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13.3.26

Veronica e Matilde sacrestane della basilica, due laureate tra arte e liturgia di Donatella Tiraboschi Tradizione rinnovata e tanto entusiasmo: «Santa Maria Maggiore, quanta bellezza»

   da https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/  del   11\3\2026 

di
 Donatella Tiraboschi

Tradizione rinnovata e tanto entusiasmo: «Santa Maria Maggiore, quanta bellezza»

Veronica e Matilde sacrestane della basilica, due laureate tra arte e liturgia

Matilde Facchinetti e Veronica Benintendi

Ad accogliere i visitatori all’ingresso di Santa Maria Maggiore ci sono due giovani ragazze: Veronica Benintendi, 27 anni, di San Giovanni Bianco, e Matilde Facchinetti, 29, di Seriate. Che con una laurea e tanto entusiasmo stanno segnando una svolta rosa nella plurisecolare storia della basilica.

La voce di Veronica sprizza entusiasmo. Del resto, difficile non provarlo quando il tuo posto di lavoro è immerso, è proprio il caso di dirlo, in uno scrigno di bellezza da far girare la testa. «Tantissimi visitatori restano sorpresi, non immaginano di trovare a Bergamo una basilica come questa. Dicono di averne viste tante in giro per il mondo e in Italia, ma che la nostra le batte tutte». È in quell’aggettivo possessivo, in quel «nostra», che si leggono in filigrana tutta la passione e l’orgoglio di sentirsi parte attiva del museo più visitato della città, perché con i suoi 250 mila visitatori nel 2025 e ben 30 mila nel solo mese di maggio, con un ritmo di mille al giorno (esclusi i residenti, e il trend è in crescita), la Basilica di Santa Maria Maggiore è saldamente in testa alla top five dei monumenti cittadini più gettonati dai turisti. E ad accoglierli all’ingresso, nelle funzioni di biglietteria, di «gentil organizateur e facilitatrici culturali» (ma non solo) si presentano due giovani ed entusiaste ragazze bergamasche: Veronica Benintendi, 27 anni, di San Giovanni Bianco, e Matilde Facchinetti, 29 anni di Seriate. Che con una laurea, rispettivamente in Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali e in Storia, stanno segnando una svolta rosa nella plurisecolare storia della Basilica.Già, perché non è un caso che la Mia le abbia scelte dopo una accurata selezione e dopo che nell’organico che gestisce Santa Maria Maggiore si siano, lavorativamente parlando, aperte alcune posizioni professionali. Per farla breve due dei tre sacristi hanno lasciato il posto. Parafrasando la Pausini, Marco se ne è andato: lo storico sacrista Marco Pagani, infatti, si è trasferito dallo scorso mese di novembre nella parrocchia di Sotto il Monte, mentre qualche tempo prima a lasciare l’incarico era stato il collega Mauro Zanchi, che ha scelto di dedicarsi allo studio. È rimasto, nell’esercizio della funzione sagrestana, Giovanni Curatolo, una guida storica della basilica che sta trovando in Veronica e Matilde (approdata solo nelle ultime settimane dello scorso anno) delle valide colleghe coadiuvanti per alcuni compiti che spettano ai sacristi.Quali compiti? Veronica li elenca, con una doverosa premessa: «Non sapevo molto di liturgia, ad essere sincera». Si potrebbe aggiungere «prima», prima cioè che con l’addio dei due sacristi ufficiali si rendesse necessario ampliare le «skill», le competenze del culto e delle funzioni religiose che in basilica si celebrano, in particolare con la messa feriale (alle 10 ogni giorno), mentre nei giorni festivi sono le messe sono due (alle 11 e 12.15): «Prepariamo i paramenti, gli allestimenti anche degli altari, le casule con cui il parroco celebra le messe, ma anche i candelabri in occasione delle grandi festività e gli addobbi floreali». «Sono tutte cose che sto imparando un po’ alla volta — le fa eco Matilde —, ma aiutare i colleghi mi gratifica in un lavoro nuovo, che mi mette ogni giorno a contatto con tanta gente».È questa interconnessione con la marea dei visitatori, ma anche «con i restauratori, i musicisti, gli artisti che a vario titolo partecipano agli eventi che vengono organizzati in basilica», rintuzza Veronica, «ad arricchire le nostre giornate. E il bello è che ogni restauro, ogni tassello che viene valorizzato, suscita stupore ed entusiasmo». «I visitatori ci fanno domande ed osservazioni che costituiscono anche per me la possibilità di imparare cose che non sapevo», conclude Matilde. All’entusiasmo del team rosa si accompagna il compiacimento del direttore della Mia, Giuseppe Epinati: «È quello che cercavamo: due ragazze con una buona preparazione di base e che nello stesso tempo sono custodi delle ricchezze della basilica e della sua funzionalità del culto»

