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5.2.26

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LXX IN UNA RELAZIONE TOSSICA LA VIOLENZA SI DIVIDE IN FASI

 Per comprendere meglio come una donna che subisce violenza di coppia, maltra!amenti e abusi dal

proprio compagno fatichi a interrompere la propria relazione, facciamo riferimento alla teoria del ciclo della violenza di Lenore E. Walker, che si divide in tre fasi che si ripetono ciclicamente nel corso di una relazione maltrattante: la costruzione della tensione, il maltrattamento e la luna di miele.

  • Fase di costruzione della tensione
Spesso, in questa fase, la violenza non è perpetrata in modo dire!o ma a!raverso parole e comportamenti che rivelano ostilità. Vengono usati controllo, isolamento, umiliazioni e minacce di usare la violenza fisica. Nella fase della tensione il partner violento diventa nervoso e ha diffcoltà a gestire la rabbia. È qui che la persona maltrattata può sentirsi come se stesse camminando sulle uova. Mentre lui mostra distacco, la donna inizia a temere un abbandono e così, per scongiurare una crisi di coppia, evita di contestare il proprio compagno e asseconda ogni sua mossa.

  •  Fase di maltrattamento
Segue quella dell’esplosione della violenza, che può essere sia fisica sia psicologica, ma anche economica e sessuale. È una violenza graduale, che inizia con spintoni o schiaffi  e  che può degenerare anche nella violenza sessuale e nel femminicidio. Questa è l’effettiva fase di esplosione in cui si verifica l’abuso fisico. Può durare da pochi minuti a ore.

  •  Fase della “luna di miele”
La tensione e la violenza spariscono, lasciando spazio a comportamenti di “riparazione, seduzione e scuse”. Sono usuali anche le minacce di suicidio. C’è poi lo scarico della responsabilità: spesso si attribuisce la causa della perdita di controllo a motivi esterni come il lavoro, una difficoltà economica o al comportamento della donna. Questa fase riporta la coppia alla situazione iniziale, così il ciclo si ripete.

 
Nel ciclo della violenza domestica la fase del pentimento dura più a lungo nei primi episodi di violenza, e mano a mano che questi tendono a ripetersi la durata si abbrevia. 

4.2.26

rimanere in silenzio o parlare dei violenza sulle donne ? il caso di Ylenia Musella

Leggendo   dell'ultimo  omicidio  ,  quello  di  Ylenia Musella di 22 anni è sempre più difficile trovare le parole . Soprattutto quando leggi che

da Lorenzo Tosa

È stata colpita a più riprese al volto dal fratello, che poi le ha inferto una sola coltellata profonda alla schiena, fatale.Il suo assassino l’ha scaricata come un cane ancora viva davanti all’ospedale Villa Betania, ma per Ylenia non c’è stato nulla da fare. È morta in ospedale per le conseguenze delle ferite riportate.È morta per femminicidio, anche se la tragedia si è consumata in un contesto di degrado sociale profondo: mamma e patrigno si trovavano in carcere, per cui Ylenia viveva da qualche tempo col fratello 28enne nelle case popolari del rione Conocal, senza sapere che sarebbe diventato il suo assassino.Chi la conosce parla di “un sole sempre acceso”, una ragazza sempre sorridente, nonostante un contesto familiare e sociale difficilissimo.E forse - secondo le prime ricostruzioni - quel contesto non c’entra quasi nulla con quello che è accaduto, maturato invece tra le mura domestiche, in un copione molto più simile a quello che raccontiamo quasi ogni giorno quando parliamo di femminicidio.Di sicuro Ylenia oggi non c’è più.Ci uniamo al dolore e al cordoglio della famiglia e degli amici, di una citta'

Ora   l'unica   soluzione è   quella  del  silenzio  . Ero  un po'  titubante  ad  intrapendere  quella  strada  perchè 1) il silenzio uccide      due   volte   ed   in  casi come questo  equivale  ad essere   indifferenti   2) non sempre   usare  il silenzio come  arma    di difesa   psicologica  davanti. a  simili brutture (  metaforicamnte   parlando  )  o    alle  parole narrazoni   tossiche    come     questa 


dove si commenta il fatto che A Benevento un uomo di 38 anni, una guardia giurata, ha sparato alla moglie che è ricoverata in fin di vita, in gravissime condizioni.  


Ma a farmi decidere il contrario oltre   questo video

    


è stata la lettura di quanto ha scritto sul caso di Ylenia Musella Patrizia cadau , autrice di "Volevate il silenzio Avete la mia voce"(  foto  al  lato  )   in cui racconta la sua vicenda e di come sia sopravvisuta alle violenze di un maschio alfa , su fb ( qui il testo integrale « [... ] Quello che è certo è che ancora una volta una donna muore di violenza maschile e tutti continuiamo a credere sia un problema femminile.È violenza maschile, è accanimento spudorato e impunito di uomini che odiano le donne, specialmente quelle di casa.È violenza maschile anche se accorrerranno in tanti a brandire i loro distinguo insopportabili "e la violenza sugli uomini?" "non tutti siamo così" e altre divagazioni pittoresche.Il fatto è che Ilenia non c'è più.Non abbiamo fatto in tempo neppure per lei.E abbiamo fallito.Ancora.» .


