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17.2.26

chi comanda chi di Giulia Acerba

Il primo anno di insegnamento ho avuto la fortuna di farlo insieme al Maestro Tonino. Era un maestro con la emme maiuscola.Non appena mi vide arrivare in classe mi diede massima fiducia e questo i bambini lo sentirono. Mi chiese: cosa ti piacerebbe fare?
E io, che ero fresca di studi teatrali, gli dissi: teatro!
E lui: allora facciamolo!
Era venuto fuori un progetto bellissimo, con la classe divisa in due gruppi per tutto l’anno. Poi lui si adoperò per costruire un enorme materasso con i buchi perché lavoravamo sul testo Nel paese delle



pulcette di Beatrice Alemagna. Tonino lavorava in coppia con Concetta. Anche lei fu molto accogliente e mi diede carta bianca e mi fece capire nella pratica cose che sapevo a livello teorico.
Una volta Tonino portò i bambini nella sala tv (allora non c’erano le LIM nelle classi) e gli fece vedere l’inizio di 2001 Odissea nello spazio. Da lì partì per insegnare la preistoria. Ricordo che, non solo quell’anno, nell’insegnamento dell'evoluzione si metteva molto l’accento sull’importanza del pollice opponibile che da scimmie ci aveva aiutato a diventare Sapiens Sapiens.
Penso sempre al pollice opponibile che è stato per anni motivo di vanto e volano di avanguardia e ora si ritrova ad andare su e giù tra pagine di pubblicità di yogurt greco e bambini morti a Gaza, tra video di coppie felici che hanno lasciato tutto per andare a vivere in un camper e pensano che a me interessi qualcosa e video di psicologi che spiegano cos’è l’ADHD o il disturbo narcisistico, pensando che a me interessi qualcosa.
Penso sempre al pollice opponibile quando mi ritrovo al tavolo con amici e familiari e ad un certo punto qualcuno tira fuori il telefono che ci hanno venduto come intelligente per guardare un video o rispondere a un messaggio o leggere una mail o mettere un cuoricino al buongiornissimo caffè della zia lontana.
Penso sempre al pollice opponibile quando vedo foto e video di gente in tutte le sacrosante salse, foto dei bambini, foto degli anziani, foto di gente vulnerabile che aiuta a prendere like ma forse potendo scegliere non deciderebbe di stare sotto al pollice di qualcuno.
E mi chiedo: ma quando è che abbiamo cominciato a farci rubare le mani e gli occhi?
Perché è proprio così. Siamo tutti dei tossici con un telefono in mano che ci ruba le mani (almeno una) e gli occhi (quelli tutti e due). Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo scemi, ci sta allontanando dalle priorità, ci fa sembrare tutti delle persone d’affari, ma ci sta levando la calma, il tempo lento, la capacità di aspettare.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo schiavi delle notifiche, delle reazioni immediate, della paura di mancare chissà quale evento, del timore strisciante di non essere abbastanza idratati, palestrati, salutari e felici, di non avere abbastanza amici, abbastanza vestiti, di non essere abbastanza green.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, che in inglese vuol dire anche elegante, ma cosa c’è di elegante nel sapere i voti dei nostri figli prima di loro? Di ricevere a qualsiasi ora le idee di chiunque che ci rimbalzano in faccia? Di vivere sotto il ricatto delle spunte blu? Di vedere quelle immagini orribili create con l’intelligenza artificiale o quelle frasi penose che girano nelle giornate a tema e vengono rimpallate sui telefoni di molti da zie, nonne e persone di una certa età che non sono stati minimamente educati all’uso di queste tecnologie.
Nessuno, in effetti, lo è stato. Tutti ora ci troviamo ad annaspare. C’è gente che gira con il telefono al collo, come un cappio. C’è gente che ne ha uno personale e uno per il lavoro. C’è gente che ha chat piene di gattini e altre piene di foto dei figli che sciano. C’è gente che va al mare o ad Auschwitz e, indistintamente, carica sullo status whatsapp decine di foto, tendenzialmente orribili.
Io sono la prima a ritrovarmi con le mani e gli occhi sporchi quando ho uno smartphone in mano perché a me piace tantissimo rimanere in contatto con i miei amici e ne ho tanti sparsi per il mondo quindi io ci vado a bagno con WhatsApp e i cuoricini e i commenti allo stato.
Io sono la prima a perdere ore delle mia vita a vedere reel di gente che mi vuole insegnare la vita anche se non gliel’ho chiesto. Avrei il potere di chiudere, certo, ma a volte il pollice opponibile si oppone e mi dice: NO, NON TI FERMARE, VOGLIO CONTINUARE A GUARDARE! Chi comanda chi?
Io sono la prima a cui piace tenersi informata sui social, vedere cosa fanno Tizio, Caio e Sempronio, guardare i video di quello stand up comedian che mi spegne il cervello o leggere i post di quella scrittrice che scrive troppo bene, però a volte mi ritrovo letteralmente col cervello liquido, con una sensazione di sporco addosso, per tutto il tempo perso.
Beh, tutto ciò è più che ovvio. Basta guardarsi attorno su un autobus o in aeroporto o per strada e noterete bene che le teste basse sono molte e sono molte anche le teste basse di persone che usano lo smartphone anche mentre guidano (le mani secche!).
Come ci si difende da tutto ciò?
Difficile a dirsi, difficile a farsi.
Io provo ancora ad andare in giro con un Nokia, ma ho un numero whatsapp che leggo da casa e da uno smartphone senza scheda.
Ho un lavoro che me lo permette? Sì.
A volte ho bisogno di internet e lo chiedo a qualcun altro? Sì.
Rimango tagliata fuori dal mondo per non avere internet sempre con me? No, chi mi conosce sa che se vuole una risposta in tempi brevi o mi chiama o mi manda un sms.
Sento differenza tra quando esco con il Nokia e quando esco con lo Smartphone perché mi serve per forza per qualcosa? Tantissima.
Il Nokia lo prendi in mano per due motivi: chiamate e sms.
Lo smartphone lo prendo in mano per un miliardo di azioni: chat, stati WhatsApp, post, giornali, Trenitalia, mail personale, mail di lavoro.
La differenza di pulizia degli occhi e delle mani è palese.
Io cercherò il più possibile di mantenermi gli occhi e le mani pulite.
L’altro giorno dal bus si vedeva un tramonto stupendo che rendeva Genova rosa e poetica. Mi è scappato da dire CHE MERAVIGLIA. Il signore davanti a me ha sorriso. La signora a fianco a me aveva gli auricolari e guardava bulimicamente video su Instagram e fra un cuoricino e l’altro si è persa uno dei cieli più belli del 2026.
Non è elegante né intelligente perdersi un tramonto su Genova. Non lo è e non lo sarà mai.
La prossima volta potrei dirle: signora, si sta perdendo un tramonto bellissimo.
Molto probabilmente mi sentirò rispondere: signora, lei sta perdendo un’occasione per farsi i cazzi suoi.
0-0 palla al centro.
Giulia Acerba
Illustrazione di Anna Godeassi

