Per giorni hanno provato a usarlo, a strumentalizzarlo, lo hanno sbandierato come l’”eroe italiano” che ferma a mani nude il criminale straniero.Poi arriva lui, Luca Signorelli, e ieri sera a PiazzaPulita per la prima volta ha parlato di quello che ha fatto ed è successo a Modena. E in meno di un minuto Signorelli ha letteralmente smontato e smentito una settimana di oscena propaganda razzista e xenofoba.Facendo NOMI E COGNOMI. “È inutile che il signor Ministro Salvini e l’onorevole Vannacci si mettano lì a dire: ‘Ah, qui è una questione di fanatismo religioso” IL Signorelli non ha usato frasi che inneggiavano a problemi religiosi, fanatismo, assolutamente. ”Quando l’ho fermato a terra urlava e basta. No, non è niente di tutto questo. Buttiamo dell'acqua su questo fuoco perché non porta da nessuna parte. Insieme a me c’erano ragazzi di altre nazionalità. L’unione fa la forza. C'è solo una nazionalità: l’Umanità."Il gesto è eroico il suo soprattutto. unìmile Infatti queste parole sono straordinarie.«Chi di dovere le prenda e le porti a casa.E grazie Luca per averlo detto ». ( Lorenzo Tosa )
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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22.5.26
C'è solo una #nazionalità: l’#Umanità." risposta. di #LucaSignorelli alla #lega ed #vanccci. che lo #strumentlizzano per il. suo. aiuto. nel. caso di #Modena
la felicità cosa. è ?
Lacrime, ricordi, tempo passato, persone svanite, tutto sembra cosi distante... tutto muta senza che noi possiamo controllarlo. Proprio come dice
Siamo nulla. Infatti visto che essa viene e poi se ne va la felicità è fatta di un niente che nel momento che lo viviamo ci sembra tutto. respiro. Piuttosto che un traguardo fisso, la sua bellezza sta nell'accettare l'esperienza del momento, assaporando l'istante presente senza l'ansia di trattenerla per sempre. concludo con questo pezzo
dell'amico daniele ricciu
21.5.26
diario di bordo n 146 anno V \. tipi italiani. n 2. anno. I : Il Signor Camillo: Il primo whisky di farro italiano è ligure ., Professore entra in classe con panciotto, bombetta e baffi a manubrio: “è giusto presentarsi in modo distinto a scuola e mi piace la Belle Epoque ., Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione -- Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione .,
In una mini distilleria ligure fanno il primo whisky di farro italiano (hanno pure il loro mulino)
Dalla distilleria Il Signor Camillo di Sassello, impresa familiare affiancata a un mulino dell’Ottocento, arriva un prodotto da soli cereali antichi dei Monti Liguri. Così lo spirito internazionale riesce a esprimere le filiere agricole e il carattere rurale del territorio
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| il. mulino |
Dall’antico mulino all’alambicco: la filosofia del Signor Camillo
Un prodotto che arriva come un piccolo manifesto da un lato di artigianalità e dall’altro di filiera agricola. Nasce contadina infatti la storia della famiglia Assandri, che dentro il Parco del Beigua custodisce dal 1845 un antico mulino ad acqua costruito 15 anni prima. È stato Diego, quinta generazione di mugnai e agricoltori, il master distiller che, dopo studi tra USA, Irlanda e Sudafrica ha aggiunto nel 2022 la distilleria che porta il nome del nonno. Fino a oggi, la sua linea si è composta principalmente di moonshine, ovvero whisky di mais non invecchiato, da cereali di propria produzione.

I cereali per i distillati Il Signor Camillo
I distillati di filiera agricola dei Monti Liguri
L’attività, prima che nell’alambicco, comincia infatti nei campi dei Monti Liguri, dove si trova anche il farro destinato alla nuova referenza. Una varietà cerealicola antica, che non viene maltata per venire macinata a pietra nel mulino storico e preservarne carattere e qualità. Il processo, per farla breve, prosegue con una fermentazione lenta di 5-6 giorni con lieviti selezionati, poi una doppia distillazione in alambicco in rame e in seguito colonna discontinua.