Ma soprattutto perchè Parlare di tragedie come qeste senza retorica e in maniera non tossica significa smetterla di descrivere questi atti come momenti di follia improvvisa o solo semplici "liti familiari" finite male. Spesso, come evidenziato anche in casi precedenti simili (come quello di Noemi Riccardi a gennaio 2026), si tratta di contesti segnati da violenze e soprusi pregressi già noti a parenti o vicini. Chiamare le cose con il loro nome — violenza di genere domestica — è il primo passo per rompere il
silenzio.
Infatti qui c' è Il dovere di non essere testimoni passivi Il caso di Jlenia, abbandonata ferita davanti all'ospedale, sottolinea l'importanza di intervenire prima che la violenza diventi fatale come in qiuesto caso appunto . Come     agire  allora   ?  Con:

  •  la  denuncia  in quanto essa     non è un'opzione, ma una necessità: Il reato di maltrattamenti in famiglia è procedibile d'ufficio: chiunque sia a conoscenza di violenze può e deve segnalare alle autorità (Questura, Carabinieri o Procura).
  • l'ascolto senza giudizio : Se sospetti che una persona vicina sia in pericolo, offri un ascolto attivo. Evita di chiedere "perché non te ne vai?", ma rassicurala dicendo: "Io ti credo, sono qui per aiutarti". 
  •  Azioni concrete e immediate  Per trasformare l'indignazione in prevenzione, è necessario conoscere e diffondere gli strumenti di protezione: Contattare il 1522: È il numero di riferimento per ricevere orientamento immediato. È possibile anche chattare via web se parlare a voce è troppo rischioso. Rivolgersi ai Centri Antiviolenza (CA): Questi centri offrono supporto legale e psicologico gratuito, oltre a percorsi di messa in sicurezza.Segnali Silenziosi: Impara e insegna il Signal for Help (mano aperta, pollice piegato e dita chiuse sopra) per permettere a chi è controllato di chiedere aiuto senza essere scoperto.
Parlare di Jlenia oggi significa non lasciarla diventare solo un numero, ma pretendere che i segnali di violenza in famiglia non vengano più derubricati a "fatti privati". Ecco e qui concludo , in quanto ho già detto troppo , per evitare di diventare retorico e finire assueffatto a tali avvenimenti .

29.1.26

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LXIX. DENTRO A RELAZIONI TOSSICHE: LA TEORIA DELLA RANA BOLLITA PARTE I


La metafora della rana bollita è un concetto che spiega come le persone possano rimanere passive in situazioni negative quando queste si sviluppano in modo graduale.
Questo principio è stato sviluppato da Noam Chomsky e si applica a molte situazioni, come le relazioni

tossiche,dove le persone possono sopportare    violenze psicologiche o fisiche senza riconoscere i segnali di degrado.  La rana bollita rappresenta la tendenza umana ad adattarsi passivamente a situazioni avvilenti, senza reagire fino a quando non è troppo tardi.
Comprendere questo principio è fondamentale per riconoscere i primi segnali di disagio e intraprendere azioni per migliorare la propria situazione.
Infatti  Lo  stesso Antonio  Bianco     sull'ultimo n  del settimanale Giallo : «Il concetto di accettazione passiva è diffi ile da spiegare e si presta a numerosi fraintendimenti. Per questo abbiamo scelto di usare


una vecchia storia che riteniamo possa essere efficace. Affronteremo la tematica in due puntate, partendo proprio dalla storia della “rana bollita”, che ben si presta alla spiegazione del concetto. »  Infatti  Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi.Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, sino al momento in cui la rana finisce morta bollita.
«[...] La teoria della rana bollita di Chomsky,   come  afferma  Bianco , conosciuta anche come strategia della gradualità, ci fa capire che quando un cambiamento avviene in maniera graduale sfugge alla coscienza e non suscita quindi alcun tipo di reazione o di opposizione concreta. Se l’acqua fosse già stata bollente la rana non sarebbe mai entrata nel pentolone o, se fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50 gradi, avrebbe dato un colpo di zampa e sarebbe balzata fuori.Questa storia può essere utile per comprendere in quale fase della vita vi potreste trovare. Purtroppo la situazione in cui si trova la rana nel pentolone di acqua bollente è quella in cui si trovano molte donne  ( e  uomini   corsivo mio  ) che faticano a uscire da un amore violento. Anche questa è violenza, anche questa è una forma di aggressione, anche se assume i contorni del “cronicismo”, e la vittima quasi non si accorge o non  riesce  ad  accettarlo    subito di trovarsi in una situazione molto critica e delicata, soprattutto se la violenza si consuma all’interno delle mura domestiche.»

IL  resto alla  prossima    puntata    per     il momento eccovi  del siti  per  approfondire   l'argomento




26.12.25

come combattere i femminicidi a costo zero e senza repressione educare èsemre meno costoso che riparare - L' ANALISI DI Marilisa D’Amico Ordinaria di diritto costituzionale all’Università Statale di Milano

presidene del
https://ovd.unimi.it

 La violenza sulle donne non è solo una tragedia umana, ma ha anche un impatto economico enorme: in Italia si stima una spesa di 16-17 miliardi all’anno, tra spese sanitarie e psicologiche, costi giudiziari e legali, perdita di produttività e molto altro. Di questi, solo 6,3 miliardi vengono investiti in prevenzione.Questa sproporzione evidenzia che la prevenzione non può essere considerata un ambito secondario. La violenza non nasce all’improvviso. Spesso affonda le radici in modelli culturali distorti. Agire solo dopo significa affrontare un quadro già compromesso. Agire prima significa ridurre i rischi. È necessario stanziare maggiori risorse pubbliche per l’educazione  nelle scuole, la formazione di insegnanti, medici e forze dell’ordine. Ogni intervento preventivo è un risparmio futuro e un passo verso una società più sicura. Non si tratta solo di spendere di più, ma di farlo meglio, spostando l’attenzione dalle conseguenze alle cause. La prevenzione è il luogo in cui si forma la cultura del rispetto e dove si generano gli anticorpi. Educare è sempre meno costoso che riparare”.

