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16.4.26

che c.....avolo. partecipiamo a. fare o. facciamo le paraolimpiadi se. poi li trattiamo. male non. garantendo la. possibilità. di allenarsi. ? a. anodi. ministro. dello sport. vuole dire qualcosa. ?

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "NIENTE INNO NAZIONALE PER LA GINNASTICA CON SINDROME DI DOWN? CarolinaMORACE Carolina MORACE LA FEDERAZIONE: "ATTIVITÀ NON PRIORITARIA" LANCIATA UNA RACCOLTA FONDI"
 ho appena letto sulla bacheca  Facebook di un contatto questo  post di 


Dovrebbe essere lo sport più puro. Quello che parla di impegno, sacrificio, sorrisi, inclusione. E invece, ancora una volta, sono proprio le atlete e gli atleti con sindrome di Down a rischiare di restare indietro. Non per mancanza di talento, non per mancanza di risultati, ma perché mancano i fondi. Una nazionale italiana che ha già vinto, che ha già fatto suonare l’inno, oggi potrebbe non partire per i Mondiali di Sofia. La scelta della FISDIR di non aiutare questi atleti, 
declassando
l’attività a semplice “esperienza di socializzazione” e voce di bilancio “non prioritaria”, mostra tutti i limiti di un Paese incapace di dare concretezza alla tanto decantata pari dignità sportiva e relega un’intera nazionale italiana in panchina. E allora succede l’assurdo: per poter rappresentare l’Italia, sono costretti a lanciare una raccolta fondi. È una situazione che fa male, perché racconta una contraddizione enorme: riempiamo i discorsi di parole come inclusione, pari opportunità, sport per tutti, ma poi lasciamo soli proprio quelli che incarnano questi valori nel modo più autentico. Lo sport non può essere davvero universale se alcuni devono chiedere aiuto per poter semplicemente scendere in pedana con la maglia azzurra.Dietro questa raccolta non ci sono solo spese di viaggio o di iscrizione, ma c’è il diritto di rappresentare il proprio Paese. Perché l’inno nazionale dovrebbe poter suonare per tutte e tutti, senza eccezioni. Chi vuole dare una mano può farlo qui: https://tinyurl.com/4nh6jmsn

2.4.26

Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due figlie? Sì, certo, ce ne deve importare - Patrizia. cada

Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due figlie?








Perché se fai parte di una compagine politica che si appella a Dio, Patria e Famiglia, se hai il vezzo di imporre i costumi sociali, sessuali, affettivi e famigliari agli altri salvo poi fare quello che ti pare, peraltro affidando incarichi istituzionali alla più giovane che confessa, in un'intervista, che sì ha una relazione con il capo del Viminale, ecco se imponi una morale agli altri, tra cui pure la meritocrazia, ma sei il primo a farti i cazzi tuoi e a piazzare i tuoi cortigiani* dove ti pare, allora me ne importa.
Sì, certo, ce ne deve importare.
Perché hai un ruolo istituzionale, e non solo devi essere intellettualmente onesto, ma devi anche apparire onesto, integro, aderente ai principi che ispirano la tua azione politica. Altrimenti sei un'ipocrita da due lire e non hai titolo per gestire un apparato delicato dello stato.
Io non sono una moralista.
Non sono una bacchettona.
E non sono un'ipocrita.
Detesto se mai l'ipocrisia come la peggiore delle attitudini umane.
(ma poi, a quale oliveto si riferisce?)


*Cortigiani: gente che sta a corte. Senza altro riferimento semantico.

14.3.26

Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato". Locatelli: "Ora parità di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici"

speriamo che le dichiarazioni Locatelli e d Abbodi dopo le 14 medaglie italiane alle paraolimpiadi
2026 non siano solo gazzosa ed ipocrisia


