gzzetta dello sport
La medaglia di bronzo ai Giochi del 2000 si racconta: "Dopo la medaglia e il campionato iridato del 2001 ho deciso di fare altro". Cortina? Il luogo ideale per le Olimpiadi, un posto insuperabile"
Dal nostro inviato Claudio Lenzi
20 febbraio 2026 (modifica alle 19:41) - CORTINA
Una medaglia olimpica del canottaggio tra i successi invernali di Cortina. Già l’accostamento è strano, ma se accade nell’unico luogo che può accomunarli – Casa Italia – allora un senso ce l’ha. E si scopre una storia affatto usuale, di un atleta di livello internazionale che sceglie ancora giovane di lasciare tutto e tentare un’altra strada, che lo porta sulle Alpi, dove lo incontriamo alla soglia dei 50 anni.
Nicola Sartori, il primo ricordo che le viene in mente dei Giochi di Sydney?
“Quando abbiamo tagliato il traguardo con Giovanni Calabrese. Bronzo! Subito mi si è annebbiata la vista, per lo sforzo ho quasi perso conoscenza. Nel canottaggio è così, alla fine della gara sei in bilico tra il collassare e il voler quasi ripartire, per la carica di energia che hai in corpo”.
E poi cosa è successo, con la medaglia al collo?
“I giornalisti, gli abbracci con gli altri della squadra, l’antidoping e il peso dell’imbarcazione. Ma soprattutto si torna padroni del proprio tempo, dopo anni dove tutto è programmato, schematizzato da altri. E poi dopo aver dormito in hotel per evitare distrazioni, ci siamo trasferiti per tre giorni al Villaggio Olimpico: semplicemente stratosferico”.
Perché proprio il canottaggio?
“Sono di Cremona e sono cresciuto alla Bissolati, sul fiume Po. Poi quando sono entrato nel giro azzurro e in Fiamme Oro, la vita era tra i centri di Sabaudia e Piediluco. Nell’anno olimpico ricordo tre settimane lì e una casa, fino ai Giochi. Poi tante gare in Lombardia sui laghi di Varese, Gavirate, sul Maggiore e all’Idroscalo”.

Però non spiega come è arrivato a Cortina.
“Dopo la medaglia ai Giochi e il Mondiale 2001 ho deciso che volevo cambiare vita. Nonostante la delusione data a Federazione e Fiamme Oro, la Polizia mi ha lasciato un po’ di tempo per pensare e alla fine ho scelto di rimanere nell’arma e visto che ero bravo anche a sciare, ho fatto l’esame per entrare nel gruppo del soccorso alpino. Il primo incarico me lo hanno dato a Cortina, e visto che qui ho incontrato anche la mia compagna, non mi sono più mosso”.
E la storia del maestro di sci?
“È il mio lavoro. Per un po’ di anni ho fatto soccorso in pista, ma intanto mi allenavo per diventare maestro e alla fine ho passato la selezione. A quel punto sono uscito dalla polizia e adesso vivo facendo l’insegnante di sci a tempo pieno”.
È mai più risalito su un’imbarcazione?
“Dopo i Mondiali del 2001, mai più. Per qualche anno ho provato una sorta di rifiuto e ho preferito dedicarmi ad altri sport, soprattutto la bicicletta. Poi sono mancate lo occasioni”.

A 50 anni qual è il suo sport preferito?
“Dico ancora il canottaggio, è quello che mi ha dato tutto”.
Sofia Goggia dice che le Tofane sono le montagne più belle, soprattutto all’alba. È d’accordo?
“Ci sono quelle rocce verticali, sembra quasi di poterle toccare quando si scia, è sensazionale. Tra inverno e estate avrò scattato migliaia di foto a queste montagne”.
I Giochi a Cortina, insomma, sono una scommessa vinta.
“Con tutto il rispetto per le altre località che hanno ospitato l’Olimpiade, un posto così bello e magico è insuperabile. Tutti gli atleti e i volontari ricorderanno questo evento tutta la vita”.
