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9.2.26

Lascia Linux dopo 8 anni per passare a Windows 11: com'è andata? tradimento o adeguamento ?









Nel panorama delle guerre ideologiche che da anni animano le comunità tech, raramente emerge una testimonianza capace di sconvolgere le narrative a cui siamo abituati. Eppure, la storia di un utente Linux che abbandona il pinguino per tornare a Windows 11, non solo senza rimpianti ma con entusiasmo rinnovato, merita un'analisi approfondita. Non si tratta di un tradimento ideologico né di una vittoria di Microsoft, ma di una riflessione lucida su cosa significhi davvero l'usabilità quotidiana di un sistema operativo nel 2026. La testimonianza di toxyxd13, pubblicata su Reddit, solleva domande che vanno oltre il tifo da stadio tra Windows e Linux.
l problema fondamentale che emerge dall'esperienza dell'utente non riguarda le capacità tecniche di Linux, ma il suo eterno stato di incompletezza nelle situazioni d'uso reali. Come sintetizzato efficacemente dallo stesso protagonista, l'esperienza desktop di Linux rimane in uno stato permanente di "quasi pronto". Il gaming rappresenta l'esempio più lampante: nonostante Proton abbia compiuto passi da gigante nel rendere compatibili i titoli Windows, gli anti-cheat a livello kernel continuano a rappresentare un muro insormontabile, mentre il modding attraverso Proton si trasforma spesso in un'odissea tecnica.
La transizione infinita da X11 a Wayland incarna perfettamente questa problematica sistemica. Dopo anni di sviluppo, l'esperienza rimane frammentata e imprevedibile: condivisione schermo, streaming, routing audio e workflow di cattura variano drasticamente a seconda del compositor, dell'ambiente desktop e delle applicazioni utilizzate. Anche quando esistono soluzioni alternative, queste tendono a rompersi senza preavviso, costringendo l'utente a trasformarsi in un debugger del proprio sistema operativo anziché concentrarsi sul lavoro produttivo.
Linux funziona brillantemente finché non smette di farlo, e quando si rompe, lo fa in modi che richiedono ore di troubleshooting tecnico
Paradossalmente, ciò che ha convinto l'utente a tornare su Windows 11 non è stata l'eliminazione delle criticità del sistema Microsoft, ma la scoperta di strumenti che finalmente avvicinano l'esperienza a quella Linux. Scoop, in particolare, viene descritto come "il vero package manager" per Windows, capace di installare applicazioni portabili e autocontenute in una singola directory gestendo automaticamente le variabili PATH, con un funzionamento paragonabile a Homebrew su macOS. Questa soluzione si è rivelata infinitamente superiore a Winget, che l'utente aveva testato in passato senza soddisfazione.
Il Windows Subsystem for Linux rappresenta l'altro pilastro di questa transizione. Non si tratta di un sostituto completo di Linux, ma di una rete di sicurezza sofisticata: un kernel Linux autentico, strumenti appropriati e un'integrazione profonda con Windows, il tutto senza trascinare i problemi tipici del desktop Linux. L'aspetto cruciale è che l'utente ricorre a WSL solo quando strettamente necessario, perché gli strumenti nativi di Windows 11 si sono rivelati finalmente adeguati per la maggior parte delle esigenze quotidiane.
La strategia vincente di Windows 11, secondo questa testimonianza, consiste nel trasformare la frustrante configurazione iniziale in un'operazione una tantum. L'utente ha affrontato il processo di debloating del sistema operativo, configurato policy personalizzate e installato gli strumenti essenziali in un'unica sessione intensiva. Superato questo ostacolo, l'esperienza quotidiana è diventata fluida e priva di attriti significativi, permettendo di concentrarsi sul lavoro effettivo anziché sulla manutenzione del sistema.
