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26.12.25

Vite senza vita, esce il brano sui femminicidi di Letizia Migliore

Letizia Migliore è una giovane e promettente cantautrice e polistrumentista italiana, nata a Cuneo, nota per i suoi singoli intensi come "Vite senza vita" e "FERITE", capaci di affrontare tematiche profonde nonostante la sua giovane età. Roma, 23 dic. (askanews) -
E' on line il nuovo singolo della giovane cantautrice Letizia Migliore "Vite senza vita". Un brano intenso e coraggioso che affronta il tema del femminicidio e della violenza di genere. Il brano racconta storie di ragazze, donne e madri che hanno perso la vita per mano di uomini senza scrupoli.La violenza
si manifesta in molte forme psicologica, fisica, da stalking a femminicidio spesso taciuta, rendendo difficile individuarla e fermarla. "Vite senza vita" inizia parlando di cuori senza vita, cuori che avevano amato, che si sentivano amate, ma che sono stati traditi e uccisi.Letizia racconta storie reali e simboliche, come quella di: Giulia, prossima alla laurea, spezzata perché "troppo libera" per chi non sa volare; Martina, una bambina di 14 anni uccisa e nascosta sotto un materasso; Agnese, madre i cui sogni di vedere crescere i figli sono stati infranti; Saman, vittima di un matrimonio imposto, uccisa per aver scelto di amare liberamente. Letizia spiega: "Queste ragazze mi hanno fatto piangere, riflettere, ma hanno anche acceso in me rabbia e voglia di rivincita. La mia canzone dice 'Basta!'. Lo dobbiamo gridare tutti." Infati « I brani di Letizia mostrano una maturità sorprendente per una giovane artista, con testi significativi e una forte presenza strumentale. Le sue canzoni trattano temi personali ed emotivi legati alla crescita, esperienze di vita e questioni sociali come la violenza di genere (www.bestentertainment.it).  Ecco
»Testo della canzone Vite senza vita (Il Parto delle nuvole pesanti), tratta dall'album Magnagrecia

Quando il fango ti fagocita
Quando ingurgiti materia
E gli insetti fanno visita
Vermiciattoli in divisa
Libera la tua anima
E forse un giorno lei ti ascolterà
Curala e poi accarezzala
Chi non ha amato amore non avrà
Vite senza vita passano
Pasto della scienza medica
Sentimenti da soap opera
Miti e culti di cosmetica
Madre scaccia questo male
E dacci il nostro vero pane
Libera la tua anima
E nel suo nome invoca verità
Curala e poi accarezzala
Chi non è amato amore non darà
Nutri il corpo nutri l'anima
Nutri il corpo perché è l'anima
Libera la tua anima
E forse un giorno ti sorriderà
Curala e poi accarezzala
E forse un giorno lei ti salverà


Per me è un brano intenso e coraggioso che affronta il tema del femminicidio e della violenza di genere. Il brano racconta storie di ragazze, donne e madri che hanno perso la vita per mano di uomini senza scrupoli. La violenza si manifesta in molte forme — psicologica, fisica, da stalking a femminicidio — spesso taciuta, rendendo difficile individuarla e fermarla. “Vite senza vita” inizia parlando di cuori senza vita, cuori che avevano amato, che si sentivano amate, ma che sono stati traditi e uccisi. Letizia racconta storie reali e simboliche, come quella di: Giulia, prossima alla laurea, spezzata perché “troppo libera” per chi non sa volare; Martina, una bambina di 14 anni uccisa e nascosta sotto un materasso; Agnese, madre i cui sogni di vedere crescere i figli sono stati infranti; Saman, vittima di un matrimonio imposto, uccisa per aver scelto di amare liberamente. Letizia spiega: “Queste ragazze mi hanno fatto piangere, riflettere, ma hanno anche acceso in me rabbia e voglia di rivincita. La mia canzone dice ‘Basta!’. Lo dobbiamo gridare tutti.”