11.12.25

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LXI TI STANNO STRAPPANDO I CAPELLI? L’errore fatale che devi evitare REAGITE COSÌ

Se qualcuno ti afferra per i capelli, la maggior parte delle persone reagisce nel modo sbagliato… e potrebbe peggiorare la situazione! In questo video ti mostro la tecnica più efficace per liberarti e metterti in salvo. Non sottovalutare questa presa: può essere usata per trascinarti, immobilizzarti o persino farti cadere. Guarda fino alla fine per scoprire come difenderti in modo sicuro e immediato !
 fonte 📍 LE MIE PALESTRE: https://kma.it/mappa-centri/

    

 Infatti il  Manuale  di autodifesa I consigli dell’esperto anti  aggressione Antonio Bianco   nell'ultimo n del aettimanale  giallo    afferma     che  


 Nel malaugurato caso in cui vi doveste trovare vi!ime di un’aggressione e qualcuno dovesse afferrarvi, magari per i capelli, ricordate ancora una volta che la priorità è fuggire e mettersi in salvo, e non vincere lo scontro. Quindi, prima di qualunque altra cosa, cercate di mantenere la calma e di respirare profondamente. Poi proteggete il viso con le mani e cercate di controllare la mano che vi sta stringendo, atterrandone il polso oppure il dorso per limitarne la leva. Abbassate il baricentro, piegatevi leggermente in avanti e ruotate il corpo verso il lato della mano che vi sta tirando. Questo impedirà che l’aggressore vi trascini indietro. Usate poi il peso del vostro corpo per controbilanciare la trazione e con l’altra mano libera premete la base del polso contro la vostra testa o contro il collo per ridurre la forza. Se ne avete la possibilità e se avete spazio, fate un passo indietro con il piede opposto per creare angolo e rompere così la presa. Se venite a#errate da dietro, abbassatevi, portate il gomito indietro contro le costole dell’aggressore e girate il corpo verso l’esterno per liberare la testa.Spiegato così, può sembrare relativamente semplice. Ed effettivamente non è impossibile da mettere in pratica, ma è vietato improvvisare ( vedere,corsivo mio,video sopra ). Ricordate che colpi rapidi e mirati sono utili solo ed esclusivamente per creare l’oppportunità di fuggire, non per prolungare – e magari eventualmente anche vincere – il conflitto. L’obiettivo, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è liberarvi dalla presa e correre verso luoghi affollati, in modo che possiate ricevere aiuto. Insomma, reagite, se avete la consapevolezza di essere in grado di farlo, oppure allontanatevi dal pericolo. Allenate quanto più possibile la prevenzione e ciò che questo comporta: mantenere la postura corretta, avere massima conoscenza dell’ambiente circostante e affrontare percorsi tendenzialmente sicuri e illuminati riduce il rischio di essere colti alla sprovvista e quindi di trovarvi in situazioni di pericolo oggettivo.

4.12.25

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LX IMPARATE A “LEGGERE” IL LINGUAGGIO DEL CORPO

 Il linguaggio del corpo da solo non basta a prevenire femminicidi o violenze, ma può essere un segnale precoce utile se integrato con educazione, linguaggio rispettoso e interventi culturali e istituzionali. La prevenzione passa soprattutto da un cambiamento sociale e comunicativo, non solo dall’osservazione dei gesti.  Infatti    ha  ragione   Antonio Bianco nella puntata  odierna   sul settimanale   Giallo (  foto a  sinistra  ) il linguaggio     del corpo  può avere  un ruolo    🔍in quanto esprime  

  • Segnali di disagio o paura: posture chiuse, sguardi sfuggenti, tensione muscolare possono indicare che una persona si sente minacciata. Riconoscerli può aiutare a intervenire prima che la situazione degeneri.

  • Indicatori di aggressività: gesti ampi e invadenti, tono di voce crescente, avvicinamenti fisici forzati possono segnalare un rischio imminente.

  • Limiti: il linguaggio del corpo è interpretativo e non sempre affidabile. Non può sostituire strumenti di prevenzione strutturali come educazione, supporto psicologico e tutela legale.

Però oltre  al  linguaggio del corpo  anche     🗣️ Il linguaggio verbale  può  fungere  come prevenzione Gli studi sottolineano che il linguaggio verbale e culturale è centrale nella prevenzione della violenza di genere:Il presidente Mattarella ha ribadito che “parità significa educazione al linguaggio del rispetto”, evidenziando come parole e comunicazione possano alimentare o contrastare stereotipi e abusi.Espressioni sessiste e stereotipi verbali  , e  scritti  " murali  " ( vedere    elenco  da  ragazze  da    struprare  sui bagni  scolastici )  rafforzano la cultura patriarcale e normalizzano la violenza.Mentre  l’uso di un linguaggio inclusivo e consapevole contribuisce a ridurre discriminazioni e a promuovere rispetto.Infatti      dati recent  📊 hanno  dimostratro     che   nel 30,9% dei femminicidi la vittima aveva già subito maltrattamenti, e nel 25% minacce: segni “visibili” che spesso non vengono presi sul serio.Ecco quindi     che   i segnali (verbali e non verbali) esistono, ma servono strumenti sociali e istituzionali per riconoscerli e intervenire. Ora   però  se  da  un   lato è  utile    ci  sono  come in tutte  le cose   dei ⚖️ Rischi e sfide. Infatt
  • Interpretazione soggettiva: il linguaggio del corpo può essere frainteso, rischiando di colpevolizzare la vittima.

  • Spettacolarizzazione mediatica: concentrarsi solo sui gesti rischia di ridurre la violenza a “segnali da decifrare”, invece di affrontarne le radici culturali.

  • Soluzione reale: educazione al rispetto, linguaggio inclusivo, supporto alle vittime e responsabilità istituzionale.