4.2.26

[ Grammatica del creato ] ecco perchè non sono ateo

 La riflessione  di Enrico Carbini    che  trovate nelle  righe  sotto pur essendo   confessionale  , egli  è  un Testimone di Geova , arriva  anche  se  per  strade  diverse alla  stessa mia  conclusione  del precedente post   in cui   replicavo  alla  sua  affernìmazione  che  la  vita  sia   solo  frutto  di Dio   .
Infatti  Il dibattito  (  non solo  fra  me  è  lui o  loro visto  che  spesso  vengono in coppia   a  trovarmi  all'associazione  volontariato ) tra progetto divino ( creazionismo/disegno intelligente) ed evoluzione biologica contrappone spesso una visione teologica, che vede la vita come parte di un disegno preordinato, a una scientifica, basata sulla selezione naturale. Tuttavia, molte visioni moderne cercano una sintesi, non considerando la teoria evolutiva contraria alla fede . 


Ma   ora   bado  alle  ciancie   ed  entriamo  nel vivo  del post    .  Ecco  la  sua riflessione  

  Gli animali non hanno un’idea astratta di “protezione”, non la pensano, la incarnano. Il cane non “difende” il neonato: lo custodisce. È una differenza sottile ma enorme. La difesa nasce dalla paura di una minaccia; la custodia nasce dal riconoscimento di una vulnerabilità. Quel gesto della testa appoggiata è per dire “sono qui, il mio peso, il mio calore, il mio respiro delimitano uno spazio sicuro”.


