Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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9.1.26
23.11.25
Il mondo “travessu” di un musicista con un paese intorno Pierpaolo Vacca, dal gruppo folk alle stelle di Time in Jazz E Da hostess ad artigiana: «Così sono rinata»ed altre eccellenze sarde
unione sarda 23\11\2025
Il paese resta ad aspettarti. Sa che prima o poi tornerai. O forse non sei mai andato via. A Ovodda ci sono giorni in cui fare festa è l’unica cosa che conta. Carnevale, Mehuris de Lissìa. C’è un ragazzetto che suona, tutto intorno a lui si muove al suono del ballo. Pierpaolo Vacca, 33 anni, è cresciuto con l’organetto in mano e il paese intorno. Il centro di un mondo musicale meticcio, in cui mescolare folk, elettronica, il suono della terra e i sospiri elettrici dell’altrove. Senza etichette, in una parola travessu : «Vuol dire ribaltare, e rimescolare ma inteso anche come controcorrente e bastian contrario. Partire dalle sonorità del mio paese, rimescolarle e ribaltarle creando una musica che stia di traverso tra quella tradizionale e la sperimentazione».
Presente e futuro
Ballo sardo, la poesia di un ritmo concentrico. Il nipote di Beppe Cuga, insigne suonatore di launeddas, è cresciuto, è diventato un alchimista di colori. «Sicuramente mi piace prendere spunto da ciò che mi circonda e da quello che vivo. Da lì nasce la mia ricerca: mettere in dialogo melodie e suggestioni del passato con quelle del presente e futuro, anche con l’elettronica. È un modo per creare qualcosa di nuovo, ma che abbia radici».
Dalle serate con il gruppo folk a Time in Jazz, restando quel ragazzo in piazza con l’organetto. «La mia educazione musicale è stata libera, con un approccio allo strumento sempre gioioso e spontaneo. Cerco di trasmettere la stessa libertà anche ai miei nipoti, stimolandoli a esplorare e a lasciarsi guidare dalla curiosità e dal piacere di suonare».
Il paese festival
Qualche anno fa Pierpaolo Vacca, con un gruppo di amici, ha creato “Sonala”, il festival con un paese intorno. «La risposta della comunità che ci segue, ci invoglia a continuare ad andare avanti e a cercare di costruire qualcosa di solido che continui nel tempo a seminare bellezza anche nei nostri piccoli paesi». Partire, girare il mondo. Suonare sotto le stelle del jazz come ai piedi di una quercia, a Santu Predu. Tornare in bidda tra gli ungrones dell’anima.
«Il legame con Ovodda è forte e viscerale. Credo che nei nostri paesi ci sia una qualità di vita invidiabile e che vivere in un piccolo paese se tutti scegliamo di essere cittadini attivi all’interno di una comunità, possa solo essere un grande privilegio». Ai piedi del monte Orohole fare baldoria è una disciplina sportiva praticata fin da bambini. Pierpaolo guarda avanti. «Ci sono nuovi progetti discografici all’orizzonte e collaborazioni che mi entusiasmano».
Incontro felice
Paolo Fresu è stato più di un incontro, qualcosa di magnetico. Lo spettacolo Tango Macondo ha girato l’Italia, Fresu ha prodotto il suo disco Travessu. «È stimolante ed è un grande privilegio lavorare a fianco a Paolo e al suo staff, che con esperienza e professionalità mi insegnano qualcosa di nuovo». Nel suo tessere trame, di suoni impilati come fogli di pane ‘e fressa , sovrapposti, elettrificati, le melodie restano sarde, il suono riconoscibile, un marchio per pochi. Il teatro è un giardino da esplorare. «Mi piace farmi ispirare dalle suggestioni che solo il teatro sa regalare. È un altro modo di suonare, ogni movimento e ogni suono cambia il significato del racconto. Cerco di lavorare sulle ambientazioni e trovare la dimensione per la narrazione». Con Paolo Floris porta in giro Restituzione, nato da un laboratorio in carcere. In questo tempo è impegnato con Sara Sguotti nello spettacolo Dedica, dialogo in uno spazio fisico. Poi tutto all’improvviso si muove in un ballo. C’è un uomo che suona e un paese intorno.
La mattina Giulia Aramu alza la serranda del suo laboratorio nel centro storico di Sestu. E quel gesto, per lei che ha girato il mondo, è un po’ spiccare il volo: 43 anni, due vite, due anime. Prima assistente di volo, poi artigiana di pelli e stoffe. Tutto in un nome: Anima Pellegrina.
