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19.2.26

Altro che milionari: molti olimpionici la mattina timbrano il cartellino e la sera inseguono una medaglia ., Dall’oro olimpico al salto sbagliato: chi è Amber Glenn, la pattinatrice USA amata da Madonna e icona LGBTQ ., Perché le gare alle Olimpiadi di Milano Cortina rischiano di continuare dopo la cerimonia di chiusura .,






C’è un momento, durante le Olimpiadi, in cui tutto sembra semplice. L’atleta entra in pista. La telecamera stringe sul volto. Il silenzio. La partenza. La medaglia. Quello che non si vede è la vita prima di quel minuto. Non tutti gli olimpionici vivono dentro un sistema dorato. Non tutti hanno staff personali, nutrizionisti dedicati, sponsor che coprono ogni spesa. Negli sport invernali, per molti, il professionismo totale è un miraggio. Fuori dalle gare, lavorano
La semifinale e poi l’agenzia immobiliare
Prendiamo Cory Thiesse e Korey Dropkin. Li avete visti sul ghiaccio, semifinalisti nel curling. Sembrano atleti a tempo pieno. Lei, nella vita reale, è tecnico in un laboratorio che analizza campioni di mercurio a Duluth, Minnesota. Lui è agente immobiliare: tra un torneo e l’altro pubblica annunci di villette vista Lago Superiore. Poi arrivano alle Olimpiadi. E giocano per una medaglia. Non è una storia romantica. È organizzazione estrema. È calendario condiviso con il datore di lavoro. È ferie pianificate anni prima.
Dalla fabbrica all’allenamento serale

Lore Baudrit, capitana della nazionale francese di hockey su ghiaccio, lavorava 40 ore a settimana in una fabbrica che produce componenti per Audi. Turno 7-15. Poi palestra. Poi qualche ora con il figlio. Poi allenamento fino alle 22. Il giorno dopo, da capo. A un certo punto ha dovuto lanciare una raccolta fondi per sostenere la preparazione olimpica. Nel frattempo ha preso un master in giornalismo, perché la carriera sportiva non dura per sempre. Questa non è resilienza da slogan. È sopravvivenza sportiva.Dentista. Farmacista. Olimpiche.
Tara Peterson è dentista. Tabitha Peterson è farmacista. Sono sorelle. Sono olimpiche nel curling. Aprono lo studio. Servono clienti. Gestiscono pazienti. Poi partono per un raduno. Tabitha lo dice chiaramente: senza lavoro non si divertirebbe nemmeno. Il lavoro la tiene centrata, le impone disciplina. In un’epoca in cui lo sport professionistico produce burnout a 25 anni, loro dimostrano che la doppia vita può anche essere una protezione.L’argento che fa sciroppo d’acero
Ryan Cochran-Siegle ha due argenti olimpici. Non è un outsider. Nei mesi in cui la neve non chiama, lavora nella fattoria del cugino, producendo sciroppo d’acero. Bollire la linfa, smontare macchinari, stare nei boschi. Un argento olimpico, in altri sport, cambia conto corrente e prospettiva sociale. Qui cambia la bio su Instagram.
La deejay con una malattia autoimmuneLara Hamilton fa sci alpinismo. È australiana. Convive con la spondilite anchilosante, una patologia infiammatoria che può limitare la mobilità della colonna vertebrale. Ha una laurea e un master in canto lirico. Dopo il Covid ha iniziato a fare la deejay per arrotondare. Nome d’arte: DJ Solara. Suona house e deep house nei resort dove vive e si allena. C’è una verità silenziosa in questa storia: molti atleti invernali devono costruire un’identità che vada oltre la pista, perché la pista non garantisce sicurezza economica.
Gli studenti con la tuta olimpica
Madeline Schizas ha scritto al professore chiedendo una proroga: “Sto gareggiando alle Olimpiadi”. Olivia Giaccio studia alla Columbia e ha seguito corsi di scrittura creativa alla NYU. Non stanno “pensando al piano B”. Lo stanno costruendo mentre inseguono il piano A.
Non è una novità, è la regola
Chi pensa che sia un fenomeno recente si sbaglia. Lo sport è nato così. Paavo Nurmi lavorava come muratore prima di diventare leggenda dell’atletica. Emil Zátopek si allenava durante il servizio militare e dominava le lunghe distanze. Anche nello sci italiano, prima dell’era degli sponsor globali, la realtà era molto meno patinata. Deborah Compagnoni e Alberto Tomba hanno rappresentato un passaggio verso la modernità mediatica, ma per ogni icona c’erano decine di atleti sostenuti da gruppi sportivi militari o da lavori paralleli. Il professionismo totale è l’eccezione, non la norma.
Il grande equivoco
Viviamo nell’epoca del calcio multimiliardario, dei contratti NBA, dei tennisti che viaggiano con staff di dieci persone. E poi arrivano le Olimpiadi invernali e scopri che un farmacista può giocarsi una semifinale olimpica, che una dentista può essere sul ghiaccio mondiale, che un operaio può diventare capitano della nazionale. Il grande equivoco è pensare che l’élite sportiva coincida sempre con l’élite economica. Non è così.
Forse è proprio questo che affascina
Queste storie incuriosiscono perché spezzano il mito del supereroe professionista. Ci ricordano che il talento può convivere con una vita ordinaria. Che la disciplina può nascere fuori dallo sport. Che la passione può resistere anche senza garanzie milionarie. La prossima volta che guarderemo una finale sul ghiaccio, forse varrà la pena chiederci: che turno ha fatto ieri? Che esame deve dare la prossima settimana? Quale fattoria lo aspetta a fine stagione? Dietro molte medaglie invernali non c’è solo un sogno. C’è una seconda vita intera.



