Prima le stampelle, poi una protesi semplice. Infine quella elettronica, dotata di sensori e giroscopi, che gli ha restituito autonomia e prospettive di futuro. "È tornato a uscire, a ballare con gli amici, a fare sport. Ma per comprarla abbiamo dovuto rinunciare a tutto: la tecnologia lo ha fatto rinascere, ma una famiglia non può pagare da sola un prezzo così". È la denuncia di Francesco ed Emilia, genitori di Andrea Modica, amputato dopo un incidente in moto e oggi atleta di sci alpino, raccontata a 'People – Cambia il tuo punto di vista', il programma del martedì sera che ha dedicato una puntata al tema del costo delle protesi. Un dibattito riacceso dopo la testimonianza dello scorso novembre di Loris Figoli, il sindaco 'bionico' di Riccò del Golfo, che aveva denunciato le difficoltà economiche legate all’acquisto delle protesi. Da allora la mobilitazione è cresciuta, alimentata anche dal gesto simbolico dello 'sciopero della protesi' lanciato dallo stesso Figoli e rilanciato da Primocanale.
Il primo passo
La prima volta che Andrea è sceso dalle scale senza fermarsi, i genitori lo hanno guardato in silenzio. Un gesto normale, quasi invisibile per chi non ci pensa mai. Ma per loro era un traguardo. "Quando lo abbiamo visto farle da solo abbiamo capito che stava tornando davvero - racconta il padre Francesco - sono cose che per gli altri sono normali, per noi erano una conquista enorme".
Andrea Modica ha perso una gamba in un incidente in moto. Per tornare a muoversi, uscire di casa, vivere come un ragazzo della sua età, è servita una protesi bionica da 50 mila euro. "Con quella protesi Andrea è rinato - dice la madre Emilia - ma una famiglia non dovrebbe essere lasciata sola davanti a una spesa così".
Le stampelle e la prima protesi
Il percorso inizia con le stampelle. Poi arriva una prima protesi pneumatica, quella più semplice. "Quella almeno lo ha rimesso in piedi - spiega Francesco - ha ricominciato a uscire, a vedere gli amici, a sorridere. Ma la vita di un ragazzo non può fermarsi lì".
"Andrea è giovane - sottolinea la madre - non può limitarsi a stare in piedi, deve vivere davvero".
La scelta della protesi elettronica
Dopo circa sei mesi di protesi semplice arriva una nuova possibilità: provare una protesi elettronica di nuova generazione. Andrea ne testa diverse, seguito dagli specialisti della società Arte Ortopedica di Budrio, tra i centri italiani più avanzati nel settore. "Gli hanno fatto provare due o tre modelli - prosegue il padre - lo hanno accompagnato in tutte le prove". La decisione arriva tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. "Abbiamo scelto una protesi di fascia media - spiegano i genitori - non quella più costosa, ma il prezzo però resta enorme: 50 mila euro".
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Sensori e giroscopi per tornare alla normalità
La differenza si sente e si vede subito. Queste protesi sono dotate di sensori, giroscopi e accelerometri, simili a quelli degli smartphone. Analizzano i movimenti del corpo e regolano automaticamente il passo. "Fare le scale con una protesi tradizionale è molto difficile, questa invece aiuta tantissimo. E con quell’aiuto Andrea ha ricominciato a vivere: è tornato a uscire la sera, a ballare con gli amici - racconta con emozione Emilia - sono cose che per un ragazzo significano tutto".
Il prezzo della rinascita
Il problema è il conto. "Quei 50 mila euro arrivano dopo tutto il resto, l’incidente, le cure, la riabilitazione". La famiglia riesce a sostenere la spesa grazie ai risparmi e all’aiuto dei parenti. "Fortunatamente avevamo qualche disponibilità - spiegano - e la famiglia ci ha dato una mano". Ma il prezzo si paga comunque. "Abbiamo rinunciato a vacanze, progetti, tante cose normali, nel nostro caso abbiamo fatto praticamente solo questo". Emilia ci tiene a sottolineare che sono contenti di aver fatto questa scelta per il figlio ma con altrettanta determinazione denuncia come si siano sentiti soli.
"Non chiediamo il massimo"
La richiesta della famiglia non è avere il modello più costoso. "Non pretendiamo la protesi top da 100 mila euro, ma una protesi moderna, che permetta una vita normale, dovrebbe essere garantita". Perché il messaggio alle persone amputate è sempre lo stesso: riprendere la propria vita. "Ti dicono che devi tornare attivo, fare sport, lavorare - denuncia Emilia - ed è giusto, ma per farlo serve tecnologia e quella tecnologia ha un prezzo".
Dalla riabilitazione alle piste da sci
Andrea non si è fermato alla riabilitazione. Oggi è atleta della nazionale di sci alpino. Un percorso il suo che lo ha portato anche a collaborare con l’Istituto Italiano di Tecnologia, impegnato nello sviluppo di nuove protesi robotiche. "Ha partecipato anche a una competizione internazionale a Zurigo" raccontano i genitori con orgoglio.
Il paradosso è evidente: l’Italia contribuisce a sviluppare queste tecnologie. Ma chi ne ha bisogno spesso deve pagarle quasi da solo.
La battaglia sulle protesi
La denuncia della famiglia Modica si inserisce in un dibattito sempre più acceso rilanciato da 'People - Cambia il tuo punto di vista'. Una battaglia diventata simbolica con lo 'sciopero della protesi' di Loris Figoli, che ha deciso di togliersela per denunciare le difficoltà di accesso a dispositivi adeguati. Una protesta che ha trasformato una questione sanitaria in un tema sociale.
Andrea si è ripreso in amno la sua vita, "questa è la cosa più bella" conclude la madre, poi aggiunge una frase che pesa quanto una domanda: "se oggi nostro figlio può vivere così è grazie a quella protesi, ma la vita di una persona non dovrebbe dipendere dal conto in banca della sua famiglia".
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