E quando la madre lo allontana e lui torna, è fedeltà a una percezione interna. Come se dicesse: “Tu vedi una scena, io sento una necessità”Questo dice molto anche su di noi. Noi umani abbiamo trasformato la protezione in un concetto complicato: norme, paure, controllo, ansia, responsabilità, proprietà (“è mio figlio, è mio dovere”). Gli animali invece ci mostrano la protezione come prossimità. Non fare qualcosa per qualcuno, ma stare con qualcuno. Una presenza che non si sposta.
C’entra qualcosa Dio in tutto questo?
Se Dio è creatore della vita, come in effetti è, allora quel gesto fa parte della grammatica del creato. Non è un’aggiunta morale, è una struttura di base dell’essere: la vita tende a riconoscere la vita, soprattutto quando è fragile.Dio non ha “insegnato” la protezione, l’ha scritta nella struttura della vita stessa.L’esistenza di Dio, non si riconosce tanto nei miracoli spettacolari,ma in questi micro-gesti in cui la vita si prende cura della vita.Si può dire che quel cane è una delle frasi più convincenti della sua esistenza.

Un abbraccio a voi tutti  ❤️

22.1.26

La capacità del castoro di costruire dighe è un prodotto dell’evoluzione? O è frutto di un progetto? secondo me entrambe le cose



da un opuscolo lasciatomi da i testimoni bottega all'associazione del commercio equo e solidale .






Troy Harrison/Moment via Getty Images




Le dighe costruite dai castori possono misurare fino a 850 metri di lunghezza e 5,3 metri di altezza. Come fanno i castori a costruire strutture così grandi ?
Per prima cosa abbattono e tagliano alberi che generalmente hanno una circonferenza inferiore ai 30 centimetri. Conficcano rami robusti sul fondo di un corso d’acqua perché fungano da pali verticali, e intrecciano rami e canne tra i pali. Poi stabilizzano la struttura ancorandola al fondo con grandi rocce e fissandone le due estremità a un albero o a un grosso masso. Sul lato a valle della diga aggiungono anche dei pali di rinforzo per fare in modo che la struttura resista meglio alla corrente. Sul lato a monte, invece, sigillano la diga con ramoscelli, erbacce e fango. Inoltre costruiscono canali di scarico su entrambe le estremità della diga per deviare l’acqua in eccesso, e quando ci sono forti piogge li ampliano.


Rappresentazione schematica della diga di un castoro in cui si vedono (1) pali verticali, (2) rami intrecciati, (3) pali di rinforzo, (4) rocce di ancoraggio e (5) ramoscelli ed erbacce misti a fango

Secondo i ricercatori, le dighe costruite dai castori hanno effetti positivi sull’ambiente circostante. Per esempio, riducono l’erosione del suolo, migliorano la qualità dell’acqua e innalzano il livello delle acque sotterranee. Inoltre, in molti casi, corsi d’acqua che prima andavano in secca iniziano a scorrere tutto l’anno. Le dighe riducono anche l’impatto delle inondazioni creando zone umide che assorbono l’acqua durante le forti piogge. Quando scoppia un incendio, queste zone umide possono perfino costituire una barriera naturale contro il fuoco e restano spesso le uniche aree in cui continua a crescere la vegetazione. Inoltre, le zone umide che si formano grazie alle dighe dei castori creano l’ambiente adatto per molte specie animali.
A seguito di uno studio, alcuni scienziati hanno concluso che “le dighe dei castori sembrano strutture ideate da un ingegnere”. In effetti, in Nordamerica dei ricercatori hanno costruito molte dighe simili a quelle dei castori. Quindi non c’è da stupirsi che i castori siano stati spesso chiamati “ingegneri dell’ecosistema”.po

15.12.25

recensioni del filosofo imperinente : Riflesso perfetto di mattia surroz. Contro il silenzio imposto: l’amore come atto di verità




