Ho letto nei giorni scorsi su repubblica, non ricordo se su cartaceo o online del 30\5\2026 la lettera (che. riporto sotto ) di Gino Castaldo na delle voci più autorevoli in campo della. critica musicale , a Francesco De Gregori
Egli ha. confermato quello che , io semplice fruitore musicale affermavo nel post precedente sulla pessima e discutibile uscita di De Gregori vedere sotto il video preso da X
Ma.ora basta scrivere, vi lascio all'articolo in questione
Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio
“Ho letto con stupore e, perché
no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto
quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio
“Ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”
Caro Francesco, ti scrivo, e perdona il tono confidenziale, ma fosti tu una volta a trovare singolare che nelle interviste ci si desse formalmente del lei. Del resto è vero, siamo più o meno coetanei, ci siamo conosciuti una cinquantina d’anni fa, anzi in un luogo imprecisato del tempo che precede addirittura la nascita di Repubblica, io come giovane cronista della musica tu come protagonista di una nuova generazione della canzone d’autore. In tutto questo tempo ne abbiamo viste tante, di brutte, ma anche di bellissime, passioni travolgenti, sconfitte, ardori delusi, speranze e illusioni. Se allora, nel mezzo del furore degli anni Settanta, ci avessero descritto il mondo come è oggi, non ci avremmo mai creduto.
Per questo ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano. Questo imbarazzo non lo abbiamo mai provato quando c’erano da combattere battaglie per i diritti civili, quando c’erano guerre ingiuste. Anzi. Siamo cresciuti nella consapevolezza che l’espressione del proprio pensiero fosse non solo naturale, direi inevitabile, per chiunque. Il che non vuol dire “schierarsi”, vuol dire qualcosa di molto più elevato, vuol dire trasmettere la propria visione del mondo, battersi per le proprie convinzioni. In un mondo in cui sembra che il silenzio sia l’opzione più conveniente, che proprio da te venga un invito al silenzio è sconfortante
Il silenzio, non dire nulla, non pronunciarsi… Ma come...
Qui non si tratta di pronunciarsi pro o contro il governo. È fin troppo ovvio: un artista “deve” essere lontano dai partiti, “deve” essere indipendente, ma questo non vuol dire “stare zitti”, non manifestare opinioni.
Anche perché stiamo vivendo una crisi senza precedenti. Ci sono in gioco non le prossime elezioni amministrative, ma un pericoloso sconvolgimento dell’ordine mondiale, ci sono massacri di civili, di bambini, siamo travolti da arroganze planetarie, guerre orrende. Siamo tutti chiamati a decidere cosa vogliamo essere, se vogliamo accettare passivamente l’algoritmo del potere, o se esiste qualche forma possibile di reazione, se è possibile arginare la deriva dei poteri che stanno disegnando perfino i contorni della nostra vita quotidiana, sì, anche della mia, e della tua.
Sembra quasi assurdo che un artista, così come ogni altro cittadino, non abbia reazioni di fronte alle mostruosità che vediamo.
“È inutile sensibilizzare”, dici? Quando un artista prende posizione magari non sposta l’opinione, ma dà coraggio, ispira, ci aiuta, ci rafforza nell’idea di essere nel giusto, ci fa capire che non siamo soli, isolati, come le nuove forze del potere ci vorrebbero.
È incredibile come questa semplicissima verità possa sfuggire a un artista della tua esperienza e della tua levatura...
Le parole pesano, oggi più che mai, ora che se ne dicono tante, troppe, in modi a volte sguaiati, e spero in ogni modo di non contribuire al fango, alla volgarità dei commenti e degli insulti che ti stanno arrivando. Siamo cresciuti in un periodo storico in cui si discuteva su tutto, si litigava su ogni singolo dettaglio perché perfino il privato era considerato “politico”, ma era appassionante, era un modo di crescere. Aggiungerei che, all’opposto di quello che dici, proprio gli artisti oggi potrebbero avere un ruolo potente e magnifico: aiutarci a uscire dalla faziosità che ci opprime, dall’obbligo di “schierarsi” dalla parte del bianco o del nero, perché le questioni che affliggono il mondo sono questioni che hanno a che vedere con la condizione umana, e non dovrebbero essere ridotte a un tifo da stadio, tra destra e sinistra.