IL FAIR PLAY CANCELLA DL'ERRORE DELL'ARBITRO UN CALCIATORE OGLIASTRINO SBAGLIA VOLUTAMENTE UN CALCIO DI PUNIZIONE CONCESSO PER SBAGLIO

  unione  sarda  13\3\2026 

il fair play può concretamente "cancellare" o rimediare a un errore dell'arbitro, trasformando un vantaggio ingiusto in un gesto di lealtà sportiva. Sebbene l'arbitro sia il giudice supremo, la sportività impone di non approfittare di sviste o decisioni palesemente errate.Ed   quello  che   è  successo    a Serramana  ( vedere  articolo  a  sinistra  )    dove  un calciatore   dell'arzana     ha  volutamente    sbagliato  il  calcio  di  punizione   erroneamente   concesso  dall'arbitro  

12.3.26

Cosa fa, e soprattutto cosa dice, un atleta guida nello sci alpino Cioè chi scende davanti a sciatrici e sciatori ipovedenti o ciechi, raccontato da uno che partecipa alle Paralimpia di di Milano Cortina2026

Fabrizio Casal e Chiara Mazzel (Marcus Hartmann/Getty Images)

F                                                                              Fabrizio Casal e Chiara Mazzel (Marcus Hartmann/Getty Images)



Nella categoria vision impaired dello sci paralimpico atlete e atleti ipovedenti o ciechi non gareggiano da soli, ma preceduti in pista da un atleta guida che dà loro indicazioni e, se le cose vanno bene, vince anche lui (o lei) una medaglia. In discesa libera e Super-G alle Paralimpiadi si superano i 100 chilometri orari, mentre negli slalom le porte sono molto vicine e i cambi di direzione costanti. In tutti i casi ci dev’essere grande fiducia tra atleti e guide, che devono dare informazioni chiare e scendere con il ritmo giusto, per non rischiare di distanziarsi troppo, o al contrario di rallentare gli atleti.
Fabrizio Casal ha 26 anni e fa la guida da quando ne aveva 16, quando scelse di dedicarsi solo a questo, abbandonando la carriera individuale. Alle Paralimpiadi di Pyeongchang, nel 2018, vinse quattro medaglie con Giacomo Bertagnolli, sciatore italiano che a Milano Cortina (con un’altra guida, Andrea Ravelli) ha vinto finora altre tre medaglie. Casal oggi fa la guida di Chiara Mazzel (che pure ha già vinto tre medaglie in queste Paralimpiadi) nelle specialità tecniche, quindi gareggerà con lei giovedì e sabato negli slalom gigante e speciale. Sia Bertagnolli che Mazzel sono ipovedenti; Mazzel non vede niente dall’occhio sinistro, e ha un campo visivo ristretto da quello destro.


Al Post Casal spiega che Mazzel «ha bisogno soprattutto di sapere quando deve curvare; mentre io sto finendo la mia curva, e lei si trova tra una porta e l’altra e sta mettendo gli sci piatti, le dico un hop per segnalarle di cambiare direzione». La comunicazione avviene attraverso microfono e cuffie bluetooth. Alcuni atleti e atlete, tra cui Mazzel, scelgono anche di far indossare alla guida un amplificatore dietro la schiena con un suono (musica, in genere) per sentire dove sta andando.
Anche Mazzel a sua volta parla con Casal: «Mi dice di accelerare, o a volte di rallentare e aspettarla, magari perché ha fatto un errore. Io devo trovare il momento giusto per girarmi e controllare, ogni tanto». Casal dice che nello slalom speciale, in cui si scia tra paletti molto ravvicinati, ha meno bisogno di voltarsi, perché il rumore dei pali abbattuto da Mazzel gli dà il ritmo e gli fa capire che lei lo sta seguendo. In gigante invece si gira più spesso, nel corso di una gara.