Com’è il primo whisky 100% di farro italiano
Il whisky Il Signor Camillo è il risultato di un’evoluzione partita tre anni fa, al momento della messa a riposo della prima botte. Un invecchiamento controllato in barrique nuove di rovere francese dalla foresta di Allier, che al sorso spazia dalla sferzata della buccia di lime alla dolcezza di una pesca matura, insieme a note più balsamiche quasi di bosco.

Un ritratto della biodiversità del territorio e della capacità del distillatore Assandri, che ancora prima di entrare sul mercato ha convinto i giudici dei World Whiskies Awards di Londra di quest’anno: Medaglia d’Oro, titolo di Category Winner e status di Global Finalist nella categoria Single Cask Single Grain, posizionandosi tra i migliori cinque al mondo
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Professore entra in classe con panciotto, bombetta e baffi a manubrio: “è giusto presentarsi in modo distinto a scuola e mi piace la Belle Epoque”
Prima di salutare vorrei disputare una partita anch’io, si può?”. Una domanda spontanea, accolta senza indugi da Paolo Puglisi, vice presidente della Federazione Italiana Tennistavolo

Gli applausi della cerimonia inaugurale dei Campionati Italiani Paralimpici stanno lentamente sfumando, le luci del Pala Bcc Romagnolo illuminano ancora i volti degli atleti e delle autorità, l’atmosfera sembra già pregna di quelle storie che soltanto il tennistavolo sa raccontare. È in quel momento, quasi a sorpresa, che Enzo Lattuca, sindaco di Cesena, rompe il protocollo con il sorriso di chi ama davvero lo sport: “Prima di salutare vorrei disputare una partita anch’io, si può?”.Una domanda spontanea, accolta senza indugi da Paolo Puglisi, vice presidente della Federazione Italiana Tennistavolo. E così, in un amen, il tavolo numero 4 si trasforma nel centro emotivo dell’evento. Da una parte il Comune di Cesena, dall’altra la Fitet. Uniti nell’organizzazione di una manifestazione unica per valori e inclusione, ma pronti per qualche minuto a contendersi un punto dopo l’altro con autentico spirito sportivo. Ad arbitrare la sfida, con rigore e ironia, c’è Salvo Palermo, il giudice effettivo. Puglisi parte forte, Lattuca rincorre e recupera con battute veloci e rovesci angolati. Il pubblico segue ogni scambio con entusiasmo crescente. Alla fine è Puglisi a guadagnare un leggero vantaggio. Ma il risultato conta poco. Restano le fotografie, gli abbracci, le strette di mano e soprattutto la sensazione di aver assistito a qualcosa di autentico: uno sport che sa essere competitivo senza perdere il sorriso.