Di questi tempi il silenzio non sembra propriamente d’oro, ha un colore molto più sporco, direi rugginoso, e la ruggine, come diceva il tuo collega Neil Young, “never sleeps”, non dorme mai. Il minimo che potremmo fare è cercare di scrostarla questa ruggine e cercare di fare uscire un raggio di luce da questi tempi bui. E, permettimi, sono sicuro che questo lo sapresti fare benissimo.
Con immutato affetto, tuo...
Spiace
deludere qualcuno\a ,ma queste parole [ vedi foto a lato ]- sconcertanti
ma non sorprendenti per chi segue e legge Erri De Luca da anni - non
dimostrano affatto che allora avevamo tutti preso un abbaglio e che -
cito - “lo dice anche lui” (ovvero, traduco ”uno dei “vostri”), né cancella con due righe di giornale quasi tre anni di genocidio, acclarato e certificato da vari organi internazionali, tra cui - uno su tutti - l’Onu.
Esse Non cancellano né normalizzano i danni immani prodotti dalla moderna concezione di sionismo e dalla sua attuale degenerazione in senso colonizzatore, teocratico, suprematista e ultra nazionalista.
Semmai dimostrano qualcosa di molto più umano e per certi versi doloroso da accettare: che essere grandi scrittori, avere una mente e una penna straordinaria non esime e non salva dallo scrivere sesquipedali sciocchezze storiche, politiche e umane.
E saper scindere i libri dall’uomo, lo scrittore dalle convinzioni personali, la stima nei confronti di un autore dal rispetto della verità, beh, è un esercizio intellettuale raro, difficile, faticoso. Infatti anche Caravaggio era un assassino, Maradona un cocainomane e la sfilza di artisti, pittori, scrittori, umanamente “merdacce” sarebbe infinita. Bisognerebbe saper distinguere l’uomo dall’artista. So che è difficile, ma se non lo si fa, è la fine ! ed oggi più che mai necessario. Quello che ha detto Francesco De Gregori più. precisamente : « Che titoli ha un uomo di spettacolo per dare lezioni? C'è bisogno che #BruceSpringsteen dica che è contro l'amministrazione #DonaldTrump? Non credo". E poi il colpo di genio, quasi socratico nella sua ostentata umiltà da finto tonto: "Io ho le idee confuse, e mi sembra onesto averle confuse ». sull’inutilità di un artista che sceglie di prendere una posizione, la sua presunta “lezione” a un mostro sacro come Springsteen per essersi schierato contro Trump, il suo disinteresse nei confronti di Gaza come se non ci riguardasse, l’allergia storica - e non certo nuova - a qualunque impegno pubblico e politico nel senso più alto e nobile del termine rappresenta per me e tanti come me e tutti quelli \ quelle della la mia generazione ( anni 60\70 )
cresciuti a pane e De Gregori una ferita non sanabile e non rimarginatile visto che lui. e sempre stato schierato.
