in questa caramellosa e melliflua atmosfera natalizia oltre alle soliter polemiche strumentali su presepi , alberi , luminarie , ecc i nostri politicanti e hano approfittato ( speriamo
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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24.12.25
a volte la realtà è più comica dei film comici . Trending News “Gomorra” e “Suburra” a rischio sanzione? la deputata FdI Maria Carolina Varchi, di Fratelli d’Italia presenta un ddl contro chi “esalta” la mafia. “Censura mascherata da tutela morale
31.10.25
il patriacarto non vive solo negl uomini vive in chi lo giustifica in chi chiude gli occhi in chi chiama rispetto quello che è paura
giustificazioni, nelle complicità invisibili. Vive in chi chiude gli occhi davanti alla violenza, in chi chiama “rispetto” ciò che è solo paura. Vive persino in chi, pur non esercitando direttamente il potere, lo difende per convenienza, per abitudine, o per ignoranza.
Quindi smontiamo io lo faccio riportando un video so l’indifferenza, la violenza non necessariamente fisica ( vedere video emozionale sopra ) scelto e riportato perchè racconta se pur rielaborati episodi in cui il patriarcato è stato difeso o ignorato da chi non lo subisce direttamente.Ma soprattutto dovrebbe far riflettere su come certe forme di “rispetto” siano in realtà forme di controllo ed invitare a rompere il silenzio, a riconoscere le complicità involontarie e a promuovere una cultura del rispetto autentico l’idea che il patriarcato sia solo maschile, sottolineando che anche donne, istituzioni, o società nel suo complesso possono alimentarlo.denunciamo l’ipocrisia di chi finge di rispettare certe regole sociali, quando in realtà è spinto dalla paura o dalla sottomissione.Invitiamo alla responsabilità collettiva, perché il patriarcato sopravvive anche grazie all’indifferenza e alla complicità silenziosa.Infatti esso è un sistema culturale che si manifesta anche attraververso l'indiifferenza , la violenza psicologica non necessariamente fisica tra donne , e la giustificazione di comportamenti oppressivi.
21.10.25
Il silenzio prima del clamore: chi ha tradito Pamela? Quando il lutto diventa show: il caso Genini e la memoria manipolata”
https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2025/10/orrore-ce-un-filo-sottile-che-lega.html
16.10.25
non rompeteci le .. il 25 novembre visto il divieto d' educazione sessuale ed emotiva nelle scuole e intanto le donne continuano ad essere uccise
emendamento che vuole vietare che nelle scuole medie si parli di qualsiasi forma di #educazionesessuale o all’#affettività. Con un blitz sconcertante, la Lega ha vietato per legge l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Ora sembrebbe come dice su thereads samuel.bertozzi.blog : «Boh, a certe persone indigna di più che a scuola si faccia educazione sessuo-affettiva che vivere in un Paese con più di cento femminicidi all'anno.» infatti Una decisione miope e pericolosa: si nega ai ragazzi la possibilità di conoscere sé stessi, di capire le proprie emozioni, di imparare il rispetto e il consenso.
Si vuole far crescere generazioni più confuse, più impaurite e più facili da controllare.
In un Paese dove la violenza di genere e l’analfabetismo emotivo sono piaghe quotidiane, togliere educazione affettiva significa solo alimentare il problema.
Non è moralismo, è civiltà.E chi la censura sta scegliendo scientemente di tornare indietro Ma purtroppo Non è uno scherzo, è quello che è accaduto oggi in Commissione Cultura, dove la destra è riuscita a far passare un emendamento al Ddl Valditara a dir poco medievale a prima firma Giorgia Latini (Lega) con cui impedirà di fare educazione affettiva anche nelle scuole medie, dopo averla già cancellata nelle scuole dell’infanzia ed elementari, mentre alle superiori servirà un consenso informato dei genitori.