Il racconto
«Non ho scelto questo lavoro, è lui che ha scelto me». Perché questa è una storia di viaggi, di caduta e rinascita. «Non ho nonne che cucivano, non sono figlia di sarti. Invece fin da bambina sognavo di viaggiare. Così ho deciso presto di fare l’assistente di volo». E decisamente non ama ciò che è facile: «Io sono di qui e ho dovuto cambiare città, studiare tanto. Ma ogni giorno potevo vedere un posto diverso. Sembrava tutto un bellissimo sogno, ho lavorato per varie compagnie, l’ultima Air Italy».
Il licenziamento
E il sogno s’interrompe un giorno, bruscamente. Air Italy è fallita nel 2020. E tanti dipendenti hanno perso le ali. «Ho provato tanta delusione, anche perché ci era voluto molto studio per arrivare fin lì. Ma non volevo cadere nel buio, ho cercato qualcosa di nuovo. Mi sono iscritta ai corsi regionali ed è nato un amore. Prima col cucito, stoffa, gonna. Poi col corso di pelletteria. Dopo qualche tempo ho aperto il laboratorio, anche grazie al supporto di mio marito Carlo nella parte burocratica».
La rinascita
Il nome d’arte «l’ho scelto perché anche tra le quattro mura del mio laboratorio, resto una viaggiatrice. E i clienti portano in giro le mie creazioni, mi mandano le foto, e mi sembra un po’ di viaggiare con loro». Come artigiana sa spaziare: «Lavoro pelli, stoffe, faccio tutto, da bracciali, a buste, a valigette». Indica due cartelle: «Queste le ho fatte con una tecnica che ho appena studiato. Cerco di imparare sempre qualcosa. A volte combino stoffa e pelle. O decoro le mie creazioni. Ho solo una regola: usare materiali unicamente naturali, niente plastiche. E uso anche gli scarti, niente sprechi». La parte più difficile? «Quando sminuiscono il lavoro d’artigiano, o ti chiedono sconti”. La più bella? «Quando mi scelgono».
Artigiana per amore
E questo lavoro l’ha portata a riflettere: «Mi ha insegnato a fermare il tempo. Prima andavo sempre di corsa. Qui se vai veloce fai male. Ti aiuta a riconnetterti con te stessa. Ho imparato a non cadere davanti a un errore. Se sbagli devi ricominciare da capo». Un obiettivo per il futuro? «Far conoscere l’artigianato. È speciale, meraviglioso».
10.11.25
identita e resistenza . Il carnevale di Tempio arriva all’università: giovane lurese gli dedica la tesi di laurea., gli studenti dell'alberghiero tra i le vecchie botteghe che ancora resistono
Il carnevale di Tempio arriva all’università: giovane lurese gli dedica la tesi di laurea
di Mirko Muzzu

◗Valeria Pirisinu dopo la laurea e, a fianco, il rogo di Re Giorgio
Valeria Pirisinu ha analizzato il rito e spiegato il significato sociale
09 novembre 2025
Tempio Il Carnevale di Tempio diventa una tesi di laurea. È stata Valeria Pirisinu, con il suo percorso in Beni culturali, a portare il Carrasciali Timpiesu dentro l’aula magna del Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari. Lo ha fatto lo scorso 10 ottobre discutendo, con il professor Cristiano Tallè, una tesi in Antropologia culturale dal titolo “Il carnevale di Tempio Pausania come fase liminale e rito di inversione sociale: uno studio antropologico”. «Volevo dimostrare che il carnevale è una cosa seria e importante, di cui si può e si deve parlare anche in ambito accademico» spiega Pirisinu, che racconta il suo legame con la manifestazione: «Sono di Luras, conosco il carnevale sin da bambina, poi il liceo a Tempio e la scoperta del carnevale “da grande”. Ma è stato quando ho incontrato Tore, il mio compagno, che ho capito davvero quanto lavoro ci sia dietro: mesi di preparativi, passione e impegno». Tore Siazzu, compagno di Valeria, è infatti il capogruppo di Quelli del Karnevale, uno dei gruppi storici del carnevale tempiese.
