Sessant’anni di amore tra la “Sposa del mare” e la pesca
Annamaria Verzino fu la prima donna in Italia a ottenere la licenza nautica.
Un amore speciale, che non si è mai interrotto e prosegue nell’avanzare delle stagioni. La storia di Annamaria Verzino, la pescatrice di Casalbordino, è un romanzo di cui ogni giorno continua a scrivere nuove pagine. Di tenacia, passione, impegno, laboriosità, di un amore sconfinato come l’orizzonte del mare aperto. La mattina, mentre il caldo disco inizia a sorgere, le temperature sono ancora basse e potrebbero non invogliare ad uscire di casa. Ma lo si può essere costretti, per le incombenze lavorative o di altro, o il richiamo della bellezza dell’alba essere più forte di ogni rigidità tardo invernali. In quelle ore, passeggiando sul lungomare di Casalbordino, si può incontrare una figura che si staglia sulla battigia, lì dove il mare bacia la spiaggia e s’abbracciano acqua e terra. Due occhi dolci, profondi come i flutti verso cui sono volti, scrutano l’orizzonte. Una donna minuta con tenacia e passione, con amore profondo come il mare, scruta l’orizzonte e incontra il suo “sposo”, l’amore di tutta la sua vita. È la “Sposa del Mare”, la pescatrice più longeva d’Italia, che a 90 anni con tenacia e una forza straordinaria ancora oggi quando il tempo lo permette continua ad esercitare l’antica e nobile arte della pesca. Novanta candeline che Annamaria ha spento il 1° gennaio, all’alba del nuovo anno è il compleanno di questa tenace e straordinaria figlia d’Abruzzo. La prima volta che Annamaria è salita su una barca era il 1944 a cinque anni, nove anni dopo il padre le diede la prima volta il permesso di salirci da sola, nel 1965 fu la prima donna in Italia a ricevere la licenza nautica. Sessant’anni dopo il suo unico vero grande amore non si è mai attenuato, mai spento e mai fermato, e continua a salire sulla barca, anche in piena notte, e a pescare. Angelo Mosè Natarelli l’ha incontrata e ha documentato per “Pescatori a Tavola”, l’unica guida che seleziona le attività tramite la marineria locale, la sua storia e la sua quotidiana attività quasi un anno fa, nel marzo 2025. Nel 2019 Valentina Lanci, una giovane ragazza di Frisa che vive da tanti anni tra Italia e Finlandia, raccontò la storia della “Sposa del Mare” in un documentario nel Paese nordeuropeo. «Due anni fa ho trascorso con Annamaria e la sua famiglia dei momenti indimenticabili, ho provato a raccontare la sua storia con rispetto e senza forzature attraverso una telecamera, non è stato facile, non è mai facile raccontare storie così profondamente radicate – raccontò Valentina Lanci nel 2021 – una storia, quella di Annamaria, che parla del mio Abruzzo, del mio mare e delle piccole comunità costiere affacciate sull’Adriatico, una storia che racconta il profondo legame di una donna con il suo mare, una storia che sa di autentico e viscerale amore per la vita». «Sono felice che la storia di questa straordinaria donna stia viaggiando per l’Europa, sono felice che tante persone possano conoscerla attraverso le immagini del mio piccolo documentario – proseguì quattro anni fa il racconto di Valentina Lanci – questa volta la Sposa del Mare approda in Finlandia all’interno di un festival etnografico. E quello che mi rende ancora più felice è che la sua storia verrà affiancata a quella di un giovane pescatore del Madagascar». «Il film cerca di esplorare il suo stile di vita di pescatrice, di capire il rapporto tra le persone e i paesaggi marini, di capire come le persone modellano e impregnano significato nei luoghi in cui abitano, e come le persone sono, a loro volta, modellate proprio da questi luoghi» riportò la presentazione per il festival etnografico. «La mattina, se il tempo lo permette, Anna Maria si reca al mare di prima mattina, dove ha trascorso tutta la vita – raccontò il documentario una testata giornalistica finlandese – il mare non fornisce più pesce come una volta, ma ce n’è ancora a sufficienza. Il pescato del giorno viene venduto direttamente dalla barca ai residenti. Il documentario racconta la dura vita dei pescatori e il loro legame spirituale con l’amato mare. Il mare è un ambiente familiare e allo stesso tempo imprevedibile, che merita di essere trattato con rispetto. Lo stile di vita tramandato in famiglia viene interrotto e la pesca viene trasmessa alla nipote solo attraverso fotografie e ricordi. Il film è anche un promemoria dei tempi critici che stiamo vivendo per la vita marina in tutto il mondo. Gli stock ittici sono crollati ovunque e la causa non sono i pescatori tradizionali come Anna Maria, ma l’industria della pesca intensamente commercializzata». «Anna Maria “La Sposa del Mare” ha quasi 90 anni ed è la pescatrice più longeva d’Italia. Non tutti sanno una piccola curiosità di questa grande Donna, basta pensare che lei non si è mai sposata e quando si parla di questo argomento lei risponde cosi: il mio grande Amore (il mio uomo) è stato sempre e solo il Mare. È da qui che nasce il suo importante soprannome, “La Sposa del Mare”» racconta “Pescatori a Tavola”. «Una donna straordinaria che ha dedicato la propria vita e anche il proprio amore al Mare, si perché Anna Maria non si è mai sposata e quando parliamo di questo lei risponde cosi: il mio grande uomo è il Mare, a lui ho dato tutta me stessa e lui mi ha dato la pace e la serenità che cercavo» si legge nella didascalia del video pubblicato sulla pagina facebook del magazine.