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Amber Glenn,

Amber Elaine Glenn è una pattinatrice artistica su ghiaccio statunitense nata a Plano, in Texas, il 28 ottobre 1999. A 26 anni è diventata la protagonista di uno degli episodi più drammatici delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, quando un errore apparentemente minimo le è costato ogni possibilità di medaglia a causa di una delle regole più severe del pattinaggio di figura.
Glenn ha iniziato a pattinare all’età di 5 anni insieme alla sorella Brooke e a tre cugini, e si è fatta notare per la prima volta prima dei 9 anni, quando ha iniziato ad allenarsi sul doppio axel. La sua carriera è decollata nel 2014, quando a soli 14 anni è diventata campionessa nazionale junior con un programma libero di altissima qualità, il cui punteggio era inferiore solo a quello delle tre migliori pattinatrici nella categoria senior.
Quel successo precoce, tuttavia, ha portato una pressione insostenibile. Glenn, già con una diagnosi di ADHD alle spalle, ha attraversato periodi di depressione e ha sviluppato un disturbo alimentare che l’ha costretta ad allontanarsi temporaneamente dal ghiaccio. Nel 2016 ha deciso di tornare, iniziando una risalita lenta e faticosa che l’ha portata a impegnarsi attivamente nella sensibilizzazione sulla salute mentale.
Nel 2019, sostenuta dai compagni di allenamento Ashley Cain e Timothy LeDuc, Glenn ha rivelato pubblicamente di essere pansessuale, diventando una delle voci più visibili del pattinaggio americano a sostegno della comunità LGBTQ+. Nel gennaio 2024 è diventata la prima pattinatrice pansessuale a vincere il campionato nazionale americano, un titolo che ha poi difeso per tre edizioni consecutive fino al 2026, eguagliando un record che non veniva raggiunto dai tempi di Michelle Kwan.
Durante la pandemia di COVID-19, quando la chiusura degli impianti sportivi ha fermato gli allenamenti tradizionali, Glenn ha lavorato intensamente sul suo fisico per imparare a eseguire il triplo axel, un salto difficilissimo che solo poche atlete al mondo padroneggiano. Nel 2023, a Skate America, è riuscita ad atterrarlo per la prima volta in competizione, diventando la sesta atleta americana a riuscirci.
IL 2024 è stato l’anno della sua consacrazione internazionale: Glenn ha vinto la finale del Grand Prix, precedendo le quotate Mone Chiba e Kaori Sakamoto. Questo risultato, unito ai tre titoli nazionali consecutivi, l’ha resa una delle favorite per l’oro olimpico a Milano-Cortina 2026. A 26 anni è diventata la pattinatrice statunitense più anziana in 98 anni, e la prima apertamente pansessuale, a competere nel singolare femminile olimpico. Le Olimpiadi Invernali sono iniziate nel migliore dei modi per i pattinatori di figura americani, che si sono aggiudicati la medaglia d’oro nella gara a squadre.



