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22.5.26

la felicità cosa. è ?

Lacrime, ricordi, tempo passato, persone svanite, tutto sembra cosi distante... tutto muta senza che noi possiamo controllarlo.  Proprio come dice


Siamo nulla. Infatti visto che essa viene e poi se ne va la felicità è fatta di un niente che nel momento che lo viviamo ci sembra tutto. respiro. Piuttosto che un traguardo fisso, la sua bellezza sta nell'accettare l'esperienza del momento, assaporando l'istante presente senza l'ansia di trattenerla per sempre. concludo  con questo pezzo
 

dell'amico daniele ricciu 

 

14.5.26

Cosa resta di noi dopo la morte? ce lo racconta l'antropologa forense Sue Black, con Il saggio tutto ciò che. rimane ., una. vita nella morte

L'articolo che trovate  sotto mi ha messo questo dubbio : Leggendo tale recensione mi è ritornato in mente questo passo della bibbia ripetutomi da mio padre ( ateo e marxista )quandfo qualcosa non va e mi sento frustrato << Polvere sei e polvere ritornerai >> è la traduzione italiana della locuzione latina  ovvero la frase biblica della Genesi 3,19 che ricorda all'essere umano la sua fragilità, la natura transitoria della vita corporea e la morte. Mi chiedo dove sta la vita eterna   di cui parlano i  cristiani \cattolici  e i testimoni di geova . Dubbio  che analizzerò con voi nei prossimi post . 

ho  letto su. Googlenews la recensione di [foto  a sinistra ]   del  saggio  tutto  ciò. che. rimane. : una. vita nella morte  di Sue Black . 
Cercando riferimenti su di lei. ho trovato  questa sua scheda sul sito  castelvecchieditore.com/ 

Sue Black

Tra le più importanti antropologhe forensi al mondo, è professoressa di Anatomia e Antropologia forense alle Università di Lancaster e di Oxford, dove presiede il St John’s College. Già a capo del Royal Anthropological Institute, ha diretto la squadra forense britannica nelle indagini sui crimini di guerra in Kosovo, oltre a essere stata una delle prime scienziate a recarsi in Thailandia dopo lo tsunami del 2004, per fornire assistenza nell’identificazione delle vittime.
 Nel Regno Unito ha ricevuto i massimi onori: membro della Camera dei Lord, è stata nominata Dame Commander dell’Ordine dell’Impero Britannico. Ha condotto History Cold Case, serie tv BBC di grande successo. Castelvecchi ha  a pubblicato Scritto nelle ossa. Storie nascoste in ciò che rimane (2024)



  

Il corpo umano è un archivio silenzioso. Quando la vita si spegne, ciò che rimane sono le ossa, custodi fedeli di ciò che siamo stati. In esse si depositano abitudini, traumi, ferite: ogni esperienza lascia una traccia, ogni scelta ne modifica la forma. Senza che ce ne accorgiamo, giorno dopo giorno, la nostra esistenza plasma lo scheletro, trasformandolo len­tamente in un autoritratto involontario. Sue Black, tra le più autorevoli antropologhe forensi al mon­do, ha fatto della lettura delle ossa la sua missione. Lavora nei laboratori e sulle scene del crimine, nei cimiteri e nei territori devastati da guerre e cata­strofi, ricostruendo dai resti umani storie che il tempo aveva sepolto. Con il rigore di un manua­le scientifico e l’energia di un grande romanzo d’indagine, il libro si confronta con casi reali in cui ogni dettaglio può fare la differenza: teschi frantumati da ricomporre, cicatrici da inter­pretare, identità da ricostruire. Lontano da ogni compiacimento del macabro, l’au­tobiografia di Black offre un’esplorazio­ne limpida e profondamente umana del legame tra vita e morte. Perché leggendo nelle ossa ciò che la carne dimentica impa­riamo a riconoscere il peso delle nostre scelte e il valo­re concreto del tempo che viviamo.
Ottima. la recensione   , vedere. sotto lo screenshot  del. pf. della stampa del. 9\5\2026   se. non dovesse leggersi. lo potete scaricare dal  sito prima  citato. e da  cui. ho riportato. la recensione delle righe. precedenti. 
 