 rai news 
 10:21 14 Marzo Locatelli: "Ora parita' di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici" ''Sono state medaglie bellissime, con tante emozioni regalate al Paese da atleti straordinari'' ha spiegato il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, ospite all'Adnkronos. ''Mi sono emozionata. Questi ragazzi hanno superato, nel nostro immaginario, qualsiasi prestazione anche del passato. Siamo molto orgogliosi di loro''. Dopo il grande successo di Milano Cortina 2026, il ministro Locatelli pensa alle possibilità future del movimento paralimpico: "Utopia pensare a un'unica manifestazione in grado di unire Olimpiadi e Paralimpiadi? Dagli anni Sessanta, quando sono nate le Paralimpiadi, ci sono stati tantissimi cambiamenti nell'organizzazione, nei luoghi, nell'allineamento delle edizioni. Cambiare si può e si deve, perché il mondo è cambiato e sono cambiate le persone. Ci sono esigenze diverse. Si farebbe soprattutto per il diritto di questi atleti di avere lo stesso trattamento. È un dovere''. A cominciare dalla possibilità di far sfilare tutti gli atleti insieme sotto la bandiera olimpica durante le cerimonie: ''Secondo me è davvero possibile - spiega - ed è il momento giusto per intraprendere la strada, ci sono tutti gli elementi. Queste Olimpiadi e Paralimpiadi hanno avuto delle differenze. Nella visibilità, nei premi che vengono assegnati. E penso che i nostri atleti non le meritino, sono tutti straordinari allo stesso modo. Meritano la stessa visibilità, le stesse medaglie, che devono avere lo stesso valore, e lo stesso tipo di organizzazione nella cerimonia, nelle gare. Dobbiamo lavorare tutti insieme per far sì che in futuro sia possibile''.
 10:16 14
Marzo Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato" "È possibile annullare le differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi. E' importante dare l'opportunità di essere visibili, le tribune sono piene e questo vuol dire che questo percorso è già iniziato. Un percorso culturale ed educativo che dobbiamo portare nella società civile, nelle giornate normali dove la differenza ancora si vede. Questo è il lavoro che dobbiamo fare. Sono ancora tante le persone che non vedono una luce, questi ragazzi sono una testimonianza fortissima che invece è possibile. Vogliamo fare in modo che le persone con disabilità capiscano che, attraverso lo sport, è possibile trovare una nuova vita, dobbiamo metterli nella condizione di uscire e trovare delle opportunità". Così Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani, a "Mattina Paralimpica" in onda su Rai2. "Cosa rimarrà di queste Paralimpiadi? Il ricordo di questi giorni felici nonostante il mondo ci offra scenari di guerra. C'è una sorta di ossimoro quotidiano, ma rimarrà soprattutto la voglia di fare sport e dovremo essere pronti a offrire nuove opportunità. Lo stiamo facendo migliorando le infrastrutture, la presenza dello sport a scuola, dando possibilità alle famiglie meno agiate; cè la costruzione di un modello italiano vincente non solo perché è ai vertici, ma perché riesce a coinvolgere più gente contrastando sedentarietà e solitudine", aggiunge il ministro. Che poi, parlando del progetto "Backstage Heroes", sottolinea come sia "la prima volta nella storia olimpica e paralimpica in cui diamo forma a un grazie e credo che aiuti anche nella vita a riconoscere il valore degli altri". Infine un pensiero sulla giornata storica vissuta dall'Italia con "quattro medaglie, il record storico, la felicità di ragazzi e ragazze, dei tecnici e delle famiglie. Una festa dello sport", conclude.

5.3.26

Cari influenzer volete rimanere a dubai sotto le bombe poi non piangetelo se muore e chiedete volin di stato per far rientrare la salma


 Scusate  il  cinismo . ma  quando ci vuole  ci  vuole  per certe  persone  ( ovviamente non sono contro di loro  visto che non son neppure chi siano e che ruolo hanno nella " cultura e società  italiana ' 0ma contro i loro atteggiamento  / scelta discutibile ed opinionabile  che avrà conseguenze anche su  gli altri ) che  fanno    tanto i  boriosi  e  poi    si lamentano  come agnellini  .Potete pure gettarmi 💩ma certe cose mi  fanno .... . Soprattutto  gli eventuali frigioni e piagnoni.  Non si può residenza all'estero soprattutto in paradiso fiscali  e allo stesso tempo mantenere la cittadinanza o la doppia residenza in Italia.  E poi pretendere che lo stato ti aiuti per rientrare da morto.Hai preso tale decisione   , d'accordo , Manon puoi farla pesare su gli altri  soprattutto se ha conseguenze negative  e deleterie . 
Ma ora basta parlare io eccovi l'articolo

Vita da influencer a Dubai, paradiso (fiscale) perduto: Io andarmene? Mai Meglio i razzi delle tasse

I video per rassicurare con la foto dell’emiro sullo sfondo


«Preferisco essere colpito dai missili che dal 50% di tasse». Lo scrive su Instagram Giulio Costantini, 24 anni, professione creatore di modelle AI: di lavoro cioè «crea» procaci ragazze inesistenti a cui poi intesta account Only Fans, «così mi pagheranno la pensione». Tra questo e la formazione di aspiranti creatori di modelle ricava 300 mila euro l’anno. In Italia ci pagherebbe su anche la «tassa etica» sui contenuti per adulti (un bel 25%) «che mi spaventa più della guerra», scrive. Lo ripostano in 11 mila.