Lo so che tali articoli potranno sembrare ovvi e scontati , ma in una regione del sud o centro italia , dopve l'interno si spopola a scapito delle dei grossi centri delle coste o s'emigra tali notizie \ storie sono importanti .
da la nuova sardegna 18\10\2024
La piccola Landhe Yuèstata partorita incasa ed è diventata la 123esima abitante del paese Sui tetti di Semestene ritorna la cicogna dopo 57 anni di attesa Giovedì scorso è nata in casa la piccola Landhe Yu Dal 2010 nel paese solo 4bambini e nessun parto domestico La sindaca: «Ogni nuovo arrivo rappresenta perla comunità un dono prezioso . È la vita che sboccia»
Semestene Si chiama LandheYue già il suono sta per raccontare una storia, che mette insieme la Sardegna con l'oriente più estremo, Cina e Mongolia.Se poi si aggiunge che la bimba è nata inuno dei paesi più piccoli della Sardegna e che lo ha fatto non in una fredda stanza di ospedale, ma fra le mura di casa sua, 57 anni dopo l’ultimo parto domestico nel paese,la storia si fa ancora più in teressante. La piccola è diventata la 123esima abitante di Semestene, piccolissimo comune del Meliogu, il 10 ottobre alle 10 di sera.I genitori sono Antonio Sotgiu, semestenese, e Jean Se-Jing, nata negli Stati Uniti e di origini sino-mongole. Il nome della bimba mette insieme il sardo landhe, ghianda, con un omaggio ai nonni materni
una veduta del piccolo centro del Meilogu
che furono storici cineasti cinesi. A dare la notizia dell'arrivo della piccola Landhe Yu sono stati proprio i due genitori, che hanno affisso sul balcone di casa, nel quartiere di Cantara Jana, un cartello con su scritto semplicemente:“Est nada”. Antonio e Jean si sono conobbero durante un progetto di agroecologia e arte e decisero di vivere nel piccolo paesino, ponendosi fin da subito l’obiettivo del parto in casa.«Lagravidanza di Jean è stata seguita e monitorata dai servizi ospedalieri — spiega il marito, ma durante tutto il periodo abbiamo ricevuto l'’accompagnamento di due ostetriche straordinarie, Viola Usai e Silvia Collu, che da anni lavorano in tutta l'isola per assistere le famiglie di genitori che vogliono far nascere i propri figli in casa. A loro va tutta la nostra riconoscenza». Tra professionisti e neo genitori si è creato subito un legame strettissimo, come racconta Viola Usai: «Ci siamo conosciuti a Oristano, la scorsa primavera. Ho raccontato a loro di me e di come lavoro con le coppie insieme alla mia collega Silvia Collu. Ho spiegato che seguiamo un percorso fatto inizialmente di incontri mensili che poi si fanno più frequenti. Creiamo un rapporto di fiducia reciproca, conosciamo le famiglie e le case dove avvengono i parti. Da quell'incontro Jean e Antonio sono andati via con il desiderio più forte di voler vivere a casa la nascita della loro bimba. Daliè iniziato il percorso con Silvia, fatto di incontri periodico fino all'alba del 10 ottobre, quando mamma Jean e la piccola Landhe Yu hanno iniziato il loro viaggio insieme, seguendo il ritmo delle contrazioni che, come onde, hanno accompagnato dolcemente questa bimba su questa ter ra, avvolte e coccolate dalle braccia, dalle mani, dalle parole e dall'emozione di babbo Antonio fino alle 22, quando èatterrata fra le nostre mani». A gioire con la famiglia è l'intero paese rappresentato dalla sindaca Antonella Buda: «Ogni nuova nascita rappresenta perla comunità undono prezioso. È la vita chesboccia, fonte di speranza e promessa di futuro. Landhe Yu arriva nella nostra piccola comunità a distanza di un anno dall’ultima nascita». Nel piccolo centro del Meilogu, le nasci tesono eventi speciali: «Andando a ritroso, dopo il gioioso evento del 2023, dobbiamo arrivare al 2021 per trovare un nuovo nato, poi il 2015 e infine al 2012. Però oggi con altrettanta gioia salutiamo e diamo il benvenuto alla piccola Landhe Yu. A nome dell'amministrazione comunale e della comunità di Semestene auguro a lei e ai suoi genitori una vita lunga e felice, circondata dall'affetto dei suoi cari». Le reazioni: «Siamo felicissimi, è il simbolo della rinascita»
Un uomo sulla quarantina, in evidente silenzio stampa, intento a fumare una sigaretta sui gradini di casa, alla domanda se avessesaputo della
bella notizia risponde con un lapidario cenno affermativo con il capo . Un'altra signora, evidentemente informata sui fatti, liquida la questione con un ieratico: «Eja, già lo sappiamo!».