Note biografiche

Letizia Migliore è una giovane e promettente cantautrice e polistrumentista di soli 16 anni, nata a Cuneo il 10 febbraio 2009. La sua passione per la musica è nata molto presto: già a sette anni ha scritto la sua prima canzone, dando così inizio a un percorso musicale che si è sviluppato rapidamente. Sin da bambina, ha studiato pianoforte, canto e chitarra, affinando le sue capacità e arricchendo il suo bagaglio musicale. A soli 11 anni ha cominciato a comporre i propri brani, dimostrando un talento naturale e una grande sensibilità artistica. Attualmente, Letizia frequenta il liceo musicale Ego Bianchi di Cuneo, dove approfondisce lo studio del pianoforte classico e del canto lirico, continuando così a perfezionare la sua tecnica e la sua preparazione artistica.
Nel corso di questa sua giovane carriera, ha già ottenuto numerosi riconoscimenti che evidenziano il suo talento e la sua determinazione. Tra i più importanti ci sono la vittoria al concorso “Canta Inverno” a Sanremo nel 2023, nella categoria under 40, e il suo primo singolo “Difetto”, uscito il 24 maggio 2024. Ha conquistato anche il terzo posto al Rumore Bim Festival 2024 e il primo posto al concorso “Microfono d’Italia”, ricevendo anche il premio della critica. Il suo secondo singolo, “Ferite”, è stato pubblicato il 14 febbraio 2025, mentre il 12 luglio dello stesso anno si è classificata tra i finalisti e ha ricevuto un premio speciale al contest “Rising Voice”. Inoltre, ha partecipato come finalista al contest “Je So Pazzo” e si è esibita in eventi di grande prestigio, tra cui il palco di Pian di Nave a Sanremo nell’agosto 2025.
Tra le sue canzoni, “Vite senza vita” si distingue per il suo forte contenuto sociale. Con questo brano, Letizia affronta il delicato tema della violenza di genere, trasformando emozioni profonde e tematiche sociali in musica capace di arrivare al cuore di chi ascolta. La sua capacità di unire sensibilità artistica a un impegno sociale la rende una giovane artista da seguire con grande attenzione, pronta a lasciare il segno nel panorama musicale con la sua maturità e il suo talento.

20.12.25

Irene Vella: «Ho pensato che Giulia Cecchettin poteva essere mia figlia. Ho deciso di raccontare i femminicidi dando voce alle donne»

   da   msn.it   

Scrivevo di femminicidi già  da diversi anni e ho sempre cercato di raccontarli in maniera “gentile” per quanto questo termine strida con la parola femminicidio. Ho cercato sempre di non soffermarmi sul dettaglio cruento ma ho sempre pensato al fatto che tra le persone che leggevano, ci potessero essere i parenti, i genitori. Sono andata oltre quando è scomparsa e poi è stata ritrovata morta Giulia Cecchettin». C'è un prima e un dopo per Irene Vella nel racconto dei femminicidi all'interno di Era mia figlia, che pubblica con Solferino. È il novembre del 2023 e il caso è fra quelli che più hanno colpito l'opinione pubblica.

Irene Vella «Ho pensato che Giulia Cecchettin poteva essere mia figlia. Ho deciso di raccontare i femminicidi dando voce...

Cosa ha cambiato per lei il femminicidio di Giulia Cecchettin?
«Io abito a 100 metri in linea d'aria da dove è stata uccisa. Vedo dalla finestra quella zona industriale, quel capannone. Tante componenti me l'hanno fatta sentire vicina. Mi sono arrabbiata quando ho visto che tanti parlavano di fidanzatini, cercavano di romanticizzare la storia dei ragazzi scomparsi, quando era già evidente, da così vicino, come erano andate le cose. Scrissi che c'era una vittima c'era un carnefice, e girai questo editoriale a Gino Cecchettin su Facebook, lasciandogli il numero del cellulare. E Gino, la mattina, il venerdì, quindi il giorno prima che ritrovassero Giulia, mi telefonò. Siamo rimasti 40 minuti al telefono parlando di questa ragazza e dei suoi sogni. C'era un misto di speranza e rassegnazione. Il giorno dopo c'è stato il ritrovamento. Lontano da noi, ma per tutta la settimana io uscivo con il pensiero di poterla trovare, in uno dei fossi vicini dove la cercavano. Tutta questa situazione ha cambiato il mio modo di vedere le cose. Quando poi l'hanno ritrovata, mi sono girata verso mio marito e gli ho detto che poteva essere nostra figlia. Queste cose, in quel momento preciso, mi hanno fatto dire: "D'ora in avanti, ogni volta che racconterò queste storie, le racconterò come se la persona di cui io stia parlando, che sia una mamma, che sia una nonna, che sia una figlia, una sorella, la racconterò come farei se fosse mia figlia».

