Capolavoro. Capolavoro. L'Italia è in semifinale all'Europeo: 2-1 alla Norvegia, decide la
doppietta di Cristiana Girelli. Nel mezzo la rete di Hegerberg, che prima sbaglia un calcio di rigore e a noi interessa poco. Quello che interessa è che le azzurre almeno fino a martedì prossimo saranno in Svizzera. Giovedì sera conosceremo la nostra avversaria: o la Svezia che non fa tanto paura, o l'Inghilterra che invece è campione in carica. Qualcosa di unico: mai prima d'ora, con il torneo a 16 squadre, le azzurre avevano raggiunto questo traguardo.
Meriti
L'artefice di tutto questo è Andrea Soncin. Il tecnico che ha risollevato un gruppo che sembrava disunito. Che era disunito dopo la legnata al Mondiale. Il tecnico ha lavorato tanto, ha dato coraggio, ha portato idee e ha ridato fiducia. Incredibile. Non si può non menzionare un ct che si è calato immediatamente nel nuovo lavoro - veniva dal Venezia maschile - non parlando mai di calcio femminile, ma di calcio. Le sue lacrime dopo il passaggio della prima fase sono già iconiche. E anche Gravina, a Ginevra, si gode la festa. Ci sarà tempo per pensare al prossimo step, per capire le contromisure. Per preparare il tutto.
Emozione
«Incredibile e bellissimo. Un bel messaggio per tutto il movimento. Il regalo più grande che possiamo fare a tutte le bambine che ci guardano» ha detto Soncin alla fine del match. «Siamo orgogliose, la storia viene scritta per quello che è stato fatto prima. Merito a chi c'era prima. Il merito delle ragazze è grandissimo. Hanno fatto qualcosa di eccezzionale. Godiamocela. Tra qualche minuto penseremo alla semifianale
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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28.12.25
15.11.25
cosa è la morte ? Roberto Demontis medico legale : «Sfido ogni giorno i misteri della morte»
La morte è dunque un fenomeno complesso in quanto ha doverse sfaccetture in senso :
Biologico, come cessazione delle funzioni vitali. la morte è l’estinzione dell’individualità corporea: non tanto dei singoli elementi che compongono il corpo, quanto delle relazioni vitali tra organi e funzioni.La medicina ha ridefinito nel tempo i criteri di diagnosi di morte, soprattutto con l’avvento di tecniche come la rianimazione cardio-polmonare e i trapianti di organi.Oggi si distinguono concetti come morte cerebrale (cessazione irreversibile delle funzioni del cervello) e arresto cardiaco, che hanno implicazioni etiche e giuridiche.
Filosofico, come limite e possibilità ultima dell’esistenza.Nella filosofia antica, la morte era spesso vista come passaggio o dissoluzione in un ciclo cosmico di rigenerazione.In una prospettiva dualistica, l’uomo è corpo mortale e anima immortale: la morte riguarda solo la parte corporea.L’esistenzialismo (Heidegger in particolare) la interpreta come “situazione-limite”, la possibilità ultima che condiziona l’intera esistenza.Per molti pensatori, la morte non è solo fine, ma anche ciò che dà senso alla vita, perché ci obbliga a confrontarci con la finitezza
Sociale ed etico, come evento che richiede rituali, norme e riflessioni collettive.In sintesi \ altre parole, la morte non è solo la fine della vita, ma anche un orizzonte di senso che plasma il modo in cui viviamo, pensiamo e ci relazioniamo.Infatti la morte è anche un fatto sociale: ogni cultura ha rituali funerari che trasformano l’evento naturale in un processo simbolico e comunitario.In bioetica, la definizione di morte è stata ridiscussa con le nuove tecnologie mediche: condizioni come lo stato vegetativo mostrano come la vita biologica possa continuare senza coscienza.Questo apre dilemmi su cosa significhi davvero “essere vivi” e su chi abbia il diritto di decidere quando la vita è conclusa.