Ci pensa, la guida alpina (non autoctona) Marco Corti, che possiede una casa a Semestene e passa diversi periodi dell’anno in
paese, a riaccenderel’entusiasmo: « Finalmente! Siamo contentissimi e speriamo che sia indice che qualcosa sta cambiando. Noi ci
mettiamo del nostro, abbiamo organizzato da poco una tre giorni dedicata alle esplorazioni, e alla visione di documentari sul conspe-
leologi e docenti universitari e in conclusione una cena offerta a base di polenta taragna, c'è stata grande partecipazione. Questo
paese merita tanto». Ed eeffettivamente il paese merita: pulito, accogliente e decorato dai bellissimi murales di Pina Monne, che sve-
lano un'anima vagamente artistica del luogo. Inoltre il piccolo centro è dotato di un’area camper, un anfiteatro e una piscina comunale Quella che non è presente invece, è la linea telefonica e figurarsi quella internet. Mancanze che riportano agli anni in cui era nata in casal’ultima semestenese, esclusa Landhe Yu. E alla guida aplina Marco Corti fa coro l'indispensabile cicerone Enzo Piu, gestore del bar: «Nel paese ultimamente ci sono tanti eventi culturali e non solo, una delle ultime serate di karoke del mio locale ha visto la partecipazione di 120 persone. Inoltre abbiamo ospitato la presentazione del libro di Vindice Lecis “L’Alternos-il romanzo della sarda rivoluzione”».
Il bar, come in tutti i piccoli paesi, è il perno sociale su cui ruota tutta la vitalità del paese: «Semestene si trova in una via di mezzo,adappena 6chilometri dalla 131, dunque riusciamo ad intercettare tutti i ragazzi dei paesi, è fondamentale che in qualche modo ci incontri e nonsi perda la voglia di incontrarsi, punto a far diventare il locale un centrosociale, è l’unico modo. Il paese è stato infatti fortemente colpito dallo spopolamento, e dagli anni '60 a oggi si è passati dai circa 600 abitanti ai poco più
di 120, enon tutti sono residenti, però resistiamo» conclude Enzo Piu.
Ma
N.B scusate ma ho oco tempo per estrapolare il testo dal pdf
sempre sullo stesso tema è la storia riportatami via watsapp dall'amico Emiliano Morrone di san giovanni in fiore piccolo paese della calabria
da Emiliano Morrone
Buongiorno per tutto il giorno. Sul Corriere della Calabria è appena uscita la storia di Leonardo Barberio, chef di San Giovanni in Fiore che ha studiato e lavorato fuori regione, dall'Inghilterra al Trentino, con il desiderio di aprire un ristorante a casa sua. Il suo sogno si è infine realizzato: il giovane ha comprato e ripreso un locale nel centro storico della città silana, nel suggestivo quartiere "Curtigliu". Dopo tanti sacrifici e anni di emigrazione, questo ragazzo è rientrato e ci ha raccontato la sua scelta, i suoi obiettivi. È una storia di volontà, tenacia, passione per il mestiere. Leggete e condividete, è servizio pubblico del Corriere della Calabria
la lente di emiliano
«Era il momento di tornare a casa e di mettermi in gioco»
Lo chef Leonardo Barberio: «Per me il ritorno era rimasto un pallino fisso, non avevo mai dubitato delle mie intenzioni né perduto la meta del Sud»
Pubblicato il: 18/10/2024 – 10:25 Emiliano Morrone
«Ero rimasto con soli 1000 euro, avevo speso tutti i risparmi per aprire un ristorante a casa mia, il sogno della vita». Occhi vivi, volto disteso, lo chef Leonardo Barberio, trentaseienne, sorride e si racconta mentre sorseggia un caffè cremoso in un locale à la page di San Giovanni in Fiore, di cui è originario. Da adolescente, Leonardo aveva lavorato in diverse cucine del Crotonese, per guadagnare i soldi necessari allo studio e all’aggiornamento continuo; a conoscere indirizzi, culture e orizzonti della gastronomia; ad acquisire le basi idonee a lanciarsi nella ristorazione in proprio. Sacrifici, consapevolezza, visione. E la «doppia sfida personale»: viaggiare in modo da formarsi bene e poi rientrare nella propria terra per contribuire alla crescita collettiva con una cucina originale di qualità, successo, richiamo. Diplomato all’istituto alberghiero di Soverato, nel 2007 il giovane parte per Coventry, in Inghilterra, insieme al suo amico Cristian, altro sangiovannese. È un’occasione d’oro per impratichirsi, perfezionare la lingua anglosassone, incrementare le entrate e capire le abitudini degli inglesi: ai fornelli, a tavola, nel quotidiano. Nel 2009 Leonardo si iscrive all’Alma, scuola internazionale di Cucina italiana ubicata nel palazzo ducale di Colorno (Parma) e a lungo diretta dal grande Gualtiero Marchesi. Lì il ragazzo impara che ogni piatto si crea, come diceva Marchesi, «partendo dal perché» e comprende l’importanza delle materie prime per il palato e il benessere del cliente. Poi si concentra sugli impasti, tra i fondamenti della cucina, e ne sperimenta regole e segreti, affascinato dalle loro alchimie.