Dalle pagine della tesi, attraverso i paradigmi dell’antropologia culturale, emergono i significati più profondi del Carrasciali Timpiesu: rito di passaggio, fase liminale in cui l’individuo cambia condizione, e rito di inversione sociale, dove le regole quotidiane si ribaltano, il povero diventa re e il ricco si spoglia dei suoi privilegi. Il rogo di Re Giorgio, che conclude la Sei Giorni, segna simbolicamente la fine del tempo sospeso e il ritorno all’ordine. «È stato un lavoro complesso, in cui non ho potuto dare nulla per scontato – racconta la neodottoressa. –. Sono partita dalla storia del carnevale, dalla sua etimologia e dai riti più antichi. Ho analizzato i carnevali sardi arcaici come quello di Mamoiada e quelli equestri di origine spagnola come la Sartiglia di Oristano, mettendo in evidenza le differenze con il nostro carnevale allegorico. Ho raccontato anche le parti che non si vedono, come la costruzione dei carri, un lavoro lungo che inizia mesi prima».
Il lavoro comprende 5 interviste ai protagonisti del carnevale tempiese, un’ampia raccolta di foto e una rigorosa metodologia di ricerca. «Ho voluto far raccontare a loro gli aspetti più autentici di quello che considero un vero rito collettivo» spiega Pirisinu. L’obiettivo, sottolinea, era unire la conoscenza accademica alla partecipazione emotiva, dare dignità di studio a una tradizione che ogni anno coinvolge l’intera comunità. Sul Carnevale di Tempio si è scritto molto, soprattutto in chiave storica, ma mancava uno studio di taglio antropologico sul presente. Un primo approccio era arrivato nel 2023 con il convegno “Carnevale Tempiese: il mondo al rovescio”, promosso da Isre e Comune di Tempio, che vide tra i relatori l’antropologo Pietro Clemente e l’artista Simone Sanna. Con la sua tesi, Valeria Pirisinu ha compiuto il primo vero studio accademico sul Carrasciali Timpiesu contemporaneo, restituendo alla festa più amata della Gallura anche la dignità di oggetto di ricerca scientifica e di espressione culturale viva, capace di raccontare l’identità di un intero territorio.
17.10.25
nel film fino alle montagne di Sophie Deraspe sembra d'essere in sardegna
leggi ache
- https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2025/10/ovidio-marras-il-pastore-sardo-che.html
- https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2025/10/teulada-muore-108-anni-luomo-piu.html
2 ) Teulada, muore a 108 anni l’uomo più anziano della Sardegna: addio a Pietrino Culurgioni Viveva a Capo Spartivento, era il simbolo di una secolare tradizione pastorale .
Un film fortemente sensibile che affronta il tema dello sradicamento e dei limiti umani . All'inizio mi sembrava una copia del fim Il vento fa il suo giro un film del 2005, diretto da Giorgio Diritti, << basato su una storia realmente capitata a Ostana e osservata dallo sceneggiatore Fredo Valla. Il titolo riprende un proverbio occitano, col significato di "tutto ritorna". .... >> da Il vento fa il suo giro Wikipedia . Ma poi , ma n mano che poseguivo nella visione e rilllegendo le trame nonotante l'argomento comune si differenziano . Un film . forse perchè sono abituato al mondo della pastorizia e delle campagne , discreto e prevvedibile in certi punti , ma con Bellissime le immagini della montagna ripresa nel buono e cattivo tempo. Il desiderio quasi chimerico ed ideale di vivere la vita del pastore e la favola della vita semplice e al contatto della natura alla fine diventa una realtà. Una dimensione saldamente ancorata nel cuore dei protagonisti. L'ideale aspirazione dopo essere stato temprata dalla cruda e brutale realta' trova una sua forma concreta in una dimensione possibile e personale di vita. voto 6
21.7.25
Domusnovas, il ricamo diventa terapia: successo per il progetto “La Quercia” Tra i protagonisti dei laboratori con gli ospiti delle Rsa anche la signora Delfina Melis, ancora abilissima con ago e filo alla veneranda età di 102 anni
A Domusnovas si è conclusa con un grande successo la prima edizione del progetto “La Quercia”, percorso di ricamo terapeutico ideato dalla socia Orsola D’Ambrosio e promosso dall’associazione I Fili emozionali di Alma in collaborazione con la Fidapa Sulcis. Un’iniziativa che ha coinvolto tutti i 54 ospiti delle Rsa del paese, la Residenza Santa Maria Assunta e la Residenza del Parco, e che ha visto 34 partecipanti cimentarsi per 5 settimane in un laboratorio dedicato al ricamo su lino. Guidati da esperte e volontarie, gli anziani hanno realizzato ciascuno una quercia personale, ricamata a mano con ago e filo su una fettuccia di tessuto, simbolo di forza, radici e rinascita. I singoli lavori sono stati poi uniti in un unico mosaico tessile che sarà presentato ufficialmente domani, alle 17.30, con una cerimonia presso la Residenza Santa Maria Assunta. Tra le protagoniste del progetto anche Delfina Melis, originaria di Gonnesa, che con i suoi 102 anni è diventata il simbolo dell’iniziativa. Con entusiasmo e precisione ha ricamato la sua opera, partecipando attivamente al laboratorio. “Gli anziani, per ragioni oggettive sono fragili, a volte non del tutto autosufficienti o non del tutto autonomi e a questo stato fisico non di rado si unisce la mancanza di una rete familiare o amicale” spiega l’ideatrice Orsola D’Ambrosio. “Ciò li porta a isolarsi. Il nostro progetto, dunque, viene loro incontro, proprio perché non si sentano soli o abbandonati”. “La Quercia” ha rappresentato molto più di un’attività ricreativa: è stata un’esperienza di stimolazione cognitiva, benessere emotivo e socialità. Un progetto che ha saputo intrecciare fili di memoria, pazienza e cultura, lasciando un segno profondo in chi vi ha preso parte.
