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21.2.26

chi la ha detto che il bob sia solo sport invernale il caso della Giamaica

 Chiudiamo gli occhi e pensiamo alla Giamaica: spiagge cristalline, sole e le note di Bob Marley in sottofondo. Tutto molto coerente, finché non vediamo una squadra di bob sfrecciare sul ghiaccio a tutta velocità. Ma in che senso? Sì, la Giamaica ha una nazionale olimpica di bob e la sua storia è una di quelle che sembrano scritte per il cinema.

Tutto nasce nel 1987 da un’intuizione di George Fitch, un addetto dell'ambasciata americana a Kingston. Guardando una gara di carretti da strada, Fitch nota un dettaglio fondamentale: la dinamica della spinta iniziale è identica a quella del bob. Capisce che tra correre i 100 metri e far partire una slitta sul ghiaccio la differenza è minima, a parte il clima. Serve potenza esplosiva, e i velocisti giamaicani in questo sono i maestri del mondo.L'impresa però
non fu facile. Il reclutamento partì dai membri dell'esercito, gli unici a prendere sul serio quella che sembrava una follia. Senza neve e senza attrezzature, gli atleti iniziarono a studiare la teoria in patria per poi volare ad allenarsi a Lake Placid e in Austria grazie ai finanziamenti personali dello stesso Fitch. Nonostante l'ostruzionismo delle federazioni internazionali, il team ottenne l'appoggio decisivo del Principe Alberto II di Monaco e riuscì a qualificarsi per le Olimpiadi Invernali di Calgary 1988.
Quell'esordio è entrato nella leggenda, non per una vittoria, ma per un incidente: il bob si ribaltò a 130 km/h durante la terza prova, ma i piloti si rialzarono e camminarono fino al traguardo trascinando la slitta tra gli applausi del pubblico. Quella scena ha ispirato il cult Disney "Cool Runnings", ma la realtà è andata ben oltre il film.Da quel momento è nato un vero movimento sportivo che dura ancora oggi. Il culmine è stato raggiunto nel 1994 a Lillehammer, quando l'equipaggio giamaicano ha conquistato un incredibile 14° posto, lasciandosi alle spalle potenze mondiali come Stati Uniti e Italia. La bandiera caraibica ha continuato a sventolare sul ghiaccio fino ai giorni nostri, aprendosi anche al monobob femminile e ottenendo recentemente la qualificazione per Milano-Cortina 2026. Che arrivino primi o ultimi, quel soprannome se lo sono meritato tutto: sono ancora "The Hottest Thing on Ice".Questa è la dimostrazione che la conoscenza e l'intuizione non hanno confini geografici. Se volete approfondire storie come questa, ci vediamo tra le pagine del nostro libro "Un tesoro al piano terra" o nel nostro Manifesto.E voi, conoscevate la vera storia dietro il film?

20.2.26

Deborah Compagnoni: "Il bronzo di Sofia Goggia vale un oro"

Anche la Goggia ha fatto un impresa ma non ha avuto lo stesso clamore mediatico che ha avuto quelli
della Brignone e qualcuno lo riconosce ( vedi titolo )  ed articolo sotto preso da msn.it 


Intervistata da ilNordEst.it Deborah Compagnoni ha parlato anche delle Olimpiadi di Sofia Goggia. “Ha conquistato un bronzo pesantissimo, in condizioni mentali delicate – ha tenuto a sottolineare -. Quel bronzo assomiglia tanto ad un oro. Non era facile scendere dopo un infortunio così grave, l’elicottero sulla testa e venti minuti di stop. Lei è stata bravissima. A volte Sofia pecca nell’istinto. È una istintiva, aggredisce la pista senza mezze misure, è sempre stata la sua forza ma qualche volta anche un limite”.
“Il bronzo in discesa è arrivato perché Sofia ha capito che la situazione richiedeva gestione. In super

gigante aveva il miglior tempo quando è incappata nell’errore. L’errore fa parte del percorso, ma resta la più forte di tutte in discesa. La Goggia ha ottime possibilità di conquistare un titolo di specialità, discesa o super G. Vorrà anche vendicare un po’ queste olimpiadi, le motivazioni non le mancheranno di sicuro” ha aggiunto la valtellinese.
“La giornata di domenica è stata di difficile gestione, anche dopo l’infortunio della Lindsey Vonn, a cui mando tutti i miei più sinceri auguri di guarigione – ha evidenziato la bergamasca a RTL 102.5 -. Innanzitutto mi è dispiaciuto tantissimo per quello che le è capitato. Lei partiva con il pettorale 13, io avevo il 15: in partenza si sentivano le urla, sebbene la terza porta, dove poi è caduta, fosse a circa 100 metri in linea d’aria o poco più. Non è stato un momento semplice da gestire, ma chiaramente il dispiacere per lei va oltre la mia difficoltà nel gestire quel momento in partenza”.
“Sul Gigante non mi sono sentita delusa. È chiaro che, quando sei terza nella prima manche alle Olimpiadi e poi arrivi ottava, la delusione venga descritta anche dalle testate giornalistiche per quella che avrebbe potuto essere un’altra medaglia – ha proseguito -. Però, a dire la verità, io in Gigante non salgo più sul podio in Coppa del Mondo dal 2018. Mi ritengo comunque soddisfatta della mia gara, perché ho fatto due manche ad alto livello. Poi, chiaramente, nella seconda manche le vere gigantiste, che forse erano andate un pochino più piano nella prima, si sono date una mossa e hanno sciato un po’ più forte. Comunque ho preso quattro decimi sia nella prima sia nella seconda manche dalla vincitrice, quindi la mia gara è stata molto lineare. È chiaro che poi si sono invertite un po’ le posizioni e questo può essere visto come una delusione”.




“Devo dire che, se dovessi avere un rammarico per qualcosa, nel caso sarebbe per il superG, perché io sono molto più forte nelle discipline veloci, sebbene sappia sciare anche in Gigante. Essere in testa fino a metà pista con 65 centesimi di vantaggio e poi sbagliare, non riuscendo a concludere la gara, mi è dispiaciuto molto. In discesa, invece, sono riuscita a portare a casa questo bronzo” ha sottolineato poi la campionessa.

15.2.26

Il legame tra atleti e atlete di bob e skeleton,con le proprie slitte: la vera storia d'amore di Milano Cortina 2026



Olympics.com ha parlato con chi scivola con bob e skeleton a tutta velocità giù per il Cortina Sliding Centre: prendersi cura delle slitte è fondamentale per essere più veloci possibile.



Foto di 2025 Getty Images

Di Michele Pelacci6 gennaio 2026 16:23 

Il rapporto tra chi pratica uno sport e il mezzo che permette di farlo è spesso insondabile e misterioso.

