N.b In risposta a chi mi accusa d'incoerenza Ho espresso i passato su
queste pagine la mia possizione sull'aborto che si può per i nuovi lettori\ lettrici riassumere cosi : io sono conrartio . ma non giudico la tu a scelta di ricorrervi chi sono io per giudicare ? perchè debbo proibirti i esercitare un tuo diritto . ?
mentre nell'etere della mia stanza s'odono le parole finali: « [..] Libera, prima o poi sarò libera\Quando la guerra sarà finita\Ritorneremo tutte alla vita » di Bandiera di Giulia Mei qui il testo leggo costernato su
Dal 28 dicembre, ogni sera alle 20, risuona a Sanremo la "Campana dei Bimbi non Nati". Il vescovo Suetta l'ha voluta come "richiamo quotidiano alla coscienza" contro l'aborto. Ma chiamiamola col suo vero nome: colpevolizzazione sistematica di scelte legittime. Questa campana trasforma lo spazio pubblico in un tribunale morale che:
Viola la laicità dello Stato Condanna chi ha esercitato un diritto legale Strumentalizza il dolore degli aborti spontanei Attacca la legge 194, conquista di civiltà
L'aborto è un diritto, non solo un peccato pubblico.Non possiamo, a precscindere d'essere pro o contro accettare, che istituzioni religiose usino simboli per intimidire e giudicare scelte personali e legittime. Non nel 2025. Né mai.
Oltre alla anche mia Solidarietà di uo che è si conro l'aborto ma che lascia alla donna di scegliere se farlo in sicurezza o meno m a tutte le donne di Sanremo e d'Italia vorei aggiungere questa mia elucubrazione e provocazione Ma per i tanti bimbi in fondo al mediterraneo, per i bimbi di Gaza e per quelli martoriati nei teatri dell’orrore, le campane le hanno mai suonate? Quanta odiosa ipocrisia
Proporrei di farla suonare anche per tutti quei bimbi e quelle bimbe a cui la vita è stata rovinata dagli abusi dei sacerdoti. Com'era? Prima di togliere la pagliuzza dagli occhi degli altri, togliere la propria trave. Squallidi. Da religiosi non sarebbe più utile una preghiera eventualmente ?
Lo so che dovrei parlarle d'atro ed andare avanti . Ma non ce la faccio soprattutot davanti a certi commenti . Meno male che si sono , anche se bisogna cercali con il lumicinio o frugare nella ... massa per cercarli . Infatti fra i commenti /interventi sugli ultimi (?) due femminicidi questi sono quelli che mi hanno colpito di più
IL primo trovato sul portale msn.it non ricordo la fonte precisa ma è molto bello
Le due ragazze vittime di giovani uomini, entrambe uccise poco più che ventenni. Hanno molto in comune le tragiche storie di Ilaria Sula, studentessa romana della Sapienza, e di Sara Campanella, palermitana e studentessa a Messina: sono morte giovani, per mano entrambe di ragazzi coetanei o di poco più grandi. Ma perché accade ?
A Provare a dare una risposta a questa domanda la criminologa e psicologa Flaminia Bolzan, secondo cui il motivo principale è una «incapacità di metabolizzare rifiuti e abbandoni» che trasforma la rabbia in un'emozione «non controllabile» da «scaricare» su quellle che poi saranno le vittime Due femminicidi in pochi giorni. L''ultimo è il corpo di Ilaria Sula, 22 anni. studentessa romana della Sapienza, è stato trovato in fondo a un dirupo nei pressi del Comune di Poli, all'interno di una valigia.
Ad ucciderla a coltellate, per poi gettarne il corpo, sarebbe stato l'ex fidanzato Mark Samson, di origini filippine. Il giorno precedente è stata la volta di Sara Campanella, 22 anni, nata a Misilmeri (Palermo), è stata uccisa a coltellate davanti l'Università di Messina da un suo collega, Stefano Argentino, 27 anni, che da due anni la perseguitava con messaggi e inviti ad uscire.
