spettacolo.
Non è il segmento inclusivo per sentirsi a posto con la coscienza.
Inclusione è quando quella persona lavora.
Quando studia con strumenti adeguati.
Quando non deve lottare per ogni diritto.
Quando non viene trattata come un simbolo.
Finché continueremo a dire ‘sono come te’
significa che non li consideriamo ancora semplicemente persone.
E io di questo pietismo elegante, confezionato bene e venduto come progresso…
sono stanca.


non hanno tutti i torti . m come fare a non considerare "speciali " quelle persone , in particolare gli atleti paraolimpici , che con un forte handicap e disabilità riescono a non abbattersi e cadere nel vittimismo o auto commiserazione riscattandosi e a donarci grandi emozioni e forza per andare avanti

Daniele Terenzi, primo Étoile con disabilità: “La diversità può diventare valore creativo”

Questa storia è per chi mi dice che parlo di disabilità solo davanti ai grossi eventi come le paraolimpiadi ...