5.12.25

Procuratrice d'Ancona Monica Garulli, 'non tutti i casi di violenza sono uguali'




© Provided by ANSA

(ANSA) - ANCONA, 04 DIC - "Questa storia lascia l'amaro in bocca, non si possono trattare tutti i casi di violenza nello stesso modo. Credo che questo caso avrebbe meritato una corsia preferenziale, che nel caso in specie non c'è stata". Così la procuratrice capo della Repubblica ad Ancona, Monica Garulli, ha risposto alle domande dei cronisti sul femminicidio avvenuto ieri a Pianello Vallesina di Monte Roberto (Ancona).
Nazif Muslija, il 50enne principale sospettato e ancora ricercato, doveva frequentare un percorso per uomini maltrattanti della durata di un anno. Un percorso legato al suo patteggiamento a un anno e dieci mesi di reclusione per le aggressioni e i maltrattamenti alla moglie, Sadjide Muslija, trovata morta ieri con segni di violenza in casa. L'uomo aveva un anno di tempo per svolgere il percorso da quando la sentenza era passata in giudicato a settembre 2025: avrebbe dovuto fare incontri ogni due settimane per una durata totale di 60 ore. L'avvocato dell'uomo, Antonio Gagliardi, ha tuttavia affermato che "non c'era posto per l'uomo nell'associazione indicata dal percorso". La Procura sta preparando un fermo con mandato internazionale a carico dell'uomo, indagato per omicidio volontario.
"Io penso che nel momento in cui si individua una struttura deputata al percorso di recupero, per evitare il pericolo di recidiva bisogna comprendere qual è il pericolo di recidiva e differenziare i percorsi a seconda della gravità dei fatti. - ha aggiunto Garulli - Credo che questo caso avrebbe meritato una corsia preferenziale che nel caso in specie non c'è stata. La legge però non lo consente, perché il giudice quando emette una sentenza deve individuare e subordinare la sospensione condizionale della pena alla partecipazione al percorso. Poi c'è la parte dell'esecuzione che è rimessa a organi diversi da quelli giudiziari e non abbiamo possibilità di intervento. Lì andrebbero meditate le situazioni che hanno una valenza prioritaria, ma il giudice non può intervenire dando una corsia preferenziale, ma penso che sarebbe auspicabile. Bisogna modellare il trattamento in relazione alla gravità della situazione, bisogna che si consideri questo aspetto, che è un profilo sostanziale, non formale". (ANSA).





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4.12.25

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LX IMPARATE A “LEGGERE” IL LINGUAGGIO DEL CORPO

 Il linguaggio del corpo da solo non basta a prevenire femminicidi o violenze, ma può essere un segnale precoce utile se integrato con educazione, linguaggio rispettoso e interventi culturali e istituzionali. La prevenzione passa soprattutto da un cambiamento sociale e comunicativo, non solo dall’osservazione dei gesti.  Infatti    ha  ragione   Antonio Bianco nella puntata  odierna   sul settimanale   Giallo (  foto a  sinistra  ) il linguaggio     del corpo  può avere  un ruolo    🔍in quanto esprime  

  • Segnali di disagio o paura: posture chiuse, sguardi sfuggenti, tensione muscolare possono indicare che una persona si sente minacciata. Riconoscerli può aiutare a intervenire prima che la situazione degeneri.

  • Indicatori di aggressività: gesti ampi e invadenti, tono di voce crescente, avvicinamenti fisici forzati possono segnalare un rischio imminente.

  • Limiti: il linguaggio del corpo è interpretativo e non sempre affidabile. Non può sostituire strumenti di prevenzione strutturali come educazione, supporto psicologico e tutela legale.

