
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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4.5.26
chi lo dice che il perdono sia solo religioso.Nel 2021 l'Etiopia ex colonia Italiana ha salvato Venezia dall'UNESCO. L'Italia no.

12.2.26
. Sturla Holm Laegreid Una lacrima sul bronzo olimpico .per chiedere perdono .,Breezy Johnson da impazzire: cade nel superG, al traguardo l'attende... la proposta di matrimonio!
- Corriere della Sera
- Di Massimo Gramellini
Non si era mai visto uno scandinavo frignare in mondovisione per amore. Sturla Holm Laegreid, questo il nome del tapino, aveva appeno vinto la medaglia di bronzo olimpica nel biathlon quando si è rivolto alle telecamere per implorare il perdono della fidanzata che lo aveva mollato dopo la scoperta di un tradimento. I social lo hanno squartato da par loro, e la ex lo ha definitivamente liquidato con un sms a ungiornale norvegese in cui esprime il suo imbarazzo
Un fallimento su tutta la linea. Eppure, non me la sento di unirmi al coro dei «crucifige». L’amore è (anche) una malattia che tra i suoi effetti collaterali comporta un accentuarsi dei sintomi di rimbecillimento.Intendiamoci, se domani mia moglie mi licenziasse per giusta causa, non credo che le chiederei perdono sulla prima pagina del giornale nel disperato tentativo di farle cambiare idea. Ma forse a vent’anni lo avrei fatto. A quell’età si è più narcisi, più melodrammatici e soprattutto più ingenui. Si sguazza nell’immaginario fasullo di film e canzoni, scritte per lo più da maschi, in cui il traditore pentito riesce a rientrare in gioco grazie a qualche gesto particolarmente enfatico e assurdo (avete presente il «monologo delle cavallette» con cui John Belushi riesce ad ammansire la fidanzata armata di mitra in Blues Brothers?). Invece, come in molte altre cose, anche in amore le donne tendono a essere più serie. Quando per loro è finita, è finita davvero. E non c’è lacrima in mondovisione che tenga.
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L'olimpionica di discesa era attesa dal suo Connor. Ansia per tutti quando la gara di lei non è finita. Poi però... Lui ha tirato fuori l'anello e si è inginocchiato. "Era la mia speranza!" ha confessato lei alla tv Usa
dalla nostra inviata Marisa Poli
12 febbraio - 17:16 - CORTINA D'AMPEZZO (BL)
Connor Watkins era al traguardo del superG, in trepida attesa della fidanzata Breezy Johnson, pronto a chiedere la mano alla campionessa olimpica di discesa. Anello alla mano e cuore in gola, ha atteso fino al pettorale numero 19, quello della statunitense. Ma non tutto è andato come nei piani, lei si è incastrata con un braccio in una porta, è finita a tutta velocità nelle reti, per fortuna senza conseguenze. Prima di arrivare al traguardo è passato un po' di tempo, ha dovuto controllare che tutto fosse a posto. In Connor forse si è insinuato qualche dubbio: sarà il suo modo di dire no? Ma quando Breezy è arrivata, il nodo si è sciolto.
Secondo Nbc News, nell'area del traguardo dove Federica Brignone si preparava a festeggiare
l'oro olimpico più incredibile, Connor si è inginocchiato e le ha chiesto di sposarlo. E dopo il "sì" di Breezy è arrivato l'applauso delle compagne di squadra. "Era la mia speranza!" ha detto Johnson alla tv Usa. "La realtà supera la fantasia”. E Connor ha tirato un sospiro di sollievo. "Alla fine ci siamo riusciti, e siamo davvero emozionati", ha detto. L'anello di fidanzamento è il perfetto abbinamento con la medaglia d'oro conquistata con la discesa e purtroppo rotta durante i festeggiamenti.