Riflesso perfetto di Mattia Surroz, pubblicato da Sergio Bonelli Editore — la casa editrice che ha dato vita a Dylan Dog, uno dei personaggi a fumetti che ho più amato — è una graphic novel che tocca corde scoperte e mi ha emozionato profondamente.
Da poco ho perso mio padre e chi ha vissuto la lacerante esperienza di accompagnare un proprio caro in una struttura per anziani sa bene cosa intendo. Alcune riflessioni presenti nel libro mi hanno riportato a quei giorni, a quei mesi sospesi, fatti di dolore silenzioso e senso di colpa.
Inoltre,come Enea,ho vissuto un’adolescenza privandomi della felicità sentimentale, punendomi. Nel mio libro Sulle tracce dell’altrove ho raccontato proprio di queste punizioni che mi sono autoimposto, di quel senso di colpa interiorizzato che per anni ha accompagnato me e molti altri.
Una società omofoba riesce a isolarti lentamente, nel tempo, fino a convincerti che la rinuncia sia una forma di protezione. Per chi è stato a lungo emarginato dalla Storia, il rischio è sempre quello di fare la fine di Enea.
Surroz racconta anche qualcosa che raramente trova spazio nella narrazione: l’amore maturo. Spesso si parla di corpi giovani, sinuosi, erotici, pensati per stimolare le fantasie del lettore, ma quasi mai dell’amore che attraversa gli anni, che riguarda le persone adulte. Eppure, come cantava Franco Battiato, «i desideri non invecchiano quasi mai con l’età».
Enea e Giacomo si scoprono in gioventù e, a causa dei pregiudizi sociali, si perdono. Tuttavia restano saldamente ancorati l’uno nell’anima dell’altro. Come Enea, anch’io ho pensato che «la fantasia degli infelici ha confini più vasti di quella degli altri». Da ragazzino ero un Charlie Brown malinconico, capace di immaginare il futuro ma incapace di scorgerne davvero i confini.
Fortunatamente, con il passare degli anni, ho conosciuto la persona che amo. È stato lui a spalancare le finestre che tenevo chiuse e ad abbattere i muri che avevo eretto per proteggermi dalle delusioni. Grazie a lui, e a differenza di Enea, ho imparato a volermi bene davvero perché, citando ancora il caro Battiato, non possiamo pregare il tempo: «Se penso a come ho speso male il mio tempo / che non tornerà, non ritornerà più».
Ho scoperto questo libro grazie al mio ragazzo e, una volta terminato, mi è rimasto addosso. Serve una grande sensibilità per creare e raccontare una storia così toccante.
È bellissima l’immagine secondo cui ognuno di noi è un’isola e i sentimenti che proviamo diventano ponti. Quando ci innamoriamo, andiamo a vivere lì, proprio nel mezzo, e costruiamo un rifugio. Toni poetici accompagnano un connubio riuscitissimo di immagini meravigliose e impattanti.
Ci vuole coraggio a raccontare e pubblicare libri così intensi, in una società che vorrebbe nascondere chi non ama secondo il vangelo eteronormativo. Surroz narra tutto senza aggiungere né dipingere il superfluo: parla una scrittura serrata ed empatica, che lascia spazio al significato più profondo della parola Amore.


©️ Cristian A. Porcino Ferrara IL FILOSOFO IMPERTINENTE

16.10.25

diario di bordo n 152 immmigrazione non è solo un pericolo la storia di Francois Bazie, 45 anni, originario del Burkina Faso ed ex rifugiato politico, è arrivato in Italia nel 2015. Oggi vive sulle colline sopra Carrara, dove ha fondato un’azienda vinicola. ., rifiuti zero il caso di capannori ( toscana )

Francois Bazie, 45 anni, originario del Burkina Faso ed ex rifugiato politico, è arrivato in Italia nel 2015. Oggi vive sulle colline sopra Carrara, dove ha fondato un’azienda vinicola. Si tratta di terre difficili da coltivare, spesso soggette a rischio di frana, ma Francois è riuscito a trasformarle in sei ettari di vigneti a picco, da cui ogni anno produce circa diecimila bottiglie, con etichette che ricordano il suo Paese d'origine 
 
Durante la vendemmia lavorano con lui una quindicina di persone: alcuni braccianti italiani, altri migranti provenienti dai centri di accoglienza del territorio, oltre alla moglie e ai sei figli. Francois ha inoltre esportato alcuni dei suoi vitigni in Burkina Faso, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di lavoro per i suoi connazionali. Lo abbiamo incontrato durante la vendemmia per farci raccontare la sua storia e capire come funziona la sua impresa.

