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21.5.26

diario di bordo n 146 anno V \. tipi italiani. n 2. anno. I : Il Signor Camillo: Il primo whisky di farro italiano è ligure ., Professore entra in classe con panciotto, bombetta e baffi a manubrio: “è giusto presentarsi in modo distinto a scuola e mi piace la Belle Epoque ., Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione -- Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione .,


Il Signor Camillo: Il primo whisky di farro italiano è ligure
In una mini distilleria ligure fanno il primo whisky di farro italiano (hanno pure il loro mulino)

Dalla distilleria Il Signor Camillo di Sassello, impresa familiare affiancata a un mulino dell’Ottocento, arriva un prodotto da soli cereali antichi dei Monti Liguri. Così lo spirito internazionale riesce a esprimere le filiere agricole e il carattere rurale del territorio
La distillazione artigianale italiana sembra essere, ultimamente, in buona forma. Mentre alcuni si dedicano a referenze nostrane — ad esempio la grappa — per dar loro nuovo smalto, non sono più pochi i master distiller che si confrontano con i campioni internazionali. Metti il whisky, spirito che tra le due sponde dell’Atlantico oggi si prende spazio anche da noi, trovando il modo di legarsi e modellarsi sul territorio. Un caso tra tutti è quello de Il Signor Camillo, distilleria ligure di Sassello dalla storia affascinante, che ha appena presentato il suo progetto più ambizioso: il primo whisky 100% da farro antico italiano.
il. mulino 


Dall’antico mulino all’alambicco: la filosofia del Signor Camillo

Un prodotto che arriva come un piccolo manifesto da un lato di artigianalità e dall’altro di filiera agricola. Nasce contadina infatti la storia della famiglia Assandri, che dentro il Parco del Beigua custodisce dal 1845 un antico mulino ad acqua costruito 15 anni prima. È stato Diego, quinta generazione di mugnai e agricoltori, il master distiller che, dopo studi tra USA, Irlanda e Sudafrica ha aggiunto nel 2022 la distilleria che porta il nome del nonno. Fino a oggi, la sua linea si è composta principalmente di moonshine, ovvero whisky di mais non invecchiato, da cereali di propria produzione.

I cereali per i distillati Il Signor Camillo
I cereali per i distillati Il Signor Camillo


I distillati di filiera agricola dei Monti Liguri

L’attività, prima che nell’alambicco, comincia infatti nei campi dei Monti Liguri, dove si trova anche il farro destinato alla nuova referenza. Una varietà cerealicola antica, che non viene maltata per venire macinata a pietra nel mulino storico e preservarne carattere e qualità. Il processo, per farla breve, prosegue con una fermentazione lenta di 5-6 giorni con lieviti selezionati, poi una doppia distillazione in alambicco in rame e in seguito colonna discontinua.

La distilleria Il Signor Camillo
La distilleria Il Signor Camillo

Com’è il primo whisky 100% di farro italiano

Il whisky Il Signor Camillo è il risultato di un’evoluzione partita tre anni fa, al momento della messa a riposo della prima botte. Un invecchiamento controllato in barrique nuove di rovere francese dalla foresta di Allier, che al sorso spazia dalla sferzata della buccia di lime alla dolcezza di una pesca matura, insieme a note più balsamiche quasi di bosco. 

Il primo Whisky Il Signor Camillo 100% farro
Il primo Whisky Il Signor Camillo 100% farro

Un ritratto della biodiversità del territorio e della capacità del distillatore Assandri, che ancora prima di entrare sul mercato ha convinto i giudici dei World Whiskies Awards di Londra di quest’anno: Medaglia d’Oro, titolo di Category Winner e status di Global Finalist nella categoria Single Cask Single Grain, posizionandosi tra i migliori cinque al mondo


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20 MAG 2026 (AGG. 21/05/2026)

Professore entra in classe con panciotto, bombetta e baffi a manubrio: “è giusto presentarsi in modo distinto a scuola e mi piace la Belle Epoque”