Le critiche a Windows 11 rimangono valide e diffuse: raccolta dati aggressiva, requisiti di account obbligatori, modifiche all'interfaccia imposte dall'alto, spinta invasiva verso l'intelligenza artificiale e impostazioni predefinite che favoriscono i servizi Microsoft. Come sottolineato da MarcCDB nei commenti, "Mi piace Windows come sistema operativo, ma non mi piace quello che Microsoft ci sta facendo: la quantità di AI e pubblicità è davvero fastidiosa, costringermi a creare un account, eccetera". Queste preoccupazioni non sono scomparse per l'utente che ha effettuato il passaggio.
toxyxd13 non ha dimenticato i difetti di Windows 11: continua a detestare la struttura del filesystem, rimpiange strumenti come journalctl e dmesg per il debugging, e sottolinea esplicitamente di non odiare affatto Linux. La sua scelta non rappresenta un giudizio di valore assoluto, ma una valutazione pragmatica su quale sistema operativo genera meno frizioni nell'utilizzo quotidiano. Linux eccelle in controllo e trasparenza, Windows 11 primeggia in compatibilità hardware e software, riducendo gli ostacoli per utenti normali e workload misti.
La compatibilità hardware rappresenta un elemento decisivo spesso sottovalutato. Come evidenziato da ekoprihastomo nello stesso thread, "Uso Linux e Windows. Windows è il re in termini di compatibilità, non solo software ma anche hardware. Posso comprare d'impulso oggetti casuali e funzioneranno su Windows; non posso farlo con Linux". Questa differenza si traduce in risparmio di tempo, riduzione dello stress e maggiore produttività, fattori che pesano enormemente nelle scelte degli utenti professionali.
Un altro utente, Schiorean, sintetizza un approccio ibrido sempre più diffuso: "Faccio tutto il mio lavoro su un sistema Linux al 100% tramite WSL2, e uso Windows 11 solo come ambiente desktop che semplicemente funziona. Complimenti a Microsoft per WSL e PowerToys". Questa configurazione rappresenta forse il miglior compromesso disponibile attualmente: l'ecosistema di sviluppo Linux completo, accessibile attraverso l'infrastruttura hardware e software stabile di Windows.
La lezione più importante da questa testimonianza non riguarda la supremazia di un sistema operativo sull'altro, ma la natura profondamente personale di queste scelte tecnologiche. Windows 11 non conquista gli utenti per eleganza o perfezione tecnica, ma perché nella maggior parte dei casi riesce a rimanere sullo sfondo, permettendo all'utente di concentrarsi sulle attività produttive. Per alcuni professionisti, convenienza e compatibilità di Windows 11 superano flessibilità e controllo di Linux, anche quando questo contraddice le aspettative dei puristi open source.
Il futuro probabilmente non vedrà una vittoria netta di una piattaforma sull'altra, ma una coesistenza sempre più sofisticata. L'evoluzione di strumenti come WSL, l'integrazione di package manager moderni su Windows e il continuo miglioramento della compatibilità gaming su Linux attraverso Proton suggeriscono che le barriere tra sistemi operativi si stiano progressivamente assottigliando. La sfida per entrambi gli ecosistemi sarà ridurre ulteriormente gli attriti che ancora costringono gli utenti a compromessi dolorosi, indipendentemente dalla piattaforma scelta.