Lo chef Leonardo Barberio
Il percorso
Leonardo completa il percorso all’Alma e, data la reputazione della scuola, subito viene chiamato nell’area del Garda: dalla storica Bardolino all’incantevole Sirmione e oltre. Dopo trova posto a Verona e più avanti in varie località del Trentino-Alto Adige. «Avevo alle spalle – precisa lo chef – 14 stagioni estive e otto invernali: una fatica immane perché gli orari dell’estate erano quasi ininterrotti e dovevi essere efficiente ed efficace ogni giorno. Era il momento di tornare a casa, di costruire il mio futuro a San Giovanni in Fiore, di mettermi in gioco, di portare nella mia comunità tutto il bagaglio personale di saperi, sapori, idee e motivazioni legato alla mia progettualità. Per me il ritorno era rimasto un pallino fisso, non avevo mai dubitato delle mie intenzioni né perduto la meta del Sud». Sentire queste parole fa effetto, soprattutto davanti all’incertezza del presente, allo spopolamento delle aree interne, ai giudizi prevalenti sulla Calabria; in cui, va riconosciuto, in genere si preferisce l’assistenza pubblica all’intraprendenza privata. Nel 2015 Leonardo era rimasto colpito da un ristorantino che affaccia sull’Abbazia florense di San Giovanni in Fiore, dove aveva cenato con amici. Gli era piaciuta la posizione, l’odore di antico del quartiere “Curtigliu” – a forma di spirale come il Draco magnus et rufus di Gioacchino da Fiore – e delle mura del locale, già oggetto di ristrutturazione. Nel 2019, lo chef avvia la trattativa per comprare l’immobile e la licenza. A febbraio 2020 conclude l’accordo, poi arrivano il Covid e lo stop forzato. Pertanto, con un investimento di circa 100mila euro, il giovane riattrezza la cucina e realizza un forno di sua progettazione per proporre la pizza contemporanea, che, spiega, «si basa su nuovi sistemi di impasto e, per quanto mi riguarda, sulla selezione e lavorazione delle farine». Tuttavia, Leonardo deve attendere il Primo maggio 2021, per iniziare l’attività. «Non c’era data migliore per festeggiare il valore del lavoro», commenta. Era ancora il periodo delle mascherine, dei timori, dei cibi da asporto. «Ma – ricorda il ragazzo – avevo una fila interminabile, all’esterno, per la leggerezza, la fragranza, la digeribilità e la bontà della mia pizza».
La valorizzazione del territorio
Da allora, lo chef – anche grazie al laboratorio ricavato di fronte al suo ristorante – crea abbinamenti con prodotti del territorio, punta sul biologico, prepara tortellini, tortelloni, ravioli e raviolacci ripieni di selvaggina, carne di struzzo, ricotta di capra e porcini, funghi disidratati e
fermentati. Ancora, Leonardo inventa particolari farciture delle pizze, prosegue la ricerca sugli impasti, parte spesso per frequentare corsi specifici e ha pronto il «”forno verde” con gli ortaggi della zona, coltivati secondo la tradizione contadina del luogo». Il suo piatto forte è però «il padellino», ispirato dai consigli della nonna Barbara, che gli aveva descritto una pietanza tipica degli abitanti di Lorica, in cui l’anziana viveva in mezzo alla natura. «L’ho ricreata – chiarisce lo chef – impastando farine di ceci e grano, tassativamente biologiche. La cottura avviene poi al vapore, all’interno di un tegamino. È un lievitato alternativo che condisco intanto con porcini, culatta di suino nero, scaglie di tartufo, una mousse di pecorino e una riduzione di basilico. Ho battezzato le sue versioni principali con i nomi “Da dove veniamo” e “Ricordo di infanzia”, per ribadire che il futuro dipende dal passato».
