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26.12.25
Vite senza vita, esce il brano sui femminicidi di Letizia Migliore
20.12.25
Irene Vella: «Ho pensato che Giulia Cecchettin poteva essere mia figlia. Ho deciso di raccontare i femminicidi dando voce alle donne»
da msn.it
Scrivevo di femminicidi già da diversi anni e ho sempre cercato di raccontarli in maniera “gentile” per quanto questo termine strida con la parola femminicidio. Ho cercato sempre di non soffermarmi sul dettaglio cruento ma ho sempre pensato al fatto che tra le persone che leggevano, ci potessero essere i parenti, i genitori. Sono andata oltre quando è scomparsa e poi è stata ritrovata morta Giulia Cecchettin». C'è un prima e un dopo per Irene Vella nel racconto dei femminicidi all'interno di Era mia figlia, che pubblica con Solferino. È il novembre del 2023 e il caso è fra quelli che più hanno colpito l'opinione pubblica.

5.12.25
Procuratrice d'Ancona Monica Garulli, 'non tutti i casi di violenza sono uguali'
© Provided by ANSA
(ANSA) - ANCONA, 04 DIC - "Questa storia lascia l'amaro in bocca, non si possono trattare tutti i casi di violenza nello stesso modo. Credo che questo caso avrebbe meritato una corsia preferenziale, che nel caso in specie non c'è stata". Così la procuratrice capo della Repubblica ad Ancona, Monica Garulli, ha risposto alle domande dei cronisti sul femminicidio avvenuto ieri a Pianello Vallesina di Monte Roberto (Ancona).
Nazif Muslija, il 50enne principale sospettato e ancora ricercato, doveva frequentare un percorso per uomini maltrattanti della durata di un anno. Un percorso legato al suo patteggiamento a un anno e dieci mesi di reclusione per le aggressioni e i maltrattamenti alla moglie, Sadjide Muslija, trovata morta ieri con segni di violenza in casa. L'uomo aveva un anno di tempo per svolgere il percorso da quando la sentenza era passata in giudicato a settembre 2025: avrebbe dovuto fare incontri ogni due settimane per una durata totale di 60 ore. L'avvocato dell'uomo, Antonio Gagliardi, ha tuttavia affermato che "non c'era posto per l'uomo nell'associazione indicata dal percorso". La Procura sta preparando un fermo con mandato internazionale a carico dell'uomo, indagato per omicidio volontario.
"Io penso che nel momento in cui si individua una struttura deputata al percorso di recupero, per evitare il pericolo di recidiva bisogna comprendere qual è il pericolo di recidiva e differenziare i percorsi a seconda della gravità dei fatti. - ha aggiunto Garulli - Credo che questo caso avrebbe meritato una corsia preferenziale che nel caso in specie non c'è stata. La legge però non lo consente, perché il giudice quando emette una sentenza deve individuare e subordinare la sospensione condizionale della pena alla partecipazione al percorso. Poi c'è la parte dell'esecuzione che è rimessa a organi diversi da quelli giudiziari e non abbiamo possibilità di intervento. Lì andrebbero meditate le situazioni che hanno una valenza prioritaria, ma il giudice non può intervenire dando una corsia preferenziale, ma penso che sarebbe auspicabile. Bisogna modellare il trattamento in relazione alla gravità della situazione, bisogna che si consideri questo aspetto, che è un profilo sostanziale, non formale". (ANSA).
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4.12.25
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LX IMPARATE A “LEGGERE” IL LINGUAGGIO DEL CORPO
Segnali di disagio o paura: posture chiuse, sguardi sfuggenti, tensione muscolare possono indicare che una persona si sente minacciata. Riconoscerli può aiutare a intervenire prima che la situazione degeneri.
Indicatori di aggressività: gesti ampi e invadenti, tono di voce crescente, avvicinamenti fisici forzati possono segnalare un rischio imminente.
Limiti: il linguaggio del corpo è interpretativo e non sempre affidabile. Non può sostituire strumenti di prevenzione strutturali come educazione, supporto psicologico e tutela legale.
Interpretazione soggettiva: il linguaggio del corpo può essere frainteso, rischiando di colpevolizzare la vittima.
Spettacolarizzazione mediatica: concentrarsi solo sui gesti rischia di ridurre la violenza a “segnali da decifrare”, invece di affrontarne le radici culturali.
Soluzione reale: educazione al rispetto, linguaggio inclusivo, supporto alle vittime e responsabilità istituzionale.