È questo lo spirito che accompagna i Campionati Italiani Paralimpici di Tennistavolo, in programma fino a domenica a Cesena. Cinque giorni intensi, capaci di riunire 300 atleti provenienti da tutta Italia, tra sfide, emozioni e storie di resilienza. Una manifestazione da record che porta con sé anche una novità assoluta: i Campionati Italiani Parkinson, protagonisti nelle giornate inaugurali, insieme ai grandi nomi azzurri, medagliati a Parigi 2024, attesi dal 22 al 24 maggio. Alla cerimonia inaugurale erano presenti, oltre al sindaco Lattuca, le assessore comunali Maria Elena Baredi e Carmelina Labruzzo, la presidente regionale Cip Melissa Milani, il dirigente scolastico Donato Tinelli, la testimonial dei Campionati Parkinson Tiziana Nasi e, per la Fitet, il vice presidente Paolo Puglisi e il segretario generale Giuseppe Marino. Fondamentale il sostegno della Regione Emilia-Romagna e dell’assessora allo Sport Roberta Frisoni. Ma oltre ai nomi e ai numeri, sono state soprattutto le parole a dare significato alla giornata: inclusione, impegno, resilienza, dialogo, collaborazione. “Cesena c’è e siamo in prima linea quando si uniscono certi valori”, ha sottolineato il sindaco. “Saranno cinque giorni di sport, gare e sorrisi”, ha aggiunto Melissa Milani. E il preside Tinelli ha ricordato come “lo sport unisce”, diventando metafora concreta del significato più profondo della vita. Poi il silenzio della cerimonia ha lasciato spazio al suono secco delle palline sui sedici tavoli allestiti al Pala Bcc Romagnolo. Match senza sosta, tricolori assegnati nelle classi paralimpiche e Parkinson, ultime decisive giornate della serie A paralimpica classe 11. Atleti arrivati da ogni angolo d’Italia pronti a darsi battaglia in campo, ma capaci, fuori dal tavolo, di ritrovarsi amici come sempre. Perché in fondo il vero spettacolo non è soltanto la competizione. È quell’umanità condivisa che rende ogni punto qualcosa di più di un semplice gioco.
sempre. dalla. stessa. fonte.
L’atleta della nazionale italiana paralimpica di tennsitavolo, Carlotta Ragazzini, apre i Campionati italiani a Cesena. Prima l'incontro con gli alunni della scuola media ‘Viale della Resistenza’

Un sorriso luminoso, parole semplici ma potentissime e una storia capace di arrivare dritta al cuore. Questa mattina la scuola secondaria di primo grado ‘Viale della Resistenza’ di Cesena ha accolto un’ospite speciale: Carlotta Ragazzini, atleta della Nazionale italiana paralimpica di tennistavolo e medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Parigi. Davanti agli studenti, guidati dal dirigente scolastico Donato Tinelli, la 24enne faentina ha portato molto più di una testimonianza sportiva. Ha portato una lezione di vita. “Seguite le vostre passioni con impegno, non mollate mai. Ci sono alti e bassi, ogni ostacolo può essere superato. Nella vita non ti contraddistingue ciò che ti capita, ma come reagisci”, ha raccontato ai ragazzi con quella delicatezza che, insieme alla grinta, è diventata uno dei tratti distintivi della sua personalità. Carlotta ha ripercorso le tappe più intense della sua storia: dalla malattia diagnosticata quando aveva appena 18 mesi fino alla scoperta quasi casuale del tennistavolo, avvenuta a 14 anni durante un percorso di rieducazione a Imola. “Ho sentito il rumore di una pallina da ping pong e da lì non ho più lasciato questo sport”, ha spiegato. Una scintilla diventata passione, sacrificio, disciplina. E infine medaglia olimpica. La più bella, il sogno di ogni sportivo. Poi il ricordo più emozionante: il podio di Parigi. “In quel momento ho pensato ai miei genitori. Senza i loro sacrifici non sarei arrivata fin lì”.Parole che hanno catturato il silenzio e l’attenzione degli studenti, coinvolti da un racconto autentico, mai retorico, fatto di fragilità trasformate in forza. “Mattinate come questa sono molto importanti per i nostri studenti – ha sottolineato il dirigente Tinelli –. Siamo davvero orgogliosi di aver ospitato Carlotta, una giornata storica per il nostro istituto”. Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Elena Baredi, assessora alla scuola e ai servizi educativi per l’infanzia: “Resilienza, rinascita, successo: che bello il messaggio di Carlotta. E che emozione ascoltare le sue parole, così dolci ma allo stesso tempo così vere e forti”. L’incontro è stato organizzato alla vigilia dei Campionati Italiani Paralimpici di tennistavolo, in programma da oggi, mercoledì 20 fino a domenica maggio al Pala Bcc Romagnolo. Non a caso proprio gli studenti della “Viale della Resistenza” saranno protagonisti durante i tricolori come collaboratori a bordo campo, occupandosi di raccogliere e restituire le palline agli atleti dopo ogni punto. Una piccola esperienza organizzativa che, dopo l’incontro con Carlotta, avrà sicuramente un significato più profondo e più umano. All’appuntamento hanno partecipato anche Luca Rizzoli, responsabile del settore paralimpico della FITeT, e Marzia Bucca, referente nazionale per l’attività promozionale paralimpica.