Erri De Luca e Francesco De Gregori, in fondo sempre secondo Tosa ,non sono che due facce della stessa medaglia: il primo che rifiuta la realtà perché non riesce a trovare conferma alle proprie opinioni, il secondo che rifiuta di avere un’opinione perché è direttamente al di fuori della realtà. E francamente non so cosa mi faccia più spavento. Tosa sbaglia in parte. Quando. Dice nel voler mettere sullo stesso piano De Gregori ed Eric del Luca. A Mio avviso sono si segno di un malessere evidente nella cultura italiana ma. con strade. differenti . Infatti a quest analisi di Tosa aggiungo che : 1) La dichiarazioni di De Gregori. sono curiose perchè. come dice la. cantante. Elisa su il fatto quotidiano del 29\5\2026 ( qui l'articolo completo) : « [... ] De Gregori ha dichiarato che non è necessario che gli artisti si espongano su certi temi o facciano proclama. Lo imbarazzano. Che ne pensi?Credo che questa sia una sua personalissima visione. È una posizione curiosa, se pensiamo che la sua generazione ha vissuto l’epoca in cui la musica è stata il motore trainante dei movimenti giovanili più rivoluzionari della storia, dal ’68 a Woodstock. Francesco è da sempre un pensatore originale e fuori dal coro. Per me rappresenta un punto di riferimento assoluto e lo ascolto con lo stesso rispetto che si deve a un filosofo. Tuttavia, questa volta non sono del tutto d’accordo con lui. Come mai? Sento il bisogno di mantenere accesa la speranza. Esiste una critica comune secondo cui i cantanti dovrebbero limitarsi a cantare, ed è una visione legittima. In un’epoca di ‘tuttologia’ diffusa, il rischio di generare confusione e disinformazione è reale. Ma è altrettanto vero che quando figure provenienti da settori diversi si espongono per accendere i riflettori su un’ingiustizia, aiutano a fare emergere il problema, creando un’evidenza collettiva. »
Ma secondo me è perché sarà stanco di combattere e preferisce rifugiarsi completamente nel privato cioè attuare il. Riflusso \Attendismo come di mostra i. suoi ultimi lavori dove si limita a. fare. e rifare solo le sue vecchie canzoni note. meno note . 2) Mentre quelle di Eric de Luca sono di quelle che non si capisce. da che parte. sta. visto che ha capito la ..... boiata per poi chiedere scusa ma. continiuando a rimanere. sule. stessa posizione o quasi , se. da. ex. extraparlamentare stia con chi ruba. Nei supermercati o Chi Gli ha. Costruiti rubandooppure come molti extraparlamentari ,Lotta. Continua.in particolare si. sia. anche lui impelagato al potere poloitico\. culturale . Infatti. Se. Inizialmente poteva essere. Vista. Come. Una provocazione. Ora. Non lo. È più. Infatti
Le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca (spesso trascritte come "Eric") non sono una provocazione, ma posizioni espresse direttamente e fermamente in prima persona. Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue: * Sul sionismo: Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale. * Sul genocidio: Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale". Queste frasi hanno suscitato un'enorme bufera mediatica e fortissime polemiche nel dibattito pubblico. In seguito alla reazione e allo sconcerto di molti sostenitori della causa palestinese, De Luca ha poi precisato di non voler offendere la sensibilità di chi sostiene tale causa – che lui stesso ha dichiarato di condividere – scusandosi per l'incomprensione sull'uso della parola "sionismo". Per un quadro completo delle sue parole, è possibile leggere i dettagli dell'intervista pubblicata su Il Foglio e gli articoli di approfondimento raccolti da Il Libraio. Io pensa. Che. Le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca (spesso trascritte come "Eric") non sono una provocazione, ma posizioni espresse direttamente e fermamente in prima persona . Infatti Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue:[I]
Sul sionismo:Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale.
Sul genocidio:Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale".[I,II,III]
Queste frasi hanno suscitato un'enorme bufera mediatica e fortissime polemiche nel dibattito pubblico. In seguito alla reazione e allo sconcerto di molti sostenitori della causa palestinese, De Luca ha poi precisato di non voler offendere la sensibilità di chi sostiene tale causa – che lui stesso ha dichiarato di condividere – scusandosi per l'incomprensione sull'uso della parola "sionismo". ]Per un quadro completo delle sue parole, è possibile leggere i dettagli dell'intervista pubblicata su Il Foglio e gli articoli di approfondimento raccolti da Il Libraio.
Ora sto pensando di fare anch'io cosi sia con
e forse. con de Gregori . Ma se. con il primo. è più facile con il secondo è pià difficile . Staremo a vedere come si evolverà la cosa cioè. riuscirò ad risolvere. questo mio dilemma
Ascanio Celestiniporta il suo presepe nell’isola. La Sardegna farà da sfondo a “Rumba”, ovvero “L'asino e il bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato”. La favola moderna, poetica e surreale che si ispira al Santo di Assisi arriva sotto le insegne del Cedac: martedì 7 maggio al Teatro Bocheteatro diNuoro, mercoledì 8 al Teatro Costantino diMacomer, giovedì 9 al Comunale diSanluri e venerdì 10 al Teatro Centrale diCarbonia.
