
volta il ritorno del "figliol prodigo" viene celebrato , come. la. mostra. in corso. con proposte espositive molto accattivanti. E così anche per l'ultima dell'artista tempiese, cheè stata inaugurata ( Locandina. sopra. al centro. tratta. dell'ottimo articolo. intervista. di https://www.olbia.it/) l'8. Maggio nella sala esposizioni del piano superiore della libreria Bardamù Ubik di piazza Gallura.
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| dalla nuova sardegna. del. 9\5\2026 |
ha anche il titolo: "Ogni cosa è un segnale". Potrà essere visitata sino al prossimo 15maggio, dalla 10,30 alle 13 e di sera, dalle 17,30 alle 20.
I tanti estimatori fra cui il sottoscritto. Che. L’ha. Visita. Ieri , di Ganau, che vive e lavora a Sassari da
diversi anni, potranno prendere visione dei nuovi sviluppi estetici che segnano la più
recente produzione di un artista che legge e scardina l'intrico di codici e significati di reale oggigiorno sempre più caotico e complesso con tratti plastici sempre sorprendenti. Ognuna delle 36 opere
esposte a Tempio ci ricorda che ogni cosa, nessuna esclu-sa, è per davvero un segnale.
Come si legge nel testo della mostra,
Sguardi che ricambiano con misurata discrezione l'atten-zione che ricevono, mai ne-
gandosi e mai oltrepassandola misura del consentito». da. La Nuova. Sardegna del 9\5\2026 .
in sintesi Gavino Ganau: lo sguardo che abita il silenzio .
Infatti nelle sue opere. c'è una pittura che non alza mai la voce, eppure resta impressa come un gesto antico. La pittura di Gavino Ganau appartiene a questa categoria rara: immagini che non cercano di convincere, ma di rivelare. Non raccontano una storia, ma la condizione stessa del raccontare: l’attesa, la soglia, il momento sospeso in cui qualcosa potrebbe accadere — o forse è già accaduto.Ganau, nato a Tempio Pausania nel 1966, ha costruito negli anni un linguaggio riconoscibile e necessario. Le sue figure — spesso femminili, spesso colte in un gesto minimo — non sono personaggi, ma presenze. Non guardano lo spettatore: guardano altrove, verso un punto che non vediamo e che proprio per questo diventa il centro invisibile del quadro.
Lavorando sul confine tra intimità e distanza. Le sue figure sono vicine, ma non accessibili; familiari, ma non spiegate. È come se l’artista ci invitasse a osservare senza possedere, a contemplare senza interpretare troppo in fretta. In questo senso, la sua opera è profondamente contemporanea: parla del nostro modo di abitare il mondo, di cercare un equilibrio tra esposizione e protezione, tra presenza e sottrazione.
Nel suo lavoro c’è la Sardegna, ma non come paesaggio: come temperamento. La misura, la riservatezza, la luce che non abbaglia ma scava. Una terra che non si concede subito, e che proprio per questo resta.
Infatti egli Gavino dipinge ciò che resta quando tutto il resto tace: la presenza, la soglia, il silenzio che parla. Come si legge nel testo della mostra firmato da Giuseppe Pulina, la selezione di opere con la quale Ganau si presenta a Tempio contiene più di un tema. Tra questi, «il primo pare essere la scelta dello sguardo come tema dominante della rassegna