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto antiagressione Antonio Bianco cintura nera di karate, 6° dan.: puntata LXXXV : IMPARATE A DECIFRARE IL LINGUAGGIO DEL CORPO
Infatti confermando quanto dice Antonio Bianco nell'articolo. sopra il linguaggio del corpo durante un'aggressione segue dinamiche precise di preparazione e azione. Saper interpretare i segnali non verbali (come il restringimento delle pupille, la tensione mascellare e l'occultamento delle mani) è fondamentale per anticipare un eventuale pericolo e adottare le opportune contromisure difensive.
Ecco quali sono i segnali di Pre-Attacco (Fase di Stallo) Prima di un'aggressione fisica, il corpo dell'aggressore subisce modifiche involontarie che ne indicano l'intenzione:
Fissità dello sguardo: Contatto visivo prolungato e assenza di sbattimento di ciglia, oppure il cosiddetto "sguardo predatorio" che fissa un punto oltre te.
Occultamento delle mani: Le mani nascoste dietro la schiena, nelle tasche o sotto una giacca per nascondere armi o preparare un'azione a sorpresa.
Corpo a "freccia": Posizionamento del corpo di lato (più stabile e protetto), con il peso pronto a spostarsi in avanti per colpire.
Respirazione: Petto molto gonfio e rigido. Spesso si assiste a un'improvvisa interruzione del respiro o a un irrigidimento della mascella con digrignamento dei denti.
Mentre i Segnali di Esplosione (Fase di Attacco) sono quelli in cui Durante l'azione, l'attivazione fisiologica rilascia grandi quantità di adrenalina, generando risposte fisiche inconfondibili :
Pallore improvviso: Causato dal sangue che si ritira dagli organi periferici per concentrarsi nei muscoli principali e preparare l'impatto.
Chiusura dei pugni e contrazione: Le dita si stringono attorno a un potenziale oggetto o arma; muscoli del collo e delle spalle visibilmente tesi e contratti.
Movimenti rapidi e finalizzati : Gesti bruschi mirati a colpire o afferrare, accompagnati da una postura orientata direttamente verso la vittima Ora Come reagire se ci si trova in una situazione a rischio. ? per proteggerti è essenziale non farsi paralizzare dal panico :
- https://youtu.be/WVvUqUnTaHI?si=iQAf0A9ouj8jX9IG
- https://www.igorvitale.org/comunicazione-non-verbale-aggressiva-interpretazione-e-significato/
- https://psicologiaeformazione.com/psicologia-della-difesa-personale-2/
- https://empatyzer.com/it/conoscenza/formazione-sulle-competenze-interpersonali/linguaggio-corpo-deescalation-violenza/
- https://www.iprofessionistidellasicurezza.it/2023/03/27/laggressivita-nel-linguaggio-non-verbale/
«Umiliata e obesa, così ho sconfitto i pregiudizi su di me» La lotta di Natascia Curreli da Sedilo a tutte le scuole sarde
Leggendo su. L'unione sarda. 21 maggio 2026 alle 00:19
Tante altre persone, al suo posto, si sono arrese all’ignoranza
e alla cattiveria mettendo fine ad una esistenza fatta di angherie. Lei
invece no. Natascia Curreli, per tutti Naty, fotografa sedilese di 30
anni, continua orgogliosamente una battaglia che non è solo personale,
ma in nome di quanti subiscono o hanno subito le sue stesse offese. Da
anni gira le scuole dell’Isola (due giorni fa alle medie di Fonni e
Mamoiada, ma il suo tour l’ha portata anche a Silanus, Cagliari,
Selargius, Quartu, Quartucciu, Sorgono, Belvì, Gonnosfanadiga) per
raccontare ai ragazzi la sua esperienza di vittima di bullismo.