Che presepe è Rumba?
«Lo spettacolo è la terza parte di una trilogia iniziata dieci anni fa con “Laika” e proseguita con “Pueblo”. Il luogo in cui si svolgono queste storie è il parcheggio di un supermercato. Attorno ci sono un condominio, un bar, un magazzino della logistica. E i personaggi che vivono in questa periferia sono i condomini, la prostituta romena, la cassiera, il barbone. Personaggi di cui si parla nelle pagine di cronaca solo quando succede qualcosa di scandaloso, ma dimenticandoci che queste persone solo la maggioranza. Le eccezioni sono la Tour Eiffel e il Colosseo, per il resto le periferie delle città si somigliano tutte. Questo spettacolo lo portiamo anche in Francia e in Svezia senza sostanzialmente cambiare niente».
Perché nello spettacolo messo su nel parcheggio ha voluto rappresentare San Francesco?
«Perché è un personaggio molto curioso. E lo dico da ateo materialista. Non è corretto tirare fuori San Francesco dal contesto religioso: era un uomo del Medioevo e come tutti gli uomini del Medioevo era un cristiano convinto. Ma è un cristiano che svuotato di tutta la sua fede resta un uomo straordinario. Basta pensare il fatto che smette di usare la parola padre. C’è solo il Padre nostro, gli altri sono tutti fratelli e sorelle, anche fratello fuoco e sorella morte. In questo c’è una visione fatta non più di padri e figli, padroni e sottomessi. C’è solo uno che sta al di sopra degli altri, ed è Dio. Ma anche togliendo Dio per chi non è credente, resta una visione rivoluzionaria della società».
La Chiesa di Francesco è sulla via di San Francesco?
«È chiaro che il capo della Chiesa sta comunque al vertice di una struttura che somiglia molto a una multinazionale e come una multinazionale sovranazionale è presente in tutto il mondo. Ma c’è da dire che con Bergoglio l’attenzione di una parte della Chiesa verso gli ultimi è più evidente. Anche perché tutti gli altri poteri si sono disinteressati a quella parte di mondo che vive in condizione di subalternità. Il Papa è il primo che ha parlato di guerra mondiale a pezzi, di ambiente, l’unico che dice parole vagamente di pace. Anche se il suo potere sembra molto limitato è uno dei pochissimi leader mondiali che esprime posizioni di disappunto verso la guerra».
I poveri, i deboli, i fragili non hanno voce. C’è chi dà la colpa all’assenza della sinistra.
«La sinistra la troviamo nei Parlamenti. È l’ideologia che sta alla base che è stata messa in secondo piano. Il marxismo era quella visione del mondo che mette in primo piano la lotta tra classi sociali e non tra nazioni. Oggi sembra scontato che i buoni siano entro il nostro confine, gli altri fuori. Sembrava ci fossimo emancipati da questa visione barbara. Per un centinaio di anni ci eravamo illusi che il conflitto vero fosse tra sfruttati e sfruttatori. La guerra è tornata a essere quella di cento anni fa».
Vede un novello Francesco?