21.7.25
VOLEVO UCCIDERE TUTTI MA POI HO PERDONATO . LA STORIA DELL'EX SEQUESTRATO GIOVANNI GLORIO
DA
- Oggi
- di M. Auriti
GIOVANNINO GLORIO
«Mi hanno chiuso in un baule, bendato e incatenato», rievoca il protagonista della nostra storia. «Salvo grazie all'agente segreto Nicola Calipari, dopo la liberazione coltivavo un'ossessione omicida». «Ora, finalmente, ho fatto pace con me stesso»
Rapito a 14 anni: volevo uccidere tutti, ho perdonato
«Avevo solo 14 anni quando fui rapito. E in quel baule dove mi rinchiusero, senza ossigeno e con gli occhi coperti, erano rimasti tutti i miei fantasmi. Mi ci misero con la forza, fu un male sia fisico sia mentale. Tanto che, nella mia testa, quella cosa è poi diventata la mia prigione per 31 anni e non solo per quei terribili 31 giorni». Giovannino Glorio riparte da quel drammatico 16 novembre 1993. I sequestratori entrarono nell’abitazione romana dei genitori, li presero a calci e pugni e «io mi sono ritrovato con la faccia per terra, legato».
Il padre, Giovanni, era un facoltoso industriale nel settore cosmetico chimico. Pagò un riscatto di 2 miliardi e 200 milioni di lire per riavere il figlio amatissimo, nato dopo la perdita a soli 6 anni di un maschietto, per leucemia fulminante. Glorio, 45 anni e un lavoro nel settore immobiliare, ha ora scritto un libro autoprodotto: Libero come il vento (su Amazon), «perché oggi questo sono». «Paradossalmente, quando mi liberarono cominciò il mio periodo buio. Ho iniziato a sentire un brivido di rancore che mi percorreva la schiena. Odiavo le persone, anche quelle che mi amavano, e odiavo me stesso».
È comprensibile dopo il trauma terribile che le era toccato.
«Tutto ha avuto inizio dopo un incidente in auto. Avevo 22 anni, ho affrontato due interventi al volto. Quando sono uscito dall’ospedale sentivo addosso un’ossessione omicida, una rabbia incontrollata. Avevo realizzato che la mia vita stava andando a rotoli, sia sul piano sentimentale sia universitario: non avevo dato neanche un esame. Così passavo ore a consultare riviste di armi, non uscivo di casa, non rispondevo al telefono. Pianificavo il modo migliore per uccidere. Volevo farmi giustizia e il rancore mi
stava intossicando».Quando sentì il primo istinto omicida?
«A scuola. C’era un bullo che mi perseguitava con violenza e, ogni giorno, pretendeva che gli pagassi la colazione
umiliandomi. Alla fine reagii dandogli una testata in pieno volto. Fui sospeso. In quel momento il mio odio si era materializzato».
Giovannino, come l’hanno trattata durante il sequestro?
«Ero sempre incatenato con la benda sugli occhi, in una stanza buia. Ogni tanto mi buttavano un panino sul letto per mangiare. Quando dovevo fare i bisogni, mi allungavano le catene così da poter arrivare al bagno chimico lì vicino. Mi sono trovato anche con una pistola alla tempia, in un video messaggio destinato a mio padre: il riscatto chiesto inizialmente era di 5 miliardi di lire, ma lui non ne aveva. Allora s’innervosirono, volevano tagliarmi un orecchio».
Le trattative diventarono complicate.
«Per arrivare ad arrestare i malviventi, il magistrato fece inserire una microspia nella valigetta con i soldi. Ma i rapitori costrinsero mio padre a buttare giù da un ponte la valigetta e così la microspia si ruppe. Quando i sequestratori se ne accorsero, iniziarono a minacciarmi di morte. E a minacciare i miei familiari. Allora intervenne l’agente segreto Nicola Calipari (ucciso nel 2005 in Iraq nel tentativo di riportare a casa la giornalista Giuliana Sgrena, ndr): è l’uomo che mi ha salvato».
È rimasto in contatto con Calipari dopo la liberazione?
«Sì. Veniva a trovarmi, s’interessava a come stessi: aveva capito che qualcosa non andava. È stato molto protettivo».
Nelle sue pagine parla dei fantasmi del passato che per tanto tempo l'hanno tenuta prigioniero.
«Da quasi un anno vado dallo psicologo che è stato fondamentale per scrivere questo libro: dovevo tirare fuori i miei traumi. Lui mi ha detto: “Chiamali con un nome”. E io: “Sono i Bastardi Infami”. “Va bene”, mi ha risposto. Piano piano, giorno dopo giorno, mi accorgevo che non abitavano più nella mia testa. E finalmente sono uscito dal mio passato, dal baule dei rapitori».