Il coraggio
La sua storia, segnata sin da bambina da offese e umiliazioni, è
diventata oggi un esempio di resistenza e consapevolezza. Natascia non
ha paura di dire che l’aspetto fisico non è tutto, e lo fa con una
sincerità che arriva dritta ai ragazzi. «Sin dalle elementari sono stata
vittima di bullismo per via del mio peso: cicciabomba, maiale, scrofa,
mongolfiera e chi più ne ha più ne metta. Risate durante l’ora di
ginnastica, biglietti anonimi con offese, urla mentre tornavo a casa. È
andata avanti così per tutti gli anni delle elementari e delle medie.
Poi le superiori: speravo che la situazione cambiasse, invece è
peggiorata. Alle solite offese si sono aggiunti i gesti: palline di
carta stagnola nel pullman, chewing gum nei capelli, posti occupati con
le borse per non farmi sedere. E io, invece di rispondere, stavo lì,
zitta, e subivo. Questo è stato il mio errore: stare zitta». Il
silenzio, racconta, è diventato una gabbia. «Ho iniziato a soffrire di
attacchi di panico, ogni mattina andare a scuola era un trauma. Mi
chiudevo in me stessa e stavo male, ma nessuno lo capiva. Io però ho
avuto la forza di andare avanti, di affrontare tutti e di capire che non
sono diversa: sono come gli altri, una persona che nonostante i suoi
chili di troppo vale e può fare tutto».
«Altri si sono arresi»
Il suo racconto si fa ancora più duro quando parla di chi non
ce l’ha fatta: «Molti ragazzi e ragazze non sono stati forti come me:
hanno perso la battaglia e si sono suicidati. Ogni giorno moltissimi
giovani pensano al suicidio, e questo dovrebbe farvi capire che le
parole hanno un peso. Le parole fanno male come una coltellata.
Insegnate ai vostri figli, ai vostri studenti, ai vostri amici a pesare
le parole: siamo tutti uguali, maschi, femmine, grassi, magri,
omosessuali, etero, di colore o cinesi. Siamo persone come tutti gli
altri».
Da questa esperienza nasce nel 2018 Diamoci del tu, un progetto
che Natascia porta avanti insieme agli avvocati Gino Emanuele Melis e
Roberta Lisci. Un percorso costruito per creare connessioni autentiche,
abbattere distanze emotive e dare voce a chi spesso non viene ascoltato.
«Raccontiamo storie vere, come la mia – sottolinea – senza filtri,
entrando in contatto diretto con le persone, soprattutto con i più
giovani. Nelle scuole affrontiamo temi fondamentali come bullismo e
cyberbullismo, creando momenti di dialogo aperto e autentico.
L’obiettivo è sensibilizzare, ma soprattutto dare ai ragazzi uno spazio
sicuro in cui riconoscersi, esprimersi e sentirsi ascoltati». Il
progetto utilizza un linguaggio semplice, diretto, umano. «L’intento -
afferma Natascia - è creare uno spazio in cui le persone possano
riconoscersi, sentirsi meno sole e trovare il coraggio di esprimersi.
Attraverso immagini, parole e presenza reale cerchiamo di trasformare il
dialogo in uno strumento concreto di cambiamento».
La prima reazione a caldo che mi viene è quella che hanno anche i protagonisti. di. questo video emozionale.
ma poi provando , avendo anch'io anche se non come lei , problemi di bulimia e fame nervosa , nonostante al loro posto non ci so stare ❉ a inmmaginare ed immedesimarmi nell'attrice che. soffre di obesità sia al posto di quello dell'istrutrice ex obesa che cazzia gli altri due protagonisti che deridono e non rispettano la ragazza .