| è una foto sarcastica rido per non piangere da 25 Novembre: avete ancora voglia di celebrare? di UAU Magazine |
Quindi cari #politicanti di #maggioranza ed #opposizione evitate di romperci le pelotas con la vostra #ipocrisia il #25novembre
12.10.25
Ilaria Salis e il cortocircuito della destra tra giustizialismo e ipocrisia
| Il post di Ceccardi per la campagna elettorale europea del 2024. |
Altre donne come Silvia Sardone hanno usato toni rancorosi, mentre anche i gentiluomini Vannacci («Salis arrivo! Sto venendo al parlamento europeo per votare la revoca della sua immunità!», annunciò trionfante prima di prendere l’aereo) e Francesco Giubilei si sono accaniti contro Salis.
| Una manifestazione dei Radicali di fronte al Consolato onorario dell’Ungheria per Ilaria Salis, nel 2024 (foto Ansa). |
9.10.25
uso strumentale della segre reduce dalla shoa
16.9.25
DIario di bordo . n 147 anno III Quando il razzismo aveva forza di legge 15 settembre 1935 legi di norimberga\ leggi razziali ., genitori che mettono online le foto dei figli e poi si lamentano se un pedofilo se trova e le usa
sembra oggi .Eppure è successo esattamente il 15 settembre di 90 anni fa
AGI - Una sessione speciale del Parlamento tedesco sotto controllo dei nazisti era stata voluta da Adolf Hitler per approvare quelle che passeranno alla storia come le Leggi di Norimberga: due provvedimenti che rendevano legali discriminazione e persecuzione. L’annuncio ufficiale del Führer era arrivato il 15 settembre 1935, durante il settimo raduno annuale del partito, e la pubblicazione avverrà il giorno seguente. segue su https://www.agi.it/cultura/news/2025-09-15/razzismo-aveva-forza-legge-33169391/ per chi volesse approfondire tale argomento consiglio sempre dello stesso autore e stessa fonte questi due articoli : I II
Non scambiatemi per censore . perchè postare le foto dei bambini ,questo è un mio parere ,poi ognuno è libero di fare ciò che vuole ci mancherebbe. Però poi non ti lamentare e non fare il forcaiolo se i tuoi figli\e sono vitime di un pedofilo che ha usato per i tuoi turpi e depravati usi le tue foto che tu haoi messo sui social
13.9.25
Dopo 25 anni abbiamo sepolto Fabrizio De André sotto una glassa buonista
rimettendo ordine fra la mia cronologia web ho ritrovato questo articolo che pur vecchio
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Teresa Marchesi
Critica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come inviata speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, Effedià - Sulla mia cattiva strada, su Fabrizio De André, presentato al Festival del Cinema di Roma e al Lincoln Center di New York, premiato con un Nastro d'Argento speciale, e Pivano Blues, su Fernanda Pivano. presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.
30.8.25
gli sphigati
Gli sfigati sono come gli zombie: uno fa senso, in massa fanno paura. Sulla pagina Phica e su chi ci sbavava sopra stanno già dicendo tecnicamente la loro psichiatri e penalisti; vista dal balconcino di una rubrica, sembra una patria sommersa per maschi terrorizzati dal potere e dal valore femminile. Non a caso a venire dossierate e poi commentate come frisone in fiera erano spesso donne con ruoli prestigiosi. Lo sphigato, che a tu per tu con ciascuna avrebbe balbettato in soggezione, esorcizzava la propria inferiorità riducendole a pezzi di carne, lombate da valutare con competenza cannibale. Il disastro è che ha potuto farlo in coro e più o meno alla luce del sole. E già che resta un pizzico di righe, diciamo due cose pure sull’ipocrisia dei giornali. Primo: il giochino grafico del Ph è bastato perché tutti scrivessero serenamente il nome Phica. Iniziasse con la F, nove testate su dieci lo chiamerebbero vittorianamente “quel sito” (e il decimo ci aprirebbe per tre giorni la prima pagina, appellandosi sornione al diritto di cronaca). Secondo: non bisogna essere Matusalemme (a proposito di patriarchi) per ricordare quando sui quotidiani a ogni inizio di legislatura si faceva un pezzo per designare Miss Montecitorio o Miss Consiglio, dopo pensosa valutazione delle rappresentanti del popolo. Pezzo di colore, lo chiamavamo, o di alleggerimento. Invece era pesante.
