Infatti. Antonio Bianco. non si tratta di una metafora. È piuttosto un effetto fisiologico reale, potente, spesso decisivo, che si verifica durante un’aggressione. Quando il cervello percepisce una minaccia improvvisa, il sistema nervoso entra in modalità di sopravvivenza: l’adrenalina schizza, il battito accelera, i muscoli si tendono e lo sguardo si restringe. Il campo visivo si riduce, come se qualcuno avesse oscurato tutto ciò che si trova ai lati lasciando soltanto un cono centrale. È un meccanismo antico che serve a concentrarsi sul pericolo immediato, sull’aggressore, sull’arma e sul gesto che può ferire. Il cervello “sceglie” quindi cosa è essenziale e cosa non lo è. Il problema è che ciò che scompare può essere vitale: una via di fuga, un’altra persona, un ostacolo, un dettaglio che potrebbe cambiare la reazione. Non si tratta di distrazione e nemmeno di incapacità: è la biologia, che porta il corpo a prendere il comando e semplifica il mondo per reagire più velocemente. Alla “visione a tunnel” si accompagnano altri effetti: i suoni possono attenuarsi o distorcersi, il tempo può sembrare rallentato o accelerato e i movimenti diventano automatici. È come entrare in una bolla percettiva in cui tutto è orientato alla sopravvivenza. Perciò è importante conoscere questo fenomeno. Sapere che accadrà – o che perlomeno può accadere – permette di contrastarlo almeno in parte. L’allenamento, anche minimo, insegna a “forzare” lo sguardo, a muovere la testa, acercare attivamente l’ambiente intorno. Non elimina la risposta automatica, ma in qualche modo la modula. La “visione a tunnel” non è un difetto, lo precisiamo, ma è piuttosto una strategia evolutiva, anche se di fatto, in un contesto moderno, urbano, imprevedibile, può diventare un limite.Prenderne coscienza è il primo passo per non restarne pri-gionieri proprio nel momento in cui vedere di più può fare la differenza.
effetto tunnel (tunnel vision) durante un'aggressione è una distorsione percettiva causata dall'adrenalina che restringe il campo visivo e attentivo, focalizzandolo solo sulla minaccia. Questa reazione della paura riduce la capacità di vedere l'insieme, altera la percezione delle distanze e può limitare l'udito (esclusione uditiva).
Ecco i principali dettagli sugli effetti tunnel:
Restrizione Visiva: Il campo visivo si riduce notevolmente, eliminando la visione periferica.
Focalizzazione Esagerata: Gli oggetti o l'aggressore appaiono più grandi e vicini di quanto non siano in realtà.
Perdita di Consapevolezza: La mente si concentra ossessivamente sul pericolo immediato, impedendo di percepire vie di fuga o altre minacce circostanti.
Fisiologia: È una conseguenza del picco di adrenalina e della reazione di "lotta o fuga" (fight or flight) del sistema nervoso autonomo.
Questi effetti sono particolarmente comuni in situazioni di violenza, dove la paura domina l'istinto.
non faccio in tempo veder pubblicato tale mio commento ( https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2026/03/violenza-giovanile-bergamo.html ) sull'ennesimo fatto di violenza giovanile che in una chat in cui si discuteva di ciò è mi si accusa adi far il solito pistolotto etico morale, e mi si chiede come risolvere il problema oltre a parlare .
Ora voglio rispondere a tali domande /osservazioni pur sapendo che rispondere ad esse è come dare le perle ai porci perché chiunque anche il più addormentato che sceglie di non cadere nel : tutto subito , repressione , ecc. ovvero alle sirene della propaganda e dei demagoghi che parlano alla pancia ed usa un po' di raziocinio ed osservazione ci arriva da sè senza chiedere interpellare gli altri . A meno che non voglia confrontarsi o sentire un altra opinione .
Ora Visto che L’approccio
securitario non ha diminuito i reati. E Questo tipo di problemi non li puoi affrontare solo con la repressione o mettendo come suggerito da alcuni i metal detector nelle scuole, ma mettendoci dentro libri e psicologi. La risposta al groviglio di rabbia e solitudine dei ragazzi non sono le manette, ma l’ascolto ed la comprensione .
Ecco come provrare a risolvere la situazione in modo non repressivo . Saranno delle soluzioni lente e non immediate, vero purtroppo, ma spesso esse sono quelle più durature e con meno recidività .