❉ mia perifrasi della canzone : nella mia ora di libertà - Fabrizio De Andrè
20.5.26
ottima. iniziativa in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, gli studenti della scuola Futura Istruzione e Formazione Professionale
Cristian Adriano Porcino Ferrara

In occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, gli studenti della scuola Futura Istruzione e Formazione Professionale hanno risposto con una partecipazione straordinaria, attenta e sincera. Insieme abbiamo scavato a fondo, provando a smontare quei meccanismi quotidiani e spesso invisibili che si celano dietro la discriminazione e l’omofobia.
Questo evento nasce dal progetto "Costruire il rispetto", un percorso nato proprio per essere portato nelle scuole e che ha preso vita dalle pagine del mio libro, “Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio”. Vedere quelle parole trasformarsi in dialogo, sguardi e riflessioni concrete tra i banchi è stata un'emozione immensa.
Ci tengo a ringraziare di cuore:



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Ascoltare, comprendere, rispettare. Insieme facciamo la differenza.
«Sono un poeta marxista e lotto per Porto Marghera Mio figlio imprenditore? Non l’ho indottrinato» Ferruccio Brugnaro, papà del sindaco uscente di Venezia «Zanzotto mi apprezzava, sono pubblicato anche all’estero»
corriere della sera.
Dal nostro inviato a Venezia Andrea Pasqualetto
20 ma 2026
Novant’anni portati splendidamente, camicia a quadri colorati, l’aria del vecchio combattente, Ferruccio Brugnaro ci guida in questa sua casa tappezzata di libri. Sulla parete spunta la foto gigante di Salvador Allende, il presidente marxista del Cile che rifiutò fino alla morte la resa al golpe militare di Pinochet: «Grande»; più in là un poster rosso della Working Class e nel corridoio, a vigilare su tutto, lui: Che Guevara con il manifesto della resistenza, «...ci sono uomini che lottano tutta la vita, essi sono gli imprescindibili». E Brugnaro fa sì con la testa.
Sempre sulla breccia.
«Sono più preoccupato oggi del 1943 quando vedevo le bombe cadere come coriandoli. C’è qualcosa di più negativo. Il mondo brucia e i governanti sono avidi di dominio. È come se ci fosse stato un arretramento della storia umana. L’egoismo e la sopraffazione stanno prendendo il sopravvento sulla fraternità e il mondo sembra andare verso l’autodistruzione. Trump dice cose pazzesche... Sulla guerra l’avevo scritto molti anni fa come la penso».
Cioè?
Si alza, esce dal salottino e torna con una specie di papiro: «Dobbiamo metterci contro sempre... la guerra massacra noi operai, noi popolo, colpisce noi soprattutto... è contro di noi sfruttati, donne, gente semplice, è la festa dei dominatori, non chiamateci più a questa festa...». La firma è la sua.
Ferruccio Brugnaro è un poeta ribelle, famoso a Venezia per le lotte operaie di Porto Marghera dove è stato una colonna del sindacato fino alla pensione. Un simbolo del proletariato, un uomo libero, un’anima inquieta. Iniziò distribuendo volantini dopo averli caricati di versi potenti, immediati, anche rudi. («Furfanti, ladri di vite, avete ammazzato e ammazzate ancora... infame silenzio»). Negli anni è diventato un autore riconosciuto a livello internazionale. I suoi testi circolano nelle riviste di mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Cina. In Italia sono stati rilanciati da Andrea Zanzotto, in America da Jack Hirschman vicino alla beat generation. Ma Brugnaro non è solo un poeta. È anche il padre di Luigi, il sindaco di Venezia in scadenza di mandato che da imprenditore ha fondato Umana, 1.500 dipendenti, fra i leader in Italia nella «somministrazione di lavoro».