Ma come ha potuto superare l’ossessione omicida?
«Mi ha aiutato uno sguardo. Durante
l’università, tutti i giorni facevo colazione nello stesso bar. E fissando lo specchio dietro al bancone, vedevo alle mie spalle sempre un uomo che mi osservava in silenzio. Ogni sacrosanta mattina. Alla fine l’ho riconosciuto: quelli erano gli occhi del mio carceriere e il suo era uno sguardo che chiedeva perdono. Non voleva altro. Poi mi sono ricordato che durante la prigionia aveva mostrato un po’ di compassione per me: ero pur sempre un ragazzino».
E lei lo ha perdonato?
«Sì, ho perdonato tutti. Soprattutto lui. Ma prima di arrivare al perdono, parola fino ad allora non contemplata nel mio vocabolario, ho compiuto errori nella vita sentimentale, professionale e con i miei figli. L’odio m’impediva di vedere tutto il bello della vita».
Lei è tre volte padre. Nel 2019, i fantasmi l’hanno portata anche a perdere la responsabilità genitoriale.
«Me l’hanno tolta a causa di un gesto di rabbia. Per due anni e mezzo sono stato allontanato dai miei figli e nei primi dieci mesi non li ho potuti vedere. Poi li incontravo una volta a settimana in una stanza, con un assistente sociale».
Che rapporto ha oggi con i suoi figli?
«Condividiamo una bellissima intesa e spesso mi chiedono del mio passato. Io sono cauto. Hanno 17, 14 e 12 anni. Vorrei che crescessero liberi da ogni emozione negativa e sicuri di se stessi. Consapevoli che non si può vivere rinchiusi in un baule».
Com’è riuscito a conquistare la libertà che dà il titolo al suo libro?
«Guardandomi dentro, cercando di capire chi fossi e dove avessi sbagliato, perché ne ho sbagliate parecchie».
Ma lei era condizionato da un trauma, non può farsene una colpa.
«Dovevo accorgermene prima. Ho sbagliato tanto nel mio matrimonio, con lei che era una surfista e mi ha trasmesso l’amore per il mare e il vento, e anche nella mia seconda relazione (con la nota attrice Simona Cavallari, ndr). Sotto il profilo sentimentale sono stato un disastro. In queste donne vedevo una possibile soluzione ai miei traumi, come se dovessero salvarmi dallae sofferenze. Ma l’amore non è questo. Ero una persona irrisolta per amare».
Quanto tempo è durata la sua relazione con Simona Cavallari?
«Quattro anni, fino a giugno 2023. E dopo quattro mesi dal nostro incontro, convivevamo già. Per Simona esistevo solo io, mi ha dato tantissimo. Ma alla fine non riuscivo più ad andare d’accordo con lei. Non ero capace di valorizzare quello che provava per me. È finita così. Non ci siamo più visti né sentiti».
Un giorno, improvvisamente, è andato via di casa per raggiungere Assisi.
«Lì ho cominciato a scoprire la fede. Ho camminato scalzo. Ho passato la notte al freddo, in un angolo della città, assieme a un altro pellegrino che mi ascoltava e raccomandava di cambiare completamente l’approccio alla vita. Ora, nella chiesa che frequento al Divino Amore, c’è un sacerdote che parla spesso di “perdono”. Vado ad ascoltarlo due volte alla settimana e mi si è aperta l'anima. È quello di cui avevo bisogno. Il mondo ora lo vedo a forma di cuore e con tutti i suoi colori. Sono diventato veramente libero solo quando ho imparato a perdonare».
L’acqua, il vento del suo libro. Lei pratica il wing-foil, una disciplina vicina al surf con la tavola che si alza in volo grazie a una vela.
«È una sensazione meravigliosa di libertà, quasi mistica. Con i miei figli stiamo per partire in camper, direzione Sardegna: andiamo a prendere il vento».
Mi tolga una curiosità, Giovannino. Il libro finisce con una «Grazie a Lei perché ha messo fine al mio ultimo brivido d’odio». Chi è questa persona?
«Simona. Lei con la L maiuscola. Mi ha aiutato a rinascere e spero che con questa intervista le arrivi il mio pensiero».