«Serve un progetto di lungo respiro. La scuola e i genitori non possono essere lasciati soli, l’intervento educativo non deve essere solo disciplinare, ma includere la gestione della rabbia, lo stimolo dell’empatia,
Come in una serie tv L’abbigliamento, lo show in diretta emulano un preciso immaginario: mi viene in mente Narcosla percezione dell’autorità. L’errore che non dobbiamo compiere è minimizzare. E non dobbiamo dire che è colpa di un ragazzo, perché è un problema che riguarda tutti». ( Claudio Mencacci, psichiatra, presidente della Società italiana di neuro psico farmacologia, è da sempre attento ai disturbi dei più giovani sul corriere della sera del 26\3\2026 )
Ecco quindi. secondo me come fare
1) educazione a scuola e nei centri di aggregazione giovanile e familiare :
ai linguaggi dei media e delle arti
alla legalità al pluralismo culturale
alla non violenza fisica e verbale
all'affettività
A gestire e contenere rabbia e frustrazione ed incanalarla in qualcosa di costruttivo e meno disrruttivi ed autodistruttivo
2) aiuti non solo ecomici ma anche psicologici alle famiglie in difficoltà 3) potenziamento di personale e strutture per migliorare i servizi sociali e la giustizia minorile 4 ) applicare leggi che già ci sono senza farne di nuove insomma evitare che diventino come le grida manzoniane e dei garbugli tanto che non si sa quale/i applicare visto che ognuna contraddice l'altra
Anziché dire a tua figlia che è una preda, insegna a tuo figlio che non è un cacciatore.
Anziché dire a tua figlia di tacere, insegna a tuo figlio ad ascoltare.
Anziché educare soltanto tua figlia a rispettare se stessa, educa anche tuo figlio a rispettare le donne.
Anziché chiedere a tua figlia di non indossare quella gonna, insegna a tuo figlio che una gonna corta non è un invito a fare sesso.
Anziché forzare tua figlia a coprirsi, insegna a tuo figlio che una donna è più di un corpo.
Anziché avvertire tua figlia che tutti gli uomini siano il nemico, insegna a tuo figlio che le donne sono compagne di valore.
Anziché crescere tua figlia perché abbia paura degli uomini e tuo figlio perché disprezzi le donne, crescili entrambi perché si fidino, si rispettino e si amino.
J. Haddad
Educare alla
parità cioè insegnare il rispetto reciproco, l'empatia e l'autonomia, superando i ruoli di genere. Per il figlio maschio, educa al consenso, alla gestione delle emozioni e al rispetto delle regole. Per la figlia, promuovi autostima, assertività e autodifesa emotiva, insegnandole a porre limiti chiari e a non temere di chiedere aiuto.
Educare il Figlio a non essere "Cacciatore"Insegna il Rispetto e il Consenso: Fagli capire che il "no" è definitivo, sia nei giochi che nelle relazioni. Gestione delle Emozioni: Educato a riconoscere e gestire la frustrazione, l'aggressività e la rabbia senza scaricarle sugli altri. Rifiuto della Prepotenza: Insegna che la forza non si usa per sopraffare, ma per proteggere. Il rispetto si basa sull'ammirazione, non sulla paura. Esempio in famiglia: Sii il primo a mostrare rispetto reciproco, evitando comportamenti prepotenti o machisti.
Educare la Figlia a non essere "Preda"Autostima e Valore di Sé: Aiutala a credere in se stessa e a valorizzarsi per chi è, non per come appare o per compiacere altri. Assertività e Limiti: Insegna a usare frasi come "Non mi piace, smettila" o "A me piace come sono" per stabilire confini chiari. Autodifesa Emotiva: Spiegale che nessuno può farla sentire inferiore senza il suo consenso e che ha il diritto di difendersi emotivamente. Chiedere Aiuto: Insegna che non deve sopportare comportamenti inaccettabili e che segnalare il problema a un adulto non è un atto di debolezza. Principi Comuni per EntrambiEducazione all'Empatia: Insegnare a mettersi nei panni dell'altro. Autonomia: Favorire l'indipendenza e la capacità di prendere decisioni proprie. Comunicazione Aperta: Creare un ambiente sicuro dove poter parlare di paure e difficoltà
Infatti concordo con quello che dice vedere articolo sotto su repubblica del 26\3\2026 lo psicanalista Massimo Ammaniti
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Ora per qualcuno sarò ( un fondo di verità ) un illuso o un utopista . Ma come ho già detto il modello forcaiolo\ giustizionalista. , leggi. pena. di morte e simili ha fallito e contribuito secondo alcuni ad aumento di crimini violenti .Quindi la prevenzione e le politiche educative mi sembrano un opzione più che. ragionevole per ridurre e depotenziare del breve periodo e nel lungo risolvere tali. problematiche. Se poi voi avete un altra soluzione ben venga sarei lieto di confrontarla con la mia .