Un oggetto inanimato, da muovere, evitare o colpire, sta al centro di tantissime discipline. Nelle cosiddette discipline invernali di scivolamento – bob, skeleton e slittino – lo strumento con cui si gareggia è tanto importante da essere omonimo della disciplina stessa.
Nel bob, nello skeleton e nello slittino, infatti, si gareggia sopra (o dentro, nel caso del bob) mezzi molto particolari. Allo stesso modo, chi li guida deve fare azioni piuttosto uniche: spingere un peso immobile di centinaia di chili su una superficie ghiacciata (un bob a quattro pesa parecchio) oppure lanciarsi a testa in giù a oltre 120 km/h (è il caso dello skeleton).
Per tanti motivi il legame che si crea tra atleta e slitta (termine con cui spesso si comprendono sia le varie tipologie di bob, che gli skeleton, che gli slittini) è molto profondo e duraturo nel tempo. Quasi fosse un rapporto d’amore.
In occasione della prima tappa di Coppa del mondo 2025-2026 di bob e skeleton, disputata nel novembre 2025 al Cortina Sliding Centre, Olympics.com ha parlato con atleti e atlete di queste due discipline per farsi raccontare quale sia il loro rapporto col mezzo che usano, trasportano o manutengono per molti giorni dell’anno.
“Come in ogni cosa, nella vita e nello sport, nella nostra relazione abbiamo alti e bassi” dice con un sorriso la skeletonista britannica Freya Tarbit, riferendosi proprio al rapporto che si è instaurato negli anni con la propria slitta.
“Ma sappiamo che questa cosa (competere ai massimi livelli nello skeleton, ndr) la stiamo facendo assieme” aggiunge.
C’è chi alla propria slitta dà nomi bellissimi, chi la considera una grande amica, chi passa ore a coccolarla. Una cosa è certa: migliore è il legame tra atleta e mezzo, migliore sarà la prestazione in pista.

Il caso delle carte VISA alle Olimpiadi di Milano Cortina : quali sono gli unici metodi di pagamento approvati

 capisco  gli sponsor  perchè senza  soldi non si  può  ne  cantar  bandiera  rossa  ne  dire messa  . Ma  quando  è troppo  è troppo  . Infatti  è co un esempio di come con la loro ingordigia gli sponsor rendono  complicato a livello internazionale    chi vuole godersi dal vivo lo spettacolo . Un altra forma d'arriganza delle multinazionali  come se non   bastasse quella della  coca cola  che  hanno influenzato   la  scelta  dei teodofori .  Infatti 

Da fanpage 

  secondo il regolamento ufficiale delle Olimpiadi, all’interno di molte strutture dedicate alle gare si può pagare solo con contanti o carta VISA. Una scelta che sta creando qualche problema agli spettatori: chi non ha contanti e non ha una VISA può fare una carta temporanea.Tra gli sponsor delle Olimpiadi di Milano Cortina c’è VISA. È uno dei Worldwide Olympic and Paralympic Partners, gli sponsor quelli che compaiono in tutti i cartelloni pubblicitari. La


sigla VISA sta tornando anche sotto diversi commenti. Il problema è tutto nei pagamenti. Negli ultimi giorni chi è andato a un evento delle Olimpiadi si è accorto che i modi per pagare erano solo due: contanti o carta VISA.Certo, non parliamo di un prodotto di nicchia. Eppure incrociando diverse stime legate ai pagamenti digitali, le carte del circuito VISA non sono tra gli strumenti più diffusi in Italia per queste operazioni. Tra questo e i dati in calo sull’uso del contante non è difficile immaginare l’effetto: molti utenti si sono accorti che nell’area delle Olimpiadi non avevano nessuno strumento per pagare.
Come si paga agli eventi olimpiciChiariamolo. I biglietti delle Olimpiadi non hanno esclusive sui metodi di pagamento. Il sistema di acquisto online è semplice. Non solo. Quando si acquista un biglietto delle Olimpiadi ci sono anche tutte le informazioni per la gara. Nelle informazioni viene anche chiarito come si paga all’interno, anche se i passaggi per arrivare sono un po’ macchinosi.eFacciamo un esempio. Se vogliamo andare a vedere una partita di hockey all’Arena Santagiulia a Milano nella sezione All’interno della venue troviamo scritto: “Come pagare ai Giochi | Dentro la sede di gara le uniche forme di pagamento accettate sono VISA o contanti (no Bancomat). Potrai pagare con Apple e Google watch solo se hai associato una carta VISA”.Nelle sedi delle gare non è possibile introdurre cibi, al netto di esigenze mediche dimostrabili. Sempre in riferimento all’Arena Santagiulia: “Non è consentito introdurre alimenti all’interno dei siti di competizione. Nei siti delle Cerimonie, gli spettatori possono introdurre esclusivamente un alimento confezionato, non deperibile e sigillato, destinato al solo consumo personale”.Cosa può fare chi non ha VisaTutti gli utenti che non hanno una carta VISA possono fare una carta temporanea, sempre VISA. Il meccanismo è simile a quel token con cui si paga ai concerti. In diverse aree trovate un QR Code. Basta collegarsi, fare la carta e decidere quanto caricare. Solo una nota: se finite i soldi caricati, non difficile visto i costi del cibo, poi dovrete creare una nuova carta.


14.2.26

NON SAPEVO CHE PARLARE DI TABÙ' MEDAGLIA D'ORO MASCHILE FOSSE CONSIDERATO SESSISTA O MISOGINO

Leggi   anche  
Milano-Cortina 2026 - il tabù dell'oro olimpico maschile  ?


 Per  ora  salvo  smentite    nei  giorni successivi   il  tabù  dell'oro  o una medaglia   solo maschile     sembra essere  confermato  . Nonostante  sia un  fatto evidente  , mi  arrivano  le  accuse  di sessismo e  di  misoginia . Ora  non sapevo che parlare  di  un  tema  cosi scomodo   significasse essere  misogino  o sessista  .  Cosa  che non sono   e  con cui  lotto  ogni  giorno  per  non esserlo  ed  non esserne influenzato  .Mi riferivo   a quelle specialità in cui le  medaglie 




sono arrivate negli ultimi anni dalle donne . IL che non significa che non mi faccia piacere , anzi sono contentissimo ed orgoglioso che le donne tengano alto il prestigio e il il livello qualificativo in tali sport sia che vadano a medaglia che non ci vadano e facciano gare spettacolari come quelle a cui abbiamo assistito in questi giorni
Ma come dice il proverbio un po' per uno non fa male a nessuno . Ma soprattutto il mio e quello del Qn a cui rimando  [  vedere   anche  url  inizio  post   ]   voleva  essere  riferito  poi   nella  scelta  del  titolo   ho  sbagliato  anche a quegli sport  , vedere slide sopra al centro tratta da Italia ai Giochi olimpici   di  Wikipedia  in word  progress  , in cui ancora non abbiamo     nel corso   della storia  delle  olimpiadi invernali  mai vinto una medaglia .Ripeto ben   vengano medaglie    anche dalle donne     se   in tali sport soprattutto   quelli   in  cui non abbiamo vinto  una  medaglia  

Un’Olimpiade per due: Giacomo racconta i suoi primi Giochi tra volontariato ed emozioni condivise Giacomo Bernardi vive la sua prima esperienza Olimpica come volontario del Team26 nella Milano Ice Skating Arena.





Un’Olimpiade per due: Giacomo racconta i suoi primi Giochi tra volontariato ed emozioni condivise
Giacomo Bernardi vive la sua prima esperienza Olimpica come volontario del Team26 nella Milano Ice Skating Arena. Accanto a lui c’è la fidanzata Marta, con cui condivide turni, prime esperienze e ricordi.