Emigrazione, volontà, ingegno, carisma
Pieno di stupore per la propria terra, Leonardo è aiutato da alcuni giovani, tra cui Desirée, ragazza salernitana innamorata della Sila; Luigi, cantautore ed ex cameraman della tv nazionale; Alessandro, che in località Serrisi si dedica, nel tempo libero, all’agricoltura di nicchia privilegiando la patata a pasta viola. Il gruppo è affiatato «e – sottolinea lo chef – partecipe degli sforzi incessanti per elevare la qualità del servizio, l’unico obiettivo di chi crede che il lavoro renda liberi». Leonardo ha una biografia di emigrazione, volontà, ingegno, carisma. Di amore per le radici. A San Giovanni in Fiore e dintorni è un periodo felice nel campo della ristorazione. Lo chef Antonio Biafora ha confermato la stella Michelin e ottenuto quella verde per l’impegno nella sostenibilità ambientale. Studio, cura dei dettagli, coraggio e determinazione si stanno imponendo in questo settore. Oggi esiste una marcata consapevolezza delle potenzialità turistiche e ricettive della Sila, favorita dalla competizione costruttiva tra giovani professionisti, che si stimano a vicenda e collaborano fra di loro. Vincenzo Ammirati, per esempio, è un pizzaiolo che si è fatto notare al Festival di Sanremo e Federica Greco, di cui avevamo scritto (leggi qui), è un’apprezzata pasticciera nel panorama italiano. Sono ragazzi che sognano lo sviluppo sostenibile del territorio, che lavorano per questa causa. Senza rumore, senza paura, senza complessi di inferiorità. (redazione@corrierecal.it)
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Ora non potendo fisicamente andare a vederla , sono 3 ore di macchina più le spese per dormire li Ho deciso di intervistarla . visto e considerando l’originalità delle musiche create da lei Cena e concerto di violino, come andare a teatro e avere la possibilità di appagare non solo l’udito ma anche il palato.
L'evento si terrà Venerdì 9 settembre dalle ore 21:00 a Casa di Zia Ines, via Socrate 15 Cagliari - Pirri ). Credo che La violinista e cuoca Adele Madau sta creando da diverso tempo un innovazione in ambito culinario e musicale fondendo insieme a musica e cucina ora aggiungendovi la letteratura più precisamente leggendario viaggio di ritorno di Ulisse a Itaca. Ogni piatto e la sua composizione musicale raccontano un episodio dell'odissea
ecco la mia intervista
1) quali sono i tuoi punti di riferimento culinari e musicali oltre al Cooking jazz (time jazz 2006) una delle più belle , a mio avviso , edizioni di time jazz ?
Il cooking jazz non é stato un mio punto di riferimento. Avevo creato precedentemente questo format dispettacolo.
Paolo era molto interessato e ha avuto il mio progetto ma poi forse si é dimenticato di invitarmi anche perché immagino che abbia miglaia di proposte e io non mi sono fatta piú sentire. Non mi piace mischiare l'amicizia con il lavoro.
Il mio punto di riferimento culinario sono i miei genitori e le mie zie, oltre che i numerosi cibi di varie etnie che ho potuto assaggiare nei miei viaggi di lavoro, ormai in tutto il mondo.
Ma ció che mi ha dato l'idea di creare uno spettacolo che possa stimolare allo stesso tempo tutii e 5 i sensi degli spettatori, valorizzando i sensi meno usati nella creazione artistica, come l'olfatto e il gusto e esaltandoli con la música in vece che con la vista, é stata l'esperienza con il grande regista e inventoredel teatro sensoriale,Enique Vargas, con il quale ho lavorato a bologna nel 2000.
2) come è nata l'idea di unire , oltre alla cucina , anche la letteratura classica in questo caso l'odissea ?
In effetti nel nuovo CONCERTO DI SUONI E SAPORI, l'Odissea il testo é usato solo come suggerimento. Solo alcune brevi frasi sono inserite nel contesto musicale. Parlano dell'odissea ma non sono di Omero. 3 frasi sono tratte dalla poesia “Itaca” di Kavafis e una frase é tratta dalla canzone “il canto delle sirene di De Gregori.