11.7.25
Unorthodox – Una fuga verso la libertà: la mia opinione sulla serie Netflix
Unorthodox è una miniserie televisiva tedesca e statunitense ideata e scritta da Anna Winger e Alexa Karolinski, diretta da Maria Schrader e basata sull'autobiografia del 2012 di Deborah Feldman Ex ortodossache ha lasciato il movimento Satmar, una comunità chassidica di New York. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche (Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots). La miniserie è stata scritta da Anna Winger e Alexa Karolinski, Unorthodox è la prima serie di Netflix quasi interamente recitata in yiddish.
Incuriosito da questa serie suggeritami da amici fra cui un amica laureata in arabo del medio oriente ho approfondito tramite loro e un documentario di 20 minuti, Making Unorthodox, che racconta le riprese e il processo creativo dietro la serie.E altre recensioni e letture sula serie in particolare : Perché devi vedere assolutamente la serie Unorthodox su Netflix di https://www.tag24.it/ ho approfondto il contesto culturale di Unorthodox e ulteriormente le mie conoscienze sulla cultura ebraica e le suye sfacetature \ interpretazioni dei libri sacri
2.6.25
La ragazza che con ago e filo, seduta ai tavolini di un bar di Roma, aiuta il popolo palestinese a sopravvivere., Keanu Reeves a 60 anni ci dà una lezione di stoicismo contemporaneo: "Perdona le persone in silenzio e cerca di non rivolgergli più la parola ., Il segreto di Yang Xinmin, il “nonno di ferro” del bodybuilding: ha 77 anni ma ne dimostra meno di 50
Keanu Reeves a 60 anni ci dà una lezione di stoicismo contemporaneo: "Perdona le persone in silenzio e cerca di non rivolgergli più la parola
Keanu Reeves, attore conosciuto in tutto il mondo per il suo talento sul grande schermo e per la sua umiltà nella vita quotidiana, a 60 anni è considerato un'icona non solo per i suoi film, ma anche per il suo atteggiamento nei confronti della vita. Il suo approccio alle avversità e la sua serenità gli hanno fatto guadagnare il soprannome di "stoico moderno", un concetto apparso in un video sul famoso account TikTok @porticoestoico e che ha accumulato migliaia di visualizzazioni. Il video esplora il motivo per cui Reeves incarna i valori dello stoicismo, un'antica filosofia sostenuta da pensatori come Marco Aurelio ed Epiteto e oggi molto di moda.
In sostanza, lo stoicismo insegna che non possiamo controllare ciò che accade intorno a noi, ma possiamo controllare le nostre reazioni. Una lezione che l'attore stesso riassume perfettamente in una riflessione sul perdono che ha condiviso in diverse interviste...
"Perdonare le persone in silenzio e scegliere di non rivolgergli più la parola. Non si tratta di rabbia o risentimento, si tratta di prendersi cura di sé. Lasciare andare ciò che ci siamo lasciati alle spalle senza riaprire la porta a altro dolore." Il messaggio di Reeves si collega direttamente a uno dei pilastri dello stoicismo. Ciò che ci disturba non è il fatto in sé, ma la nostra opinione su di esso. Questa prospettiva ci invita ad accettare ciò che non può essere cambiato e a concentrarci su ciò che dipende da noi: il nostro atteggiamento e le nostre decisioni. Perdonare in silenzio non è un atto di debolezza o risentimento, ma di forza e saggezza emotiva. Come spiega @porticoestoico, questo tipo di perdono cerca di liberarsi dal peso emotivo senza riaprire ferite che causano solo maggiore sofferenza. "Perdonare non significa dimenticare. Significa scegliere la pace con se stessi", afferma Reeves.