Di Milano Cortina 202614 febbraio 2026 12:16 GMT+13 min di lettura


C’è qualcosa di speciale nel vivere un evento come le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 in due. Per Giacomo Bernardi, 34 anni, la magia dei Giochi passa anche attraverso la presenza della sua compagna Marta, con cui condivide turni, emozioni e giornate da volontario del Team26. "Condividere questa esperienza con la mia fidanzata è un’emozione enorme", racconta. "Siamo nella stessa venue, lavoriamo insieme, ci supportiamo".
Tra sport e voglia di esserci
Giacomo è originario di Cittadella, una piccola cittadina medievale in provincia di Padova, ma Milano è la sua casa da ormai 10 anni dopo essersi trasferito per lavoro.
Lo sport è sempre stata una sua grande passione: "Ho provato di tutto: nuoto, tennis, basket… ma lo sci è stato il mio compagno di ogni inverno da quando avevo tre anni", racconta. "Mi piace scoprire gli sport, guardarli, capirli. Seguire le competizioni in TV e dal vivo, vedere i campioni ai massimi livelli".
Quando Milano ha ottenuto i Giochi, per Giacomo è stato un richiamo irresistibile. "Avere le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali nella mia città è un’occasione unica. Ho desiderato fin da subito farne parte". Per lui essere volontario significa "contribuire a un evento planetario che unisce le persone e trasmette valori di uguaglianza, pace e amicizia". E poi c’è Marta, la compagna di viaggio perfetta: "Condividerlo con lei rende tutto ancora più speciale".
Il motivo che lo ha spinto davvero a candidarsi, però, arriva da lontano. "Torino 2006 è ancora viva nella mia memoria, come se fossero passati pochi giorni. Avevo quindici anni, ma ricordo l’atmosfera, la città, le persone: tutte accoglienti, sorridenti, entusiaste. È stata un’emozione fortissima vissuta con la mia famiglia".
"Indossare la divisa del volontario mi rende fiero"
Oggi Giacomo è volontario nella venue di Assago, la Milano Ice Skating Arena. "Gestisco altri volontari per garantire il corretto ingresso degli spettatori, la gestione delle code negli shop e il supporto nel trovare i posti a sedere". Una responsabilità che vive con entusiasmo e orgoglio. "Indossare la divisa del volontario mi rende fiero. Penso che siamo la rappresentazione dello spirito Olimpico e Paralimpico verso gli spettatori: accoglienza, inclusione, condivisione".
Milano, intanto, vive un momento irripetibile. "Quando ci sono eventi così grandi, la città si anima in ogni angolo. Vedere così tante iniziative nei quartieri e nelle piazze è bellissimo. Ogni luogo parla dei Giochi". E poi c’è l’incontro con il mondo: "Persone che arrivano da ovunque, con la voglia di tifare per i propri atleti. È uno scambio culturale continuo".
Alla fine, ciò che resterà a Giacomo di questi Giochi sono le storie delle persone che li hanno condivisi con lui. "Vivere le Olimpiadi da volontario rende tutto ancora più bello. Incontri tantissimi altri volontari che si muovono verso le loro venue. Vedere la divisa riempire metro, treni, bus e strade… ci fa sentire tutti amici.
Gli episodi che ricorderò con più affetto sono legati alle persone che sto incontrando e credo che anche noi volontari entreremo nei ricordi di chi è venuto a vedere questi Giochi. Ed è la cosa più bella che possiamo vivere".

Amori e legami ai Giochi di Milano Cortina 2026 nel giorno di San Valentino parte II

la  prima parte

Il 14 febbraio celebriamo gli atleti e le atlete che condividono non solo il sogno della medaglia, ma anche legami che rendono questa edizione dei Giochi unica.


Foto di 2026 Getty Images

Di Milano Cortina 2026 14 febbraio 2026 09:12 G


“All You Need Is Love”. Nel giorno di San Valentino, ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 questa celebre frase sembra trovare una nuova dimensione.
Accanto alle performance e ai traguardi sportivi, i Giochi raccontano anche storie di legami profondi: familiari, affettivi, generazionali. A San Valentino la competizione si intreccia con l’umanità degli atleti e delle atlete, offrendo un’immagine dello sport capace di unire oltre ogni risultato.
Il 14 febbraio celebriamo gli atleti e le atlete che condividono non solo il sogno della medaglia, ma anche legami che rendono questa edizione dei Giochi unica per umanità e forza agonistica.
I protagonisti e il Medagliere “del Cuore”
La passione a Cinque Cerchi ha già regalato momenti storici e podi che celebrano l'unione, non solo agonistica.
Ecco un racconto dei legami più forti:

Madison Chock ed Evan Bates, marito e moglie

Si sono sposati nel 2024, dopo essere stati compagni di danza dal 2011, i campioni statunitensi a Milano Cortina 2026 hanno conquistato un argento nella specialità della danza su ghiaccio libera, e un oro nel team event per gli Stati Uniti, dimostrando che l’intesa nella vita può diventare un punto di forza anche in pista.

Kim Meylemans e Nicole Silveira, mogli e avversarie

Sposate dal 2025, si sfidano nello skeleton. La belga Meylemans, reduce dalla vittoria della Coppa del Mondo 2026, è pronta a dare battaglia alla moglie brasiliana Nicole per un posto sul podio Olimpico con l’ultima gara in calendario proprio il 14 febbraio.

Sarah Schleper e Lasse Gaxiola, madre e figlio

La sciatrice 46enne, naturalizzata messicana, alla sua settima partecipazione Olimpica, e il figlio 18enne, al suo esordio, sono la prima coppia madre-figlio ai Giochi Invernali.

Sarah è scesa sulla pista di Cortina nello sci alpino, specialità Super-G femminile al Tofane Alpine Skiing Centre, mentre Lasse rappresenta il nome di famiglia a Bormio nello sci alpino (slalom gigante uomini). Un record che celebra un amore senza tempo per lo sci.

Flora e Miro Tabanelli, fratelli

Sono le stelle del freestyle italiano. Flora, 18 anni e già vincitrice della Coppa del Mondo 2025, è tra le favorite nello sci freestyle specialità Big Air femminile. Miro, suo mentore, gareggia al suo fianco nella disciplina e nella stessa specialità maschile per inseguire un sogno di famiglia.

Breezy Johnson e Connor Watkins, fidanzati e prossimi al matrimonio

Alla vigilia di San Valentino, l’atmosfera dei Giochi si è tinta di romanticismo grazie alla proposta di matrimonio ricevuta dalla campionessa americana Breezy Johnson, medaglia d’oro nello sci alpino nella discesa libera femminile, dal compagno Connor Watkins. Il post dell’annuncio ha ottenuto una visibilità straordinaria, trasformandosi rapidamente in un fenomeno virale anche grazie a un commento della pop star Taylor Swift. Il suo intervento ha proiettato la notizia ben oltre il pubblico sportivo, rendendo il fidanzamento della campionessa uno dei momenti più “social” e romantici di questa edizione invernale.

Ronja Savolainen e Anna Kjellbin, compagne e rivali

Tra le storie che stanno conquistando il pubblico più giovane c’è anche quella delle giocatrici di hockey su ghiaccio Ronja Savolainen e Anna Kjellbin, spesso raccontate online come una vera “Heated Rivalry” romance. Le due atlete rappresentano rispettivamente la Finlandia e la Svezia nell’hockey su ghiaccio femminile a Milano Cortina 2026. In passato, hanno militato entrambe nella Swedish Women’s Hockey League, dove si trovano spesso una contro l’altra, militando in squadre rivali. Una storia che unisce competizione e sentimento, dimostrando come ai Giochi anche le rivalità possano trasformarsi in legami ancora più forti.

























13.2.26

Milano-Cortina 2026 - il tabù dell'oro olimpico maschile ?