Bolzan: «Rabbia e frustrazione non controllabili»
«Ogni caso presenta le sue peculiarità in ordine a motivazioni e modalità operative - spiega Bolzan all'Adnkronos - ad ogni modo il comune denominatore di tutti questi delitti è da ricercare sul piano psicologico nell’incapacità di metabolizzare rifiuti e abbandoni. Per questi soggetti, la rabbia e la frustrazione divengono emozioni non controllabili e anziché essere elaborate sul piano del pensiero
vengono agitate e l’oggetto sul quale 'scaricarle' letteralmente diventa appunto la vittima». Una «escalation di violenza» che, spiega la dottoressa, « non è assolutamente immediato poter prevedere anche perché, in una ratio auto protettiva, il pensiero prevalente è sempre quello che 'certe cose' non possano accadere a noi ».
I campanelli d'allarme
Esistono però dei campanelli d'allarme, dei comportamenti a cui le donne dovrebbero prestare attenzione. « Se e quando ci si trova in un contesto relazionale in cui l’altra parte mostra comportamenti ossessivi e intrusivi nella nostra vita - prosegue - generando in noi una preoccupazione, bisogna immediatamente attivarsi e monitorare tipologia e frequenza di questi comportamenti che, se non si interrompono nell’immediatezza, diventano realisticamente un campanello di allarme.
Nel caso di Sara, era difficile che la ragazza arrivasse a ritenere che il suo collega potesse compiere un gesto così estremo, ma quello che dobbiamo sottolineare è che laddove i comportamenti intrusivi provochino uno stato di allerta e soprattutto se si nota una escalation in termini di frequenza e/o di modalità bisogna denunciare ».Facile a dirsi difficile a farsi come dimostrano storie come quella di questa Ottantenne che ha enunciato il marito dopo 50 anni di abusi e violenze
Perché è sbagliato parlare di raptus
Sbagliato parlare di 'raptus' , il cui termine è una narrazione che una realtà scientifica. La psichiatria tende a escludere l'idea di un cambiamento improvviso e repentino nei processi cognitivi di una personadavanti a questi casi. Infatti : «A mio avviso è improprio e fuorviante - sottolinea Bolzan - specie per ciò che attiene il caso di Messina. Dobbiamo infatti tenere conto della persecutorietà dei comportamenti antecedenti del ragazzo, cosa che, a mio avviso, ha un peso enorme nella valutazione dell’excursus e dei processi mentali che poi lo hanno portato ad agire».
Cosa bisogna fare
Femminicidi, tanti, troppi. Uno diverso dall'altro, ma anche uno simile all'altro. «L'attenzione mediatica è altissima, ma lo è altrettanto la frequenza di questi comportamenti - spiega - Al verificarsi di determinati fenomeni infatti contribuiscono una pluralità di variabili, ovviamente non parliamo di responsabilità o colpe, ma di azioni concrete che la società dovrebbe intraprendere non solo in un’ottica repressiva, ma al contrario preventiva e informativa su ciò che è o non è una relazione sana».
A scendere in campo devono essere la società, la scuola, i genitori. «Dobbiamo spiegare ai ragazzi dove risiede il confine tra l’attenzione e l’intrusione - dice Bolzan - A casa basterebbe si parlasse di più di ciò che accade nella vita, soprattutto degli adolescenti, ma per farlo è necessario che in primis i genitori abbiano uno sguardo attento e non giudicante.
Inoltre dobbiamo sensibilizzare le ragazze rassicurandole rispetto al fatto che denunciare si può e le misure ci sono. La privazione della libertà di scelta e l’intrusività nella vita altrui sono campanelli di allarme molto rilevanti»
L'altro è quello di Francesca Manocchi a propaganda live del 4/IV/2025
Francesca Mannocchi ha dato vita, che io ricordi, a uno dei monologhi più importanti, intensi, necessari forse mai pronunciati in televisione.