24.6.25
il perdonare è anche lasciare andare e lasciare perdere
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vuol dire , giustamente anche non ricambiare un torto con una vendetta facendo cosi un altro torto . Lasciare passare e a volte anche dimenticare Infatti mi è capitato spesso di riderci su quando affiorano dei ricordi assopiti o sono riaffiorati di recente dei torti avvenuti il primo 10\12 ani fa e il secondo 20\5 anni fa e dirsi ma cazz... ancora ci penso per poi andare oltre perchè t'accorgi che soprattutto per i più vecchi non vale la pena riaprire la questione .una parola piccola, ma un gesto enorme.È uno degli atti più umani e trasformativi che esistano. Perdonare non significa dimenticare, né giustificare ciò che è accaduto, ma scegliere di non lasciare che il dolore tenga in ostaggio il nostro presente. È un modo per dire: “Non voglio che ciò che mi ha ferito continui a ferirmi”.
A volte perdonare è facile. Altre volte richiede tempo, silenzi, riflessioni… perfino lacrime. Ma quando arriva, può liberare entrambi chi perdona e chi viene perdonato.
Qualcuno di voi ( e fose anche l'altro mio io ) m chiederano ma come fare a metterlo in atto ? .Lo so che è semplice a dirsi difficile a metterlo in atto perchè Dipende da ciascuno di noi infatti : << [ .... ] sei tu sei tu sei tu chi può darti di più in un eterno presente che capire non sai [....] da Per Me Lo So ( Testo ) -CCCP >>
Ma soprattutto non si può sempre stare a pensare di vendicarti o come reagire . Inoltere Per le piccole cose ( ovviamente il termine piccole è soggettivo ) è meglio lasciar perdere e pensare come dice se on ricordo male uno ( foto a destra ) di miei , punti di riferimento nonostante sia un po' dato , Consigli per un anno di Roberto Vacca ( Bompiani1995) un antica leggenda orietale di un sovrano offeso che non reagi ad un offesa e quando tutti increduli per la sua calma e non reazione rispose : << tanto troverà qualcun altro che lo punira >> infatti quella persona fu decapitata da un altro signorotto locale di cui aveva insultato la mare . Ma soprattutto : 1) la miglior vendetta è il perdono ., 2) prendere esempio da Gandhi ., 3) dal romanzo il conte di montecristo .
concludo questo post con le note della canzone Mio caro padrone domani ti sparo - Paolo Pietrangeli .
N.B ( scusate lo spiegone ma a volte è necessario )
ascoltate bene la canzone senza pregiudizi e preconcetti
ideologici in quanto sia il testo e il titolo sono
sarcastici e contestualisti al periodo 1969\1984 di grossi cambiamenti sociali non solo d violenza i cosidetti : strategia della tensione ( bombe di stato ) , anni di piombo e stragi mafiose . infattti un verso dice
[...] Compagni sia chiaro\Che il giorno ventuno\Migliore vendetta\Sia proprio il perdono\E allora saremo\Più grandi e più forti\Se tutti i rancori\Saranno sepolti [...]
2.6.25
La ragazza che con ago e filo, seduta ai tavolini di un bar di Roma, aiuta il popolo palestinese a sopravvivere., Keanu Reeves a 60 anni ci dà una lezione di stoicismo contemporaneo: "Perdona le persone in silenzio e cerca di non rivolgergli più la parola ., Il segreto di Yang Xinmin, il “nonno di ferro” del bodybuilding: ha 77 anni ma ne dimostra meno di 50
Keanu Reeves a 60 anni ci dà una lezione di stoicismo contemporaneo: "Perdona le persone in silenzio e cerca di non rivolgergli più la parola
Keanu Reeves, attore conosciuto in tutto il mondo per il suo talento sul grande schermo e per la sua umiltà nella vita quotidiana, a 60 anni è considerato un'icona non solo per i suoi film, ma anche per il suo atteggiamento nei confronti della vita. Il suo approccio alle avversità e la sua serenità gli hanno fatto guadagnare il soprannome di "stoico moderno", un concetto apparso in un video sul famoso account TikTok @porticoestoico e che ha accumulato migliaia di visualizzazioni. Il video esplora il motivo per cui Reeves incarna i valori dello stoicismo, un'antica filosofia sostenuta da pensatori come Marco Aurelio ed Epiteto e oggi molto di moda.