Cartoline dall’emirato più chiacchierato, paradiso del tecnolusso senza imposte sul reddito il cui idillio è stato incrinato dai missili iraniani, coi quali molti dei nuovi residenti dal disprezzato passaporto Ue hanno scoperto di trovarsi, in effetti, in Medio Oriente.

Italiani, tedeschi, spagnoli, francesi, hanno reagito (sui social) come un sol uomo: con un video in più lingue che alla domanda «Sei spaventato a Dubai?» risponde «No, ho chi mi protegge», in sovraimpressione sulla sagoma in candida di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Che di Dubai è regnante, premier, vicepresidente, fino al 2024 anche ministro della Difesa, in un mix di modernità dei costumi e strette sui diritti per il quale alcuni politologi hanno coniato il termine «autocrazia tribale». Forse per non indispettirlo, per qualcuno coordinati, i guru social ne hanno fatto in queste ore un’icona social, dedicandogli anche le note di Papaoutai, canzone-inno che dice, nientemeno, «Papà dove sei?».

Online li chiamano i «guru di Dubai»: quelli che si spostano nell’emirato per dedicarsi a trading online, corsi di formazione, marketing, criptovalute, finanza fai-da-te, crescita personale, insomma tutto il menu della nuova ricchezza. Sono

tanti: online, solo tra gli italiani, e nell’ordine sparso con cui ce li propone l’algoritmo dei social, c’è un «consulente per imprenditori» di nome Roberto Fiori, che se la prende contro chi nei commenti definisce Dubai «patria dei nuovi arraffoni» invocando un «forte senso di appartenenza»; una «consulente per imprenditrici», Dori Zein che se la prende «con le fake news, che in un altro Paese un sistema di difesa così ve lo sognate»; l’ex parà Simone Ponti, che fa corsi di allenamento militare e ieri postava «la mia onesta reazione all’attacco iraniano dopo 9 missioni in Afghanistan», cioè una sonora risata. C’è Ustinia, estetista milanese (il nome è russo) a Dubai per inaugurare «il primo salone di bellezza all’italiana»: lo spirito del trasloco è chiarito da un video in cui si sventaglia con mazzette di denaro, e una mano con la scritta «Europa» gliene ghermisce metà mentre la mano «Dubai» arretra rispettosa. Sabato si è filmata mentre dormiva in macchina. «Che paura». Ieri già business as usual, l’inaugurazione del centro è stata «affollatissima, insciallah». C’è la consulente Asia Perre, che vive a Dubai e insegna agli italiani come trasferirsi a Dubai, e loda «l’efficienza della contraerea».

Molto vantata di Dubai è anche la sicurezza, «in Italia non girerei sola alle due di notte», posta Perre. «A Dubai si sta bene», insiste Costantini. «Il cibo costa poco, per due ore di colf spendo cinque euro». Certo, tra le più estese violazioni dei diritti nell’emirato c’è la kafala, la schiavitù legalizzata di chi a Dubai migra non per le crypto, ma per fare il cuoco o le pulizie. «Se vengono è perché gli piace. Sennò andrebbero in America», vaneggia lui. Che online dirà anche di temere più le tasse che i missili, ma nel dubbio è scappato anche dai missili. Ci richiama da Roma. «Ho attraversato l’oman, dormendo nelle montagne. Non è stato bello». Ma «non vedo l’ora di tornare. In Italia ho lavorato. Non funziona nulla». Di cosa si occupava? «Di consulenza». Aiutava cioè i ragazzi a comperare sneakers in edizione limitata.

