Ma.ora basta scrivere, vi lascio all'articolo in questione
Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio
di Gino Castaldo
“Ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio “Ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”
Caro Francesco, ti scrivo, e perdona il tono confidenziale, ma fosti tu una volta a trovare singolare che nelle interviste ci si desse formalmente del lei. Del resto è vero, siamo più o meno coetanei, ci siamo conosciuti una cinquantina d’anni fa, anzi in un luogo imprecisato del tempo che precede addirittura la nascita di Repubblica, io come giovane cronista della musica tu come protagonista di una nuova generazione della canzone d’autore. In tutto questo tempo ne abbiamo viste tante, di brutte, ma anche di bellissime, passioni travolgenti, sconfitte, ardori delusi, speranze e illusioni. Se allora, nel mezzo del furore degli anni Settanta, ci avessero descritto il mondo come è oggi, non ci avremmo mai creduto.
Per questo ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano. Questo imbarazzo non lo abbiamo mai provato quando c’erano da combattere battaglie per i diritti civili, quando c’erano guerre ingiuste. Anzi. Siamo cresciuti nella consapevolezza che l’espressione del proprio pensiero fosse non solo naturale, direi inevitabile, per chiunque. Il che non vuol dire “schierarsi”, vuol dire qualcosa di molto più elevato, vuol dire trasmettere la propria visione del mondo, battersi per le proprie convinzioni. In un mondo in cui sembra che il silenzio sia l’opzione più conveniente, che proprio da te venga un invito al silenzio è sconfortante
Il silenzio, non dire nulla, non pronunciarsi… Ma come...
Qui non si tratta di pronunciarsi pro o contro il governo. È fin troppo ovvio: un artista “deve” essere lontano dai partiti, “deve” essere indipendente, ma questo non vuol dire “stare zitti”, non manifestare opinioni.
Anche perché stiamo vivendo una crisi senza precedenti. Ci sono in gioco non le prossime elezioni amministrative, ma un pericoloso sconvolgimento dell’ordine mondiale, ci sono massacri di civili, di bambini, siamo travolti da arroganze planetarie, guerre orrende. Siamo tutti chiamati a decidere cosa vogliamo essere, se vogliamo accettare passivamente l’algoritmo del potere, o se esiste qualche forma possibile di reazione, se è possibile arginare la deriva dei poteri che stanno disegnando perfino i contorni della nostra vita quotidiana, sì, anche della mia, e della tua.
Sembra quasi assurdo che un artista, così come ogni altro cittadino, non abbia reazioni di fronte alle mostruosità che vediamo.
“È inutile sensibilizzare”, dici? Quando un artista prende posizione magari non sposta l’opinione, ma dà coraggio, ispira, ci aiuta, ci rafforza nell’idea di essere nel giusto, ci fa capire che non siamo soli, isolati, come le nuove forze del potere ci vorrebbero.
È incredibile come questa semplicissima verità possa sfuggire a un artista della tua esperienza e della tua levatura...
Le parole pesano, oggi più che mai, ora che se ne dicono tante, troppe, in modi a volte sguaiati, e spero in ogni modo di non contribuire al fango, alla volgarità dei commenti e degli insulti che ti stanno arrivando. Siamo cresciuti in un periodo storico in cui si discuteva su tutto, si litigava su ogni singolo dettaglio perché perfino il privato era considerato “politico”, ma era appassionante, era un modo di crescere. Aggiungerei che, all’opposto di quello che dici, proprio gli artisti oggi potrebbero avere un ruolo potente e magnifico: aiutarci a uscire dalla faziosità che ci opprime, dall’obbligo di “schierarsi” dalla parte del bianco o del nero, perché le questioni che affliggono il mondo sono questioni che hanno a che vedere con la condizione umana, e non dovrebbero essere ridotte a un tifo da stadio, tra destra e sinistra.
Di questi tempi il silenzio non sembra propriamente d’oro, ha un colore molto più sporco, direi rugginoso, e la ruggine, come diceva il tuo collega Neil Young, “never sleeps”, non dorme mai. Il minimo che potremmo fare è cercare di scrostarla questa ruggine e cercare di fare uscire un raggio di luce da questi tempi bui. E, permettimi, sono sicuro che questo lo sapresti fare benissimo.
Con immutato affetto, tuo...