👉 In conclusione, il linguaggio del corpo può essere un campanello d’allarme, ma la vera prevenzione dei femminicidi e delle violenze passa da:  educazione, linguaggio rispettoso, cambiamento culturale e interventi concreti non  solo   ,  ma   in mancanza o presenza lasciata all'improvvisazione  , la sensazione   come  dice  lo  stesso Bianco    nell'articolo   citato    è un arma  di  prevenzione e   di autodifesa    

20.11.25

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LVIII : DA SOLE IN GARAGE? MEGLIO NON USARE L’ASCENSORE

 a  prima vista  la  puntata       odierna  di  Antonio  bianco   per il settimanale  giallo u.ò  sembrare    ovvia  e    scontata ma      come  dicono  :     Roma, il tentato stupro in ascensore e il volto sommerso della violenza urbana  di https://www.ilquotidianodellazio.it/       e    questo  estratto     di   Violenza di genere in Italia: i dati (inquietanti) del fenomeno   di   https://www.alfemminile.com/attualita/   : « [...] Abbiamo parlato tanto di spazio pubblico e trasporti, dalla prospettiva della paura come nuova routine femminile. Ecco, il report fotografa con precisione ciò che tante ragazze raccontano ogni giorno: oltre la metà delle italiane - il 52 per cento - dichiara di aver provato paura negli spazi pubblici, tra le più giovani la quota sale al 79 per cento. Sui mezzi pubblici, la situazione è altrettanto evidente: il 38 per cento del campione totale ha avuto paura almeno una volta di viaggiare sui mezzi pubblici, con un fortissimo divario di genere (32 per cento delle donne contro 19 per cento degli uomini). Tra le giovani della Gen Z, quasi due su tre (65,5 per cento) dichiarano timore o evitano di prendere i mezzi. ActionAid commenta questo dato parlando apertamente di sicurezza condizionata, cioè un modello culturale in cui la libertà delle donne viene costantemente regolata. [...] »  . Ecco  la   puntata  di Antonio  Bianco    e le  precauzioni    da  prendere       in ascensore .

Ma  prima segnalo    che  N.  b      i  corsivi   tra  parentesi  sono  miei   .

Prendere l’ascensore non è certo un’esperienza estrema, ma questo non significa che non si debba prestare massima attenzione, soprattutto se si è una donna, ancora di più se sola. La prudenza deve essere una costante alleata silenziosa, perché gli spazi chiusi e senza vie di fuga necessitano attenzione, e perché la sicurezza personale inizia molto prima che le porte si chiudano. Innanzitutto, osservate chi si trova all’interno dell’ascensore. Se notate che la cabina ospita un individuo che vi genera disagio, attendete[ sempe che non abbiate fretta ] in maniera del tutto legittima che arrivi il turno successivo, magari fingendo di avere dimenticato qualcosa. Ancora una volta, vi ricordiamo che è meglio sembrare diffidenti che rischiare di trovarsi in una situazione poco piacevole. Se invece l’ascensore su cui state per salire è vuoto, controllare [  prima     che salga  qualcuno  con voi o  dopo  di voi  soprattutto  se  sono  più piani  da  fare   ] con un rapido colpo d’occhio che non ci siano punti ciechi o elementi insoliti, come specchi ro"i, pulsanti manomessi oppure luci spente. Una volta  entrati in ascensore,[ soprattutto se ci sono dei tipi sospetti o se sono saliti dopo di voi ] cercate una posizione vicino ai comandi, perché   si tratta della zona di maggiore controllo, dal momento che permette di intervenire subito in caso di emergenza.


 Evitate di mettervi in fondo, dove si può rimanere facilmente bloccati. Se qualcuno entra dopo,[oltre a quanto già detto ] mantenete la calma [   facendo respiri  profondi   ]ma rimanete comunque vigili: uno sguardo diretto, non ostile ma deciso, è in grado di comunicare sicurezza e di dissuadere comportamenti ambigui. Nel caso in cui il disagio cresca, potete fingere di dover  fare una telefonata[ al tuo ragazzo o amico\a  e dirgli che sei in ascensore e stai per arrivare all'appuntamento ] . Lo smartphone [ e i cellulari sono ] è un deterrente:mostrare di poter comunicare con l’esterno riduce la vulnerabilità percepita. Quando le porte si aprono, uscite con passo sicuro, senza tentennamenti e senza voltarvi indietro.Per quanto riguarda i parcheggi sotterranei o i palazzi poco frequentati, soprattutto di notte, è consigliabile [ se ci sono ]   usare le scale. Se l’ascensore [ consiglio che vale anche in casi diversi dalle violenze ] dà segnali di guasto, non rimanete mai all’interno [ da sole ] e chiamate subito l’assistenza. La sicurezza non è paranoia, ma pura consapevolezza: ogni  gesto attento può diventare un atto di autodifesa [ e prevenzione ] .

campagne contro il femminicidio a senso unico

Oltre  alla  campagna   culturale    \ sociale   annuale  sul  femminicidio    qui la  campagna  di quest'anno 


  ancora non ho visto un cartello o altre campagne di prevenzione con un numero che siano gli uomini a poter chiamare se hanno pensieri di un certo tipo, non è la donna che si deve difendere, siamo noi uomini che non dobbiamo stalkizzare  e  uccidere, ci vuole tanto a capirlo ?

