«Potrò votare soltanto se riuscirò a permettermi il viaggio. Lo trovo assurdo. Mia sorella vota vivendo all'estero. Io studio, lavoro e pago le tasse in Italia. Ma sono costretta a scegliere». Veronica ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e questa mattina si è seduta davanti al Ministero della Giustizia, in via Arenula, con un cartello: "Sono fuorisede, voglio votare". Secondo Veronica, la responsabilità è del Governo, che non ha previsto il voto per chi studia o lavora lontano da casa nei provvedimenti per il referendum del 22 e 23 marzo. Viene da un piccolo centro dell’Emilia Romagna, a poco più di tre ore da Roma, ma la distanza si fa sentire soprattutto nel portafoglio.
«I biglietti con partenza il 21 marzo e ritorno il 23, due giorni dopo, mi costerebbero più di 129 euro. Per questo ho allegato il biglietto nella lettera per Mattarella. In questo modo il diritto di voto diventa condizionato dalla disponibilità economica. Nonostante gli sconti i prezzi continuano ad essere alle stelle».
Poi aggiunge: «Per poter pagare due biglietti devo lavorare due settimane. È assurdo trovarsi in queste condizioni. E a pagarne le spese, sono sempre le persone più giovani o in difficoltà economica. Ci sono persone che possono votare e altre che non possono votare, perché non possono permetterselo. Ma non è così che dovrebbe funzionare nel nostro Paese».
Prima del sit-in davanti al Ministero, Veronica ha inviato la sua lettera a Mattarella. Sottolinea che dovrebbe essere garantito il diritto di voto, come stabilito dalla Costituzione, che parla di voto personale, eguale, libero, segreto e come dovere civico. «In questo momento non mi pare che sia eguale: alcune persone possono votare, altre non possono permetterselo».
Non sa se il presidente leggerà mai le sue parole, ma le ha scritte nella speranza di essere ascoltata. «Mi sembra che nessuno lo stia facendo: il fatto che non abbiano permesso il voto fuori sede è una notizia che è passata un po' in sordina, ma meritava molta più risonanza».
Nella lettera Veronica racconta anche del suo paese d’origine, dove la partecipazione civica è sentita poco. «Ho scelto di partire e venire a Roma proprio perché volevo contribuire alla vita del nostro Paese, avere una possibilità di scelta, sentirmi inclusa nella vita democratica. E questo è un paradosso enorme, perché oggi mi sento così anche in una grande città, dimenticata dalle istituzioni e silenziata. Cerco di allontanarmi per maggiore partecipazione, ma contemporaneamente mi sono ritrovata più lontana anche dalla possibilità di votare. Mi sento frustrata».
Come lei, tanti altri studenti e lavoratori fuori sede si trovano a dover decidere, spesso in base alle proprie possibilità economiche, se tornare a casa per votare. «Siamo centinaia di migliaia di studenti e lavoratori e lavoratrici fuorisede, costretti a fare i conti con la vita e il suo costo nelle grandi città. E nessuno si dovrebbe trovare a scegliere tra tornare a casa per abbracciare la propria famiglia o tornare a casa per poter essere ascoltata dalla propria Repubblica».
Questa notizia conferma quello che riporta Tosa
La miglior risposta al colpo di mano del governo Meloni che impedirà a milioni di fuorisede di votare al Referendum Giustizia l’hanno data sapete chi?
Gli stessi cittadini fuorisede, studenti e lavoratori in testa.
Oltre 20.000 fuorisede hanno già fatto richiesta di diventare rappresentanti di lista, compilando i forum online proposti da vari partiti di opposizione.
In questo modo potranno votare nel seggio in cui svolgono il proprio servizio, anche se sono iscritti nelle liste elettorali di altri comuni, aggirando così il veto del governo.
E sarà anche una goccia nel mare, ma si tratta di una vero e proprio atto di resistenza civile legale e legittimo, per poter fare la propria parte di cittadini.
In un momento storico in cui regna disinteresse, astensione e disimpegno, mi pare una delle più alte forme di partecipazione e un modo di onorare (davvero) la Costituzione su cui voteremo il 22 e 23 marzo.
La dimostrazione che il Paese reale spesso è molto, ma molto migliore di chi lo governa.
Nessun commento:
Posta un commento