Poco prima di scendere sul ghiaccio per il programma corto olimpico, Glenn ha ricevuto un video inaspettato da Madonna. La Regina del Pop, che aveva visto un filmato dell’atleta esibirsi sulle note di Like a Prayer, ha voluto incoraggiarla personalmente: “Sei una pattinatrice incredibile. Così forte, così bella, così coraggiosa. Non riesco a immaginare che tu non possa vincere. Vai a prenderti quell’oro”. Guardando il video, Glenn si è coperta la bocca per la sorpresa: “Sono sotto choc. Sto letteralmente tremando”.
Il programma corto di Glenn al palazzetto di Milano è iniziato in modo brillante. Il triplo axel, l’elemento più difficile della sua esibizione, è stato pulito, sicuro e applaudito dal pubblico. Anche la combinazione di salti tripli è stata eseguita senza errori. Ma nel giro di pochi secondi tutto è cambiato: l’ultimo salto richiesto, un triplo loop che avrebbe dovuto essere un elemento di routine rispetto agli altri, si è trasformato in un incubo.
Glenn ha sbagliato il tempo del decollo, completando solo due rotazioni invece di tre. A un occhio inesperto, l’errore potrebbe sembrare minimo: la pattinatrice è atterrata in piedi senza cadere. Ma nel pattinaggio di figura, quel doppio loop invece del triplo richiesto ha innescato una delle regole più spietate dello sport.
Secondo il Regolamento Tecnico dell’ISU, il programma corto richiede l’esecuzione obbligatoria di sette elementi specifici, tra cui un salto triplo autonomo. Se un’atleta esegue un doppio invece del triplo richiesto, l’elemento viene ufficialmente designato come “non conforme ai requisiti”. Di conseguenza, invece di ricevere un punteggio ridotto per il salto più semplice, la pattinatrice riceve zero punti per “Elemento Invalido”.
Questa regola, nota come “zero-point rule”, è in vigore da oltre 50 anni ed è diventata matematicamente più devastante nel 2004 con l’implementazione del Sistema di Giudizio Internazionale. Gli ufficiali hanno dichiarato che l’obiettivo è “aumentare la difficoltà e gli standard atletici dello sport” creando un “test di coerenza” in cui il credito parziale viene intenzionalmente negato per costringere gli atleti d’élite ad assumersi rischi tecnici.
Nel caso di Glenn, quell’errore le è costato oltre sette punti. Il punteggio finale di 67,39 l’ha fatta scivolare al tredicesimo posto, cancellando ogni possibilità realistica di medaglia. Subito dopo l’esibizione, nell’area Kiss and Cry dove gli atleti attendono i punteggi, Glenn aveva gli occhi rossi e la voce rotta. “Avevo tutto”, ha sussurrato, riferendosi a un programma che fino a quel momento era perfetto. Il suo allenatore, Damon Allen, l’ha abbracciata e ha provato a scuoterla: “Non è finita”. Resta ancora il programma libero da quattro minuti (in programma oggi dalle 19:00), anche se le possibilità di rimonta sono ormai minime.