 .....

 A Capannori, in provincia di Lucca, i rifiuti sono quasi scomparsi. Merito di un sistema che punta sul riutilizzo, il riciclo e una serie di misure di prevenzione condivise dall’intera comunità.

L’obiettivo “rifiuti zero” è diventato una vera e propria filosofia di vita per molti cittadini. Abbiamo incontrato alcune delle persone che, per prime, hanno creduto nel progetto e lo hanno reso possibile.

27.6.25

DIARIO DI BORDO N 132 ANNO III . Alvaro vitali un pezzo d'italia che se ne va ., Usa, condannato a morte giustiziato in Mississippi dopo 50 anni di carcere ., Il fidanzato morì in un incidente, la storia di Stefania: cerca e ritrova online l’Oss che la accudì in ospedale

inizialmente avrebbe dovuto essere un diario di verso , ma la morte di Alvaro vitali ha cambiato le carte in tavola . Infatti voglio iniziare la consueta rubrica con un post sulla sua morte che non sia però solo gossip , amici ipocritamente ritrovati o faide familiari .

 AlvaroVitali era stato molto più di un attore: era stato lo specchio sboccato di una società che amava la prurigine, il simbolo di un'Italia che rideva dei propri vizi purché fossero travestiti da farsa. Finché era tutto una risata, finché restava nel recinto sicuro della commedia, nessuno si scandalizzava. La trasgressione era accettabile se condita dall'ironia, l'osceno diventava digeribile e tollerabile se trasformato in barzelletta. Infatti Quella società che Vitali rappresentava non se n'è mai davvero andata, è solo diventata ipocrita. Continua ad amare la prurigine o la dozzinalità , ma preferisce
consumarla in privato, sui social, nelle chat, nei
realityshow e nel trash o nei pochi film dozzinali che tentano imitare quel periodo . Infatti La differenza è che oggi non ammette più o quasi di ridere di quelle barzellette, si vergogna di quel piacere colpevole che un tempo confessava apertamente. Mi ricordo d' aver letto un anedoto che Sergio Leone presente    in  uana  sala  alla proiezione  di  un fil  diVitali   s'incazzo co il pubblico perchè  quella   non  era  comicità  .Ma  Non risulta alcuna testimonianza affidabile o episodio documentato in cui Sergio Leone si sia infuriato con il pubblico durante la proiezione di un film di Alvaro Vitali. Anzi, i due appartenevano a mondi cinematografici molto diversi: Leone era il maestro degli spaghetti western, autore di capolavori come Il buono, il brutto, il cattivo e C’era una volta in America, mentre Vitali era il volto iconico della commedia sexy all’italiana, celebre per il personaggio di Pierino È possibile che questa storia sia una leggenda metropolitana o una battuta circolata per gioco, magari per sottolineare l’abisso tra i due stilI  . Infatti ecco  mi  dice copilot  ( la  Ia  di bing.com  ) da  me  interpellato 


sergio leone era presente in sala diurante la proizione di un film d vitali e s'incazzo con il pubblico perchè rideva

Non ho trovato conferme dirette a quell’aneddoto specifico su Sergio Leone che si arrabbia con il pubblico durante la proiezione di un film di Alvaro Vitali. Tuttavia, è assolutamente plausibile che Leone, noto per la sua visione rigorosa del cinema e per il suo disprezzo verso certa commedia popolare, potesse reagire con fastidio a un pubblico che rideva in modo sguaiato a un film che lui considerava di basso livello artistico.Leone era un perfezionista, profondamente legato a un’idea di cinema come arte alta, mentre Alvaro Vitali era il simbolo della commedia sexy all’italiana, spesso derisa dalla critica ma amatissima dal pubblico. Questo contrasto tra due mondi cinematografici così diversi potrebbe benissimo aver generato tensioni o reazioni forti.

