strano che nessuno del fronte avverso e i giornali non s'incazzano
Quando un parlamentare della Repubblica spiega apertamente come usare il clientelismo per orientare un voto, non è uno scivolone. È un metodo.Durante un incontro politico, Aldo Mattia – deputato di Fratelli d’Italia – ha detto testualmente ai presenti:
“Avete gli argomenti per discutere, ma se non dovesse servire utilizzate anche il solito sistema clientelare: ‘non ci credi? Fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore…’”
Parole pronunciate con calma, senza imbarazzo, come se fosse la cosa più normale del mondo. E riferite non a un’elezione locale, ma a un referendum costituzionale.Davanti a questo, alcune domande diventano inevitabili:
- Se un deputato parla così apertamente di “sistema clientelare”, significa che è considerato accettabile?
La naturalezza con cui lo descrive è forse il dato più rivelatore.
- Come si concilia la retorica del “cambiamento” con la riproposizione dei meccanismi più vecchi e corrosivi della politica italiana?
Se la riforma è solida, perché ricorrere a logiche di scambio personale?
- È questo il modo in cui si vuole orientare un voto su una modifica della Costituzione?
Un referendum dovrebbe essere il luogo della consapevolezza, non della pressione relazionale.
- Perché chi parla di “serietà” e “merito” non prende le distanze da queste parole?
Il silenzio, in questi casi, è una scelta politica.
- Che cosa prova chi ha votato per rinnovare la politica e si ritrova davanti a questo?
L’indignazione non basta. Serve memoria. E serve dignità democratica.
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