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8.3.26

8 marzo 2026 di Danila selis




Arriverà di nuovo e noi di nuovo avremo reazioni diverse per questa giornata che sta diventando divisiva. 



Ci ritroveremo nelle storiche categorie, più le nuove che nel tempo i social hanno coagulato. 

Chi da signora agée  ha conosciuto la ricorrenza rivoluzionaria nel periodo di implosione intima, quando se ne intuiva l'importanza e la potenza, l'ha vissuta e attraversata con entusiasmo e impegno, ma forse dopo una cinquantina d'anni non ne può più, e,  con lo snobismo che si presuppone, in barba alle passate esperienze, non ha voglia di riunire altre donne, neanche per una cena o un approfondimento politico-culturale. 

Le casalinghe più giovani e furbe, che non

hanno conosciuto l'UDI e il movimento femminista di Boston, con calma e positività, forse prepareranno una crostata
esteticamente sontuosa e poi con fare lezioso e sensuale si tolglieranno la parannanza che può mostrare un intimo slurpevolmente attizzante.

Le studentesse, le giovani e le pensionate politicizzate, saranno in piazza per la lotta delle donne di altri paesi, altra cultura, altro intuito, altra volontà in un altro momento divisivo. 

E poi ci siamo noi, e noi, e noi, sempre più separate in categorie senza più senso reale: donne di destra e di sinistra, ricche o povere, fortunate o scarognate, eleganti o sguaiate, intellettuali o minchione... 

Si è persa l'unione che è stato nucleo di nascita e fattore determinante per la riuscita di rivendicazioni e di formazione di quella "coscienza" di cui si è persa traccia. 

Ora siamo donne culturalmente disunite persino da una incerta percezione della propria appartenenza biologica,  accompagnata da una pregiudiziale  misandria, la quale, piu' che di rivalsa, sa di confusione.

17.1.23

anastasia di Danila Selis

 

Mia madre, quando noi figlie eravamo ragazze, ogni tanto ripeteva di badare a non lasciare tutto d'un colpo eventuali fidanzatini. Era un consiglio di cui ebbi a capire l'importanza in seguito. Da bambine, ai miei tempi, era sempre validissima la proibizione delle caramelle dagli sconosciuti. Un nostro zio, buono come il pane ma un pò ruspante, passato il tempo delle caramelle, ci diceva di non accettare da nessuno sigarette di droga. Noi lo prendevamo
affettuosamente in giro per via di quelle sigarette, ma ognuno, in famiglia, ci mise del suo per proteggerci dai tempi difficili già da allora. Ricordo, a proposito, un fatto molto brutto, culmine di un amore sfortunato e anche breve, che portò alla scomparsa dalla faccia della terra di Anastasia, detta Sia, che, dopo una storia con un ragazzo, decise di lasciarlo. Era costui uno straniero di zone problematiche del mondo, ma questa è una nota "di colore" e basta, che non influì più di tanto sul drammatico accadimento. Sia, una giovane e brava insegnante, non voleva più essere la ragazza di quest'uomo che un giorno le sparò mentre erano in auto a parlare. Anni fa andai a trovare i genitori nella loro casa fuori città che non era nè di mare nè di montagna, ma semplicemente una di quelle case in cui si portano certe cose che non servono, le piccole collezioni di pupazzetti, le enciclopedie, qualche soprammobile di troppo, la barchetta a vela di legno da appoggiare sul vecchio televisore. In casa c'erano i genitori di Anastasia. Nel sottoscala, il babbo, in silenzio, era impegnato a sistemare uno scaffale. La madre Rosa, imbiancata nel crine, dopo le frasi di circostanza, mi raccontò del drammatico fatto pregandomi di non toccare l'argomento col marito. Me lo disse a gesti e mezze parole sussurrate con lo sguardo. Non ricordo cosa mi riferì di tutta la vicenda giudiziaria. Sapeva con certezza che ora sua figlia stava bene, nonostante la precoce e dolorosa interruzione della sua avventura umana e questo fatto le era stato riferito da una medium "specializzata" in madri disperate. Venni rassicurata sul fatto che nessuno le spillasse soldi, ma, chissà... Rosa appariva tranquilla, quasi ciarliera, come se stesse in seduta psicanalitica, come avesse bisogno di essere rafforzata nelle sue convinzioni. Uscii dopo qualche ora, da quella casa piena di cimeli, frastornata, e, con qualche lacrima di sincero dolore, pensai alle raccomandazioni di mia madre, alle caramelle e alle sigarette di droga. Aprii il finestrino e sputai lacrime e rabbia perché anche mandare a fare in culo un fidanzato è un fatto che può decidere della vita o della morte di una donna, e a questo non riuscivo e non riesco a dare una logica o anche poco logica spiegazione.

Dal coworking ‘Cocò’ ad Aggius alla comunità diffusa di giovani che scelgono di tornare in Gallura: “Così rivive lo spirito degli stazzi”

 da  https://www.sardiniapost.it/culture/ Articoli correlati La “città-natura” nell’Isola, il ritorno dei giovani in campagna e nei paesi co...