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28.2.26

«Da bidello a prof nello stesso liceo Che emozione ritrovarmi in cattedra» Bologna, il 30enne ora insegna Latino e Greco., Thomas, Guenda e la cura genica «Un raffreddore poteva ucciderci oggi viviamo come tutti i ragazzi»

 

«Da bidello a prof nello stesso liceo Che emozione ritrovarmi in cattedra»

Bologna, il 30enne ora insegna Latino e Greco. «Ero in graduatoria, ho atteso due anni»
Insegnante Francesco Morleo, 30 anni, è nato a Erchie, nel Brindisino. Ha studiato a Bologna, dove per i prossimi 3 mesi insegnerà Greco e Latino come supplente al liceo Minghetti

Il futuro l’ha sempre visto nella scuola, nonostante le difficoltà (messe in conto) di una vita da precario: anni di studi universitari classici, concorsi, tentativi di percorsi abilitanti all’insegnamento, graduatorie, idoneità, messe a disposizione. E pur di rimanere nell’ambiente, di fare esperienza e di entrare in qualche modo in contatto con i ragazzi, ha scelto di iniziare intanto come collaboratore scolastico, quello che un tempo si chiamava bidello. È in questa veste che da settembre Francesco Morleo, 31 anni ancora da compiere e originario di Erchie, nel Brindisino, è arrivato al liceo classico Minghetti di Bologna; poi, all’inizio di questa settimana, una notizia ormai impensabile a questo punto dell’anno: lo scorrimento in graduatoria e la supplenza in greco e latino,

I nclasse  Mi sono agitato più nella preparazione della prima lezione che una volta in aula davanti agli alunni

all’interno dello stesso liceo, di una delle storiche docenti della scuola, in distaccamento per la vincita di un bando dell’università di Bologna per un incarico a termine.

Professor Morleo, si sarebbe mai aspettato una cattedra a tre mesi e poco più dalla fine dell’anno?

«È successo tutto in così pochi giorni che è stato difficile elaborare la notizia, anche emotivamente, ma non si può di certo nascondere la tanta emozione. E nemmeno la curiosità per quello che sarà a tutti gli effetti il primo incarico, che aspettavo da quasi tre anni».

Cosa ha provato a entrare la prima volta in classe, in veste di professore e non più di collaboratore scolastico?

«Sono stato quasi più agitato nella preparazione della prima lezione che poi una volta in classe. Con gli studenti mi sono semplicemente aperto, anche umanamente, abbiamo fatto un giro di presentazioni e abbiamo ripreso con Cicerone. È stata una bella soddisfazione. Ora insegnerò in una prima e in due seconde liceo».

Ci saranno poi anche i normali timori di classi proprie, di colleghi già conosciuti ma in un rapporto diverso, nonché nella relazione con le famiglie.

«Certo, credo sia parte del gioco. Ho notato per ora molta disponibilità da parte dei colleghi, che già mi conoscevano. È una situazione peculiare, strana, che mette anche un po’ in luce le storture del sistema scuola».

Ecco, a proposito, è sempre più difficile districarsi tra concorsi e graduatorie e il posto di ruolo resta quasi un miraggio.

«Vero. Dopo la laurea ho partecipato al concorso Pnrr 1, dove sono risultato idoneo ma non vincitore. Ho poi provato i percorsi abilitanti — ormai fondamentali, per non dire obbligatori, sia per sperare di farcela prima o poi sia per passare in prima fascia — ma molto costosi. Negli anni sono poi cambiate tante volte le regole e le procedure: anche per questo, a un certo punto, ho optato per il collaboratore scolastico. Non è facile entrare nel mondo della scuola ed è difficile vedere un futuro stabile: ho l’impressione che stia diventando sempre più escludente e accessibile solo a chi può permettersi un elevato investimento economico, non a chi è davvero meritevole. E anche il sistema di punteggio delle graduatorie ha dei controsensi: spesso faccio il paragone con i locali che cercano camerieri con esperienza, ma se non ci sono opportunità, sarà impossibile iniziare e andare avanti. Per fortuna ora maturerò un po’ di punteggio».

Il mondo della scuola A causa dei costosi percorsi abilitanti ormai è accessibile più a chi ha soldi che a chi ha merito

Cosa le piacerebbe lasciare ai suoi studenti?

«Ci tengo a essere all’altezza e a trasmettere loro qualcosa di positivo, soprattutto la mia passione per i classici. Mi piacerebbe potessero ricordarlo come un periodo di ricchezza, di crescita».

E il futuro?

«Intanto arriverò alla fine dell’anno scolastico. Non è da escludere che l’anno prossimo sia di nuovo collaboratore scolastico. Concorsi e percorsi abilitanti attuali fanno fatica a dare una prospettiva a chi inizia il percorso e a chi vorrebbe provarci».