Però oltre  al  linguaggio del corpo  anche     🗣️ Il linguaggio verbale  può  fungere  come prevenzione Gli studi sottolineano che il linguaggio verbale e culturale è centrale nella prevenzione della violenza di genere:Il presidente Mattarella ha ribadito che “parità significa educazione al linguaggio del rispetto”, evidenziando come parole e comunicazione possano alimentare o contrastare stereotipi e abusi.Espressioni sessiste e stereotipi verbali  , e  scritti  " murali  " ( vedere    elenco  da  ragazze  da    struprare  sui bagni  scolastici )  rafforzano la cultura patriarcale e normalizzano la violenza.Mentre  l’uso di un linguaggio inclusivo e consapevole contribuisce a ridurre discriminazioni e a promuovere rispetto.Infatti      dati recent  📊 hanno  dimostratro     che   nel 30,9% dei femminicidi la vittima aveva già subito maltrattamenti, e nel 25% minacce: segni “visibili” che spesso non vengono presi sul serio.Ecco quindi     che   i segnali (verbali e non verbali) esistono, ma servono strumenti sociali e istituzionali per riconoscerli e intervenire. Ora   però  se  da  un   lato è  utile    ci  sono  come in tutte  le cose   dei ⚖️ Rischi e sfide. Infatt
  • Interpretazione soggettiva: il linguaggio del corpo può essere frainteso, rischiando di colpevolizzare la vittima.

  • Spettacolarizzazione mediatica: concentrarsi solo sui gesti rischia di ridurre la violenza a “segnali da decifrare”, invece di affrontarne le radici culturali.

  • Soluzione reale: educazione al rispetto, linguaggio inclusivo, supporto alle vittime e responsabilità istituzionale.

👉 In conclusione, il linguaggio del corpo può essere un campanello d’allarme, ma la vera prevenzione dei femminicidi e delle violenze passa da:  educazione, linguaggio rispettoso, cambiamento culturale e interventi concreti non  solo   ,  ma   in mancanza o presenza lasciata all'improvvisazione  , la sensazione   come  dice  lo  stesso Bianco    nell'articolo   citato    è un arma  di  prevenzione e   di autodifesa    

25.11.25

ecco un modo di combattere i femminicidi aiutare anche gli uomini maltrattanti e spiegare che non è superiore



L'uomo in massima parte non accetta di essere respinto,invece dovrebbe capire e andare avanti
nella sua Vita senza provare rancore che possa sfociare violenza Su questo tema bisognerebbe aumentate
le lezioni di educazione sentimentiuale e di sensibilizzazione nelle scuole




  

 



23.11.25

LA VERITÀ di Daniela Tuscano



#sudan, stessa bandiera della #palestina, eguale tragedia. Opposta attenzione mediatica   due  pesi   e due  misure   




Anche nel #tigray avvengono #femminicidi, addirittura #infanticidi. Anche laggiù, da anni, ha luogo una spietata #puliziaetnica. E #religiosa. Sì, perché sono soprattutto i #cristiani (e le #cristiane) le principali vittime, come in #congo, #nigeria e altrove.





Non osiamo pensare alla sorte di quei ragazzi/e e docenti aggrediti con violenza inusitata, e scaraventati nella notte e nella nebbia. Si legge, da qualche parte (poche) che «è tornato l'incubo di #bokoharam». Veramente non è mai finito.Da quando manifestarono #malalayousafzai e #michelleobama (alcune voci autorevoli, almeno, si udirono) sono trascorsi dieci anni. Molte studentesse rapite allora non sono più tornate. #rebeccasharibu è diventata simbolo della resistenza perché non avendo rinnegato il #cristianesimo è rimasta prigioniera. E schiava.Ma nessuno la ricorda più. Nessun #hashtag mediatico per lei. Per loro.Sono neri, sono cristiani. E, in questo caso, non è nemmeno possibile incolpare #israele. lL silenzio degli #occidentali si spiega così. Non occorre girarci troppo intorno.

20.11.25

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LVIII : DA SOLE IN GARAGE? MEGLIO NON USARE L’ASCENSORE

 a  prima vista  la  puntata       odierna  di  Antonio  bianco   per il settimanale  giallo u.ò  sembrare    ovvia  e    scontata ma      come  dicono  :     Roma, il tentato stupro in ascensore e il volto sommerso della violenza urbana  di https://www.ilquotidianodellazio.it/       e    questo  estratto     di   Violenza di genere in Italia: i dati (inquietanti) del fenomeno   di   https://www.alfemminile.com/attualita/   : « [...] Abbiamo parlato tanto di spazio pubblico e trasporti, dalla prospettiva della paura come nuova routine femminile. Ecco, il report fotografa con precisione ciò che tante ragazze raccontano ogni giorno: oltre la metà delle italiane - il 52 per cento - dichiara di aver provato paura negli spazi pubblici, tra le più giovani la quota sale al 79 per cento. Sui mezzi pubblici, la situazione è altrettanto evidente: il 38 per cento del campione totale ha avuto paura almeno una volta di viaggiare sui mezzi pubblici, con un fortissimo divario di genere (32 per cento delle donne contro 19 per cento degli uomini). Tra le giovani della Gen Z, quasi due su tre (65,5 per cento) dichiarano timore o evitano di prendere i mezzi. ActionAid commenta questo dato parlando apertamente di sicurezza condizionata, cioè un modello culturale in cui la libertà delle donne viene costantemente regolata. [...] »  . Ecco  la   puntata  di Antonio  Bianco    e le  precauzioni    da  prendere       in ascensore .