In altre parole, sintetizzando , la morte non è solo la fine della vita, ma anche un orizzonte di senso che plasma il modo in cui viviamo, pensiamo e ci relazioniamo.
dopo questo sproloquio \ spiegone ecc cosa ne pensa
unione sarda 15\11\2025
Roberto Demontis: «Sfido ogni giorno i misteri della morte»
La decisione è di fine anni Settanta: «Mi laureo in Medicina e poi faccio il medico legale», pensò l’adolescente cagliaritano Roberto Demontis. A dire il vero, non l’ha solo pensato: l’ha proprio fatto. Galeotto fu il telefilm “Quincy”: «Lo guardavo, mi appassionava come riuscisse a risolvere i casi di omicidio più complicati studiando la scena del delitto e il cadavere della vittima».
D’accordo, ma da adolescenti tutti pensiamo di fare il pompiere oppure il cantante, l’attore o il Papa. Lei si è immaginato fra i cadaveri, peraltro frutto di morti violente.
«Evidentemente sì, visto com’è andata. E non me ne sono mai pentito: la medicina legale è estremamente interessante, difficile e richiede molto rigore. E dà risposte, questo mi piace».
Cambiano i tempi, e con essi cambiano le “scuole di pensiero”: qualche decennio fa il medico legale era uno che «tagliava cadaveri» e la gente lo guardava con qualche brivido. Poi dagli Stati Uniti sono arrivate le serie tv in cui il coroner (il medico legale, appunto) era protagonista, risolveva i casi giudiziari più intricati e in qualche caso - come ad esempio il dottor Donald Mallard, serie tv Ncis - il personaggio del coroner è stato disegnato con i tratti del genio, coltissimo in tutti i settori e dotato di grande senso di umanità. «Ma quelli sono telefilm», ridacchia Roberto Demontis, 63 anni, cagliaritano, che il coroner («No, il medico legale», corregge lui) lo fa dal 1992. Sposato, tre figli, laureato a Cagliari, specializzato a Roma all’Università di Tor Vergata, dottorato in Criminalistica e master in Odontostomatologia forense, ora è direttore della struttura complessa di Medicina legale dove ha sei colleghi su cui contare e ha sede all’Oncologico Businco di Cagliari, quindi all’Arnas Brotzu. Però è un medico universitario, infatti insegna all’Ateneo cagliaritano. Ama ridere e scherzare, adora i momenti di leggerezza, ma spacca la sua vita in due: quando si lavora e quando non si lavora. Riuscendo a essere due persone simili, ma non le stesse. In poche parole, «in sala autopsie ci mando il dottor Demontis, mai Roberto». Tant’è vero che, una volta, gli capitò di fare la perizia necroscopica a un parente: «Lo feci senza pensarci. Lo feci e basta. Così come l’oncologo davanti al paziente bambino senza più speranza, anche il medico legale dev’essere impassibile».
Quanto interferiscono le emozioni, nel suo lavoro?
«Il giorno in cui mi coglierà un’emozione, smetterò di fare le autopsie e i sopralluoghi sulla scena del crimine».
Addirittura.
«Il principale segreto del nostro lavoro è non provarle proprio, le emozioni, perché conducono su piste sbagliate. Io analizzo, ho un corpo da intervistare con gli occhi, da osservare nel dettaglio, da leggere attraverso esami di laboratorio che richiedono tempo come ad esempio quello tossicologico. Devo studiare dove sono le ferite per ricostruire la dinamica del delitto, assegnare le posizioni di vittima e assassino nella scena del crimine, capire chi e che cosa ha ucciso una persona. E anche se è realmente un omicidio. A proposito: l’analisi del luogo del delitto è importante quanto l’autopsia, infatti chiedo sempre di poterla vedere prima che le forze dell’ordine e perfino la Scientifica della polizia o i Ris dei carabinieri possano modificarla. Ci sono dettagli decisivi, e il medico legale fa la sua indagine sulla base di parametri diversi da quelli utilizzati dagli investigatori».