«Oggi ci troviamo in un momento di grande riflusso. Se negli anni ’60 e ’70 si lottava per avere i diritti, oggi dobbiamo lottare per non farceli portare via. Quando dico che il fascismo è pericoloso non mi riferisco solo a quello finito il 25 aprile 1945, ma anche alla stagione delle bombe, alla P2. Contro quel fascismo lì si è lottato negli anni ’60 e ’70, le bombe vennero messe per fermare i cambiamenti. Oggi facciamo una battaglia al contrario per cercare di conservare quello che abbiamo ottenuto. Non abbiamo leader rivoluzionari perché la rivoluzione non è da fare ma da difendere».ia Economi
29.9.21
Il regista Maresco: "La coscienza antimafia è solo retorica e fiction, in Sicilia ha vinto l'apatia" di Mario Di Caro
"Abbiamo perduto l'occasione quando si è presentata: negli anni Novanta esisteva la possibilità di un colpo d'ala. Oggi non percepisco più una mobilitazione, un impegno, un senso. A Palermo vedo solo un moltiplicarsi di locali per la movida, vedo una vitalità infelice"
Con il suo film 'Belluscone' ha sbattuto in faccia che la coscienza antimafia dopo le stragi del '92 non è mai penetrata nel ventre delle periferie palermitane mentre, con 'La mafia non è più quella di una volta', ha preso di mira il rito di cortei e raduni per gli anniversari di Capaci e via D'Amelio. Il regista palermitano Franco Maresco ha affrontato la mafiosità che si respira in alcune strade di Palermo e non si stupisce se, dalle più recenti intercettazioni degli investigatori, viene fuori il divieto di un boss di Ciaculli, arrestato nel luglio scorso, a un'amica che voleva mandare la figlia alla manifestazione per Falcone e Borsellino. Testimonianza che i due magistrati uccisi danno fastidio anche da morti."Oggi le intercettazioni fanno ascoltare quello che non si vede e non si sente, ma questi discorsi di mafiosi io li ho sentiti con le mie orecchie andando in giro per i quartieri e per le periferie - dice Maresco - quando ancora non c'erano i social e non c'era youtube. Sentivo il disprezzo verso i carabinieri, l'odio verso i giudici ammazzati, quello che viene fuori oggi non è una novità. C'è semmai una desensibilizzazione da parte dell'opinione pubblica, c'è assuefazione, apatia totale, tutto è ridotto al rango di fiction, l'antimafia ridotta alla sua banalizzazione".
Ma come? Il veto del boss dice che le manifestazioni antimafia se non altro infastidiscono Cosa nostra...
"Se mi chiedi se servono le manifestazioni dell'antimafia come le fiaccolate rispondo che condivido il pensiero di Letizia Battaglia che esprime nel mio film La mafia non è più quella di una volta: 'Sembra la sagra della porchetta'. Questa spettacolarizzazione dell'antimafia era già in atto negli anni Novanta, Falcone era ancora vivo quando Costanzo e Santoro facevano la trasmissione assieme. Falcone diceva che la mafia è un fenomeno umano e come tale prima o poi finirà: io credo che quello che verrà dopo sarà persino più terrificante, dopo Cosa nostra verrà fuori qualcosa apparentemente legale, quello che vediamo oggi è qualcosa di folclorico, è colore, è quello che vedevamo nei film di Damiano Damiani. Per esempio il padrino che fece tatuare a un picciotto il volto di Falcone per diventare un insospettabile. Quando intervistati il giudice del maxiprocesso Alfonso Giordano per il nostro film Come inguaiammo il cinema italiano, alla domanda 'cosa rimane del maxiprocesso?' mi rispose 'certo, la mentalità mafiosa è difficile da estirpare'. Oggi c'è l'apatia, l'indifferenza".
Vuol dire che l'ondata di rabbia del dopo-stragi è finita?
"Qui a Palermo abbiamo avuto la reazione alle stragi con i lenzuoli, poi c'è stata la primavera orlandiana e subito dopo la conquista della Sicilia da parte di Forza Italia: persino l'ex presidente del coordinamento antimafia, Carmine Mancuso, finì col volersi candidare con Forza Italia. Credo che abbiamo perduto l'occasione quando si è presentata: negli anni Novanta esisteva la possibilità di un colpo d'ala. Oggi non percepisco più nella città una mobilitazione, un impegno, un senso, vedo solo un moltiplicarsi di locali per la movida, vedo una vitalità infelice".
Una scena di "Belluscone" In 'Belluscone' i giovani della città borghese intervistati non sapevano, o fingevano di non sapere, a cosa fosse legato il 23 maggio...