👉 In conclusione, il linguaggio del corpo può essere un campanello d’allarme, ma la vera prevenzione dei femminicidi e delle violenze passa da: educazione, linguaggio rispettoso, cambiamento culturale e interventi concreti non solo , ma in mancanza o presenza lasciata all'improvvisazione , la sensazione come dice lo stesso Bianco nell'articolo citato è un arma di prevenzione e di autodifesa
25.11.25
ecco un modo di combattere i femminicidi aiutare anche gli uomini maltrattanti e spiegare che non è superiore
L'uomo in massima parte non accetta di essere respinto,invece dovrebbe capire e andare avanti
nella sua Vita senza provare rancore che possa sfociare violenza Su questo tema bisognerebbe aumentate
le lezioni di educazione sentimentiuale e di sensibilizzazione nelle scuole
23.11.25
LA VERITÀ di Daniela Tuscano
#sudan, stessa bandiera della #palestina, eguale tragedia. Opposta attenzione mediatica due pesi e due misure
Anche nel #tigray avvengono #femminicidi, addirittura #infanticidi. Anche laggiù, da anni, ha luogo una spietata #puliziaetnica. E #religiosa. Sì, perché sono soprattutto i #cristiani (e le #cristiane) le principali vittime, come in #congo, #nigeria e altrove.
Non osiamo pensare alla sorte di quei ragazzi/e e docenti aggrediti con violenza inusitata, e scaraventati nella notte e nella nebbia. Si legge, da qualche parte (poche) che «è tornato l'incubo di #bokoharam». Veramente non è mai finito.Da quando manifestarono #malalayousafzai e #michelleobama (alcune voci autorevoli, almeno, si udirono) sono trascorsi dieci anni. Molte studentesse rapite allora non sono più tornate. #rebeccasharibu è diventata simbolo della resistenza perché non avendo rinnegato il #cristianesimo è rimasta prigioniera. E schiava.Ma nessuno la ricorda più. Nessun #hashtag mediatico per lei. Per loro.Sono neri, sono cristiani. E, in questo caso, non è nemmeno possibile incolpare #israele. lL silenzio degli #occidentali si spiega così. Non occorre girarci troppo intorno.
20.11.25
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LVIII : DA SOLE IN GARAGE? MEGLIO NON USARE L’ASCENSORE
Ma prima segnalo che N. b i corsivi tra parentesi sono miei .
campagne contro il femminicidio a senso unico
ancora non ho visto un cartello o altre campagne di prevenzione con un numero che siano gli uomini a poter chiamare se hanno pensieri di un certo tipo, non è la donna che si deve difendere, siamo noi uomini che non dobbiamo stalkizzare e uccidere, ci vuole tanto a capirlo ?
19.11.25
Fare visualizzazioni sulle donne uccise di jasmine pani
Infatti e quyi rispondo q chi mi dice ma come è stata uccisa una donna e non ne parli però fai speciali deltipo maniueali di autodifesa e simili Non voglio ( anche se non sempre ci riesco in pieno ) ad non cadere in quel circo mediatico citato nel video sopra . Per questo preferisco perchè è preoccupante anche se esagerato chiamarlo emergenza l'alto numero delle donne uccise o che subiscono violenza da noi ( ovviamente senza troppo generalizzare ) uomini , fare post antiviolenza di prevenzione senza nessuna pretessa che ciò porti alla totale cancellazione degli omicidi .
opere letterarie contro i femminicidi e violenza di genere . "Fiabe con il paracadute" di Antonella Petrella (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica) e il progetto della Verba Volant edizioni con il libro fiabe in rosso
Infatti come dice Fiabe in rosso per la giornata contro la violenza sulle donne del sito Scatti dalla mia libreria : « E’ importante riflettere, in qualsiasi momento dell’anno e non solo il 25 novembre, sul tema della violenza contro le donne, tema che purtroppo ricorre spesso nella nostra cronaca giornaliera. Violenza che si manifesta in tanti modi, non solo con il femminicidio da parte degli uomini.»
Non si tratta di grossi stravolgimenti: le fiabe contenute in questo volume sono quelle che conosciamo e che sono state tramandate nel corso della storia; sono state riattualizzate e consegnate ai giovani lettori che potranno recepire il meglio da esse.
Le illustrazioni sono molto particolari, lontane dall’iconografia classica del fiabesco, con inserti di carta di giornale (che si agganciano idealmente alla realtà e alla cronaca) e la tecnica del collage.
Il rosso, in questo caso, rappresenta il colore del sangue raccontato dall’installazione di denuncia pubblica Scarpe Rosse dell’artista messicana Elina Chauvet.Une bella ed edificante proposta, per grandi e piccini.
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LXVI : MEMORIZZATE PIÙ DETTAGLI POSSIBILI DI CHI VI MINACCIA
Quando si viene aggrediti e si è sotto shock , il corpo entra in modalità di sopravvivenza: il respiro accelera, la vista si restri...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...