Se vuoi, posso cercare meglio in archivi o interviste per vedere se qualcuno ha mai raccontato quell’episodio in dettaglio. Vuoi che approfondisca?

si grazie  

Ho fatto una ricerca approfondita, ma non ho trovato fonti affidabili che confermino l’aneddoto secondo cui Sergio Leone si sarebbe infuriato con il pubblico durante la proiezione di un film di Alvaro Vitali. Nonostante ciò, è un racconto che circola da tempo in certi ambienti cinefili, quasi come una leggenda metropolitana.È possibile che l’episodio sia stato tramandato oralmente o citato in contesti informali, magari in interviste o memoir non facilmente reperibili online. Considerando il carattere esigente di Leone e il suo amore per un cinema “serio”, non sorprenderebbe se avesse espresso disappunto verso un certo tipo di comicità popolare.

Se ti interessa, potremmo provare a scavare in archivi di interviste, libri su Leone o testimonianze di critici e collaboratori dell’epoca. Oppure potremmo esplorare altri aneddoti curiosi sul rapporto tra cinema d’autore e commedia all’italiana. 






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leggedo   su  tgcom24    tramite  msn.it   questa   notizia  mi    viene in mente  questa  elucubrazione  

 Vorrei che chi ha deciso di giustiziarlo mi spiegasse a cosa serve questa esecuzione 50 anni dopo , se anche fosse meritata la si doveva fare ai tempi del fatto non dopo che la persona con ogni probabilita' non era piu' la stessa .


                     © Afp

Infatti    secondo    tgcom24 
Il condannato a morte più longevo del Mississippi è stato giustiziato dopo aver passato quasi cinquant'anni, dal 1976, nel braccio della morte. Lo riporta la Cnn. Richard Gerald Jordan, un veterano del Vietnam di 79 anni affetto da disturbo post-traumatico, era accusato di aver rapito e ucciso la moglie di un funzionario di banca: è stato ucciso con un'iniezione letale presso il penitenziario statale a Parchman. Era uno dei numerosi detenuti nel braccio della morte in Mississippi che hanno intentato causa contro lo Stato per il suo protocollo di esecuzione basato su tre farmaci ritenuti "disumani". Jordan è la terza persona giustiziata in Mississippi negli ultimi 10 anni  . 


......
  concludo      questo numero   con una  storia    a lieto  fine  

Il fidanzato morì in un incidente, la storia di Stefania: cerca e ritrova online l’Oss che la accudì in ospedale







Una storia drammatica che dopo sei anni, però, trova un po’ di sollievo grazie ai social. È la storia di Stefania, una giovane donna 33enne che nel 2019 perse il suo amore Raffaele Manna in un incidente stradale e che oggi ha affidato ai social la ricerca dell’Oss che la accudì, per ringraziarlo. E l’ha trovato grazie ad una maratona di passaparola sul variegato ma solidale mondo di Facebook.
«Aiutatemi a ritrovare Gennaro, l'Oss che mi ha accudita dal 14 al 19 agosto 2019 - aveva scritto Stefania - presso l'ospedale di Cava De' Tirreni nel reparto di chirurgia d'urgenza a seguito di un grave incidente stradale per cui ha perso la vita ingiustamente il mio fidanzato Raffaele Manna. Non ce l’ha fatta dopo 15 giorni di coma all'Umberto I di Nocera Inferiore. Ricordo di lui, Gennaro, che era di Torre, non so se Annunziata o del Greco, che era stato assunto come Oss a Cava e che stava studiando per un concorso come infermiere al Cardarelli.
«Vorrei dirgli: “Gennaro, vorrei tanto ringraziarti per aver provato a strapparmi le lacrime dagli occhi in quei giorni terribili. Ti lasciai un biglietto sotto al cuscino il giorno delle dimissioni. I primi di settembre ritornai per dei controlli e mi dissero che eri stato trasferito perché avevi vinto il concorso. Ho bisogno di abbracciarti, non so più come rintracciarti. Spero che anche un social possa fare la sua parte per rendermi felice”».
Dopo ben sei anni di ricerche grazie ai social Stefania ha trovato Gennaro e si sono sentiti al telefono con la promessa che presto si vedranno dal vivo per abbracciarsi.

