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20.2.26

IL BRACIERE LE STIME SUGLI EFFETTI MIRABOLANTI DELLE SPESE OLIMPICHE SUL PIL Olimpiadi a Milano. Demogorgoni, soldi e miracoli economici di gianni barbacetto





  • Il Fatto Quotidiano
  • GIANNI BARBACETTO

  • Il braciere olimpico all’arco della pace di Milano attira visitatori, turisti e curiosi, aiutati anche dall’eterno rito milanese dell’apericena nei locali della zona. Speriamo che Netflix non accusi di plagio Marco Balich, autore del braciere, visto che evoca i bagliori rossastri di Stranger Things, ma speriamo soprattutto che i demogorgoni non assaltino i tavolini dei baretti attorno. Intanto si fanno già le prime valutazioni sui prodigiosi benefici economici che le meravigliose Olimpiadi invernali 2026 porteranno a Milano, a Cortina e alla Nazione tutta. Per lo più è propaganda, marketing urbano dell’oste che dice che il suo vino è buono. Di certo c’è solo la spesa: 7 miliardi di euro, di cui 5 miliardi di soldi che saranno prelevati dalle nostre tasche, malgrado le promesse di costi pubblici zero. Però gli effetti saranno mirabolanti, giura l’oste, perché – oltre alle tante medaglie – Milano, Cortina e la Nazione tutta otterranno benefici miliardari. Le ricerche realizzate finora stimano un valore aggiunto dai 2 (la più prudente) ai 5 miliardi di euro (la più ottimista). Assolombarda prevede, grazie a uno studio di Milano&partner, che “i

    Giochi genereranno sul territorio milanese una produzione complessiva stimata in circa 2,5 miliardi di euro, a cui corrisponde un valore aggiunto pari a 1,045 miliardi”, con circa 0,4 punti percentuali di Pil generato dall’avvio dei lavori a oggi.

    Sono dati attendibili? Gli studiosi indipendenti sono più cauti. Jérôme Massiani, docente all’università Milano Bicocca, su lavoce.info definisce “illusione ottica” le stime fin qui realizzate, che “si basano su ipotesi molto semplificatrici, si interessano a pochi effetti e, più in generale, non recepiscono il perfezionamento delle tecniche valutative”. Il professor Marco

    Ponti, sul Domani, ricorda che qualunque investimento genera Pil, anche se la spesa è insensata. I conti si fanno in molti casi sommando le spese legate all’evento e applicando un moltiplicatore per gli effetti indiretti e indotti: risultato sempre strabiliante, oste sempre contento.

    Lo si fece ai tempi di Expo Milano 2015, quando un centro studi della Bocconi stimò che 12,5 miliardi d’investimento avrebbero generato 34,7 miliardi: l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli in cui per ogni zecchino sotterrato se ne ritrovano tre la mattina successiva. Gli studi sull’impatto economico delle grandi opere “nascono proprio per questo: misurano quanto una spesa impatta sull’economia, creando occupazione e attività per le imprese. E questo impatto”, constata Ponti, è “sempre positivo, qualsiasi sia la spesa, anche la meno sensata”.

    Alle analisi di impatto sarebbe più opportuno sostituire le analisi costi-benefici. Ma è “meglio non far venire inutili dubbi alla popolazione festante”. Quanti benefici sarebbero stati generati spendendo la stessa cifra impegnata per le Olimpiadi in un grande piano per realizzare piscine pubbliche o palestre (pensate: in Lombardia, che pure è la regione più avanzata d’italia, soltanto il 44 per cento degli edifici scolastici ha una palestra)? Sappiamo che gli studi indipendenti sulle Olimpiadi del passato elencano disastri dal punto di vista economico. Anche senza ricordare il picco negativo dei Giochi di Atene, che hanno contribuito a far sprofondare la Grecia, Massiani cita una ricerca di France-stratégie dopo le Olimpiadi di Parigi “che indica una perdita socioeconomica fino a circa 3 miliardi, pur includendo una serie importante di benefici come, per esempio, la più alta pratica sportiva e i benefici occupazionali”. Ma è difficile uscire dal coro festante. Chi chiede cifre certe, critica la propaganda, allinea dubbi, pone domande, viene catalogato come disfattista, “contro Milano” e “contro la Nazione”: alleato dei demogorgoni che sonnecchiano (per ora) nel varco con il Sottosopra nascosto nel braciere olimpico.

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