In sostanza, lo stoicismo insegna che non possiamo controllare ciò che accade intorno a noi, ma possiamo controllare le nostre reazioni. Una lezione che l'attore stesso riassume perfettamente in una riflessione sul perdono che ha condiviso in diverse interviste...
"Perdonare le persone in silenzio e scegliere di non rivolgergli più la parola. Non si tratta di rabbia o risentimento, si tratta di prendersi cura di sé. Lasciare andare ciò che ci siamo lasciati alle spalle senza riaprire la porta a altro dolore." Il messaggio di Reeves si collega direttamente a uno dei pilastri dello stoicismo. Ciò che ci disturba non è il fatto in sé, ma la nostra opinione su di esso. Questa prospettiva ci invita ad accettare ciò che non può essere cambiato e a concentrarci su ciò che dipende da noi: il nostro atteggiamento e le nostre decisioni. Perdonare in silenzio non è un atto di debolezza o risentimento, ma di forza e saggezza emotiva. Come spiega @porticoestoico, questo tipo di perdono cerca di liberarsi dal peso emotivo senza riaprire ferite che causano solo maggiore sofferenza. "Perdonare non significa dimenticare. Significa scegliere la pace con se stessi", afferma Reeves.
La lezione di Keanu Reeves è particolarmente preziosa in un mondo in cui molte persone convivono con risentimenti, conflitti irrisolti ed emozioni negative che incidono sul loro benessere. "Se stai attraversando una situazione difficile con qualcuno, l'unica cosa che dipende da te è come reagisci", riflette l'attore. Quindi, lasciar andare il passato e impedire a quelle emozioni di controllare la nostra vita è un atto di libertà e di cura di sé.
Giusto, ma non facile. Se il tuo avversario è il mondo in cui vivi, e molto spesso lo è quando non ti vengono riconosciuti o addirittura ti vengono negati i tuoi diritti, diventa difficile "perdonare in silenzio".
E aggiungo: È anche peggio quando per il riconoscimento di un tuo diritto ti devi rivolgere ad un giudice, aspettando mesi o anni e nel frattempo pagando uno dei tanti "avvocati" poco corretti che aspettano come avvoltoi i problemi di chi per legge dovrebbe essere tutelato, ma in realtà È la vittima da RAPINARE! Avete mai avuto a che fare con un AMMINISTRATORE/TRICE di CONDOMINIO ? Ecco un esempio di categoria "professionale" assolutamente LIBERA DI FARE TUTTO QUELLO CHE VUOLE ALLA FACCIA TUA e DELLE LEGGI!
Facile secondo alcuni perdonare da Miliardario...😎🤣😃
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Tutti lo chiamano il "nonno di ferro" e a ben vedere hanno ragione: Yang Xinmin è un classe 1948 e sulla carta di identità riporta ben 77 anni. Ma a vederlo sembra un cinquantenne in perfetta forma fisica, a tal punto che è uno dei più famosi e seguiti bodybuilder al mondo, sia perché è stato tra i primi a praticare questa disciplina in Cina laddove è rimasta per anni proibita, sia perché è un esempio di longevità unico. Che "nasconde" dietro alla sua strepitosa forma fisica, segreti legati ad alimentazione e allenamento
Xinmin, il primo culturista che sfidò il Governo cinese
Il nome di Xinmin nel mondo del bodybuilding è circondato da un alone di immenso rispetto: ha iniziato a praticarlo quasi in clandestinità, agli inizi degli anni 80 quando il governo cinese osteggiava questa disciplina, considerata vietata. Poi, i primi risultati e successi, anche a livello internazionale, che lo hanno fatto conoscere e apprezzare nell'ambiente. Ora, a distanza di oltre 40 anni, il suo nome è riconosciuto perfettamente anche dalle più giovani generazioni anche dopo il ritiro ufficiale dalle competizioni. Perché alla veneranda età di 77 anni suonati è ancora un esempio da seguire per una strabiliante prestanza fisica.