24.12.25

a volte la realtà è più comica dei film comici . Trending News “Gomorra” e “Suburra” a rischio sanzione? la deputata FdI Maria Carolina Varchi, di Fratelli d’Italia presenta un ddl contro chi “esalta” la mafia. “Censura mascherata da tutela morale

     in questa  caramellosa  e   melliflua     atmosfera    natalizia   oltre  alle  soliter  polemiche strumentali  su  presepi   , alberi  , luminarie , ecc   i nostri  politicanti  e  hano approfittato  (  speriamo 


che   il predidente     della  repubblica    fretello di una  vittima  di  mafia  )   per    fare  una  legge  liberticida  e   mettere  il  silenzio   su  certi argomenti  . Il potere   teme  il  dissenso  artistico e letterario .    Infatti   ho  scoperto     grazie   a questo duo comico
 


 da il  Fqmagazine  el 14\12\2025 

Presentato dalla deputata FdI Maria Carolina Varchi, il ddl sembra esporre serie tv, canzoni e post al rischio di sanzione penale

di
Claudio Savino


Una legge per contrastare gli “episodi di vera e propria apologia della criminalità organizzata, in particolare di stampo mafioso”, che da anni si susseguono “sotto varie forme”. Come, ad esempio, “gli ‘inchini’ dinanzi alle residenze di personaggi legati alla malavita nel corso di processioni religiose” o “la costruzione di altarini e monumenti in memoria di persone legate alla malavita organizzata o mafiosa”. O, ancora, “serie televisive che mitizzano personaggi reali o immaginari delle varie associazioni criminali di stampo mafioso”. È sulla base di questi presupposti che la deputata di Fratelli d’Italia Maria Carolina Varchi ha presentato una proposta per introdurre una norma che prevede fino a tre anni di carcere e una multa da 10mila euro.
Il disegno di legge, che è stato depositato alla Camera lo scorso 14 ottobre e assegnato alla Commissione II Giustizia di cui Varchi è capogruppo FdI, prevede l’estensione dell’articolo 416 del codice penale e introduce il reato di “apologia e istigazione” dei comportamenti mafiosi. La norma, se approvata, non punirebbe soltanto chi “pubblicamente esalta fatti, metodi, princìpi o comportamenti propri delle associazioni criminali di tipo mafioso”. Ma anche chi “ne ripropone atti o comportamenti con inequivocabile intento apologetico ovvero istiga taluno a commettere i medesimi delitti”.
È quest’ultimo passaggio, in particolare, a sollevare qualche dubbio. Formulata in questo modo, la legge sembrerebbe esporre al rischio di sanzioni penali anche opere artistiche, testi di canzoni e post sui social. È la stessa Varchi a indirizzare la sua proposta di legge verso un’interpretazione di questo tipo. In particolare quando, nella relazione introduttiva, inserisce le “serie televisive che mitizzano personaggi reali o immaginari delle varie associazioni criminali di stampo mafioso” e “i testi delle canzoni, che contengono messaggi espliciti di esaltazione della malavita e della criminalità organizzata, attraverso la glorificazione di figure o di episodi ad esse collegate” tra gli esempi di “episodi di vera e propria apologia della criminalità organizzata”.
Secondo la deputata, infatti, queste condotte ad oggi “non configurano nel nostro ordinamento alcun fatto penalmente rilevante” e necessitano quindi di una norma ad hoc, dal momento che “l’indignazione, la condanna mediatica, la stigmatizzazione e l’allarme sociale rimangono le uniche concrete risposte che si registrano”. E chi commette il reato verrebbe punito con “la reclusione da sei mesi a tre anni” e una multa che va dai mille ai 10mila euro. La pena può aumentare di un terzo o della metà se il fatto è commesso attraverso stampa, televisione, Internet o social.
A mettere in luce i possibili rischi interpretativi del disegno di legge è Roberto Saviano, autore di Gomorra, che sul “Corriere della Sera” ha definito la norma “legge Omertà”, perché, a suo avviso, “trasforma il racconto del crimine in un sospetto penale senza intaccare il potere criminale, colpendo invece chi lo osserva, chi lo racconta, chi lo rende intelligibile”.
Secondo l’analisi di Saviano, se questa legge passasse così com’è formulata “solo i tribunali, solo le sentenze, solo i giudici e magari qualche politico” potrebbero trattare pubblicamente il tema della criminalità organizzata. Mentre qualsiasi altro prodotto culturale, come arte, letteratura, musica e cinema, “diventa una zona grigia, potenzialmente criminale”, aggiunge. Per lo scrittore, dunque, si tratta di una “gravissima censura mascherata da tutela morale”. Insomma, la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia, conclude Saviano, “trasforma la cultura in una zona sorvegliata, la narrazione in un rischio penale, il pensiero critico in un sospetto”.