La lezione di Keanu Reeves è particolarmente preziosa in un mondo in cui molte persone convivono con risentimenti, conflitti irrisolti ed emozioni negative che incidono sul loro benessere. "Se stai attraversando una situazione difficile con qualcuno, l'unica cosa che dipende da te è come reagisci", riflette l'attore. Quindi, lasciar andare il passato e impedire a quelle emozioni di controllare la nostra vita è un atto di libertà e di cura di sé.
Giusto, ma non facile. Se il tuo avversario è il mondo in cui vivi, e molto spesso lo è quando non ti vengono riconosciuti o addirittura ti vengono negati i tuoi diritti, diventa difficile "perdonare in silenzio".
E aggiungo: È anche peggio quando per il riconoscimento di un tuo diritto ti devi rivolgere ad un giudice, aspettando mesi o anni e nel frattempo pagando uno dei tanti "avvocati" poco corretti che aspettano come avvoltoi i problemi di chi per legge dovrebbe essere tutelato, ma in realtà È la vittima da RAPINARE! Avete mai avuto a che fare con un AMMINISTRATORE/TRICE di CONDOMINIO ? Ecco un esempio di categoria "professionale" assolutamente LIBERA DI FARE TUTTO QUELLO CHE VUOLE ALLA FACCIA TUA e DELLE LEGGI!
Facile secondo alcuni perdonare da Miliardario...😎🤣😃
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Tutti lo chiamano il "nonno di ferro" e a ben vedere hanno ragione: Yang Xinmin è un classe 1948 e sulla carta di identità riporta ben 77 anni. Ma a vederlo sembra un cinquantenne in perfetta forma fisica, a tal punto che è uno dei più famosi e seguiti bodybuilder al mondo, sia perché è stato tra i primi a praticare questa disciplina in Cina laddove è rimasta per anni proibita, sia perché è un esempio di longevità unico. Che "nasconde" dietro alla sua strepitosa forma fisica, segreti legati ad alimentazione e allenamento
Xinmin, il primo culturista che sfidò il Governo cinese
Il nome di Xinmin nel mondo del bodybuilding è circondato da un alone di immenso rispetto: ha iniziato a praticarlo quasi in clandestinità, agli inizi degli anni 80 quando il governo cinese osteggiava questa disciplina, considerata vietata. Poi, i primi risultati e successi, anche a livello internazionale, che lo hanno fatto conoscere e apprezzare nell'ambiente. Ora, a distanza di oltre 40 anni, il suo nome è riconosciuto perfettamente anche dalle più giovani generazioni anche dopo il ritiro ufficiale dalle competizioni. Perché alla veneranda età di 77 anni suonati è ancora un esempio da seguire per una strabiliante prestanza fisica.
Xinmin: "L'allenamento è la parte più importante della mia vita"
Nessun elisir di eterna giovinezza per Xinmin ma una maniacale dedizione alla cura del proprio corpo. La sua costanza nel mantenere il fisico da competizione anche in età avanzata è a dir poco impressionante a tal punto che dopo alcuni esami ha dimostrato ad avere una forma fisica, una forza muscolare e una potenza complessiva addirittura migliore di quelle della maggior parte dei giovani. "L'allenamento è la parte più importante della mia vita" ha ripetutamente sottolineato il culturista cinese. "Dopo anni di esperienza, il mio obiettivo è mantenermi in salute e prevenire l'invecchiamento per avere l'energia necessaria per fare altro. Ricordate le mie parole, mi allenerò ancora a 80 anni. Che siano 80. Amici culturisti: ci vediamo a 80 anni!"
Il "segreto" di Xinmin: "Da oltre 10 anni mangio sempre la stessa cosa"
Come? Allenandosi tutti i giorni, con sessioni lunghissime di workout, in aggiunta ad una rigorosa autodisciplina anche nell'alimentazione: "Da oltre dieci anni ogni mattina mangio sempre la stessa cosa". Tra le otto e le dieci uova condite con fiocchi d'avena, cetrioli e pomodori, insieme all'immancabile petto di pollo.
15.4.25
Esodo di chiara Atzeni Un viaggio dentro se stessi attraverso la storia dell’esodo giuliano dalmata
Le stesse vicende che costrinsero la famiglia della cantautrice ad abbandonare la propria terra, le proprie case, il senso stesso della propria vita. L’album e il libro sono legati a doppio filo dalla stessa genesi e dalla volontà di pervenire a una “catarsi” collettiva e individuale.