FFabrizio Casal e Giacomo Bertagnolli nello slalom speciale alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 (Lintao Zhang/Getty Images)

Durante le gare di sci della categoria vision impaired il pubblico dovrebbe rimanere in silenzio, così come dagli altoparlanti all’arrivo non escono né musica né commento, in modo da consentire ad atleti e guide di comunicare bene. Solo quando gli sciatori sono alle ultime porte, e stanno per arrivare, in genere il pubblico inizia a fare baccano, ma quello è ben accetto. Per atlete e atleti ipovedenti può essere utile che le guide indossino colori sgargianti, per notarli meglio con la vista residua: è il motivo per cui le guide di Chiara Mazzel sciano con tute rosa shocking in queste Paralimpiadi.
In partenza Casal aumenta il volume dell’amplificatore, si mette pochi passi più giù del cancelletto e, quando sente il segnale acustico di partenza, inizia il countdown: «Dico 3-2-1 via!: io parto al 2, lei al via». Durante la gara oltre alle indicazioni tecniche sul percorso, sui cambi di luce (quando la pista passa dal sole all’ombra, o viceversa), sulle curve e sui salti, le guide a volte ci mettono anche una parte un po’ più motivazionale. È uscito di recente un video in cui Ravelli urla a Bertagnolli frasi come «dai Jack, dai che sei un animale ! »


Già alle Olimpiadi sono importanti lo studio della tracciatura e la cosiddetta visualizzazione, che consiste nel ripassare mentalmente il tracciato e le curve prima della gara, a volte replicando gesti e movimenti del corpo. Alle Paralimpiadi, per gli atleti vision impaired, queste fasi di studio e ripasso della pista sono ancor più determinanti, e vengono fatti con grande attenzione.Soprattutto, però, tra guida e atleta contano molto la fiducia, l’intesa e il feeling, che si migliorano col tempo e non solo sciando: «Ci alleniamo ormai da 7 anni assieme io e Chiara, facciamo tutto insieme, siamo sempre insieme».
Casal racconta che a volte anche lui prova a sciare a occhi chiusi, per immedesimarsi nelle sensazioni che provano gli atleti, e che è una cosa che potrebbe aver senso fare anche per sciatrici e sciatori olimpici: «Una deprivazione sensoriale ti fa aumentare la percezione di altre sensazioni».

diario di bordo n 161 anno IV Sessant’anni di amore tra la “Sposa del mare” e la pesca ., incentivi fiscali a chi gestice un negozio alimentrre lotta contro lo spopolamento a cheremule vita lenta nei piccoli paesi ., da lavapiatti all'estero alla direzione di un albergo a porto cervo.. il mister del sant orsola ritorna in campo a 43 anni e regala la vittoria alla sua squadra



da  https://www.giornalepopolare.it/
 


Sessant’anni di amore tra la “Sposa del mare” e la pesca

Annamaria Verzino fu la prima donna in Italia a ottenere la licenza nautica.