In questo straordinario intervento, di una grande giornalista, ha detto tutto quello che ha senso dire oggi sul femminicidio, su Sara Campanella, su Ilaria Sula, sulla violenza di genere, sulla cultura del possesso, sul linguaggio tossico dei media, e non solo sulla colpevolizzazione della vittima, su Nordio e su certa propaganda razzista di una classe politica indegna.
Prendetevi cinque minuti per leggerlo e ascoltarlo ( trovate il video sopra ) fino in fondo Salvatelo, condividetelo. Praticatelo anzi meglio pratichiamolo
Cominciamo noi tutti/e a capovolgere il lessico per demolire la violenza contro le donne, come ha fatto Giselle Pelicot: non siamo noi che dobbiamo vergognarci, la vergogna deve cambiare lato perché ci vogliamo tutte vive.”
Grazie Francesca. 🙏
Ma mentre finisco di riportare questi due interventi ecco che leggo delle dichiarazioni di
Luana Sciamanna [ foto a sinistra ] avvocata penalista esperta di violenza di genere, situazioni simili le vede e le affronta ogni giorno. Collabora con i centri antiviolenza dei Castelli Romani, nel Lazio, e a lei
si rivolgono per chiedere aiuto molte donne. Quelle che riescono a denunciare.
Gino Cecchettin, papà di Giulia uccisa da con 75 coltellate dal suo ex fidanzato Filippo Turetta ha detto: «Lo stalking è spesso sottovalutato, il pericolo inizia lì». «Il primo errore che molte donne vittime di stalking o violenza commettono è non dare peso a segnali chiari, evidenti che arrivano dai propri partner - spiega Luana Sciamanna-. Un uomo che ti controlla il cellulare, che vuole leggere i tuoi messaggi, che pretende a password delle tue mail, non esprime amore ma solo mania di controllo. Noi donne non dobbiamo pensare che quello sia amore. Certe dinamiche possono apparire innocue, ma in realtà sono manipolatorie. È questo il primo messaggio che diffondiamo quando entriamo nelle scuole per parlare di violenza di genere: attenzione alla manipolazione».
«Denunciate sempre», ha scritto nel suo messaggio pieno di dolore la madre di Sara sul suo profilo Facebook. Sua figlia non aveva denunciato. La studentessa di Messina non le aveva detto nulla delle pressioni e minacce di quel ragazzo, il “malato” come lo definiva con le amiche. «Sì, bisogna denunciare. Ma non tutte hanno il coraggio di farlo. Perché magari sono ricattate, o perché economicamente non sono indipendenti, o più banalmente per la paura di ripercussioni. Se non si riesce a denunciare alle istituzioni, almeno parlare con una madre, una sorella, un’amica. Nel caso di Sara probabilmente non aveva dato troppo peso alle ossessioni di lui che all’ennesimo rifiuto ha fatto esplodere la sua rabbia».
Luana Sciamanna ha scritto un libro che si basa proprio sulla sua esperienza professionale con i casi di violenza di genere. Il titolo è: 100 motivi per non riaprire a un narcisista (Ensemble). «Sì perché spesso dietro uomini violenti si nascondono narcisisti patologici che non accettano un rifiuto e uccidono. Quello che cerco di dire alle donne è di fuggire da certi soggetti manipolatori e violenti».
Tre ragioni per capire che bisogna fuggire: «Numero uno: quando un uomo esercita il controllo a distanza. Quella non è una dimostrazione d’amore. Numero due: quando l’uomo che è accanto a noi vuole farci sentire inadatte, ci sminuisce, in una parola ci manipola. La manipolazione è subdola ma colpisce nella maniera più violenta. Numero tre: Davanti a un uomo violento con il quale abbiamo chiuso, non dare mai una seconda possibilità o un ultimo appuntamento. Spesso si rivela letale».
Per concludere c'è da dire che La politica ( maggioranza ed opposizione ) però, non risponde: il dibattito su questo tema importantissimo viene costantemente dirottato sulle polemiche in merito a una presunta "ideologia gender". E intanto, nelle classi, si continua a parlare poco o niente di violenza patriarcale, di stereotipi nocivi, di cultura dello stupro.