  

13.5.26

ANCHE L’INDIFFERENZA E’ RAZZISMO ? secondo me si ed è peggio . Bakari Sako, 35 anni, il brac­ciante ucciso a colpi di cac­cia­vite, da una baby gang a Taranto aveva cer­cato di rifu­giarsi in un bar. Ma era stato cac­ciato fuori.

 Certe  volte discorsi  e scritti  lunghisono inutili  davanti a tragedie del genere . Quindi mi limito alla. frase del titolo  ed a riportare senza ulteriore commenti  la notizia   sia il post  di Lorenzo Tosa

Ogni ora che passa emergono particolari sempre più sconvolgenti sulla morte di Bakari Sako, il 35enne maliano ucciso sabato all’alba a Taranto mentre stava per andare al lavoro nei campi.
Non solo si trattava di una gang di giovani italianissimi, tra i 15 e i 16 anni, che lo hanno ammazzato a sangue freddo, senza alcun motivo se non il puro e semplice razzismo - con metodi - raccontano - “da arancia meccanica”. Ma è venuto fuori che Bakari, al momento dell’aggressione, ha provato a rifugiarsi in un bar nel tentativo disperato di sfuggire alle violenze del branco.E invece di essere accolto, soccorso e aiutato, il titolare del bar lo avrebbe invitato a uscire fuori senza neppure avvertire la polizia, come ha raccontato la procuratrice capo di Taranto Eugenia Pontassuglia che sta seguendo il caso. Se lo avesse fatto, forse oggi Bakari sarebbe ancora vivo.E invece è stato trascinato fuori in una pozza di sangue, massacrato dai suoi assassini e finito con un oggetto appuntito conficcato nell’addome.Condivido le parole della procuratrice, che coglie esattamente il punto:ell'ora scorrazzavano per la città alla ricerca della persona da colpire. E la persona da colpire è la persona 


vulnerabile, è la persona indifesa, è la persona che nel caso specifico viene individuata nella persona nera. Non ci sono decreti sicurezza che tengano, non servono solo pene più severe o nuovi reati, dobbiamo cambiare la cultura, dobbiamo cominciare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata perché la terra è di tutti”.Non solo. Tutto questo non viene dal nulla; è il frutto avvelenato di anni di campagne violentissime nei confronti dei migranti, dei neri, degli stranieri.E non ve la caverete con l’ipocrisia e le lacrime di coccodrillo. Troppo comodo. Troppo tardi.Che Bakari diventi un esempio e un emblema perché non riaccada più. Non così. Che cambi tutto. Verità e giustizia per Bakari. Fino in fondo.

e dal corriere della sera.

Bakari Sako, 35 anni, il brac­ciante ucciso a colpi di cac­cia­vite, da una baby gang a Taranto aveva cer­cato di rifu­giarsi in un bar. Ma era stato cac­ciato fuori. Un 15enne con­fessa l’omi­ci­dio.