Un amore speciale, che non si è mai interrotto e prosegue nell’avanzare delle stagioni. La storia di Annamaria Verzino, la pescatrice di Casalbordino, è un romanzo di cui ogni giorno continua a scrivere nuove pagine. Di tenacia, passione, impegno, laboriosità, di un amore sconfinato come l’orizzonte del mare aperto.
La mattina, mentre il caldo disco inizia a sorgere, le temperature sono ancora basse e potrebbero non invogliare ad uscire di casa. Ma lo si può essere costretti, per le incombenze lavorative o di altro, o il richiamo della bellezza dell’alba essere più forte di ogni rigidità tardo invernali. In quelle ore, passeggiando sul lungomare di Casalbordino, si può incontrare una figura che si staglia sulla battigia, lì dove il mare bacia la spiaggia e s’abbracciano acqua e terra. Due occhi dolci, profondi come i flutti verso cui sono volti, scrutano l’orizzonte. Una donna minuta con tenacia e passione, con amore profondo come il mare, scruta l’orizzonte e incontra il suo “sposo”, l’amore di tutta la sua vita. È la “Sposa del Mare”, la pescatrice più longeva d’Italia, che a 90 anni con tenacia e una forza straordinaria ancora oggi quando il tempo lo permette continua ad esercitare l’antica e nobile arte della pesca. Novanta candeline che Annamaria ha spento il 1° gennaio, all’alba del nuovo anno è il compleanno di questa tenace e straordinaria figlia d’Abruzzo.
La prima volta che Annamaria è salita su una barca era il 1944 a cinque anni, nove anni dopo il padre le diede la prima volta il permesso di salirci da sola, nel 1965 fu la prima donna in Italia a ricevere la licenza nautica. Sessant’anni dopo il suo unico vero grande amore non si è mai attenuato, mai spento e mai fermato, e continua a salire sulla barca, anche in piena notte, e a pescare. Angelo Mosè Natarelli l’ha incontrata e ha documentato per “Pescatori a Tavola”, l’unica guida che seleziona le attività tramite la marineria locale, la sua storia e la sua quotidiana attività quasi un anno fa, nel marzo 2025.
Nel 2019 Valentina Lanci, una giovane ragazza di Frisa che vive da tanti anni tra Italia e Finlandia, raccontò la storia della “Sposa del Mare” in un documentario nel Paese nordeuropeo. «Due anni fa ho trascorso con Annamaria e la sua famiglia dei momenti indimenticabili, ho provato a raccontare la sua storia con rispetto e senza forzature attraverso una telecamera, non è stato facile, non è mai facile raccontare storie così profondamente radicate – raccontò Valentina Lanci nel 2021 – una storia, quella di Annamaria, che parla del mio Abruzzo, del mio mare e delle piccole comunità costiere affacciate sull’Adriatico, una storia che racconta il profondo legame di una donna con il suo mare, una storia che sa di autentico e viscerale amore per la vita».
«Sono felice che la storia di questa straordinaria donna stia viaggiando per l’Europa, sono felice che tante persone possano conoscerla attraverso le immagini del mio piccolo documentario – proseguì quattro anni fa il racconto di Valentina Lanci – questa volta la Sposa del Mare approda in Finlandia all’interno di un festival etnografico. E quello che mi rende ancora più felice è che la sua storia verrà affiancata a quella di un giovane pescatore del Madagascar».
«Il film cerca di esplorare il suo stile di vita di pescatrice, di capire il rapporto tra le persone e i paesaggi marini, di capire come le persone modellano e impregnano significato nei luoghi in cui abitano, e come le persone sono, a loro volta, modellate proprio da questi luoghi» riportò la presentazione per il festival etnografico. «La mattina, se il tempo lo permette, Anna Maria si reca al mare di prima mattina, dove ha trascorso tutta la vita – raccontò il documentario una testata giornalistica finlandese – il mare non fornisce più pesce come una volta, ma ce n’è ancora a sufficienza. Il pescato del giorno viene venduto direttamente dalla barca ai residenti. Il documentario racconta la dura vita dei pescatori e il loro legame spirituale con l’amato mare. Il mare è un ambiente familiare e allo stesso tempo imprevedibile, che merita di essere trattato con rispetto. Lo stile di vita tramandato in famiglia viene interrotto e la pesca viene trasmessa alla nipote solo attraverso fotografie e ricordi. Il film è anche un promemoria dei tempi critici che stiamo vivendo per la vita marina in tutto il mondo. Gli stock ittici sono crollati ovunque e la causa non sono i pescatori tradizionali come Anna Maria, ma l’industria della pesca intensamente commercializzata».
«Anna Maria “La Sposa del Mare” ha quasi 90 anni ed è la pescatrice più longeva d’Italia. Non tutti sanno una piccola curiosità di questa grande Donna, basta pensare che lei non si è mai sposata e quando si parla di questo argomento lei risponde cosi: il mio grande Amore (il mio uomo) è stato sempre e solo il Mare. È da qui che nasce il suo importante soprannome, “La Sposa del Mare”» racconta “Pescatori a Tavola”. «Una donna straordinaria che ha dedicato la propria vita e anche il proprio amore al Mare, si perché Anna Maria non si è mai sposata e quando parliamo di questo lei risponde cosi: il mio grande uomo è il Mare, a lui ho dato tutta me stessa e lui mi ha dato la pace e la serenità che cercavo» si legge nella didascalia del video pubblicato sulla pagina facebook del magazine. 