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Thomas, Guenda e la cura genica «Un raffreddore poteva ucciderci oggi viviamo come tutti i ragazzi»
  • Corriere della Sera
  • Carlotta Lombardo
  • Felici Thomas e Guenda, 18 e 14 anni, con i loro genitori oggi e quando erano più piccoli

    «Come sto? Come ogni altro ragazzo della mia età, quindi bene! Prima mi ammalavo sempre, dovevo stare chiuso in casa e ogni settimana fare le punture sapendo che, prima o poi, potevano smettere di funzionare. La terapia genica ha salvato la mia vita ma anche quella di mia sorella, malata come me di Ada-scid. Ora andiamo a scuola e facciamo sport. Io vado in palestra e a calcio e Guenda a equitazione e possiamo frequentare gli amici senza aver paura di prenderci qualcosa».

    Un mondo «normale e bellissimo» che a Thomas, 18 anni, e alla sorellina Guenda, 14, è stato restituito da una cura innovativa nata nel 2016 dalla ricerca Telethon nell’istituto San Raffaele-tiget di Milano dove, a oggi, sono stati curati 51 bambini da tutto il mondo affetti da questa rarissima forma di immunodeficienza e che, in Italia, colpisce un bambino su 375mila rendendoli talmente fragili da poter essere uccisi da un semplice raffreddore, o una banale infezione.

    Strimvelis, questo il nome della terapia genica per i «bambini bolla», dal 2023 è prodotta e distribuita nell’unione Europea da Fondazione Telethon: per scongiurarne il ritiro dal mercato e continuare a garantirne la continuità di accesso ai pazienti. Una cura sicura e gratuita (è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale), la cui efficacia è stata confermata ieri, alla vigilia della Giornata delle Malattie Rare e a dieci anni dalla sua prima approvazione, dall’agenzia Europea per i Medicinali. «Alcuni pazienti hanno accesso al trapianto da donatore sano, compatibile, ma quando questo non c’è la terapia genica può essere un’opzione terapeutica valida. L’ema non solo ha ribadito il rapporto beneficio-rischio favorevole di questa cura, ma ha raccomandato il rinnovo dell’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco con validità illimitata — spiega Alessandro Aiuti, vicedirettore dell’istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (Sr-tiget) —. Gli studi dimostrano che nei pazienti trattati con Strimvelis la sopravvivenza è al 100% e che continuano ad avere un sistema immunitario in grado di difenderli dalle infezioni».

    Una sola infusione per correggere il difetto del sangue, permettendo ai «bambini bolla», costretti al chiuso di una stanza, di riprendere gioco, scuola, sport. Come è successo a Thomas e Guenda.

    «Thomas fino ai tre anni non aveva sintomi ma con l’asilo ha cominciato ad ammalarsi di continuo — ricorda la mamma, Elisa Cannizzaro, che vive con il papà dei ragazzi non lontano da Roma, a Castelnuovo di Porto —. Mi ero illusa che non fosse niente di grave ma dopo l’ennesima crisi e il ricovero all’umberto I è arrivata la diagnosi». Un giorno che Elisa non dimenticherà mai. «Era un lunedì mattina. Thommy aveva sei anni, Guenda 10 giorni. Ad accoglierci, in ospedale, sei medici, tutti insieme. Ho capito subito che era una cosa seria. Dopo poco è arrivata la seconda botta con Guenda».

    Trattandosi di una malattia genetica ereditaria i medici effettuano infatti i test per l’ada-scid alla piccola, confermando anche per lei la malattia. «Per il trapianto di midollo non eravamo compatibili e per tanti anni i nostri figli hanno ricevuto la terapia enzimatica sostitutiva. Inizialmente in ospedale — sei ore di flebo due volte alla settimana — poi a casa con una iniezione settimanale. Poi, finalmente, la salvezza. Telethon ci ha ridato un futuro e il calore di una seconda famiglia».

      

    stavo chiudendo tale post    quando  ho  letto     qu,es articolo  su  il  fatto    quodiano d'oggi 


    Malattie rare Con lo screening neonatale si salvano molte vite

    Un ospedale pediatrico
    Controllo alla nascita

    Caro direttore

    nella Giornata mondiale delle malattie rare, che si svolge il 28 febbraio, vorrei parlarvi delle leucodistrofie. Queste sono un gruppo di malattie genetiche neurodegenerative rarissime che colpiscono principalmente i bambini. Esse causano una progressiva distruzione della mielina, la sostanza protettiva che circonda i nervi, portando a una rapida perdita delle funzioni motorie e sensoriali, spesso con conseguenze fatali in assenza di trattamenti precoci.

    Una malattia rara rimane tale finché non colpisce tuo figlio, mio figlio Davide è stato un malato di leucodistrofia e ora non c'è più. Per questo motivo sono entrata in questo mondo, un mondo a parte.

    Per due forme particolarmente gravi di leucodistrofia, la Ald e la Mld, esiste ormai una terapia genica che funziona solo quando il bambino non presenta ancora i sintomi.

    Quando esiste una cura, non effettuare lo screening equivale a perdere volontariamente l'occasione di salvare una vita. Lo screening neonatale, quindi, salva le vite dei bambini.