31.10.25

il patriacarto non vive solo negl uomini vive in chi lo giustifica in chi chiude gli occhi in chi chiama rispetto quello che è paura

 Rispondo    con questo   titolo  provocatorio  a  chi mi dice   che  ancora  non è  il 25 novembre    e  che  ho troppa fretta nel giocare  d'anticipo .,  e che  le  femministe   e  le nazi femmiste  mi hanno     fatto il  lavaggio del cervello  con la  teoria   del  patriarcato  .  Lo so che   è  un titolo  provocatorio, perchè non tuttti gli  uomini   e  tutte  le  donne    sono  impregnate  di tale  cultura    , ma  molto spesso  le  provocazioni  ,   come  in questo caso, mettono    o dovebbero in luce una verità spesso trascurata: il patriarcato non è solo un sistema imposto dagli uomini, ma può essere perpetuato da chiunque lo giustifichi, lo minimizzi o lo mascheri da rispetto.  Viviamo in una società che spesso si illude di aver superato il patriarcato, ma la verità è che esso non si manifesta solo nei gesti violenti o nelle parole offensive. Il patriarcato vive anche nei silenzi, nelle
giustificazioni, nelle complicità invisibili. Vive in chi chiude gli occhi davanti alla violenza, in chi chiama “rispetto” ciò che è solo paura. Vive persino in chi, pur non esercitando direttamente il potere, lo difende per convenienza, per abitudine, o per ignoranza.
Questo post nasce dalla necessità di smascherare le forme più subdole di patriarcato: quelle che si nascondono dietro l’indifferenza, dietro le donne che insultano altre donne, dietro chi minimizza il femminicidio o lo trasforma in cronaca sterile. Perché il patriarcato non è solo un sistema maschile: è una cultura che ci attraversa tutti, e che possiamo scegliere di interrompere.



Quindi  smontiamo io  lo  faccio    riportando    un video  so l’indifferenza, la violenza non necessariamente fisica ( vedere video emozionale sopra )  scelto  e riportato perchè racconta    se  pur  rielaborati   episodi in cui il patriarcato è stato difeso o ignorato da chi non lo subisce direttamente.Ma  soprattutto   dovrebbe  far  riflettere su come certe forme di “rispetto” siano in realtà forme di controllo  ed   invitare   a rompere il silenzio, a riconoscere le complicità involontarie e a promuovere una cultura del rispetto autentico l’idea che il patriarcato sia solo maschile, sottolineando che anche donne, istituzioni, o società nel suo complesso possono alimentarlo.denunciamo l’ipocrisia di chi finge di rispettare certe regole sociali, quando in realtà è spinto dalla paura o dalla sottomissione.Invitiamo  alla responsabilità collettiva, perché il patriarcato sopravvive anche grazie all’indifferenza e alla complicità silenziosa.Infatti   esso  è un sistema culturale che si manifesta anche attraververso   l'indiifferenza  , la violenza   psicologica  non necessariamente  fisica  tra  donne  , e la giustificazione di comportamenti oppressivi.

21.10.25

Il silenzio prima del clamore: chi ha tradito Pamela? Quando il lutto diventa show: il caso Genini e la memoria manipolata”

 leggi anche 
 https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2025/10/orrore-ce-un-filo-sottile-che-lega.html

Ma  è  possibile  che ogni femminicidio diventi  spettacolo ? a  quando un intervista  del suo carnefice   ? ovviamente  sono  sarcastico\  provocatorio  ,in  quanto Questo post non cerca colpevoli, ma interrogativi. Perché la giustizia non è solo tribunale: è anche il modo in cui raccontiamo, ricordiamo, e scegliamo di restare umani.

  Infatti  lo sfruttamento di del delitto di Pamela Genini da parte del suo ex e degli amici. per avere ospitate tv e sulla stampa. Il suo "ex" che non vuole neanche restituire il cane della vittima alla famiglia di Pamela e se la porta negli studi tv. Perché nessuno di loro   ha parlato e/o denunciato  se sapeva quando era viva, piuttosto che farlo ora? la vicenda è il classico esempio di quando la memoria diventa merce e il dolore si trasforma in palinsesto, il confine tra testimonianza e spettacolo si dissolve. Il caso di Pamela Genini non è solo una tragedia individuale: è lo specchio di un sistema che tace quando dovrebbe parlare, e parla quando conviene. Perché chi oggi si espone in tv non ha denunciato prima? E cosa significa portare il cane della vittima negli studi televisivi, negandolo alla sua famiglia ? 