Sako Bakari [  foto sotto al centro  ] il 35enne ori­gi­na­rio del Mali morto all’alba di sabato scorso a Taranto sotto i colpi sfer­rati con un col­tello a ser­ra­ma­nico da un ragazzo che com­pirà 16 anni tra pochi giorni, è stato ucciso senza un movente. Per sfug­gire al suo destino, aveva pro­vato a tro­vare riparo in un bar. Ma il tito­lare l’ha subito invi­tato a uscire, lascian­dolo nelle mani dei suoi assas­sini.Il per­ché di tanta vio­lenza potrebbe emer­gere dagli inter­ro­ga­tori di con­va­lida del fermo dei cin­que inda­gati che si faranno tra domani e venerdì. Per ora i magi­strati non rie­scono a con­te­stare, oltre all’omi­ci­dio, l’aggra­vante di odio raz­ziale, ma non è escluso che possa acca­dere visto che, una quin­di­cina di minuti prima, il gruppo aveva inti­mi­dito un’altra per­sona di ori­gine    che peda­lava negli stessi vicoli: supe­ran­dola con lo scoo­ter, l’ave­vano stretta lungo il muro insul­tan­dola. Per ora reg­gono sol­tanto i futili motivi che ser­vono a deli­neare il con­te­sto «amo­rale» nel quale è avve­nuto l’omi­ci­dio. Nel gruppo dei cin­que inda­gati c’è un 21enne. Ma ne fanno parte anche quat­tro mino­renni, due di 16 e due di 17 anni, che hanno evaso l’obbligo sco­la­stico e appar­ten­gono a fami­glie con pro­fondi disagi. Il loro com­por­ta­mento abi­tuale e la loro estrema aggres­si­vità «è espres­sione di vacuità morale, assenza di rispetto per gli altri e per la vita stessa». Su que­sti temi le pro­cu­ra­trici Daniela Puti­gnano (Minori) ed Euge­nia Pon­tas­su­glia (Ordi­na­ria) hanno fatto alcune con­si­de­ra­zioni con­di­vise peral­tro dalla gran parte dell’opi­nione pub­blica locale. Rifles­sioni che pur­troppo tro­vano una con­ferma nel com­por­ta­mento del tito­lare del bar nel quale s’era rifu­giata la vit­tima nel ten­ta­tivo di sfug­gire all’aggres­sione. «Non ha chia­mato le forze dell’ordine, ma ha pre­fe­rito girarsi dall’altra parte e invi­tare Sako ad andar­sene fuori», spie­gano le pro­cu­ra­trici. Lo ha pra­ti­ca­mente ricon­se­gnato ai suoi car­ne­fici. Il più pic­colo ha con­fes­sato: «L’ho col­pito io». E ha fatto ritro­vare in una siepe vicino a casa sua l’arma del delitto. Le rifles­sioni delle pro­cu­ra­trici tro­vano con­ferma anche in un’altra cir­co­stanza: alcuni post apparsi sui social ieri, post di soli­da­rietà con i fer­mati. Ad esem­pio: «Siamo nati e cre­sciuti insieme. Venuti dal buio, ci siamo creati una figura e una repu­ta­zione sulle nostre spalle. Abbiamo affron­tato la vita da adulti prima del tempo. C’è tempo per recu­pe­rare la vita lunga. Il nostro obiet­tivo è ritro­varci l’uno con l’altro. Il car­cere non ci separa, anzi impa­rate a nuo­tare che fuori gli squali sono tanti». E sotto la firma «Taranto vec­chia». La pro­cu­ra­trice Puti­gnano ha chia­rito che i quat­tro sono incen­su­rati, ma già cono­sciuti dal tri­bu­nale dei minori per «situa­zioni di disa­gio fami­gliare e pro­ble­ma­ti­che edu­ca­tive, situa­zioni inter­cet­tate, ma non curate». Ha aggiunto che «il feno­meno dei gio­va­nis­simi che escono con i col­telli è dila­gante, que­sti sono ragazzi svin­co­lati dal con­trollo delle fami­glie tanto che sono stati in giro tutta la notte». Ha richia­mato quindi l’atten­zione sulla neces­sità di una «nuova gram­ma­tica civile. La repres­sione non è tutto — ha detto — le agen­zie edu­ca­tive devono farsi carico del disa­gio gio­va­nile». Anche la pro­cu­ra­trice Pon­tas­su­glia ha insi­stito 

s

 su que­sto argo­mento: «Si sono scon­trati due mondi: un uomo che alle cin­que del mat­tino va a lavo­rare per man­te­nere la fami­glia, e, di fronte, ragazzi che alle 5 del mat­tino scor­raz­zano per le strade della città armati e alla ricerca di una per­sona da col­pire, in que­sto caso una di colore». Intanto a Taranto sono giunti i parenti della vit­tima e il pre­si­dente della comu­nità maliana in Ita­lia che ieri ha incon­trato i ver­tici di que­stura e pre­fet­tura. Bakari viene descritto come un uomo «timido ed edu­cato», un grande lavo­ra­tore e un gran tifoso del Psg. A casa, in Mali, lo aspet­ta­vano due mogli, entrambe incinte.