19.11.25

opere letterarie contro i femminicidi e violenza di genere . "Fiabe con il paracadute" di Antonella Petrella (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica) e il progetto della Verba Volant edizioni con il libro fiabe in rosso

Quest'anno oltre le puntate delle tecniche di autodifesa e articoli vari , voglio provare ad andare oltre alla solita retorica e concetti ovvi molto spesso ipocriti , riportando qui sul blog notizie  di  opere letterarie .
Infatti come dice
 Fiabe in rosso per la giornata contro la violenza sulle donne  del    sito Scatti dalla mia libreria   : « E’ importante riflettere, in qualsiasi momento dell’anno e non solo il 25 novembre, sul tema della violenza contro le donne, tema che purtroppo ricorre spesso nella nostra cronaca giornaliera. Violenza che si manifesta in tanti modi, non solo con il femminicidio da parte degli uomini.»
I libri per fortuna ci aiutano  ( o  almeno  cosi  pare  ) spesso ad affrontare certe tematiche e ad elaborarle attraverso storie vere, racconti, testimonianze e, perché no, anche favole. »
Sulla scia di due esempi . IL primo    consigliato dall'articolo: «  Nelle scuole un libro di favole per raccontare la violenza >>   dal bel portale  https://www.primonumero.it/     un articolo sul  libro    "Fiabe con il paracadute"  di    Antonella Petrella (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica),
due professioniste che hanno a cuore le tematiche sulle donne, sulla loro indipendenza e sull’oltraggio violento che frequentemente spezza la loro vita e la loro sete di emancipazione. Due donne che si sono dette: “Il femminicidio non è un problema delle donne, è un problema di tutti”
  

Dall'articolo citato  e  da mie  ricerche in rete  il  libro  "Fiabe con il paracadute". Pagine di storie - realizzate con il contributo di colleghe, amiche ed insegnanti - scritte per offrire un contributo educativo per un’intelligenza empatica, ma anche per donare uno strumento di prevenzione rispetto ad ogni forma di violenza, soprattutto contro la donna a parlare di tale argomento con racconto che ho trovato sul web . Certo è un racconto un po' infantile, scontato per molti ma adatto ai bambini e agli analfabeti di ritorno e funzionali . Ci sarà  secondo alcuni\e   anche il rischio dibanalizzazione del fenomeno sempre più grave delle relazioni tossiche che sfociano in violernza di genere \ femminicidi . Ma è da qui che bisogna ripartire per poi passare a temi più concreti in questa guerriglia contro culturale . 
 Infatti   il  secondo esempio    viene     da   il progetto della Verba Volant edizioni, nato proprio contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere: Fiabe in rosso, una raccolta di favole (tra quelle più conosciute dei fratelli Grimm, Andersen e Perrault), rivisitate da Lorenzo Naia e illustrate da Roberta Rossetti, con protagoniste femminili in cui la trama evolve, per alcuni aspetti, in maniera diversa da quella che abbiamo ascoltato tante volte.



Non si tratta di grossi stravolgimenti: le fiabe contenute in questo volume sono quelle che conosciamo e che sono state tramandate nel corso della storia; sono state riattualizzate e consegnate ai giovani lettori che potranno recepire il meglio da esse.


Le illustrazioni sono molto particolari, lontane dall’iconografia classica del fiabesco, con inserti di carta di giornale (che si agganciano idealmente alla realtà e alla cronaca) e la tecnica del collage.


Il rosso, in questo caso, rappresenta il colore del sangue raccontato dall’installazione di denuncia pubblica Scarpe Rosse dell’artista messicana Elina Chauvet.Une bella ed edificante proposta, per grandi e piccini.


 Ma adesso  veniamo ai racconto   che  era  quello   che  volevo  proporre    originariamente    per  il  post    d'oggi . 

Da
Si narra che un giorno il re Artù, mentre era a caccia con i suoi cavalieri, si smarrì e si ritrovò solo in una parte sconosciuta della foresta. Improvvisamente, sentì il corpo immobilizzarsi, come se una forza misteriosa lo avesse paralizzato. Dall’ombra degli alberi emerse una figura minacciosa: un cavaliere vestito di nero, con un’armatura che luccicava sinistra alla luce del sole.
"Ho la tua vita nelle mie mani," disse il cavaliere, "ma ti risparmierò se riuscirai a darmi, entro un anno, la risposta a una domanda. Se fallirai, la tua vita sarà mia."
Artù, pur spaventato, accettò il patto. Il cavaliere gli pose allora la fatidica domanda:
"Che cosa desiderano davvero le donne?"
Artù tornò al castello con il cuore pesante e, nei mesi successivi, partì con i suoi cavalieri alla ricerca della risposta. Chiesero alle donne di ogni rango e condizione: alcune dissero che desideravano amore, altre figli, altre ancora ricchezza o bellezza. Ogni risposta veniva annotata in un grande libro, ma nessuna sembrava quella giusta. Con il passare del tempo, la paura di fallire cresceva.
Un giorno, mentre cavalcava sconsolato per le sue terre, Artù incontrò una donna spaventosa: era enorme, con il corpo deforme, i capelli arruffati e un viso così orribile da far venire i brividi.
Spaventato, cercò di allontanarsi, ma la donna gli parlò:
"Sono Lady Ragnell e conosco la risposta che cerchi. Posso salvarti, ma in cambio voglio sposare uno dei tuoi cavalieri: Sir Gawain."
Artù era inorridito, ma promise di parlarne con Gawain. Tornato al castello, spiegò al cavaliere la situazione, esitante e pieno di vergogna. Gawain, tuttavia, non esitò:
"Mi sposerò con lei, anche fosse un demonio, se questo può salvarti la vita."
Artù tornò da Lady Ragnell e accettò la sua proposta, ma a una condizione: avrebbe potuto sposare Gawain solo se la sua risposta fosse stata quella giusta. La donna sorrise e rivelò il segreto:
"Ciò che le donne desiderano sopra ogni altra cosa è la sovranità su sé stesse: il potere di decidere per la propria vita."
Quando arrivò il giorno dell’incontro con il cavaliere nero, Artù si presentò con il libro delle risposte. Il cavaliere rise, sicuro della sua vittoria. Ma quando Artù pronunciò la risposta di Lady Ragnell, il suo volto cambiò colore.
"Solo mia sorella poteva rivelarti questa verità! Il nostro patto è concluso: sei libero, Artù."
La promessa di matrimonio venne mantenuta, e Lady Ragnell si presentò alla corte per sposare Gawain. Alla sua vista, le dame piansero per la sorte del cavaliere, mentre gli altri uomini tiravano un sospiro di sollievo per non essere stati scelti. Nonostante la sua bellezza e la sua nobiltà d’animo, Gawain mantenne la parola data e celebrò il matrimonio.
Dopo la cerimonia, gli sposi si ritirarono nella loro stanza. Gawain, rispettoso ma esitante, non osava avvicinarsi alla moglie. Fu Lady Ragnell a rompere il silenzio:
"Mi concederesti un bacio, marito mio?"
Gawain si fece coraggio e la baciò. In quell’istante, la donna si trasformò davanti ai suoi occhi: Lady Ragnell era ora una giovane splendida e radiosa.
"Ho vissuto sotto l’incantesimo di mio fratello, il cavaliere nero. Solo un uomo che mi sposasse di sua volontà poteva liberarmi. Tuttavia, posso mantenere questa forma solo per metà del tempo. Ora tocca a te scegliere: vuoi che sia bella di giorno o di notte?"
Gawain rifletté, combattuto tra le due possibilità. Alla fine, con un sorriso, disse:
"Non posso scegliere. È una decisione che spetta a te."
Lady Ragnell sorrise e rispose:
"Con queste parole hai spezzato completamente l’incantesimo. Mi hai dato ciò che ogni donna desidera sopra ogni cosa: la libertà di scegliere per sé stessa. Ora non dovrò mai più tornare al mio aspetto mostruoso."
Si racconta che Gawain e Lady Ragnell vissero insieme felici e innamorati, perché il vero amore nasce dalla libertà e dal rispetto reciproco.