16.10.25

non rompeteci le .. il 25 novembre visto il divieto d' educazione sessuale ed emotiva nelle scuole e intanto le donne continuano ad essere uccise

Nel giorno in cui in Italia avviene l’ennesimo #femminicidio la maggioranza di governo discute un 
emendamento che vuole vietare che nelle scuole medie si parli di qualsiasi forma di #educazionesessuale o all’#affettività. Con un blitz sconcertante, la Lega ha vietato per legge l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.   Ora sembrebbe      come  dice su  thereads  samuel.bertozzi.blog : «Boh, a certe persone indigna di più che a scuola si faccia educazione sessuo-affettiva che vivere in un Paese con più di cento femminicidi all'anno.»   infatti    Una decisione miope e pericolosa: si nega ai ragazzi la possibilità di conoscere sé stessi, di capire le proprie emozioni, di imparare il rispetto e il consenso.
Si vuole far crescere generazioni più confuse, più impaurite e più facili da controllare.
In un Paese dove la violenza di genere e l’analfabetismo emotivo sono piaghe quotidiane, togliere educazione affettiva significa solo alimentare il problema.
Non è moralismo, è civiltà.E chi la censura sta scegliendo scientemente di tornare indietro Ma purtroppo Non è uno scherzo, è quello che è accaduto oggi in Commissione Cultura, dove la destra è riuscita a far passare un emendamento al Ddl Valditara a dir poco medievale a prima firma Giorgia Latini (Lega) con cui impedirà di fare educazione affettiva anche nelle scuole medie, dopo averla già cancellata nelle scuole dell’infanzia ed elementari, mentre alle superiori servirà un consenso informato dei genitori.


è  una  foto  sarcastica  rido per  non piangere
 da 25 Novembre: avete ancora voglia di celebrare?
di  UAU Magazine


 Proprio nel giorno dell’ennesimo femminicidio, censurano l’educazione sessuo-affettiva proprio lì dove ce ne sarebbe più bisogno, perché dopo è tardi. E non è un caso. Stanno cercando di allevare i futuri figli “sani” del patriarcato, più soli, più fragili, più inconsapevoli di sé stessi, della propria sessualità e quella altrui, del proprio corpo e del rapporto col prossimo. Questa non è una battaglia tra le tante. Questa è LA battaglia, forse la più importante che esista oggi da combattere. In un solo colpo la destra-destrae  la  debole  ed  frammentaria opposizione     della   sinistra    ha calpestato la libertà d’insegnamento, i diritti dei ragazzi e almeno trent’anni di progresso in tema di prevenzione e alfabetizzazione emotiva. “Siamo al Medioevo”  si  è  limitata   a   denunciare   l’opposizione, con tante scuse a un’epoca decisamente meno oscura e oscurantista dei Pro vita di oggi. Che infatti esultano. Siamo di fronte alla maggioranza di governo più regressiva, repressiva e pericolosa di sempre. Ed   a  un opposizione  che   latita  e  si contorce  fra  le sue contradizioni e  lotte  intestine   .  Ecco un’altra cosa per cui vale la pena scendere in piazza.

 


Quindi cari #politicanti di #maggioranza ed #opposizione evitate di romperci le pelotas con la vostra #ipocrisia il #25novembre

12.10.25

Ilaria Salis e il cortocircuito della destra tra giustizialismo e ipocrisia

Infatti vedremo cosa farà adesso il ministro della giustizia s e accetterà la sua proposta d'essere processata in italia . Se tale destra sarà coerente con la campagna fin qui condotta nei suoi confronti.


Si invoca la libertà, ma solo la propria. Si predica la legalità, però la si piega quando serve a difendere un amico al potere. Si confida nel garantismo come stella polare, salvo quando riguarda un’avversaria
politica. E quindi si esalta l’Europa delle nazioni, purché resti muta davanti ai tribunali che umiliano le persone. Questo è il cortocircuito totale che la destra ha mandato in scena nelle ore e nei giorni successivi al voto del parlamento europeo sull’immunità a Ilaria Salis, flirtando con il giustizialismo e considerando legittimi, per una volta, i processi politici e ideologici che ha combattuto da sempre, soprattutto dall’epoca del berlusconismo in poi.



I sovranisti difendono gli italiani ma solo quando votano come piace a loro

È significativo osservare come la destra al governo abbia strumentalizzato la vicenda per alimentare polemiche e sentimenti populisti, confondendo deliberatamente la protezione istituzionale con il vantaggio personale. Gli stessi sovranisti che tra l’altro dicono di voler «difendere gli italiani», si dimenticano di farlo quando l’italiana in questione non vota nel modo che piace a loro.