"Ecco, i fatti dimostrano che le fiaccolate per la memoria non servono L'ho dimostrato nei miei film realizzati negli ultimi dieci anni, in particolare in Belluscone, dove raccontavo che non solo nelle periferie ma anche nei contesti borghesi si trova la stessa omertà, la stessa indifferenza, la stessa smemoratezza riguardo a Cosa nostra. Quasi dieci anni dopo le stragi del '92, nel 2001, all'indomani delle elezioni che videro trionfare in Sicilia Berlusconi e Forza Italia con l'indegno 61 a 0, Vincenzo Consolo in una intervista rilasciata a Repubblica definiva i siciliani 'un popolo di servi'. Furono parole dure le sue, che provocarono accese reazioni tra i lettori, ma nella sostanza aveva ragione, quel risultato elettorale confermava il trionfo del clientelismo e della corruzione. Era ancora valida la tesi della irredimibilità della Sicilia sostenuta da Sciascia molti anni prima. A che cosa erano servite, dunque, le fiaccolate in memoria dei martiri uccisi dalla mafia? Quale presa di coscienza collettiva avevano determinato? Io ricordo solo slogan e le passarelle di tanti professionisti dell'antimafia, alcuni finiti in seguito perfino in galera. No, le fiaccolate non servono perché non determinano azione, non smuovono assolutamente lo stato delle cose che rimane, nella sostanza, quello di sempre".
Cinico Tv Maresco, possibile che la Sicilia non sia andato avanti di un centimetro in questi trent'anni dopo le stragi?
"Trentacinque anni fa nasceva Cinico Tv e oggi posso permettermi di affermare che nessuno ha rappresentato e ridicolizzato la mafia come abbiamo fatto io e Ciprì in quegli anni, quando di Cosa Nostra ancora si moriva e senza internet e i social gli intellettualoni palermitani nella quasi totalità tacevano vigliaccamente. per paura o perché stavano nel libro paga della politica mafiosa".
visto che ormai Oramai il web si è spostato sui social riporto qui una discussione su fb con un mio contatto . Quindi non riuscendo a stare dietro a blog e social , v'invito , se volte leggere altri miei interventi ( commenti , stati condivisioni , ecc ) come quello riporto sotto a seguirmi ( su fb non è necessario essere fra i contatti per leggere e commentare , visto che ho scelto di non mettere nessun blocco privacy , l'unico blocco per motivi organizzativi è quello di poter postare i vostri post \ stati sulla mia bacheca ) sui miei social che vi ripropongo sotto .
Dopo questa comunicazione di servizio veniamo al post d'oggi
Sminchionando fra gli stati dei miei contatti facebook ne ho trovato uno interessante e di un mio amico ed ex collega d'università
Ora il problema è rassegnarsi o rimanere solo come si può notare in diversi gruppi fb del tipo : " noi cresciuti negli ani 60\80 " oppure passare dal dire al fare cioè insegnare o fornire ai nipoti o figli la tua cultura ed integrarla con quella sua ?.
Io come potete vedere anche dalla risposta che ho dato al suo post ed essendo cresciuto nella generazione di mezzo tra gli anni 70 ( periodo dell'impgno politico \ culturale ) e gli anni 80\90 ( disimpegno , edonismo\ consumismo sfrenato ) sono per un integrazione d'entrambe . Cosi s'evita di mandare il cervello all'ammasso e formare un ulterore generazione di webebeti e fenomeni come quelli descritti dalla puntata citata delle iene . Ma soprattutto s'evitra commenti da parte delle vecchie gnerazioni chiuse per lo pià nela torr d'avorio e nel passato , che si chiedo ma chi ... è questo o quell' artiasta o pseudo tale . A chi mi dice che sono utopista ed un sognatore rispondo con una lettera inviatami qualche tempo fa .
N.b ovviamente per motivi di privacy ho modificato ( mi veniva male a tagliarli ) i riferimenti a fatti e persone reali ivi contenute ma la sostanza non cambia .