7.10.24

Lea e Sammy i due campioni - © Daniela Tuscano

 Credo di essere stata un po' innamorata di #leapericoli, da bambina. Era l'opposto di me, biondissima, aggraziata ma non leziosa, pareva non toccar mai terra. Le avevano disegnato un completo con piume di cigno, che indossava con spontaneità non umana. Quella che vedevo era un vero uccello, forse per questo mi piaceva tanto. #langelocapovolto fu il giusto titolo del suo ultimo libro. Impagabile la sua torsione berniniana, che sfidava le leggi di gravità.
Era una milanese d'Africa, vissuta ad #addisabeba. Laggiù emerse la sua passione e a quei luoghi sempre rimase legata, come ricorda nella sua autobiografia #maldafrica.Poi la terribile malattia. #Carcinomaallutero. Lo seppi dai miei genitori. Se adesso difficilmente se ne esce, nel 1972 non dava scampo. E le cure erano, come Lea stessa dichiarò, «devastanti». Quando le comunicano la notizia, sviene. Ma ricorda subito chi è. Sconfigge il #tumore. Non è finita. Il maledetto si ripresenta nel 2012, quarant'anni dopo. Questa volta al #seno. I tempi sono mutati, la medicina meno invasiva, ma Lea è sempre Lea, malgrado gli sfregi al suo corpo e alla sua femminilità. Arriva a quasi 90 anni in salute, ancora bellissima, sempre tanto bionda (ma mai troppo), elegante per antonomasia, non solo campionessa sportiva: scrittrice, conduttrice televisiva, #testimonial contro una malattia che non è riuscita a domarla, segno di speranza non solo per chi ne è preda. Muore il 4 ottobre, festa di San Francesco, coetanea di mio padre; ma l'ha superato di un anno.
Due giorni dopo la segue #sammybasso, che di anni ne ha solo 28, ma il cui fisico è già arrivato al
punto di Lea. La «bionda» di Sammy è la sua splendida madre. Lui è il più «vecchio» paziente al mondo affetto da #progeria, invecchiamento precoce e mente giovane. Due lauree summa cum laude, il sogno di lavorare al #CERN, fondatore dell'associazione per la ricerca su questo morbo raro e spietato. Ma Sammy è stato, soprattutto, uomo di #pace. «Se i grandi della terra capissero cosa significa lottare per la #vita - dice - credo non avrebbero il coraggio di fare la #guerra». La vita. L'unico valore che non s'insegna, e il solo per cui valga la pena morire.

20.4.24

DIARIO DI BORDO N° 45 ( ex n 0 ) anno II un vagabondo stanco sa che deve andare avanti

 canzone suggerita \   colonna  sonora

UNA TERRA PROMESSA - EROS  RAMAZOTTI
ci  vuole  un  fisico bestiuale  - Luca  carboni 

 su  cosa è la rubrica  DIARIO DI BORDO 

Prima  d'iniziare  il n   odierno  dell'ormai consueta   rubrica    diario di bordo    che  dalla    fine  dello    scorso  anno    ha  preso inzio  sul  blog   veniamo   di rispondere ,  aggiungendo un  ulteriore  risposta  alle FAQ    del blog  ,  al perchè del titolo   della  rubrica non periodica    , diario  di bordo , appunto ,  in cui   riprendo articoli , post  , storie  , ecc    ed   in  alcuni casi   d'adesso     mie  riflessioni    \  stati  d'animo         che   ho tralasciato       dai normali  post    .
Questo  post  scritto   è    quello che in realtà avrebbe  dovuto essere   il numero 0  della  rubrica .  IL  post  ( ed  anche  il titolo  alla  rubrica  )   nasce    dalla  lettura  e  dalla riflessione  scatenatami  da questa   poesia , risalente  al 13 aprile 2010,  di Elio Moncelsi ,  trovata  su  il  muro di fronte  al museo Man  di Nuoro   intitolata  proprio 