19.9.25

NESSUN DATO DISPONIBILE Pensieri che nessuno ha chiesto ma forse qualcuno capirà. blog di Elisa Lapenna

 navigando    in  internet   ho  trovato   questo blog  Nessun Dato Disponibile – Pensieri che nessuno ha chiesto, ma forse qualcuno capirà. Ed  gli  ho  chiesto di  fare  scambio  di   url  cioè     condivisione  \ recensione  reciproca  degli url   .  Ho iniziato   io   . 

Ecco la  ma recensione   E   subito  ho  individuato   un potenziale   compagno   di  strada  . lieto    di  condividere   post     da un blog   in  cui nel caos  si nasconde un fascino inaspettato, un ordine non convenzionale che vale la pena scoprire.>> un   blog   appena  aperto è già promettente  dove  si  non si cercaerità assolute, ma dubbi sapientemente narrati. dove discute con piglio anticonvenzionale, si filosofeggia senza pretese accademiche e si gioca con l’intelligenza con passione, incoscienza e quel pizzico di rischio che rende tutto più autentico.Se sei  ma  anche   no un’anima inquieta, un curioso irriducibile, un ironico instancabile o semplicemente un esploratore annoiato della realtà, sei nel posto giusto.


Ed    uno  degli articoli  che  più mi hanno colpito per  obbiettività  nel presentare   un  tema     cosi  delicato 

Articoli, Attualità e Società
Madrid marcia contro la gestazione per altri: riflessioni e domande aperte
9 settembre 2025Ely









Il 6 settembre 2025, le strade di Madrid si sono riempite di donne vestite di rosso, con cuffie bianche che ricordano quelle del Racconto dell’ancella. Nessun slogan urlato, nessuna bandiera sventolata: solo silenzio, rigore e un messaggio chiaro scritto su volantini distribuiti lungo il percorso: “Le donne non si usano, no ai ventri in affitto”.
L’evento, organizzato da oltre 30 associazioni femministe, tra cui la Federazione Donne, l’Associazione Donne Giuriste Themis e Apramp, ha visto centinaia di partecipanti attraversare il cuore della città, da Plaza del Callao, lungo Gran Vía e Paseo del Prado, fino al Congresso dei Deputati, concludendo alla Puerta del Sol. La manifestazione voleva denunciare la gestazione per altri come forma di sfruttamento e mercificazione del corpo femminile, richiamando l’attenzione sulla necessità di leggi e protezioni adeguate.
La gestazione per altri è una pratica complessa: una donna porta avanti una gravidanza per conto di altri, rinunciando ai diritti sul bambino. Può essere altruistica o commerciale e la sua regolamentazione varia molto da paese a paese. Ma il dibattito non riguarda solo la legalità: tocca etica, libertà, diritti e il concetto stesso di cosa sia naturale o giusto.
Chi vede la GPA come opportunità sottolinea vantaggi concreti. Permette a persone e coppie impossibilitate a concepire o portare avanti una gravidanza di avere un figlio biologico, favorendo inclusione e nuove forme di famiglia, comprese le coppie LGBT+ e le donne single. In contesti regolamentati, può rappresentare anche un beneficio economico per la gestante. In un futuro ideale, con supporto psicologico e leggi chiare, la pratica potrebbe diventare sicura e consensuale, senza vittime di sfruttamento.
Dall’altra parte, le criticità sono altrettanto evidenti. Il rischio di sfruttamento economico o psicologico non è teorico: molte donne in situazioni vulnerabili potrebbero sentirsi costrette o spinte da necessità economiche a vendere una parte di sé. Ci sono questioni legali complesse sui diritti della madre e del bambino, e i legami naturali creati dalla gravidanza non si annullano facilmente con un contratto. Dal punto di vista etico, la GPA solleva interrogativi scomodi: il corpo della donna può essere ridotto a uno strumento per altri? La libertà di scelta è mai davvero libera quando esistono disparità economiche così evidenti?
I punti di vista sul tema sono variegati. Molte femministe denunciano il rischio di trasformare i corpi femminili in merce e la violenza che questo porta con sé. Chi difende una visione più liberale mette al centro la libertà di scelta personale. Chi guarda con approccio bioetico prova a bilanciare i diritti della donna con quelli del bambino. E forse, in futuro, società più attente e regole più chiare potrebbero ridurre rischi e conflitti, con l’aiuto della psicologia e della tecnologia.
Oggi la GPA è regolamentata in alcuni paesi: negli Stati Uniti, ad esempio, diversi stati permettono la pratica con contratti legali e tutele per gestante e genitori committenti;
in Canada e in alcune nazioni europee è consentita in forma altruistica, mentre in altri contesti, come l’Ucraina prima del conflitto, era legale con alcune restrizioni.
Al contrario, in Italia e in molti paesi europei la gestazione per altri è vietata, considerata una pratica non legittima e sanzionata penalmente. In alcuni paesi, invece, il dibattito è aperto: legislatori e bioeticisti stanno valutando normative che permettano la GPA in forma sicura, regolamentata e consensuale, soprattutto per garantire diritti, protezione e trasparenza, in vista di scenari futuri in cui tecnologia e medicina potrebbero rendere più gestibile questa scelta.
Il futuro della GPA resta pieno di domande aperte. Potrà diventare un reale vantaggio senza sfruttamento? Come evolveranno le leggi internazionali per proteggere tutti i soggetti coinvolti? È possibile separare completamente l’aspetto biologico da quello affettivo nella gravidanza? E quando la tecnologia permetterà uteri artificiali, quale sarà il ruolo del corpo femminile?
La manifestazione di Madrid non è solo un corteo, ma uno specchio del nostro tempo. Ci invita a guardare, riflettere e interrogarsi sul valore dei corpi, dei diritti e delle scelte. La gestazione per altri non è un dibattito astratto: è un nodo intricato di etica, biologia, desiderio e società. E forse le risposte arriveranno solo quando saremo pronti a riconoscere la complessità di ciò che consideriamo naturale, giusto o libero.