    In Europa il ritardo nella diagnosi è preoccupante.

    In Italia lo screening neonatale per la Mld è attivo solo in tre regioni: Lombardia, Toscana, Puglia. La speranza di vita e di salute non può essere legata alla geografia, alla fortuna di nascere nella regione giusta. Chiedo con forza che lo screening sia esteso a tutto il territorio nazionale.

    Vi ringrazio per l'attenzione e vi chiedo di sostenere me e la nostra associazione, Ela Italia, in questa battaglia di umanità. Salviamo vite.

    13.4.25

    Roma e il turismo «mordi e fuggi», gli studenti del Ied ( l’Istituto Europeo di Design ) offrono panini «ripieni di monumenti»: «La cultura non si divora»

       dopo la  bella     campagna      di sensibilizzazione     dei  giorni     scorsi       sul  revenge  porn  anticamera   (   i  confini e  le  differenze   tra   i   due  fenomeni      sono  labillissime   come  ho detto   nel  post   : « iniziativa    di sensibilizzazione  contro il revenge porn  del  gruppo  www. seicomplice.org   ragazzi\e    dello Ied (  l’Istituto Europeo di Design  ) di Roma  »   )   del  femminicidio  \  violenza  di genere   ecco   un altra  campagna  di sensibilizzazione     fatta  dairagazzi dello Ied  .  Stavolta       contro il turismo mordi e  fuggi   . 


                                   da  corriere  della sera  ed    di roma  tramite  msn.it  

    L'iniziativa lanciata da un team dello Ied di Roma. I ragazzi hanno distribuito a cittadini e passanti cento panini nei vicoli intorno al Pantheon. Ecco cosa è successo




    Sono sempre di più i turisti con cellulare alla mano e zainetto in spalla che ogni giorno girano senza sosta per le strade di Roma. Il Giubileo  intensifica il fenomeno dell’overturism, già osservato nella Capitale. Un vero e proprio turismo mordi e fuggi che riempie le piazze e sovraffolla i monumenti storici della città. Viviamo in un tempo che va sempre più veloce e di conseguenza cambia anche l'idea di viaggio. Non c’è più tempo per sedersi a tavola a gustare un calice di vino o un piatto cucinato in una trattoria tradizionale. Sempre più ristoranti storici sono costretti a chiudere bottega nelle zone prese d’assalto dai turisti. Al loro posto prendono piede fast food di ogni tipo, ottimi per risparmiare tempo. È proprio questo il tema alla base del progetto Monumeat, di quattro studenti dello Ied (Istituto Europeo di Design). I ragazzi hanno distribuito a cittadini e passanti cento panini nei vicoli intorno al Pantheon. All’interno però una sorpresa. Invece di un classico ripieno tante foto dei monumenti più importanti e iconici di Roma. L’idea alla base è un parallelismo tra la velocità tipica del fast food e quella del turismo del 2025. «Un panino può essere divorato, la cultura no. I visitatori sono sempre più fugaci e superficiali - spiega Edoardo Botta, uno degli ideatori - Molti scattano una foto e corrono via senza soffermarsi davanti a ciò che hanno davanti, proprio come chi divora un pasto senza guardarlo. Da qui la metafora del fast food».Sono stati tanti quelli che si sono fermati, incuriositi dall’iniziativa. Il team di studenti racconta che i turisti stranieri hanno apprezzato e capito il progetto e il tema. Diverso per i visitatori italiani. «Alcuni sono rimasti delusi una volta aperto il pacchetto. Altri non hanno compreso a pieno il problema dell’overturism e il disagio che ne consegue», precisano i ragazzi. Ma il problema non riguarda solo il sovraffollamento dei monumenti o del poco tempo di qualità speso dai gruppi in giro per la capitale. Ciò che preoccupa è anche il cambiamento che la città sta subendo a causa di questo fenomeno. Durante il loro passaggio al Pantheon i giovani hanno avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con i ristoratori e i negozianti della zona arrabbiati e stufi di questa situazione. Il team dello Ied ha spiegato che tanti di loro concordano che il mercato economico in città si sta trasformando in modo irreversibile.«Roma per adattarsi a questo nuovo modo di viaggiare cambia il suo approccio al commercio. Lì dove prima c’era un negozio o una bottega storica oggi c’è un fast food o qualsiasi cosa che risponda ai bisogni del turismo» continuano gli studenti. Una provocazione quella dei quattro ragazzi che vuole mettere in luce una città sempre più schiava dei suoi visitatori e che lascia sempre meno spazio alle realtà storiche e all’approfondimento della cultura

    Dal coworking ‘Cocò’ ad Aggius alla comunità diffusa di giovani che scelgono di tornare in Gallura: “Così rivive lo spirito degli stazzi”

     da  https://www.sardiniapost.it/culture/ Articoli correlati La “città-natura” nell’Isola, il ritorno dei giovani in campagna e nei paesi co...