I medici legali delle serie tv americane parlano con i cadaveri e sostengono che, in qualche modo, rispondano.
«Nei telefilm tutto si può fare, ma poi la vita vera è un’altra cosa. Non parlo con i morti ma è vero che in un certo senso loro lo fanno con me, ovviamente non con le parole. Osservandoli, scopro tante cose di loro in generale, a partire dalle malattie di cui soffrivano, e soprattutto come sono deceduti».
Ma ci saranno “pazienti” speciali. I bambini, ad esempio.
«No, nessuno può essere speciale. Io cerco tracce sempre, e sempre le seguo per scoprire la quantità massima di verità possibile. Il metodo non deve cambiare, a meno che non ci siano nuovi strumenti d’indagine forense: ca mbia solo chi ho sul tavolo e io mi concentro sul lavoro. Poi, ripulisco la mente e non ci penso più».
Ma ci sarà pure un caso che ricorda più di altri.
«Ovviamente sì, tutti ricordiamo le anomalie statistiche e le stranezze che troviamo nel nostro lavoro. Posso dire di quell’autopsia in cui ho visto una cosa nuova: l’assassino scuoiò il volto della vittima. Essendo un regolamento di conti fra criminali, il senso era: “Hai perso la faccia”. E poi un caso nell’Oristanese: un cadavere fatto a pezzi e sparso all’aperto. Passai quindici giorni a cercarli e raccoglierli. Ancora: mi accorsi, dall’esame della scena del crimine, che l’assassino era claudicante: lo indicavano le impronte. Ed era così, fu arrestato e condannato».
Quando un suo esame è stato decisivo per trovare il colpevole?
«I nostri esami lo sono spesso. Una volta, un caso che si stava per archiviare come suicidio è divenuto un’indagine per omicidio. In generale, il medico legale è spesso determinante».
E capita che il medico legale faccia prosciogliere un sospettato?
«Eccome: spesso troviamo gli assassini, in altri casi capiamo che il sospettato non è l’assassino».
Il suo primo caso?
«L’autopsia di un feto morto in utero».
Niente vi sarà risparmiato.
«È nelle cose: siamo medici legali».
Le donne non uccidono?
«Pochissimo, generalmente per difendersi da mariti o compagni violenti. Usano armi bianche, cioè lame».
Eliminano quelli che poi, se non lo fanno, le uccidono?
«In certi casi, sì».
Gli assassini sardi sono più o meno cattivi rispetto alla media?
«Il numero degli omicidi è stabile da una ventina d’anni. È cambiato il movente: prima era per punire l’abigeato, o per le faide, invece ora sono appunto più passionali, legati a tradimenti, senza differenze per il grado di crudeltà rispetto al resto d’Italia».
Tanti cervelli, in giro, sono rovinati da abusi di alcol e droghe, soprattutto nell’adolescenza.
«Vero, e questo ha un peso sugli omicidi: non controllano la violenza e i danni creati dalle sostanze in giovane età sono ben presenti per tutto il resto della vita».
Passiamo alle tristezze non dei morti, ma dei vivi. Lei è assessore alle Politiche sociali del Comune di Sinnai. Dove trova la forza?
«Mi realizzo quando riesco a compiere un progetto. Ad esempio, Sinnai è stato uno dei primi Comuni cardioprotetti, perché abbiamo fatto installare i defibrillatori in giro. Poi organizziamo corsi di primo soccorso ed è un mondo di vivi che mi aiuta a compensare quello dei morti. In Comune ho una buona squadra, e un’altra ce l’ho nella struttura complessa di Medicina legale».
Lei è credente. Trova mai Dio durante le autopsie?
«No, mai. Trovo indizi e prove, sono concentrato su quello perché è ciò che mi si richiede, quindi devo mantenere la freddezza. Devo affermare qualcosa solo quando trovo i riscontri e quindi sono focalizzato sulla ricerca».
Però, in un corpo martoriato dalla violenza, almeno Satana qualche volta l’avrà intravisto.