18.11.25

«La violenza virtuale è reale, se io non voglio tu non puoi», lo spot per il 25 novembre 2025 contro la violenza sulle donne


 C’è un giorno, ogni anno, in cui il silenzio ipocritamente si incrina. Il 25 novembre la realtà torna a chiedere ascolto: quella delle donne, delle ragazze, di chi lavora senza sosta nei Centri Antiviolenza. E quest’anno la Fondazione Una Nessuna Centomila accende quella luce con una campagna che, per la prima volta, usa l’intelligenza artificiale non per creare illusioni, ma per rivelare ciò che spesso fingiamo di non vedere. In un tempo in cui l’AI può diventare arma - generare insulti, manipolare immagini, produrre deepfake che violano, espongono, feriscono - la Fondazione sceglie di ribaltare lo sguardo. Di usare la tecnologia per mostrare la verità nascosta: una donna che non esiste, per raccontare una violenza che invece esiste eccome. Quella che nasce dalle parole dette con leggerezza, dagli sguardi che giudicano, dai commenti che definiscono le ragazze prima ancora che possano definirsi da sole. Perché oggi molte giovani crescono in un mondo che le guarda senza vederle davvero quest anno lo spot per la settimana del 25 novembre è questo

. Si fermano ai selfie, ai vestiti, ai modi di parlare. Scambiano la libertà per provocazione, la fragilità per superficialità. E così, invece di essere ascoltate, vengono ridotte. L’obiettivo della campagna è invertire la rotta: farle sentire credute. Ricordare che la responsabilità dello sguardo è di chi guarda. «Vogliamo mettere in discussione lo sguardo con cui troppo spesso le donne vengono osservate e raccontate - spiega Giulia Minoli, presidente della Fondazione - Il modo in cui le vediamo influisce sulla loro libertà». Tra le protagoniste che prestano volto, voce e sensibilità a questa battaglia ci sono Carolina Crescentini, Big Mama, Elena Sofia Ricci. La campagna sarà presentata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, mentre Roma si prepara alla manifestazione di sabato 22 novembre

12.11.25

Destre fra: sesso, tabu , il caso Valditara e a nuova legge sull 'educazione affettiva sessuale a scuola


 il  ministo dell’Istruzione Valditara ha avuto il coraggio di presentarsi alla Camera e accusare apertamente le opposizioni di “sfruttare un tema così delicato come quello dei femminicidi”.Lo ha detto davvero purtroppo .E ancora, in particolare:“Sono indignato che abbiate detto che questa legge impedisca la lotta contro i femminicidi.Vergognatevi".
No, Spettabile signor ministro, ci dovremo vergognare noi come cittadini italiani di un governo che, nel 2025, non ha ancora capito che la violenza di genere o femminicidi non si combattono (solo) con le pene o con nuove leggi , ma si previene con una vera educazione sessuo-affettiva nelle scuole in grado di rendere i nostri ragazzi adulti di domani consapevoli, rispettosi, a proprio agio con la propria affettività, nel rapporto col proprio corpo e col mondo. Non con la foglia di fico il consenso dei genitori .Ripeto foglia di fico , perchè non tutti i genitori soprattutto quelli pro vita , o legati al passato vogliono o sanno educare i loro pargoli ... ehm... figli su tali argomenti . Inoltre certi genitori ( ovviamente senza generalizzare \ fare di tutta un erba erba un fascio ) hanno pauyra che i figli m mettano indiscussione precocemente la loro autorità e si faccio le proprie esperienze prima dei 18 anni . Quindi solo pochi daranno il consenso ad approfondire tali argomnti . E sì, tutto questo ha profondamente a che fare coi femminicidi. È l’inizio di tutto. E non lo dico io ma tonnellate di studi scientifici re sociologici che la parte politica che ella degnamente rappresenta ignora, disconosce, schernisce.
Ministro Valditara, porti rispetto alle opposizioni democratiche. Ma soprattutto mostri rispetto a chi, come il padre di Giulia cecchetin per esempio, sta combattendo una battaglia culturale per aver un Paese evoluto, civile, non retrogrado, che non abbia paura di parlare di sesso, di consenso, di rispetto, di affettività.E mi rifiuto di vergognarmi di questo.Quindi finiamola di vere strumentalizzazioni dove non ci sono