“Il sionismo fallimento totale dell’ebraismo, che ipocrisia su Israele unica democrazia in Medio Oriente”, parla Moni Ovadia
Moni Ovadia è tante cose. Attore, cantante, musicista, scrittore. Soprattutto, è uno spirito libero, coscienza critica che sa andare controcorrente, alla faccia del pensiero unico veicolato dalla comunicazione mainstream. Su Israele, ad esempio.
A Gaza è una mattanza senza fine. I gazawi muoiono sotto i bombardamenti, per fame, per mancanza di cure mediche, ma in Italia si disserta sulla Mostra di Venezia e se è corretto l’uso del termine genocidio per Gaza. Che Italia è questa, Moni Ovadia?
Un Paese che vive di falsa coscienza, retorica, ipocrisia e provincialismo infinito. Un Paese irredimibile
da questo punto di vista. È più grave la parola che lo sterminio. Questi siamo noi. Non tutti, grazie a Dio. L’Italia è un Paese strano: la sua classe politica è devastante, ma una parte della sua gente è straordinaria. Sai che il 66% degli italiani è convinto che la guerra in Ucraina sia stata provocata dagli Stati Uniti e dalla Nato? Il 66%! È una indagine del Censis, roba seria.
In tutto questo, quanto c’è di responsabilità anche della comunicazione e della stampa?
Totale. Ti faccio il caso mio, ma ti prego di prenderlo con tutta la modestia possibile e immaginabile. Io credo di essere una persona che si sia occupata di questa questione da sempre. Non hanno il coraggio di invitarmi a un talkshow. Mi tengono fuori. Ci sono io, c’è Luisa Morgantini di Assopace Palestina più ancora di me. Ma non ci chiamano. Chiamano le compagnie di giro.
Perché?
Perché sono vigliacchi. Sono pavidi vigliacchi. Avrai letto il testo, che condivido parola per parola, di Ariel Toaff. Cosa gli ha detto alla fine: adesso provate a bannarmi, vigliacchi miserabili. Gente che crede di salvarsi facendo tacere le voci di quelli che hanno il coraggio di dire cose scomode.
Qual è per Moni Ovadia la cosa più scomoda che oggi andrebbe detta alla diaspora ebraica?
La cosa più scomoda? Che il sionismo è il più grande fallimento di tutta la storia ebraica. Dall’11 al 13 agosto c’è stato a Vienna il primo Congresso mondiale degli Ebrei antisionisti. Naturalmente nessuno ne ha dato notizia. Eppure, sarebbe stato interessante coglierne gli umori, riportarne le motivazioni, anche criticamente se vuoi. Niente di niente. Io sono abbastanza d’accordo con le due linee dell’ortodossia ebraica che dicono che lo Stato sionista è blasfemo sul piano ebraico e criminale sul piano umanitario. Più fallimento di così! Guarda che l’antisionismo è fondato nel Talmud: gli ebrei non devono avere una sovranità nazionale. Perché il sogno di Eretz Israel è tutt’altro che una nazione. Sai cos’è Eretz Israel? È una Terra dove vivi da straniero tra gli stranieri. Per questo diventa Santa. I sionisti hanno scambiato l’idea della Terra promessa con la promessa di una Terra. Che è tutt’altro. C’è un versetto del Levitico, quello in cui Dio disse agli ebrei di creare il Giubileo, una specie di rivoluzione sociale ogni cinquant’anni. Il versetto dice anche (Moni lo recita in ebraica in una cantilena armoniosa, ndr): “La Terra non verrà venduta in perpetuità, perché la Terra è mia. La Terra è di Dio, non dell’uomo”. E poi prosegue rivolgendosi al popolo ebraico: “Tu vi abiterai come soggiornante straniero, insieme agli stranieri che godranno dei tuoi stessi statuti. Ricordati che sei stato in terra d’Egitto!”. E l’ultimo pezzettino del verso dice: “Perché voi tutti davanti a me siete solo stranieri soggiornanti”. Un brillante traduttore delle Scritture, proprio questa estate, ha tradotto in italiano: “Perché voi tutti, davanti a me, siete solo meticci avventizi”. La parola straniero, Gher in ebraico, in ebraico biblico vuol dire straniero, residente e convertito. I sionisti sostengono che si riferisce solamente al convertito. Io dico no, perché c’è scritto: ricordati che fossi straniero in terra d’Egitto. Gli ebrei non erano convertiti in terra d’Egitto, erano stranieri, schiavi. Il sionismo è proprio il fallimento totale dell’ebraismo. Totale.
