Ho letto, vedi articolo sotto, di nuovi attrezzi per lo sci paraolimpico per paralitici .
Una dimostrazione , una conferma che lo sport paraolimpico invernale in questo caso sia per pochi cioè di nicchia visti i costi per le attrezzature. Ma allo stesso tempo nonostante come tutti gli sport agonistici a rischio : corruzione, uso di mezzi illeciti (doping e simili ) , strumentalizzazioni ed uso propagandistico da parte della politica è uno sport ricco forse più di quello non paraolimpico di emozioni e passioni come ho avuto modo di vedere nei post precedenti su queste paraolimpiadi . Infatti esse . portano con sé storie di impegno, sacrificio e passione per lo sport. La preparazione per i giochi è un viaggio che richiede dedizione e resilienza, e ogni atleta ha una storia unica da raccontare. Il che fa si che i Giochi Paralimpici non sono solo un evento sportivo, ma un'opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla disabilità e promuovere l'inclusione. La scelta di Milano e Cortina come sedi rappresenta un passo importante verso l'integrazione e la visibilità degli atleti paralimpici. Le storie di questi atleti e delle loro esperienze possono ispirare molti e contribuire a cambiare la percezione della disabilità nella società.
In sintesi, i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 , come tutte le altre paraolimpiadi , sono un palcoscenico per storie di coraggio e determinazione, che celebrano non solo le abilità atletiche, ma anche la forza dello spirito umano.
In sintesi, i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 , come tutte le altre paraolimpiadi , sono un palcoscenico per storie di coraggio e determinazione, che celebrano non solo le abilità atletiche, ma anche la forza dello spirito umano.
https://www.wired.it/article/monosci-tecnologia-paralimpiadi-milano-cortina/
A oltre 100 chilometri orari sulla neve, il monosci che trasforma la tecnologia e il coraggio in velocità
Nello sci alpino paralimpico gli atleti affrontano la discesa seduti su un monosci: una protesi tecnologicamente super avanzata, progettata su misura e testata come una monoposto da gara
Rene De Silvestro in azione nel quarto giorno dei Giochi paralimpici invernali Milano Cortina 2026 presso il Centro di sci alpino delle Tofane a Cortina d'AmpezzoNurPhoto/Getty Images
La tecnica, a volte, diventa strumento di libertà. È il caso dello sci alpino paralimpico con monosci, una delle discipline disputate nei Giochi invernali Milano Cortina 2026.
Atleti con gambe amputate o paralizzate che scendono a più di 110 chilometri orari in sitting, ovvero stando seduti sul cosiddetto monosci (o sit-ski). Vero gioiellino di design e tecnologia, la protesi viene usata anche dagli sciatori paralimpici italiani – e con grande successo. Il 10 marzo, infatti, il discesista e portabandiera d’apertura dei Giochi Renè De Silvestro ha conquistato l’argento in questa categoria.
Una protesi testata nella galleria del vento
“Di tutti gli sport che ho provato in carrozzina, lo sci è stato l’unico che mi ha ridato delle emozioni: ho provato l’ebbrezza della velocità”, dice Manuel Michieletto, ex vicepresidente delle Fisip (Federazione italiana sport invernali paralimpici) e atleta in diversi mondiali, che della protesi complessa se ne intende parecchio. “Le principali componenti sono sei: la seduta, il telaio, l’ammortizzatore, il piede, lo sci e il guscio”, tutti prodotti ingegneristici di alto livello. Per testarne l’aerodinamica, “la protesi viene progettata nella galleria del vento, come si fa con le vetture di Formula 1. Sono studi che permettono di guadagnare centesimi cruciali, quelli che ti fanno vincere la gara”, aggiunge Michieletto.
Uno zoom sui dettagli tech del monosci
La seduta imbottita dei monosci agonistici viene creata sul corpo dell’atleta: “Si prende il calco in gesso del bacino, la protesi diventa come una scarpa su misura”. La ragione di questa accortezza è intuibile: “Più sei aderente all’attrezzo, più questo risponde a ogni minimo movimento”, spiega Mauro Bernardi, dal 2012 insegnante di monosci a ragazzi con disabilità attraverso l’associazione Enkoyski Sport Onlus.
Poi c’è il telaio, che è composto da due parti: “Una fissa e una con dei leveraggi. È costruito in titanio, il materiale che si deforma meno e riesce a trasmettere meglio tutte le forze che si creano nella sciata direttamente sullo sci”, precisa Manuel Michieletto.
Il telaio è collegato a un ammortizzatore corredato di una molla. “È quello usato anche per le modo da cross”, chiarisce Bernardi: un elemento tecnico fondamentale, visti i salti in velocità che si fanno durante le discese. Infine, c’è il piede, che aggancia direttamente all’unico sci, la cui misura cambia col variare della disciplina sciistica. Intorno la ‘corazza’, ossia il guscio in carbonio rinforzato che protegge le gambe, e che viene forgiato ad hoc, a seconda dell’atleta e della sua disabilità.
Chi le produce e quanto costano
Il mercato dei monosci è piuttosto di nicchia: le realtà che li producono sono poche e molto specializzate. In Europa i maggiori fornitori sono la francese Tessier, la Praschberger, azienda austriaca nata negli anni Ottanta del secolo scorso, e la svizzera Orthotec. Tutte e tre producono anche gli stabilizzatori, o outriggers. Si tratta di racchette appositamente create per i discesisti in sitting, ma usate anche dagli sciatori in standing, cioè da quegli atleti che gareggiano in piedi pur avendo una sola gamba o una protesi, e che hanno un mini-sci pieghevole sotto la punta.
Per tutti questi motivi, i sit-ski sono oggetti tecnici dal grande valore economico: il loro prezzo può arrivare ai 14mila euro. Ma per quanto costosi, i monosci diventano una vera e propria estensione dell’atleta.