«Non ho di queste frequentazioni, nemmeno sul lavoro. L’ho detto: se un giorno mi ritrovassi a provare qualche emozione durante un’autopsia o l’analisi di una scena del crimine, quello sarà il mio ultimo giorno sul campo e lascerò lavorare solo la mia squadra. Fede, emozioni, per il medico legale sono sovrastrutture, dunque un lusso che non si può permettere. Solo le prove hanno diritto di parola, in questo lavoro dove l’ego si deve annullare. Poi spegni la luce nella sala e te ne vai, e a quel punto vivi tutte le emozioni che vuoi, ma con una regola: finita l’autopsia, io manco mi ricordo il volto della persona che avevo sul tavolo, con due vantaggi. Il primo è poter avere una vita totalmente al di fuori di questo, l’altro è di dare al pm o al giudice un supporto credibile e scientifico per trovare l’assassino. Quello giusto».
12.9.25
Samuele Fiori «Punto da una cubomedusa, emozione più forte del dolore» Studente di scienze naturali ha incontrato la specie rara nelle acque dell'Argentiera
Sassari
Un dolore fortissimo, che ancora dura dopo qualche giorno. Ma anche una altrettanto forte emozione, per essere entrato, un po’ bruscamente, in contatto con il “terrore del Mediterraneo”: una cubomedusa, nota anche come “medusa scatola”.Una specie capace di causare gravi ustioni con le sue nematocisti che in alcune specie, come la “vespa di mare”, possono avere esiti letali.A raccontare la sua dolorosa scoperta Samuele Fiori, studente di Scienze Naturali all’università di Sassari e divulgatore scientifico in erba con le sue pagine social “scienzapelata”, che ha incrociato la cubomedusa durante un’escursione nelle meravigliose acque dell’Argentiera e ha avuto il sangue freddo, nonostante il forte dolore, di riprendere ma medusa, riuscendo così a individuare la specie esatta con l’auto del suo professore.«È Carybdea marsupialis. L’unica cubomedusa presente nel Mediterraneo – racconta – è quasi impossibile vederla in acqua visto che è praticamente trasparente. Ha dei lunghi tentacoli, che che possono raggiungere i 30 centimetri, e nonostante sia meno pericolosa delle sue sorelle che prediligono le regioni tropicali, può causare ustioni significative».

Nel Mediterraneo la presenza di questa specie è ormai abbastanza comune, anche se i principali avvistamenti si registrano a largo di Siracusa, nel Golfo di Trieste, a Lignano Sabbiadoro e la laguna di Grado, «Ma sta colonizzando aree sempre più vaste – spiega Samuele –. Con l’aumento delle temperature (predilige acque calde), la pesca a strascico e la pesca intensiva che eliminano i suoi predatori naturali stanno aumentando esponenzialmente di numero.
E può capitare che i venti, come il forte maestrale dei giorni scorsi, le spingano sulle coste della Sardegna, come quella dell’Argentiera dove l’ho incontrata».Un incontro comunque raro: «Devo dire che, nonostante il dolore sia stato atroce – spiega lo studente di scienze naturali – ho subito pensato: che figata. Anche perché poco prima, sempre nella stessa spiaggia, ho visto un Ctenophoro “cintura di Venere", un organismo trasparente e gelatinoso che vive principalmente in mare aperto. Il suo corpo, così come quello di molte meduse, è costituito principalmente da acqua; presenta delle ciglia vibranti disposte a pettine, in grado di produrre particolari iridescenze. Io li chiamo discoteche ambulanti».«Sono specie incredibili – continua il giovane –. E, nonostante la Carybdea marsupialis mi abbia fatto una brutta ustione, sono fermamente convinto che vadano rispettate e ammirate e non demonizzate. Il tratto di mare in cui le ho trovate è difficilmente raggiungibile ed è un angolo inviolato, e protetto, di paradiso, come tanti tratti della nostra bellissima Sardegna. Certo, le specie marine vanno riconosciute e trattate con rispetto, altrimenti si rischia di fargli, e di farsi, davvero del male. Ma alla fine assolvono solo il loro compito nel ciclo naturale e siamo noi che dobbiamo imparare a conviverci».