Xinmin: "L'allenamento è la parte più importante della mia vita"
Nessun elisir di eterna giovinezza per Xinmin ma una maniacale dedizione alla cura del proprio corpo. La sua costanza nel mantenere il fisico da competizione anche in età avanzata è a dir poco impressionante a tal punto che dopo alcuni esami ha dimostrato ad avere una forma fisica, una forza muscolare e una potenza complessiva addirittura migliore di quelle della maggior parte dei giovani. "L'allenamento è la parte più importante della mia vita" ha ripetutamente sottolineato il culturista cinese. "Dopo anni di esperienza, il mio obiettivo è mantenermi in salute e prevenire l'invecchiamento per avere l'energia necessaria per fare altro. Ricordate le mie parole, mi allenerò ancora a 80 anni. Che siano 80. Amici culturisti: ci vediamo a 80 anni!"
Il "segreto" di Xinmin: "Da oltre 10 anni mangio sempre la stessa cosa"
Come? Allenandosi tutti i giorni, con sessioni lunghissime di workout, in aggiunta ad una rigorosa autodisciplina anche nell'alimentazione: "Da oltre dieci anni ogni mattina mangio sempre la stessa cosa". Tra le otto e le dieci uova condite con fiocchi d'avena, cetrioli e pomodori, insieme all'immancabile petto di pollo.
8.2.25
diario di bodo 102 anno III wanda processo sommario a Sinner, i Lego sono omofobi e sessisti ? , finalmente il razzismo sportivo viene punito daspo per una tifoa delbasket , mia riflessione sul perdono
in sottofondo
Just The Way You Are (from Old Grey Whistle Test) -Billy Joel
È scorretto che il numero 1 della Wada faccia dichiarazioni pubbliche a due mesi dal processo sportivo dell'anno contro Sinner (è l'accusa).C'è l'arroganza di chi esercita il potere . Ma quello che ancora più delirante la motivazione che lo porta a dire perché Sinner merita condanna. Si sostiene che uno sportivo deve ledere i più naturali diritti dell'uomo nei confronti del suo team, invaderne totalmente la privacy e conoscerne ogni azione, h24. E poi Sinner gli ha licenziati per pressapochismo . Nemmeno un stato totalitario è così delirante.
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Quallche giorno fa c'è stato un grave episodio di razzismo sportibo . Esso si è verificato durante una partita di basket femminile Under 19 a Rimini, dove una cestista è stata insultata da una spettatrice che le ha urlato "scimmia". La donna, madre di due giocatrici del team avversario, stava trasmettendo l’incontro in diretta su Facebook. Il video, poi rimosso, si è diffuso rapidamente tramite chat private. La giocatrice, dopo aver udito l’offesa, ha reagito cercando di affrontare la donna ed è stata espulsa dal match. La squadra riminese ha deciso di sporgere denuncia, mentre il club cesenate ha condannato il gesto, sottolineando che la spettatrice non è affiliata alla società. Ieri è arrivata la decisione in merito la ragazza dell'Under 19 dell’Under 19 del Rimini Basket che ha reagito, forse certo in maniera eccessiva ( ma sfido chiunque riceva un insulto del genere riesca difficilmente a porgere l'altra guancia ) agli incommentabili insulti razzisti da parte della madre di una giocatrice avversaria.Non riceverà nessuna squalifica . In compenso, la madre razzista è stata denunciata e ha ricevuto un Daspo di due anni.È finita così. Un degno finale di una storia indegna .
7.11.24
perdono catarchico
come fai a perdonare tutto e tutti ? soprattutto chi ti ha fatto del mle come testimoni questa citazione
Io non so perdonare. Né perdonare né dimenticare. È uno dei miei più grandi limiti forse, e il più lugubre. E meno che mai so perdonare quando una ferita mi è stata inferta da persone dalle quali mi aspettavo affetto, tenerezza, o sulle quali mi facevo illusioni positive. Non v'è uomo o donna colpevole verso di me che non sia finito nella Siberia dei miei sentimenti".
Oriana Fallaci.