Padre e figlio, l’operaio e l’imprenditore, il sindacalista che ha sempre combattuto la schiavitù del lavoro e chi il lavoro l’ha creato nella forma meno gradita al sindacato. Ferruccio è stato poi una bandiera della difesa ambientale di Porto Marghera e Luigi è ora accusato di aver tentato di vendere un’area inquinata proprio da quelle parti, fra terra e laguna. Sono accuse per lui molto dolorose.
Ma partiamo dal poeta, dove nasce la sua rabbia?
«Nasce dalla povertà che ho visto, dalle sofferenze dei contadini, dei mezzadri, da una terribile fabbrica di chiodi a Porto Marghera dove facevo i turni e vedevo che le persone diventavano niente. Nasce dai maltrattamenti delle donne che lavoravano nelle vasche bollenti di zinco, dai compagni del Petrolchimico dove ero andato a lavorare pensando a un salto di qualità nella grande industria e invece eravamo ancor più esposti a qualsiasi veleno. Una notte ho detto basta e ho fermato il sistema di ventilazione che portava dentro i fumi delle ciminiere. “Ora ti licenziano”, dicevano gli altri. Mi sospesero per tre giorni e da lì iniziai la mia lotta lunga una vita».
E la poesia?
«Noi avevamo difficoltà a far valere le nostre ragioni perché non eravamo all’altezza del confronto con la classe padronale, laureata, scaltra, preparata. Noi no, noi avevamo solo la forza della ragione che però non sapevamo tradurre in parole. E così cominciai a scrivere. Ma la prosa e i racconti non attecchivano. Ci voleva uno strumento più agile, più scarno, più spoglio e immediato: la poesia. E come forma di diffusione scelsi quella del volantino ciclostilabile. Eravamo 2 mila alla Montefibre ma rappresentavo anche i 40 mila chimici di Marghera. E poi ho iniziato a distribuire anche a Milano, Torino, Brindisi, in Sicilia e in Sardegna. E pure all’estero. Aspetta che ti faccio vedere».
Va nello studio e stavolta torna con un libretto di poesie e una rivista pubblicate da editori indipendenti francesi che rilanciano i suoi versi d’urto.
La fabbrica come la guerra? «Ci sono delle affinità: la trasformazione degli uomini in cose, la degradazione del- l’anima, la tirannia sul corpo, le macchine, le intossicazioni, l’amianto... Io dico che in que- sto nostro mondo manca soprattutto una cosa».
Cosa?
«La donna. È molto più avanzata dell’uomo. Alla fine del ’900 frequentavo biblioteche, bar e piazze dove le donne parlavano di cose che non ho mai sentito dire all’uomo. Loro hanno una schiettezza, una comunicativa, un equilibrio... sono una meraviglia della natura. L’uomo è invece egoista e pretende cose assurde dalla donna. Noi saremmo già andati a sbattere senza di loro che sono il freno regolatore dell’umanità. La donna è il miglior mezzo di comunicazione che esista sulla terra. Ho scritto un piccolo saggio prendendo spunto da mia moglie Maria: Ritratto di donna. Ma ci sono tante Marie in giro, portate a rinnegare sé stesse per il maschio».
La più grande gioia?
«Proprio l’amore di Maria che è durato una vita. Maria era il sostegno, la disponibilità, la comprensione, non ave- va mai nulla contro nessuno e cercava sempre il positivo nelle persone. Per tanti anni ha insegnato ai bambini e anche a me. Un riferimento costante, un baluardo. Lo era lei ma lo è la donna in generale».
Il dolore?
«La morte di Maria che se n’è andata sei mesi fa. Mi manca tanto, mi ha lasciato una situazione dura da superare per me. Lei era molto energica, molto dinamica, molto presente».
Che rapporto aveva con il «maestro» Andrea Zanzotto?