Da cittadino del mondo, da ebreo antisionista, da uomo di cultura, cosa provi di fronte alle immagini di quei bambini di Gaza ridotti a scheletri umani?
Come essere umano provo lo stesso orrore di quando ho saputo della Shoah. Lo stesso orrore. Vedo riprodursi la logica e la mentalità nazista. L’aveva già detto un grande sionista, Yeshayau Leibowitz. Nel 1968, Leibowitz, un fervente sionista grande studioso dell’ebraismo, disse, dopo la Guerra dei Sei giorni: “Restituite quei territori immediatamente, altrimenti questo Paese assisterà alla nascita del giudeonazismo”. Non ti dico la valanga d’improperi che gli vomitarono addosso. Lui aveva capito tutto. Come essere umano vedo lo stesso orrore. E come ebreo sento il più grande tradimento che io abbia ricevuto nella mia vita.
Eppure, c’è ancora chi, in Italia, definisce Israele l’unica democrazia in Medio Oriente.
Quando ti dicevo della retorica, dell’ipocrisia. Questa è una grande cavolata, per usare un eufemismo. Una democrazia non si comporta così. Anche se oramai l’Occidente ha accettato che l’importante è che tu vada a votare ogni quattro-cinque anni, se poi stermini un popolo, pazienza. Questo sarebbe la democrazia! L’Occidente è fallito. E noi che sosteniamo il popolo palestinese, i gazawi, noi stiamo combattendo per la salvezza dell’umanità, altrimenti l’umanità sprofonderà nella più abissale barbarie in cui abbia mai vissuto.
Tu che giri l’Italia, sia per i tuoi spettacoli teatrali sia per tanti dibattiti, che rispondenza stai trovando su questo tema soprattutto da parte dei giovani?
Ottima. I giovani che incontro sono molto vivi. Vedi, io avevo un sentimento, sapevo che facevo parte di una gente che era sopravvissuta ad uno sterminio. Ma sai quando c’è stata la svolta della mia vita?
Quando e perché?
Quando Luciano Segre, professore di storia nella mia scuola, ero al primo liceo, fu incaricato di fare la commemorazione del 25 Aprile, dagli altoparlanti che avevano appena installato. E lui fece un’ora memorabile, mettendo la resistenza antifascista in relazione con la lotta di classe. La mia vita svoltò di colpo. Avevamo maestri allora, grandi maestri. I giovani hanno bisogno di maestri del genere. A loro ripeto: chi è indifferente è già colpevole. Schierarsi è un dovere morale. L’ho scritto e lo ripeto a te che scrivi su un giornale che su Gaza ha preso coraggiosamente posizione. Un giorno, quando i peggiori dittatori del futuro compiranno crimini indicibili con apparente legittimità, e qualcuno proverà a invocare i diritti umani, essi potranno rispondere: “Zitti, buffoni. Cosa avete fatto con la Palestina?”. E avranno ragione. Non avremo più titolo per parlare. Dobbiamo riconquistarci quel titolo, ricostruire la nostra credibilità morale. L’umanità ha impiegato secoli per arrivare alla Dichiarazione universale dei diritti umani. I cosiddetti democratici occidentali l’hanno calpestata. Hanno fatto carne di porco della legalità internazionale. Io non ho ricette in tasca. Ma so una cosa: dobbiamo alzare la voce, e farlo con forza. Basta understatement, basta diplomazie. C’è una sola soluzione, limpida, netta, necessaria: uno Stato unico per tutti gli abitanti della Palestina storica. Tutti con gli stessi diritti. Tutti, fino all’ultimo. Persino il diritto di camminare deve essere garantito. non si illudano gli indifferenti. Gramsci, che de l’Unità è stato il fondatore, ce l’ha insegnato: sono i più detestabili, i più codardi, perché non si assumono la responsabilità della storia.