Da trent’anni l’Italia maschile degli sport invernali vive un paradosso silenzioso: talento, tradizione e passione non mancano, eppure l’oro olimpico solo maschile singolare  continua a sfuggire. Milano‑Cortina 2026 riporta i Giochi in casa, ma porta con sé anche il peso di una lunga attesa.  
Infatti
L'immagine  sinistra elaborata con Ian ( non sono riuscito a trovarne  d adatte ) racconta proprio questo: quattro discipline diverse, un’unica frustrazione condivisa. Atleti che sfiorano il traguardo, che resistono, che inseguono. E al centro, la medaglia che rimane sfocata, quasi un miraggio.  
Un simbolo potente di ciò che l’Italia spera finalmente di spezzare: il tabù dell'oro o di una medaglia solo naschile. 
Il tabù dell'oro maschile a Milano Cortina 2026 (almeno fin ora )  
 In questi sport presenti sia nelle foto sopra a  sinistra  che in quella sotto al centro a( sempre presa da  copilota Ia di Bing /man )



Sci alpino: un atleta taglia il traguardo e guarda il tabellone con un tempo insufficiente.  
- Sci di fondo: un fondista esausto, piegato sui bastoncini.  
- Biathlon: un bersaglio con un colpo mancato, e l’atleta che abbassa la carabina.  
- Salto/combinata: un saltatore che atterra corto, con il pubblico sfocato.

Solo per citare i principali
Esso è un tema
 di grande attenzione per gli sportivi italiani.
Nonostante il successo dell'Italia maschile in altre discipline, come il snowboard cross e il
curling, la medaglia d'oro maschile rimane un sogno non ancora realizzato. Infatti le previsioni di



La storia recente ha visto l'Italia maschile senza ori nelle Olimpiadi di Sochi 2014 e Pyeongchang 2018, mentre le donne hanno ottenuto medaglie d'oro in diverse discipline. La prossima edizione delle Olimpiadi invernali si prevede come un'opportunità per la squadra maschile di riscattare la sua reputazione e conquistare l a medaglia d'oro.le premese e le potenzialità ci sono basta vedere il 4 posto , ottimo risultato storico rispetto agli anni precedenti nelloSkeleton dominato da  Inghilterra e germania . Cmq i giochi sono ancora aperti e ci sono degli italiani  promettenti (da quel che capisco di spirti sciistici  e di sport invernali ) in quelle specialità 


Luca Scarian, l’uomo delle due medaglie: oro all’Italia, bronzo al cuore: «Questo è il bello dello sport» ., Lo cercavano da 16 anni, lo ritrovano sugli spalti alle Olimpiadi: il latitante tradito dalla passione per la sua nazionale ., La gaffe imbarazzante di Langenhan dopo l’oro olimpico: rifiuta una chiamata anonima, poi scopre chi era



Luca Scarian è un preparatore atletico di grande talento, noto per il suo impegno e la sua dedizione nei confronti delle atlete. Ha contribuito al successo di Federica Brignone, vincendo la medaglia d'oro
 frame  dal Video Dailymotion

all'Alpe Lusia e il bronzo al cuore. Scarian è anche responsabile del recupero di atlete come Sofia Goggia e Marta Bassino, mostrando la sua competenza e il suo approccio personalizzato all'allenamento. La sua squadra è considerata eccezionale, con atlete tra le migliori al mondo nelle discipline veloci. Scarian è un modello di impegno e professionalità nel mondo dello sport.

A Cortina, dopo l’oro olimpico di Federica Brignone, il preparatore atletico vive un’emozione doppia: sul podio c’è anche la compagna Cornelia Hütter, bronzo per
l’Austria

 


di Nino Luca, inviato a Cortina/immaginiAndrea Guidoboni (Agtw) / di Nino Luca, inviato a Cortina / CorriereTv

Davanti all’hotel che ospita il «Villaggio Italia» a Cortina è il momento del brindisi. Due ore dopo l’oro olimpico di Federica Brignone nel super-G sulle Tofane, tra abbracci e sorrisi, incontriamo Luca Scarian. Preparatore atletico veronese della nazionale femminile italiana (Fisi), è uno degli uomini chiave dietro la condizione delle azzurre. Per lui è una giornata speciale due volte: oltre all’oro di Brignone, sul podio è salita con il bronzo anche la sua compagna, l’austriaca Cornelia Hütter, al probabile ultimo atto olimpico della carriera. 

Luca Scarian, di Cavalese, ha vinto due medaglie oggi?
«No, non ho vinto: ho partecipato. Diciamo che ho partecipato a due medaglie.»

Lo strano caso della vita: ha aiutato a vincere la medaglia d’oro colei che ha battuto la medaglia di bronzo del suo cuore.
«Non mi scuserò perché questo, è lo sport, fa parte delle giornate belle. Alla fine l’obiettivo di tante persone è raggiungere podi come questi. Sia chi ha conquistato il primo posto sia chi ha preso il terzo ha centrato un grande traguardo. Questo è il bello dello sport».


«Che impegno c’è stato per portare Federica Brignone in queste condizioni?»
«C’è stato un grandissimo impegno, soprattutto da parte sua. Si è fatta male il 3 aprile e ha fatto un lavoro enorme per arrivare qui. Non è ancora al 100% della forma, e questo fa capire quanto margine abbia. Siamo molto soddisfatti, ma solo lei poteva fare una cosa del genere».

Quindi è una questione di carattere?
«È tanto carattere, sì.»

Come sono le nostre azzurre?
«Sono una squadra eccezionale. Si tirano l’una con l’altra. Nelle discipline veloci l’Italia ha atlete tra le migliori al mondo, e le più giovani vedono nelle top un obiettivo concreto da raggiungere. Questo crea gruppo, si vede in allenamento: è tutto collegato. È un ambiente che spinge tutte a crescere».

Quando vedrà la sua fidanzata cosa le dirà?
«Ma quando escono dal cancelletto sono loro le protagoniste. Noi possiamo portarle al top prima della partenza. Poi, in un minuto e mezzo di gara o due minuti e mezzo di discesa, ci sono tantissime variabili. Il merito è solo loro».

Continuerà con la nostra squadra?
«Penso proprio di sì».

​Sorride e finisce di bere la sua meritata birra. 


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da   Open.


Olimpiadi 2026 polizia

Sedici anni di latitanza andati in fumo per la passione per l’hockey su ghiaccio. Un cittadino slovacco di 44 anni, colpito da un ordine di cattura del Tribunale di Bolzano risalente al 2010 per furti in attività commerciali, è stato fermato dai carabinieri nel capoluogo lombardo. A tradirlo è stata la segnalazione partita da una struttura ricettiva nella zona di Baggio, dove l’uomo alloggiava per seguire la nazionale slovacca impegnata nel torneo olimpico invernale
Undici mesi da scontare: il 44enne è ora a San Vittore
I militari, ricevuto l’alert dalla struttura, lo hanno identificato e bloccato senza particolari difficoltà. L’uomo deve ancora scontare 11 mesi e 7 giorni di reclusione per reati contro il patrimonio e, come riporta l’Ansa, continuerà il suo soggiorno a Milano, ma presso la casa circondariale di San Vittore. L’uomo è stato bloccato ieri in mattinata all’interno di un camping in via Ajraghi, e non ha opposto resistenza. La nazionale slovacca di hockey giocava alle 16.40 contro la Finlandia, ma l’uomo non ha potuto vederla perché già in arresto. Partita, peraltro, che la sua squadra del cuore ha dominato vincendo per 4-1. Non si può escludere che l’uomo, assente dall’Italia da tempo, non fosse nemmeno a conoscenza del provvedimento.