Ma  prima segnalo    che  N.  b      i  corsivi   tra  parentesi  sono  miei   .

Prendere l’ascensore non è certo un’esperienza estrema, ma questo non significa che non si debba prestare massima attenzione, soprattutto se si è una donna, ancora di più se sola. La prudenza deve essere una costante alleata silenziosa, perché gli spazi chiusi e senza vie di fuga necessitano attenzione, e perché la sicurezza personale inizia molto prima che le porte si chiudano. Innanzitutto, osservate chi si trova all’interno dell’ascensore. Se notate che la cabina ospita un individuo che vi genera disagio, attendete[ sempe che non abbiate fretta ] in maniera del tutto legittima che arrivi il turno successivo, magari fingendo di avere dimenticato qualcosa. Ancora una volta, vi ricordiamo che è meglio sembrare diffidenti che rischiare di trovarsi in una situazione poco piacevole. Se invece l’ascensore su cui state per salire è vuoto, controllare [  prima     che salga  qualcuno  con voi o  dopo  di voi  soprattutto  se  sono  più piani  da  fare   ] con un rapido colpo d’occhio che non ci siano punti ciechi o elementi insoliti, come specchi ro"i, pulsanti manomessi oppure luci spente. Una volta  entrati in ascensore,[ soprattutto se ci sono dei tipi sospetti o se sono saliti dopo di voi ] cercate una posizione vicino ai comandi, perché   si tratta della zona di maggiore controllo, dal momento che permette di intervenire subito in caso di emergenza.


 Evitate di mettervi in fondo, dove si può rimanere facilmente bloccati. Se qualcuno entra dopo,[oltre a quanto già detto ] mantenete la calma [   facendo respiri  profondi   ]ma rimanete comunque vigili: uno sguardo diretto, non ostile ma deciso, è in grado di comunicare sicurezza e di dissuadere comportamenti ambigui. Nel caso in cui il disagio cresca, potete fingere di dover  fare una telefonata[ al tuo ragazzo o amico\a  e dirgli che sei in ascensore e stai per arrivare all'appuntamento ] . Lo smartphone [ e i cellulari sono ] è un deterrente:mostrare di poter comunicare con l’esterno riduce la vulnerabilità percepita. Quando le porte si aprono, uscite con passo sicuro, senza tentennamenti e senza voltarvi indietro.Per quanto riguarda i parcheggi sotterranei o i palazzi poco frequentati, soprattutto di notte, è consigliabile [ se ci sono ]   usare le scale. Se l’ascensore [ consiglio che vale anche in casi diversi dalle violenze ] dà segnali di guasto, non rimanete mai all’interno [ da sole ] e chiamate subito l’assistenza. La sicurezza non è paranoia, ma pura consapevolezza: ogni  gesto attento può diventare un atto di autodifesa [ e prevenzione ] .

campagne contro il femminicidio a senso unico

Oltre  alla  campagna   culturale    \ sociale   annuale  sul  femminicidio    qui la  campagna  di quest'anno 


  ancora non ho visto un cartello o altre campagne di prevenzione con un numero che siano gli uomini a poter chiamare se hanno pensieri di un certo tipo, non è la donna che si deve difendere, siamo noi uomini che non dobbiamo stalkizzare  e  uccidere, ci vuole tanto a capirlo ?