A Torino un docente di Lettere di 34 anni, originario della Basilicata e residente in Piemonte, porta in classe uno stile che richiama la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Lo riferisce l’ANSA in un lancio.
Panciotto, completo, bombetta, tabarro e baffi a manubrio compongono un’immagine insolita per una scuola media contemporanea. Per Mecca, però, non si tratta di una provocazione né di una scelta costruita per attirare attenzione.
La Belle Époque come riferimento culturale
L’insegnante collega il proprio modo di vestire a una passione per la Belle Époque e per la letteratura di quel periodo. Pur riconoscendo le ombre sociali di quegli anni, dalle diseguaglianze alla povertà diffusa, dice di voler recuperare alcuni codici di comportamento e una certa idea di distinzione nei rapporti quotidiani.
Nella sua visione, l’abito diventa anche parte del ruolo educativo: presentarsi in modo curato, sostiene, è coerente con l’autorevolezza richiesta a un docente.
La reazione di studenti e colleghi
Il primo impatto, racconta l’ANSA, può essere spiazzante, anche perché da precario cambia spesso scuola. La curiosità iniziale, tuttavia, lascerebbe spazio con il tempo a un rapporto più diretto con studenti e colleghi.
Dietro l’aspetto da gentiluomo fin de siècle, spiega il professore, gli alunni finiscono per riconoscere una persona da conoscere e rispettare. E, in alcuni casi, anche a cui affezionarsi.


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© CesenaToday

Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione


Prima di salutare vorrei disputare una partita anch’io, si può?”. Una domanda spontanea, accolta senza indugi da Paolo Puglisi, vice presidente della Federazione Italiana Tennistavolo

                                La sfida

Gli applausi della cerimonia inaugurale dei Campionati Italiani Paralimpici stanno lentamente sfumando, le luci del Pala Bcc Romagnolo illuminano ancora i volti degli atleti e delle autorità, l’atmosfera sembra già pregna di quelle storie che soltanto il tennistavolo sa raccontare. È in quel momento, quasi a sorpresa, che Enzo Lattuca, sindaco di Cesena, rompe il protocollo con il sorriso di chi ama davvero lo sport: “Prima di salutare vorrei disputare una partita anch’io, si può?”.Una domanda spontanea, accolta senza indugi da Paolo Puglisi, vice presidente della Federazione Italiana Tennistavolo. E così, in un amen, il tavolo numero 4 si trasforma nel centro emotivo dell’evento. Da una parte il Comune di Cesena, dall’altra la Fitet. Uniti nell’organizzazione di una manifestazione unica per valori e inclusione, ma pronti per qualche minuto a contendersi un punto dopo l’altro con autentico spirito sportivo. Ad arbitrare la sfida, con rigore e ironia, c’è Salvo Palermo, il giudice effettivo. Puglisi parte forte, Lattuca rincorre e recupera con battute veloci e rovesci angolati. Il pubblico segue ogni scambio con entusiasmo crescente. Alla fine è Puglisi a guadagnare un leggero vantaggio. Ma il risultato conta poco. Restano le fotografie, gli abbracci, le strette di mano e soprattutto la sensazione di aver assistito a qualcosa di autentico: uno sport che sa essere competitivo senza perdere il sorriso.

Campionati Italiani Paralimpici (2)
Campionati Italiani Paralimpici (2)

È questo lo spirito che accompagna i Campionati Italiani Paralimpici di Tennistavolo, in programma fino a domenica a Cesena. Cinque giorni intensi, capaci di riunire 300 atleti provenienti da tutta Italia, tra sfide, emozioni e storie di resilienza. Una manifestazione da record che porta con sé anche una novità assoluta: i Campionati Italiani Parkinson, protagonisti nelle giornate inaugurali, insieme ai grandi nomi azzurri, medagliati a Parigi 2024, attesi dal 22 al 24 maggio. Alla cerimonia inaugurale erano presenti, oltre al sindaco Lattuca, le assessore comunali Maria Elena Baredi e Carmelina Labruzzo, la presidente regionale Cip Melissa Milani, il dirigente scolastico Donato Tinelli, la testimonial dei Campionati Parkinson Tiziana Nasi e, per la Fitet, il vice presidente Paolo Puglisi e il segretario generale Giuseppe Marino. Fondamentale il sostegno della Regione Emilia-Romagna e dell’assessora allo Sport Roberta Frisoni. Ma oltre ai nomi e ai numeri, sono state soprattutto le parole a dare significato alla giornata: inclusione, impegno, resilienza, dialogo, collaborazione. “Cesena c’è e siamo in prima linea quando si uniscono certi valori”, ha sottolineato il sindaco. “Saranno cinque giorni di sport, gare e sorrisi”, ha aggiunto Melissa Milani. E il preside Tinelli ha ricordato come “lo sport unisce”, diventando metafora concreta del significato più profondo della vita.  Poi il silenzio della cerimonia ha lasciato spazio al suono secco delle palline sui sedici tavoli allestiti al Pala Bcc Romagnolo. Match senza sosta, tricolori assegnati nelle classi paralimpiche e Parkinson, ultime decisive giornate della serie A paralimpica classe 11. Atleti arrivati da ogni angolo d’Italia pronti a darsi battaglia in campo, ma capaci, fuori dal tavolo, di ritrovarsi amici come sempre. Perché in fondo il vero spettacolo non è soltanto la competizione. È quell’umanità condivisa che rende ogni punto qualcosa di più di un semplice gioco.

