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5.1.26

Epifania A Betlemme arrivano i Magi, simbolo cristiano contro tutte le “distinzioni di razza”

 Era il giorno di Natale del 1943, durante la Seconda guerra mondiale. Nella cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul, il delegato apostolico Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, denunciò l’antisemitismo nazista nella sua omelia, presente l’ambasciatore del Terzo Reich in Turchia, Franz von Papen.
Disse Roncalli: “A Betlemme cominciano a sparire le distinzioni: se ci sono preferenze sono per i piccoli, per i poveri, per i reietti: la democrazia in azione, non secondo le rabbiose pretenzioni dei figli del secolo, ma secondo il buono spirito nuovo che tutti accoglie in una sola famiglia, senza distinzioni di razza, di lingua, di interessi. Le piccole braccia di Gesù Bambino egualmente aperte verso i pastori ed i
Magi sono le stesse che dalla croce gridano a tutti il rispetto della vera eguaglianza o fraternità universale”. Questo episodio della biografia di Roncalli apre un capitolo del saggio di Antonio Musarra, che insegna Storia medievale alla Sapienza di Roma: I Magi e la Stella. Viaggio a Betlemme (il Mulino, 327 pagine, 30 euro).
Lo storico spiega poi che, nell’antica prassi della Chiesa, i pastori della Natività designavano gli ebrei e i Magi, appunto, rappresentavano popoli diversi, senza alcuna discriminazione. Oggi la festa dell’epifania evoca l’arrivo dei Re Magi alla Grotta di Betlemme e nella tradizione cristiana i Magi sono tre: i primi re pagani, se non astrologi o o maghi, che portarono in dono al Bambino appena nato oro, incenso e mirra. La tradizione indica anche i loro nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Compaiono in un solo racconto evangelico, quello di Matteo, e la loro esistenza rimane un rebus storico. In ogni caso la narrazione sui Magi si è arricchita nei secoli di vari significati allegorici: “simbolo delle tre ‘razze primigenie’ della terra” (dai tre figli di Noè); simbolo “dei tre continenti, dei tre stati del mondo (i sacerdoti, i guerrieri, i produttori)), dei momenti dell’esistenza umana (la giovinezza, la maturità, la vecchiaia)” e altro ancora.DAL VANGELO di Matteo: “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ‘Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo’”. Il libro di Musarra è uno splendido reportage da Betlemme, accuratissimo non solo dal punto di vista storico, laddove si prova davvero la sensazione di “trovarsi al centro del mondo”. E ancora: “Al di là delle improbabili rappresentazioni presepiali di casa nostra, ciò che ci si aspetta di trovare corrisponde a ciò che si trova: un luogo mistico, carico di secoli”.La palestinese Betlemme città di David e poi della nascita di Gesù: oggi ha ventimila abitanti e assomiglia a una città del Sud degli anni cinquanta. Ci sono meno di dieci chilometri tra la Porta di Giaffa della Città Vecchia di Gerusalemme e la Basilica della Natività di Betlemme. E ogni metro racchiude secoli di storia e religione: il reportage di Musarra emoziona e fa viaggiare chi lo legge.

Infatti  secondo   ,  da  cui   ho  tratto l'immagine  sopra  a    a  sinistra ,L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort


I Re Magi

Il cantastorie arrivò sul far della sera.
Non fece annunci, non chiamò nessuno.
Si sedette, accordò lo strumento
e cominciò piano.
I bambini si avvicinarono per primi.
Gli adulti rimasero un po’ indietro,
come si fa quando non si è sicuri
di avere ancora tempo per le storie.
«Questa», disse il cantastorie,
«è la storia di un lungo viaggio.»
Raccontò di uomini venuti da lontano.
Non disse che erano re,
disse solo che erano studiosi che passavano le notti a scrutare il cielo,
ed è così che capirono che qualcosa di grande stava per accadere.
Disse che una notte videro una luce
e capirono che non potevano ignorarla.
Non perché sapessero tutto,
ma perché sentivano che quella luce
li stava aspettando.
I bambini ascoltavano in silenzio.
Agli adulti tremò qualcosa dentro
quando il cantastorie disse
che i Magi portarono doni
non per dovere,
ma per gratitudine.
Perché quando incontri qualcosa di vero
non arrivi mai a mani vuote.
Raccontò che trovarono un bambino povero,
inermi anche loro davanti a quella semplicità.
E che capirono, in quel momento,
che la grandezza non fa rumore
e non chiede di essere difesa.
«E poi», disse il cantastorie,
«tornarono a casa per un’altra strada.»
Non spiegò perché.
Non ce n’era bisogno.
Quando smise di suonare,
i bambini fecero domande.
Gli adulti restarono in silenzio.
Perché avevano capito
che quella storia non parlava solo del passato.
E l’Epifania è proprio questo:
una luce che ti viene incontro,
ti cambia piano,
e ti insegna a tornare
diverso da come sei partito.



La fatica di essere gentili di © L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort

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