" Ma osservare i fatti non basta: resta il pesto delle domande che ci portiamo dentro. "

Dopo aver osservato la manifestazione di Madrid, mi rimane in testa una domanda che non trova risposta facile: perché alcune pratiche, come la gestazione per altri, ci disturbano così profondamente? Forse perché toccano il cuore di ciò che la cultura, la religione e l’evoluzione hanno sempre cercato di proteggerci dal modificare: il legame tra corpo, vita e nascita. In ogni religione, in ogni mito, c’è un’idea di sacralità della maternità. Ma cosa succede quando il progresso scientifico ci permette di separare il “come” dal “perché”, di trasformare la gravidanza in un contratto o in un progetto?
C’è una parte di me che teme la mercificazione del corpo, l’idea che qualcosa di così biologicamente e psicologicamente intenso possa diventare un servizio. Eppure, c’è anche un’altra parte che vede possibilità: nuove famiglie, inclusione, libertà di scelta. È una contraddizione che pesa come una pietra, perché il cuore non è mai razionale: oscilla tra paura e desiderio, tra rabbia e meraviglia.
Mi chiedo se le nostre paure siano radicate nella religione, nelle tradizioni, o semplicemente nell’istinto. L’evoluzione ci ha plasmati con schemi antichi, ma la tecnologia li mette alla prova. Forse stiamo entrando in un’era in cui il corpo e la mente possono scegliere in modi che mai avremmo immaginato, e forse non siamo ancora pronti a gestire il peso di questa libertà.
E il futuro? Lo immagino sospeso tra uteri artificiali, intelligenza artificiale che monitora gravidanza e desideri sempre più personalizzabili. Un mondo in cui i confini tra naturale e artificiale si sfumano, e dove la maternità potrebbe diventare scelta etica, economica o tecnologica, più che biologica. Resta da vedere se riusciremo a mantenere un equilibrio tra libertà, amore, responsabilità e dignità.
In fondo, guardando le donne di Madrid marciare silenziose, ho capito che il vero nodo non è solo legale o scientifico. È dentro di noi, nelle paure, nei desideri e nelle nostre convinzioni più profonde. E forse l’unico modo per capire davvero la GPA, e ciò che porta con sé, è accettare il dubbio, il disordine e il caos che genera.


E tu cosa ne pensi?

Come ti senti riguardo alla GPA, considerando che in Italia è vietata ma in altri paesi è regolamentata o in discussione?
Credi che il punto di vista maschile e femminile sulla gestazione per altri possa differire? Se sì, in che modo?
Se la scienza e la tecnologia permettessero una GPA sicura, trasparente e consensuale, cambieresti la tua opinione su questa pratica?
Quanto pensi che la cultura, la religione o le tradizioni influenzino il nostro giudizio su ciò che è naturale o giusto?
Se dovessi dare un consiglio ai legislatori di un paese che sta considerando di legalizzare la GPA, quale sarebbe e perché?

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