  sempre.  dalla. stessa. fonte. 

Passione ping pong, lezione di vita dell'atleta della Nazionale paralimpica agli studenti cesenati: "Non mollate mai"

L’atleta della nazionale italiana paralimpica di tennsitavolo, Carlotta Ragazzini, apre i Campionati italiani a Cesena. Prima l'incontro con gli alunni della scuola media ‘Viale della Resistenza’

Un sorriso luminoso, parole semplici ma potentissime e una storia capace di arrivare dritta al cuore. Questa mattina la scuola secondaria di primo grado ‘Viale della Resistenza’ di Cesena ha accolto un’ospite speciale: Carlotta Ragazzini, atleta della Nazionale italiana paralimpica di tennistavolo e medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Parigi. Davanti agli studenti, guidati dal dirigente scolastico Donato Tinelli, la 24enne faentina ha portato molto più di una testimonianza sportiva. Ha portato una lezione di vita. “Seguite le vostre passioni con impegno, non mollate mai. Ci sono alti e bassi, ogni ostacolo può essere superato. Nella vita non ti contraddistingue ciò che ti capita, ma come reagisci”, ha raccontato ai ragazzi con quella delicatezza che, insieme alla grinta, è diventata uno dei tratti distintivi della sua personalità. Carlotta ha ripercorso le tappe più intense della sua storia: dalla malattia diagnosticata quando aveva appena 18 mesi fino alla scoperta quasi casuale del tennistavolo, avvenuta a 14 anni durante un percorso di rieducazione a Imola. “Ho sentito il rumore di una pallina da ping pong e da lì non ho più lasciato questo sport”, ha spiegato. Una scintilla diventata passione, sacrificio, disciplina. E infine medaglia olimpica. La più bella, il sogno di ogni sportivo. Poi il ricordo più emozionante: il podio di Parigi. “In quel momento ho pensato ai miei genitori. Senza i loro sacrifici non sarei arrivata fin lì”.Parole che hanno catturato il silenzio e l’attenzione degli studenti, coinvolti da un racconto autentico, mai retorico, fatto di fragilità trasformate in forza. “Mattinate come questa sono molto importanti per i nostri studenti – ha sottolineato il dirigente Tinelli –. Siamo davvero orgogliosi di aver ospitato Carlotta, una giornata storica per il nostro istituto”. Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Elena Baredi, assessora alla scuola e ai servizi educativi per l’infanzia: “Resilienza, rinascita, successo: che bello il messaggio di Carlotta. E che emozione ascoltare le sue parole, così dolci ma allo stesso tempo così vere e forti”. L’incontro è stato organizzato alla vigilia dei Campionati Italiani Paralimpici di tennistavolo, in programma da oggi, mercoledì 20 fino a domenica maggio al Pala Bcc Romagnolo. Non a caso proprio gli studenti della “Viale della Resistenza” saranno protagonisti durante i tricolori come collaboratori a bordo campo, occupandosi di raccogliere e restituire le palline agli atleti dopo ogni punto. Una piccola esperienza organizzativa che, dopo l’incontro con Carlotta, avrà sicuramente un significato più profondo e più umano. All’appuntamento hanno partecipato anche Luca Rizzoli, responsabile del settore paralimpico della FITeT, e Marzia Bucca, referente nazionale per l’attività promozionale paralimpica.