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Max Langenhan non dimenticherà tanto in fretta quanto accaduto alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026: due medaglie d'oro nello slittino (singolo e a squadre) e una telefonata finita malissimo per aver commesso una gaffe clamorosa. E s'è reso conto di aver fatto davvero una figuraccia. Il tedesco ha dominato letteralmente la disciplina ma le sue vittorie sono passate in secondo piano quando ha confessato cosa gli è successo e l'imbarazzo provato dopo aver siglato la doppietta nella specialità. Nel video messaggio registrato assieme ai compagni di nazionale l'atleta ha svelato tutto: ha rifiutato accidentalmente una chiamata di congratulazioni da parte del Cancelliere, Friedrich Merz. Gli ha attaccato il telefono in faccia, come si dice in gergo.
Il no alla chiamata perché stava guardando un reality
"Ho fatto una gaffe…", ha ammesso Langenhan in un video condiviso Instagram dal Team Germany. Ha preso la parola e messo una mano sul cuore, mostrandosi sinceramente dispiaciuto per aver mancato di rispetto al capo del governo federale. "…ammetto di aver dormito pochissimo ma questo non rende le cose migliori", ha aggiunto l'atleta spiegando la situazione in cui s'è trovato suo malgrado. La mattina dopo la sua vittoria olimpica nel singolo era alla fermata dell'autobus e attendeva la navetta. Aveva il cellulare in mano e stava guardando un video di congratulazioni di Carmen (60) e Robert Geiss (62), i protagonisti di un reality show molto seguito in Germania, in quel momento è apparso sul display del cellulare un numero di telefono sconosciuto.





"Ho rifiutato la chiamata perché non rispondo a contatti che non sono registrati nella mia rubrica. E si è scoperto che era Friedrich Merz…". Quando gli è stato riferito chi fosse realmente la persona che lo aveva chiamato ha provato un certo disagio.
Il video di scuse: "Caro signor Merz, mi dispiace molto"
I compagni di squadra di Langenhan a stento riescono a trattenersi, non possono fare a meno di ridere mentre abbozza una giustificazione. Nella breve clip si nota tutto: lui che si scusa pubblicamente, loro che sorridono provando a tenere un po' di contegno: "Caro signor Merz, mi dispiace molto. Spero che avremo modo di sentirci nei prossimi giorni. In ogni caso, sono davvero orgoglioso di aver rappresentato la Germania". E lo ha anche invitato a scendere in pista con lui per provare lo slittino. E questa volta farà attenzione al numero e alla chiamata.
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Rebecca Passler, sospesa cautelativamente per doping, potrà partecipare alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026., Doppio oro e bufera sulla Lollobrigida: "Non toccate mio figlio", scoppia la polemica

Apro questo post con la bella notizia ed ulteriore aggiornamento della vicenda

Rebecca Passler, sospesa cautelativamente per doping,  potrà partecipare alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. La decisione è arrivata dalla Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia, che ha accolto il ricorso dell'azzurra contro la sospensione provvisoria seguita ad una positività al Letrozolo riscontrata nel corso di un controllo effettuato lo scorso 26 gennaio. La ventiquattrenne di Anterselva, nipote d'arte, potrà dunque essere al via la prossima settimana della gara di staffetta.

RUHPOLDING, GERMANY - JANUARY 14: Dorothea Wierer of Italy competes during the during the Zeoring for the IBU World Cup Biathlon Ruhpolding on January 14, 2026 in Ruhpolding, Germany. (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

REBECCA PASSLER VINCE IL RICORSO: IL CASO

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Dopo che ieri il Tas aveva dichiarato di non avere giurisdizione per esaminare il ricorso, oggi la Nadab ha riconosciuto il fumus boni iuris, ovvero l’apparente fondatezza dell'assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza. Rebecca Passler adesso si aggregherà alle compagne a partire da lunedì 16. "Sono stati giorni molto difficili - esulta l'azzurra -. Ho sempre creduto nella mia buona fede e ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato: dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Federazione Italiana Sport Invernali, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100% sul biathlon". Soddisfatto anche il presidente della Fisi, Flavio Roda: "La Federazione accoglie con piacere l'esito del ricorso - fa sapere - che consente a Rebecca di tornare a disposizione della squadra". 





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Purtroppo i social hanno aperto un vaso di Pandora: cavolate che prima si sparavano al bar, a beneficio dei soli avventori (che probabilmente erano già a conoscenza del livello intellettivo dell'oratore) ora sono riversabili in rete e disponibili ad un pubblico in pratica infinito. E per pubblicare, purtroppo, non serve una licenza (anche se a volte, perlomeno quella elementare sarebbe perlomeno auspicabile......) E, infatti, anche in questo caso......... Senza che lo specificasse lei stessa, era palese la situazione: si tratta di una atleta professionista nel pieno corso delle Olimpiadi che, da madre, ha dovuto temporaneamente lasciare il proprio figlio alle cure altrui. Cosa ne sa, di interviste e dell'etichetta, quel povero bambino, che ha finalmente potuto rivedere la propria madre dopo chissà quanti giorni!
c'è gente che non sa tenere a freno l'odio e l'invidia che hanno dentro e non perdono occasione per manifestarlo persino contro un bambino e sua madre. Povere persone. Perchè   se     da   un lato   è  Le parole usate di certo, per alcuni messaggi, non vanno bene perché troppo aggressive. Però la situazione non è stata carina. Poteva farsi intervistare dopo perché non si è capito proprio nulla di quello che ha detto. Le Le parole usate di certo, per alcuni messaggi, non vanno bene perché troppo aggressive.   Infatti  

Doppio oro e bufera sulla Lollobrigida: "Non toccate mio figlio", scoppia la polemica