Alcuni episodi dell'Odissea mi hanno ispirato la creazione delle ricette e la drammaturgia di ciascun piatto e della música. Si potrebbe dire che ogni piatto racconta un episodio dell'odissea (l'isola dei lotofagi, il canto delle sirene e Polifemo) attraverso odori, suoni, sensazioni tattili e suoni
3) Ti fermerai oltre al classico Omerico oppure faria altre incursioni in ambito letterario che permettonmo similicontaminazioni si pensi Gargantua e Pantagruel di Rabelas ? e quale ti piacerebbe rapressentare ?
Faró un'altra cena su altri episodi dell'odissea perché é molto stimolante, piena di metafore e interpretazioni trasversali
4) vedendo questo video https://vimeo.com/57911735 puoi descriverci come fai a suonare e a cucinare contemporaneamente ?
Ci lavoro duramente dal giorno prima per preparare giá una parte delle cose da cucinare. Per esmpio il dolce e le salse. Poi durante la cena cucino praticamente solo la pasta e per il secondo ci pensa il forno. É molto duro peró ce la faccio. D'altronde ció che distingue il mio progetto da altri simili é proprio la profondita e la apertura dell'immaginario che ti da il fatto di respirare e cucinare i piatti per i quali crei la música. Comunque alcune volte ho un aiuto cuoco che impara le mie ricette. 5) visto che hai dato origine con il format chiamato concerto di suoni e sapori a tali iniziative come ci si sente ad essere pionieri di simili generi ?
Mi sento felice e orgogliosa perché mi rendo conto che la gente esce da questa esperienza veramente
emozionata e arricchita. A volte quando suono o creo música per esempio per un concerto penso: “ non é indispensabile che io suoni e che faccia la mia música, c`´e gente che suona molto meglio e scrive o ha scrittomusica molto piú bella” penso che alla fine lo faccio solo per mio bisogno, per esprimermi e anche perché él'unico lavoro che so fare. Invece quando creo e interpreto un concerto di suoni e Sapori penso che sia importante farlo e che sia importante per la gente partecipare. 6) visto la tua poliedricità artistica oltre a cene sensoriali quali sono i tuoi altri progetti artistici e musicali ?
Io da sempre mi occupo di creare música per la danza contemporanea . Sono direttrice musicale e interprete di molte delle coreografie di Sol Picó e Vero Cendoya ( due coreografe catalane molto importanti) Con i loro ultimi spettacoli stiamo girando un pó il mondo. Il mio progetto artistico é continuare a girare il mondo facendo il mio lavoro. Altro progetto é creare un duo violino chitarra e voce per eseguire alcune canzoni che ho scritto su poesie sarde. Poi ho il progetto di realizzare una versione multidisciplinare dell'inferno di dante nel molo di un porto. Cmq progetti en penso 1 alla settimana, solo che tra il dire e il fare cé di mezzo il mare. 7) oltre a le ricette e le preparazioni culinaruie di tua invenzione fai anche , ovviamente applicandovi la musica , cucine tipica \ tradizionale della tua terra ?
Nei miei menú cè sempre un richiamo alla Sardegna , in particolare in “ALBUM di FAMIGLIA” e “ALDILÁ DELMARE” rivisito ricette dellla tradizione sarda o inserisco prodotti sardi. 8) in una intervista a http://www.notizienazionali.net/ hai dichiarato : << (...)
Le sue cene a cosa s’ispirano? Al mare, ma faccio anche delle cene vegane, considerando che la richiesta è iniziata ad aumentare. La decisione di fare delle cene a tema vegane e non vegetariane e che il vegetariano mangia cibo vegano, mentre il vegano no.
(...) Ora non è che non ti sembra un luogo comune , quando dici << il vegetariano mangia cibo vegano, mentre il vegano no. >> visto che ad esempio io ho un amico vegano ma che mangia anche vegetariano . e spesso tra amici facciamo delle cene vegetariane , anche se non mancano visto che è una compagnia mista dei cibi din carne e pesce , dove l'amico vegano mangia anche dei piatti vegetariani .
Non sono molto esperta di questioni vegane e vegetariane, quindi si, probabilmente é un luogo comune, non lo so, a me hanno spiegato che i vegani non mangiano cibi di provenienza animale mentre i vegetariani per esempio mangiano il formaggio solitamente. Ho anche una cliente vegana che peró mangia pesce crudo...scusa l'ignoranza peró non ci capisco niente. Cmq gli amici vegani, vegetariani e anche tutii gli intolleranti a particolari cibi, sono benvenuti alle mie cene. Preparo loro sempre qualcosa a parte, cercando il piú possibile di matenere la drammaturgia del piatto.
