unione sarda 10\3\2026
Guspini
Giorgia Ortu e Antonello Piccioni costruiscono cestini
utilizzando l’arte dell’intreccio tipicamente locale. Il marito è di
Guspini, la moglie di Gonnosfanadiga e hanno la passione per la
costruzione di cestini.
Il ricordo
Giorgia Ortu racconta di aver imparato l’arte dell’intreccio
«quando era bambina, allora avevo dieci anni di età, Avevo fatto un
corso all'oratorio di Gonnosfanadiga, per la costruzione dei cesti
tradizionali in canna e ulivo. Fu un’attività per trasmettere le loro
conoscenze alle nuove generazioni per preservare questa antica usanza. I
maestri erano abili artigiani gonnesi che appresero il mestiere
direttamente nei laboratori, spesso nelle famiglie di apparenza. Il
corso si fece per intrattenere i bambini e per insegnare a creare
qualcosa, si potevano scegliere diverse attività, pittura su vetro o
stoffa, musica, decorazione su legno con pirografo, uncinetto,
decorazione su vetro e fare cesti. Io ero restata entusiasta dai maestri
dell’intreccio, scelsi questo».
Antonello Piccioni ha seguito la moglie nella passione per
questo settore dell’artigianato «Questo “saper fare” mi è stato
insegnato da Giorgia - dice Piccioni- dopo aver appreso le tecniche di
costruzione, mi sono dedicato e cimentato nella costruzione di cestini. I
cesti o i vari contenitori di diverse forme, vengono utilizzati come
per tradizione per la raccolta delle olive, la legna, in casa le massaie
li usavano per il pane dolci, la raccolta della frutta, ortaggi,
funghi», conclude Piccioni.
La costruzione di cestini tradizionali si tramanda spesso
all'interno delle famiglie. L'arte dell'intreccio spesso nasce si
trasforma in un mestiere.
La natura
Giorgia Ortu evidenzia il rispetto della natura dietro questo
lavoro: «I cesti e contenitori in vimini sono ecologici, tutti in
materiali naturali, canne, ulivo, salice, olmo, mirto, fillirea, giunco e
via dicendo. Per alcuni impieghi come per i funghi vengono preferiti
perché rilasciano delle spore nell'ambiente. Oggi si continua la
tradizione di costruzione dei cesti anche se non sostituiscono quelli in
plastica perché soddisfano per forme e grandezze svariati campi di
utilizzo. I cesti sono delle vere opere d'arte che vengono utilizzati
anche come complemento d'arredo per le loro forme particolari, quali
lampadari, porta vasi, sotto pentola, porta pane e frutta elaborati,
decorazioni intrecciate che esprimono bellezza fantasia e maestria
dell'artigiano ».
......
sempre dalla stessa fonte
Trova una bottiglia in spiaggia con una lettera e nasce un’amicizia Nell’epoca dei messaggi vocali e delle chat che si aggiornano in tempo reale, c’è una storia che ha scelto la lentezza. Nessun invio istantaneo, nessuna spunta blu. Solo una bottiglia di rum, un tappo di sughero e il Mediterraneo come unico vettore. Una vicenda che sembra appartenere a un altro tempo e che invece porta una data precisa, coordinate esatte, una rotta tracciata con cura.Il ritrovamentoIl 16 febbraio, sulla spiaggia di Columbargia, sotto la torre che domina la costa di Bosa, quella bottiglia è riemersa tra la sabbia. A notarla Mirko Nonnis, sulcitano originario di Narcao, da dieci anni residente nella cittadina del Temo e guida ambientale in Sardegna. «Stavo andando a visitare la torre restaurata - racconta – Camminando lungo la battigia ho visto il vetro incastrato nella sabbia. L’ho raccolto quasi per curiosità, pensando fosse finito lì per caso». A casa la sorpresa. «Dentro c’era una lettera scritta in francese, arrotolata attorno a un foglio di cruciverba».
La lettera
In cima alla pagina, data e coordinate. «Ritorno dalla Corsica, giorno 2. 16 agosto 2025. 42,7145 N 7,613949 E. Rotta 300°». È mezzogiorno e trenta, «il sole è al suo apice e picchia senza sosta sulle nostre teste grondanti», si legge tra le righe affidate ad un corsivo elegante. Il vento è assente, «ma quel maledetto rimasuglio d’aria dietro di noi ci ricorda la sua esistenza facendo sbattere le nostre vele periodicamente». Il viaggio sembra interminabile. «Ancora poche ore e il rum inizierà a mancare». L’autore è Max Scott, 29 anni, a bordo della sua barca a vela tra la Corsica del nord e la Francia. Il tono è ironico e disincantato. «Questa bottiglia faceva parte delle nostre ultime riserve. Questa qui era cattiva, indegna di essere servita a bordo, ma aveva almeno il pregio di essere l’ultima». E ancora: «Nessuno sa cosa ne sarà di noi quando saremo costretti a bere l’acqua di bordo, usata finora metodicamente per il pastis, il caffè e la cottura della pasta». Poi la frase che chiude la pagina come un sigillo: «Saremo di ritorno in porto prima di lunedì? Nessuno ci aspetta, si preoccuperà. Alea iacta est». E l’invito, quasi giocoso: completare la griglia di parole crociate e, se necessario, scrivere o telefonare ai recapiti indicati.
La risposta
Per oltre sette mesi la bottiglia è rimasta in balìa delle correnti. «Non potevo ignorare quell’invito», spiega Mirko. «Gli ho scritto. Mi sembrava incredibile che, dopo tutto quel tempo, la bottiglia fosse arrivata proprio qui». Max non immaginava certo che qualcuno avrebbe davvero trovato il messaggio. Il caso completa la rotta: il giovane navigatore ha già programmato un viaggio estivo in Sardegna con la sua barca a vela. Si incontreranno di persona. «Potremo raccontare dell’incredibile viaggio che ha fatto quella bottiglia di rum francese», conclude Mirko Nonnis.


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