«Lui ha capito subito la mia poesia. Posso raccontare un episodio: nel 1963 presento “Il gelo dell’acciaio” ad Alte Cec- cato, per un premio che aveva Zanzotto fra i giurati. Vince un certo Albanese, imposto da chi finanziava il premio. Assisto a una disputa fra Zanzotto e gli altri giurati: diceva “guardate che qui c’è una novità, da una parte l’acciaio oggi rappresenta una cosa formidabile, può essere di enorme progresso, i grattacieli, i ponti; dall’altra è l’autodistruzione, gli altiforni, i lavoratori...”. Aveva messo perfettamente a fuoco tutto, eccezionale. Lui aveva il dono della sintesi ed era intelligentissimo».
Cosa è rimasto del Petrolchimico?
«Tante morti e tante malattie».
Come racconterebbe oggi Porto Marghera in un volantino?
«Porto Marghera ha dato una risposta a tanta povertà ma a un prezzo altissimo in termini di salute e non è ancora finita. È stato la speranza di uscire da un mondo di fango e di desolazione. Sarebbe andata diversamente se la classe padronale non avesse avuto la fretta del profitto e dell’accumulo. Per il futuro mi auguro che chi si troverà a gestire quelle aree tenga conto del passato».
Suo figlio Luigi, sindaco di Venezia, è proprietario di una di queste aree, i Pili, ed è finito sotto inchiesta per aver tentato di venderla. Un’area inquinata, come la vede?
«Premessa, io amo molto la natura: i fiumi, la laguna, i prati, le piante, gli animali. E sono particolarmente sensibile ai rifiuti tossici e all’inquinamento. Mi ha fatto molto male questa storia perché ha toccato l’onestà di mio figlio che invece ha dato tutto per la sua città. Io penso che ci sia dietro una grande montatura dovuta al fatto che Luigi ha avuto contatti con questo imprenditore orientale con il quale però mica ha concluso niente. Spero che la vicenda venga chiarita al più presto perché lui ci soffre da morire. Penso che un giorno lo rimpiangeranno».
Al di là delle vicende penali lei ha sempre lottato contro i padroni del vapore e Luigi è un padrone del vapore.
«Maria ed io abbiamo cresciuto i nostri figli (oltre a Luigi, primogenito, c’è Gabriele, ndr) nella massima libertà e senza alcun indottrinamento. E abbiamo sempre rispettato questa loro libertà».
E rispetto a Umana che nasce come società di lavoro temporaneo?
«Sono sempre stato contro queste forme di lavoro che non danno molte tutele. Ma c’è una legge che le consente e Luigi l’ha applicata. Non ha inventato niente da questo punto di vista».
Cosa pensa della legge?
«Era meglio che non la facessero».
Lei potrebbe permettersi una casa più comoda. Perché resta qui?
«I miei figli vorrebbero che andassi da loro ma in questo appartamento, dove hanno abitato anche Luigi e Gabriele, ho i miei spazi, i miei libri, i miei tempi. Posso riflettere. Noi abbiamo sempre vissuto molto liberamente e i ragazzi hanno iniziato ad andare in giro da giovanissimi. In ogni caso li vedo spesso, anche perché ho sei nipoti. Gabriele è in pensione e ora fa il pittore».
Il sindaco legge le sue poesie?
«Le legge eccome e ne discutiamo. Dice che sono dure ma capisce da dove arrivano».
A chi dà il voto?
«Io sono marxista-leninista e ho sempre votato comunista. Adesso non saprei, è diventato un problema».
Luigi ha guidato una giunta di centrodestra, lo votava?
«Scusi ma ora devo proprio andare».
C'è solo una #nazionalità: l’#Umanità." risposta. di #LucaSignorelli alla #lega ed #vanccci. che lo #strumentlizzano per il. suo. aiuto. nel. caso di #Modena
P er giorni hanno provato a usarlo, a strumentalizzarlo, lo hanno sbandierato come l’”eroe italiano” che ferma a mani nude il criminale stra...
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ecco come dicevo nel titolo perchè guarderò anche le paraolimpiadi .In attessa d'esse un nuovo sunto con aggiunte a qua...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...