Ora saltando di paolo in frasca
9 ) visto che sei famosa ormai che ne diresti di rientatre fissa in sardegna e di riportare tutto a casa evitando di :
«Torno in Sardegna spesso, anche in estate, ma evito agosto perché mi viene da piangere ». Adele Madau, artista cuciniera-musicista, parla dei ritorni. "Spiaggia di Villasimius, Campu Longu si chiama; mi è capitato di rimanere in piedi,asciugamano tra le braccia, non c'era un metro quadrato per poggiarlo, neppure sulle rocce. Non sto esagerando. Poiodio questo: che permettano distese fisse di ombrelloni, notte e giorno. Ombrelloni e lettini. Per me in Sardegna dovrebbe essere proibito. Non dico di tornare indietro, le cose cambiano, sono servizi che producono reddito. Ma nel litorale di Torvaianica se vuoi l'ombrellone lo piazzano al momento e al tramonto levano tutto. Lo so che è lavoro in più, però ci deve essere la possibilità, almeno in una parte della giornata, di vedere la spiaggia libera. Che è bella, e in fin dei conti é un bene di tutti? >>
Famosa? Il mondo é grande, per me famosi sono per esempio i rolling stones.
Tornare in Sardegna é una buona idea, peró mi rimane tanto da vedere, conoscere e imparare. Stavo pensando anche di tornare e muovermi dalla Sardegna, ma con la situazione dei trasporti odierna mi é proprio passta lavoglia. Magari fra 10 anni se sono stanca di viaggiare torno nell' Isola. In primavera e d'estate ho voglia di mare e non vengo i Sardegna per andare in campagna. Per evitare il sovraffollamente vado in barca con un'amica in un angolo di paradiso che é giusto dietro la sella del diavolo. La bellissima campagna sarda la frequento di piú nelle belle giorate d'autunno e inverno e all'inizio della primavera 10 ) il tuo buddismo ti ha e ti sta aiutando ?
Dal mio punto di vista il buddismo é dentro di me e dentro ad ogni essere sin dalla nascita, solo che non lo utilizziamo sino a quando non en veniamo a conoscenza. Per esempio una persona puó benissimo vivere senza un braccio ma con le due braccia vive meglio. Immagina che una persona non abbia coscenza di avere due braccia. Un giorno un' amico gli dice: “guarda che di braccia ne hai due”. Ovviamente il braccio inutilizzato sará atrofizzato e avrá bisogno di molto allenamento e sforzo per tornare in forma.
Quindi si puó dire che io aiuto me stessa utilizzando tutto il mio potenziale grazie al buddismo.
11 )concludo con questa domanda che feci a Karim metref , ti senti più seme visto che risiedi all'estero e viaggi nel mondo ,.oltre i ritorni a casa , ti o radice visto che sei anche legata come dichiarato a sardi nel mondo
Mi sento piú seme perché non riesco a mettere radici da nessuna parte inoltre in questo momento non ho legami a parte la mia famiglia sarda. 12 visto che per lavoro visiti anbche l'oriente hai assimilato e riportato ( o che riporterai nei tui spettacoli ) qualcosa ?
Si, naturalmente, ho assimilato odori, suoni e sapori d'oriente 13) oltre alla tua pirri ed il tuo campidano toccherai con le tue tournè altre parti della sardegna ?
Vado spesso a ISILI dove collaboro con mia cugina Alessandra Pisci che é una cuoca di talento oltre che produttricé di bontá quali miele e suoi derivati, olio, vino e verdure. La prossima replica sarda di “ODISSEA” potrebbe essere lì a fine ottobre o in dicembre (dipende dai miei impegni con la danza). 14 ) altro d'aggiungere o retificare ?
No grazie Giuseppe
Dopo aver visto il bellissimo film che : <<< In mezzo a quella inutile e dannosa macchina da propaganda che è diventato il #cinema , è uno dei pochi #film che meritano di essere visti... >> ( commento al trailer ufficiale il sale della terra di Mario Circello ) il sale della terra . Un film di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado. Titolo originale The Salt of the Earth. Documentario, durata 100 min. - Brasile, Italia, Francia 2014.
Mi sono deciso a parlare adesso ( anche se in maniera parziale e non completa ) della Laudato si' la seconda enciclica di papa Francesco scritta nel suo terzo anno di pontificato. Benché porti la data del 24 maggio 2015, solennità di Pentecoste, il testo è stato reso pubblico solo il 18 giugno successivo.
Di solito quando sono argomenti molto contrastanti e dibattuti , aspetto che cali il silenzio e poi onde evitare di farmi influenzare scelgo di leggere o di vedere quella determinata opera e poi ne parlo in maniera completa e non parziale . Ma il fil di wenders , mi ha fatto cambiare condotta .