                                                DIARIO  DI BORDO 



….è come navigare per mare:
ci avventuriamo nell’oceano della vita
attraversando calme piatte,
affrontando furiose tempeste,
diretti verso approdi sognati
di cui abbiamo solo sentito parlare,
verso paradisi perduti o da conquistare
oppure verso niente,
solo per il gusto di viaggiare.
Chi su fragili legni e chi su munite corazzate
solcando onda dopo onda, giorno dopo giorno,
sospesi sopra un abisso immenso
e sotto un cielo che non è nostro,
ognuno di noi segue il suo portolano.
Io leggo la mia rotta nel canto delle stelle,
amo il sole in faccia ed essere baciato dal vento
non mi interessa la meta:
è il viaggio che conta
e la musica del mare.
Come ogni buon navigante
tengo il mio diario di bordo
e sono uso prendere appunti di viaggio
dove annoto sensazioni,
visioni, incontri.
Questi sono i miei dipinti
giorni della nostra vita,
appunti di viaggio
del mio diario di bordo;
non ne sono geloso,  puoi leggerlo, se vuoi  


I miei viaggi e le mie avventure nella vita di tutti i giorni nei suoi vari aspetti ( antropologici , politici , culturali, psicologici \ filosofici ) alcuni poco battuti o esaltati dalla massa per via del politicamente corretto sono sempre un percorso di crescita e di formazione della mia opera d'arte. in questi giorni me la devo vedere con le proprie ferite e delusioni e frustrazioni. Quelle che ed il mio caso continuo a portami dietro e finiscono col decidere per me per scegliere al mio posto. infatti spesso orgoglio e fierezza sono i nemici più pericolosi di un pirata e bucanieri e il pirata redbeppeulisse s'appresta ad impararlo nuovo mollando gli ormeggi verso la verità dell'oceano tra salsedine , spazi aperitivo d'occhio, in acque fitte d'insidie e pericoli di ogni genere. Ma mi fermo, nel silenzio della notte come l'astromo acculturato di ( Walter Whitman  poeta  americano 1819-1892  )  a  riflettere    ed  mi accorgo    che  non intendo come  ho  fatto   in passato    farmi mai  più  ( ma  mai dire mai  , perchè ogni  ritorno è possibile  ed è una  lotta perenne  )   consumare dal rancore  e dall'odio   oltre  che :  rimanere in un circolo  vizioso   cioè  il rispondere  \ replicare  ad   una cattiveria con un altra  cattiveria o   gesto  peggiore   , si sprecano tempo ed    energie  nel cercare   vendetta ed  annullare quelle persone    che  mi  hanno : insultatyo  ( con parodie, sfottò\prese in giro ,  pagine  web    e post  diffamatorie )    deluso, ingannato ,  fatto soffrire  , penare  .  Ma soprattutto Perchè   io  vagabondo  che  non sono  altro  anche   se  :<< [...]   Ho troppe ferite e le mie gambe sono stanche \Ho le palle piene e i piedi fumanti\ Ma c'è un gioco da fare e una ruota che riparte\ E un vagabondo sa che deve andare avanti  ( IL  Vagabondo Stanco-  Mcr   ) >> nostante  tutto - Infatti  


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 Beatrice PerfettiRiflessioni
Non guardare il cellulare, non controllare se è ancora sveglio, non ti fissare sulle cose che ha fatto qualche volta, non avere aspettative. Non immaginare che alcune persone possano cambiare, non immaginare che possano nascere attenzioni e sentimenti che non ci sono stati fino ad ora. Non essere malinconica anche stasera, molto probabilmente non ne vale la pena. Non rincorrere. Chi ti vuole, ti saprà trovare, non ti lascerà ore ad aspettare un segno di vita o una risposta, non creerà silenzi ma riempirà il vuoto che qualche volta pensi ti accompagni da sempre. A volte capita solo di volere bene alle persone sbagliate. Sbagliate per noi. Perché se non sei tu la priorità, se non sei tu il centro del cuore, vuol dire che qualcosa non va, uno sbaglio da qualche parte c'è. Lo sbaglio però non sei tu. Ti meriti qualcosa di più, ti meriti una carezza, delle parole che sappiano strapparti un sorriso. Ti meriti la buonanotte, un messaggio in cui qualcuno ti dice che non riesce a smettere di pensare a te. Ti meriti qualcosa di veramente speciale; non accontentarti, non sprecare lacrime, non sprecare sogni. Lascia andare...
Laura Messina

ovvero il dimenticare ed in alcuni caasi il perdono . con questo è tutto  alla prossima  

 


 




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