“ESODO” è la divulgazione di una memoria comune a migliaia di persone, come riflessione e cura delle più profonde ferite personali. Un viaggio nella storia, così come nell’io più profondo.
Immunità è la canzone più criptica di tutto il disco, che però lascia anche spazio all’immaginazione; a volte il non detto apre a più interpretazioni e lascia più spazio e chi ascolta. Credo ci sia bisogno anche di quello. “ che poi male che vada, saprò farne una canzone” penso racchiuda un po’ il senso. Tutto quello che ci succede può essere trasformato in qualcos’altro. Anche se non era ciò che avevamo immaginato per il nostro futuro.
vi lascio con le note dell'ultima canzone del disco Esodo COSA è CASA .
La quale , oltre a riassumere insieme a Esodo l'intero ed intenso lavoro di Chiara, è secondo https://www.rockit.it/, cosa con cui concordo , il ritorno alle origini con la consapevolezza necessaria è possibile solo grazie al distacco di due generazioni; è l’accettazione e la reintegrazione del proprio vissuto e di quello dei propri avi. È la chiusura di un cerchio in pratica .
13.10.24
«Mamma Calabria», c’è molto da cogliere e raccogliere corriere della calabria 11\10\2024 di emiliano morrone
Buongiorno per tutto il giorno. Oggi su LA LENTE parliamo di giovani rientrati in Calabria dal Centro-Nord, di restanza, di promozione del patrimonio di natura e cultura della regione. Lo facciamo raccontando una bella iniziativa promossa a San Giovanni in Fiore dal gruppo "I spontanei". E chiediamo alla politica di ascoltare le istanze dei ragazzi che lavorano per mostrare una Calabria diversa. Leggete e condividete, è servizio pubblico del Corriere della Calabria.
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.
Emiliano Morrone
«Mamma Calabria», c’è molto da cogliere e raccogliere
Una serata organizzata da “I spontanei” a San Giovanni in Fiore ricca di spunti di riflessioni e belle storie di Calabria
di Emiliano Morrone
L’appuntamento è stato promosso dall’associazione “I spontanei”, che da qualche anno propone incontri e dibattiti sull’esigenza di ridurre l’emigrazione giovanile, di creare impresa, lavoro e progresso partendo dai punti di forza e debolezza dell’area silana: suggestiva ma in parte isolata e sconnessa, bucolica ma ancora periferica, ispiratrice di slanci creativi ma in un contesto socioculturale alquanto condizionato da invidia, rassegnazione, attendismo, doppiezze, mancanza di coraggio.
La Sila ha una storia di peso – dalle utopie di Gioacchino da Fiore alla Riforma agraria del ’47, dalla vecchia emigrazione operaia a quella intellettuale del presente –, oggi più che mai minata dal capitalismo dell’era digitale, che cancella le identità locali, uniforma storie, usanze e posizioni, struttura e impone il mercato assoluto delle merci.
«Mamma Calabria» è anche il motivo comune degli interventi di quattro giovani che, durante la presentazione del volume di Frontera, hanno raccontato le loro storie di restanza oppure di rientro dal Centro-Nord nel periodo drammatico della pandemia. La mamma è per statuto naturale riferimento e rifugio, richiamo e modello; è la figura che, anche nella dimensione simbolica, alimenta, cura, compatisce; è il genitore che induce all’esperienza fuori dallo spazio domestico e intuisce i problemi, i bisogni della prole.
Così, la metafora «mamma Calabria» è valsa a inquadrare, a chiarire il legame di ciascuno degli intervenuti con i luoghi delle origini: forte, continuo, vitale; capace di riaccendere la luce della speranza in un clima oltremodo tormentato, di riaprire il campo delle possibilità, di sostituire le illusioni con le motivazioni personali. Si tratta di quattro ragazzi che provengono da esperienze diverse ma affini: Anna Stefanizzi ha inventato il Cammino dei monaci florensi; come “Esperiandanti”, Luigi Candalise mostra su prenotazione i posti della Sila, in bici, a piedi, a cavallo; Ivan Ariella organizza festival d’arte e richiamo; Maria Costanza Barberio porta, con il collettivo “Fiori florensi”, la ludopedagogia nelle piazze e nelle istituzioni, fra bambini e rispettive famiglie. Questi giovani hanno più di 30 anni e meno di 40, indole ambientalista, una dote d’idealismo proveniente dal loro vissuto nel mondo analogico, una robusta volontà di ritagliarsi spazi autonomi in Calabria, intanto professionali e sociali.