N.B
proprio mentre finivo questo post passa alla radio , coincidenza o casualità Non Insegnate Ai Bambini di Giorgio Gaber

8.11.25

Bibbiano, le suore organizzano nel convento il corso di autodifesa per le donne: ma non si diceva porgi l'altra guancia ?

  da :     caffe  ristretto  unione  sarda  , corriere  della sera  tramite   https://www.msn.com/ 

Se non dovesse bastare un Pater Noster per schiantare il bulletto mano morta, ricorrere a una mossa di judo non è peccato neppure per la suora. Il proverbio “aiutati che il ciel ti aiuta” è attualizzato dalle salesiane che a Bibbiano, comune dell’Emilia, suggeriscono alle donne come mettere schiena a terra il delinquente che ci prova. Nei tempi in cui Berta filava l’altra guancia la porgevano le anime pie disposte al martirio, ora il sacrificio suona male: à la guerre comme à la guerre. È più che santo il progetto della direttrice dell’istituto Maria Ausiliatrice suor Paola Della Ciana, laurea in psicoterapia, di promuovere nella palestra della scuola gestita dalle religiose un corso di autodifesa gratuito affidato a un’associazione di judo, rivolto a tutte le ragazze e donne della città, dai 14 anni in su. “Di fronte alla violenza è bene sostenere l’autodifesa, perché la dignità va sempre salvaguarda e protetta. Come dimostrano i femminicidi ci sono situazioni che richiedono una difesa tempestiva e furba”. Rosarium et baculum, per calmare i bollenti spiriti del bollito da una mistura di pastiglie avvelenate. In un tempo in cui le paure sconfinano nel terrore le suore, oltre a far capire quando certe situazioni di pericolo possono sfociare nella violenza, consigliano ciò che serve per calmare gli indemoniati: spada a destra e Vangelo a sinistra.
Infatti è notizia di questi giorni che
Nell’istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice, dalla violenza ci si difende e alla violenza si reagisce. Con le mosse di judo.
L’iniziativa è sold out. Le richieste superano di gran lunga i posti disponibili. «Non ci aspettavamo tutto questo interesse e un’adesione così alta», dice suor Paola Della Ciana, la direttrice. E invece. Il connubio religiose-autodifesa si è rivelato vincente.
Dunque. Ore 18:45, mercoledì 5 novembre, inizia il corso di autodifesa per donne organizzato dalle salesiane. Quattro lezioni in tutto (ogni mercoledì) completamente gratuite. Pienone. La location è la palestra dell’istituto. Campagne di Bibbiano, Reggio Emilia. Sì, «quella» Bibbiano.
Correva l’estate populista 2019 quando scattarono gli arresti per un presunto giro di affidi illeciti; ci finì dentro anche l’allora sindaco dem Andrea Carletti: assolto (e non solo lui). La destra cavalcò l’onda. Indimenticabile la t-shirt indossata a Montecitorio dalla senatrice leghista Lucia Borgonzoni: «Parlateci di Bibbiano», c’era scritto.
Parliamone, dunque, oggi. In questa palestra, in questo istituto religioso, i fantasmi dell’inchiesta «Angeli e Demoni» sono un ricordo lontano. E la celebrità inattesa che regala l’iniziativa delle suore è per i bibbianesi un piccolo riscatto. Anche suor Paola sembra pensarla così: «Questa è una comunità sana», rivendica, mentre allieve e istruttori si preparano per la lezione.
Le donne sono sessanta. E ne sono rimaste fuori ben quaranta. «Il 55% ha più di quarant’anni, il 20 fra i trenta e i quaranta, poi ci sono le under trenta», snocciola i dati soddisfatta suor Laura, 37 anni da Livorno. L’idea del corso è sua. Suor Laura insegna alle medie dell’istituto e, spiega, ogni anno organizza qualcosa per il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Quest’anno ha voluto fare le cose in grande. Con la benedizione di suor Paola, che è psicoterapeuta e quindi di violenza ne sa qualcosa.
«Avevamo pensato alla fascia d’età 14-60, ma si sono iscritte anche donne più in là con gli anni», precisa. La senior della squadra è Luciana, 69 grintosi anni. Dice di essere qui perché «questo mondo» non le piace. Ma anche per le sue due nipotine: «Voglio apprendere per insegnare loro come difendersi».
L’istruttore è Ettore Franzoni, della scuola Uchi Oroshi Judo di Bibbiano. Ha accettato di farlo gratis perché ci crede. Cominciamo. «Tornerete tutte a casa con i polsi dolenti», premette. Il primo incontro è infatti dedicato alle tecniche per divincolarsi dalla presa dell’aggressore. Come reagire se ti afferra un polso? E se li afferra tutti e due? «In questo caso dobbiamo chiedere a suor Laura - sorride Ettore - perché non ci resta che pregare». Le donne lo guardano smarrite. Ma lui subito precisa: «Nel senso che la tecnica è quella delle mani giunte, come in preghiera». Sollievo. Le allieve si organizzano a coppie e fanno le prove. «Dovete essere più decise, non tentennate», le sprona l’istruttore. E loro ci danno dentro.
Per riprendere fiato un po’ di teoria. «Quando siete in giro da sole la prima regola è mantenere un atteggiamento attento, avere l’ambiente sotto controllo», spiega il Sensei. «Se qualcuno si avvicina con far sospetto, dobbiamo per prima cosa capire chi abbiamo difronte», prosegue. E via così. Qualcuna prende appunti. Qualcuna registra. Tutte ascoltano in religioso - è il caso di dire - silenzio. Grate. E pronte per la prossima lezione.
«Una precisazione importante - dice suor Paola prima di congedarsi -. Il nostro ordine è stato fondato da don Bosco, ma anche da santa Maria Domenica Mazzarello, donna che nessuno cita mai». La parità di genere si costruisce anche così.
« La prevenzione è » come dichiarato a Vanity Fair Italia « un pilastro della nostra missione. In questo caso significa aiutare le donne a rafforzare fiducia e consapevolezza di sé, riconoscendo la propria dignità in ogni situazione». Educazione, fede e responsabilità civile: parte da qui il corso gratuito di autodifesa al femminile organizzato dalle suore salesiane di Suor Maria Ausiliatrice di Bibbiano (Reggio Emilia). Un'iniziativa nata con l'obiettivo specifico di fornire risposte concrete di contrasto alla violenza di genere. I corsi si tengono nella palestra dell'Istituto che ospita le scuole dell'infanzia, le primarie e le medie. Qui le religiose fanno educazione all'affettività. «Qui è lo spazio dove si combatte la violenza di genere grazie ad un progetto educativo che parte dalla scuola».
A guidare gli incontri sono quattro maestri esperti dell’associazione sportiva Uchi Oroshi Judo, che hanno scelto di mettere gratuitamente a disposizione la loro professionalità. Il loro obiettivo, ha spiegato al Resto del Carlino il maestro Ettore Franzoni, cintura nera 8° Dan, è di insegnare alle donne prima di tutto a mettersi al sicuro, a togliersi dall’imbarazzo di un’aggressione o di una minaccia.Incredule per il riscontro e la risonanza del corso le religiose. L'idea era nata l'estate scorsa da suor Laura Siani, 37 anni, insegnante ed educatrice, che dopo aver testato l'interesse verso il corso da parte degli animatori del Grest poi ha sviluppato il progetto insieme alla direttrice dell’Istituto, suor Paola Della Ciana proponendo l’esperienza per tutta la comunità, in coincidenza con il mese dedicato alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il corso è andato sold out in pochi giorni: secondo un’analisi interna condotta dalle religiose, il 30% delle iscritte ha tra i 40 e i 50 anni, il 25% tra i 50 e i 60, il 23% tra i 25 e i 40 e il 15% tra i 14 e i 24.