E non mancano gli esponenti del governo che provano a spostare il focus dell'attenzione. Come il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che parlando dei femminicidi ha detto che "alcune etnie hanno una sensibilità diversa dalla nostra rispetto alle donne". Affermazioni offensive che alludono semplicemente a delle falsità o a verità parziali
in sottofondo una canzone che ha caraterizzato ( non è mica colpa mia se mio nonno era di quel periodo ) la mia prima infanzia
IL trentino non ha tutti i torti . E' vero che il centenario del 24 maggio ( entrata in guerra del'italia ) debba essere ricordarto perchè la storia va riocordata tutta nel bene e nel male come dicevo nel post precedentemente . Ma la partecipazione a un conflitto non si dovrebbe, mica è un evento allegro ,
festeggiare non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra. Do ragione al governatore del Trentino Arno Kompatscher quando dichiara al quotidiano ( da cui è tratta la foto sopra ) http://www.ladige.it/territori/alto-adige-s-dtirol/ del 21\5\2015
«L’invito della presidenza del consiglio - ha detto - è assolutamente incomprensibile e fuori luogo». Secondo il presidente della Provincia sarebbe stato meglio ricordare tutte le vittime della Grande Guerra con le bandiere a mezz’asta.
Kompatscher ha sottolineato che il 24 maggio «si celebra l’anniversario dell’inizio del primo conflitto mondiale e non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra».
«Questo invito - ha proseguito - è incomprensibile, soprattutto per la popolazione di lingua tedesca e ladina». Il 24 maggio 1915 ebbe, appunto, inizio la Grande guerra che portò al distacco dell’Alto Adige dall’Austria. Il presidente della Provincia di Trento e attuale presidente della Regione Ugo Rossi dal canto suo ha invitato ad osservare un minuto di silenzio in memoria dei caduti di ogni conflitto. «Le bandiere dell’Italia e dell’Europa - ha detto - le esporremo, ma a mezz’asta, perchè l’inizio di quella guerra, come pure di tutte le guerre, è già di per sè una sconfitta per l’umanità».
e della Sudtiroler Volkspartei che
<< ha definito la decisione di Roma >> ( sempre secondo lo stesso giornale ) << incomprensibile e sbagliata >> . Infatti secondo il segretario del partito di raccolta dei sudtirolesi, Philipp Achammer, «sarebbe più opportuno ricordare le migliaia e migliaia di vittime di questa guerra con la fascia da lutto». Critiche sono state espresse anche dai partiti di opposizione di lingua tedesca Sudtiroler Freiheit e BurgerUnion («l’Italia si conferma un paese fascista e nazionalista») e dagli Schützen «l’Italia festeggia la morte di mezzo milione di soldati italiani >>.
Infatti Centenario grande guerra: dopo lo "sciopero" del tricolore bandiere a mezz'asta in Trentino
„Le indicazioni giunte da Roma che invitavano le
amministrazioni pubbliche ad esporre il tricolore per il centenario
dell'entrata in guerra dell'Italia, 24 maggio 1915, sono state oggetto
di controversie, com'era prevedibile, nelle province di Trento e
Bolzano, che a quel tempo non erano ancora italiane ed anzi erano in
querra già da otto mesi insieme all'Impero Austroungarico.
Comprendo benissimo e non biasimo la loro decisione perchè a differenza delle idiozie leghiste e di altri gruppi separatisti anche della mia regione , tale gesto e la sua o grande guerra: dopo lo "sciopero" del tricolore bandiere a mezz'asta in Trentino giustificazione esula da presunti intenti
autonomistici o separatistici, ma è semplicemente nel segno del lutto:
"per noi si tratta di un ricordo doloroso - spiega il presidente Ugo
Rossi - la Grande Guerra era iniziata per l'Impero austro-ungarico nel
1914, ma, con l'ingresso in guerra dell'Italia il Trentino si trovò sul
confine. Cento anni fa, sul finire di maggio del 1915, la nostra
provincia ha vissuto giorni di angoscia e di paura, gli abitanti posti
sulla linea del fronte con l'Italia vennero allontanati come profughi e
il conflitto varcò i nostri confini e toccò le nostre case".