Sono giovani che parlano un linguaggio poetico fuori del tempo; che leggono romanzi intramontabili, diari di viaggio e saggi sulla conservazione della memoria; che con video, post e immagini evocative sanno comunicare le loro attività e trasmettere emozioni, divulgare buone pratiche ed esempi positivi. E sono giovani che, come accade altrove nel pianeta, rivendicano le ragioni della propria terra, cercano di collegare la tipicità locale con l’universalità umana, chiedono ascolto alla politica e impegno per la sostenibilità, l’eguaglianza, i diritti irrinunciabili. «Facciamo politica con il gioco, abituando i bimbi alla libertà di espressione e di giudizio», ha detto Maria Costanza. «La Calabria ha tre Parchi nazionali e uno regionale, noi dobbiamo credere nelle nostre radici, nelle nostre potenzialità», ha osservato Luigi, che ha aggiunto: «Da fuori iniziano a guardarci con altri occhi». Ciò perché diversi giovani calabresi hanno espresso talento e capacità; perché da un pezzo la narrazione dominante, ferma al tragico, a lamenti e semplificazioni di comodo, è contrastata da racconti di vicende edificanti, che iniziano a piacere, a diffondersi, a generare interesse, apprezzamento, consenso. «Per restare in questa terra, ognuno deve fare un cammino dentro di sé», ha osservato Luigi, che ha sottolineato: «Il 30 per cento della biodiversità europea è nelle nostre montagne. Se devo fare dei sacrifici, preferisco farli a casa mia». «Siamo quello che camminiamo», ha chiosato Anna. Stefano “Intour” Straface – che a Torino insegnava nella scuola pubblica e ha scelto di rientrare per promuovere via social eventi e prodotti calabresi – ha infine posto l’accento sulla «necessità che gli imprenditori siano formati per capire quanto valga l’impatto nel web, quanto esso sia utile a lavorare in tutti i mesi dell’anno e non soltanto d’estate o nelle vacanze di Natale». È un altro tema che merita ampia riflessione nelle sedi della politica, in parte assente rispetto alle istanze di giovani che lavorano con la cultura, l’arte e gli strumenti tecnologici.

Nelle parole di questi ragazzi c’è molto da cogliere e raccogliere, ma il punto è che la politica, non tutta, non ne comprende la complessità, la finalità, l’utilità. Però, ha obiettato il fotografo e regista Emilio Arnone, instancabile sperimentatore di linguaggi artistici d’avanguardia, «bisogna smetterla con impostazioni sfacciatamente celebrative, serve equilibrio e uno sguardo d’insieme». È sempre l’autenticità, secondo l’intellettuale, che fa la differenza. Insomma, ovunque ci sono storie illuminanti, quindi bisogna stare attenti a non cedere, come capita sui social, a lusinghe facili, «all’apologetica d’ufficio» di certa pubblicistica.
Diventa difficile costruire reti di collaborazione, se non ci sono basi e contenuti comuni, hanno concluso Alessandro, Anna, Luigi, Ivan e Maria Costanza. E spetta alla politica, che dovrebbe affinare lo sguardo e ampliare gli orizzonti, favorire il compito e la collaborazione dei ragazzi che raccontano l’altra Calabria, quella della bellezza, delle tradizioni, del grande patrimonio culturale e ambientale. (redazione@corrierecal.it)
8.8.24
Diario di bordo n 70 anno II «La Sardegna è la mia terra»: la parola alla pastora 23enne Beatrice Marcia ., Un'indagine sulla condizione femminile: discriminazioni politiche, sociali e religiose le foto della yemenita Boushra Almutawakel e dell' iraniana Shadi Ghadiriandi., La Tornanza: il movimento culturale che sfida lo spopolamento del Sud Italia., esitudine , La Tornanza.