Francesca Lollobrigida trionfa alle Olimpiadi di Milano-Cortina, ma l’intervista col figlio scatena polemiche social. La campionessa replica duramente agli attacchi.
Dal doppio oro olimpico alla polemica social: il caso di Francesca Lollobrigida diventa nazionale e accende il dibattito pubblico. La campionessa azzurra del pattinaggio di velocità, protagonista assoluta ai Giochi di Milano-Cortina, è finita al centro di una bufera mediatica dopo l’intervista diventata virale insieme al figlio Tommaso
Quello che doveva essere un momento spontaneo e familiare, subito dopo la vittoria nei 3000 metri, si è trasformato in un caso discusso sui social. Accanto ai messaggi di affetto e orgoglio, sono arrivati anche commenti negativi sul comportamento del bambino, giudicato da alcuni utenti invadente durante l’intervista televisiva. Critiche che hanno colpito profondamente l’atleta.
Francesca Lollobrigida e la polemica sul figlio dopo il doppio oro
Dopo il secondo trionfo nei 5000 metri, la Lollobrigida è tornata sull’episodio durante un incontro a Casa Italia. Il ricordo di quei messaggi resta una ferita aperta: “Ci sono rimasta male per molti commenti cattivi. Io sono stata spontanea: volevo abbracciare mio figlio, perché non lo vedevo da una settimana. Lui non era mai entrato al villaggio olimpico. Prima di entrare in gara solo un bacio veloce, poi sono entrata nella mia bolla”.
Le immagini della pattinatrice che corre verso il piccolo Tommaso hanno fatto il giro del mondo. Per lei, quel gesto rappresentava la fine della tensione e il ritorno alla normalità dopo giorni di isolamento e concentrazione.
“Alla prima occasione l’ho preso, l’ho quasi strappato a mia sorella e ho detto: no, me lo voglio tenere un attimo. Non mi vedeva da una settimana, voleva la mamma tutta per sé”. Parole che raccontano il lato umano di una vittoria costruita tra sacrifici sportivi e distacco familiare.
Le critiche social e la delusione della campionessa
La sorpresa più amara per la due volte campionessa olimpica è stata l’origine di molte critiche. “Non è stato bello leggere certe cose, soprattutto da donne. Io penso che noi donne dovremmo incoraggiarci a vicenda. La vittoria di Federica, per esempio, mi ha gasata. Si può prendere spunto oppure no, ma non si deve criticare in modo così pesante”.
Il caso ha rapidamente superato i confini dello sport, trasformandosi in un tema più ampio legato all’esposizione mediatica degli atleti e delle loro famiglie. La scena, inizialmente celebrata come simbolo di affetto e spontaneità, è diventata terreno di confronto sui limiti del giudizio pubblico nei confronti della vita privata degli sportivi.
In pochi giorni, la vicenda è entrata tra gli argomenti più discussi dell’Olimpiade italiana, alimentando un dibattito sul clima dei social e sulla pressione costante che accompagna i protagonisti dello sport.
La risposta netta: “Potete criticare me, non un bambino”
La replica più dura della Lollobrigida è arrivata parlando apertamente delle accuse rivolte al piccolo Tommaso: “La cosa che mi ha fatto più male, anche parlando con mio marito, è stato leggere che qualcuno ha dato del maleducato a mio figlio. Potete dire tutto su di me, ma non toccate un bambino di due anni e mezzo”.
Dietro i successi olimpici, la campionessa ha raccontato anche il peso emotivo della stagione. “Tornando indietro ho finito tutte le tappe di Coppa del Mondo piangendo. Chi era vicino a me poteva percepire davvero il mio stato d’animo. Non mi sono arresa, e lo devo veramente a mio figlio. Ogni volta che lo guardavo mi dicevo: lo sto facendo per lui. Non voglio che abbia una mamma che rinuncia prima ancora di presentarsi sulla linea di partenza”.
La vicenda ha ampliato il confronto pubblico sull’esposizione dei figli degli atleti e sul ruolo dei social nel trasformare episodi personali in casi mediatici, mentre Francesca Lollobrigida resta tra le protagoniste più celebrate dei Giochi di Milano-Cortina.

Il messaggio alle donne: «Dobbiamo incoraggiarci»

Nel suo intervento c'è anche un passaggio sulla solidarietà femminile«Io penso che noi donne ci dobbiamo incoraggiare», afferma. Cita anche l'esempio di Federica Brignone: «La vittoria di Federica mi ha gasato».Poi aggiunge una riflessione: «Uno può prendere spunto o decidere pure, no, non voglio fare come lei, non è che è obbligatorio, però non criticarlo proprio in maniera così». Parole che allargano il discorso oltre la polemica. Non solo la difesa di un momento privato, ma un invito a sostenersi, soprattutto tra donne.

Le Olimpiadi invernali ci ricordano che non siamo tutti uguali (e che qualcuno deve sempre perdere) ma emozionano sempre

un fondo di verità .Ma come ho detto precedentemente anche in una forma a mettà tra illusione ed utopia ed un po' di evasione onirica esse ti emozionano e ti stupiscono

  da   https://www.vita.it/idee/


Le Olimpiadi invernali ci ricordano che non siamo tutti uguali (e che qualcuno deve sempre perdere)

Un giorno sulla neve costa almeno 100 euro a persona tra viaggio, attrezzature, accesso alle piste e altro: quante famiglie possono permetterselo? Quanti bambini e ragazzi guarderanno i loro eroi, in questi giorni, ben sapendo che praticano sport per loro inaccessibili? Quanti genitori dovranno confrontarsi, ancora una volta, con la “differenza”?

di Riccarda Zezza




Ègrande festa, a Milano e non solo, per queste Olimpiadi. E sì, qualche volta è giusto anche festeggiare, e lo sport ha il merito di unire Paesi diversi in momenti specifici – le date fanno nel tempo quello che i luoghi fanno nello spazio: diventano dei simboli – ricordandoci che siamo tutti “uguali”.
Ma lo siamo davvero? Il primo pensiero va proprio agli sport di queste Olimpiadi, di cui il più “comune” è lo sci. Un giorno sulla neve costa almeno 100 euro a persona tra viaggio, attrezzature, accesso alle piste e altro: quante famiglie possono permetterselo? Quanti bambini e ragazzi guarderanno i loro eroi, in questi giorni, ben sapendo che praticano sport per loro inaccessibili? Quanti genitori dovranno confrontarsi, ancora una volta, con la “differenza”?

Non sono una fan del calcio, ma la narrazione di questo sport così popolare ha un pregio: per giocare a calcio basta un pallone. Possono farlo tutti, e infatti molti calciatori talentuosi vengono dalla povertà: l’accessibilità di questo sport è stata per loro leva di riscatto sociale – e quanti bambini con la maglietta di Messi si vedono anche oggi nei Paesi più poveri, liberi di sognare perché, per quanto lontano, si tratta di un sogno “possibile”?
Sappiamo bene che anche lo sport, per quanto di origini nobili, alla fine è un business – altrimenti non funzionerebbe così bene – e in quanto tale mette insieme intrattenimento e soldi (tra 5,3 miliardi e 6,1 miliardi complessivi di euro di impatto economico sulla economia italiana e dei territori ospitanti), tanto che l’antropologo e filosofo francese Jean-Marie Brohm lo ha definito «la vetrina più spettacolare della società globalizzata delle merci», e quindi a sua volta, semplicemente «una merce». Ma forse, nella sua efficacia simbolica, è anche l’occasione per farsi alcune domande.
La prima riguarda appunto la sua accessibilità e la sua forza nel reiterare delle distanze tra chi può e chi no, dandole ormai per scontate. A questa si aggiunge l’impressione che, ancora una volta, tre settimane di festa sportiva funzioneranno da “oppio dei popoli”, mettendoci tranquilli e distratti nel ruolo di spettatori gaudenti. Un ruolo che sembra calzarci bene, come ha scritto nel 1987 il noto linguista Noam Chomsky «una delle funzioni che cose come lo sport professionistico svolgono nella nostra società – e in altre – è offrire uno spazio in cui deviare l’attenzione delle persone da ciò che conta davvero, così che chi detiene il potere possa occuparsi delle questioni importanti senza interferenze da parte del pubblico». Panem et circenses: non ci siamo inventati niente di nuovo.
Ma è l’ultima riflessione quella che mi preme di più, perché oggi forse è più urgente che mai. Perché lo sport ci sembra un simbolo così potente? Di che cosa è simbolo? Lo ha spiegato bene Michele Serra su La Repubblica di sabato 7 febbraio: lo sport traduce in modo “indolore” le dinamiche della guerra. Soddisfa quindi l’istinto primordiale umano dell’attacco, della competizione, della lotta per la vittoria, e lo fa senza che nessuno si faccia male.
Lo sport, quindi, come una “guerra buona”? O, come lo ha definito George Orwell nel 1945, “una guerra senza gli spari”, che è il massimo a cui possiamo aspirare? Lo stesso Trump, nel 2016, si è lamentato che le regole della Lega Nazionale di Calcio stavano diventando troppo “soft”, riflettendo la debolezza del popolo americano: dove stava finendo il sano spirito bellico? D’altronde è qui che sta la base biologica del successo dell’arena sportiva: nell’attivare le stesse premialità ormonali di un combattimento, nel portarci a tifare come se in campo ci fossimo noi, nel farci sentire “eroi per un giorno”. E va bene così: magari potesse davvero sostituirsi alle guerre! Ma il modello che continua a proporci, come la guerra e come la politica, è ancora e sempre quello di un gioco a somma zero. Ci ricorda incessantemente che, perché qualcuno vinca, qualcun altro deve per forza perdere. Ma è davvero sempre così: è questo l’unico paradigma destinato a intrattenerci e ad accenderci, nel futuro come nel passato?
Se, come specie, avessimo avuto il gioco a somma zero come unico modello di riferimento, ci saremmo estinti da tempo: la realtà è che l’umanità è sempre sopravvissuta soprattutto grazie alle sue capacità di cura e relazioni sociali, che sono attività puramente collaborative, ovvero “non a somma zero”.
Mentre, attraverso lo sport, celebriamo l’istinto che ci ha tenuti in vita attraverso la caccia e la fuga, è troppo chiedere di iniziare a riconoscere e a festeggiare anche quest’altro istinto umano di sopravvivenza, che altrettanto e forse di più del primo ci ha consentito di prosperare? Sarebbe possibile, insomma, immaginare di scendere un giorno tutti in campo a giocare delle “Olimpiadi della Cura”: in cui possono tutti, ma proprio tutti, non solo partecipare, ma addirittura vincere?
Nella foto LaPresse la caduta di Dominick Paris alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 – gara di superG maschile