11.3.26

paraolimpiadi invernali belle emozioni ma poca copertura mediatica






Stamattina guardando il televideo alla pagina dello sport per vedere gli orari delle gare e mi sono solo apparse notizie delle medaglie italiane  Allora ho cercato in altri siti ( Eurosport, gazzetta dello sport, Olympics ) ed ho trovato qualcosa a fatica . Solo su Google ala vice paraolimpiadi ho trovato quello che cercavo . A confermare il mio scoramento ed il titolo triste c'è di come la Rai (Sic ) servizio pubblico dia scarso , a differenza delle altre olimpiadi scarna copertura mediatica .
Ecco quindi che mi sono marzullato cioè fatto la domanda e dato la risposta .prima da solo poi per avere una prospettiva più ampia con la AI copilot ( www bing.com ) . Ora la mia risposta e quella della AI saranno ovvie ed prevedibili ma. come ho già detto nel precedente aggiornamento Faq [url ] sono un ricercatore ( purtroppo a volte esagerato mi faccio troppe elucubrazioni /seghe mentali con volo pindarici )ma non sono riuscito ad analizzare il perché di ciò o quanto meno andare oltre alla classica e semplice risposta standard .
 


 <<  Ecco una domanda che molti si fanno, e non è affatto banale.  >> Le Paralimpiadi – soprattutto quelle invernali – ricevono meno attenzione mediatica e meno pubblico rispetto alle Olimpiadi tradizionali per una combinazione di fattori culturali, economici e storici. Non è una questione di valore sportivo, che è altissimo, ma di dinamiche che si sono consolidate nel tempo.

🎯 Perché le Paralimpiadi sono meno seguite

📺 1. Copertura mediatica più limitata
- Le televisioni investono meno perché ritengono (spesso erroneamente) che il pubblico sia più ristretto.
- Meno ore di diretta significa meno visibilità, meno sponsor, meno interesse generale.
- È un circolo vizioso: poca copertura → poco pubblico → pochi investimenti → ancora meno copertura.

🧊 2. Le Paralimpiadi invernali sono ancora più di nicchia
- Gli sport invernali richiedono infrastrutture costose e sono praticati da un numero molto più ridotto di atleti, anche nelle Olimpiadi tradizionali.
- La platea di atleti paralimpici che può accedere a sport come sci alpino, snowboard o hockey su slittino è inevitabilmente più piccola.
- Meno nazioni coinvolte = meno interesse globale.

💶 3. Minori investimenti e sponsor
- Le aziende tendono a investire dove c’è maggiore ritorno economico.
- Senza una forte spinta commerciale, gli eventi restano meno pubblicizzati e meno raccontati.

🧠 4. Pregiudizi culturali ancora presenti
- Per anni lo sport paralimpico è stato percepito come “meno competitivo”, un’idea completamente sbagliata ma ancora radicata in parte del pubblico.
- Serve tempo per cambiare mentalità e riconoscere pienamente il valore atletico e spettacolare di queste discipline.

📅 5. Tempistiche e sovrapposizioni
- Le Paralimpiadi arrivano subito dopo le Olimpiadi: il pubblico è già “sazio” di sport e l’attenzione cala.
- I media spesso considerano le Paralimpiadi un “evento secondario” invece che un evento autonomo.

Ma   sempre   dalla  risposta   di copilot  qualcosa sta cambiando se  pur  molto lentamente  ,  Infatti  Negli ultimi anni:
- la copertura televisiva è aumentata,
- gli atleti paralimpici sono diventati più riconosciuti e raccontati,
- il pubblico giovane è molto più sensibile ai temi dell’inclusione.

E ogni volta che qualcuno scopre lo sport paralimpico, rimane colpito dalla qualità tecnica e dalla forza narrativa degli atleti. È uno di quei casi in cui la conoscenza crea passione.


questa analisi mi hanno fatto ritornare in mente una discussione fatta con amico commentando le paraolimpiadi estive ( sfasate come quelle. estive rispetto a quelle invernali URL ) che riporto sotto




come fai a vedere / seguire senza metterti tristezza e compassione ?