Cosa si prova quando – se si intraprendono certe battaglie e si definisce quello che accade a Gaza un genocidio – si è tacciati di antisemitismo?
Guarda, le parole nella società occidentale hanno perso il loro senso. C’è stato uno sterminio delle parole. La mia amica Valentina Pisanty ha scritto in proposito un bellissimo saggio, La parola bloccata, in rapporto all’antisemitismo. È uno strumento micidiale che è usato strumentalmente, in maniera vergognosamente cinica, per distruggere il pensiero critico. Io combatto questa accusa, come se mi dicessero fascista. E ti dico un’altra cosa, a proposito dell’uso strumentale di questa parola, così come della Shoah (la peggiore forma di blasfemia): i sionisti sono antisemiti. Vuoi un esempio?
Certo che sì.
Quando ci fu l’attentato al Bataclan, a Parigi, e contemporaneamente al supermarket kosher, Netanyahu corse a Parigi a esibirsi e disse agli ebrei francesi: venite in Israele, non siete più sicuri qui. Questa cosa fece incavolare alla grande il rabbino capo francese, perché gli ebrei francesi stanno benone lì dove sono. Aldilà di questo episodio, comunque emblematico, scrissi in un mio libro che c’era una latenza antisemita nel sionismo. Io dissi che Bibi vuole finire il lavoro di Hitler: niente ebrei in Europa. Ma perché, un ebreo non può vivere dove pare a lui? La linea revisionista del sionismo, quella da cui proviene Netanyahu, prese contatto con i nazisti, dicendo: noi abbiamo lo stesso obiettivo, voi volete cacciare gli ebrei dall’Europa, non li vogliamo prendere nella Terra d’Israele.
C’è chi ha scritto e detto che a Gaza è morta l’umanità. A Gaza sta morendo anche la speranza?
Se non sta morendo è in condizioni disperate. Il 31 agosto partirà dall’Italia la Global Sumud Flotilla, centinaia e centinaia di imbarcazioni che vengono da quaranta Paesi. È una iniziativa di straordinaria significanza che va sostenuta in ogni dove. Vedi, il mio sogno sarebbe una marcia di tre-quattro milioni di persone che si muovono verso Gaza.
In Israele c’è chi scende in piazza contro Netanyahu e il suo governo...
Sostanzialmente per gli ostaggi. Hai visto sventolare bandiere della Palestina o ascoltato slogan per i palestinesi? In Israele ci sono minoranze illuminate, coraggiose, ma sono piccole. Israele o capisce che la sua storia è finita e accetta uno Stato binazionale o finirà in una guerra civile.
Riconoscere lo Stato palestinese. Se non ora, quando?
Riconoscere una virtualità…Comunque va benissimo. L’importante è non fermarsi all’enunciazione, ma agire di conseguenza fintantoché quello Stato non sia realizzato nei territori stabiliti dall’Onu con risoluzioni che Israele ha bellamente ignorato. E poi, come chiede il movimento pacifista, l’Italia come minimo dovrebbe porre fine alla ignobile vendita di armi a Israele, bloccare ogni accordo commerciale, come si fece per l’apartheid in Sudafrica. E qui è molto più grave che in Sudafrica.