12.2.26

La solidarietà In ginocchio e con il casco bianco alzato, la protesta dei compagni dello squalificato Heraskevych .,Volley, Anna Danesi contro il direttore di RaiSport Petrecca: "A me la torcia, a lui una figuraccia"






Il portabandiera ucraino alla cerimonia inaugurale aveva rifiutato ogni compromesso nonostante il tentativo personale della presidente del Cio Coventry, che è andata alla partenza della gara per convincerlo e ha pianto. Zelensky: “Il Cio asseconda l’aggressore”. Per protesta, dopo la loro gara i sei protagonisti della staffetta si sono inginocchiati, con il casco al cielo


CORTINA – Non è servito nemmeno l’intervento della presidente del Cio in persona, Kirsty Coventry, che è salita alla partenza della gara di skeleton attorno alle 8,15. Vladyslav Heraskevych non le ha concesso nessun compromesso, ed è stato squalificato: non parteciperà alla gara delle Olimpiadi di Milano Cortina, i suoi Giochi finiscono qui. Il campione non ha voluto indossare un casco diverso da quello che ha voluto come tributo ai 24 atleti ucraini uccisi dall’inizio dell’aggressione russa del 2022. Il Cio aveva proposto all’atleta di indossare una fascia nera a lutto, ipotesi respinta da Heraskevych che ha sempre sostenuto che il suo casco non viola la norma 50 che impedisce la propaganda “politica, religiosa o razziale”. Ora l’atleta, portabandiera alla cerimonia inaugurale, si rivolgerà al Tas, il tribunale internazionale dello sport.
   Esso   ha  aveva una  giusta    causa  .Infatti    sempre secondo    repubblica   le  


Ventiquattro fotografie in bianco e nero incollate su un casco: sono i volti degli atleti ucraini uccisi dall’inizio dell’aggressione russa. Un gesto simbolico che è costato caro a Vladyslav Heraskevych, campione di skeleton e portabandiera per Kiev alla cerimonia inaugurale dei Giochi, squalificato dalle Olimpiadi. Il motivo? Il tributo ai caduti violerebbe la norma 50 del regolamento del Cio che impedisce agli atleti durante le gare qualsiasi forma di propaganda “politica, religiosa o razziale”. Il divieto imposto all’ucraino ha aperto un acceso dibattito tra chi ritiene sia legittimo e chi critica l’incapacità di scostarsi dalle regole dei burocrati del massimo organismo sportivo mondiale.

Dietro il caso Heraskevych, però, ci sono le storie di ventiquattro vite spezzate dalla guerra, rappresentative delle oltre 600 vittime del mondo dello sport ucraino.

Le promessa del sollevamento pesi

Alina Perehudova aveva appena 14 anni ed era considerata la stella nascente del sollevamento pesi. Dopo aver vinto diverse medaglie d’oro ai campionati nazionali era candidata a entrare nella squadra nazionale e rappresentare il suo paese ai massimi livelli. A infrangere il sogno un bombardamento russo a Mariupol a maggio del 2022: Alina è morta sotto le bombe insieme alla madre mentre scappavano insieme al fratello, colpito a morte da un cecchino russo.

Il pattinatore

Dmytro Sharpar, 25 anni, era un pattinatore di coppia di grande talento. Aveva vinto la medaglia d'argento ai campionati ucraini di pattinaggio artistico e si era classificato tra i primi dieci nella categoria coppie alle Olimpiadi giovanili invernali del 2016 a Lillehammer, in Norvegia, insieme alla sua partner Anastasia Pobizhenko. Sharpar è stato ucciso in combattimento vicino a Bakhmut, nel gennaio 2023.

Il portiere di hockey

Oleksiy Loginov era un portiere di hockey su ghiaccio. Nel 2015 era diventato membro del club di hockey Sokil, con il quale ha vinto la medaglia di bronzo al Campionato ucraino U17, e due anni dopo aveva debuttato nel campionato ucraino per adulti con gli Ice Wolves di Kiev, giocando due partite e aggiudicandosi una medaglia di bronzo. Oleksiy è stato ucciso durante un combattimento nel distretto di Severodonetsk, nella regione di Luhansk, nel novembre del 2023.

Il pugile in prima linea

Solo qualche mese fa, nell’ottobre del 2025, l’ultima vittima tra gli sportivi: Pavlo Ischencko, pugile peso gallo conosciuto con il soprannome di ‘Wild Man’. Campione mondiale ed europeo, nonché quattro volte campione dell'Ucraina nelle competizioni di strongman e powerlifting, l’atleta 33enne è stato colpito a morte nei primi giorni del servizio militare in prima linea.

La campionessa di danza sportiva

Daria Kurdel, 20 anni, era un’amante dello sport a tutto tondo e studiava legge all’università. La sua passione più grande, però, era la danza sportiva, disciplina in cui aveva vinto numerose competizioni internazionali. Il 9 luglio 2022 era Kharkiv per allenarsi con il padre in una palestra, quando la città è stata attaccata dalla Russia con una pioggia di droni. Daria è stata colpita dalle schegge ed è morta poco dopo in ospedale a causa delle gravi ferite riportate.

Il campione caduto a Bakhmut

Ivan Kononenko, 33 anni, era un atleta di pesi massimi affermato, aggiudicandosi la vittoria al'Ukraine Open 2006 Olimp Strongman.

Poi, all’indomani dell’invasione russa, si era arruolato volontario nell’esercito ucraino. Il 10 novembre 2022 aveva subito una grave ferita ed era stato sottoposto a un anno di riabilitazione. Nonostante il parere dei medici Kononenko aveva deciso di tornare al fronte. Poi, nel febbraio del 2025, era stato dato per disperso e successivamente era stata confermata la sua morte durante l’assedio di Bakhmut.

Il tuffatore

Mykyta Kozubenko, tuffatore di 31 anni, deteneva il prestigioso titolo di Maestro dello Sport dell'Ucraina nel nuoto e dal 2017 lavorava anche come allenatore. Mykyta è stato ucciso nel giugno 2025 a Mykolayv durante i combattimenti.