Caro redbeppe
il suoi post sui tormentoni mi hanno commossa, perché ho colto un alito di tristezza. No, lei non è vecchio, ha “solo” buon gusto ed dv'essere crescxiuto in ambiente pluri culturale. Tempo fa ho chiesto al mio nipotino dodicenne, comela figlia di suo cugino , che musica gli piacesse. Mi ha risposto: il rap. Così gli ho mandato il video di Adriano Celentano che canta “Prisencolinensinainciusol” Gli è piaciuto moltissimo e non voleva credere fosse una canzone stravecchia abbiamo dovuto cercare su internet per provarglierlo . Cosi gli ho fatto una bella compilation di Adriano, e poi ho continuato con Rino Gaetano, Bennato, de andrè , renato zero ( quello vecchio non gli ultimi ) addirittura Endrigo. Ho l’impressione che abbia cambiato gusti o quanto meno non si folizzi solo su musica o musicaccia dozzinale . Probabilmente non dirà ai suoi amici a scuola di ascoltare musica del secolo passato, non capirebbero ma almeno avra una cultura musicale pluralista e non appiattita ed a senso unico
"Siamo abituati a vivere tra tecnologie e innovazione eppure brancoliamo nel buio ed è quello su cui dobbiamo riflettere: su questa ora buia". Così ha esordito il parroco don Gianni Matteo Botto nel corso dell'omelia ai funerali di Gaia e Camilla, sottolineando "da giorni ci chiediamo il perché. Ci
interroghiamo sull'insensatezza di quanto accaduto. Brancoliamo nel buio. Ecco quello di oggi é il grande abbraccio che diamo ai genitori di Gaia e Camilla, in questa ora così buia". Infatti è questo che i genitori ( sempre che non siano di quelli problematici ) , la scuola e la comunità dovrebbero , ovviamente senza essere troppo repressivi , asfissianti , e senza voler a tutti costi imporre la loro esperienza
Ecco quindi che ancora parole forti nell'omelia di don Matteo riportate da repubblica online posso essere utili e una base da cui partire o ripartire : "Il senso della vita, lo aveva chiesto giorni fa Camilla alla sua famiglia. Ecco, magari quando sei sbronzo o sei fatto ti metti a guidare? Questa è la vita? In fondo ci sentiamo onnipotenti e poi non riusciamo a seguire le regole base della convivenza. Ci riscopriamo tutti un po' palloni gonfiati. Il senso della vita non è bere e fumarsela".
l'argomento del post d'oggi avrebbe dovuto essere una mia recensione del filmil giovane favoloso film su leopardi di Marti Martone
Ma l'aumento di atti di bullismo e di violenze nell'ambito scolastico testimoniato da queste due fatti di di cronaca che riporto sotto mi hanno fatto cambiare proposito . Quindi il post originatrio è destinato a data da destinardsi .
Protagonisti dell'aggressione un ragazzo e una ragazza di sedici anni. Una compagna ha ripreso la scena: nel video compare l'insegnate che non interviene. I Carabinieri denunciano, non è esclusa un'indagine interna della scuola.
Sputi e botte in classe, a una ragazzina disabile, davanti all’insegnante che non interviene. L‘aggressione, in una scuola di Varallo, nel Vercellese, è stata ripresa e poi diffusa su Whatsapp e sui social network, dove è stato rimosso dai carabinieri, che hanno già denunciato i ragazzini responsabili del pestaggio. Protagoniste dell’aggressione una ragazza e un ragazzo, di sedici anni, che hanno malmenato la disabile e l’hanno ricoperta di sputi. Una terza, loro coetanea, ha invece ripreso la scena. Nel video, che gli studenti si sono passati tramite il servizio di messaggistica istantanea, comparirebbe appunto anche l’insegnante che assiste alla scena. Sul caso stanno indagando i carabinieri della compagnia di Borgosesia. Non è escluso che anche la scuola avvii una indagine interna.
“Episodio gravissimo che non dovrebbe mai accadere”, commenta Antonio Catania, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte e direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Vercelli. “Ho appena chiesto una relazione dettagliata al dirigente della scuola dove è avvenuta
Svuotano il cestino sul professore, espulsi da scuola
Incredibile episodio di
indisciplina e bullismo in una classe superiore di Conegliano. Le
bravate e il caos in classe in un video in rete
CONEGLIANO. Urla, strepiti, ragazzi in piedi sulle sedie e o seduti sui banchi durante una lezione. Gli inutili richiami del professore che alla fine decide di lasciare l'aula nella gazzara di studenti irrispettosi che come ultimo gesto, a spregio, gli rovesciano contro il cestino delle cartacce.
