Anche se è arrivato al 13 posto ha fatto , da quel poco che ne capisco di Biatholon , , da esordiente alle olimpiadi , un ottima gara . . Soprattutto per la sua storia di rinascita e di determinazione .Chi se ne frega se era un militare e se la sua mutilazione è avvenuta in guerra .
fonte corriere della sera online
I «due Marco Pisani»: dall’attentato in Iraq al mirino del biathlon
Il 7 marzo l'atleta scende nella prima delle competizioni paralimpiche dedicate allo sci alpino maschile. Dopo aver perso una gamba Pisani è entrato nel Gruppo della Difesa. Originario di Bagno a Ripoli (Fi), riscopre la montagna e lo sci. «Vestire la divisa degli azzurri significa portare le nostre origini»
«Il mio primo obiettivo da quando mi sono svegliato in ospedale - continua - è stato rimettermi per quello che più si avvicinava al mio nuovo 100% e tornare a correre. E ci sono riuscito, anche grazie al Covid perché durante la pandemia ho potuto allenarmi e recuperare in un momento in cui tutto il mondo stava fermo». Ma la neve era ancora lontana da ogni possibile immaginazione. «Prima di perdere la gamba facevo arti marziali, corsa e preparazione generica in palestra che ti può dare una mano nella tipologia di lavoro che facevo, anche se sono sempre stato un amante degli sport estremi. Paracadutismo e kitesurf soprattutto: l’adrenalina mi è sempre piaciuta», confida. Nelle competizioni paralimpiche l’adrenalina di certo non manca, «diciamo che ha trovato una nuova strada».Quella degli sport invernali, in particolare. Scoperti «grazie al Gruppo sportivo paralimpico della Difesa di cui ho iniziato a far parte dopo l’attentato» racconta. «Tra i vari sport che inizialmente ti fanno provare c’era anche lo sci di fondo. Facendo la prova sono piaciuto all’attuale direttore tecnico della nazionale Paolo Marchetti e così abbiamo iniziato un percorso preciso per arrivare poi qua». Passando per i Campionati italiani, la Coppa Italia e la Coppa del Mondo: «Comunque faccio questo sport da soli due anni - precisa - e primi in classifica ancora sono molto distanti: ma pian piano proveremo a recuperarli». Intanto vestire la divisa della nazionale paralimpica per Marco Pisani significa «portare tutte le nostre origini, quello che siamo come italiani, è portare ogni singola persona di questa nazione a vedere una delle più importanti competizioni al mondo»