19.11.25

Fare visualizzazioni sulle donne uccise di jasmine pani

fra i tanti discorsi che si iniziano a sentire per la settimana del 25 novembre ovvero giornata contro la violenza sule donne il più , almeno fin ora è stato questo di Jasmine Pani . Ha ragione la youtuber

Infatti e quyi rispondo q chi mi dice ma come è stata uccisa una donna e non ne parli però fai speciali deltipo maniueali di autodifesa e simili Non voglio ( anche se non sempre ci riesco in pieno ) ad non cadere in quel circo mediatico citato nel video sopra . Per questo preferisco perchè è preoccupante anche se esagerato chiamarlo emergenza l'alto numero delle donne uccise o che subiscono violenza da noi ( ovviamente senza troppo generalizzare ) uomini , fare post antiviolenza di prevenzione senza nessuna pretessa che ciò porti alla totale cancellazione degli omicidi .

opere letterarie contro i femminicidi e violenza di genere . "Fiabe con il paracadute" di Antonella Petrella (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica) e il progetto della Verba Volant edizioni con il libro fiabe in rosso

Quest'anno oltre le puntate delle tecniche di autodifesa e articoli vari , voglio provare ad andare oltre alla solita retorica e concetti ovvi molto spesso ipocriti , riportando qui sul blog notizie  di  opere letterarie .
Infatti come dice
 Fiabe in rosso per la giornata contro la violenza sulle donne  del    sito Scatti dalla mia libreria   : « E’ importante riflettere, in qualsiasi momento dell’anno e non solo il 25 novembre, sul tema della violenza contro le donne, tema che purtroppo ricorre spesso nella nostra cronaca giornaliera. Violenza che si manifesta in tanti modi, non solo con il femminicidio da parte degli uomini.»
I libri per fortuna ci aiutano  ( o  almeno  cosi  pare  ) spesso ad affrontare certe tematiche e ad elaborarle attraverso storie vere, racconti, testimonianze e, perché no, anche favole. »
Sulla scia di due esempi . IL primo    consigliato dall'articolo: «  Nelle scuole un libro di favole per raccontare la violenza >>   dal bel portale  https://www.primonumero.it/     un articolo sul  libro    "Fiabe con il paracadute"  di    Antonella Petrella (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica),
due professioniste che hanno a cuore le tematiche sulle donne, sulla loro indipendenza e sull’oltraggio violento che frequentemente spezza la loro vita e la loro sete di emancipazione. Due donne che si sono dette: “Il femminicidio non è un problema delle donne, è un problema di tutti”
  

Dall'articolo citato  e  da mie  ricerche in rete  il  libro  "Fiabe con il paracadute". Pagine di storie - realizzate con il contributo di colleghe, amiche ed insegnanti - scritte per offrire un contributo educativo per un’intelligenza empatica, ma anche per donare uno strumento di prevenzione rispetto ad ogni forma di violenza, soprattutto contro la donna a parlare di tale argomento con racconto che ho trovato sul web . Certo è un racconto un po' infantile, scontato per molti ma adatto ai bambini e agli analfabeti di ritorno e funzionali . Ci sarà  secondo alcuni\e   anche il rischio dibanalizzazione del fenomeno sempre più grave delle relazioni tossiche che sfociano in violernza di genere \ femminicidi . Ma è da qui che bisogna ripartire per poi passare a temi più concreti in questa guerriglia contro culturale . 
 Infatti   il  secondo esempio    viene     da   il progetto della Verba Volant edizioni, nato proprio contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere: Fiabe in rosso, una raccolta di favole (tra quelle più conosciute dei fratelli Grimm, Andersen e Perrault), rivisitate da Lorenzo Naia e illustrate da Roberta Rossetti, con protagoniste femminili in cui la trama evolve, per alcuni aspetti, in maniera diversa da quella che abbiamo ascoltato tante volte.



Non si tratta di grossi stravolgimenti: le fiabe contenute in questo volume sono quelle che conosciamo e che sono state tramandate nel corso della storia; sono state riattualizzate e consegnate ai giovani lettori che potranno recepire il meglio da esse.


Le illustrazioni sono molto particolari, lontane dall’iconografia classica del fiabesco, con inserti di carta di giornale (che si agganciano idealmente alla realtà e alla cronaca) e la tecnica del collage.


Il rosso, in questo caso, rappresenta il colore del sangue raccontato dall’installazione di denuncia pubblica Scarpe Rosse dell’artista messicana Elina Chauvet.Une bella ed edificante proposta, per grandi e piccini.


 Ma adesso  veniamo ai racconto   che  era  quello   che  volevo  proporre    originariamente    per  il  post    d'oggi . 