17.7.25
che strano La meloni e company che criticano israele perchè esistono le vite di serie A e le vite di serie B.
di cosa stiamo parlando
Gaza, colpita la chiesa dell Sacra Famiglia: ferito a una gamba padre Gabriel Romanelli
Colpita da un raid la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza. Il Patriarcato latino di Gerusalemme conferma che l'attacco alla chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza ha provocato tre morti e 10 feriti. Si è infatti aggravato il bilancio delle vittime. Due invece sono gravi, cinque sono in condizioni stabili e tre sono feriti leggeri. Ferito alla gamba il parroco, don Gabriel Romanelli. Secondo quanto risulta all'Ansa, da fonti vicine al Patriarcato di Gerusalemme, Israele si sarebbe giustificato affermando che si sarebbe trattato di «un errore di tiro». Informato dei raid israeliani anche Papa Leoen XIV, questa mattina, a margine di una udienza a Casetl Gandolfo, ad un gruppo di pellegrini.
«I raid israeliani su Gaza colpiscono anche la chiesa della Sacra Famiglia. Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta dimostrando da mesi. Nessuna azione militare può giustificare un tale atteggiamento». Ha dichiarata in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Le vittime
Sono Saad Issa Kostandi Salameh, 60 anni, portinaio della parrocchia di Gaza, e Foumia Issa Latif Ayyad, un'anziana donna, due delle vittime dell'attacco israeliano contro la chiesa della Sacra Famiglia nella Striscia. Lo riferisce Vatican News. Secondo fonti locali, la donna di 84 anni si trovava nel momento dell'attacco in una tenda della Caritas adibita a centro per il sostegno psicologico a sfollati e popolazione palestinesi.
«Gli attacchi dell'esercito israeliano contro la popolazione civile a Gaza non sono più ammissibili. Nel raid di questa mattina è stata colpita anche la Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, un atto grave contro un luogo di culto cristiano. Tutta la mia vicinanza a Padre Romanelli, rimasto ferito durante il raid. È tempo di fermarsi e trovare la pace». Lo scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Ferito padre Gabriel Roamanelli
Padre Gabriel Romanelli è il parroco della chiesa della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cattolica nella Striscia di Gaza. Argentino di origini italiane e membro dell'Istituto
27.6.25
DIARIO DI BORDO N 132 ANNO III . Alvaro vitali un pezzo d'italia che se ne va ., Usa, condannato a morte giustiziato in Mississippi dopo 50 anni di carcere ., Il fidanzato morì in un incidente, la storia di Stefania: cerca e ritrova online l’Oss che la accudì in ospedale
consumarla in privato, sui social, nelle chat, nei realityshow e nel trash o nei pochi film dozzinali che tentano imitare quel periodo . Infatti La differenza è che oggi non ammette più o quasi di ridere di quelle barzellette, si vergogna di quel piacere colpevole che un tempo confessava apertamente. Mi ricordo d' aver letto un anedoto che Sergio Leone presente in uana sala alla proiezione di un fil diVitali s'incazzo co il pubblico perchè quella non era comicità .Ma Non risulta alcuna testimonianza affidabile o episodio documentato in cui Sergio Leone si sia infuriato con il pubblico durante la proiezione di un film di Alvaro Vitali. Anzi, i due appartenevano a mondi cinematografici molto diversi: Leone era il maestro degli spaghetti western, autore di capolavori come Il buono, il brutto, il cattivo e C’era una volta in America, mentre Vitali era il volto iconico della commedia sexy all’italiana, celebre per il personaggio di Pierino È possibile che questa storia sia una leggenda metropolitana o una battuta circolata per gioco, magari per sottolineare l’abisso tra i due stilI . Infatti ecco mi dice copilot ( la Ia di bing.com ) da me interpellato
sergio leone era presente in sala diurante la proizione di un film d vitali e s'incazzo con il pubblico perchè ridevaNon ho trovato conferme dirette a quell’aneddoto specifico su Sergio Leone che si arrabbia con il pubblico durante la proiezione di un film di Alvaro Vitali. Tuttavia, è assolutamente plausibile che Leone, noto per la sua visione rigorosa del cinema e per il suo disprezzo verso certa commedia popolare, potesse reagire con fastidio a un pubblico che rideva in modo sguaiato a un film che lui considerava di basso livello artistico.Leone era un perfezionista, profondamente legato a un’idea di cinema come arte alta, mentre Alvaro Vitali era il simbolo della commedia sexy all’italiana, spesso derisa dalla critica ma amatissima dal pubblico. Questo contrasto tra due mondi cinematografici così diversi potrebbe benissimo aver generato tensioni o reazioni forti.