10.7.24
Laura Ewert, "Mio nonno , il tenente Wolf Ewert, ordinò il massacro nazista di San Polo. Ora io chiedo perdono"
tramite il solito msn.it leggo di questa vicenda ( mi pare d'aver già parlato o sui miei social o qui in un post sul 25 aprile di quest'anno ) trovo Storia di Laura Ewert nipote del Boia nazista tenente Wolf Ewert,autore della strage nazista , una delle tante avvenute in Italia nel periodo 1943-45 , avvenuta il 14 1944 di un luglio nel piccolo paese di San Polo, vicino ad Arezzo
"Mio nonno ordinò il massacro nazista di San Polo. Ora io chiedo perdono"
L’attimo in cui scoprì che uno degli uomini più importanti della sua vita, quello che l’aveva consolata, le aveva raccontato le favole da bambina e insegnato a costruire sogni pieni di speranza, suo nonno, era stato un boia nazista durante la seconda guerra mondiale in Italia, fu il più atroce della sua esistenza.Fu come se anche lei, oggi madre e giornalista affermata, Laura Ewert, fosse stata ammazzata insieme ad altri 64 innocenti tra cui donne e bambini dagli uomini del tenente Wolf Ewert, il suo carissimo nonno, all’alba di un pallido mattino di sole del giorno 14 di un luglio ormai lontano, nel 1944, nel piccolo paese di San Polo, vicino ad Arezzo
Wolf Ewert e la nipote Laura Ewert© Fornito da Quotidiano.Net
4.7.24
diario di bordo n 60 anno II . MATRIMONIO IN METROPOLITANA , «Paralizzata per sempre per uno scherzo di un'amica al party prima del matrimonio: l'ho voluta comunque come damigella», Separate alla nascita, sorelle gemelle si ritrovano su TikTok: «Era uguale a me, abbiamo indagato e ho scoperto la verità»
Coppia senza soldi organizza matrimonio in metropolitana
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Matrimonio in metropolitana costato solo 3mila dollari
Il video del matrimonio in metropolitana diventa virale
“Abbiamo ricevuto il cibo preparato dallo Chef O di O’s Grill Spot [a Brooklyn], abbiamo avuto una torta, bevande e musica dal DJ Whoo Kid”, ha detto Lewis della festa di nozze. “È stata una festa incredibilmente divertente e memorabile per circa $ 3.000 che sarebbero costati $ 30.000 in una sala ricevimenti”.E la frugalità ha fatto miracoli anche in un altro modo per Valdez: ha raccontato al Post che la loro accoglienza sfrenata ha ulteriormente approfondito il suo amore per Jean. “Quando sono salita sul treno e ho visto tutto, ho pensato: ‘Wow, ho scelto la persona giusta'”, ha detto entusiasta la novella sposa. Le immagini virali dei festeggiamenti hanno totalizzato più di 363.000 visualizzazioni su TikTok.
La gente in questa città pensa che sia importante per gli uomini avere cose costose per stupire la donna dei loro sogni”, ha aggiunto. “Il nostro ricevimento era tutto incentrato sull’amore”. “Ma non esiste nessun altro posto al mondo in cui puoi celebrare le tue nozze su un treno e ricevere così tanto amore da persone felici che non conosci nemmeno”.
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da www.leggo.it tramite msn.it • 8 ora/e • 2 min di lettura
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Sorelle gemelle si trovano grazie a TikTok
Una studentessa si è imbattuta in un video di TikTok di una ragazza che le somigliava tantissimo: ha iniziato a seguirla sui social credendo che fosse semplicemente un caso. Sono diventate amiche e solo dopo hanno scoperto di essere sorelle gemelle, vittime di un enorme traffico umano durato più di 50 anni. Elene, 19 anni, della Georgia, stava guardando alcuni video su TikTok quando le è apparsa una clip girata da una ragazza di nome Anna con dei tratti somatici identici ai suoi: naso, bocca, occhi e mani, tutto di quell'adolescente le ricordava se stessa. Le due sono diventate amiche, «senza sospettare che potessimo essere sorelle - spiega Anna - ma entrambe sentivamo che tra noi c'era un legame speciale».Quando le rispettive famiglie delle ragazze hanno svelato a ciascuna di averle adottate, le
Inaugurata l'8 maggio nella libreria Bardamù di Tempio Pausania in piazza Gallura la nuova mostra personale dell'artista tempiese "Ogni cosa è un segnale" di Gavino Ganau
Ganau (Tempio Pausania, 1966) è oggi uno dei pittori sardi più riconoscibili per rigore formale, atmosfere sospese e una poetica dello sguar...
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