"Oggi ci sentiamo parte di un’unica entità, l'Europa
- prosegue la nota - e le nostre tre comunità, Trentino, Alto
Adige/Südtirol e Tirolo, si ritrovano insieme nell’Euregio
trentino-tirolese. Crediamo nell'ideale della convivenza pacifica
e quella guerra come tutte le guerre è per noi una sconfitta, inoltre
quel giorno inviteremo tutti ad osservare un minuto di silenzio per i
caduti di tutte le guerre". Ora Visto che il tragico conflitto portò migliaia di morti, sarebbe stato molto meglio omaggiarli con delle corone d’alloro. Questo atto del governo, di ricordare l’entrata in guerra con l’esposizione della bandiera,ha un simbolismo totalmente incomprensibile Perché la Grande guerra, per i sudtirolesi, rappresenta una ferita particolarmente dolorosa nonostante siano passati 100 anni . Infatti tale eventi vengono usati ( ecco perchè non c'è e forse non ci sarà mai una memoria condivisa sui fatti del secolo scorso ) a scopo propagandistico e politico come dimostra il botta e risposta fra i due politici Trentini e La ministronza Giorgia Meloni
da il fatto quotidiani del 22 maggio 2015
“Se Rossi e Kompatscher si vergognano di vivere in Italia – attacca Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, con un post sulla sua pagina ufficiale su Facebook – possono tranquillamente decidere di andare a vivere in un’altra Nazione Di certo l’Italia non rimpiangerà questi due squallidi personaggi, che si vergognano della bandiera italiana ma non dei miliardi di euro che lo Stato italiano trasferisce loro per governare la Regione e la Provincia”.
Scandalose le parole del presidente della Regione Trentino Alto Adige, Ugo Rossi, e del presidente della Provincia…
“Rossi e Komptascher – conclude Meloni – chiedano scusa al popolo italiano e abbiano la decenza di dimettersi, perché sono indegni di rappresentare le Istituzioni e i cittadini italiani”. Fdi il 24 maggio sarà sul Piave “per ricordare gli italiani che si sacrificarono nelle trincee della Grande Guerra per l’unità e la libertà della nostra nazione”.
A Giorgia Meloni risponde Karl Zeller, senatore del Sudtiroler Volkspartei: “Questa è la solita menata, noi siamo fra i più grandi pagatori di tasse al netto all’Italia, il gettito fiscale non lo teniamo solo per noi. Che lei strumentalizzi il tema non mi meraviglia. Tutti i servizi pubblici sono gestiti con i nostri fondi, Trento e Bolzano non sono più sulle spalle dello stato da tempo”. Poi continua: “Condivido la posizione di Kompatscher, ritengo l’idea di festeggiare l’ingresso in guerra come una cosa sbagliata – spiega Zeller all’AdnKronos – al massimo si festeggia la fine. Costringere una popolazione che ha avuto un periodo non di certo felice durante la guerra a festeggiarla è sinonimo di poca sensibilità“. Inoltre domenica 24 maggio si voterà in molti comuni e secondo Zeller “che la presidenza del Consiglio faccia una richiesta del genere a pochi giorni dal ballottaggio è incredibile“.
Scambiatemi pure per disfattista ed anti italiano ( sono accuse che ormai mi scivolano vie , visto che mi vengono attribuite da quando ho messo su il blog nel lontano 2004 ) ma non è colpa mia se la storia del nostro paese è un insieme di storie ciascuna diversa dentro una grande storia . E se l'unità avvenuta istituzionalmente nel 1861 ma completata appunto con la fine della I guerra mondiale è solo un fatto politico ma non culturale come dimostra questa canzone di cui s'incominciano a sentire adesso le prime note nel mio nel mio stereo
buona celebrazione o buon festeggiamenti fate voi . Cosi come pure liberi di mandarmi in fncl o farmi i compliemti tanto la mia email del blog e i miei social li sapete