13.4.26

l'eco del silenzio e la forma invisibile delle cose - riflessione sulla vita.

Quadro su tela, Foresta verde nella nebbia natura paesaggio - 120x80 ...


Nel post precedente parlavo di stranezze della vita Ebbene, con questa poesia   della. compagna. di. strada \ di viaggio  L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort 
Ne ho la certezza . La. Vita. È. Imprevedibile e che << la vita non è perfetta; le vite nei film sono perfette! Belle o brutte, ma perfette. Nei film non ci sono tempi morti, mai! >> cit.   film. radio freccia di Ligabue. . 
Infatti   come. dice  anche. la. stessa poesia ed la  discussione  cita. sotto.  La vita è un concetto straordinariamente complesso che può essere definito attraverso diverse lenti: biologica, fisica, filosofica e personale. Non esiste una singola definizione universalmente accettata, ma piuttosto una serie di prospettive che cercano di catturarne l’essenza.

 


La vita succede
anche quando non avevi previsto nulla.
E non sempre arriva nei momenti giusti,
quando sei pronta,
quando hai capito tutto.
A volte entra mentre stai ancora sistemando i pezzi,
mentre pensi di avere bisogno di tempo,
mentre credi che prima debba andare tutto a posto.
E invece no.
Succede lo stesso.
Si infila tra i pensieri,
sposta qualcosa,
ti cambia una direzione senza chiedere permesso.
All’inizio dà fastidio.
Perché rompe i piani,
perché non segue l’ordine che avevi immaginato.
Poi, piano,
ti accorgi che non tutto deve essere pronto
per poter essere vissuto.
Che certe cose arrivano proprio così,
nel mezzo,
quando non sei ancora “a posto”.
E forse va bene anche così.


e  la  risposta  al mio commento



Giuseppe Scano
Ecco perché mi chiedo a cosa serve vivere
Autore
L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort
Giuseppe Scano A volte non si capisce subito.
Però il fatto che te lo chiedi… forse è già un inizio. 
❤️  https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/V/vita_1.shtml     















              













Infatti. La vita è un concetto straordinariamente complesso che può essere definito attraverso diverse lenti: biologica, fisica, filosofica e personale. Non esiste una singola definizione universalmente accettata, ma piuttosto una serie di prospettive che cercano di catturarne l'essenza.


1. La prospettiva Biologica In biologia, la vita è intesa come la condizione propria degli organismi che manifestano caratteristiche specifiche: Metabolismo: La capacità di trasformare energia e nutrienti dall'ambiente per mantenere la propria struttura. Riproduzione ed Ereditarietà: La capacità di generare nuovi individui trasmettendo informazioni genetiche tramite il DNA. Omeostasi: Il mantenimento di un equilibrio interno stabile nonostante i cambiamenti esterni. Evoluzione: La NASA definisce sinteticamente la vita come un "sistema chimico autosufficiente capace di evoluzione darwiniana". 




2. La prospettiva Fisica e Termodinamica I fisici, come Erwin Schrödinger nel suo celebre saggio "Che cos'è la vita?", vedono la vita come un sistema che contrasta l'entropia (il disordine). Mentre l'universo tende naturalmente al caos, gli esseri viventi mantengono un alto grado di ordine interno nutrendosi di "entropia negativa" dall'ambiente circostante. 