Immedesimando le mie sofferenze con le loro. Le loro storie , non solo incidenti, ma anche malattie invalidanti mi fanno capire che non esiste nessuno sfortunato e che tutti possono rimettersi in carreggiata davanti a gli urti della vita con lo sport in questo caso anche elitario.Ma soprattutto mi danno la forza di andare avanti e non abbattermi per i ieri lri lemi fisici non così invalidanti (a ma a rischio ) come i loro che gareggiano da soli o in coppiaEcco una domanda che molti si fanno, e non è affatto banale. Le Paralimpiadi – soprattutto quelle invernali – ricevono meno attenzione mediatica e meno pubblico rispetto alle Olimpiadi tradizionali per una combinazione di fattori culturali, economici e storici. Non è una questione di valore sportivo, che è altissimo, ma di dinamiche che si sono consolidate nel tempo.

9.3.26

la storia della mascotte delle olimpiadi e soprattutto delle paraolimpiadi di milano cortina 2026

voci  correlate


Tina e Milo sono le mascotte olimpiche dei XXV Giochi olimpici invernali e dei XIV Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Sono due ermellini, sorella e fratello, dai manti bianco e marrone
L'emblema \ mascotte di queste paraolimpiadi invernali riprende nella forma quello prescelto per i Giochi olimpici, ma si differenzia per i colori: il segno grafico raffigurante il numero "26", che nel logo dei giochi olimpici è di colore bianco, presenta
nella versione paralimpica una sfumatura contenente i colori rosso, blu e verde (già presenti nel logo del Comitato Paralimpico Internazionale), che rimanda all'aurora boreale; questa differenziazione è stata effettuata per consentire la corretta visione dell'emblema anche agli ipovedenti.Milo è la mascotte paralimpica di quest'edizione dei Giochi paralimpici, il cui nome deriva dal nome della città ospitante Milano, analogamente alla mascotte olimpica, Tina, che per il suo nome prende spunto da Cortina.Secondo la storia ufficiale, Milo è nato senza una zampetta ma, con un po' di ingegno e tanta forza di volontà, ha imparato a usare la coda e a superare ogni ostacolo facendo della propria diversità una forza. Vive in montagna ed è un tipo pratico, al quale piace creare, aggiustare, montare, smontare, inventare… costruire manufatti con il legno dei suoi boschi. Da qualche tempo si è specializzato nella creazione di strumenti musicali che poi Tina suonerà. Milo è vivace e ama l’allegria. È sempre in movimento: corre, salta e si arrampica sui suoi amati alberi. Ama l’allegria e far ridere i suoi amici lo fa felice. Va matto per i giochi che si possono fare sulla neve. È competitivo, ma sa anche perdere. È gentile e ospitale, simpatico e paziente. L'unica cosa che non sopporta è quando qualcuno maltratta la montagna. Infatti secondo Wikipedia
<<[...] Tina e Milo sono fratelli. Tina, la mascotte olimpica, ha il manto bianco e si è trasferita dalle montagne italiane alla città per esplorare cose nuove. Suo fratello Milo, la mascotte paralimpica, ha il manto marrone ed è nato senza una gamba, ma usa la coda per aiutarsi a camminare. Gli studenti designer di Tina e Milo hanno detto che gli ermellini sono simboli di innocenza e purezza, e che i due con colori di mantello diversi rappresentano dualità e diversità. Il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 ha descritto la coppia come le "prime mascotte apertamente Gen Z".Le mascotte durante i giochi olimpici saranno accompagnati da una squadra di sei fiori di bucaneve antropomorfi chiamati the Flo, basati sui design dei secondi classificati nel concorso delle mascotte, progettati dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Sabin di Segrate. Simboleggiano speranza e resilienza.>>

Olimpiadi e paraolimpiadi Milano-Cortina 2026, la sfida della parità riparte in 22 scatti

 da  giulia .globalist.it

Alle Olimpiadi di Parigi si era raggiunta la parità, anche in termini di copertura da parte dei media. Poi il precipizio, con solo il 13% delle notizie di sport femminile nei tg nazionali: lo certifica una ricerca dell'Osservatorio di Pavia condotta da Monia Azzalini, in occasione della presentazione della mostra fotografica "Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle 100 esperte". Vedremo cosa succederà nella kermesse invernale. Le premesse, secondo il Cio, sono buone.