17.7.25
Norvegia-Italia 2-1: azzurre in semifinale all'Europeo. Decide la doppietta di Girelli
meno male che c'è il calcio femminile a rendere onore al calcio italiano .
Norvegia-Italia 2-1: azzurre in semifinale all'Europeo. Decide la doppietta di Girelli
18.6.25
indifferenza ed apatia il caso della morte di Mariano Olla di Claudia Sarritzu Ghironi
31.8.21
Oney Tapia dal baseball al lancio con il disco e Porcellato francesca A 50 anni vince l'ARGENTO nella cronometro H3, sua 14esima medaglia in 11 Paralimpiadi (3 sport: atletica, sci, handbike)
Anna Maria Masina
Lorenzo Tosa ciò che sta accadendo alle paraolimpiadi non è altro che il riflesso della vita di tutti i gg delle persone disabili. L’isolamento, l’indifferenza, la non accettazione del diverso ( diverso poi rispetto a quale parametro??? Booo) l’impossibilità di muoversi in una città come Roma, la mancata inclusione, la lotta giorno per giorno per ottenere un nulla rispetto a ciò di cui si avrebbe bisogno LA TOTALE SOLITUDINE del disabile e della sua famiglia nemmeno la immaginate. E se non sei qualcuno o se non hai soldi… si vive nello sprofondo più assoluto!
vero ma impariamo da queste storie !! mai arrendersi
Avevo appena finito di scrivere di Lui che m'arriva una notifica dai miei contatti twitter , in cui si riporta l'incredibile storia di
27.4.21
La natura ammantata di rosso poesia di Daniela Bionda
Salve compagni di strada voglio parlarvi della Natura
sono sempre stata affascinata dalla natura, una natura selvaggia, tra terra e cielo, pioggia e mare, tempeste, fiumi, montagne e torrenti. Una natura fatta di fiori di campo e grida di uccelli, per questo ho scritto questa poesia che spero vi piaccia
buona lettura

25.4.21
Primavera
in sottofondo
Antonio Vivaldi: La Primavera
Il 20 Marzo è arrivata la Primavera, ovvero questo è quello che risulta dal calendario, ma come prima si diceva "Non esistono più le mezze stagioni", oggi a causa dei cambiamenti climatici non c'è più una stagione che rispetti le sue caratteristiche e peculiarietà. Il caldo imperversa in zone che hanno sempre avuto lunghi inverni e basse temperature, il freddo, invece imperversa in zone a clima temperato, per questo motivo, ho scritto una poesia sulla primavera, una primavera normale, di quelle di una volta. Una primavera calma e serena, una primavera di un piccolo paese che spero vi piaccia.

8.6.19
Lu tempu
per chi non capisce , anche se secondo molti miei amici\che del
18.11.18
il cuore cambia gioco : l'esordio letterario del medico renato gigante recensione di Emiliano Morrone
UN LIBRO DA LEGGERE, UNA STORIA D’AMORE, DI FEDE, DI VITA NUOVA
"Il cuore cambia gioco", Iuppiter Edizioni, Napoli, 2018, è la storia di una catarsi personale: di un uomo, di un medico che realizza il senso della vita attraverso la malattia che gli ha spento un erotismo ignifero e donato una fede divampante; di un padre separato che riscopre la figlia dopo anni di appiattimento borghese in cosciente solitudine, spezzata dall’incontro con una donna carnale che si fa oggetto del desiderio e ragione di una possibile prospettiva di coppia; di un’anima in pena che rivede e ripassa i tempi, il film della sua esistenza, in attesa del miracolo della guarigione. Mia recensione del volume al link http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5905 . Cordiali saluti, Emiliano Morrone
2.2.18
grazie ad un fumetto si " riscopre " l'antico gioco della ruzzola
25.4.17
cosa è per me il 25 aprile
leggi anche
un avento ricco di emozioni difficile da descrivere . preferisco farlo con
L'amaca del 25 aprile 2017 Michele Serra e la vignetta di Altan
GLI occhi di Irma Bandiera (Mimma) furono spenti dalle torture dei nazisti nell’agosto del 1944. La accecarono perché non voleva rivelare i nomi dei suoi compagni. Poi la uccisero e lasciarono il suo corpo in strada, perché la gente vedesse che fine fanno i partigiani. Aveva 29 anni: rispetto alla media dei partigiani italiani, nemmeno pochi.