Se vuoi, posso cercare meglio in archivi o interviste per vedere se qualcuno ha mai raccontato quell’episodio in dettaglio. Vuoi che approfondisca?
si grazieHo fatto una ricerca approfondita, ma non ho trovato fonti affidabili che confermino l’aneddoto secondo cui Sergio Leone si sarebbe infuriato con il pubblico durante la proiezione di un film di Alvaro Vitali. Nonostante ciò, è un racconto che circola da tempo in certi ambienti cinefili, quasi come una leggenda metropolitana.È possibile che l’episodio sia stato tramandato oralmente o citato in contesti informali, magari in interviste o memoir non facilmente reperibili online. Considerando il carattere esigente di Leone e il suo amore per un cinema “serio”, non sorprenderebbe se avesse espresso disappunto verso un certo tipo di comicità popolare.
Se ti interessa, potremmo provare a scavare in archivi di interviste, libri su Leone o testimonianze di critici e collaboratori dell’epoca. Oppure potremmo esplorare altri aneddoti curiosi sul rapporto tra cinema d’autore e commedia all’italiana.
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leggedo su tgcom24 tramite msn.it questa notizia mi viene in mente questa elucubrazione
© Afp
Infatti secondo tgcom24
......
concludo questo numero con una storia a lieto fine
Il fidanzato morì in un incidente, la storia di Stefania: cerca e ritrova online l’Oss che la accudì in ospedale
Una storia drammatica che dopo sei anni, però, trova un po’ di sollievo grazie ai social. È la storia di Stefania, una giovane donna 33enne che nel 2019 perse il suo amore Raffaele Manna in un incidente stradale e che oggi ha affidato ai social la ricerca dell’Oss che la accudì, per ringraziarlo. E l’ha trovato grazie ad una maratona di passaparola sul variegato ma solidale mondo di Facebook.
«Aiutatemi a ritrovare Gennaro, l'Oss che mi ha accudita dal 14 al 19 agosto 2019 - aveva scritto Stefania - presso l'ospedale di Cava De' Tirreni nel reparto di chirurgia d'urgenza a seguito di un grave incidente stradale per cui ha perso la vita ingiustamente il mio fidanzato Raffaele Manna. Non ce l’ha fatta dopo 15 giorni di coma all'Umberto I di Nocera Inferiore. Ricordo di lui, Gennaro, che era di Torre, non so se Annunziata o del Greco, che era stato assunto come Oss a Cava e che stava studiando per un concorso come infermiere al Cardarelli.
«Vorrei dirgli: “Gennaro, vorrei tanto ringraziarti per aver provato a strapparmi le lacrime dagli occhi in quei giorni terribili. Ti lasciai un biglietto sotto al cuscino il giorno delle dimissioni. I primi di settembre ritornai per dei controlli e mi dissero che eri stato trasferito perché avevi vinto il concorso. Ho bisogno di abbracciarti, non so più come rintracciarti. Spero che anche un social possa fare la sua parte per rendermi felice”».
Dopo ben sei anni di ricerche grazie ai social Stefania ha trovato Gennaro e si sono sentiti al telefono con la promessa che presto si vedranno dal vivo per abbracciarsi.
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...