L’atleta di tiro a segno

Oleksiy Khabarov, 31 anni, è stato più volte detentore del record nazionale e campione dell'Ucraina nel tiro a segno. Ha rappresentato il suo paese in competizioni internazionali, tra cui la Coppa del Mondo ISSF e i Campionati Mondiali Juniores (12° posto nel 2014, carabina ad aria compressa 10 m). Nel novembre 2024 ha vinto la medaglia d'argento nella gara di carabina mista in un torneo internazionale in Romania.

Khabarov è stato ucciso in azione il 19 agosto 2025 vicino a Shakhove, nella regione del Donetsk.

La ballerina

Maria Lebid aveva una grande passione per il ballo da sala e la musica. Nella campagna per essere eletta rappresentate d’istituto a scuola aveva scritto di se stessa: “Vorrei raccontarvi qualcosa di me: ho 15 anni, ho una formazione musicale e mi piace molto studiare l'inglese. Il mio hobby è coltivare piante da appartamento. Sono determinata, socievole e diligente. Cerco di affrontare la vita con umorismo e positività”.

Maria è stata uccisa il 14 gennaio 2023 quando la Russia ha colpito con un missile la sua casa in un edificio residenziale a Dnipro.

Il biatlheta ucciso mentre consegnava aiuti

Yevhen Malyshev, biathleta di 19 anni, aveva partecipato ai Giochi Olimpici Giovanili Invernali del 2020 a Losanna (Svizzera).

Yevhen è stato ucciso nel febbraio 2022 (un mese prima del suo ventesimo compleanno) a Kharkiv mentre stava consegnando aiuti umanitari alla popolazione.

La stella della ginnastica artistica

Kateryna Diachenko a 11 anni era una stella nascente della ginnastica artistica, ma la notte del 10 marzo 2022 la Russia ha colpito la sua casa a Mariupol con una bomba aerea. Sia lei che suo padre sono stati trovati morti sotto le macerie, la madre e il fratello sono stati trasportati in ospedale ma i tentativi di salvarli sono stati vani: nessuno della famiglia di Kateryna è sopravvissuto.

La piccola judeka

Victoria Ivashko, 9 annipraticava judo e aveva recentemente vinto i suoi primi premi in questo sport. L'ultima volta che era salita sul tatami era stato solo pochi giorni prima di essere uccisa, quando aveva partecipato a una competizione a Kiev. Viktoria è morta il 1 giugno 2023, quando i missili russi hanno colpito la casa dove viveva con la madre nella capitale.

Dall’atletica leggera alla guida dei droni

Kateryna Troian, 32 anni, si allenava professionalmente nell'atletica leggera sotto la guida della rinomata allenatrice Iryna Pustovoit, insieme alle stelle ucraine del salto in alto. La sportiva era diventata operatrice di droni FPV (First-Person View) d'élite dopo lo scoppio della guerra, rimanendo uccisa durante un’operazione il 5 giugno 2025.

Il decatleta arruolato volontario

Volodymyr Androshchuk, 22 anni, era un decatleta di spicco che ha vinto il campionato ucraino U20 nel 2019 e si è classificato sesto al campionato europeo U20 del 2020. Era considerato un forte contendente per le Olimpiadi di Parigi del 2024. In seguito all'invasione della Russia nel 2022, Androshchuk si è arruolato volontario nell’esercito ucraino, prestando servizio come lanciagranate nella 95ª Brigata d'assalto aereo.

È stato ucciso il 25 gennaio 2023, vicino a Bakhmut, a causa delle ferite riportate da schegge di granata.

Il pugile che aveva rinunciato ai campionati europei

Maksym Halinichev, 22 anni, era un famoso pugile ucraino nella categoria dei pesi gallo che ha sacrificato una promettente carriera atletica per difendere il suo paese. Era considerato uno dei migliori talenti olimpici dell'Ucraina con risultati come la medaglia d'oro ai Campionati Europei Giovanili 2017, l'argento alle Olimpiadi Giovanili Estive 2018 a Buenos Aires. Nel maggio 2022, Halinichev aveva rinunciato al suo posto nei Campionati Europei di Pugilato per arruolarsi come volontario. Maksym è stato ucciso il 10 marzo 2023, durante i combattimenti nel villaggio di Chervonopopivka, nella regione di Luhansk.

Il ciclista

Andriy Kutsenko è stato più volte campione nazionale ucraino di ciclismo su pista. Maestro dello sport di classe internazionale, è stato membro della nazionale dal 2006 al 2016. Ha detenuto i record nazionali nella prova a cronometro di 1 km e nella sprint a squadre.

All'inizio della guerra in Ucraina, Kutsenko è tornato nel suo paese dall'Italia per arruolarsi come volontario nelle forze armate. Dopo due anni di servizio è morto durante una missione di combattimento nella regione di Donetsk il 3 luglio 2024.

La kickboxer

Karyna Bakhur, 17 anni, era considerata una delle giovani atlete più promettenti dell'Ucraina, spesso definita una “vera cosacca” per il suo spirito e la sua determinazione. È stata più volte campionessa ucraina ed europea sia nel kickboxing che nel combattimento cosacco e ha vinto medaglie ai campionati mondiali del 2023 e agli europei del 2024.

Al momento della sua morte, si stava preparando a recarsi in Austria il 19 novembre per rappresentare l'Ucraina alla Coppa del Mondo. Katryna è stata uccisa dai russi nella notte tra il 17 e il 18 novembre, quando la Russia ha lanciato quattro missili Iskander sulla città di Berestyn.

Il saltatore

Roman Polishchuk, era una figura di spicco nell'atletica ucraina, in particolare nelle discipline di salto. Era conosciuto principalmente come saltatore in lungo. Nella primavera del 2022 Polishchuk si è arruolato nelle forze armate ucraine, è stato ucciso a marzo del 2023.

Il wrestler

Andrii Yaremenko, 25 anni, era un atleta di wrestling conosciuto a livello nazionale. Aveva vinto diverse medaglie nei campionati e nelle coppe ucraine di lotta greco-romana e aveva rappresentato l'Ucraina ai Campionati mondiali cadetti 2015 a Sarajevo, dove si è classificato al 10° posto.

Andrii è stato ucciso il 4 dicembre 2025, mentre prestava servizio come operatore di droni.

Lo schermidore

Fedir Yepifanov era uno schermidore della nazionale ucraina. Appena maggiorenne aveva interrotto la sua carriera atletica per arruolarsi nelle forze armate ucraine e difendere la sua nazione. L’11 dicembre 2023 Il giovane atleta è stato ucciso in azione nella regione di Zaporizhzhia a soli 19 anni.

L’allenatore

Taras Shpuk, 34 anni, è stato allenatore, mentore e coordinatore delle squadre nazionali ucraine agli Invictus Games e ai Warrior Games.

Credeva fermamente negli sport adattivi come strumento di riabilitazione per aiutare i soldati feriti a tornare a una vita piena.Ta ras è stato ucciso in azione il 17 settembre 2025. È morto mentre svolgeva una missione di combattimento come membro di un'unità delle forze speciali.

una decisione che ha     spaccato    gli  oraganizzatori    infatti 

Volley, Anna Danesi contro il direttore di RaiSport Petrecca: "A me la torcia, a lui una figuraccia"
Scintille olimpiche. Alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, il direttore di RaiSport Paolo Petrecca non identifica Anna Danesi durante la telecronaca. La capitana azzurra risponde senza giri di parole: “Non mi interessa che non mi abbia riconosciuta, io ho portato la torcia, la figuraccia è stata sua”. La vicenda accende il dibattito sulla visibilità dello sport femminile, mentre la centrale rinnova con Vero Volley Milano fino al 2027, forte di 223 punti tra campionato e Champions League





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