L’eurodeputata di Avs presa di mira da pasionarie leghiste e gentiluomini vari
In questa vicenda c’è una parte politica che ha dato il peggio di sé, scagliandosi con violenza contro l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, un profilo da sempre “cavalcato” e preso di mira sui social per provocare reazioni nel proprio elettorato. Per averne una conferma basta scorrere i commenti, rabbiosi e indignati, a partire da quelli di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, passando per tutta la claque formata dalle varie pasionarie leghiste e non solo.

Isabella Tovaglieri per esempio è stata l’autrice del concitato video che riprendeva in diretta il momento della votazione, con tanto di reazione incredula («Nooooo!») che è stata subito trasformata in sfottò virale a sinistra.

La sua collega Susanna Ceccardi è invece l’autrice del famigerato post su X durante la campagna elettorale per le Europee 2024, quando scrisse «O me o lei» contrapponendo la sua immagine proprio a quella di Ilaria Salis, candidata con Avs; Ceccardi tra l’altro arrivò seconda dietro a Roberto Vannacci, e con oltre 33 mila preferenze fu la prima dei non eletti nell’Italia centrale: riuscì a ottenere il seggio solo perché l’ex “generalissimo” scelse un’altra circoscrizione, quella nord-occidentale, e quindi fu ripescata


Il post di Ceccardi per la campagna elettorale europea del 2024.



Altre donne come Silvia Sardone hanno usato toni rancorosi, mentre anche i gentiluomini Vannacci («Salis arrivo! Sto venendo al parlamento europeo per votare la revoca della sua immunità!», annunciò trionfante prima di prendere l’aereo) e Francesco Giubilei si sono accaniti contro Salis.

Già dimenticate le immagini dell’imputata Salis portata al guinzaglio e in catene Meloni, che si fa fotografare senza alcun problema con Viktor Orbán, evidentemente ritiene l’Ungheria una democrazia alla quale guardare con ammirazione: perciò a destra minimizzano le torture giudiziarie, si ironizza sulla “sinistra modello Salis”, si ridimensionano le immagini di una imputata portata al guinzaglio e in catene in un tribunale e alla quale – per sfregio al femminismo, secondo le basiche e al contempo contorte idee
fasciste – fu fatto indossare un paio di stivali con i tacchi a spillo, come ha ricordato lei stessa parlando dell’interrogatorio di convalida dell’arresto (oltre a biancheria e abiti sporchi tenuti per cinque settimane, isolamento e cimici nel letto). Ma, secondo la nostra premier, «anche in altri Stati sovrani occidentali accade che i detenuti vengano portati così in tribunale».

Il prezzo del nuovo realismo che preferisce la convenienza alla coerenza

A ogni modo il voto di Bruxelles, dove una parte consistente della destra ha scelto di non sostenere la risoluzione contro gli abusi del regime ungherese, non è un incidente: è un segnale. Significa che, in nome di una presunta “sovranità”, si è disposti a chiudere un occhio – o entrambi – davanti alle violazioni dei diritti fondamentali. È il prezzo del nuovo realismo, quello che preferisce la convenienza alla coerenza, e che ha salvato con l’immunità Ilaria Salis per un solo voto
Ilaria Salis in catene a Budapest e il dettaglio dei suoi polsi e delle sue caviglie nei fermo immagine del servizio del Tg3 del 29 gennaio 2024 (foto Ansa/Rai).


Il caso Salis è un promemoria del perché esistono le garanzie, lo Stato di diritto. Quelli che oggi si dileggiano come “privilegi” sono gli strumenti che domani potrebbero proteggere chiunque, anche a chi adesso li attacca. L’immunità parlamentare non è un privilegio accordato a una presunta Casta, bensì un pilastro delle democrazie rappresentative moderne, concepito per preservare la libertà e l’indipendenza del mandato elettivo.

Il parlamentare è tutelato in quanto espressione della volontà popolare

L’immunità tutela il parlamentare non in quanto individuo, ma in quanto espressione della volontà popolare: serve a garantire che chi rappresenta i cittadini possa esercitare le proprie funzioni senza timore di pressioni, ritorsioni o persecuzioni giudiziarie di natura politica. In assenza di questa garanzia, il potere giudiziario o quello esecutivo potrebbero interferire con l’autonomia del potere legislativo, minando il principio cardine della separazione dei poteri. Neanche a farlo apposta, appena due giorni dopo il voto su Salis è stata proprio la maggioranza di centrodestra a servirsi dello stesso scudo dell’immunità parlamentare, quando l’aula della Camera ha deciso di non autorizzare procedimenti nei confronti dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano, indagati nella vicenda del generale libico Almasri. Mentre il mondo parlava di altro (l’accordo sulla pace a Gaza), la notizia è passata in sordina.