Dopo aver visto il film ho iniziato a leggere l'enciclica in questione. D'essa mi sembra che il Pontefice francesco abbia visto il film in questione o conosca la biografia ed i lavori di diSebastião Salgado . In essa non c'è l'ambiente ma anche l'umanità .
Infatti : << L’enciclica vanta già un primato: è la prima a essere attaccata prima ancora dell’uscita.Gli ambienti della destra mondiale sono già in fermento, pronti a rinnovargli l’accusa di comunismo: dai conservatori ai lefebvriani, ai latifondisti. L'ex senatore repubblicano Usa Rick Santorum - cattolico di origine italiana e con sogni sulla Casa Bianca 2016 – è perentorio: «Bergoglio, lascia la scienza agli scienziati». È fin troppo facile rispondergli che il Papa non si camuffa da scienziato; è stato, è e resta un teologo e un pastore. I critici gli rimproverano le condanne contro il capitalismo assoluto e la dittatura del mercato. Ma sul «Washington Post» il commentatore Chris Mooney esulta perché «Francesco offre al movimento ecologista quello di cui ha bisogno: la fede» e un’anima. >> . Inoltre sempre secondo http://www.lavocedeltempo.it<< In sostanza il Papa pone alla base della discussione scientifico-politica un taglio morale-religioso e le conseguenze della sua scelta saranno profondissime. La Pontificia Accademia delle Scienze afferma: «I cambiamenti climatici indotti dall'uomo sono una realtà scientifica e il loro controllo rapido è un imperativo morale e religioso per l'umanità». L’enciclica arriva cinque mesi prima della cruciale «Conferenza sul clima» di Parigi di fine novembre, che deve stabilire le misure per contenere il surriscaldamento sotto 2 gradi centigradi. Al contrario dei «Protocolli di Kyoto» - mai condivisi dall’America, dalla Cina e dall’India - Parigi 2015 persegue un accordo internazionale verso economie compatibili, a basso tasso di carbone, gas serra, sostanze inquinanti. Inoltre si spera di coinvolgere India e Cina per temperare gli effetti nefasti su oceani, atmosfera, condizioni meteo e limitare disastri, alluvioni, piogge torrenziali, siccità, migrazioni. >> Per la prima volta un’enciclica papale è stata presentata da una coralità di voci a significare l’impegno delle Chiese sul fronte ecologico. Interverranno il cardinale africano Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace; il metropolita di Pergamo John Zizioulas in rappresentanza del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e della Chiesa ortodossa .
Una lettura facile e scorrevole a tuttie non soltanto " agli adetti ai lavori " e ai soli fedeli . Una enciclica che dovrà essere letta non solo privatamente ma anche nelle scuole e nelle università visto la sua importanza . Infatti Giulietto Chiesa : << (....) Ma questa enciclica farà il giro del mondo comunque. E’ un’arma potente. Nelle mani
dei poveri e dei deboli. Sarà dunque bene studiarla ed usarla nei prossimi anni perché è nei prossimi anni che si deciderà il destino del mondo.>> ( da http://www.storiavicentina.it/ più precisamente qui ) Un enciclica che ha trovato d'accordo Gad Lerner giornalista \ opinionista opposto a Giulietto Chiesa Infatti dice : << ( ... ) La portata dirompente dell'enciclica è tale da avere indotto i più autorevoli teorici del nostro modello di sviluppo a relegarla nella categoria, dal loro punto di vista irrilevante, delle utopie. Non mi spiego altrimenti il fatto che - a parte qualche eccezione negli Stati Uniti - nessuno fra i pur loquaci cantori del neoliberismo si sia preso la briga di contestarla puntualmente ( ... ) da http://www.fondoambiente.it/ più precisamente qui
Concludo invitando i detrattori di andare a rileggersela se l'hanno letta o d'andare a leggerla se ancora non l'hanno fatto . Da i primi capitoli tale enciclica è una estensione \ ampliamento del concilio vaticano II . Da laico credente penso che Papa Francesco con essa voglia innovare e svecchiare la chiesa ma ancora non riesce ( paura che innovando troppo si distruggas metta in discussione milleni di storia dell'istituzione della chiesa cattolica ed ha paura dei gruppi conservatori presenti all'internodele sue stesse istituzioni ecclesiastiche ) . Erano anni , dalla rerum novarum di leone Leone XIII 1891 che non si faceva un enciclica di tale portata .
Questa ovviamente è la prima impressione , cioè un giudizio approssimativo e parziale . Adesso vado a leggermi l'enciclica e ne scriverò un pensiero globale . Per i momento rinvio all'ascolto della colonna sonora del post, ovvero la canzone omonima IL sale della terra di Luciano Ligabue che è un sintesi dell'enciclica laudato si e del film di Wim Wenders