Ora gli occhi di Irma brillano intatti, restituiti al suo volto di giovane donna, dipinti di fresco sul muro di una scuola della sua città, Bologna. Un grande murale colorato: bello, vivo, potente. Chi si trovasse oggi da quelle parti passi da via Turati 84, se ne ha il tempo, a salutare Irma. Anche in automobile, basta un attimo, basta uno sguardo di gratitudine e di amicizia. Ovunque voi siate cercate un piccolo segno, un piccolo posto dove celebrare i nostri liberi avi, morti ragazzi. Non è indispensabile — anche se è bello — sfilare in corteo. Nei cortei troppo spesso le beghe di cronaca rubano la scena alla ragione dei vincitori di allora, che fu una ragione larga, una ragione generosa. Per un momento di memoria vera bastano anche il fiore deposto, il gesto grato, lo scorcio di muro, la fotografia, il portone, la lapide, il cippo, la breve sosta silenziosa. Basta un minuto per sentire che oggi è il 25 Aprile.
muro, la fotografia, il portone, la lapide, il cippo, la breve sosta silenziosa. Basta un minuto per sentire che oggi è il 25 Aprile.
1.11.16
Sapienza perduta © Daniela Tuscano
Che fatica Sant'Ivo, per il suo autore ma anche per chi vi entra. È un ottovolante, un maroso, starei per dire un terremoto. Esito un attimo a scriverlo. Poi proseguo con decisione.
Sant'Ivo è esattamente questo: interminato vortice, grido di marmo. Non vi entri, la penetri. E subito anneghi in tutto quel bianco, che non illumina ma acceca. Per capirlo, devi arrenderti. Dimenticare la razionalità. Assecondare quei flutti, le ingannevoli lesene, la preghiera inascoltata.
Sei nel cuore di Francesco Borromini, nell'attimo precedente la sua disperazione, i tormenti d'elvetico smarrito nella Roma papale. Quando il cervello si svuota, e sei illuso di veder luci, voli d'angeli e spazi nimbici.
Risposta logica non c'è. La vita è ricerca oscura, leopardiana. La sapienza, forse, risiede nella consapevolezza di questa fatica, d'un cammino apparentemente senza scopo, del cervello che all'improvviso parte, e non cogita più. Ma tu, sei. L'assioma cartesiano è un inganno. L'umanità non viene annullata. Anzi, in quel momento di sperdutezza, d'abbandono e bestemmia si erge più forte e prepotente che mai.
Ecco il messaggio di Sant'Ivo, chiesa eretta da un suicida, testamento eretico dell'uomo solo.
Ieri Sant'Ivo ha ondeggiato ancora. Lo spirito di Borromini è parso ridestarsi, terribile e vacuo come Efialte. Ma era brutalità, stupro. Sant'Ivo dal nome discreto, fiammingo, forense, ora è chiusa al pubblico. Le porte della conoscenza ci sono precluse. Non sarà che, nel frattempo, ne avevamo smarrite le chiavi?
Sant'Ivo velata agli occhi è l'estremo urlo. Una Commedia che si straccia, impedendoci di riflettere sulla vanitas. E ci accorgiamo, d'improvviso, che è troppo tardi, e non c'è più niente da fare.
© Daniela Tuscano
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...