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la sfida della parità riparte in 22 scatti
Angela Menardi/credit Gerald Bruneau

Luisella Seveso

29 Gennaio 2026 - 18.36


Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 che stanno per iniziare saranno i giochi invernali più egualitari di sempre. Lo ha reso noto ieri, numeri alla mano, Charlotte Groppo, responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Cio: ai Giochi sono previste 4 nuove gare femminili in più, ci saranno 50 eventi sportivi per le donne, «il numero più alto di sempre in un’Olimpiade invernale» con il 47% di atlete in gara. Quasi la totalità delle discipline, saranno bilanciate in termini di genere e per la prima volta nello sci di fondo donne e uomini gareggeranno sulla stessa distanza.
E ancora:  il 54% dei commentatori assunti dal Cio sono donne, così come i due terzi dei responsabili del broadcasting center. Inoltre, il 50% del personale senior dell’International press center e del Media center dei Giochi è rappresentato da donne.A Milano-Cortina  avremo anche il più gran numero di sempre di donne arbitre di un’ Olimpiade invernale, il 40% del totale.

L’occasione per questa anticipazione è stata la presentazione, a Palazzo Visconti a Milano,  della  nuova edizione della mostra fotografica Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle 100 esperte che sarà allestita a Verona dal 4 febbraio al 15 marzo in Piazza Borsari.
La mostra, che ha come protagoniste alcune dalle atlete che fanno parte del database 100esperte ideato da GiULiA, Osservatorio di Pavia e sviluppato grazie a Fondazione Bracco, celebra 22 protagoniste dello sport immortalate dal fotografo francese Gerald Bruneau. Tra loro Kirsty Coventry, presidente del CIO, prima donna e prima africana a ricoprire questo ruolo; Gerda Weissensteiner, plurimedagliata olimpica in bob e slittino, Angela Menardi, atleta paralimpica di wheelchair curling selezionata per gareggiare alle prossime Paralimpiadi.

Gerda Weissensteiner/ credit Gerald Bruneau.

Durante l’evento, aperto da Diana Bracco e al quale hanno partecipato in video il sindaco Beppe Sala, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e la ministra Eugenia Roccella, è stata presentata anche la prima parte della ricerca condotta da Monia Azzalini dell’Osservatorio di Pavia e promossa da Fondazione Bracco insieme al Comitato Olimpico Internazionale, iniziata con il monitoraggio dei giochi olimpici di Parigi 2025, che per la prima volta vedevano in gara un numero pari di atlete e atleti. e che si concluderà con un analogo monitoraggio dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina

Un grafico della presentazione di Monia Azzalini.

Azzalini ha presentato i dati inediti sull’informazione sportiva nei principali TG italiani nei dodici mesi successivi ai Giochi di Parigi 2024. Dalla ricerca emerge che mentre il monitoraggio dei TG italiani ha rilevato una copertura equilibrata tra uomini e donne durante le Olimpiadi francesi (51% le notizie dedicate a discipline femminile e 49% le atlete news maker), nei mesi successivi (dal 1° ottobre 2024 fino al 30 settembre 2025) la visibilità delle donne nello sport è drasticamente diminuita: solo il 25% delle notizie sportive riguarda anche le atlete. Il calcio domina la scena (40% di notizie), quasi esclusivamente al maschile (98%), mentre lo sci, terza disciplina in ordine di attenzione con copertura del 7%, dà più visibilità alle donne, con il 76% di notizie dedicate esclusivamente a gare o atlete femminili, più l’8% di notizie che coprono competizioni di entrambi i generi. Rispetto alle Olimpiadi, la copertura mediatica delle Paralimpiadi di Parigi 2024 è significativamente inferiore (sole 54 notizie dedicate a fronte delle 476 riservate alle Olimpiadi), evidenziando uno squilibrio nell’attenzione mediatica verso lo sport paralimpico e le sue protagoniste.Al termine di questo processo, si otterrà per la prima volta una visione organica e dettagliata della rappresentazione mediatica nazionale tra luglio 2024 e marzo 2026, offrendo non solo un’istantanea del presente, ma anche un’eredità di conoscenze e buone pratiche

Il grande tabù dei media: lo sport femminile. Il libro di Mara Cinquepalmi


Veronica e Matilde sacrestane della basilica, due laureate tra arte e liturgia di Donatella Tiraboschi Tradizione rinnovata e tanto entusiasmo: «Santa Maria Maggiore, quanta bellezza»

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