Glenn non è stata l’unica vittima di questa regola a Milano: la canadese Madeline Schizas ha commesso lo stesso errore sullo stesso salto, il triplo loop diventato doppio, ricevendo zero punti. Per Schizas, l’errore è stato ancora più crudele: ha mancato la qualificazione al programma libero per soli 0,15 punti. “Ho ricevuto zero punti per un elemento, il che è davvero sfortunato”, ha dichiarato dopo la competizione. “E oggi quella è stata la differenza tra qualificarsi e non qualificarsi. Quindi ovviamente è molto dura. Ma credo che questo faccia parte della vita”.
La storia di Glenn a Milano-Cortina richiama quella di Ilia Malinin, altro grande favorito americano crollato sotto il peso delle aspettative pochi giorni prima. Malinin aveva chiuso la sua gara tra cadute e delusione, dichiarando: “Mi sentivo come se tutti i momenti traumatici della mia vita mi stessero travolgendo. C’erano così tanti pensieri negativi che non sono riuscito a gestirli”. Parole che sembrano descrivere anche lo stato d’animo di Glenn, perché nel pattinaggio artistico il confine tra controllo e crollo è sottilissimo.
Alla vigilia dei Giochi di Milano, Glenn aveva dichiarato che la comunità LGBTQ+ sta “attraversando un momento difficile durante la presidenza di Donald Trump”, rispondendo a una domanda sui diritti civili. Ha raccontato di aver ricevuto minacce di morte e di come l’odio sui social abbia in parte offuscato l’entusiasmo per la sua prima Olimpiade. Il peso delle aspettative sportive si è intrecciato con quello dell’esposizione pubblica.
Per affrontare la sua ansia, su suggerimento della sua terapista, Glenn ha iniziato la neuroterapia nel 2024, un percorso che l’ha aiutata a gestire meglio la pressione delle competizioni. Nel 2022 si è separata dai suoi allenatori storici, Darlene e Peter Cain, per la prima volta lasciando il Texas e trasferendosi ad allenarsi a Colorado Springs insieme a Damon Allen e Tammy Gambill.
L’ovazione del pubblico milanese ha accompagnato Glenn fuori dalla pista, mentre stringeva forte il suo allenatore. Per la seconda volta in pochi giorni a Milano, la pattinatrice americana si è sciolta in un pianto che racconta pressione, sogni e paure. Dietro quelle lacrime non c’è solo delusione per un sogno olimpico infranto da una regola considerata spietata da molti esperti e appassionati, ma anche la storia di un’atleta che continua, nonostante tutto, a scegliere il ghiaccio: una storia che non è ancora finita, e proseguirà questa sera sulla pista della Milano Ice Skating Arena.


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Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 si chiuderanno ufficialmente domenica 22 febbraio con la cerimonia finale che chiuderà il sipario su questi Giochi. Tutto finito? Neanche per sogno. Le Olimpiadi infatti potrebbero non essere totalmente chiuse per via del maltempo. Le forti nevicate, soprattutto a Livigno, che da ormai una settimana stanno portando l'organizzazione ad annullare e rinviare diverse gare, potrebbero prolungare l'assegnazione delle medaglie di alcune discipline oltre la cerimonia di chiusura. Nelle ultime ore infatti le gare di aerials hanno subito forti ridimensionamenti al programma.
Le qualificazioni si sarebbero dovute disputare il 17 febbraio, quindi due giorni fa, ma sono state rinviate a causa della tanta neve in Valtellina. È stata così posticipata di un giorno la gare delle donne, e al 19 febbraio (cioè oggi) quella degli uomini. Le condizioni meteo però avevano già anticipato un'altra nevicata che ha così convinto l'organizzazione a cambiare ancora la programmazione degli eventi relativi alla disciplina dell'aerials a venerdì 20 febbraio. Proprio in CIO, in queste ore, si è già portato avanti facendo capire che non sarebbe una sorpresa assegnare medaglie anche dopo la cerimonia di chiusura dei Giochi.






"Le nevicate sono uno degli aspetti negativi degli sport invernali, a Nagano nel 1998 mi ricordo che alcune gare si erano svolte dopo la chiusura dei Giochi, i problemi con la neve ci sono e vanno affrontati". Sono state queste le parole pronunciate dal portavoce di Cio, Mark Adams in occasione del consueto punto stampa giornaliero a Milano alla domanda se a causa del maltempo di queste ore che sta causando posticipi di 24 ore, le medaglie dell' halfpipe maschile (snowboard e freeski) potrebbero essere assegnate anche dopo la cerimonia di chiusura di domenica.
L'ipotesi dunque non è stata completamente esclusa. A Nagano '98, ad esempio, il giorno dopo la cerimonia di chiusura si erano svolte le manche conclusive del bob a 4. Non si può escludere dunque che possa accadere anche in caso caso alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Da capire a questo punto cosa accadrà venerdì 20 febbraio quando nella stessa giornata, sempre a Livigno, saranno disputare anche le gare di qualificazioni nello nello skicross.