Da
Si narra che un giorno il re Artù, mentre era a caccia con i suoi cavalieri, si smarrì e si ritrovò solo in una parte sconosciuta della foresta. Improvvisamente, sentì il corpo immobilizzarsi, come se una forza misteriosa lo avesse paralizzato. Dall’ombra degli alberi emerse una figura minacciosa: un cavaliere vestito di nero, con un’armatura che luccicava sinistra alla luce del sole.
"Ho la tua vita nelle mie mani," disse il cavaliere, "ma ti risparmierò se riuscirai a darmi, entro un anno, la risposta a una domanda. Se fallirai, la tua vita sarà mia."
Artù, pur spaventato, accettò il patto. Il cavaliere gli pose allora la fatidica domanda:
"Che cosa desiderano davvero le donne?"
Artù tornò al castello con il cuore pesante e, nei mesi successivi, partì con i suoi cavalieri alla ricerca della risposta. Chiesero alle donne di ogni rango e condizione: alcune dissero che desideravano amore, altre figli, altre ancora ricchezza o bellezza. Ogni risposta veniva annotata in un grande libro, ma nessuna sembrava quella giusta. Con il passare del tempo, la paura di fallire cresceva.
Un giorno, mentre cavalcava sconsolato per le sue terre, Artù incontrò una donna spaventosa: era enorme, con il corpo deforme, i capelli arruffati e un viso così orribile da far venire i brividi.
Spaventato, cercò di allontanarsi, ma la donna gli parlò:
"Sono Lady Ragnell e conosco la risposta che cerchi. Posso salvarti, ma in cambio voglio sposare uno dei tuoi cavalieri: Sir Gawain."
Artù era inorridito, ma promise di parlarne con Gawain. Tornato al castello, spiegò al cavaliere la situazione, esitante e pieno di vergogna. Gawain, tuttavia, non esitò:
"Mi sposerò con lei, anche fosse un demonio, se questo può salvarti la vita."
Artù tornò da Lady Ragnell e accettò la sua proposta, ma a una condizione: avrebbe potuto sposare Gawain solo se la sua risposta fosse stata quella giusta. La donna sorrise e rivelò il segreto:
"Ciò che le donne desiderano sopra ogni altra cosa è la sovranità su sé stesse: il potere di decidere per la propria vita."
Quando arrivò il giorno dell’incontro con il cavaliere nero, Artù si presentò con il libro delle risposte. Il cavaliere rise, sicuro della sua vittoria. Ma quando Artù pronunciò la risposta di Lady Ragnell, il suo volto cambiò colore.
"Solo mia sorella poteva rivelarti questa verità! Il nostro patto è concluso: sei libero, Artù."
La promessa di matrimonio venne mantenuta, e Lady Ragnell si presentò alla corte per sposare Gawain. Alla sua vista, le dame piansero per la sorte del cavaliere, mentre gli altri uomini tiravano un sospiro di sollievo per non essere stati scelti. Nonostante la sua bellezza e la sua nobiltà d’animo, Gawain mantenne la parola data e celebrò il matrimonio.
Dopo la cerimonia, gli sposi si ritirarono nella loro stanza. Gawain, rispettoso ma esitante, non osava avvicinarsi alla moglie. Fu Lady Ragnell a rompere il silenzio:
"Mi concederesti un bacio, marito mio?"
Gawain si fece coraggio e la baciò. In quell’istante, la donna si trasformò davanti ai suoi occhi: Lady Ragnell era ora una giovane splendida e radiosa.
"Ho vissuto sotto l’incantesimo di mio fratello, il cavaliere nero. Solo un uomo che mi sposasse di sua volontà poteva liberarmi. Tuttavia, posso mantenere questa forma solo per metà del tempo. Ora tocca a te scegliere: vuoi che sia bella di giorno o di notte?"
Gawain rifletté, combattuto tra le due possibilità. Alla fine, con un sorriso, disse:
"Non posso scegliere. È una decisione che spetta a te."
Lady Ragnell sorrise e rispose:
"Con queste parole hai spezzato completamente l’incantesimo. Mi hai dato ciò che ogni donna desidera sopra ogni cosa: la libertà di scegliere per sé stessa. Ora non dovrò mai più tornare al mio aspetto mostruoso."
Si racconta che Gawain e Lady Ragnell vissero insieme felici e innamorati, perché il vero amore nasce dalla libertà e dal rispetto reciproco.




la vergogna non deve essere la fine di una storia.A volte è solo il punto da cui qualcuno trova la forza di ricominciare.Monica Lewinsky

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