19.10.25

educazione sessuale ed affettiva nelle scuole SI O NO prevenzione femminicidi ? per me si e per voi ?

non faccio neppure in tempo a leggere e condividere --- perchè  Avere l'educazione sessuo-affettiva a scuola non è un'optional, ma una cosa essenziale. Chi è contrario vuole continuare ad avere un paese indietro, bias sulla prevenzione, cultura, consenso, relazioni  ---   su thereads questo post di
moreno.gridell
I corsi sessuo-affettivi, oltre che nelle scuole, andrebbero fatti anche a quei giornalisti che sull'ennesimo femminicidio dicono "lui l'amava troppo". E se l'avesse amata poco cosa avrebbe fatto, se la sarebbe cucinata come spezzatino?
 che   ricevo    via  email   in risposta sia a questo che  la  mio  post  precedente  : ‹‹ non  rompeteci   le  ..  il 25  novembre visto   il  divieto  d' educazione    sessuale  ed  emotiva  nelle  scuole    e intanto  le  donne     continuano ad  essere  uccise ››   , vedere  sotto   la  discussione  su  , da   parte di qualche fanatico  ostile     a  tale   metodo educativo   questo post  di Pillon


 VITTORIA! Passa l'emendamento della Lega che vieta l'indottrinamento sessuale nelle scuole elementari e medie.
Il PD si scatena e parla di medioevo.
Cara Elly Schlein, caro Alessandro Zan, confermo: nel medioevo cristiano nessun attivista LGBTQWERTY andava a spiegare ai bambini quanto sia bello scegliere il proprio sesso o andare negli spogliatoi degli altri o pomiciare tra maschi.
E infatti hanno costruito splendide cattedrali, hanno dipinto affreschi e quadri meravigliosi e hanno scritto preghiere e commedie che ancora oggi suscitano l'ammirazione del mondo.
Volete che le associazioni gay facciano educazione gender ai bambini? Cominciate coi vostri figli. Ai nostri preferiamo insegnare in famiglia la bellezza del creato, la meraviglia dei nostri corpi, lo splendore radioso dell'amore tra un uomo e una donna, unico capace di generare e accogliere la vita.Più medioevo per tutti!



 

Antonio Deiana

Dici che all’assassino sarebbe servita l’educazione sessuale?




AutoreGiuseppe Scano

Antonio Deiana se fosse un semplice assasino no . ma visto che erano anni che la picchiava e insultava si se unita ad educazione affettiva si




Antonio Deiana
Giuseppe Scano per me i criminali sono criminali, non maleducati.





Luigi Agus
Antonio Deiana il senso di possesso unito ad una falsa concezione dell'onore, sfocia in cose di quel genere. Si tratta di una questione culturale, che diventa criminale in certi casi limite. Occorre una educazione all'affettività sana e consapevole, soprattutto nelle scuole medie e superiori.





AutoreGiuseppe Scano
Luigi Agus esatto .




Antonio Deiana
Se bastasse una sana educazione per eliminare i reati… io non ne sono affatto convinto.


AutoreGiuseppe Scano

Antonio Deiana è vero come dici tu , Infatti eliminare i reati è impossibile , ma ridurli si può e su deve . soprattutto quando stupri e femminicidi sono commessi da giovanissimi fra 16\20 anni


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