Succede a Conegliano, in un istituto superiore. A raccontarlo un video diffuso in rete dagli stessi studenti che se lo stanno scambiando atttraverso i social network mettendo così alla berlina il professore e facendosi vanto dell'atteggiamento tenuto in classe. Ma l'episodio non è rimasto senza conseguenze. Due ragazzi sono stati espulsi e altri sospesi dalle lezioni per ordijne del preside che intervistato dal Corriere Veneto
definisce l'accaduto "gravissimo" ma ha cercato di gestire la
situazione con attenzione precisando però come nessuno dei suoi
insegnanti si sia rivolto a lui per denunciare scherno da parte degli
alunni.
Ora voi direte : << ne hai già parlato , niente di nuovo sotto il sole è sempre successo , ecc >> . Certo ma : 1) è la prima volta che vedo , specie per in fatti di Vercelli e di torino , il non reagire \ sapersi imporre alunni imbecilli dei professori ., 2) E' vero che indignarsi non basta ma come ho già detto in questa discussione http://goo.gl/wAZ6T8 dei vertici di Facebook che non rimuovono il video dela 17 che picchia uan 12 enne . perchè << è un video «educativo». E per questo non verrà rimosso, malgrado l’onda di odio e minacce che si sta alzando. «Il video non viola le nostre policy - scrivono rispondendo al Secolo XIX - perché le persone lo stanno condividendo per aumentare la consapevolezza su atti di bullismo». ( da http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/ del 14\3\20014 ). Ma almeno è il primo passo per reagire e non accettare tutto quello che ci passa davanti e non rimanere chiusi nella nostra apatia \ indifferenza . E poi << non pensiamo che non possiamo fare nula contro le ingiustizie . L'apatia è una vittoria per l'ingiustia >> da https://youtu.be/wd9r0xTGhyo di Carlo li Causi
canzone consigliata Cosa resterà degli anni '80 - Raf
Come da titolo , infatti , non sono completamente d'accordo sulle conclusioni finali di questo interessantissimo e notevole documentario
cioè sulla decadenza degli yuppies ( almeno dal punto di vista culturale ) , in quanto essi hanno e continuano in forza italia vedi i casi di corona e lele mora ed i relativi scandali . ottimo almeno per me che sono della generazione del '76 comunque documentario su riflusso e l'endonismo
Evoi cari amici\che siete di un altra generazione e lo avete vissuto in pieno e meglio di me cosa ne pensate ?
Bruno Manfellotto, direttore dell’Espresso, non lo fa mai di pubblicizzare il suo giornale su facebook. Ma questa volta era particolarmente orgoglioso. Aveva tra le mani una copertina di quelle che non si dimenticano. Di quelle che meritano di metterci la faccia. E cosí contravvenendo al suo solito pudore l’ha postata sul social network per darle la giusta visibilità. La copertina, che qui pubblichiamo, molti di voi probabilmente la conoscono. Il titolo “Un tuffo nella crisi” rimanda all’immagine di una donna in costume immersa nelle acque. La posa e la bandiera stampata sulla .... continua sul blog
caro\i amici
Ormai ci dovremo essere abituati è una battaglia persa perchè tira di più in termini di mercato una copertina con un culo o un seno femminile che una copertina sui problemi reali e che ormai si arrivati a tale punto
E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell' Ipocrisia
perchè una mano lavasse l' altra, tutti colpevoli e così sia!
E minacciosi ed un po' pregando, incenso sparsero al loro Dio,
sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io...
e che ormai s'è affermata una battuta profetica all'epoca ( siamo nei primi anni '80 all'inizio del riflusso poi sfociato nel berlusconismo ) di Elle Kappa primi anni '80 : << Mamma, ma cosa fanno i maniaci sessuali? Ultimamente le copertine dell'Espresso, dell'Europeo e di Panorama".( qualche anno fa ) quindi cara giornalista occupati di cose più importante altro che cavolate , ormai il berlusconismo e la cultura troppo provocatoria del nudo usato per trasgredire , vedere le copertine dell'espresso e del primo panorama ( non la fogna filo berlusconiana d'oggi ) hanno già fatto danni irrimediabili . Ci sono cose più importanti su cui concentrarsi