Una manifestazione dei Radicali di fronte al Consolato onorario dell’Ungheria per Ilaria Salis, nel 2024 (foto Ansa).

L’immunità non implica impunità, non protegge da crimini comuni né da responsabilità morali o politiche, ma solo dalle azioni che potrebbero ostacolare il libero svolgimento del mandato. È, dunque, una difesa istituzionale della democrazia, non un privilegio personale. Chi la confonde con un abuso dimentica che, senza di essa, il parlamento stesso perderebbe la sua voce indipendente, divenendo vulnerabile ai poteri che dovrebbe invece controllare.

Meloni e soci riducono come al solito questioni difficili a slogan

La risoluzione del parlamento europeo che le ha concesso l’immunità per un solo voto è considerata da molti uno scandalo. Domani potrebbe capitare a chi ha votato “no” di averne bisogno. Un approccio che non solo ha inflitto un colpo al principio fondamentale dell’immunità parlamentare, ma ha anche svelato la cinica demagogia della Meloni e dei suoi alleati, riducendo come al solito questioni difficili a slogan. Tutti i parlamentari della destra, invece di confrontarsi con i fondamenti della democrazia rappresentativa e farsene promotori, hanno provato ad affossarli.

9.10.25

uso strumentale della segre reduce dalla shoa

Con questi individui al governo, si sta sdoganando l'odio, con la complicità dell'impunità.Sta a noi, non farci trascinare in questa spirale, che ha l'unico intento, di dividere il paese, per tenere saldo il loro potere.Contro razzismo, antisemitismo e contro l'odio.Sempre dalla parte giusta della storia.Oggi, come ieri.Rispetto , pur  non condividendo le sue opinioni e  i suoi interventi   sulla  politica genocidiaria  d'israele   la senatrice Segre che ha vissuto traumi indicibili. Ma   essa    viene strumentalizzata per nega il genocidio. Infatti  ha   ragione  Frncesca  Albanese  : « Ha un condizionamento emotivo che non la rende imparziale e lucida, dovrebbero parlare gli esperti ».   Infatti sempre  Secondo la giurista, la questione se quanto sta accadendo a Gaza costituisca o meno un genocidio secondo il diritto internazionale dovrebbe essere valutata da esperti legali, non sulla base dell’esperienza personale, per quanto drammatica, di una sopravvissuta.Inizialmente  , era  il 30 ottobre 2019.In Senato è stata appena approvata la mozione a prima firma Liliana Segre con cui è stata istituita la Commissione straordinaria sul razzismo, sull’antisemitismo e sull’odio.Con i voti della maggioranza di centro-sinistra e l’astensione di tutta la destra: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.Dai banchi dei senatori della maggioranza di centro-sinistra parte un applauso lungo, caloroso, commosso. Una vera e propria standing ovation tributata alla senatrice a vita Liliana Segre.Mentre la destra resta seduta, in silenzio, senza neanche applaudire una sopravvissuta ai campi di sterminio nazifascisti con ancora il numero tatuato sul braccio. Oggi, sei anni dopo, quella stessa destra che non ha avuto neppure la decenza di votare una commissione di contrasto dell’antisemitismo sta usando, sciacallando, strumentalizzando non solo il termine antosemitismo ma anche questa donna di 95 anni sopravvissuta all’Olocausto come clava da usare contro la sinistra per accusarla - tenetevi forte - di antisemitismo in modo d'avre l'appoggio della comunità ebraica nazionale ed internazioale soprattutto l'ala sionista dell'ebraismo . Ora mi chiedo con on quale coraggio gli stessi che sono rimasti seduti in Parlamento oggi si permettono di dare patenti di antisemitismo? Gente che non è neppure in grado nel 2025 di definirsi antifascista e di fare totalmente i conti con il proprio passato ma chiede di farlo a gli altri . Io Io ho questo vizio di coltivare la memoria.Quella con la M maiuscola. E quella minuscola.E non parlo di una lettera ma della statura morale dei personaggi.

aprile. 1986. non. solo il. disastro di Chernobyl ma anche il primo collegamento in Italia

È passato. piano che  il 30. aprile. fu. creato (vedere   fotosotto al centro )il. primo nodo  di quella. che. sarà. la prima. rete. interne...