3. La prospettiva Filosofica ed Esistenziale La filosofia distingue spesso tra diversi modi di intendere l'esistere Zoé: Il principio biologico della vita comune a tutti i viventi. Bíos: La vita vissuta, ovvero il modo in cui un individuo o una società trascorre il proprio tempo (es. vita politica, contemplativa). Senso della vita: Molte correnti filosofiche e spirituali vedono la vita come un dono, un progetto di realizzazione individuale o una costante ricerca di significato.



4. La prospettiva Comune Nel linguaggio quotidiano, la vita è semplicemente lo spazio temporale compreso tra la nascita e la morte, caratterizzato dall'insieme delle esperienze e dei fatti che formano l'esistenza di un individuo. In sintesi, la vita è un fenomeno che emerge dalla materia ma che sembra andare oltre la semplice somma delle sue parti chimiche, manifestandosi come un sistema organizzato, dinamico e in continua evoluzione.


La. discussione. avuta.  con IA e il mio grillo parlante. mi  fa. nuovamente porre la. domanda. che. avevo smesso.    credendo   di avere trovato in maniera  definitiva la risposta  : << a che serve vivere se poi dobbiamo morire ? >>
domanda delle domande", quella che i più grandi pensatori si pongono da millenni. Se la fine è certa, che senso ha il percorso? Non c’è una risposta unica, ma diverse prospettive che possono aiutare a cambiare il modo di guardare la questione:
1. La bellezza del "Finito"                                                                                                      Pensiamo a a un concerto, a un tramonto o a una cena con gli amici , ecc : hanno valore proprio perché non durano per sempre. Se un film o in lib non finisse mai, diventerebbe noioso e perderebbe di significato. La finitezza è ciò che rende ogni momento prezioso e ci spinge a dare importanza alle nostre scelte.
2. La prospettiva del "Contributo"                                                                                              Molti trovano, a volte,anch'io , un senso nel lasciare un'impronta. Non deve essere per forza un'opera d'arte famosa; può essere l'educazione data a un figlio, un gesto gentile verso uno sconosciuto o il modo in cui abbiamo influenzato chi ci sta intorno. Viviamo attraverso l'impatto che abbiamo sugli altri.                                                                                                                  
3. L'Esistenzialismo: il senso lo crei tu                                                                                     Filosofi come Jean-Paul Sartre sostenevano che la vita non ha un senso "preconfezionato". Siamo noi gli architetti della nostra esistenza. Se la vita di per sé è un foglio bianco, il fatto che finisca non rende inutile il disegno; al contrario, ci dà la libertà (e la responsabilità) di scriverci sopra ciò che vogliamo.
4. Il piacere dell'Esperienza
Dal punto di vista biologico e sensoriale, vivere serve a... vivere. Provare emozioni, sentire il calore del sole, gustare un cibo, imparare qualcosa di nuovo. La vita non è un problema da risolvere, ma un'esperienza da attraversare. Il "fine" della vita è il viaggio stesso, non il traguardo.
5. La prospettiva Scientifica
Siamo un modo in cui l'universo osserva se stesso. Per un brevissimo istante cosmico, degli atomi si sono uniti per formare te, permettendoti di essere cosciente della vastità dello spazio e del tempo. È un privilegio raro e incredibile, a prescindere dalla sua durata.

In breve: vivere non serve a "raggiungere" la morte, ma a dare un significato al tempo che c'è nel mezzo.

Infatti ancora  non ho risposta precisa e definitiva  e

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l'ha
Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l'ha 
[...]
Domani arriverà 
Domani è un altro giorno: arriverà

e qui concludo con questa famosissima. canzone  di Vasco Rossi. un classico nella canzone. italiana 













La storia di Andrea Carbini: «Facevo il manager della Feltrinelli (e fondai Ubik), poi ho rinunciato alla carriera: adesso lavoro in edicola 16 ore al giorno»

corriere. della sera.  «Aprire un'edicola mi è sembrato il modo migliore per abitare il reale in un mondo divenuto virtuale». Carbini er...