Leggi alcune storie di donne iraniane:
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Un libro, un podcast, un festival ma anche un hub e un’academyLa Tornanza: il movimento culturale che sfida lo spopolamento del Sud Italia. Le testimonianzeUn processo di rinascita dei territori che parte dall’innesto tra chi, dopo aver viaggiato, decide di tornare nel paese d’origine e mettere a frutto la propria conoscenza, e chi è rimasto; tra il tornante e il restante. Al centro, il viaggio
Non tutti lasciano la propria città o paese d'origine per sempre. C'è chi torna e sono in tanti a farlo. E non solo ritornano, ma cambiano il loro modo di vivere nel loro luogo d'origine e fanno impresa: nasce il progetto “La Tornanza”, il movimento culturale che vuole far rivivere i borghi italiani. La Tornanza è un libro, un podcast, un festival ma anche un hub e un’academy: il progetto di Antonio Prota e Flavio Albano che sfida lo spopolamento del Sud Italia puntando su origine, viaggio e innovazione. Un movimento di rinascita dei territori che parte dall’innesto tra chi, dopo aver viaggiato, decide di tornare nel paese d’origine e mettere a frutto la propria conoscenza, e chi è rimasto; tra il tornante e il restante. Al centro di questi due poli, il viaggio, come innesco del cambiamento, e l’innovazione, come strumento a servizio del capitale umano e del territorio.
La Tornanza: il libro
Tutto inizia con un libro: “La Tornanza - ritorni e innesti orientati al futuro” - il saggio di Antonio Prota e Flavio R. Albano (Laterza edizioni), due esperti di turismo e marketing territoriale e digitale - che è in realtà il manifesto stesso del movimento. È qui, infatti, che ci sono tutti i concetti fondanti del progetto che poi vengono messi in pratica: l’importanza di tornare dopo il viaggio e scegliere di ristabilirsi nel paese d’origine, portando con sé un background nuovo, una trasformazione che può innestarsi con la conoscenza dei restanti per partecipare attivamente allo sviluppo del territorio. Una crescita fatta di azioni concrete, volte a creare una nuova economia e una nuova società nei territori che da sempre e sempre più spesso vengono abbandonati. Come il progetto FAME (Food, Art, Move, Energy), un movimento culturale che avvia un circolo virtuoso in cui le comunità lavorano insieme per la crescita dei propri territori attraverso una visione comune e una sinergia che unisce agricoltura, turismo, artigianato e commercio, o la teoria dell’innesto, che pone al centro del dibattito socio territoriale i borghi, intesi come una via di ricostruzione sociale e culturale.
La Tornanza: il podcast
Il racconto della tornanza dalla viva voce dei tornanti diventa la base del video podcast itinerante, una serie di narrazioni per raccontare le storie di chi ha deciso di rientrare a casa. Dalla Puglia, alla Basilicata, dalla Campania alla Calabria e non solo: una volta a settimana, un tornante racconta la sua storia, da dove è partito e dunque dove, dopo un lungo viaggio, ha deciso di tornare, ma anche il perchè di questa scelta e il progetto che sta cercando di portare avanti nella sua terra d’origine, forte dell’esperienza maturata durante la sua assenza.
La Tornanza: i festival
Non solo podcast, però. Proprio nel segno della collaborazione e della condivisione, la tornanza è anche una serie di eventi dal vivo, i Tornanza festival, per guardarsi negli occhi e raccontarsi le proprie esperienze, ma soprattutto le proprie idee, affinché possano essere d’ispirazione. Il primo è stato lo scorso 28 giugno, a Padula, in Campania, e a breve ce ne saranno altri, alcuni in collaborazione con l’Università. Il 17 e il 18 settembre a Potenza, poi il 20 settembre a Matera e il 1 ottobre a Bari.
La Tornanza: gli hub
Innovazione per costruire startup, accoglienza dei tornanti e dialogo tra tornanti e restanti: in questo consistono gli hub, i luoghi in cui si lavora e si comincia a creare la base concreta di un’idea. L'obiettivo è costruire hub in vari territori e per il primo sono già pronte le coordinate: aprirà a settembre a La Certosa di Padula in Campania e a Gravina in Puglia.
La Tornanza: l’academy
Vera e propria espressione dei concetti fondanti della Tornanza (origine, viaggio e innovazione) l’academy è lo spazio dedicato alla formazione dei tornanti e per coloro che vogliono diventarlo
-----Luigi e Luigia litigavano su tutto, ma il cane Tobia ha salvato il loro matrimonio
Ringrazio Luigi e Luigia per aver avuto fiducia in me e per avere affidato alle mie parole il racconto della loro storia, scritto in esclusiva per La Zampa.
L’isola degli sciamani: dalla guaritrice Minnìa al caso di Nuchis, così i sardi curano le ferite e scacciano il malocchio . Le secolari tradizioni sono sopravvissute anche all’Inquisizione della Chiesa cattolica
Da la nuova sardegna del 13 e del 14 gennaio 2026 di Francesco Zizi In alcuni paesi della Sardegna nessuno ti chiede se c...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...



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